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Le gemme possono essere coperte ulteriormente dalle stipole.

La gemma a legno è quella più allungata e compatta, mentre la gemma a fiore è quella più

ingrossata. La gemma a fiore è più ingrossata rispetto a quella a legno perché le strutture in esse

contenuto sono differenti e con complessità altrettanto differente.

Il germogliamento consiste nella schiusura delle gemme, la distensione del germoglio è favorito

dalle gibberelline.

Il germoglio sviluppa delle gemme con delle angolazioni precise. La spiralità della fillotassi è già

sviluppata nel complesso gemmario.

DIFFERENZIAZIONE A FIORE DELLE GEMME

I fattori che fanno differenziare le gemme a fiore sono:

fattori genetici;

 fattori ambientali: i principali fattori ambientali sono la temperatura e il fotoperiodo;

 fattori fisiologici nutrizionali-colturali.

 MORFOGENESI DEI FIORI

Ci sono tre step nella morfogenesi dei fiori:

induzione antogena : è un cambiamento qualitativo di tipo fisiologico (è una transizione di

 fase che fa passare la gemma da vegetativa a riproduttiva);

iniziazione : è un cambiamento fisiologico e anatomico che sono visibili ad occhio nudo. In

 questa fase si hanno dei processi di mitosi delle cellule delle gemme;

differenziazione : è lo sviluppo degli organi fiorali che si protrae fino alla fioritura.

Questi tre fenomeni avvengono:

l’induzione antogena si ha alla fine della crescita intensa del germoglio (6-9 settimane dopo

 la fioritura);

l’iniziazione si ha in genere un mese prima della comparsa dei sintomi di differenziazione

 morfologica;

la differenziazione di ha 4-5 settimane dopo l’induzione (questo processo va avanti per

 mesi).

Le gemme si formano in momenti diversi quindi si ha la scalarità dello sviluppo delle stesse.

L’induzione è un cambiamento ed è composta da due fasi:

1. fase reversibile : questa fase dura alcune settimane. In questa fase si ha la permanenza delle

condizioni induttive. Questo processo può essere temporaneo perché ci possono essere delle

condizioni inibenti che non fanno diventare le gemme a fiore le gemme vegetative;

2. fase irreversibile : in questa fase le gemme non rispondono più alle condizioni inibenti.

Le gemme devono essere recettive allo stimolo induttivo.

CONDIZIONI INDUTTIVE

Le condizioni che favoriscono l’induzione delle gemme sono:

presenza ed efficienza delle foglie : questo è un parametro importante perché producono i

 carboidrati (il cui eccesso favorisce il differenziamento delle gemme) ed abbassano il

rapporto C/N (con un eccesso di azoto non si ha il differenziamento delle gemme);

luce

: una chioma eccessivamente affastellata sarà uno svantaggio per il differenziamento

 delle gemme e quindi non si ha un’ottimale raccolta dei frutti;

bilancio ormonale : la presenza di gibberelline inibisce l’induzione a fiore perché sono

 prodotte dall’embrione che si sta sviluppando all’interno dei frutti;

temperatura ;

 fotoperiodo .

 OPERAZIONI COLTURALI

Le principali operazioni colturali che aiutano l’induzione antogena delle gemme sono la potatura,

l’irrigazione e i trattamenti ormonali (come i trattamenti ormonali con le auxine).

Per avere un buon differenziamento delle gemme si deve avere un rapporto parte aerea/parte

radicale spostata verso la parte aerea. Con la concimazione viene squilibrato il rapporto C/N quindi

si ha lo stimolo dell’attività vegetativa.

Il tempo di latenza è il periodo di stasi del ramo : questo condiziona il trasporto dell’acqua e dei

nutrienti dalle radici alla cima del germoglio che viene condizionato proprio dalla cima del

germoglio stesso. Un ramo corto ha un tempo di latenza lungo e quindi porta quasi solamente delle

gemme a fiore. È importante avere un numero equilibrato di rami lunghi (che producono dei

carboidrati per far differenziare le gemme a fiore) e rami corti.

i rami anticipati sono quei rami che si sviluppano lo stesso anno in cui si è sviluppata la gemma da

cui deriva.

La lamburda richiama i carboidrati prodotti dalle foglie perché portano dei frutti in formazione.

La decorticazione anulare favorisce l’accumulo dei fotosintetati al di sopra della decorticazione e

quindi si ha una maggiore differenziazione delle gemme a fiore.

EPOCA DI INDUZIONE A FIORE

L’epoca di induzione delle gemme a fiore è (i vari periodi riportati sono indicativi):

drupacee:

 • pesco: fine giugno-luglio;

• albicocco: inizio agosto;

• susino europeo: fine giugno- metà agosto;

• susino cino- giapponese: metà luglio-inizio agosto;

• ciliegio: inizio luglio;

pomacee:

 • melo: giugno-luglio;

• pero: luglio-agosto.

Tutte le drupacee hanno una buona capacità di differenziare le gemme a fiore. Nelle pomacee,

durante il periodo di induzione delle gemme a fiore non si sono raccolti tutti i frutti e quindi si

instaurano dei processi di competizione tra frutti e gemme.

L’induzione delle gemme avviene se il meristema è capace di recepire i messaggi di

differenziamento.

La formazione degli organi fiorali segue diverse fasi:

asse dell’infiorescenza (nel caso in cui dalla gemma si svilupperà un’infiorescenza);

 calice (sepali);

 corolla (petali);

 stami;

 gineceo;

 polline (a gemma schiusa);

 sacco embrionale.

La maggior parte degli organi del fiore sono formati (di solito) prima di novembre.

DORMIENZA

incapacità di levare di un meristema primario, pur in presenza di condizioni ambientali ottimali e in

assenza di inibizioni correlative.

La quiescenza è l’incapacità metabolica di un meristema in condizioni ambientali non favorevoli.

Il metabolismo di una pianta rallenta o si blocca quando le temperature si avvicinano agli 0°C.

Si distinguono tre tipi di dormienza:

ecodormienza : quiescenza;

 endodormienza : dormienza;

 paradormienza : inibizione correlativa (es. da dominanza).

Il fabbisogno in freddo dei diverso organi dipende dalla latitudine in cui si sono sviluppate le piante:

in Norvegia, in media, i vari organi hanno un fabbisogno in freddo di 1100 ore;

 in Sicilia, in media, i vari organi hanno un fabbisogno in freddo di 100 ore.

Con il freddo, la pianta produce un ormone (ABA o acido abscissico) che con il caldo va

scomparendo. Le unità di freddo si ha a 7°C (se teniamo una gemma a 7°C per 24 ore, inizia ad

accumulare le unità di freddo). Fino a 19°C si ha un effetto “riduzione”. Quando la temperatura

scende sotto gli 0°C, la gemma si blocca (cioè si hanno degli effetti negativi sulla gemma).

Nelle piante tropi calici, essendo cresciute in una latitudine in cui non è mai freddo, dai diversi

gradi di caldo delle stagioni delle piogge.

Nelle drupacee le gemme a fiore sono pelose quindi questo fatto ci permette di distinguere le

drupacee dalle altre piante.

I rami anticipati si sviluppano nello stesso anno in cui si è sviluppata la “gemma” (questi rami si

sviluppano dal meristema).

Un ramo di un anno che ha dei rami anticipati portano delle gemme, a differenza delle branche di

due anni.

I rami anticipati non hanno le cicatrici corrispondenti alle perule perché si originano dal meristema.

I rami anticipati sono presenti soprattutto sui succhioni.

L’apparato radicale delle piante arboree è superficiale.

DANNI DA FREDDO IN FIORITURA

I danni possono essere dovuti al freddo o dalla grandine che possono essere più o meno gravi a

seconda dello stadio fenologico della pianta.

Il danno da freddo in fioritura può causare il 90-100% della perdita della produzione.

Quando si ha la gemma a fiore che non è rotta o se è rotta non si hanno dei danni da freddo a meno

che non ci sia un abbassamento molto drastico delle temperature.

Il corimbo del melo ha un fiore centrale chiamato king-flower che è il fiore che fiorisce ed allega

per primo (una gelata in questa fase può essere deleteria).

L’allegagione è la fase in cui il frutticino comincia a formarsi.

Tra la fase di impollinazione e quella di allegagione si ha la fase di scamiciatura (nelle drupacee si

ha la perdita dei petali e dei sepali mentre nelle pomacee si ha la perdita dei soli petali).

La sensibilità dei vari organi è diversa a seconda della fase fenologica della pianta.

Su una pianta ci sono diversi tipi di germogli che possono essere lasciati per intero (l’asse del

germoglio si sviluppa dalla gemma apicale), possono essere spuntati (in questo caso viene tolta la

gemma apicale favorendo lo sviluppo delle gemme laterali), possono essere raccorciati (vengono

tolte sia la gemma apicale che le gemme laterali) o speronati (vengono lasciate solo le prime gemme

apicali). La speronatura si fa in quelle cultivar di vite che differenziano le gemme a fiore nella parte

prossimale del germoglio.

Quando si pianta un astone non ramificato, quest’ultimo deve essere spuntato in modo da far partire

i germogli ad una cera altezza. Se si vuole attuare la raccolta da terra dei frutti, si deve raccorciare

l’astone.

Spuntando un ramo si rompe la dormienza delle gemme laterali. Se un ramo viene inclinato le

gemme si sviluppano in modo diverso a seconda dell’inclinazione dell’asse.

Nel germogliamento si ha una gerarchia nello sviluppo delle gemme. Le blastie decidono quale

gemma far sviluppare e quale no.

Le tonie sono le gerarchie di crescita dei rami nel corso dell’anno (secondo questa definizione le

piante si dividono in basitone, mesotone e acrotone). La forzatura più grande è quella di piegare un

germoglio di una pianta acrotona per farla diventare basitona (la legatura condizione anche il flusso

delle sostanze nutritive).

Con il germogliamento sitettico si sviluppano le gemme più lontane dalla gemma apicale. Questo

meccanismo non regola solo l’apertura delle gemme, ma le gemme apicali definiscono l’angolatura

del germoglio.

A causa dell’apinastia, i germogli basali hanno un’angolatura più ampia rispetto a quelli distali.

La formazione dei germogli spur è un effetto del germogliamento che porta alla formazione di

germogli corti.

Un ramo, se sta in basso è meno vigoroso mentre se sta verso l’alto è capace di svilupparsi di più

(germogliamento prolettico).

L’effetto del taglio è anche in relazione alla sua posizione.

Il taglio di ritorno serve per aiutare a sviluppare lo sviluppo vegetativo di una pianta poco vigorosa.

Tanto più una pianta è acrotona e tanto più è vigorosa (come nel caso del ciliegio da legno).

L’architettura della pianta è in relazione a:

habitus della pianta;

 habitus delle branche;

 differenza tra brindilli, branche e germogli spur.

Quando la gemma arresta la sua crescita, il germoglio si lignifica (quando si ha l’accrescimento del

germoglio, esso lignifica partendo dal basso).

Le citochinine servono per rompere la dormienza apicale perché fa dividere le cellule del

meristema.

La defogliazione apicale equivale alla cimatura perché si ha una minore produzione di auxine e

quindi si ha una notevole attenuazione della dominanza apicale.

FORME DI ALLEVAMENTO

VASETTO LIBERO (PERO)

Si tende ad abbandonare la forma in parte, soprattutto nelle zone collinari perché risulta difficoltosa

la raccolta dei frutti. Inoltre si è abbandonata la forma di allevamento a palmetta perché necessita di

pali e fili.

Con il termine “vasetto” si riferisce ad una forma di allevamento.

Il vasetto libero è una forma regolare che si può adottare in condizioni “sostenibili”.

In una prima fase si prende l’astone e lo si cima, si fanno sviluppare i rami laterali che verranno

tenuti in un numero pari a 3-4 (o anche 5). In estate si devono eliminare tutti i succhioni che

possono competere con gli altri rami. La potatura invernale del secondo anno si basa sul principio di

diradare i germogli in eccesso. Al quinto anno si hanno le branche principali ben sviluppate e ben

distanziate.

Nella fase di impianto del pero si fa una concimazione organica di fondo che favorisce la

radicazione e la vegetazione della pianta. La potatura estiva viene fatta a strappo per ridurre il

vigore della pianta. Se si hanno delle piante vigorose si può avere la possibilità che il secondo anno

la pianta non differenzia le gemme a fiore. La potatura a strappo favorisce la differenziazione delle

gemme a fiore.

Nel pero si ha il pericolo che la pianta entri in alternanza di produzione (la potatura serve per

regolare il carico di gemme a fiore per non innescare il fenomeno di alternanza). Per non far entrare

in alternanza il pero si può diradare i frutti.

VASO BASSO (CILIEGIO)

Nella cerasicoltura ci sono state due rivoluzioni:

il ciliegio, fino al secondo dopoguerra, era una pianta a duplice attitudine (il ceraseto era sia

 da legno che da frutto): questo comportava avere delle piante alte anche 10 metri;

negli anni ’70 si è rivoluzionata la cerasicoltura perché sono stati introdotti dei portinnesti

 franchi.

Ci sono tre tipi di ciliegia acida:

amarena che viene utilizzata nell’industria dolciaria;

 visciola che viene utilizzata per far il vino di visciole e derivati;

 marasca che viene utilizzata soprattutto nella penisola balcanica.

Il ciliegio dolce ha un duplice attitudine (legno e frutto) e tendenzialmente si sono differenziate

queste due attitudini.

Il ciliegio fruttifica molto sui dardi (cioè sulle ramificazioni corte).

Il vaso basso consiste nell’imbrancare la pianta a 20-30 centimetri. Nello sviluppo della pianta di

ciliegio si svuota il centro perché si vuole favorire i rami esterni.

Alla fine del quarto anno si ha la pianta di ciliegio già impalcata (per quattro anni si fa la potatura di

allevamento, dal quinto anno in poi si fa la potatura di produzione).

VASO CATALANO (CILIEGIO)

Il vaso catalano nasce con l’obiettivo di controllare la forte dominanza apicale attraverso la potatura

verde (si cimano i rami), così facendo si favorisce lo sviluppo dei rami laterali.

Con questo metodo di gestione della pianta si può avere la produzione dopo due anni.

In estate si raccorciano i germogli fino alla lunghezza di 15 centimetri (ogni volta che parte un

germoglio lo si cima). In un’estate, in presenza di irrigazione, si possono formare 20-30 rami. In

inverno non si fa niente.

La potatura invernale fatta sul ciliegio crea dei danni perché le ferite di potatura non si cicatrizzano

in tempo e possono essere infettate dagli agenti patogeni come i batteri (è il caso della gommosi).

Non toccare il ciliegio in inverno significa ridurre il rischio di infezione dei germogli.

VASO ANTICIPATO

Nel vaso anticipato si lascia la cima ma negli anni si fanno delle sgolature successive.

Definizione e obiettivi della potatura

Con il termine potatura si intendono tutte le operazioni di taglio e di governo della chioma e dell’apparato

radicale, volte ad accelerare e controllare lo sviluppo della pianta, a concludere rapidamente la formazione

dello scheletro e la fase improduttiva, per conseguire poi elevate e costanti rese produttive negli spazi

assegnati.

Tradizionalmente la potatura di allevamento viene praticata per dare una “forma” a giovani alberi e si

avvale di operazioni invernali (dalla caduta delle foglie alla schiusura delle gemme), ma soprattutto di

interventi al verde, per guidare l’eccesso di vegetazione, eliminare succhioni e germogli vigorosi mal

posizionati o in eccesso, per migliorare l’illuminazione dei rami a frutto e utilizzare meglio i carboidrati

prodotti. Nei moderni impianti intensivi la potatura di allevamento si riduce a pochi interventi e si

avvantaggia dell’uso di piante preformate in vivaio, dove gli alberi restano al massimo due anni e possono

subire diversi cicli di ramificazione. La potatura di allevamento ingloba anche quella di trapianto, al fine di

asportare eventuali porzioni aeree e radicali malformate o malate (tumori radicali, strutture necrotizzate),

rami mal posizionati o deboli e non idonei a diventare struttura permanente e nemmeno ad essere di aiuto

alla pianta per favorirne lo sviluppo e l’entrata in produzione. La formazione prosegue negli anni successivi e

termina con il raggiungimento del completamento scheletrico e della piena produzione.

In alcune forme di allevamento moderne la potatura di allevamento e quella di produzione si sovrappongono

(forme di allevamento con fase di transizione. Va sottolineato che in questo caso la presenza di frutti,

mentre si sta ancora formando lo scheletro della parte aerea e l’apparato radicale è in fase di espansione, può

essere fortemente competitiva in particolare per le radici. La pianta con i frutti risulta meno vigorosa e meno

autonoma nell’affrontare i problemi dell’attecchimento e della crescita nella fase post impianto.

In terreni difficili (o ristoppiati) conviene utilizzare piante non troppo squilibrate verso la parte aerea e se

necessario occorre spuntare i rami presenti all’impianto e togliere tutti i frutti allegati nei primi due anni, per

stimolare la crescita vegetativa. Mentre in condizioni ottimali conviene sfruttare la maturità (la

ramificazione) della pianta preformata per avere la massima precocità di entrata in produzione.

Quando l’albero inizia a fruttificare si procede alla potatura di produzione per regolare il carico produttivo

in quantità e qualità, il più possibile costante negli anni, mantenere l’equilibrio vegetativo, la forma e le

dimensioni previste dall’impianto e contrastare il naturale insenilimento dell’albero. Si basa su interventi che

devono recuperare il naturale equilibrio chioma-radice. L’ammontare dei tagli su una pianta adulta varia

molto con l’età dell’albero e da specie a specie. La potatura di produzione è in genere invernale, ma può

essere anche primaverile-estiva (es. olivo e ciliegio), oppure estiva-autunnale (es. peschi e albicocchi) o

invernale-primaverile (pero e melo).

Con la potatura di produzione si perseguono obiettivi generali: a) regolare il carico dei rami a frutto,

rapportandolo al potenziale produttivo dell’albero; b) conservare la forma della chioma, limitando

l’ombreggiamento e mantenendo l’ordine gerarchico delle branche; c) asportare parti malate o secche; d)

mantenere l’equilibrio tra chioma e radice, in contrapposizione al naturale invecchiamento delle strutture

portanti e delle formazioni fruttifere.

Nei moderni impianti intensivi si perseguono ulteriori obiettivi specifici, per semplificare le operazioni,

ridurre l’impiego di manodopera e raggiungere livelli produttivi e qualitativi elevati. In particolare si

interviene per: a) distanziare rami e branche, privilegiando i rivestimenti fruttiferi prossimali e favorendo

l’illuminazione delle zone interne della chioma; b) ridurre le competizioni fra organi vegetativi e riproduttivi,

migliorando il controllo gerarchico delle branche e favorendone il gradiente conico; c) creare un buon

rapporto fra gemme a legno e a frutto, per far sì che ogni frutto disponga da 20 a 40 foglie, d) consentire una

favorevole ripartizione delle riserve fra organi di rinnovo (germogli), frutti e radici.

In impianti meno intensivi di specie molto longeve (olivo, ciliegio) se l’albero insenilisce precocemente, per

eccessivo sfruttamento produttivo o per qualsiasi altro stress, si può ricorrere alla potatura di

ringiovanimento, riducendo più o meno drasticamente la parte aerea per indurre la ripresa vegetativa. In

presenza di parassiti e patogeni si renderà utile anche una potatura di risanamento con asportazione delle

parti colpite (es. slupatura dell’olivo). Sono possibili interventi di riforma strutturale della chioma, per

esempio attraverso la capitozzatura delle branche, quando questa non risponde più alle esigenze colturali e

produttive dell’impianto.

Intensità dei tagli

L’intensità della potatura dipende fortemente dal sistema d’impianto, dalle tecniche colturali e dalla

predisposizione all’allegagione della specie; se questa è alta (vite ed actinidia) è possibile programmare il

numero di gemme da tagliare in inverno, in funzione della produzione che si intende raggiungere. La

potatura ricca con numerose gemme lasciate sull’albero porta ad una elevata di fioritura e potenzialmente un

alto carico di frutti. Essa riduce il vigore vegetativo complessivo della pianta e richiede un adeguato

intervento nutrizionale per stimolare il rinnovo, ovviamente è più facile da gestire con piante di grande

vigore. Con la potatura povera si stimola la levata di germogli più vigorosi, ma con minori potenzialità

riproduttive. Una potatura povera può essere anche corta (realizzata con tagli di raccorciamento), mentre la

potatura lunga è quasi sempre ricca.

L’utilizzo di potature lunghe e ricche è molto utile per compensare l’eccesso di vigore (portinnesti e varietà

vigorose) e favorire una precoce entrata in produzione. La “taille longue” per il melo si basa su questi

presupposti e così pure la potatura a tutta cima del pesco . Potature corte sono invece da utilizzare per varietà

molto produttive e portinnesti deboli. E’ questo il caso del ciliegio innestato su portinnesti nanizzanti che se

non adeguatamente potato si esaurisce e soffre un eccessivo indebolimento.

Interventi di potatura

Per prima cosa è necessario considerare le implicazioni sanitarie del taglio. Le ferite vengono

compartimentate (cicatrizzate) mediante produzione di callo da parte del tessuto cambiale ai bordi della

ferita; con tagli inferiori a 2,5 cm di diametro avviene in modo veloce e completo nell’arco di una stagione.

Per diametri superiori, la compartimentazione è più lenta e può essere favorita con applicazioni localizzate di

sostanze viniliche impregnate di antisettici o anticrittogamici per ridurre il rischio di infezioni sul legno

tagliato. Per rendere più rapidi i processi di compartimentazione è meglio rispettare il cercine alla base del

ramo o della branca. Su alberi a legno tenero (es. pesco) o suscettibili di necrosi (es. ciliegio) e attacchi di

carie e parassiti, può essere utile tagliare la branca a qualche centimetro dalla base, lasciando uno sperone

che può favorire anche il rinnovo (importante in piante deboli). Potare dopo la raccolta dei frutti, nella tarda

primavera, quando le temperature sono abbastanza alte, ma non troppo (fra 15 e 25°C), o anche a fine estate,

può ridurre l’emissione di gomma e le necrosi.

a)Tipi di taglio invernale:

Sono gli interventi più tradizionali di potatura e si basano sulla soppressione ovvero l’asportazione alla base

di un intero ramo o di una branca o degli organi fruttiferi per diradare dardi, lamburde o rami misti e

stimolare la vegetazione. I rami troppo vigorosi e mal posizionati, oppure eccedenti il carico utile, oggi

vengono sempre più spesso asportati “al verde” (in primavera-estate), per evitare eccessivi riscoppi

vegetativi. La soppressione delle branche si può operare sia in allevamento, per togliere branche in

soprannumero cui era stata demandata una precoce fruttificazione, sia in piante adulte, per sopprimere quelle

esaurite e diradare quelle troppo vicine. E’ un tipo di taglio molto utilizzato nei nuovi impianti intensivi, ma

anche nelle forme libere nella fase di riconversione.

Il taglio di raccorciamento con asportazione della sola parte distale di un ramo non è quasi più utilizzato.

Nel pesco in alcune varietà precoci si può utilizzare la spuntatura di pochi centimetri terminali per indurre

sviluppo di germogli e risparmiare poi nel diradamento dei frutti migliorando la qualità dei frutti rimasti, di

solito migliore nella parte mediana piuttosto che in quella apicale. Si può realizzare il taglio nella parte

centrale del ramo (raccorciamento) oppure nella parte basale (speronatura), lasciando monconi con poche

gemme superstiti. La risposta è di vigore proporzionale all’intensità del taglio e quindi va calibrata in

funzione degli obiettivi produttivi e della vigoria intrinseca dell’impianto.

Un tipo di speronatura particolare è il taglio a becco di luccio ovvero un taglio “piano” (orizzontale) del

ramo di un anno inserito sull’asse centrale. Si esegue a partire dalla parte superiore del cercine mantenendo

una o due gemme nella parte inferiore per favorire la formazione di un germoglio orientato verso l’esterno.

E’ sempre più diffuso nel forme a fusetto per mantenere rivestito l’asse centrale e governare il rinnovo delle

branche di sfruttamento.

Taglio di raccorciamento delle branche di due o più anni si distinguono in tagli di deviazione, per

indirizzare le branche verso l’esterno, senza perdere la funzione di cima; e tagli di ritorno, per ribassarle e

contenerne lo sviluppo, deviandole comunque su di un ramo sottostante, che diventa la nuova cima

(generalmente più debole della precedente). Negli impianti di pesco a vaso è sempre più diffusa la sgolatura

che è un forte taglio di deviazione di una branca vigorosa ed eretta, con cui si indirizza la nuova vegetazione

verso una ramificazione laterale. E’ importante durante l’allevamento per favorire l’allargamento esterno

della chioma, senza inclinare con legature o tiranti.

Il raccorciamento energico delle branche (capitozzatura) non è in genere compatibile con gli obiettivi della

moderna frutticoltura. Essa induce la formazione di molti germogli indesiderati (privi di gemme miste od a

fiore) provenienti da gemme latenti (generalmente poche) o da meristemi avventizi formatisi ex novo alla

sommità della branca e quindi può determinare un pericoloso e incontrollabile squilibrio fra le varie parti

della chioma.

b) Tipi di taglio alla ripresa vegetativa

In alcune zone (veronese) per formare il vaso basso su piante giovani di pesco e ciliegio, e favorire l’apertura

dell’angolo d’inserzione dei germogli riducendone lo sviluppo si può ricorrere alla ribattitura, ovvero al

raccorciamento ripetuto dopo il germogliamento, a distanza di 10 – 15 cm dal taglio precedente.

L’infrangimento dei rami troppo vigorosi è un’operazione molto importante e diffusa negli impianti

vigorosi per controllare la crescita dei succhioni, quando l’attività cambiale è massima. Esso consiste nello

spezzare parzialmente il ramo con le mani, rompendo solo temporaneamente la continuità del sistema

vascolare. Riduce il vigore del ramo o della branca molto giovane (entro il 2° anno), ma dopo 3-4 settimane,

appena ricostituita la continuità cambiale, il germoglio ricomincia a crescere regolarmente, ma con maggiore

attitudine riproduttiva. Si usa nelle forme allevate libere nei primi anni d’impianto per favorire i rivestimenti

e l’entrata in produzione attraverso le branchette di sfruttamento originate dai succhioni infranti.

Una tecnica complementare alla potatura lunga, che altrimenti risulterebbe troppo ricca e metterebbe a

rischio la pezzatura dei frutti, è l’estinzione. Vengono asportate le lamburde esaurite o di gemme miste in

soprannumero o mal posizionate. Si privilegiano quindi le lamburde di buona conformazione, ben esposte

alla luce e opportunamente distanziate. Nelle forme ad asse centrale porta allo svuotamento della parte

centrale della chioma con formazione del cosiddetto “camino di luce”, ovvero di una zona interna priva di

foglie e di ramificazioni improduttive in cui l’auto-ombreggiamento è ridotto a favore delle lamburde

terminali ben esposte.

L’accecamento delle gemme consente su astoni privi di rami anticipati di distanziare in modo programmato i

germogli che si origineranno in primavera, per favorire palchi di branche opportunamente distanziati. Se la

distanza è ottimale si ottiene uno sviluppo equilibrato tra palchi, con angoli aperti. Esso consiste

nell’asportazione manuale di parte delle gemme, favorita dall’uso di appositi guanti senza taglio, e determina

una degemmazione programmata. La scelta è fatta secondo criteri morfologici di qualità (forma e

spessore), meglio se alla ripresa vegetativa, quando le diverse attitudini si riconoscono facilmente. Nel

ciliegio la de gemmazione ha trovato diffusione per evitare pericolosi tagli di raccorciamento invernali e

favorire un buon rivestimento dell’asse centrale riducendone la crescita terminale.

L’intaccatura sopra la gemma a legno è praticata solo raramente nei nuovi impianti e solo dove ci sono

astoni nudi e grossi spazi vuoti, ovvero in impianti intensivi con piante non opportunamente rivestite durante

il primo anno. L’intaccatura legnosa favorisce la schiusura della gemma sottostante, sottraendola al controllo

apicale. Si attua, durante il riposo vegetativo, con un paio di tagli inclinati in modo opposto, cioè a “V”

rovesciato (“taglio del caporale”) eliminando una porzione di corteccia e di legno. Se applicata al disotto

della gemma, riduce il vigore del germoglio sovrastante e ne favorisce l’attitudine riproduttiva.

c) Operazioni di potatura al verde

L’asportazione di giovani germogli provvisti di poche foglie (scacchiatura), in posizione più o meno

terminale, competitivi con la cima oppure troppo numerosi sul fusto e sulle branche e posizionati più in

basso, verso il suolo, è molto importante per le nuove forme ad alta densità. Infatti in allevamento consente

la crescita dei soli germogli permanenti destinati alla formazione scheletrica, mentre in alberi maturi viene

eseguita sulle branche per “alleggerire le cime”. E’ una pratica tuttora consigliabile perché è semplice e

rapida e riduce complessivamente il numero di ore di lavoro per ettaro nei primi anni. Infine consente

anticipi di formazione e produzione significativi.

La cimatura asporta al verde la parte terminale del germoglio per indurre i meristemi ascellari distali a

levare (vegetare in modo sillettico, anticipato). Se è precoce con il germoglio in forte crescita si elimina la

dominanza apicale, e si originano nuovi germogli anticipati in numero crescente all’aumentare dell’intensità

del taglio e della velocità di crescita. Se tardiva e praticata in corrispondenza della stasi estiva, non determina

la formazione di nuovi germogli, ma favorisce la differenzazione a fiore. La cimatura precoce si usa per

costituire forme in volume in ambienti caratterizzati da lunga stagione vegetativa e rapida crescita

primaverile. Nel pesco e nel ciliegio viene ripetuta due volte per stagione in modo da moltiplicare il numero

di centri di crescita e al tempo stesso favorire la lignificazione di quelli meglio esposti (verso l’esterno).

In viticoltura è ancora molto usata la sfogliatura, ovvero l’asportazione delle foglie per indurre una buona

insolazione e l’arieggiamento dei frutti o dei grappoli nella fase successiva all’invaiatura. Tuttavia se troppo

intensa e precoce può incidere in modo negativo sulla qualità dei frutti.

d) Protezione della funzione di cima

La scacchiatura apicale è un’operazione correttiva che porta al rafforzamento del tratto distale della branca

o del fusto, asportando, al verde, i germogli sottostanti la cima, in quanto poli competitivi con la stessa. È

finalizzata ad anticipare la formazione delle branche, favorendone la libera crescita pur mantenendole

rivestite. E’ molto diffusa nelle forme libere per preparare le future branche permanenti limitando al minimo

gli interventi manuali.

L’alleggerimento della cima riduce il numero di germogli presenti nella parte distale delle branche nei tratti

di due-tre anni, ma salvaguarda il prolungamento dell’anno con la finalità di rendere la cima più competitiva

e salvaguardare il gradiente conico della branca. Ha funzioni equilibratrici delle branche scheletriche intere,

mai raccorciate e ben rivestite, derivanti dall’applicazione della potatura lunga (in particolare della “taille

longue” del melo).

e) Correzione dell’orientamento e posizionamento di rami e branche

L’inclinazione consiste nel variare l’angolo medio di un asse (ramo, branca o germoglio) in cui si induce una

riduzione del vigore complessivo proporzionale all’entità dell’intervento. La risposta è dovuta alla riduzione

del trasporto per fenomeni di compressione e microfratture dei vasi xilematici e floematici. E’ una

operazione in grado di riequilibrare la vigoria e la dimensione di branche asimmetriche e di riportarle a pari

condizioni, necessarie per un regolare il funzionamento della chioma.

La piegatura porta l’inclinazione oltre l’orizzontale con il ramo lineare e dritto, a partire dall’inserzione.

Determina al germogliamento un doppio gradiente, con germogli vigorosi nelle parti distale e basale del

ramo piegato e deboli nella parte centrale. Si opera legando i rami su appositi fili portanti, oppure “tirandoli”

più in basso con fili ancorati o legati, o usando divaricatori, opportunamente sagomati.

La curvatura ruota il ramo, il germoglio o la branca verso il basso, ad arco (a 20 – 30 cm dalla base)

rispettando il suo angolo di apertura iniziale per ridurre il rischio di scosciatura o rottura alla base. In questo

modo viene modificato il gradiente vegetativo dei nuovi germogli, con prevalenza di quello alla sommità

dell’arco.

È molto praticata per specie con rami lunghi e flessibili (es. tralci di vite e actinidia). Si avvale di legature su

fili o sostegni, o dell’uso di pesetti mobili (melo e pero), o può essere agevolata sfibrando il ramo con una

torsione; può essere associata al taglio di raccorciamento per favorire un doppio gradiente di crescita,

terminale e sommitale.

In alcune condizioni l’allargamento delle branche primarie con angoli d’inserzione intermedi (45-50° rispetto

alla verticale) riduce i riscoppi vegetativi e l’emissione di rami vigorosi ed eretti. Tuttavia il ruolo

dell’inclinazione è condizionato anche dall’età fisiologica della pianta; una forte inclinazione è utile su

piante mature, ma può stimolare reazioni vegetative eccessive su piante giovani. In questo caso per formare

le branche primarie è preferibile un angolo d’inserzione di 30-35°.

In genere, l’inclinazione è minore nei palchi basali per compensare l’ombreggiamento della parte apicale,

inoltre diminuisce negli ambienti poco luminosi. Trova ampia diffusione nelle forme obbligate, che

richiedono un largo uso di manodopera, sovente specializzata, di conseguenza si sta contraendo nei nuovi

frutteti.

f) Manipolazioni per la messa a frutto delle branche

In alcune situazioni particolari, si può cercare di controllare il vigore eccessivo applicando un cinto

fruttifero, ovvero una cintola metallica, o legatura circolare con filo di ferro, alla base della branca. Esso ha

effetto sul trasporto, ritardato e crescente nel tempo, dopo che la branca comincia a ingrossare e la crescita

radiale obbliga il cinto a stringere la corteccia (fino alla penetrazione), ostacolando la formazione e la

distensione dei vasi.

La decorticazione anulare invece asporta con uno specifico strumento a doppia lama una fascia di corteccia

di limitata altezza (per es. 1-2 cm) del tronco o di branche, oppure di rami eccessivamente vigorosi. Si

pratica dopo la ripresa vegetativa, quando la corteccia può essere distaccata per la forte attività cambiale.

L’interruzione del trasporto per un periodo prolungato determina un ingolfamento del flusso di nutrienti dalle

foglie alle radici. Di conseguenza, si determina una maggiore tendenza riproduttiva della branca anulata; la

propensione delle gemme situate al disotto del taglio è invece indirizzata allo sviluppo vegetativo.

La torsione sottopone a flessione e parziale rotazione un germoglio vigoroso in crescita di cui determina il

rallentamento riducendo il trasporto per compressione dei vasi o per infrangimento dello xilema. Favorisce la

transizione alla fase riproduttiva e quindi la differenziazione a fiore.

Questo gruppo di operazioni richiede manodopera specializzata e interventi molto puntuali ben diretti da un

punto di vista tecnico. Di conseguenza trova una qualche utilità economica solo in un numero limitato di

casi, laddove un temporaneo squilibrio vegeto produttivo non possa essere colmato con altri interventi meno

onerosi.

Epoca di potatura

La scelta dell’epoca di potatura è condizionata dalla disponibilità della manodopera e dall’organizzazione dei

lavori aziendali (praticabilità dei suoli, ecc.), dallo stato fisiologico dell’albero, e da motivi di ordine

biologico: la potatura va ritardata in alcune specie e varietà che in inverno possono subire danni, o per le

quali, in prossimità della fioritura, favorisce l’allegagione. Alcune specie devono essere potate in estate, dopo

la raccolta, per facilitare la compartimentazione delle ferite (ciliegio). Altre specie sono potate dopo

l’inverno per regolare l’intensità in seguito ad eventuali danni da freddo subiti dalle gemme (olivo).

Le operazioni di taglio possono essere invernali (dalla caduta delle foglie alla schiusura delle gemme) oppure

alla ripresa vegetativa. In questo caso le risposte vegetative sono molto attenuate, con l’effetto di provocare

una limitazione della vigoria, se eccessiva.

La potatura verde può essere praticata in primavera, in estate, o come prepotatura di fine estate. A parità di

condizioni, se l’albero è molto vigoroso dovrebbe essere potato tardi, a ripresa vegetativa inoltrata, se debole,

prima che questa sia iniziata.

La potatura verde è pratica necessaria e permanente (almeno un paio di passaggi stagionali durante gli anni

di allevamento) per completare la potatura invernale e per ridurre le crescite malposizionate. È utilizzata:

a) in allevamento da maggio a luglio con interventi assai differenziati: curvature-piegature (legature, uso di

pesetti mobili, distanziatori); cimature dei germogli, specialmente di quelli sub-apicali, o loro rimozione, se

troppo competitivi con le frecce;

b) per ridurre la fase improduttiva dell’albero, e per migliorare la conformazione della chioma;

c) su piante mature, solo in casi particolari per ridurre il vigore in anni di scarica o al contrario per

controllare l’allegagione eccessiva su alberi troppo carichi di frutti, e quindi limitare l’impatto negativo sulla

crescita del frutto e sui processi di differenziazione a fiore delle gemme per l’anno successivo.

Vantaggi della potatura verde:

1) consente di ridurre gli interventi invernali sulla pianta, che così è guidata verso la forma voluta senza

sprecare energie;

2) sul piano fisiologico gli interventi al verde possono governare eventuali squilibri ed eccessi vegetativi

meglio della potatura invernale, determinando una diversa ripartizione degli assimilati;

3) è in genere più selettiva di quella invernale, con la quale non sempre si riescono a scegliere le gemme

migliori, fisiologicamente adatte ad una buona allegagione;

4) determina, nella primavera successiva, un germogliamento più ordinato, regolare, con rami non troppo

vigorosi e una migliore qualità delle gemme miste o a fiore;

5) la pre-potatura di fine estate permette alle gemme di differenziarsi e di maturare più in fretta e alle branche

di riorganizzarsi gerarchicamente;

6) con la pre-potatura a fine estate dopo la raccolta si guadagna tempo e si fanno lavorare le maestranze fisse,

poi in inverno si farà un completamento veloce della potatura di produzione (cioè il lavoro viene suddiviso in

due tempi);

7) la resa lavorativa è molto superiore nei mesi primaverili-estivi per le migliori condizioni climatiche;

8) la pianta, d’estate, ha il tempo di reagire e dare risposte fisiologiche compensative o correttive, che

rimediano agli errori del potatore e riducono gli eventuali effetti negativi.

Potatura meccanica

Si pratica mediante “barre falcianti” idrauliche, con lama e controlama, su germogli in attiva crescita oppure

usando “barre con dischi rotanti” capaci di tagliare anche branche di un certo spessore (fino a 3-5 cm) nei

mesi invernali. Queste barre operano in modo lineare in quanto permettono di inclinare e approfondire il

fronte di taglio, ma non variazioni di profondità lungo il percorso.

Non può essere totalmente sostitutiva della potatura manuale, se non con una finalità, cioè rimuovere tutto

ciò che incontra il fronte lineare di taglio. Questo può variare da 1 a 3 m di larghezza.

“Topping”: con fronte di taglio orizzontale (di cima), serve a contenere lo sviluppo in alto della chioma

(peschi o ciliegi in allevamento) o al fine di provocare un riscoppio vegetativo alle parti inferiori delle

branche e formare sottobranche.

“Hedging”: potatura della parete verticale od obliqua, idonea per filari siepiformi. Se il fronte di taglio è

troppo approfondito si rimuove anche parte delle formazioni fruttifere (fascia esterna periferica della

chioma); se invece l’intervento è troppo leggero (limitato raccorciamento dei germogli) può risultare senza

effetti.

Si può ovviare al rischio di perdite produttive: 1) eseguendo le operazioni invernali ad anni alterni e solo

nell’anno di carica per ridurre la produzione di frutti in eccesso e salvaguardare interamente quella dell’anno

di scarica; 2) intervenendo in modo da creare “finestrature” trasversali lungo il filare, con fasce potate

profondamente e altre meno; 3) tagliando solo la parte distale della chioma (topping) in estate e la parte

laterale (hedging) in inverno, per ridurre le eventuali “fughe di vegetazione centrifuga apicale”; 4) integrando

la potatura meccanica con quella manuale in inverno; 5) intervenendo con una diversa profondità del piano

di taglio in un ciclo poliennale (3-4 anni).

Potatura radicale

È una pratica comune in vivaio per preparare le piante all’estirpazione. L’operazione consiste nel taglio del

fittone a profondità di 30 – 40 cm e delle radici debordanti la linea di avanzamento degli organi di taglio, che

tende a ridimensionare l’apparato radicale per renderlo di misura compatibile con la buca del trapianto.

L’operazione è meccanizzata con lame opportunamente sagomate e portate da macchine semoventi.

Al momento del trapianto la funzione della potatura radicale è diversa, consiste di soli ritocchi: serve a

mondare le radici da eventuali porzioni danneggiate dall’estirpazione o colpite da tumori radicali, o

squilibrate.

Negli impianti frutticoli, il taglio delle radici è un’operazione straordinaria, praticata al fine del

contenimento della vigoria, in allevamento e soprattutto nella stazione produttiva, quando gli alberi, vigorosi,

stentano a fruttificare. Presenta un’elevata imprevedibilità per l’esito. L’operazione combinata di potatura

aerea e radicale insieme (potatura correlativa) può essere utile al fine di contenere la crescita complessiva

dell’albero, ma rimane il rischio di sofferenza con ingiallimenti fogliari e possibili danni alla fruttificazione.

L’impatto sulla crescita è maggiore se effettuato in tarda primavera in quanto si crea un temporaneo stress

per lo sbilanciamento del rifornimento di acqua e nutrienti nel momento di massima crescita dei germogli. La

stessa operazione, in inverno, può essere compensata dalla successiva crescita radicale, e quindi indurre

minori ripercussioni sulla vegetazione.

La potatura radicale si esegue con un semplice coltre, fissato ad una barra azionata dall’impianto

oleodinamico, che con l’avanzamento taglia fino ad una profondità di 30-40 cm, in direzione parallela al

filare ad una distanza di 80-100 cm dall’albero. Si può agire su un solo lato ad anni alterni per evitare troppi

rischi, ma ovviamente anche la risposta è meno efficace. Se i terreni sono ben strutturati e le temperature

ottimali (attorno ai 20°) la cicatrizzazione del taglio radicale avviene rapidamente, così come la formazione

di nuove radici, ma se il terreno è saturo e asfittico oppure troppo secco il taglio radicale può risultare

pericoloso per il possibile insediamento di patogeni.

Efficienza e costi della potatura

Potature di fine inverno, piuttosto povere e/o corte, permettono di regolare anche il carico produttivo in

alcune specie. In particolare nelle specie e negli ambienti in cui l’entità dell’allegagione è difficilmente

prevedibile (olivo, gelate tardive) la potatura è generalmente ricca. Si può anche ritardare l’intervento in fase

di diradamento, per essere sicuri che l’intensità dei tagli sia calibrata sulla reale presenza di frutti.

Il numero e l’entità dei tagli in genere possono essere diminuiti, senza rischio di perdere la qualità dei frutti,

solo con un ottimo controllo della nutrizione e dell’irrigazione.

Nella potatura moderna, si cerca di velocizzare il lavoro, che conseguentemente è meno preciso e mirato, con

forbici pneumatiche e idrauliche. Si fanno più tagli di branche grosse, e meno di quelle più piccole, per non

intervenire ramo per ramo e spendere meno. Negli impianti intensivi si pratica il diradamento delle branche

soprannumerarie, un tempo considerate permanenti.

La potatura, così semplificata, è volta a migliorare l’efficienza del lavoro, ma non sempre quella dell’albero,

con la sempre più rara disponibilità di manodopera specializzata e professionalmente preparata. La potatura


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met94

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie agrarie
SSD:
Docente: Neri Davide
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher met94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Arboricoltura generale e tecnica vivaistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico delle Marche - Univpm o del prof Neri Davide.

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