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Diritto dell'Unione Europea

Lezione 1 (25/02/19)

Test scritto con 10 domande a crocetta e una domanda con risposta libera, appunti più testo. Il percorso di integrazione europea nasce a partire dagli anni '50. La sovranità si gestisce in una dimensione collettiva che tiene conto di esigenze di vari paesi. Questo modo è forzato, non se ne può fare a meno. È vero che l’UE è inverosimilmente il posto dove esiste il più alto livello di tutela dei diritti della persona in quanto sono elaborati meccanismi di garanzia. Questo meccanismo ha garantito più di 70 anni di relazioni pacifiche tra popoli diversi tra loro.

L’integrazione europea si basa su alcuni valori fragilissimi in quanto si basa su un trattato e sulla sua interpretazione. Si tratta di valori giuridici che sono forti ma che hanno limiti. Il punto di partenza: dopo la Seconda guerra mondiale ci fu un’amicizia e di alleanza internazionale. Nel dopoguerra, lo spunto per la creazione dell’UE viene dagli americani attraverso il piano Marshall, aiuto destinato ai paesi stremati dalla Seconda guerra mondiale per far ripartire la vita civile in Europa e gli investimenti. Questo fu un piano con interessi di cercare di avere un blocco amico da contrapporre all’Unione Sovietica. Il piano viene presentato all’Europa dell'est che rifiutarono e l’Unione Sovietica fece un piano Molotov. Questo meccanismo generò in Francia un terrore di riarmo tedesco in quanto la Germania era vista come un’enorme potenza bellica e la Francia cercava di respingere il progetto Marshall. La Francia voleva sottrarre agli americani questa iniziativa in modo che la Germania non ricevesse una spinta bellica da parte degli americani.

Attraverso la dichiarazione Schumann nel 1950 all’Eliseo si dice che si devono mettere in comune le risorse carbo-siderurgiche e per farlo bisogna rimettere lo sfruttamento a una comunità sovranazionale con decisioni che devono potersi imporre ai singoli stati membri. La risposta della Germania fu di accettare questa imposizione di un’autorità comune che deve essere estesa anche agli altri paesi come l’Italia. La dichiarazione di Schumann portò l’anno successivo alla stipulazione del trattato della CECA nel 1951 con durata di 50 anni. Prevede una comunità sovranazionale i cui comandi si imponevano ai singoli ordinamenti senza mediazione.

Nel '52 si forma il trattato della comunità europea di difesa che prevedeva un’integrazione politica di quei stati membri e contiene l’art. 38 per cui a governare la CED fosse un’assemblea democraticamente eletta dei membri. La guerra fredda va avanti anche con la guerra in Corea e nel '54 la Francia rinuncia alla CED e bocciato il progetto si pensava che l’integrazione economica non potesse diventare di tipo politico. Si punta a un’integrazione economica tout court allargando l’ambito settoriale.

Lezione 2 (27/02/19)

L’ordine giuridico dell’Unione Europea. Questi trattati appartengono ai trattati istitutivi di organizzazioni internazionali. Hanno creato organizzazioni internazionali, gli stati creano un nuovo soggetto giuridico nell’ordinamento internazionale e attribuiscono ad esso funzioni esercitate mediante organi per il raggiungimento di determinati obiettivi. Questi organi riflettono una composizione propria degli stati e governi. Ci sono delle organizzazioni internazionali di carattere regionale come il Consiglio d’Europa, che ha il compito di promuovere l’istituzione di accordi tra stati e responsabile della CEDU.

Questi trattati costituiscono il diritto primario dell’ordinamento giuridico dell’UE e il diritto primario ha natura pattizia e appartiene al genus del diritto internazionale. Questi trattati non esauriscono l’area del diritto primario e accanto a questi strumenti ce ne sono altri. Dopo la CEE ed EURATOM viene istituita una convenzione per istituzioni comuni che prevede che le tre organizzazioni internazionali abbiano in comune l’assemblea e la corte di giustizia. Il fatto che siano comuni ha due valori, è indicazione di una sorta di interconnessione organica tra le tre organizzazioni e non vuol dire che vi sia una confusione sul piano giuridico in quanto le tre organizzazioni agiscono nell’ambito del trattato di cui ricade l’azione. Questo meccanismo di rendere comuni le organizzazioni viene rafforzato nel '65 con un nuovo accordo internazionale, il trattato della fusione degli esecutivi, che rendono comune il consiglio e quella che nel trattato CECA è la commissione.

Dopo questa adozione di accordi internazionali, si hanno una serie di accordi internazionali per modificare quelli inizialmente stipulati, accordi di revisione del diritto primario originario che avviene secondo regole. Il primo di questi accordi di revisione è l’Atto unico europeo del 1986 ed è un atto e accordo internazionale dove viene modificato CEE, EURATOM e CECA con modifiche istituzionali ma anche di diritto materiale attribuendo materie alla competenza di istituzioni europee. In quella sede abbiamo anche un paio di modifiche sul piano istituzionale in quanto l’assemblea delle tre comunità viene chiamata Parlamento europeo e la comunità economica europea diventa comunità europea e quindi la CEE diventa trattato della comunità europea. Questo comporta un allargamento del campo di applicazione della CEE anche a settori non strettamente economici.

L’Atto europeo prevede l’art. 30 che introduce una forma di CPE, cooperazione politica europea, che introduce per la prima volta un tentativo di coordinamento delle politiche estere degli stati membri. Perché? Ci si fida di più anche degli altri ma anche la forte integrazione economica tra stati membri aveva reso evidente la politica economica e quella commerciale e quella estera. Si pensa di non separare questi tipi di politica, in quanto la politica estera è uno dei settori più rappresentativi del potere dello stato, dove lo stato vuole mantenere più libertà possibile. Per questo si decide di prevedere accanto a queste istituzioni europee un coordinamento in tema di politica estera.

Ci sono anche il trattato di Maastricht del '42 in quanto porta a cooperazione politica e introduce le premesse di una moneta comune. Firmato il trattato nel '92, è un trattato che ridisegna la struttura dell’UE in quanto nasce l’UE accanto le tre entità già esistenti (CEE…). Con questo trattato la CEE perde la parte economica, il trattato istituisce l’UE ma non vengono cancellati i trattati precedenti e le comunità continuano ad esistere. Viene concepita una più grande forma di integrazione sia politica che economica nella quale continuano ad esistere le comunità. L’UE si forma quindi su tre pilastri: continuano a esistere la CECA, CEE e EURATOM e la CEE diventa comunità europea per integrazione politica, vengono avviate le competenze della comunità anche in materia di istruzione. Si seguono strettamente le procedure legislative per l’adozione degli atti attraverso la partecipazione del parlamento e consiglio. Abbiamo altri ambiti di cooperazione tra stati membri dell’UE che operano con metodo intergovernativo come la politica estera di sicurezza comune (PESC) e giustizia e affari interni (GAI, dove sta la cooperazione giudiziaria sia in materia civile che penale e con Maastricht viene portata la cooperazione degli stati nell’ambito dell’UE) dove sono settori dove è preponderante il ruolo degli stati rispetto alle istituzioni.

Il trattato di Maastricht è istitutivo ma anche di revisione e introduce la cittadinanza europea, duale ovvero che è cittadino dell’UE un cittadino dello stato membro, il diritto comunitario quindi attribuisce diritti a cittadini in quanto cittadini dell’UE e abbiamo diritti peculiari come la libertà di circolazione e di soggiorno su un altro stato membro. Viene istituito il diritto di protezione consolare, il cittadino europeo può essere assistito dalle autorità consolari di un altro stato membro se si trova in uno stato terzo. Ci sono anche diritti politici come la possibilità di votare ed essere eletti al parlamento europeo o quelli comunali di un altro stato membro, si favorisce quindi l’integrazione del cittadino.

Con questo trattato si gettano le basi dell’unione economica monetaria, anche se poi la BCE diventa operativa dal '98. Gli stati che partecipano all’euro sono 19 ma gli stati dell’UE sono attualmente 28 fino al 29 marzo. Dopo Maastricht abbiamo un trattato di revisione, il trattato di Amsterdam, firmato il 2 ottobre del '97 e entra in vigore il primo maggio del '99, si ha una modifica della GAI per cui la cooperazione in maniera civile va insieme alla CE e CECA e EURATOM e viene introdotta la materia di visti e di asilo in tema di immigrazione, nei trattati quindi abbiamo le basi giuridiche per una politica comune in materia di immigrazione che consentono l’azione di istituzione di norme comuni in materia di immigrazione. Con Amsterdam viene rafforzata la tutela dei diritti fondamentali in quanto all’interno dei trattati queste norme sui diritti fondamentali non c’erano ma già con Maastricht viene introdotto con l’art. 6 una loro menzione e questi diritti devono essere rispettati dall’istituzione dell’UE ma anche con Amsterdam abbiamo un ulteriore rafforzamento.

Altra modifica riguarda la possibilità degli stati che hanno i requisiti di progredire nell’integrazione attraverso forme di cooperazione rafforzata, che consente ad alcuni stati che sono in una situazione tale da avere convergenza nelle proprie politiche per raggiungere obiettivi di integrazione più stretta di altri stati dell’UE e il trattato consente a questi stati queste forme di integrazione. L’euro può essere considerata una forma di integrazione per esempio oppure il regolamento sulla legge applicabile del divorzio, non adottato da tutti gli stati ma da alcuni.

Abbiamo anche il trattato di Nizza firmato nel 26 febbraio del 2001 ma entra in vigore nel primo febbraio 2003. Abbiamo una revisione del funzionamento delle revisioni ma è un’occasione persa per procedere a modifiche più significative in quanto nel frattempo è stata elaborata la Carta di Nizza che elabora i diritti fondamentali per l’UE per colmare i vuoti dei trattati ed è stata firmata nello stesso periodo ma non fa parte del trattato di Nizza ma rimane quindi un ambito affidato alla competenza della corte di giustizia che elabora i diritti fondamentali come principi generali.

Però nel 2004 si comincia a parlare di un trattato che costituisce una costituzione per l’Europa e quindi si firma a Roma, la costituzione europea. È sempre un trattato internazionale che è elaborato dagli stati membri. Non entra mai in vigore in quanto non ratificato dalla Francia e Olanda che avevano istituito un referendum sulla ratifica o meno. I motivi di questo blocco sono il significato politico, la costituzione indica un passo verso un’integrazione maggiore e nell’ottica di alcuni stati avrebbe implicato una perdita di sovranità e anche nel testo vengono inseriti richiami a costituzioni nazionali che minacciano gli stati sulla loro sovranità. La mancata approvazione di questo trattato segna un periodo di crisi e riflessione dell’UE in quanto ci si chiede quale strada debba prendere l’integrazione europea, se ritornare a un’integrazione di tipo economico senza progredire a livello politico.

Questa fase di crisi viene superata con la firma del trattato di Lisbona il 13 dicembre del 2007 e in vigore dal primo dicembre del 2009 e modifica l’assetto dell’UE. Riprende molti elementi di modifica del trattato di costituzione d’Europa e l’UE si sostituisce alle comunità e quindi non c’è più la rigida divisione tra metodo comunitario e intergovernativo e vengono ridefinite le competenze all’interno dei trattati e questo è significativo perché vengono inseriti elenchi di quelle che sono le competenze dell’UE e viene rimarcato con norme il principio di attribuzione delle competenze poiché gli stati in questa fase di crisi temendo la perdita della propria sovranità vogliono rimarcare nei trattati che l’UE è competente solo in alcuni settori e quindi abbiamo un inserimento di cataloghi di competenza dell’UE. Per le competenze esclusive, all’art. 3 del trattato del funzionamento dell’UE vengono indicati i 5 settori di competenza esclusiva dell’UE.

Il trattato di Lisbona è di revisione e modifica il trattato di Roma istitutivo della CEE e lo fa diventare TFUE, accanto al quale rimane il trattato di Maastricht che diventa TUE. C’è anche un’innovazione dei diritti fondamentali in quanto con il trattato la carta di Nizza acquisisce pari valore dei trattati e quindi un rango di diritto primario. Viene anche introdotto il rappresentante degli affari esteri e della sicurezza e rafforzati i diritti dei cittadini europei.

A questo insieme di trattati è presente la categoria di trattati di adesione, trattati di diritto internazionale stipulati tra due parti che da un lato sono tutti gli stati dell’UE a un certo tempo e dall’altra uno o più stati membri nuovi, porta una modifica soggettiva dell’UE includendo uno o più nuovi stati che desiderano farne parte. Questi trattati quando realizzano l’adesione di un nuovo stato membro introducono modifiche oggettive, modificano la composizione dell’istituzione per cui bisogna riflettere lo statuto del nuovo stato membro che entra. Uno è del '72, adesione della GB, Irlanda e Danimarca. Nel '79 abbiamo il trattato di adesione della Grecia che entra in vigore nell’81 in quanto viveva il regime dittatoriale dei colonnelli e soltanto dal '76 si svilupparono le trattative di adesione.

Nel 1985 abbiamo l’atto di adesione di Spagna e Portogallo e non è un caso che entri in vigore nell’86 in quanto la fine del regime del generale Franco e di Salazar viene meno nel '78. Nel '95 abbiamo l’adesione di Austria, Finlandia e Svezia e viene sottoscritto dalla Norvegia che poi fece un referendum interno con esito negativo quindi non è parte dell’UE. Nel 2003 in vigore nel 2004 abbiamo l’adesione dei paesi dell’Europa centro-orientale. Nel 2005 e in vigore nel 2006 è presente un’adesione di paesi dell’Europa centro-orientale ovvero Romania e Bulgaria. Nel 2013 si ha l’entrata in vigore dell’adesione della Croazia.

Questa serie di trattati di adesione costituisce diritto primario. Questa massa è completata da una serie di protocolli, che hanno natura di organizzazioni interna di istituzioni e altri approfondiscono alcuni aspetti e temi.

Lezione 3 (28/02/19)

Nel 2004 a seguito di un Consiglio europeo di Laeken avviò lavori con convocazione di una convenzione composta da rappresentanti di istituzioni diretta all’elaborazione di un documento fondativo del percorso di integrazione europea, un trattato internazionale sottoscritto dagli stati. Quel trattato venne denominato come trattato che adotta una costituzione per l’Europa. Parlare di costituzione per l’Europa sposta la lancetta di integrazione europea da un modello di cooperazione internazionale sui generis a un modello di stato federale.

Questo trattato si divideva in quattro parti: principi generali, carta dei diritti fondamentali dell’UE che abbiamo a lato dei trattati con l’art. 6, la parte politica e le disposizioni generali finali. L’art. 6 della parte prima ricava una disposizione sul primato, la prevalenza del diritto dell’unione sulle fonti giuridiche nazionali: la costituzione, le disposizioni del trattato e il diritto adottato nelle istituzioni nell’esercizio delle competenze attribuite ad esse prevalgono sul diritto degli stati membri.

È chiave di un principio non affatto nuovo in quanto da tempo si conosceva l’esistenza del primato mentre l’aspetto innovativo derivava dalla sua codificazione, dall’introduzione di una regola espressa che sancisce il primato in questo testo di costituzione. Quando il trattato costituzionale non entrò in vigore a causa degli esiti negativi delle consultazioni referendarie in Francia e in Olanda, e il suo testo venne travasato e ripreso nel trattato di Lisbona, questo art. 1-6 della parte prima non venne ripreso nel trattato di Lisbona. Per evitare che si potesse diffondere un argomento per cui la mancata ripresa dell’art. 1-6 potesse significare che il primato poteva essere negato, i redattori del trattato di Lisbona e i rappresentanti degli stati adottarono una specifica dichiarazione allegata al trattato del TFUE ovvero la dichiarazione numero 17 relativa al primato, secondo la quale la conferenza (dei rappresentanti degli stati membri) ricorda che per giurisprudenza costante, i trattati prevalgono sul diritto degli stati membri. Dal punto di vista giuridico il primato esisteva prima e si è cercato di introdurlo nella costituzione che poi è andato a quel paese ma il trattato di Lisbona non prefigge nulla sul primato eppure che il timore del non essere ripreso il primato potesse innescare ripensamenti su tale esistenza induce a questa dichiarazione.

Il diritto dei trattati trova la sua fonte nella volontà degli stati membri e rappresenta la fonte più alta del diritto dell’UE. Il diritto primario è quello dei trattati, di diritto internazionale pattizio. Gli stati membri sono i signori di questi trattati. Il diritto derivato è quello delle istituzioni. I trattati sono soggetti alla Convenzione di Vienna del '69, che codifica il diritto consuetudinario della formazione dei trattati, che ha anche parte dedicata ai criteri di interpretazione dei trattati e tra questi ai sensi dell’art. 31 e 33 il criterio principe è l’interpretazione oggettiva.

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Scienze giuridiche IUS/14 Diritto dell'unione europea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher babyjaime di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'unione europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Condinanzi Massimo.
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