POLITICHE DI TRADE MARKETING E CANALI DI VENDITA
Lezione 1 del 12 Settembre 2017
Le attività di marketing sono processi di filiera, dove parlare della filiera significa parlare di tutti i
soggetti che partecipano agli stadi della produzione (dove si trovano le imprese che producono beni,
es. Barilla), distribuzione (stadio dell’intermediario commerciale, cioè, imprese che contribuiscono
a commerciare i prodotti realizzati; es. Esselunga, Carrefour, Coop ecc.) e domanda finale (dove
sono presenti i consumatori) e alle relative relazioni che intercorrono tra gli stadi stessi.
Il Trade marketing è una delle due componenti, assieme al Consumer marketing, del marketing. Tra
queste due aree vi è grande interazione, in particolare, il Consumer Marketing è l’insieme delle
strategie che il produttore implementa per conquistare il mercato finale di consumo (in gergo
tecnico queste strategie si dicono “ pull” perché convincendo i consumatori saranno poi sono questi
a richiedere direttamente i prodotti nei negozi e ciò spinge i punti vendita a rifornirsi di tali beni).
Il Trade Marketing, invece, è l’insieme delle politiche di marketing che le aziende di produzione
devono attuare per conquistare il mercato intermedio della distribuzione (in gergo queste strategie
sono dette “ push” perché l’impresa industriale deve “spingere il prodotto nei punti vendita”, cioè,
convincere i commercianti ad avere il prodotto e saranno poi loro a convincere il consumatore. È
molto importante ricordare che ad oggi il 65%-‐70% delle scelte di acquisto avviene in negozio e non
più davanti alla televisione, da qui nasce un nuovo filone, detto shopper marketing, in cui si
dirottano gli investimenti in marketing dal Consumer al Trade, volto ad essere presente nei punti
vendita ed orientare le scelte dell’acquirente e non più del consumatore).
*attenzione, non basta esserci, bisogna riuscire a posizionare i propri prodotti in aree strategiche
come a “livello occhi” o per Ferrero accanto alle casse dove avvengono i così detti acquisti d’impulso.
Fino a 10 anni fa gli investimenti in consumer marketing erano il 70% degli investimenti in marketing
aziendale; ad oggi, invece, gli investimenti in trade hanno superato quelli in consumer e sono il 55%
(contro il 45%).
Il marketing origina dalla parola market + -‐ing (il gerundio sta ad indicare un orientamento delle
aziende a muoversi nel mercato), infatti, quest’ultimo è l’insieme delle politiche di mercato di
un’impresa.
Alcuni sostengono (uomo di strada medio) che il marketing sia: furbizia, non soddisfi bisogni ma li
crei, false promesse, inutile, superficialità, illusioni –> tutto ciò può avere avuto spazio fino a 10 anni
fa; oggi non è più così, alcuni sostengono addirittura che il marketing sia la vera soluzione strategica
delle aziende tanto che se si analizza la storia della maggior parte degli amministratori delegati, si
scopre che provengono da carriere di marketing (negli anni precedenti si sono vissuti periodi in cui
gli AD erano ingegneri, quando serviva sviluppare il prodotto o uomini di finanza quando era
necessario reperire risorse) perché da alcuni anni questa funzione è divenuta strategica tanto che
tutti oggi fanno marketing, anche chi negli anni passati lo disdegnava (es. associazioni non-‐profit
fanno marketing per pubblicizzarsi al fine di raccogliere maggiori risorse)
In realtà, Marketing (è una parola molto trasversale) può significare tante cose e non limitarsi al
semplice insieme delle politiche di mercato di un’impresa, come ad esempio:
-‐ Curare un’immagine (es. i personaggi famosi hanno una grande attenzione alla propria
immagine, ad esempio Papa Francesco definito il più grande marketing manager di tutti i
tempi o ad esempio Marchionne utilizza sempre i medesimi vestiti perché i suoi consulenti
d’immagine vogliono riuscire a trasmettere tramite questi un particolare tipo di messaggio)
-‐ Ricerche di mercato (come? Questionari, focus group, esperimenti e neuroscienze per capire
come i consumatori/acquirenti reagiscono ad un nuovo scaffale, prodotto ecc.)
-‐ Informare (Oscar Farinetti, fondatore di Unieuro e proprietario di Eataly, ha sostenuto che
l’inventore del marketing sia stata la gallina perché dopo aver fatto l’uovo fa “Coccodé”;
parafrasando ciò, significa che non basta produrre un bene ma è necessario
comunicarlo/informare della sua esistenza)
*Storia su Farinetti –> Voleva lanciare una campagna pubblicitaria per Unieuro ed aveva
pianificato di iniziarla il 12 settembre 2001 utilizzando un testimonial di spessore come
Tonino Guerra con il messaggio “L’era dell’ottimismo” ma il giorno prima vi fu la caduta delle
Twin Towers e in Unieuro ci si interrogò sul se lanciare la campagna pubblicitaria il giorno
seguente. Farinetti cercò di bloccare in tutti i modi il lancio ma quel giorno tutti gli operatori
televisivi erano impegnati e non riuscì a fermare la messa in onda della pubblicità; questa fu
fortemente criticata ma in qualche modo contribuì a far distinguere l’insegna dell’azienda.
-‐ Raccontare storie aziendali (esempio storia di Gillette, che inizia il suo business grazie alla
vendita dei rasoi all’esercito in quanto le maschere di gas potevano essere usate solo se ci si
era precedentemente rasati; oppure la storia di Chanel, uno dei pochissimi prodotti che sul
mercato dell’estetica è resistito a tutti i cambiamenti anche grazie alla sua capacità
innovativa come ad esempio l’inserimento dei pantaloni per l’abbigliamento femminile;
un’altra storia raccontata è quella di Ferrero che nasce con esperimenti dolciari, il primo
prodotto è stato un impasto di crema chiamato “Cremalba” successivamente divenuto
Nutella)
-‐ Suscitare emozioni (esempio: P&G video sulle madri durante il periodo delle olimpiadi, è da
sottolineare che non sono presenti prodotti nella pubblicità e si rivolge a coloro che
acquistano e non ai consumatori; il filmato punta sul lato emotivo) –> i prodotti hanno
successo non solo quando soddisfano bisogni materiali/oggettivi ma anche e soprattutto
soggettivi e psicologici (es. acquisto di un sapone al supermercato o in profumeria, perché
comprandolo in quest’ultima lo dovrei pagare di più? Perché va molto oltre al bisogno
funzionale di igiene a cui risponde al sapone, il consumatore che lo acquista in profumeria
gli attribuisce anche una valenza psicologica, si pensa che usando quel sapone ci si senta
meglio, migliori, più belli ecc.)
-‐ Migliorare la qualità della vita (oggi un’espressione molto usata è quella del marketing
sociale, cioè, si parla di un marketing in grado di generare un valore non solo per i singoli
consumatori ma anche per la collettività, tanto che questo tipo di marketing viene associato
al marketing sostenibile; esempio video Barilla sulla sostenibilità e l’etica)
Comunque sia, non esiste una definizione univoca di marketing, queste cambiano in funzione del
contesto ambientale di riferimento. Le performance delle aziende dipendono sia da condizioni
interne che esterne (ad esempio in estati molto calde le performance di Coca Cola sono
particolarmente positive ma ciò non dipende dall’azienda stessa). Ad ogni modo, fare riferimento al
contesto ambientale significa riferirsi alla situazione macroeconomica, demografica, sociale,
tecnologica ecc.
Oggi per poter fare marketing serve una visione (è un fattore fondamentale in tutte le aziende di
successo nonostante sembrino solo delle filosofie perché le aziende che hanno visione hanno
comportamenti completamente diversi da quelli di aziende che non hanno visione: ad es. Nokia ha
“connecting people”) che consiste nel:
-‐ Vedere prima degli altri/guardare oltre/anticipare i fenomeni
-‐ Capire qual è il “movimento delle nuvole” (fare previsioni non è per nulla facile)
-‐ Immaginare il futuro
-‐ Cercare di essere pronti per i cambiamenti per non farsi cogliere impreparati
-‐ Volare alti (secondo il professore se si sta/vola in alto si ha una visione migliore e si riescono
a percepire tutte le variabili che possono condizionare i fenomeni)
&
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