Teoria generale del diritto
Prima lezione. Nozioni introduttive:
IMMAGINI DELLA GIUSTIZIA:
Bilancia:
- “La dea Ma’at” rappresentata sottoforma di bilancia, rappresentazione della bilancia come
giustizia risalente agli antichi egizi. Pesava la colpa del morto, in un piatto vi era il cuore
nell’altro vi era una piuma di struzzo, più il cuore pesava più era gravido di colpe. Se il
cuore fosse stato più pesante sarebbe stato condannato nel caso contrario avrebbe
ottenuto la vita eterna.
- Bilancia utilizzata per verificare se le donne fossero streghe, (Oudewater) ultima presunta
strega risale al 1754, nel caso la donna pesasse meno di una determinata quantità sarebbe
stata condannata in quanto in grado di volare. Ordalia della bilancia (metodo per
comprovare la colpevolezza o innocenza di qualcuno).
- Gesta per aes et libram
- La bilancia diventa associata univocamente al diritto tra il I secolo a.C e il I secolo d.C.
attraverso la moneta, rappresentava la giustizia sottoforma di bilancia oppure attraverso
una cornucopia che rappresenta l’abbondanza di beni di conseguenza
benessere=giustizia. Le monete rome fissarono un’immagine irreversibile.
- Giotto ha rappresentato la giustizia e l’ingiustizia, la caratteristica di quest’ultima è il fatto di
essere più armata, la forza è una sua prerogativa.
- Allora e Calzadilla “Scale of justice carried by shore foam”. (2010)
- Jens Galschiøt e Lars Calmar “The survival of the fattest” rappresenta un uomo grasso che
si regge sopra un uomo esile. L’occidente sopra l’africa.L’uomo grasso ha la bilancia.
Simbologia della bilancia:
Perché la bilancia?
Due assi fondamentali, uno orizzontale relazione intersoggettiva tra gli uomini, uno verticale la
bilancia sta in piedi perché vi è una norma o valori che mi consentono di leggere la relazione
data dall’asse orizzontale. Quando la relazione verticale si inclina la relazione orizzontale non è
i equilibrio. L’asse verticale tende ai valori, deve essere giusto.
Spada:
- Rubens 1625 Allegoria della giustizia 1625.
- Raffaello Sanzio Stanza della signatura 1508 “IUS SUUM UNICUIQUE TRIBUIT” Dare a
ciascuno il suo.
- Brescia, Palazzo del governo, XV secolo.
- Pavia San Pietro in ciel d’oro 1382 ospita reliquie S. Agostino. 1
Simbolismo della spada:
Taglia da entrambi i lati: equilibrio/assenza di pregiudizio in relazione alle parti: imparzialità.
Benda:
- La benda sugli occhi: 1493 Albrecht Durer 1494 Sebastian Brant. Nell’opera si nota che
viene usata da un folle, opera nave dei folli inizialmente infatti ha un significato negativo, si
capisce che è il folle che lega la benda poiché ha un cappello con le orecchie lunghe:
deriva da pene infamanti come il fallimento economico, poi diviene caratterizzato da un
significato positivo: giustizia cieca ovvero imparzialità.
Lo sguardo di Dio: rafforza l’idea della verticalità, società non secolarizzate, per secolarizzazione
si intende il movimento storico che ha interessato tutto l’occidente il diritto entra pienamente nel
secolo (la dimensione mondana, dimensione solamente umana) graduale irrilevanza della
dimensione religiosa.
Il fascio dei littori: i littori sono soldati che portavano un fascio, i romani avevano i littori ovvero un
insieme di legni legati da un laccio al cui c’era un’ascia, serviva ad eseguire sentenze corporali. Fu
anche il simbolo del partito fascista non rappresentava la giustizia bensì l’unione.
La gru/lo struzzo: costanza che produce risultati, animale capace di sopportare gravi privazioni e
portare a termine il suo compito, imprese molto complesse. (Giulio Romano “Giustizia” Sala di
Costantino), (Luca Giordano “Giustizia” Firenze).
Cornucopia: cono pieno di doni simbolo di abbondanza, essa è associata alla giustizia, in quanto
essa è in grado di produrre benessere e prosperità sociale.
Ulivo: legato all’idea della pace.
Penna: scrittura delle sentenze.
Libro : del diritto (Digesto).
Allegoria del buon governo (Lorenzetti) giustizia commutativa/ giustizia distributiva.
Concordia.
Allegoria del cattivo governo: tiranno.
Effetti del buon governo esprime l’idea che diritto e giustizia hanno a che fare con la vita
quotidiana.
Effetti del cattivo governo.
Delacroix Naufragio di don Giovanni rappresenta una barca alla deriva raccoglie i naufraghi non
hanno di che di vivere sono ridotti allo stremo, vi sono due possibilità: guerra tutti contro tutti, dove
prevale il più forte, dominio della forza, ma essi scelgono la seconda possibilità: scelgono una
procedura, si sono accordati su delle regole: dominio della regola.
Quadro astratto: rappresenta l’idea di terzietà associata alla giustizia, un terzo rappresenta la
legge o il giudice, diversamente dalla morale (io e un altro).
Athena: colei che ha inventato il processo così come lo conosciamo. 2
Augure: bastone ricurvo (lituus) etruschi.
Principi metafisici della dottrina del diritto (Kant).
Il diritto non è mai completamente riconducibile a una dimensione fattuale (fatti che possono
essere colti attraverso i sensi), il filosofo prende in considerazione la distinzione tra possesso e
proprietà; per possesso intendiamo il potere sulla cosa ovvero un potere fattuale. Per proprietà
intendiamo il diritto di disporre e di godere delle cose in modo pieno ed esclusivo, dimensione
intellettuale/spirituale non materiale/fisica.
La proprietà è caratterizzata dal fatto che anche se non possiedo fisicamente una cosa ho un
possesso reale, una proprietà giuridica: stabile. Diversamente dal possesso fattuale/fisico o
possesso empirico, che comunque è tutelato: tutela dallo spoglio illegittimo (anche il ladro è
tutelato). La proprietà si riferisce al piano dei concetti (mondo noumenico ovvero sul piano del
pensiero) non la cogliamo attraverso i nostri sensi ma grazie a categorie giuridiche . Kant utilizza la
metafora della mela e del suolo su cui si è coricato, tenerla in mano non determina un proprietà ma
esclusivamente un possesso empirico, il fatto che io sia proprietario di una cosa anche se è
distante da me, in qualunque luogo, fa di me il possessore reale.
Erodoto (480 a.C. circa- 420 a.C. circa) storie 3
Primo storico dell’umanità, si pone un problema centrale, il problema della norma retta/giusta
all’interno del complesso di norme dell’ordinamento ma diventa ancora più problematico
individuare una norma giusta comparando le culture: SFERA DEL GIUSTO tra le diverse culture
comparando la varietà dei contenuti degli ordinamenti giuridici. Erodoto descrive come il
comportamento di un folle gli atti di Cambise che compie atti sacrileghi ovvero apre le tombe per
esaminare i cadaveri, e deride le pratiche delle altre culture, solo un folle non è in grado di
comprendere la diversità culturale. Sostiene che se si proponesse a tutti gli uomini di scegliere tra
tutte le usanze migliori ciascuno indicherebbe le proprie. Prende in considerazione i riti di
passaggio: nascita e morte, in particolare il trattamento dei cadaveri, e descrive il primo esempio di
esperimento di dialogo interculturale, Dario l’imperatore durante il suo regni manda a chiamare i
greci che erano soliti cremare i cadaveri che alla domanda se fossero disposti a mangiare i loro
cadaveri affermarono che mai lo avrebbero fatto. Allo stesso modo gli indiani che erano soliti
mangiare i cadaveri dichiararono che mai avrebbero cremato i loro morti. “La consuetudine è
regina di tutte la cose”. Si parla dunque di un relativismo culturale/ giuridico non esistono norme
giuste in astratto ma solo in relazione ad una cultura/ consuetudine e questo non coincide con
l’arbitrarietà.
Platone (427- 347 a.C.) La repubblica.
Prima tesi di Trasimaco sofista: norme giuste dipendono da una sola cosa: il diritto è il nome che
chi ha il potere dà ai propri interessi, l’utile del più forte, le norme giuste in una società aristocratica
sono le norme aristocratiche, in una società democratica sono le norme democratiche. Il giusto
dipende da chi ha il potere. Ogni forma del potere stabilisce dunque le leggi in funzione del proprio
utile, sanciscono che giusto per i sudditi è ciò che è utile ai detentori del potere. Idea simile a K.
Marx secondo cui il diritto di una società non è giusto in quanto tale ma perché è la classe
dominante che pretende quel diritto.
Seconda tesi: il più forte è anche colui che è più felice, la società è dominata da interessi
contrapposti, guerra tutti contro tutti, è sensato cercare di farli prevalere. C’è del buono nel diritto
ma Trasimaco dice che è lo stesso ragionamento che fanno le pecore quando vengono trattate
3
bene dal padrone, bene è sempre strumentale al potere. Una parte della società comprende che
giustizia è l’utile del sovrano l’altra parte è lo strumento di chi ha il potere: pecore. Il mondo è di
colui che riesce a esercitare una soverchiante supremazia (idea condivisa da Nietzsche). L’idea di
giustizia completamente rovesciata di Trasimaco è una visione radicale, e Platone scrive molto per
confutare tali idee, Trasimaco non si adegua alla concezione generale di cosa sia il diritto, secondo
la concezione generale il diritto non è una resa al fatto, alla violenza o al più forte. Trasimaco
accusa Socrate di essere ingenuo, di non capire come vada il mondo, bisognoso di una balia, un
moccioso, Trasimaco sostiene che il giusto è l’utile del più forte anche se possa sembrare che non
sia così, che il giusto coincida con il bene generale, in realtà ci sbagliamo è un’impressione fallace,
mera coincidenza con il bene generale è strumentale al bene di chi governa. Rivolgendosi a
Socrate Trasimaco sostiene che la vita dell’ingiusto è più felice perché ponendo i propri interessi
prima di tutto è in grado di guadagnare di più rispetto a chi si comporta rettamente. Il tiranno è
colui che gode della massima felicità possibile; essendo che la sua volontà coincide con il diritto e
dice che il ladruncolo non è niente in confronto a lui in quanto sarà considerato colpevole di parziali
misfatti, mentre il tiranno si impadronisce anche degli uomini riducendoli in schiavitù. Chi biasima
l’ingiustizia è solo perché teme di subirla.
Blaise Pascal (1623-1662) I pensieri.
Pensatore, filosofo della prima modernità, egli fa una riflessione etico, morale e giuridica. Ha una
posizione fortemente relativista che si avvicina alla concezione di Erodoto, influenzata dalla
corrente dello scetticismo (=dubitare di qualcosa) secondo Pascal è sensato dubitare di ogni idea
di giustizia, riferimento a Pirrone, non c’è alcuna verità assoluta. La posizione scettica è
contraddittoria, verità ammessa dallo scettico “non esiste alcuna verità. Secondo Pascal non si
deve dire che non esiste il bene perché salterebbe tutta la società, menzogna giustificata, diritto in
quanto tale è una convenzione che deve avere un contenuto. Occorre credere nel diritto.
228. Pirrorismo. Ogni cosa è vera quaggù in parte, in parte falsa. Le norme giuridiche sono
essenzialmente imperfette, occorre seguire costumi del proprio popolo senza porsi troppe
domande.
230. Il diritto cambia come cambia il clima. Nulla secondo la sola ragione è giusto, tutto crolla con il
tempo, nessun ragionamento è immune al tempo, ritiene che non vi sia un diritto naturale nello
spazio e nel tempo. Sebbene l’incesto venga considerato un taboo universale le culture
determinano in modo dissimile i tipi di parentela che sono vietati. “Nulla è nostro, ciò che diciamo
nostro è frutto della convenzione” Cicerone. La consuetudine (il diritto vigente all’epoca era un
diritto consuetudinario), fonda tutta l’equità, per questa sola ragione che è accettata, questo è il
FONDAMENTO MISTICO della sua autorità come la religione. ATTO DI CREDENZA. Pascal
sostiene che chi volesse esaminarne il fondamento lo troverebbe debole ed evanescente. Infatti
una rivoluzione sottolinea la mancanza dell’autorità e della giustizia nei fondamenti della società.
“Poiché ignora la verità che lo libererebbe bisogna che sia ingannato”, bisogna che il popolo non
avverta questa verità per evitare la rapida fine della legge, bisogna che il popolo la creda eterna ed
autentica.
233. Pascal con un’immagine molto forte esprime ciò che aveva espresso in precedenza, che il
diritto cambi come cambia il clima; descrive due individui che vivono su due sponde diverse dello
stesso fiume, e come il primo sia legittimato ad uccidere il secondo perché i sovrani sono in lite
benché nessuno dei due sia un sovrano. E inoltre mostra come un individuo possa apparire come
un assassinio se avesse residenza dalla stessa parte del primo, mentre sarebbe acclamato come
eroe se avesse residenza nella sponda opposta. 4
237. La moda come determinai gusti, così determina la giustizia. Spirito dell’epoca/ contesto
culturale/ dimensione geografiche determina la giustizia, Montaigne moralista analisi sui costumi
delle varie culture.
238. Le sole regole universali sono le leggi del paese nelle cose ordinarie, e l’opinione del più nelle
altre. La giustizia da sola non basta perché sia effettiva deve essere accompagnata alla forza, se
no la forza perde altra strada. Dobbiamo accettare un certo grado di ingiustizia per avere la pace:
accettiamo tirannia come male minore per la pace che è il bene estremo.
240. Si segue l’opinione dei più perché hanno la forza, e le leggi più antiche perché sono uniche ci
tolgono la radice delle divergenze.
8.3
Diritto appare con modalità e contenuti diversi, le tesi precedenti sono ultimamente relativistiche
contrapposta alla concezione universalista, sostengono che non vi sia continuità di contenuti nel
tempo e tra i popoli ma che vi sia un'estrema varietà di questi ultimi. Diritto dipende dalla
contingenza storica. Pluralismo di valori, venir meno di certezze che hanno segnato tradizione
culturale. Nella nostra vi è un'accentuazione di questo relativismo, epoca che viene chiamata
epoca postmoderna ma anche tarda modernità per intendere che i fenomeni che sono presenti
nella nostra società erano presenti anche nella modernità ma che oggi vengono estremizzati. altra
definizione dell'epoca attuale è la concezione del sociologo Zygmunt Bauman che con
l'espressione "modernità liquida" intendeva l'istabilità dei rapporti e la precarietà degli stessi,
sottolineando come le relazioni siano diventate labili, dal matrimonio si è passati dalla
coabitazione, tutto diviene liquido e labile. Accentuazione sfiducia dell'insieme di valori tradizionali.
Touraine definiva la nostra società epoca "postmoderna" quindi postindustrale, considerando le
trasformazioni economiche o del lavoro.
Parole chiave di Modernità periodo che copre uno spazio temporale molto vasto; dal XVII secolo
alla fine della seconda guerra mondiale.
- Progresso: rappresentata dalle esposizioni univerali si parla di progresso senza esternalità.
- Libertà: rivoluzione francese.
- Idea di stato
- Ragione.
Modernità caratterizzata da industria pesante.
Nell'epoca postmoderna abbiamo una messa in crisi di tutte questi elementi che avevano
caratterizzato l'epoca precedente. L'idea di stato viene messa in crisi dalle guerre, dalla
globalizzazione e dalla sempre più vvasta interconnessione. L'idea del progresso viene messa in
crisi dai limiti che l'impatto delle nuove tecnologie produttive causavano al pianeta. La fiducia nella
ragione viene messa in crisi dalle tante cose che essa non ha saputo governare come le guerre.
Lyotard "La condizione posmoderna. Rapporti sul sapere".
Per narrazioni intendiamo discorsi di legittimazione, la legittimazione dei valori, la postmodernità
mette in crisi le narrazioni della modernità. Originariamente la scienza era in conflitto con le
narrazioni medievali, poiché studiate con il suo metodo risultano favole, tuttavia anche la scienza
necessita una legittimazione e dopo aver messo in crisi le narrazioni precedenti diventa a sua volta
5
narrazione dominante della modernità. Sfiducia nei confronti delle grandi narrazioni, questo
elemento caratterizza l'epoca postmoderna. Ogni epoca ha delle caratteristiche peculiari, quelle
della modernità sono appunto progresso, scienza, stato..i valori si accompagnano a delle
giustificazioni che sono sempre le ideologie che prendono il nome di narrazioni. La post-modernità
i caratterizza come un periodo in cui mettono in discussione le narrazioni della modernità, sono
sempre meno i valori che rendono coesa una società con conseguenze significative per il diritto.
Sofocle, Antigone 442 a.C.
Tragedia greca che si incentra sulla morte di Polinice ed Eteocle, morti combattendo l'uno contro
l'altr. Il sovrano della città, Edipo, esiliato dalla città, il regno spettava a Polinice ed Eteocle figli
maschi fanno un patto; avrebbero regnato a turno per un anno, comincia Eteocle, mentre P. si reca
ad Argo, città tradizionalmente nemica di Tebe. Allo scadere dell'anno E. non lascia il regno al
fratello che muove guerra da Argo. Combattendosi si uccidono vicendevolmente, il trono spetta a
Creonte (zio che non appartiene al filone nobile della famiglia) per questo motivo Antigone lo
disprezza). Creonte sottolinea come uno dei due sia morto difendendo la città, e l'altro
combattendola di conseguenza se al primo spetta un certo trattamento all'
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