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Santuario, villaggio e fortezza: la città nella storia

Le origini della città sono oscure, gran parte del suo passato è sepolto o distrutto, e le sue prospettive sono difficili da prevedere. Se vogliamo individuare la città, dobbiamo seguire un cammino a ritroso dalle strutture e funzioni urbane originarie. Prima della città c’era il gruppo di case, il santuario e il villaggio.

Cimiteri e santuari

Nei vagabondaggi dell’uomo paleolitico, i morti furono i primi ad avere una dimora stabile. La città dei morti è antecedente a quella dei vivi. Negli antichi santuari paleolitici e nelle tombe primitive troviamo i primi accenni di vita urbana: qui convenivano uomini riuniti non solo per una maggiore disponibilità di cibo ma per una visione comune di una vita migliore.

Fu forse la grotta a suggerire al primitivo la prima concezione dello spazio architettonico, la prima immagine dell’utilità di una cinta muraria per intensificare la spiritualità e i sentimenti.

L'addomesticamento e il villaggio

Anche se certi germi della vita urbana erano già presenti nella cultura paleolitica, mancava ancora un terreno adatto al loro sviluppo. La prima possibilità di avere a disposizione una riserva di viveri ampia e sicura si verificò nel periodo mesolitico (15000 anni fa). Con questi piccoli agglomerati mesolitici abbiamo i primi disboscamenti a fini agricoli e i primi animali domestici.

La facilità dei raccolti e la maggior sicurezza producevano tempo libero, mentre la liberazione dai digiuni forzati, causa ben nota di diminuzione della sessualità, può aver dato una maturazione precoce. Il processo di stanziamento, addomesticamento e regolarità nell’alimentazione entrò poi in una seconda fase, caratterizzata dalla raccolta sistematica e dalla semina di certe erbe e ortaggi, ed all’utilizzazione di animali da pascolo. Grazie a queste bestie aumentarono la possibilità di viveri ed energia e la mobilità collettiva.

La rivoluzione agricola fu assai probabilmente preceduta da una rivoluzione sessuale: una trasformazione che diede non al maschio cacciatore, agile e spietato, ma alla femmina, più passiva e attaccata ai suoi bimbi, dedita a sorvegliare e ad allevare animali. Sicurezza, ricettività, bisogno di protezione, educazione sono funzioni che riguardano la donna e assumono un’espressione strutturale in ogni punto del villaggio.

Il ciclo quotidiano si imperniava sull’alimentazione e sul sesso: sostentamento e riproduzione della vita. Senza il villaggio, alla comunità sarebbe mancata una base essenziale per la stabilità fisica e per la continuità sociale.

Ceramica e geotecnica

Il periodo neolitico è soprattutto epoca di recipienti. Ovunque di debba conservare e immagazzinare un’eccedenza i recipienti sono importanti. Appena l’agricoltura permise eccedenza di viveri e uno stanziamento permanente, si resero necessarie attrezzature di magazzino di ogni sorta. Fu soprattutto grazie a contenitori stabili che la tecnologia neolitica superò tutte le culture precedenti, al punto che ancora oggi usiamo molti dei loro metodi.

Il contributo del villaggio

Il villaggio si presenta ovunque come un piccolo gruppo di famiglie, da sei a sessanta, che parlano la stessa lingua, si riuniscono sotto lo stesso albero, camminano per lo stesso sentiero e hanno lo stesso sistema di vita. Prima che i trasporti via acqua registrassero progressi sostanziali, ogni villaggio era un mondo isolato. Sin quando la nutrizione e la riproduzione furono i fini principali della vita, la cultura del villaggio neolitico sopperiva ad ogni bisogno. Comunque nel villaggio esisteva già la struttura embrionale della città.

Questo discorso può anche estendersi alle istituzioni. Nel Consiglio degli anziani troviamo i primordi di una morale organizzata, di un governo, della legge della giustizia. L’ultimo grande cambiamento avvenne con l’introduzione dell’aratro e la sostituzione degli utensili di pietra con quelli di metallo. Eppure il passaggio dal villaggio neolitico alla città è talmente insensibile e i punti di somiglianza sono così numerosi che si è tentati di considerarli la forma giovanile e adulta della stessa specie.

La nuova funzione del cacciatore

L’ultima grande tappa della rivoluzione agricola fu l’invenzione dell’aratro, la coltivazione dei cereali e l’irrigazione. Il risultato fu la fusione di tutto il gruppo di istituzioni e organi di controllo che caratterizzano una civiltà. Con l’agricoltura l’importanza del cacciatore diminuì. Tuttavia grazie all’abilità nell’uso delle armi e nella caccia, essi erano in grado di proteggere il villaggio dai suoi nemici più pericolosi.

Ma nel frattempo la funzione benefica del cacciatore si era sfortunatamente macchiata di una sadica brama di potere. Naturalmente i villaggi protetti dal cacciatore fiorivano di più, ma proprio la prosperità e tranquillità del villaggio neolitico possono aver suggerito ai suoi protettori di svolgere funzioni di guardia sotto pagamento.

La fusione tra paleolitico e neolitico

Il nuovo eroe-cacciatore si vanta del suo coraggio virile, delle sue prove di forza, delle sue dimostrazioni di valore animale, dei suoi successi sui rivali, e volge le spalle alla donna per dedicarsi totalmente ai suoi compiti e alle sue fatiche. La città fu il prodotto della fusione tra la cultura neolitica e l’arcaica cultura paleolitica. Nel nuovo ambiente protourbano il maschio diventa dominante e la donna assume posizione di secondo piano. Alla vanga si sostituì l’aratro, più utile per rompere il suolo pesante delle terre alluvionali, che lasciò un’impronta sul paesaggio e sui rapporti umani della comunità.

I nuovi temi della città erano la lotta, il dominio, la supremazia, la conquista, e non più la protezione, la prudenza e la resistenza passiva del villaggio.

La cristallizzazione della città

La prima trasformazione urbana

Le vecchie componenti del villaggio furono trasposte e incorporate nella nuova unità urbana e divenne più complessa anche la composizione della nuova unità con altri prototipi umani: il minatore, il boscaiolo, il pescatore, il meccanico, il barcaiolo, il marinaio, il soldato, il banchiere, il mercante e il sacerdote.

Tale nuova composizione urbana determinò un’enorme espansione in tutte le direzioni delle possibilità umane. La città attuò la mobilitazione su larga scala della mano d’opera, organizzò trasporti anche a lunga distanza, intensificò le comunicazioni e favorì la fioritura di invenzioni. Il condottiero locale si trasformò in sovrano assoluto e gli abitanti del villaggio furono ridotti a sudditi. Nella società urbana la saggezza degli anziani aveva cessato di rappresentare l’autorità.

Istituzioni come il documento scritto, la biblioteca, l’archivio, la scuola e l’università sono tra le conquiste urbane più antiche e più tipiche. Nessun progetto sembra più irrealizzabile. Il re è colui che attira nel cuore della città e assoggetta al controllo del palazzo e del tempio tutte le nuove forze della civiltà. Il re divenne il mediatore tra cielo e terra. La monarchia accentuò l’importanza della classe sacerdotale e offrì ad essa un posizione egemonica nella comunità, resa visibile dai grandi templi che soltanto i re potevano permettersi di erigere.

Inquietudine, sacrificio e aggressione

Con la monarchia il dio e il re divennero intercambiabili, in quanto assumendo poteri divini il sovrano veniva a impersonare le forze della natura. L’uomo urbano cercava di controllare quei fenomeni naturali che i suoi antenati più primitivi accettavano con muta rassegnazione.

Quando sorse la città incominciò a prevalere lo sterminio e la distruzione totale. Le città, che in un primo tempo imponevano tributi alle popolazioni primitive, imparavano ora a depredarsi vicendevolmente. Questo è il caso in cui la dottrina della selezione naturale funzionò con precisione, in quanto i ceppi più moderati vennero sterminati o resi impotenti, mentre quelli più aggressivi e più bellicosi sopravvissero floridamente nei maggiori centri di civiltà.

La guerra divenne il principale “sport dei re” e una parte sempre maggiore della produttività urbana si concentrò nella fabbricazione di armi. Da questa scaturì il sistema delle fortificazioni con mura, torri, canali e fossati che continuò a caratterizzare le principali città storiche.

Legge e ordine urbano

La città formata intorno alla cittadella regia, era una copia dell’universo. Risiedere nella città significava trovar posto nella vera patria dell’uomo, dove, sotto il controllo degli dei e del re, si esplicavano le massime potenzialità della vita. Il potere era il sostegno stesso della città. La funzione della città come centro della giustizia e della legge soppiantò quella di raffigurazione religiosa del cosmo. Per difendersi dalle tradizioni irrazionali e dalla violenza ingiustificata bisognava chiedere protezione al tribunale urbano.

Forme e modelli ancestrali

Città della pianura

La città sembra essere sorta in alcune grandi valli fluviali, quella del Nilo, del Tigri e dell’Eufrate, quella dell’Indo. Prosciugate le paludi e regolato il livello dell’acqua, queste valli si dimostrarono estremamente fertili. Anche senza concime animale, la melma sostanziosa depositata dalle inondazioni garantiva raccolti superiori.

Una volta inventate le barche, i fiumi divennero le prime grandi vie di comunicazione: fasce mobili d’acqua costituivano un sistema di trasporto ideale che servì da modello ai fossati e ai canali di irrigazione.

Urbanesimo e monumentalità

Nella cittadella è evidente la prima caratteristica della città: mutamento di proporzioni. Anche se la popolazione mangiava poco e lavorava moltissimo, non si badava a spese per creare templi e palazzi che con la loro mole e la loro altezza avrebbero dominato il resto della città. Quella che oggi definiamo “architettura monumentale” è l’espressione di un potere, che si manifesta impiegando costosi materiali edilizi e tutte le risorse dell’arte.

Con l’invenzione delle arti dello sterminio e della distruzione collettiva organizzata, le mura divennero una necessità pratica e imposero alla città una forma ben precisa. Le mura insomma erano sia un dispositivo militare sia un efficace strumento di dominio della popolazione urbana. Esteticamente segnavano una netta separazione tra la città e la campagna. Con il progredire dell’arte militare e della diffidenza politica, le mura potevano trasformarsi in un complicato sistema di cinte successive. Comunque la presenza nelle vicinanze di fossati e canali, unita all’esistenza delle mura, rendeva difficile il compito degli aggressori.

Fiume, strada e mercato

Furono i trasporti che resero possibili una distribuzione uniforme delle eccedenze e la disponibilità di prodotti di paesi remoti: queste erano le funzioni di una nuova istituzione urbana, il mercato, che era un prodotto della sicurezza e regolarità della vita cittadina. Nelle città antiche, vediamo che le funzioni del mercato (raccolta di viveri, immagazzinamento e distribuzione) venivano svolte dal tempio. Ciò che fa del mercato un elemento permanente della città è da un lato una popolazione con concrete possibilità di guadagno, e dall’altra una produttività locale sufficiente a poter mettere in vendita l’eccedenza dei diversi settori produttivi. Con il commercio i rapporti umani si intensificarono su grande scala.

Se i trasporti costituivano l’elemento più dinamico della città, la loro mancanza costituiva una minaccia al suo sviluppo.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher conoscenza90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università della Sicilia Centrale "KORE" di Enna o del prof Naselli Fabio.
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