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Ventuno parole per l'urbanistica

Ambiente

In italiano, il termine ambiente indica quella porzione di spazio fisico che circonda ogni organismo e con la quale ogni organismo interagisce. Tuttavia, il suo significato è molto più ampio. In ambito scientifico, sta a indicare l'insieme delle condizioni fisiche, chimiche e biologiche che concorrono a determinare la vita degli organismi.

In ambito geografico, il suo significato parte dall'insieme dei fatti, sia naturali che storici, sia materiali che immateriali, che derivano da processi di lunga durata e che pertanto possono essere considerati come caratteri stabili appartenenti a determinati paesi, regioni, luoghi, per estendersi al sistema di relazioni che vengono così a determinarsi. Ecco dunque come la parola "ambiente" arrivi a comprendere l'insieme delle condizioni sociali e culturali, storiche, economiche e giuridiche che concorrono a determinare i comportamenti umani.

In ambito giuridico, la nozione di ambiente trova il suo campo di applicazione nella tutela della salute, nella salvaguardia e nella protezione dei beni naturali, nella predisposizione di norme per contrastare l'azione aggressiva degli esseri umani. L'istituzione del ministero per l'Ambiente, avvenuta nel 1986, testimonia il diffondersi di un'accresciuta consapevolezza nei confronti di una questione ambientale ormai all'ordine del giorno. La grave compromissione dello stato dell'ambiente cui oggi ci confrontiamo è causata da una crescita euforica, che ha riguardato essenzialmente il cosiddetto Nord del mondo, che ha consumato in maniera incontrollata risorse non rinnovabili.

Le principali tappe del dibattito internazionale sull'ambiente

La crisi energetica dei primi anni Settanta ha contribuito a portare in primo piano la questione ambientale. Nel 1972, a Stoccolma, si svolge la prima Conferenza mondiale, organizzata dall'ONU, sul problema della tutela ambientale, dove viene coniato il termine eco-sviluppo. Nel 1987 viene introdotto il concetto di sviluppo sostenibile, inteso come modalità di sviluppo in grado di soddisfare i fabbisogni del presente senza compromettere quelli delle generazioni future. L'approfondimento del dibattito a scala internazionale contribuisce ad estendere il significato di sviluppo sostenibile dal puro contesto legato alla crescita economica a quello connesso a uno sviluppo sociale e culturale in grado di coinvolgere attivamente le popolazioni implicate.

Il Summit sulla Terra, proposto dall'ONU nella Conferenza di Rio de Janeiro del 1992, rilancia la necessità di coniugare lo sviluppo sostenibile nelle tre dimensioni ambientali, economiche e sociali e conduce all'approvazione dell'Agenda 21, in cui vengono delineate azioni strategiche da intraprendere nel corso del XXI secolo per realizzare quelle condizioni di sostenibilità ed equità nella distribuzione e nell'accesso alle risorse. I principi dell'Agenda 21 sono ripresi a scala locale nella cosiddetta Carta di Aalborg che impegna in maniera volontaria le amministrazioni e gli organismi sottoscritti ad attuare uno sviluppo durevole e sostenibile nelle città europee.

Il Protocollo di Kyoto, firmato nel 1997 ed entrato in vigore nel 2005, costituisce un'altra tappa fondamentale, in cui viene stabilita la necessità di diminuire le emissioni di anidride carbonica; tuttavia, non registra l'adesione di paesi come gli USA. L'Unione Europea ha recepito all'interno di numerose normative comunitarie prescrizioni concernenti gli indicatori ambientali assieme al principio di stabilire obiettivi integrati.

Purtroppo, però, al secondo Summit mondiale nel 2002 a Johannesburg, non resta che constatare il peggioramento dello stato generale del pianeta e accusare il mancato rispetto degli impegni assunti dai vari Stati. È dunque evidente il perdurare di estreme difficoltà nel coniugare efficacemente le politiche ambientali con le esigenze di sviluppo. La Carta di Lipsia del 2007, uno dei documenti più recenti adottati dall'Unione Europea, declina il tema della sostenibilità nei termini di una strategia urbana policentrica, sottolineando come le città costituiscano il patrimonio economico, sociale e culturale su cui fondare integrate strategie di sviluppo.

Natura e antropizzazione

L'effetto dell'intervento umano su un ambiente intatto prende il nome di antropizzazione e si realizza con una conseguente, parallela perdita di naturalità. In maniera più o meno graduale, l'ambiente naturale è stato, nel tempo, sostituito da quello prodotto dall'opera umana, diventando così un ambiente artificiale, al punto che le condizioni naturali sono ormai molto rare, ovvero praticamente inesistenti.

La scienza che studia le specifiche relazioni che si determinano fra gli esseri umani e l'ambiente prende il nome di ecologia, mentre il sistema ecologico, o eco-sistema, è l'insieme dei fenomeni e delle organizzazioni intessute fra gli organismi animali, vegetali e minerali, intesi nella loro dimensione complessiva e tendenti a produrre e riprodurre condizioni di equilibrio. Gli esseri umani, pertanto, si trovano ad essere una delle componenti di tale sistema. È una visione che tende a ribaltare la consolidata visione antropocentrica del mondo, assoggettato in maniera prioritaria alle esigenze umane, e che introduce la consapevolezza di occupare una modesta parte all'interno di un sistema più ampio che richiede pratiche impostate alla responsabilità e atteggiamenti rispettosi delle diversità.

La stratificazione del territorio

Il grado di trasformazione antropica può essere descritto attraverso i termini di territorio e paesaggio. Il primo sta ad indicare l'estensione fisica, in qualche modo orizzontale, sulla quale si attestano le azioni umane, una dimensione oggettiva e concreta, delimitata da confini e segni di riconoscimento. In esso si accumulano vissuti e storie, pratiche istituzionali e legami affettivi, modelli culturali e consuetudini sociali. E per questo quella del territorio è un'entità fisica e allo stesso tempo concettuale, frutto di progressive stratificazioni che sono il risultato di processi storici e geografici così come di interazioni politiche, sociali ed economiche.

L'intervento umano ha modellato e organizzato le forme del territorio dando luogo a processi di sapiente coesistenza. Ma a partire dalla seconda rivoluzione industriale, le trasformazioni antropiche hanno subito una così forte accelerazione da scardinare gli equilibri preesistenti. Le accezioni di spreco del territorio e consumo di territorio fanno riferimento ad un cattivo uso, ad un uso distorto e inconsapevole, così come, ad esempio, quello attuato nel corso del XX secolo relativo ai fenomeni di dilagante urbanizzazione.

Cambiamenti così repentini hanno provocato una sorta di distacco emotivo che ha progressivamente modificato le abitudini consolidate e allontanato le persone dai luoghi, fino a determinare quella perdita di identità del territorio che fa somigliare ogni posto all'altro. Una sorta di omologazione che ripropone ovunque gli stessi modelli abitativi e le stesse strutture edilizie, deprivati di legami con i contesti di appartenenza.

Negli ultimi decenni del secolo scorso si è assistito ad una significativa inversione di tendenza, che prende atto della fine della crescita espansiva per avviare con maggiore responsabilità il recupero dell'esistente, praticato sia nel promuovere l'impiego di energie rinnovabili, sia nel restituire più adeguate destinazioni d'uso ad aree dismesse e a obsoleti manufatti edilizi. L'atteggiamento di riuso presuppone una consapevolezza critica indirizzata a riconoscere le tracce sedimentate nel tempo e le progressive modificazioni stratificate sul territorio, individuando le capacità di rigenerazione che il territorio stesso è in grado di esprimere per accogliere nuove strutture ed esprimere nuovi significati.

I significati del paesaggio

Questo termine è stato utilizzato a partire dal Rinascimento e quindi può considerarsi relativamente moderno. Inizialmente, il suo significato riguarda connotazioni culturali ed artistiche: il territorio, oggetto di percezione, viene dunque definito come paesaggio, per offrirsi allo sguardo interpretativo di chi è in grado di apprezzarne le caratteristiche formali ed estetiche. Come il termine ambiente viene spesso accompagnato da un aggettivo che ne specifica il significato.

Fra le accezioni più consolidate, troviamo quella di paesaggio agrario, stratificazione di storie e società, di arte ed economia, ma anche di sfruttamenti e rivendicazioni contadine. Questa chiave di lettura storica ed economica rinnova il significato di paesaggio inteso fino ad allora in maniera prevalentemente estetica e percettiva.

Il paesaggio geografico, viene inteso dapprima come panorama unitario in quanto percepibile dall'occhio nell'arco dell'orizzonte ed è stato poi ampliato e riferito alla lettura dell'organizzazione spaziale come risultante dell'opera umana. Interessante è la metafora di Eugenio Turri del paesaggio come teatro, secondo cui siamo attori che trasformano l'ambiente per imprimere il segno delle nostre azioni, ma anche spettatori che sanno guardare e capire il senso e la forma dell'operare sul territorio stesso.

Riflesso di una società e delle trasformazioni antropiche da essa impresse sul territorio, il paesaggio coniuga i tempi lunghi della geologia con quelli più brevi della storia per dare luogo ad un insieme dinamico. Il paesaggio culturale può essere dunque inteso come un paesaggio vissuto, dove scaturiscono inevitabili ma vivificanti tensioni fra le esigenze del presente e le eredità del passato. E quindi paesaggio come insieme di relazioni intessute fra condizioni fisiche e geografiche, fra dinamiche sociali ed economiche, fra caratteri culturali, estetici e storici in un rapporto complesso di elementi naturali ed antropici.

L'insieme dei valori attribuiti al paesaggio, le sedimentazioni storiche e culturali che riflette assieme alle conformazioni vegetali e morfologiche e alle testimonianze dell'operato umano ne richiedono una necessaria salvaguardia, espressione non solo di normative, ma anche, e soprattutto, di azioni responsabili da parte di tutti noi.

Protezione ambientale, governo del territorio e progetto del paesaggio

Il ridimensionamento del ruolo centrale dello Stato, attuato con l'entrata in vigore della legge delega alle regioni (1975), è stato progressivamente accompagnato dall'emergere di nuovi soggetti istituzionali, come ad esempio le autorità di bacino e gli Enti parco. Nel contempo si sono moltiplicati anche gli strumenti di governo del territorio, e accanto ai consolidati Piani urbanistici (legge 1150 del 1942) sono stati introdotti piani di settore, programmi complessi e piani dalla specifica matrice ambientale (Piani paesaggistici e Piani dei parchi, Piani di bacino). A questi si aggiungono gli studi di fattibilità ambientale e gli strumenti di valutazione: VIA (Valutazione di impatto ambientale) e VAS (Valutazione ambientale strategica).

Quest'articolata cornice fornisce direttive e prescrizioni al cui interno si collocano le azioni specifiche e gli interventi progettuali attuativi. Sempre di più, l'intervento paesaggistico non si limita alle aree con prevalente carattere naturalistico, ma si estende anche a quelle fortemente antropizzate, fino ad investire quelle in stato d'abbandono e degrado. Interventi di rinaturalizzazione si accompagnano ad operazioni di riqualificazione degli spazi pubblici, mentre il recupero delle aree industriali dismesse offre occasioni per riconsiderare il rapporto tra l'edificato e gli spazi aperti.

L'approccio volto al recupero dell'esistente è ormai ampiamente acquisito, almeno nei paesi europei, come risposta critica e consapevole non solo alla fine dell'espansione quantitativa, ma anche come attenzione al mantenimento delle risorse presenti, fra cui non ultima quella del territorio. I più recenti progetti paesaggistici sembrano rispondere a pieno a quest'esigenza.

Beni territoriali

Il termine bene ha un'unica origine etimologica ma assume diverse sfumature a seconda che se ne interpreti il significato in termini economici o giuridici. Ad esso è associato il termine valore poiché a seconda di questo la definizione di bene si modifica. In senso economico definisce ogni mezzo materiale o immateriale che soddisfi un bisogno poiché utile; in senso giuridico il concetto è più ampio e viene assunto il concetto di bene come oggetto di diritto, in particolare vengono individuati i beni territoriali. Sono definiti come l'insieme di tutti i beni sul territorio naturali o prodotti da trasformazioni umane ai quali è riferito un valore. Il mercato dei beni è molto particolare, ha una domanda meno elastica e soprattutto la rendita dipende dalla posizione.

In quest'ottica hanno un'importanza molto rilevante le relazioni tra pubblico e privato; in urbanistica, infatti, le scelte del soggetto pubblico incidono fortemente su un bene privato e al contempo l'iniziativa privata si ripercuote sull'equilibrio della comunità. Il concetto di bene va inteso quindi nel senso più ampio di risorsa del territorio. L'economia classica inoltre, ammette che non è possibile sempre associare il valore al prezzo ma riconosce che esiste un legame tra il valore di mercato del bene e la sua utilità, viene introdotto così il concetto di valore d'uso, un concetto pienamente soggettivo.

Il margine di soggettività diviene davvero evidente quando si tratta di misurare il valore dei beni pubblici, che possono essere fruiti simultaneamente dall'intera collettività e possono produrre effetti positivi per i quali i beneficiari non devono sostenere alcun costo, denominati esternalità. Nella categoria di bene pubblico troviamo ad esempio stazioni ferroviarie, autostrade o immobili ma anche particolari beni che godono di un valore culturale derivato non solo dall'uso ma dall'esistenza stessa. Ancora, quando si parla di bene pubblico si intende come facente parte di una più ampia categoria, quella di bene di interesse pubblico, ovvero tutti quei beni che soddisfano direttamente un interesse pubblico a prescindere dal proprietario. Tra i beni pubblici sono inseriti anche quelli ambientali e sono divisi in: beni demaniali e beni patrimoniali disponibili o indisponibili.

I beni demaniali appartengono ad un ente pubblico e servono a soddisfare bisogni collettivi in modo diretto, per questo sono sottoposti a speciali vincoli. C'è un'ulteriore divisione, ovvero quella di beni demaniali necessari che non possono che appartenere allo stato o ad altri enti come ad esempio il demanio marittimo (spiaggia, arenili o porti...) e beni demaniali eventuali ovvero quei beni che non soddisfano bisogni collettivi in modo diretto, ma sono demaniali ugualmente in quanto appartenenti allo Stato, ad esempio demanio stradale (autostrade), demanio aeronautico ecc.

I beni indisponibili invece sono beni che pur essendo preordinati al soddisfacimento dell'interesse pubblico non rivestono un carattere tale da richiederne l'assoggettamento a beni demaniali, appartengono a questa categoria ad esempio cave, miniere, foreste ecc.

I beni disponibili non sono altro che beni mobili e immobili di proprietà pubblica gestiti come se l'ente pubblico fosse un cittadino privato, sono di solito una fonte di reddito per l'ente che lo gestisce.

Il concetto di bene in linea generale è da estendersi all'intero territorio, sono da definirsi beni territoriali tutti quei componenti del sistema naturale o antropico ai quali si attribuisce un qualsiasi tipo di valore: di scambio, d'uso o di semplice esistenza. Sono riconducibili a 3 categorie:

  • Bellezze naturali e beni ambientali
  • Beni storico-culturali
  • Beni insediativi

Solo recentemente sono state accorpate le norme che tutelano i beni ambientali, culturali e territoriali. Il testo poggia sostanzialmente su due leggi importanti quali: 1089/1939 e la 1947/1939. In linea generale i beni pubblici ma anche quelli privati a cui è riconosciuto un valore ambientale o culturale sono sottoposti a vincolo ovvero delle limitazioni amministrative finalizzate alla salvaguardia del bene. La funzione del vincolo è sostanzialmente quella di impedire che al bene vengano fatte modifiche.

La convenzione UNESCO del 1954 è storicamente il primo trattato internazionale in materia, essa inoltre definisce una serie di norme che impegnano gli stati in attività di salvaguardia. Sulla spinta dei principi di tutela e valorizzazione riconosciuti, il Testo Unico 490/1999 ha accorpato e riordinato le leggi preesistenti nell'ottica di porre la pianificazione come strumento alternativo al mero vincolo di tutela.

Bellezze naturali e beni ambientali

Nel concetto di bellezze naturali sono comprese alcune categorie di beni che sono considerati di interesse pubblico e perciò assoggettate da una tutela specifica. Vanno distinte due categorie:

  • Bellezze individuali: singoli immobili con caratteri di naturale bellezza o di singolarità geologica come ville, giardini ecc.
  • Bellezze d'insieme: complessi di immobili che nella loro composizione assumono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale.

I beni ambientali sono descritti come quei beni che rappresentano testimonianze significative dell'ambiente nei suoi valori naturali e culturali, sono regolati da diverse leggi allo scopo di regolamentare particolari ambiti. In particolare, la legge 394/1991 prescrive che gli elementi del patrimonio naturale, specie se vulnerabili, siano sottoposti ad uno speciale regime di tutela, di gestione e di difesa. La legge che invece tutela i bacini idrofluviali è la 183/1989, dispone la regolamentazione del suolo e delle acque secondo parametri di sviluppo economico e sociale in sintonia con l'ambiente, affida al Piano di bacino le azioni di valorizzazione dei beni idrogeologici.

Beni storico-culturali e archeologici

Sono beni culturali le cose immobili o mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico, monumentale, etnico e antropologico, archivistico e bibliografico. Sono regolamentati dal Codice dei beni culturali che individua i beni e si va ad ampliare sempre di più con il passare del tempo. I procedimenti di individuazione sono diversi a seconda del tipo di bene culturale ma sono preceduti da una dichiarazione di pubblico interesse che condiziona qualsiasi intervento.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/21 Urbanistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Abici98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Urbanistica II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Mattogno Claudia.
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