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Appunti teoria dell'attaccamento, esame psicologia sociale, Prof. Toni

Appunti di psicologia sociale sulla teoria dell'attaccamento basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Toni dell’università degli Studi La Sapienza - Uniroma1, della facoltà di Sociologia, del Corso di laurea in sociologia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psicologia Sociale docente Prof. A. Toni

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appartiene a soggetti che meglio si sono adattati all’ambiente, hanno competenze emotive

differenti e migliori, ognuno ha punti di forza e debolezza, avere un certo tipo di MOI

potrebbe essere utile in alcune professioni, è la loro espressione massima che può essere

problematica e a rischio.

Esistono due paure fondamentali nell’infanzia: la paura dell’estraneo e la paura della

separazione dalla madre, per le quali esistono due spiegazioni: quella dell’infanzia

condizionata, del comportamentismo, fattori positivi e negativi vengono letti come rinforzi

positivi e negativi dal bambino, che fanno sì che l’estraneo e la separazione vengono visti

da questo come negativi, qualcuno lo condiziona fin dall’inizio, ma è poco probabile che

una madre possa condizionare questa paura, di fatto intorno all’anno di vita queste paure

si presentano e questo può essere spiegato in termini evoluzionistici.

Bolwby quindi teorizza l’attaccamento come: una predisposizione biologica del piccolo

verso chi si prende cura di lui, una motivazione intrinseca e primaria basata sulla ricerca di

contatto e conforto, che si attiva nelle situazioni di pericolo, un sistema di controllo di tipo

cibernetico con lo scopo di mantenere un equilibrio omeostatico tra vicinanza ed

esplorazione, un comportamento orientato ad uno scopo, sopravvivenza, successo

riproduttivo.

Esistono quattro fasi di sviluppo del legame di attaccamento:

- FASE 1: (0-2 mesi) comportamenti di segnalazione e di avvicinamento, ricerca non

selettiva di contatto e prossimità.

- FASE 2: (3-6 mesi) comunicazioni dirette: ricerca selettiva di contatto e prossimità con le

figure familiari che si occupano di lui.

- FASE 3: (6-24 mesi) segnali di mantenimento della vicinanza, creazione di un effettivo

legame orientato e preferenziale, ricerca del contatto con il caregiver e paura

dell’estraneo.

- FASE 4: (24 mesi in poi) relazione basata su uno scopo programmato, perseguimento di

scopi comuni regolati dai feedback provenienti dall’ambiente.

Già dalla FASE 2 il bambino getta le basi di una consuetudine che diventerà aspettativa,

che poi si tradurrà in comportamento, fino ai 24 mesi il bambino continuerà a regolare i

suoi comportamenti secondo lo scopo e secondo i feedback che riceve, il bambino creerà

una vicinanza accettabile, secondo i feedback materni, per riuscire ad essere rassicurato.

Il bambino sarà:

- SICURO, se avrà una madre sensibile e responsiva

- EVITANTE, se la madre avrà un atteggiamento ipercritico, centrata sulla performance e

incapace di regolare le emozioni negative del bambino.

- AMBIVALENTE, se la madre avrà un atteggiamento imprevedibile, la metà delle volte

sicura e l’altra metà sottraente.

Bolwby ha creato un costrutto teorico ma dobbiamo aspettare il contributo della

Ainsworth, per comprendere che esistono gli STILI DI ATTACCAMENTO, la Maine

individuerà il corrispettivo di questi stili negli adulti, dimostrando con studi longitudinali, che

esiste una forte correlazione tra stili di attaccamento materno e quello dei loro figli.

Studi dimostrano che esiste una componente genetica temperamentale che permette ad

una madre di avere figli con temperamenti diversi che innescano feedback diversi,

esistono anche diverse variabili che co-variano, ma non condizionano lo STILE DI

ATTACCAMENTO, ma le sfumature.

A parità di stili di attaccamento esistono persone più o meno flessibili nelle loro strategie,

quindi il legame madre-bambino si struttura fin dalla nascita, la madre comincia ad essere

quello che la Ainsworth definisce BASE SICURA, ed inizia a studiare quali sono le

variabili che condizionano il comportamento della diade, attraverso il BALTIMORE

LONGITUDINAL STUDY, si sono studiate 26 coppie madre-bambino, per mezzo

dell’osservazione si sono contati i comportamenti della diade, e sono emerse due variabili:

- SENSIBILITA’

- RESPONSIVITA’

Una madre sensibile è in grado di riconoscere i bisogni del bambino, una responsiva è in

grado di rispondere a quei bisogni.

Una madre può essere sensibile e non responsiva e viceversa.

Mary Ainsworth studia le caratteristiche genitoriali della sensibilità, cioè la capacità di

comprendere i bisogni del bambino, e la responsività, cioè la capacità di soddisfare i

bisogni del bambino, la madre può rispondere o meno a questi bisogni, ma c’è comunque

nelle risposte un andamento coerente con le aspettative (MOI) della madre.

La Ainsworth elabora la STRANGE SITUATION, diventata importante metodo di

valutazione per comprendere i MOI, e quindi lo STILE DI ATTACCAMENTO dei bambini

intorno ai 12 mesi, è possibile poi ripeterla fino ai 6 anni di età.

Sottoponendo il bambino alle due paure ancestrali, la paura dell’estraneo e di essere

abbandonato si voleva testare il suo grado di sicurezza.

La STRANGE SITUATION si svolge in OTTO FASI, di fatto però le fasi più importanti sono

tre.

All’interno di una stanza vengono posti la mamma e il bambino, con dei giochi a

disposizione, ad un certo punto entra l’estraneo nella stanza e si osserva come il bambino

reagisce alla sua presenza, poi esce la mamma, e il bambino resta solo con l’estraneo, poi

torna la mamma, si osserva come il bambino reagisce alla riunione con la mamma, c’è poi

un momento in cui il bambino rimane completamente solo, per arrivare ad una seconda

riunione con la mamma.

L’idea della Ainsworth era quella di testare quali fossero i MOI dei bambini e quindi di

identificare gli STILI DI ATTACCAMENTO, quindi non si poteva non tener conto del

comportamento delle mamme, perché emergevano alcune differenze sostanziali.

Una MAMMA SICURA, riuscirà a regolare le emozioni del bambino, ad essere sensibile e

responsiva e a l’ansia data dal contesto, quindi il BAMBINO SICURO sarà nella

condizione di esplorare l’ambiente, di giocare. Quando entra l’estraneo il bambino sicuro

sarà diffidente all’inizio, ma se vede la mamma tranquilla potrà interagire con lui o

continuare a giocare, quando la mamma si allontanerà mostrerà il suo disappunto

piangendo, ma sarà facilmente consolabile, più velocemente dalla mamma che

dall’estraneo, una volta consolato tonerà ad esplorare.

Il BAMBINO AMBIVALENTE, rimane attaccato alla mamma, non interagisce con

l’estraneo, urla quando è solo, è inconsolabile dall’estraneo, la MAMMA è INAFFIDABILE,

il bambino non sa prevedere il suo comportamento, tenta quindi di starle vicino il più

possibile, il bambino non si consola, tanto è che spesso viene interrotta la valutazione,

quando la mamma ritorna il bambino ambivalente probabilmente colpisce la mamma che

si rende conto di quello che sta accadendo e mentalizza paura e senso di colpa.

Il BAMBINO EVITANTE, è spinto a giocare dalla mamma che tendenzialmente sembra

preoccupata, vive la situazione sperimentale come un esame, sembra preoccupata per la

performance, normalizza i comportamenti, il bambino inizierà a mantenere una giusta

distanza dalla mamma continuerà a giocare in tutte le fasi della STRANGE SITUATION,

apparentemente il bambino sembra non fare nulla, ci si è allora interessati al perché

questo accade.

Gli studiosi hanno allora iniziato a rilevare i livelli di CORTISOLO, l’ormone dello stress dei

bambini, prima e dopo la separazione, ed è venuto fuori che questi bambini mostravano

livelli più alti di ansia rispetto ai bambini sicuri e a quelli ambivalenti, quindi quando il

bambino sembra far finta di niente, di fatto sta solo mantenendo una distanza ottimale, che

è paradossalmente, per i bambini evitanti più importanti della vicinanza della madre.

La spiegazione di tutto ciò è rintracciabile nei MOI, che ci dicono che è più funzionale per

un bambino evitante mantenere la distanza piuttosto che avvicinarsi alla madre, si tratta di

un comportamento corretto secondo lo scopo, l’impegno cognitivo ed emotivo per un

bambino evitante è più alto di quello del bambino ambivalente, perché deve imparare tutta

una serie di comportamenti complementari a quelli della madre.

Lo stile di attaccamento del bambino è funzione dello stile di accudimento della madre.

Nella prima fase degli studi della Ainsworth sono stati rilevati 3 STILI DI

ATTACCAMENTO, i bambini che mettevano in atto quelli che, all’epoca, venivano definiti

comportamenti assurdi, riconducibili a deficit cognitivi, tipo il FREEZING, in assenza o in

presenza della mamma, o l’evitamento dello sguardo, venivano definiti come bambini

problematici, non organizzati, successivamente la Maine ha categorizzato questi bambini

come DISORGANIZZATI e ha dato un senso a questo tipo di comportamento, erano

bambini che avevano sperimentato delle mamme particolarmente difficili, che

sperimentavano loro stesse l’angoscia, assumevano comportamenti che venivano confusi

dal bambino, tra paura provata dalla madre e comportamenti che spaventavano il

bambino, si parla infatti di MADRI SPAVENTATE, SPAVENTANTI.

Il comportamento di FREEZING è stato riletto anche dal punto di vista etologico, si vede in

natura come le stesse dinamiche vengono messe in atto da alcuni animali, vengono

definiti comportamenti di FUGA BLOCCATA, io voglio scappare ma non posso, questi

bambini rimangono a contatto con la loro figura di attaccamento anche se abusante.

Le MAMME AMBIVALENTI sono state a loro volta abituate a vivere in una bolla, il 50%

delle volte sono competenti ed emotivamente vicine, anche dal punto di vista fisico.

C’ è un momento in cui avviene un corto circuito nella mente dell’ambivalente e avviene

una disconnessione con il bambino.

Il bambino ambivalente sviluppa dal punto di vista cognitivo una prevedibilità

dell’imprevisto, da adulti gli ambivalenti diventeranno gelosi.

La Maine, grazie all’ADULT ATTACHMENT INTERWIEV (AAI), riuscirà a rilevare lo stile di

attaccamento negli adulti e arriverà alla conclusione che c’è un 78% di accordo tra lo stile

della mamma e quello del bambino, tendenzialmente lo stile di attaccamento instaurato da

bambino rimane stabile fino all’età adulta, quindi verrà anche instaurato con un figlio, e le

dinamiche apprese con la madre vengono riproposte con il partner.

La paura nella mente di una persona ambivalente ha uno scenario catastrofico, da un

punto di vista clinico: se io devo controllare la paura devo creare scenari, se creo scenari

che non controlli avrò un attacco di panico, se creo scenari che lentamente inizio a

controllare mi sento sicuro.

La MADRE EVITANTE non si sintonizza sui bisogni primari del bambino, hanno difficoltà a

gestire il contatto con il bambino, hanno difficoltà nell’aptica e nella prossemica, crescendo

il bambino evitante sarà poco competente a sua volta.

Un bambino evitante è il prodotto di una madre che ha sperimentato a sua volta

comportamenti rigidi, una disciplina ferrea, il passaggio tra affettività e fisicità poteva

passare attraverso le punizioni corporali, nell’evitante le emozioni devono essere

eliminate, soprattutto quelle negative, tutto ciò che viene vissuto prende significato rispetto

al feedback dell’altro, per la mamma evitante qualsiasi cosa è perfettibile.

Tema centrale dell’evitamento è che l’altro è visto come giudicante e distanziante, di

conseguenza l’adulto evitante per stare al mondo compiace l’altro e dimostra una falsa

autonomia, deve dimostrare al mondo di potercela fare senza l’aiuto degli altri.

Tendenzialmente un evitante si sentirà un inetto, la mamma evitante di oggi non riesce più

ad essere incisiva perché socialmente inaccettabile, sono concentrate sulla performance,

quindi nell’incapacità di regolare le emozioni negative dei figli, e nell’impossibilità di dare

una sculacciata perché mal vista non fanno nulla, non mettono in atto nessun tentativo di

regolazione delle emozioni, legge solo le emozioni positive.

La MAMMA DISORGANIZZATA è concentrata su quello che deve essere fatto secondo

criteri etici o secondo quelli che pensa essere criteri etici. Dal punto di vista psicologico

l’impatto su questi bambini è amplificato. I bambini sono spaventati dalle loro madri, il

genitore è completamente anaffettivo, legge le emozioni solo attraverso un filtro cognitivo,

esistono delle emozioni giuste nei momenti giusti, i disorganizzati rimangono spiazzati

dalle emozioni. I genitori sono distaccati al punto da diventare spaventanti. Nelle famiglie è

utile che esistano delle regole, ma dove c’è una regola esiste un’eccezione, che però

dev’essere mediata nella relazione, per i disorganizzati non esistono eccezioni, il genitore

disorganizzato stabilisce delle regole secondo un criterio personale e si sente nel giusto se

punisce il bambino che non rispetta le regole.

Questi genitori sono abusanti anche solo dal punto di vista psicologico, il bambino si deve

umiliare per tornare a farsi accettare dal genitore, dinamica presente anche tra partner.

I MOI sono delle aspettative che il bambino si crea rispetto ai propri e agli altrui

comportamenti futuri, cioè cosa si aspetta dalla sua interazione con il mondo e degli altri

con lui stesso.

Esiste uno strumento, messo a punto dalla Maine per misurare l’attaccamento degli adulti,

che si chiama l’ADULT ATTACHMENT INTERWIEV, è uno strumento che valuta

l’attaccamento in base alla modalità narrativa degli adulti, non viene analizzato solo quello

che viene detto, ma come viene detto, viene fuori che esiste una correlazione diretta tra

modalità infantile e età adulta, cambiano solo le etichette.

Quello che da piccolo prende il nome di:

SICURO, viene definito LIBERO

EVITATE, viene definito DISTANZIANTE

AMBIVALENTE viene definito INVISCHIATO/PREOCCUPATO

DISORGANIZZATO viene definito NON RISOLTO

Il SICURO ha un modo di esprimersi dal punto di vista semantico coerente con gli episodi

che narra, la semantica, cioè ciò che riferisce è coerente con il narrato.

L’EVITANTE ha ricordi semantici idealizzati, riporta pochissimi episodi, è tutto

normalizzato dal punto di vista semantico, hanno pochi ricordi a causa dei processi

cognitivi di memoria e attenzione selettiva.

L’AMBIVALENTE prevalentemente mostra una memoria episodica, inonda di ricordi

disorganizzati e confusi dal punto di vista semantico.

La concordanza tra lo stile di attaccamento materno e quello del figlio e di circa 70/75%, la

percentuale è alta, ma non altissima, esistono delle variabili che vanno a modificare lo stile

di attaccamento del figlio.

La figura di attaccamento ha un effetto diretto sullo stile di attaccamento del figlio, l’effetto

del padre è diretto sulla madre, il padre è la figura di attaccamento della madre, il suo

ruolo è quello di controllare l’ansia della madre, l’effetto diretto sul bambino è visibile

intorno ai 6 anni, quando iniziano a giocare insieme, il padre diventa fondamentale per il

contatto con l’esterno.

I MOI possono essere semplificati in macrocategorie:

- SE HO UN MODELLO DEL SE POSITIVO E DELL’ALTRO POSITIVO SARO’ SICURO

- SE HO UN MODELLO DEL SE POSITIVO E DELL’ALTRO NEGATIVO SONO

EVITANTE

- SE HO UN MODELLO DEL SE NEGATIVO E DELL’ALTRO POSITIVO SONO

AMBIVALENTE

- SE HO UN MODELLO DEL SE NEGATIVO E DELL’ALTRO NEGATIVO SONO

DISORGANIZZATO

Il SICURO si sente amabile e degno di aiuto, vede gli altri pronti ad aiutare in caso di

bisogno.

L’EVITANTE si sente non degno di affetto, vede l’altro ostile e non disponibile a prestare

aiuto.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cristianabusatti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia Sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Toni Alessandro.

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