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Contabilità direzionale lezione del 19/09/2016

Funzione di pianificazione e controllo

L'amministratore delegato è l'insieme dei direttori di pianificazione e controllo; è una persona diretta e precisa. La funzione di pianificazione e controllo è diversa dalla funzione di amministrazione e personale, in quanto la prima è comune a tutte le aziende e riguarda la finanza, mentre l'amministrazione e personale è vincolata alle leggi e non riguarda la finanza.

Contabilità direzionale

Management accounting (contabilità analitica)

Output di riferimento Management report, sistemi di bilancio, pianificazione e controllo (budget)
Finalità Informativa esterna, informativa interna
Tempestività Ritardi, immediata
Fonte Legge del codice civile, principi interni sulla base dei sistemi contabili informativi
Necessità Obbligatoria, facoltativa
Oggetto Intera azienda, singolo processo
Prospettiva Storica, essendo il bilancio dell'anno precedente, ottica prospettica dialoga con la storica normalizzata
Rendiconto finanziario Cash flow
Frequenza Annuale, semestrale, variabile: ora, giorno, settimana, semestre, anno
Responsabilità Funzione del sistema di deleghe decisionali adottato, stabilita per legge

Lezione del 20/09/2016

Dinámica economica

  • Ricavi operativi correnti netti
  • (Costi operativi correnti)
  • EBITDA
  • (Ammortamenti)
  • (Accantonamenti a fondi TFR e fondi rischi)
  • (Svalutazioni)/ rivalutazioni
  • EBIT
  • Proventi finanziari/ (Oneri finanziari)
  • EBIT operativo
  • Proventi straordinari/ (Oneri straordinari)
  • EBT
  • (Imposte)
  • Risultato netto

La dinamica economica è una particolare riclassificazione appartenente al mondo anglosassone. Il concetto base è riuscire ad individuare quelle poche grandezze economico-patrimoniali e finanziarie che ci consentono di capire esattamente come è la situazione di un'azienda. Quello che a noi interessa è capire come stanno le cose e lo facciamo tramite informazioni che abbiamo o dobbiamo recuperare.

Primo problema fondamentale: l'ottica di osservazione prospettica dialoga con la storica normalizzata, ovvero se si prendono le stesse voci sullo storico e sul bilancio e non si normalizzano ci sarà una disomogeneità strutturale, tra lo storico e il prospettico. Esempio: Ricavo storico 100; Ricavo prospettico 150 → questo ricavo potrebbe essere costruito in modo diverso rispetto a quello storico, anche se sono entrambi ricavi possono nascere per costruzione diversa. Con la normalizzazione si prova a costruire nella storia con lo stesso criterio utilizzato in ottica prospettica.

Quando opero con la normalizzazione mi serve capire realmente quello che si può fare, non basta avere un ricavo caratteristico operativo ma deve essere anche corrente, quindi lo devo depurare da quelle che si chiamano fenomeni da operazioni one off cioè che si verificano una sola volta. Lo storico deve essere preso ragionando, bisogna distinguere tra corrent e no corrent. Il corrent è la parte ricorrente di operatività, il no corrent è tutta quella parte che in realtà probabilmente non si ripeterà, (straordinaria).

Derivato in copertura → quando si fa la previsione bisogna guardare il prezzo di mercato ad oggi. A parità di ricavi se ti aumentano i costi si riduce il margine e si potrebbe andare in perdita, quindi si sottoscrive un derivato in copertura. Nella pianificazione sapere un costo ci consente la programmazione. Un costo operativo potrebbe essere più alto perché il prezzo di mercato è salito più del previsto e quindi solo per quest'anno un costo che è stato sempre 100 diventa 120. Se c'è stato un evento straordinario (one off) in normalizzazione devo togliere quei 20 in più su quel costo perché penso che il prossimo anno non ci saranno più. Se si vuole far dialogare lo storico con il prospettico bisogna passare attraverso la normalizzazione di tutte le voci storiche.

EBITDA: dato da Ricavi operativi – Costi operativi (sono tutti quei ricavi e costi che attengono in maniera specifica alla gestione corrente dell'impresa, cioè la parte corrente del core business). L' EBITDA rappresenta l'utile (reddito operativo lordo) prima di ammortamenti, svalutazioni, accantonamenti. Con questo si vede se ha senso o meno stare sul mercato. I ricavi si dividono in due tipi: teorico, è quello che avrei dovuto pagare (es. 1€); effettivo, ossia lo sconto (es. 20 cent). Lo sconto da un punto di vista gestionale rappresenta un costo che l'impresa sostiene. L'EBITDA è la prima misura fondamentale di redditività di un'azienda.

Ammortamenti: viene ammortizzato il costo di un bene, es. un macchinario. Ammortamento nasce dalla funzione del falso in bilancio (si ha ogni qualvolta venga violata la norma di legge), rilascia la sua utilità per più esercizi. Ammortamenti e costi operativi sono distaccati poiché gli ammortamenti non hanno rilevanza finanziaria. L'ammortamento è un costo figurativo che non si accompagna ad alcuna movimentazione monetaria.

Accantonamenti: rappresenta un costo operativo corrente non monetario, riduce il reddito d'esercizio e quindi il patrimonio in termini di ricchezza prodotta. L'accantonamento diventa un costo finanziario quando realmente l'evento si verifica e bisogna sostenere il costo; bisogna comunque sostenerlo senza accantonamento. [Gli ammortamenti e accantonamenti a fondo si classificano come costi figurativi, perché a differenza dei costi operativi non vi si accompagna a nessuna movimentazione monetaria, pertanto vanno distinti dai costi operativi correnti].

Rivalutazione: aumento di valore di un immobile; i beni non hanno componente monetaria fino a quando non vengono venduti, anche se una volta venduto il bene si ottiene un ricavo.

Svalutazione: diminuzione di valore dell'immobile; una svalutazione dell'attivo (attraverso i fondi) consiste in una riduzione dell'attivo, e a parità di debito si riduce il patrimonio. [Rivalutazioni e svalutazioni non hanno componente monetaria finché il bene in oggetto non viene venduto, ma nel momento in cui viene venduto diventa un ricavo o un costo.]

EBIT: è dato da EBITDA - ammortamenti e accantonamenti a fondi. L'EBIT rappresenta il reddito operativo al netto dei costi figurativi (costi operativi monetari e non monetari). La distinzione tra EBITDA e EBIT ha una valenza esclusivamente economica e non finanziaria, in quanto, finanziariamente se prendi uno o l'altro non cambia nulla, dato che entrambi esprimono il reddito operativo.

Esempio per capire la distanza tra EBITDA e EBIT: (EBITDA/RICAVI) in %, (EBIT/RICAVI) in %

  • Caso A
  • RICAVI 100
  • (COSTI) 30
  • EBITDA 70
  • EBITDA/RICAVI = 70%
  • (COSTI OP) 50
  • EBIT 20
  • EBIT/RICAVI = 20%
  • Caso B
  • RICAVI 100
  • (COSTI) 30
  • EBITDA 70
  • EBITDA/RICAVI = 70%
  • (COSTI OP) 10
  • EBIT 60
  • EBIT/RICAVI = 60%

L'analisi vuol dire che la distanza tra EBITDA e EBIT deve darmi un'informazione che mi consente di capire l'azienda come è messa. Con i numeri dell'esercizio, si può capire come si è messi a livello patrimoniale, se gli ammortamenti sono tanti nell'attivo dovrò aspettare un grosso investimento in immobilizzazioni. Con riferimento all'esercizio dei due casi, è possibile che i ricavi tendano ad aumentare per la maggior capacità produttiva. Scelgo A solo se mi aspetto dall'altra parte un valore di immobilizzazione elevato.

CAPEX: capital expansive ovvero gli investimenti in immobilizzazioni operative. Si guarda il valore delle immobilizzazioni, se questo è elevato allora i costi figurativi sono ammortamenti, nel caso in cui il valore delle immobilizzazioni sia basso, non si tratta di ammortamenti. Se i costi operativi sono molto alti si tratta di accantonamenti a fondo TFR, infine se si ha un basso livello storico si tratta di fondi rischi e oneri. Quando si scende a livelli bassi di EBITDA l'impresa non riesce ad effettuare investimenti, invece a livelli alti di EBITDA si parla di impresa solida. Al di sotto dell'EBIT si trovano i proventi e gli oneri finanziari.

Proventi: sono bassi nelle imprese industriali; si tratta di interessi attivi su finanziamenti concessi, utili da partecipazioni detenuti.

Oneri: il grosso della voce è costituito da oneri finanziari, ovvero il costo del capitale preso a debito. Il debito che richiediamo sta nel patrimonio che costituisce la struttura finanziaria dell'azienda, l'onere finanziario è invece rappresentato dall'interesse passivo. Chi riceve (investitore) il costo che devo pagare si aspetta un rendimento. Il costo del debito è un costo che va pagato e si chiama remunerazione sul capitale di debito.

EBT: è dato da EBIT+ proventi – oneri e indica l'utile prima della tassazione. La differenza tra l'EBIT e gli oneri finanziari, quindi l'EBT, è una grandezza fondamentale poiché riesce a farci individuare lo stato di un'azienda (default, crisi, salute).

Lezione 21/09/2016

Un'azienda per iniziare i suoi cicli produttivi ha bisogno di capitale, in base alla fonte possiamo individuare due tipi di capitale:

  • Equity: ovvero quel capitale inizialmente apportato dai soci e accresciuto mediante utili non distribuiti (capitale di rischio).
  • Capitale di debito: ovvero quel capitale che deve essere restituito a prescindere dalle performance aziendali.

Qual è il driver (problema) che permette la scelta tra i due tipi di capitale? Il driver che permette la scelta tra i due tipi di capitale è legato alla regola fondamentale su cui si basa il sistema capitalistico, ovvero il rapporto di proporzionalità diretta tra rischio e rendimento, maggiore è il rischio assunto e maggiore sarà il rendimento preteso.

= KR krendimento atteso costo del debitoref(R) → funzione del rischio per definizione matematica l'equity ha un costo maggiore del capitale di debito.

Qual è il rischio che si prende?

  • Debitore: default (l'azienda non è in grado di annullare i debiti)
  • Azionista: viene remunerato con i dividendi (quota parte di utile distribuito tra i soci, composto da due parti, riserva e risultato netto) e il capital gain (guadagno in conto capitale, è dato dalla differenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto di un determinato strumento finanziario, si tratta della vendita di un’azione).

Dividendi: quota di utile distribuito tra gli azionisti. Il dividendo è la parte del reddito netto e una distribuzione di riserva, se devo distribuire i dividendi devo tener conto dei flussi di cassa in equity più la componente monetaria effettivamente distribuita. Grazie al reddito netto possono essere finanziati in investimenti. Dividendo aleatorio: dipende dalle performance dei flussi di cassa dell'azienda.

Congrua remunerazione del capitale. Il rischio viene remunerato dal mercato, stiamo comparando il rischio che ho in azienda rispetto al rischio nel mercato. Mi assumo il rischio sull'azienda, ho due casi, copertura del rischio tali da essere sicuri da un'altra parte; metto altri titoli in copertura → rischio generale → rischio in portafoglio; devo comparare il rischio con altri mercati, in più deve essere comparato con il portafoglio diversificato a rischio. La remunerazione del capitale investito risulta congrua se tenuto conto del rischio e dell’eventuale opera di lavoro apporta dall’imprenditore, essa è in linea con quella ricavabile dai migliori investimenti.

Lezione 26/09/2016

Rapporto che intercorre tra l'EBIT e gli oneri finanziari

Abbiamo visto che esistono due principali fonti di finanziamento dell'azienda, e sono l'equity e il debito. L'equity è notoriamente il capitale di rischio, cioè il capitale investito sotto forma di rischio, e il capitale di debito, rappresenta il capitale che deve essere restituito indipendentemente dalle performance aziendali e che matura un costo che è l'interesse passivo. Il capitale che costa di più è quello per cui gli investitori chiedono maggior rendimento e lo fanno in funzione del rischio che ritengono di assumersi. Maggiore è il rischio e maggiore sarà il rendimento atteso dagli investitori, maggiore è il costo di capitale.

Per capire se costa di più l'equity o il debito bisogna chiedersi: quale delle due fonti di capitale ha maggiore rischio? Il rischio associato al debito è il rischio di default dell'azienda, solo in caso di default l'azienda non può ripagare gli interessi e non può restituire il denaro che gli è stato prestato. Il rischio equity è maggiore del rischio del debito perché la remunerazione associata all'equity, cioè i dividendi, sono aleatori, non sai quando li riceverai, se li riceverai, in quale forma. Il problema è connesso al fatto che devono esserci delle grandi performance, è necessario che l'impresa non abbia particolari necessità di autofinanziamento degli investimenti, ed infine è necessario che la componente monetaria del flusso reddituale accurato sia sufficiente a corrispondere i debiti. L'equity deve costare più del debito.

Costo del debito; costo dell'equity; questi costi hanno una componente in comune ossia il risk free rate K KD E 4(Rf), ossia il tasso d'interesse che devi remunerare indipendentemente dal rischio. Questa mancanza di disponibilità del capitale deve esser pagata, per fare ciò utilizziamo il costo finanziario del tempo, il tempo in finanza ha un costo. Il costo finanziario del tempo è una componente che si chiama free risk, quindi senza rischio, ma è un rendimento che qualcuno ti deve dare per il semplice fatto che avendoti prestato del denaro rinuncia per il tempo dell'investimento, alla disponibilità di quel capitale. Dare un numero al risk free rate è complicato perché, in natura (per definizione stessa di qualunque investimento) non esistono investimenti free risk, cioè senza il rischio, perché un investimento per sua natura ha sempre una componente di aleatorietà. Per quanto piccolo e aleatorio il rischio possa essere non può mai essere eliminato, quindi non si può mai parlare in realtà di un investimento senza rischio. Allora si fa un ASSUNZIONE, se tu hai un investimento il cui rischio è tanto piccolo, da poter non essere considerato, allora facciamo finta che quell'investimento sia senza rischio, ma non è che il rischio non c'è, solo che è tanto basso da poter essere considerato nullo.

Bisogna trovare una forma di investimento con un rischio talmente basso da essere considerato pari a zero (es. investimento in titoli di stato, in questo caso lo Stato ha problemi di rischio, anche se difficilmente esso può fallire, se presto soldi allo stato è possibile assumere che il rischio dello stato sia nullo e quei soldi mi verranno restituiti. Ciò non vale per tutti gli stati ma solo di quelli che vengono considerati dei paesi sicuri, in quel caso il rischio viene considerato una componente nulla, pari a zero). ES: compro un titolo di stato tedesco, mi danno l'1%, ma se il rischio è nullo allora perché mi dai l'1%? Perché quell'1% non è commisurato al rischio che mi sto assumendo, che è 0, per cui il rendimento richiesto deve essere zero, ma è funzione esclusivamente del fatto, che avendoti prestato del denaro rinuncio alla disponibilità di quel denaro per l'intero periodo dell'investimento.

Do 100€ per due anni, il fatto di dover rinunciare ad un capitale per due anni, quindi non poterlo utilizzare, richiede un rendimento, quel rendimento è il costo finanziario del tempo. Accanto a questo bisogna andare ad inserire un premio al rischio, in entrambi i casi (costo del debito e costo dell'equity) abbiamo un costo finanziario del tempo, poi ci devo aggiungere un tasso, ossia il premio al rischio (Pr), quindi è funzione esattamente del rischio che sto andando ad assumermi. Il rischio del costo del debito è un rischio di default, quindi possiamo dire che il premio al rischio in questo caso è funzione del rischio di default → Pr= f(D), significa che in ragione del rischio di default io ho un premio al rischio. Il default to risk è la causa per la quale io pago un tasso di interesse. Viene misurata dalla distanza economica tra l'EBIT e gli interessi.

Questa attiene a quello che accade nei mercati finanziari e quindi ai differenziali di rendimento che si verificano nei mercati finanziari. Il premio al rischio è pari a Rf + beta rischio che è calcolato da beta per il differenziale atteso di mercato. Beta è pari alle covarianze tra i rendimenti (COV R, R dell'azienda e i rendimenti del mercato, rispetto alla varianza dei rendimenti del mercato, → A m) VAR(Rm).

Differenziale di mercato: il rendimento di mercato è quel rendimento che si ottiene mediamente investendo in titoli rischiosi sul mercato, ES. le azioni nei mercati azionari. Se io investo in titoli rischiosi qual è il rendimento che ottengo? È una percentuale, se sottraggo il rendimento che si ottiene con il costo finanziario del tempo ottengo esclusivamente il rendimento delle azioni in ragione del rischio. Il differenziale di mercato è quello che l'investitore richiede come rendimento in più sul mercato perché si sta assumendo un rischio.

Le cose rischiose in finanza si misurano con un parametro solamente, che si chiama varianza, ossia la media di un valore. Maggiore è la variabilità, quindi la dispersione rispetto al valore medio, e maggiore è la varianza, ma se più alta è la varianza, quindi ampliamo il range che si ottiene.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sabrina95. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Contabilità direzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof De Luca Pasquale.
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