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Teorie e pratiche dell'immaginario

Immaginario è una parola del lessico quotidiano ma per cui è difficile trovare una definizione precisa. Possiamo però dare diverse definizioni di immaginario:

Definizioni di immaginario

  • Oggetto di studio di scienze umane e sociali, ma in realtà non empiricamente analizzabile a causa di molte avversità con le scienze esatte del positivismo. Anche la storia è entrata in relazione con l'immaginario dimostrando come la storia stessa non sia analizzabile senza considerare l'immaginario (inteso come culturale) del periodo in oggetto.

  • Insieme delle immagini esterne ed interne degli individui che vanno a formare un patrimonio simbolico da cui ha origine la comunicazione di un sistema sociale. L'immaginario è un concetto fortemente ambiguo, che contiene sia conscio che inconscio, sia individuale che collettivo.

  • Patrimonio come ricchezza accumulata nel tempo da cui derivano le capacità dei sistemi sociali di comunicare, nonostante ci siano fenomeni che non possono essere osservati direttamente.

  • Fondamento delle arti con la creatività: l'arte è fondamentale per la creazione del reale simbolico.

  • È possibile, ma non necessario. L'immaginario riguarda fondamentalmente l'universo del possibile, e da questo derivano diversi piani di realtà, quella percepita concretamente e quella immaginabile perché possibile ma non verificatasi.

  • Consente a visibile ed invisibile, cosciente e non cosciente, di entrare in relazione.

  • È in grado di rifunzionalizzare gli archetipi, in quanto sistema radicato nella storia della civiltà. Il patrimonio simbolico esiste praticamente da sempre, ma l'immaginario impone l'utilizzo di un filtro geografico/culturale, che dà modo all'immaginario di una determinata epoca di essere meglio definibile.

  • Sistema comunicativo che dà forma (con l'uso di metafore e media) alle strutture culturali. Dando forma alla comunicazione, l'immaginario ne sfrutta i media - dalla scrittura in poi.

  • Comunicazione per immagini.

  • Immaginario, industria culturale e spirito del tempo a rapporto. La società occidentale contemporanea è cambiata fortemente con la svolta iconica del 900, in cui il carattere visuale della produzione audiovisiva ha preso il sopravvento nella creazione di valori simbolici di cui la società ha bisogno, i quali vanno a formare l'immaginario. Non a caso la società di oggi si definisce "civiltà dell'immagine".

L'immaginario è un sistema dinamico organizzatore di immagini, che dipende dalla relazione tra le immagini stesse.

La visione di Émile Durkheim

"L'uomo dal punto di vista biologico è un insieme di cellule. Dal punto di vista sociale è un insieme di rappresentazioni." - Émile Durkheim

L'uomo non è solo frutto di un fatto biologico (seppur fondamentale), ma è dato dal suo essere individuo dotato di senso simbolico. È il simbolico che ci permette di produrre rappresentazione e forme di manifestazione dell'esperienza.

Dalla rappresentazione, costruzione delle immagini e comunicazione tra mente e mondo reale, si passa all'immaginazione. L'immaginazione è un processo creativo, che a differenza della rappresentazione non ha rapporto diretto con la realtà.

Dall'immagine si passa invece all'immaginario. L'immagine è legata al sentire, è un oggetto complesso dotato di investimento emozionale, mentre l'immaginario è uno spazio dinamico dove prendono forma le transizioni e gli scambi tra esterno ed interno.

Le rappresentazioni collettive (Durkheim) emergono dalla coscienza collettiva (= realtà emergente dalle relazioni intersoggettive), e sono entità durevoli che garantiscono legami sociali. Le prime sono quelle legate al linguaggio, che permette a sua volta di costruire la relazione sociale.

Rappresentazioni sociali e simbolismo

Le rappresentazioni sociali sono attività che regolano il rapporto tra la mente umana e la realtà attraverso le convenzioni e la prescrittività. Si tratta di un'esperienza simbolica, che si sgancia dalla dimensione percettiva concreta.

La percezione riguarda il bios, la rappresentazione il logos: l'esperienza del mondo (bios) è in un secondo momento elaborata sotto forma di rappresentazione. Rappresentiamo per rendere il mondo meno complesso, costruire forme riconoscibili che consentano di muoversi con maggiore facilità. La complessità è un sistema con più elementi in funzione contemporaneamente, che ha bisogno di ridurre la complessità per analizzare i processi.

L'immaginario è un concetto ampio e complesso che tiene dentro la rappresentazione. Andando oltre la rappresentazione puramente intellettuale è molto difficile andare a ritrovarlo e concettualizzarlo. "La fantasia trascina l'immaginario oltre la rappresentazione puramente intellettuale." - Le Goff

Jung e il rapporto tra immaginario e sapere scientifico

Il primo ad essersi occupato del rapporto tra immaginario e sapere scientifico è Jung, per cui l'inconscio si esprime per immagini: miti, leggende, sogni. Si tratta però di un insieme di realtà sottovalutate in nome della scienza, che non riesce a essere funzionale su un terreno di così difficile definizione e osservazione (in senso positivista e razionale).

Il 'concetto' è solo una pallida approssimazione, traduzione pallida e imprecisa di ciò che il concetto stesso cerca di esprimere. Una riduzione drastica di complessità che non riesce a dare valore alla complessità stessa. Smarrendo la pienezza dell'immagine nel vuoto della parola, l'uomo ha perso il rapporto con l'inconscio, e soffre di questo.

Il sacro e l'immaginario

Esempio della necessità sia di bios che di logos è il sacro. Nonostante la nostra sia una società secolarizzata è ancora presente la necessità dell'irrazionale. Non si può tenere fuori dalla scienza il sapere irrazionale solo perché non è osservabile e studiabile in modo empirico e scientifico. L'interesse per il sacro esprime sofferenza, bisogno di riconciliarsi con visioni e pratiche che sono state valide per secoli.

Hugo e la cattedrale di Notre Dame

La cattedrale di Notre Dame non è solo fisica ma è simbolica, immaginaria, dotata di un aspetto sovrannaturale e spaventoso, con immagini antropomorfe. Lo scenario ci dice quindi l'essenza delle cose che abbiamo studiato nella storia ma ha inventato per loro una storia completamente immaginaria.

Parole chiave per l'immaginario

  • Facoltà del possibile.
  • Patrimonio simbolico.
  • Sistema comunicativo che usa metafora, linguaggio e media.
  • Carattere storico e geografico.
  • Comunicazione per immagini e rappresentazioni simboliche.

Morin e il concetto di identità umana

Morin. Il metodo - Identità umana (Al di là della ragione e della follia). Secondo Morin la morte è proprio la malattia che consente all'essere vivente di trionfare sulla macchina: essa è fonte del continuo rinnovamento della vita: non solo il vivente si nutre di disordine, ma la stessa organizzazione di ogni essere vivente è essenzialmente prodotta da una perenne riorganizzazione. Il processo di disorganizzazione/degenerazione è parte integrante nel processo di riorganizzazione/rigenerazione." - Morin, L'uomo e la morte

Durand e le strutture antropologiche dell'immaginario

Durand. Strutture antropologiche dell'immaginario. Introduzione all'archetipologia generale.

Analisi non tanto della dimensione processuale, ma ricerca della classificazione dei possibili contenuti dell'immaginario, anche in associazione tra di loro. Dagli archetipi si produce una simbologia che prende corpo in virtù del modo in cui l'essere umano sta concretamente nel mondo. Secondo Durand l'immaginario è una forma di esorcismo della morte, del tempo che ci conduce alla fine della vita. Si tratta di un processo attraverso cui l'uomo o rifiuta completamente e rimuove o metabolizza e fa propria l'esperienza della morte prima che essa avvenga. Tale modo determina schemi comportamentali che generano archetipi generali i quali, a loro volta, generano i simboli (concetti che possano rappresentare gli archetipi). Tutto ciò porta al bisogno che l'uomo ha di elaborare l'inconoscibile, la morte. Sapere che c'è ma non sapere com'è fa si che l'uomo cerchi da sempre di rappresentare la morte, che si può rifiutare o metabolizzare.

Immaginario della catastrofe

Immaginario della catastrofe, che nella sua tragicità ha una sua attrattività. La questione di cosa ci sia dopo la morte ci ricorda sempre la nostra debolezza rispetto al determinismo della natura. L'immaginario di riferimento è quello della cultura occidentale, con matrice giudaico-cristiana. La catastrofe come bisogno di esorcizzare collettivamente eventi.

Esempi: Cacciata di Adamo ed Eva e Diluvio Universale -> catastrofi dovute al peccato originale, con il lavoro del senso di colpa cristiano e il lavoro sugli archetipi (Cacciata di Adamo ed Eva) e la "vendetta" della natura (Diluvio). Catastrofe nella guerra (Guernica, Picasso).

Nell'immaginario occidentale gli elementi che stanno insieme nella catastrofe sono Dio (creatore ma anche distruttore), la Natura (forza archetipica) e l'Uomo (che ha quasi sempre modo di influenzare gli eventi e determinare il suo destino).

Paul Virilio e la museificazione della catastrofe

Paul Virilio -> immaginario della catastrofe e sua museificazione, nel 2003 mostra Ce qui arrive di arte contemporanea a tema catastrofico, con documentazione delle catastrofi realmente accadute e tipologizzazione (naturali, tecnologiche). Gli eventi di questo tipo meritano una museificazione per essere ricordati e far parte dell'immaginario collettivo. Maggiore consapevolezza può portare ad una maggiore presa di coscienza della morte.

Disaster Movie

Disaster Movie -> cinema holliwoodiano (anni 30 e poi anni 70-80), genere che presenta una vasta gamma di casi.

  • Inferno di cristallo. Grattacielo prende fuoco durante l'inaugurazione perché si è risparmiato durante la costruzione. Il film ha prefigurato le Torri Gemelle. La cinematografia incarna a tal punto la catastrofe che non racconta più l'evento ma ne esprime direttamente le conseguenze sull'identità individuale.

  • World Trade Center, Oliver Stone. Storia di due pompieri che rimangono intrappolati nelle Torri Gemelle. Tipica operazione di industria culturale, incentrare la questione collettiva globale in rapporto a pochi vissuti individuali con cui identificarsi, puntando sull'emotività. Si è a metà tra il prodotto di intrattenimento e quello che, parlando di un fatto reale, mostra elementi realmente accaduti, seppur in una rappresentazione finzionale.

Letteratura

Narrativa con "Molto forti e incredibilmente vicini", "L'uomo che cade" -> dedicati al crollo delle Twin Towers. Traumi individuali e collettivi sono sempre all'origine del fare creativo.

  • Tsunami sud est asiatico 2004. Con il ricordo subentra la dimensione rituale, in maniera funzionale al mondo della narrazione mediale. Le prime narrazioni lo paragonavano ad un film come la tempesta perfetta, che non c'entra nulla in realtà ma il paragone serve a livello di immaginario. 2013 -> The Impossible.

  • Costa concordia 2011.

Il simbolico

La nostra dotazione simbolica, essendo inconscia, è ancorata alla corporeità. Il simbolo diventa veicolo della comunicazione, funzionale alla comunicazione relativa all'immaginario.

"C'è un essere vivente, che tra le sue caratteristiche più rilevanti ha quella di dover prendere posizione circa se stesso, cosa per la quale è necessaria una "immagine", una formula interpretativa" -> Gehlen - L'uomo essere generico.

L'uomo non ha una specificità biologica particolare. "L'uomo è una canna al vento" -> Pascal. L'uomo è vulnerabile ai grandi determinismi naturali, ovvero ciò che non può controllare e lo sovrasta (Durkheim), e sa di essere generico, debole, senza alcuna forza particolare. Tale debolezza però, consapevole sul piano del simbolico, è anche il suo punto di forza.

Secondo Durand esiste un'essenza dell'immaginario, che differenzia il pensiero del poeta da quello del cronista. L'immaginario del poeta lo rende diverso rispetto alle forme di ragionamento tipiche del racconto del reale effettuato in maniera autentica. Si parla di facoltà del possibile, perché l'immaginario permette di prefigurare e sondare possibilità ancora non attualizzate.

La funzione segnica - il modo dell'essere vivente di entrare in relazione con l'ambiente e stabilire significati socialmente condivisi e comprensibili - dipende da come entriamo in relazione con l'ambiente, che a sua volta dipende da: segnale e simbolo.

  • Segnale: risposta meno elaborata, semplice. Indica l'esistenza di una cosa, di un evento, di una condizione. Maggiore ricchezza semantica del segnale arriva dall'integrazione con un terzo elemento, il soggetto (relazione soggetto-segnale-oggetto). Il segnale rappresenta una cosa e non un'altra, il soggetto è fondamentale perché riconosce il segno e gli attribuisce significato.

  • Simbolo: risposta complessa. Il simbolico richiede una risposta più elaborata rispetto al segnale. È più complesso perché è associato ad una concezione, al fatto che la presenza di un segno-simbolo non susciti una risposta adeguata o non adeguata. Il simbolico è astratto, non è prossimo all'oggetto relativo, è un veicolo per la concezione dell'oggetto. Parlando delle cose, con il simbolico, abbiamo concezione delle cose e non le cose stesse (relazione soggetto-simbolo-concezione-oggetto). Il simbolico si presenta per la prima volta nel rapporto con il linguaggio, che fa già parte del simbolo e ci permette di concepire le cose. Il simbolico esprime l'autonomia cerebrale nell'apprendimento sino all'universalizzazione della significazione.

Il simbolico richiede il lavoro di mente. Significa però il parlare in sé, non le cose oggetto del simbolico. Abbiamo quindi correlazione tra linguaggio e immaginazione (Piazzi). Abbiamo modo con il simbolico di riformulare le esperienze, i fatti, la fantasia. Il potere del simbolo è quello di essere prima che comunicazione uno strumento che serve al pensiero per funzionare: viene prima della comunicazione per diventarne poi parte integrante.

Forme del simbolico

  • Piano denotativo. Tipo di simbolico più adatto alle forme del sapere scientifico che è veicolo della concezione di oggetti in modo realista, e rimanda ad un atteggiamento operazionale.

  • Piano connotativo. Stabilisce connessioni con l'esperienza riguardanti idee, immaginazione, fantasia, andando oltre la concezione delle cose su un piano astratto universale.

Differenza tra denotare e connotare nel rapporto che la scienza stabilisce con le cose, avendo la funzione di dire cosa è vero e cosa è falso. Gerarchia di valore nella significazione simbolica:

  • Estetica (espressione della forma), utilizza il livello connotativo.

  • Logica (forma delle cose).

  • Scienza empirico-sperimentale (forma della realtà delle cose), utilizza il livello denotativo.

Arte come produzione di immaginario

Il simbolo è generativo, ha un significato al suo interno, non un significato univoco e economico (che non lascia spazio al fraintendimento). Il simbolo lascia molta più ambiguità e libertà di significazione (es. bandiere che vengono utilizzate in diversi modi).

Il mito non ci vuole dire semplicemente quello che è successo realmente, ma serve a sistematizzare le categorie di una cultura. È al di là del vero e del falso, è un contenuto che utilizza il racconto per parlare di valori, norme alla base di una determinata cultura.

Non si può considerare il mito sul piano del rispecchiamento con il reale, perché si perderebbe il focus sullo stesso mito. Il mito è veicolo di valori, fuori dalla classificazione bene/male o vero/falso.

Roland Barthes e i miti d'oggi

Roland Barthes - Miti d'oggi. Il mito è il terzo livello di significazione dopo significante e significato, che interiorizza determinate categorie.

Bisogna tenere conto di come letteratura e ricerca hanno affrontato la questione del mito, analizzandolo su tre livelli.

  • Primo livello: spessore socio-antropologico. Mito come racconto fondamentale già nelle società arcaiche per cementare la comunità di riferimento attorno a valori, idee e archetipi non necessariamente visibili, ma utili a sentirsi parte del collettivo attraverso la condivisione di uno stesso passato, il quale rende possibile il riconoscimento.

  • Questione mitopoietica: sapere narrativo vs sapere scientifico. Morin -> mito come universo immaginario che sopravvive nei rituali. Si tratta di racconti accettati come veri e che contengono infinite metamorfosi (umano - animale, ecc). Anche la Ragione quando le è stato attribuito il potere autonomo è divenuta una sorta di mito (mito del progresso scientifico). L'industria culturale ha poi una mitologia della salvezza. Mitopoiesi: costruzione di un racconto in cui una comunità si riconosce, su cui basa la sua identità.

  • Secondo livello: mito come forma di significazione o segno. Le immagini sono intese come icone e quindi valgono di per sé. Il mito è considerato creatore di immaginazione sociale, presupposto della vita quotidiana e dell'empatia verso l'esperienza vissuta collettivamente.

  • Terzo livello: mito come concetto semiotico. Non è un oggetto, un concetto, un'idea, ma un modo di significare una forma, che non riguarda i...

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e pratiche dell'immaginario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Gemini Laura.
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