Il pensiero riflessivo nell'educazione secondo Dewey
“Meno argomenti e ben fatti, maggior responsabilità nel pensare la materia in modo da realizzarne interamente il significato; il vero significato della completezza sta nel portare le cose fino in fondo ma la capacità di portare una cosa interamente a termine dipende dall’esistenza di una attitudine di responsabilità intellettuale” (Dewey, come pensiamo).
Ancora oggi il problema di fondo è che gli studenti, nel corso degli anni della formazione, acquisiscono un enorme quantità di informazioni che tendono però a rimuovere nel giro di pochi anni. Questo accade perché le modalità di insegnamento tradizionali non contribuiscono a formare modalità di pensiero critico. Gli alunni, o in senso più generale gli educandi, nel lungo periodo tendono a isolare nonché abbandonare quelle vecchie conoscenze acquisite.
La necessità di esperienze autentiche
Le situazioni proposte in contesto scolastico non scaturiscono curiosità in quanto prive di autenticità. Lo studente si confronta con un’esperienza problematica reale solo quando questa situazione lo interessa e lo impegna nella ricerca di una soluzione. Dunque può attingere alle conoscenze acquisite, organizzare le soluzioni e infine sperimentare le soluzioni ipotizzate per scoprirne la validità (Dewey). Inoltre, l’apprendimento mnemonico tradizionale non è poi così produttivo, in quanto “tutto è fatto per ascoltare” e non promuove, dice Dewey, il contatto attivo con le cose.
Promuovere il pensiero riflessivo
Sarebbe opportuno educare e non accettare forme di dogmatismo, sviluppando piuttosto quello che il filosofo e pedagogista statunitense definisce pensiero riflessivo. Il pensiero riflessivo è quel pensiero che mira al raggiungimento di un fine, che vuole operare una trasformazione da una situazione dubbiosa in una coerente e non è fondato su pregiudizi. Educare al pensiero riflessivo significa dunque educare a saper padroneggiare i propri errori e saper far di essi un futuro presunto successo.
“Non c’è niente che riveli meglio la presenza di un sapere educato quanto l’uso che esso sa fare dei propri errori e insuccessi“ (Dewey, come pensavo). Allo scopo di educare al pensiero riflessivo è necessario educare ed esplorare la realtà. Dewey prospetta una teoria dell’intelligenza dove il richiamo costante va verso l’approfondimento continuo, un secondo livello che fa scaturire la crescita di abitudini mentali e competenze. È grazie alla razionalità riflessiva e al rigore mentale che riusciamo a superare le molteplici barriere cognitive.
Il metodo procedurale dell'indagine
Il metodo procedurale dell’indagine e del pensiero riflessivo è dunque il miglior modo di pensare. Tuttavia, per promuovere buone abitudini di pensiero è necessario superare il nozionismo e imparare a connettere il pensiero con la risoluzione efficace delle situazioni problematiche. A distanza di quarant’anni, l’analisi di De Bartolomeis ed il suo contributo teorico sono ancora attualissimi. Egli sosteneva fortemente che l’insegnante, per poter promuovere il metodo della ricerca (intesa da Dewey come linfa vitale di ogni scienza), deve essere lui stesso a saper condurre una ricerca.
La ricerca ricopre un ruolo fondamentale nella formazione degli studenti e futuri insegnanti. In “La ricerca come antipedagogia, 1969“, De Bartolomeis denuncia l’inefficacia del sistema informativo italiano. Il metodo della ricerca sconvolge i tradizionali rapporti tra docenti e discenti ed esplicita l’importanza di una sana interazione tra loro. Homines Dum Docent Discunt insegna Seneca.
L’insegnante deve essere in grado di crescere con i propri allievi, promuovendo un ambiente di apprendimento dinamico e partecipativo.
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