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Syllabus teoria generale del diritto aa. 2016-2017

Camilla Passaniti Prof. G. Azzoni

La bilancia e la spada come simboli della giustizia: significato

Le immagini della giustizia

  • Bilancia
  • Benda
  • Spada

Cultura Egizia

La bilancia viene utilizzata come simbolo della giustizia già nei tempi più antichi, la prima rappresentazione infatti risale agli antichi Egizi. Nell’immagine è raffigurata la dea Ma’at che pesa sulla bilancia i cuori dei morti: per potere entrare nell’oltretomba bisognava avere il cuore più leggero di una piuma di struzzo. Per essere considerata un’anima pura il cuore non doveva pesare più della piuma. Gli Egizi credevano che senza l’ordine di Ma’at ci sarebbe stato ancora il caos primordiale ed era dunque una necessità per il faraone applicare e far applicare la legge per consentire il mantenimento dell’equilibrio cosmico.

Nelle altre culture la bilancia (ordalia in India) veniva utilizzata per pesare le streghe per cui se erano troppo leggere il sospetto era che potessero volare e venivano uccise. Dal 1600 fino al 1700 c’erano bilance di questo tipo in Germania e Olanda e venivano appunto utilizzate nei processi contro le streghe. La presunta strega veniva denudata e il suo peso doveva corrispondere a delle tabelle ufficiali. Se pesava meno significava che era una strega che poteva volare (1754 l’ultima strega uccisa in Germania).

La bilancia si diffonde ed è ancora ora il simbolo della giustizia più rilevante, per esempio fu rappresentata nel 1305 da Giotto a Padova. Giotto rappresentò anche l’ingiustizia. La bilancia è composta da un asse orizzontale ma anche da un asse verticale; fare giustizia significa equilibrare i piatti della bilancia. L’asse verticale sta a rappresentare l’idea della verticalità, dalla terra al cielo, facendo riferimento ad un’idea di giustizia come valore. L’asse orizzontale fa riferimento alla dimensione intersoggettiva, umana. Quando succede qualcosa nel diritto i piatti della bilancia perdono il loro equilibrio ed è la giustizia che deve operare per riportarli nella posizione di equilibrio.

Nei gesti per aes et libram, ovvero gli atti del diritto civile romano più solenni, si pesava il bronzo o un altro metallo. La bilancia dunque è sì un simbolo della giustizia ma anche uno strumento della pratica. Ritroviamo la bilancia anche su alcune monete risalenti al I secolo a.C.; su una moneta del 47 a.C. è rappresentata una cornucopia, simbolo dell’abbondanza, al centro della moneta, dalla quale partono poi due bracci a significare che dove c’è giustizia c’è prosperità. Ritroviamo la bilancia anche nella Cappella degli Scrovegni di Padova.

Spada come simbolo della giustizia

Insieme alla bilancia, altro simbolo importante per la giustizia è la spada. Per quanto riguarda il simbolismo della spada, questo è molto simile a quello della bilancia con una caratteristica particolare: la simmetria, è un’arma a doppio taglio. Taglia da entrambi i lati: equilibrio/assenza di pregiudizio in relazione alle parti.

La spada è simbolo di equilibrio, in quanto essa taglia da entrambi i lati. Alcuni esempi di imparzialità della spada, come simbolo di giustizia, sono:

  • Raffaello Sanzio, “Stanza della Segnatura”
  • Pavia San Pietro in Ciel d’Oro, “Arca di Sant’Agostino”

La benda come simbolo della giustizia: significato ed esempi

Il terzo simbolo più diffuso è la benda, il cui significato è quello di imparzialità, ovvero la giustizia non si lascia condizionare dalle varie appartenenze ma valuta solo gli elementi condizionanti. La giustizia non guarda in faccia a nessuno. Per la prima volta, durante il Medioevo, apparve il simbolo della benda (“Nave dei folli” di Sebastian Brant, 1497): essa aveva un significato totalmente negativo, in quanto rappresentava il fatto che il mondo andasse al contrario e la giustizia, essendo “bendata”, colpisse le persone a caso. La benda non aveva quel significato positivo di imparzialità, che le sarà poi attribuito successivamente. Per un lungo periodo, essa è stata considerata simbolo di cecità delle coorti e dell'arbitrarietà delle sentenze. Oggi, invece, la benda appare nell'iconografia ufficiale, come simbolo di imparzialità (esigenza di una giustizia imparziale) ed incorruttibilità dei giudici.

Altre immagini della giustizia

  • Lo sguardo di Dio: rafforza l’idea della verticalità, società non secolarizzate, per secolarizzazione si intende il movimento storico che ha interessato tutto l’occidente; il diritto entra pienamente nel secolo (la dimensione mondana, dimensione solamente umana) graduale irrilevanza della dimensione religiosa.
  • Il fascio dei littori: i littori sono soldati che portavano un fascio, i romani avevano i littori ovvero un insieme di legni legati da un laccio alla cui sommità c’era un’ascia, serviva ad eseguire sentenze corporali. Fu anche il simbolo del partito fascista non rappresentava la giustizia bensì l’unione.
  • La gru/lo struzzo: costanza che produce risultati, animale capace di sopportare gravi privazioni e portare a termine il suo compito, imprese molto complesse. (Giulio Romano “Giustizia” Sala di Costantino), (Luca Giordano “Giustizia” Firenze).
  • Cornucopia: cono pieno di doni simbolo di abbondanza, essa è associata alla giustizia, in quanto essa è in grado di produrre benessere e prosperità sociale.
  • Ulivo: legato all’idea della pace.
  • Penna: scrittura delle sentenze.
  • Libro: del diritto (Digesto).

La giustizia e la concordia in Ambrogio Lorenzetti

Ambrogio Lorenzetti ha raffigurato l’allegoria del buon governo e quella del cattivo governo in cui troviamo raffigurata la giustizia. Altra opera di Lorenzetti è quella che riguarda gli effetti del buon governo in città ed è legata alla presenza di varie attività commerciali, oppure alla rappresentazione di alcune fanciulle che danzano. Diversa ancora è l’opera sugli effetti del buon governo in campagna dove ogni cosa è rigogliosa a cui si contrappone l’altro affresco che riguarda gli effetti del cattivo governo in campagna e in città.

Ambrogio Lorenzetti, nel suo ciclo di opere intitolate “Allegoria del buono e cattivo governo”, intende esprimere diversi principi, ovvero:

Il buon governo

Esso è rappresentato da un anziano, che appare seduto su uno scranno simile ad un trono regale. Ciò simboleggia l’importanza di un buon governo: infatti, esso è fondamentale sia per svolgere un’adeguata amministrazione della “res publica”, sia per garantire la concordia. La giustizia è un elemento fondamentale: senza di essa non può esservi un buon governo. Nell’opera, in alto vi è la sapienza, al centro la giustizia ed in basso la concordia: ciò significa che, per il buon governo, la giustizia è essenziale, in quanto trae ispirazione dalla sapienza umana e da Dio. Se un governo è caratterizzato dalla giustizia, esso potrà sempre garantire la concordia. In caso contrario, gli effetti sarebbero invasioni, terre abbandonate, saccheggi, assassini ecc. Questo affresco evidenzia la connessione tra la giustizia del diritto e il benessere della pace. In alto è raffigurata la sapienza, riferimento di verticalità che serve per far funzionare la giustizia. Si tratta della sapienza tipica delle vicende umane che si chiama phronesis. Si tratta di una sapienza applicata al caso concreto. La giustizia per essere tale deve riferirsi alla sapienza che riguarda un caso concreto e che porta alla concordia. Il nesso diritto-pace è un nesso profondissimo ed è fondamentale. Ovviamente il nesso esiste se la giustizia è retta. L’opera fa riferimento alla giustizia distributiva e la giustizia commutativa; la prima è legata al diritto penale mentre la seconda riguarda le transazioni civili.

L’importanza della giustizia

Nell’opera, vi è una donna che tiene una bilancia con piatti in perfetto equilibrio. Essa rappresenta la giustizia: elemento fondamentale di un buon governo, in quanto permette, a chi viene giudicato, di ottenere ciò che gli spetta (“dare a ciascuno il suo”). La giustizia si divide in “giustizia commutativa” (l’equità degli scambi: essa viene rappresentata da un angelo, che consegna a due mercanti gli strumenti per le giuste misure) e la “giustizia distributiva” (premiare i buoni [corona] e punire i malvagi [spada]: un angelo, con una mano mozza il capo ad un malvagio e con l’altra incorona un buono). Ai piedi del malvagio vi è un’arma da taglio: ciò significa che la giustizia disarma e rende inoffensivi i malvagi.

Il legame tra giustizia e sapienza

Nell’opera possiamo notare che la Giustizia ha gli occhi puntati verso l’alto, dove vi è la figura di una donna, che tiene in mano un libro con la scritta “Sapientia”. Ciò significa che la giustizia, nel svolgere tutti i suoi compiti, trae sempre ispirazione dalla sapienza. A sua volta, la figura della sapienza guarda in alto, verso il paradiso: quindi, per governare secondo la giustizia, non è sufficiente la pura e semplice sapienza umana, ma è necessario ispirarsi anche a quella divina.

L’importanza della concordia

Nell’opera dai piatti della bilancia scendono due corde che vengono tenute da una donna seduta. Essa rappresenta la Concordia. Questa donna unisce le corde della giustizia distributiva e commutativa. Inoltre, regge una grossa pialla sulle gambe: ciò significa che lo scopo della concordia, è quello di eliminare le controversie e rendere più lineari i rapporti. Tale corda intrecciata è, di mano in mano, tenuta da ventiquattro cittadini. La corda prosegue il suo cammino, finendo legata allo scettro tenuto in mano dal personaggio, che rappresenta il buon governo: tutto ciò significa che lo scopo di un buon governo, determinato dalla giustizia, è la concordia tra il suo popolo (la concordia viene rappresentata in fondo all’opera, in modo da rendere chiaro quanto essa sia vicina al popolo/caratterizzi il modo di vivere di un popolo, durante un buon governo).

La genesi della regola e il superamento del potere del più forte in Eugène Delacroix “Le Naufrage de Don Juan” (1840)

  • “Le Naufrage de don Juan” Eugène Delacroix 1840 Rappresenta una barca alla deriva che raccoglie i naufraghi che non hanno di che di vivere e sono ridotti allo stremo. Vi sono due possibilità: guerra tutti contro tutti, dove prevale il più forte, dominio della forza, ma essi scelgono la seconda possibilità, scelgono una procedura, si sono accordati su delle regole dominio della regola. Si estrae a sorte però per decidere chi dovrà essere “eliminato” e ciò significa che il diritto ha sempre a che fare con una procedura, una forma e una regola condivisa. Opera che rappresenta l’importanza del diritto contro la violenza: infatti, le persone rappresentate in quest’opera non hanno né cibo né acqua, ma concordano una regola per salvarsi, in base alla quale non prevale il più forte (il diritto è superiore alla violenza).
  • “Between figures” Sean Scully 1992 Quadro astratto che ha una forma particolare (trittico). La giustizia del diritto richiede che vi sia un terzo reale. Non si ha diritto senza terzietà.
  • Atena: Colei che ha inventato il processo così come lo conosciamo.

Erodoto, storie, III, 37-38: L’arroganza di Cambise e l’interrogatorio di Dario a Greci e Indiani

L’ordinamento giuridico ed il mondo sono contrassegnati dalla pluralità/dal pluralismo valoriale. Il relativismo è un giudizio di valore sul pluralismo: si tratta dell’idea che la giustezza e la validità delle norme, dipende solo dal punto di vista dei soggetti che vivono in una società in una determinata epoca. Ciò che è giusto, dipende solo dal luogo in cui avviene l’osservazione. Ad esempio: se sono un immigrato africano ho sicuramente valori diversi ed osservo la realtà da un punto di vista differente, rispetto ad un cittadino italiano. Quindi, in queste occasioni, può succedere che io ritenga giusti i miei usi e quelli degli atri sbagliati (assolutismo). I primi a sviluppare l’idea del relativismo accanto all’assolutismo, sono i greci: molto importanti sono “Le Storie” di Erodoto. Quest’opera deve essere analizzata sotto vari aspetti:

  • Dario il Grande rappresenta il relativismo, mentre Cambise è simbolo dell’assolutismo.
  • L’arroganza di Cambise: si tratta di una figura negativa, in quanto non rispetta le tradizioni, i costumi altrui, deride e disprezza tutto ciò che è diverso da lui. Egli è un sovrano folle: apriva tombe per esaminare i cadaveri, derise la statua del Dio Efesto, bruciava statue di culti diversi, scherniva le cose sacre e le tradizioni.
  • L’interrogatorio di Dario a Greci ed Indiani al contrario di Cambise, Dario compie il primo esperimento antropologico della storia. Egli chiamò 2 popoli con usanze totalmente diverse, ossia i Greci (cremavano i cadaveri) e gli Indiani (mangiavano i cadaveri). Dario chiese ai Greci se avessero mangiato i propri cadaveri ed agli indiani se avessero mai permesso di cremarli. Entrambi i popoli non acconsentirono. Infine, Dario prese atto di questa differenza, esclamando una frase di Pindaro “la consuetudine è regina di tutte le cose” relativismo culturale.

Il significato di questo racconto è che una norma può essere considerata giusta o sbagliata, solo in base alla cultura che ha ogni popolazione. Questo concetto deriva dal fatto che indiani e greci hanno usanze diverse (i greci seppelliscono i morti, gli indiani li mangiano), ma anche se trattano i morti in maniera differente, queste popolazioni hanno un’usanza comune: onorare i morti. Anche se delle popolazioni hanno usanze diverse, ciò non vuol dire che esse siano necessariamente sbagliate, in quanto diverse dalle nostre. Come sostiene il relativismo culturale, i valori sono relativi e dipendono sempre dal punto di vista di chi li afferma. Anche sulla base dell’esperimento di Dario, Erodoto ritiene che “se uno facesse a tutti gli uomini una proposta invitandoli a scegliere le norme migliori di tutte le altre, dopo aver ben considerato ognuno sceglierebbe le proprie: a tal punto ciascuno è convinto che le sue proprie norme sono di gran lunga le migliori di tutte”.

La figura di Trasimaco

Sappiamo che Trasimaco, sofista minore del V secolo a.C., nel corso della propria attività si occupò principalmente di retorica e politica. Per quanto riguarda la prima, Trasimaco è tra i principali sofisti ad occuparsi del cosiddetto «stile medio» o «misto», cioè quello stile retorico nato dalla commistione del sublime con l'umile. Oratore raffinato, pare fosse abilissimo nell'incitare il pubblico all'ira come al pianto, e per questo lodato e gettonato come insegnante.

Per quanto riguarda la sua attività politica, Trasimaco partecipò alla vita di Atene con vari discorsi pubblici. Il più importante di questi, intitolato Sulla costituzione, è dedicato alla costituzione ateniese e alla crisi del governo democratico. Il sofista individua la causa del declino in cui versa la polis nella cattiva condotta dei governanti, i quali si sono distaccati dalla costituzione degli antenati ingenerando scontri intestini: per favorire la concordia si dovrà allora tornare alla costituzione dei padri (in particolare alla lezione di Solone), che è semplice e retta guida per i cittadini (si noti che tali argomenti erano tipici della propaganda oligarchica). La fama di Trasimaco come filosofo politico, tuttavia, è dovuta a Platone, che lo scelse come interlocutore di Socrate. Nel Libro I della Repubblica Trasimaco apparteneva alla corrente dei Sofisti (coloro che usano la sapienza in modo provocatorio, persone colte ma aggressive, non amate dai filosofi). Egli afferma 2 tesi fondamentali:

  • Il giusto è l’utile del più forte
  • La persona ingiusta è felice

La prima tesi e la metafora del pastore

Il giusto è l’utile del più forte secondo Trasimaco, il diritto non è altro che l’utile del più forte. Il diritto è ciò che la classe dominante ritiene giusto ovunque, “sotto ogni cielo” (sotto ogni regime politico). La giustizia cambia sempre ma, ovunque essa si manifesti, proprio come il diritto, rimane l’utile dei più forti. Ad esempio: le leggi tiranniche sono l’elemento di forza di un governo tirannico, quelle democratiche di un governo del popolo, quelle aristocratiche di un governo oligarchico. Le leggi sono utili a chi, in una società, è più forte (è al comando o ha il potere). Chi è al potere condiziona le leggi, punendo i trasgressori, come colpevoli d’ingiustizia. Trasimaco dimostra questa tesi con vari argomenti, come l’esempio del gregge e dei pastori: il pastore fa il bene del suo gregge, ma fa tutto ciò solo ed unicamente per il suo interesse.

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Scienze giuridiche IUS/01 Diritto privato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camilla.passaniti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria generale del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Azzoni Giampaolo.
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