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Appunti lezioni corso "Psicologia sociale" prof Alessandro Toni

Il file contiene tutti gli appunti presi durante le lezioni del prof Alessandro Toni nell'anno accademico 2017/2018 nel periodo che va da Marzo 2018 ad Aprile 2018. Alcune parti sono state prese direttamente dalle slides mostrate a lezione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psicologia Sociale docente Prof. A. Toni

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ESTRATTO DOCUMENTO

Effetti non comuni = tra le opzioni comportamentali quali sono gli aspetti che le

differenziano? → le due università non differiscono (attribuzione interna). L’università

x ha meno tasse (probabilmente esterna).

Percepire gli altri

Desiderabilità sociale = i comportamenti che violano le norme di desiderabilità sociale

sono considerati come maggiormente determinati da cause interne. Ruolo →

situazionale (legato al contesto) | ruolo → disposizionale (legato alla personalità)

Modello tridimensionale del processo attributivo di Weiner → 1) Locus della casualità

(la causa è interna se legata alle caratteristiche dell’individuo, è esterna se legata alle

situazioni esterne es. fortuna in un esame)

2) Stabilità/Instabilità (causa interna stabile → tratti, abilità | interna instabile →

umore | esterna stabile → leggi, gerarchia | esterna instabile → fortuna, meteo)

3) La controllabilità (controllabile → impegno | non controllabile → difficoltà del

compito, fortuna, aiuto)

Teoria dell’inferenza corrispondente (Jones e Davis) → lo scopo dell’attribuzione di

causa è compiere inferenze corrispondenti, ossia giungere alla conclusione che il

comportamento di una persona rifletta disposizione interne o qualità stabili. Si inizia

quindi ad associare l’intenzionalità al tratto del carattere.

Osservando le azioni di un soggetto e gli effetti prodotti, l’osservatore deduce che una

certa azione è causata da specifici tratti personalità (disposizioni) di colui che agisce.

Poiché le caratteristiche di personalità sono considerate stabili e durature, conoscere

le disposizioni di una persona genera la convinzione di poterne prevedere i

comportamenti.

Effetti non comuni → confronto tra comportamento scelto e opzioni possibili (es.

pallina rossa)

Libera scelta → i comportamenti messi in atto liberamente sono più informativi

rispetto a quelli obbligati

Ruoli sociali → il comportamento è più informativo se non deriva da norme legate ai

ruoli.

Modello della covariazione (come cambia un aspetto in funzione dell’altro) di Kelley

→ ha elaborato il suo modello avendo come obiettivo quello di rispondere a 2

domande (1. Quali informazioni vengono comunemente analizzate per produrre

un’inferenza causale? 2. Secondo quali processi di elaborazione?) 13

Lui quindi sta criticando gli altri modelli, dicendo che lui prende in considerazione più

aspetti. La ripetizione delle osservazioni consente di stabilire se e con quale regolarità

e informazioni covariano tra loro. Le cause covariano con gli effetti: si valutano le

informazioni al di là degli oggetti stimolo, delle persone, dei contesti (distintività →

unico a produrre l’effetto? | coerenza → produce sempre lo stesso effetto?|

consenso → produce in tutti lo stesso effetto?) es. Mario mangia all’osteria Da Pippo

Il modello di K suppone che le persone abbiano a disposizione tutte le informazioni

necessarie per valutare l’evento sulle tre dimensioni, ma non sempre le persone

dispongono di tutte le informazioni.

Siamo cognitive miser → ricorriamo a spiegazioni rapide e apparentemente efficienti

che ci portano a commettere errori sistematici e distorsioni a base motivazionale.

Jones e Nisbett → tendenza ad attribuire proprio comportamento a fattori situazionali

se la condizione è negativa, comportamento altrui a fattori disposizionali (errore

fondamentale di attribuzione, Ross) → es. ritardo

Self-serving Bias di Attribuzione → effetti → sono detti anche biases al servizio del sé,

cono costituiti da una tendenza generalizzata ad attribuire a se stessi il successo e a

negare le responsabilità per l’insuccesso. (mantenere alta l’autostima)

Nelle relazioni intime → colpe al partner | group-serving bias → attribuzione

pregiudiziale a servizio gruppo in-group vs out-group | reputarsi al di sopra della

media → + simpatici + bravi alla guida | ottimismo irrealistico → sentirsi immuni da

malattie, es. “a me non succede” | falso consenso e falsa unicità → tutti la

pensano/tutti si comportano come me | illusione di controllo e di un mondo giusto

→ sensazione di essere padroni del proprio destino, ciascun ha ciò che merita

Euristiche di giudizio → meccanismi di semplificazione nell’acquisizione delle

informazioni: scorciatoie mentali/cognitive. Sono state riconosciute come le più

automatiche (semplici). Ce ne sono 4: euristica della disponibilità (giudizio sulla

probabilità di frequenza → es. disoccupazione → metodo del recupero della memoria

→ si costruisce in modo probabilistico la frequenza in base alla memoria), euristica

della simulazione (giudizio sulle probabili reazioni di un’altra persona riguardo ad un

evento → es. esame, reazione padre → metodo della ricostruzione su base mnestica

di uno scenario ipotetico relativo), euristica della rappresentatività (giudicare se una

persona/evento fa parte di una categoria → es. persona timida: è avvocato, notaio o

contadino? → calcolo della probabilità che una certa persona/evento rientri in una

categoria), euristica dell’ancoraggio (in presenza di informazioni ambigue o nuove →

14

es. esami universitari, assistenti → ricerca punto di riferimento: si stima quanto un

giudizio di avvicina al punto di partenza) 23 MARZO 2018

Psicologia Gestalt → psicologia costruttivista

Psicologia HIP (1967) → si andava a leggere e interpretare il comportamento umano

e quello che avveniva all’interno del cervello (meccanismi cognitivi) come se fosse un

computer (attenzione ai processi di memoria) → anche il comportamento può essere

ricondotto ai processi di memoria che vengono letti come processi informatici.

Chomsky → la spiegazione di come i bambini acquisiscono il linguaggio va a

confermare la teoria comportamentista.

Modello T-O-T-E → Miller, Galanter e Pribram (1960) → si interrogano su come gli

esseri umani risolvono un problema, focalizzandosi sulla creazione di un algoritmo

(sequenza organizzata di eventi che prevede una serie di alternative e che

ipoteticamente serve a risolvere un compito (l’algoritmo può essere applicato a più

problemi/situazioni). Quando l’essere umano affronta un problema, cosa fa? Si

prende un periodo per testare la situazione, poi per provare ad eseguire un compito

per risolverla, per poi chiedersi se questo comportamento ha funzionato ritestando

la situazione. L’essere umano si ferma se il suo comportamento ha risolto la

situazione. La mente umana ha bisogno di analizzare più volte ciò che compie. TOTE

→ test, operate, test, exit.

Piaget → uno dei massimi esponenti del costruttivismo. “L’intelligenza è, per

definizione, l’adattamento a situazioni nuove ed è pertanto una continua costruzione

di strutture”

Vygotskij → Da’ particolare importanza al contesto storico e al linguaggio.

Atteggiamenti → esistono vari modelli che tentano di spiegare gli atteggiamenti o di

modificarli tramite la persuasione. Es. Mario e Giovanni, Il deserto dei tartari.

Teoria della dissonanza cognitiva → se l’atteggiamento e il comportamento non sono

in equilibrio vi è un’attivazione fisiologica, letta dal corpo umano come

fastidio/frustrazione/ansia. Dissonanza post-decisionale (giustificazione scelta) –

Dissonanza contro-attitudinale (ricerca informazioni). La dissonanza può essere

ridotta modificando il peso e l’importanza che viene attribuita ad uno dei due

elementi (ma sì per qualche volta!). La dissonanza può essere ridotta modificando

l’elemento dissonante meno resistente al cambiamento (Smetto di fumare). 15

Esperimento 20 $ per una menzogna (195) → Festinger e Carlsmith. Ad alcuni soggetti

viene fatto svolgere un compito e successivamente di mentire sul compito svolto (gli

è stato chiesto di dire ad altri individui che quel compito non era noioso). I soggetti

20 dollari, al terzo nulla). Tutti e tre i gruppi hanno mentito. A distanza di un mese

viene chiesto a tutti i soggetti di valutare il compito svolto in precedenza. Chi non ha

preso nulla ha valutato il compito con un valore tendente a -0.4 (da -5 a +5). I soggetti

che hanno preso 20 dollari hanno attribuito un valore di 0.3. I soggetti che hanno

preso un dollaro → valore 1,4. Dov’è la dissonanza cognitiva? Rispetto alla messa in

atto di quel comportamento tutti i soggetti sviluppano dissonanza cognitiva (hanno

mentito su qualcosa su cui non volevano mentire). Perché questa analisi viene fatta a

distanza di un mese? I soggetti che hanno preso un dollaro dopo un mese si sono

autoconvinti e si sono detti che tutto sommato quel compito non era così noioso.

Sentimento di libertà di scelta → solo se si avrà la percezione di dover compiere una

scelta libera si potrà essere in dissonanza cognitiva.

Teoria della reattanza → formulata da Brehn (1966), illustra gli effetti della limitazione

della libertà di scelta e di azione sugli individui. Proibire ad una persona di agire in un

determinato modo, causerebbe la reattanza, ovvero una spinta motivazionale forte a

ristabilire il senso di libertà. Ne deriva che il modo più semplice per ristabilire il

sentimento di libertà risiede nell’esercitarla, mettendo in atto il comportamento

vietato. 26 MARZO 2018

Teoria dell’autopercezione → Bem. L’unico modo per comprendere gli atteggiamenti

è quello di distinguerli dai comportamenti.

Esiste davvero una relazione tra atteggiamenti e comportamenti? → La Piere → es.

cinesi → pregiudizio etnico (il 92% degli alberghi e dei ristoranti sostiene che è

impossibile accettare cinesi → gli individui, quando si trovano di fronte al cinese, per

motivazioni legate al consenso, non sono spinti a mandare via i cinesi. Quando non

c’è contatto diretto emerge la componente emotiva e cognitiva → non è così

automatico e semplice valutare l’atteggiamento.

Teoria aspettativa-valore → dal punto di vista teorico questi studiosi hanno pensato

al prodotto di quell’aspettativa (da 0 a 1) legata alla credenza al valore (da -3 a +3)

che ogni individuo attribuisce a quella credenza per capire se quell’oggetto analizzato

viene valutato negativamente o positivamente. Atteggiamento = somma dei prodotti

aspettativa x valore. Le stesse credenze potrebbero essere valutate in termini emotivi

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in modo diverso da parte di un altro individuo, e quindi il valore finale sarà diverso.

L’aspettativa ha a che fare con la parte cognitiva, il valore con la parte emotiva.

Basandosi su questo modello, Fishbein e Ajzen hanno elaborato la teoria dell’azione

ragionata → prende in considerazione le intenzioni, l’atteggiamento verso il

comportamento, verso le norme sociali, la credenza sulla probabilità degli esiti, le

norme soggettive, la percezione del controllo sull’esito ecc. Si valuta l’atteggiamento

verso il comportamento (come quell’atteggiamento può essere considerato, rispetto

al giudizio degli altri → gli altri possono condizionarmi?)

Come si formano gli atteggiamenti? (Fazio e Zanna) → se noi abbiamo un’esperienza

diretta rispetto all’oggetto in questione, abbiamo degli atteggiamenti più duraturi e

stabili nel tempo → fattore molto importante nel mondo del marketing (creare delle

esperienze → es. dare un campioncino per invogliare a comprare quel profumo).

Condividere un certo tipo di atteggiamenti con il gruppo porta a farsi accettare meglio

da quel gruppo (adattamento sociale → identità sociale). Funzione ego difensiva →

controllare l’ansia derivante dai conflitti interni. Espressione di valori → difendiamo i

nostri valori etici.

La persuasione → c’è un modo per modificare gli atteggiamenti degli altri? La

persuasione è un processo implicito, la convinzione esplicito. Come il modello

comportamentista può essere applicato alla persuasione? Spot pubblicitari → fanno

riferimento all’associazione di due effetti (pubblicità Checco e Nina, quando la

macchina veniva associata alla bella donna → l’interesse provato verso la donna viene

spostato sulla macchina) | effetto esposizione → all’inizio gli spot pubblicitari

venivano riprodotti sempre alla stessa ora con la stessa modalità, ultimamente invece

vi è “sovraesposizione” → se io sommo troppe informazioni dello stesso tipo,

l’individuo si stufa → il nostro cervello diventa sempre più attento alle nuove

informazioni → le informazioni ricorrenti vengono infatti schedate e etichettate come

conosciute. Se vengono sovraesposte diventano fastidiose (arousal).

Sleeper effect (Hovland e Weiss) → anche una fonte poco credibile ha la capacità di

persuadere. Quella fonte poco credibile però si consolida con il tempo. L’iniziale

atteggiamento difensivo del destinatario nei confronti della fonte inattendibile, che

determina nell’immediato un rifiuto del messaggio, con il tempo si può attenuare,

facendo sì che riaffiori il contenuto persuasivo del messaggio. 17

27 MARZO 2018

Primo modello esplicativo della persuasione → modello della risposta cognitiva

(Greenwald, 1968) → la quantità e la qualità dell’attività cognitiva che ogni persona

dedica ad un messaggio persuasivo hanno un’influenza rilevante sul processo di

persuasione. In questo modello tutta l’enfasi è posta sul tipo di pensiero che ogni

essere umano può immaginare rispetto ad un oggetto. Immaginare perché questi

ipotetici pensieri possono essere modificati dall’esterno → posso indurre un individuo

a pensare n aspetti positivi di una cosa se voglio che quella persona compri

quell’oggetto. Secondo questo modello ogni individuo quando valuta un oggetto si

farà un elenco di pensieri positivi o negativi correlati a quell’oggetto o a quel

messaggio (vedi Anderson). Dal punto di vista persuasivo posso andare a condizionare

o modulare la formazione dei pensieri, attraverso il messaggio che deve stimolare la

riflessione, portare l’individuo a valutare solo alcuni aspetti (quelli che considero

positivi). Es. bicicletta per Roma da vendere al signor X → devo fargli credere che farà

attività fisica senza spendere i soldi della benzina e quelli della manutenzione, che la

bicicletta è leggera e facilmente trasportabile ecc, senza fargli pensare alle

conseguenze negative (es. smog e incidenti).

Modelli a due vie → idea alla base: le informazioni possono essere elaborate

attraverso due canali alternativi (1. Automatico 2. Consapevole): automatico su cui

fanno leva le scorciatoie cognitive tendenzialmente soggettive e fallaci, consapevole:

elaborazione accurata, sistematica, consapevole. Quando utilizziamo il modello

automatico e quello sistematico? Tendenzialmente utilizziamo la strada automatica

quando non abbiamo voglia/tempo di analizzare nello specifico le informazioni in

entrata, quando il contesto non ci permette di analizzare bene il messaggio.

Teoria della probabilità dell’elaborazione → Petty e Cacioppo (1981, 1986)

distinguono la via centrale e la via periferica. La via centrale comprende l’elaborazione

accurata del messaggio (sistemica), la via periferica presta attenzione ai segnali

periferici (contesto, automatica). Quando il messaggio ha alta rilevanza personale le

persone valutano con attenzione il messaggio, quando invece il messaggio ha bassa

rilevanza personale lo sforzo cognitivo è inferiore e aumenta l’importanza dei segnali

periferici. Esperimento: studenti di un’università americana che devono sostenere un

esame finale complessivo. Hanno preparato due messaggi (argomenti forti: possibilità

di trovare lavoro dopo la laurea | argomenti deboli: fare contenti i genitori). Alta

rilevanza: l’esame riguarda LORO. Bassa rilevanza: l’esame riguarda un’altra

università e quindi altri studenti. In una condizione il messaggio proviene dalla

commissione sull’educazione, in un’altra da un professore di scuole superiori (fonte:

attendibile vs meno attendibile). Si è valutato quel messaggio per alta o bassa

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rilevanza rispetto al tipo di messaggio. Risultato: gli studenti erano più attenti alla

qualità del messaggio quando c’era una più alta rilevanza rispetto al loro futuro. La

qualità degli argomenti è più importante quando la rilevanza personale è alta

piuttosto che bassa. Se gli argomenti sono deboli le persone mostrano meno accordo.

Cosa si verifica quando una questione ha bassa rilevanza per la persona o è incapace

di elaborare il messaggio? Si presta più attenzione ai segnali periferici e si possono

adottare le scorciatoie mentali. Quando ho la percezione che ciò che mi viene detto

non ha basi secondo me oggettive, vado a cadere nelle scorciatoie di pensiero

(euristiche) → credo di più se quel messaggio è stato inviato da una fonte che reputo

attendibile. Per far sì che un individuo sia persuaso secondo questo modello devo fare

in modo che gli altri analizzano ciò che dico attraverso il canale periferico →

meccanismo di analisi superficiale. Messaggio → capacità di elaborazione elevata o

bassa → se elevata → via centrale | se bassa → via periferica. Esistono delle persone

inoltre che tendenzialmente per come sono fatte loro (personalità) analizzano

messaggi per lo più in modo periferico e altri in modo analitico: alcune persone infatti

amano approfondire le questioni più di altri. Una delle variabili più potenti in assoluto

per condizionare la scelta della via periferica o centrale è l’umore: in base all’umore

le persone tenderanno a scegliere una via piuttosto di un’altra. LIMITI del modello:

non spiega perché certi argomenti risultano più o meno convincenti o perché alcune

informazioni funzionano da segnali periferici.

Modello dell’elaborazione euristico-sistematica → Chaiken (1980, 1987) individuano

due vie (1. Euristica → basata sulle euristiche 2. Sistematica → messaggio analizzato

attraverso un algoritmo sistematico). In questo modello, secondo la via euristica, sarò

condizionato dal mio modo di sintetizzare le informazioni in entrata → prenderò le

decisioni su basi non oggettive legate al contesto.

Modello di Cialdini → le armi della persuasione. Cialdini si chiede come funzionano i

meccanismi di vendita. Emergono 6 principi sintetizzati da un settimo principio: nella

vendita esistono dei principi che gli individui seguono in modo automatico

(euristiche). I 6 principi: impegno e coerenza, reciprocità, riprova sociale, simpatia,

autorità, scarsità.

1. Impegno e coerenza → L’uomo è tendenzialmente portato a ricambiare quello che

gli viene dato. Siamo tendenzialmente portati ad essere coerenti con le scelte appena

fatte o fatte qualche tempo prima, comportandoci coerentemente con l’immagine

che abbiamo dato di noi. L’uomo ha bisogno di mantenere la parola data e portare a

termine ciò che ha iniziato. La coerenza delle azioni lo rende tranquillo in quanto lo

dispensa dal dover vagliare altre informazioni. Un impegno preso fa sì che la persona

che si è legata all’azione che deve compiere abbia motivi convincenti per non

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cambiare idea: l’impegno infatti va rispettato sia nei confronti degli altri sia nei

confronti del proprio essere interiore desideroso di coerenza.

2. Reciprocità → Le persone desiderano contraccambiare o restituire qualcosa di

equivalente a quanto si è ricevuto. L’azione scambievole tra simili nella convinzione

che ciò che si offre non andrà perduto, equivale a garantirsi in futuro un vantaggio. La

tecnica della “porta in faccia” consiste nello scambio di reciproci favori, ovvero nel

fare richieste eccessive per poi ripiegare su ciò che realmente si vuole ottenere.

3. Riprova sociale → per stabilire rapidamente cosa è giusto fare vi è la tendenza ad

uniformarsi ai comportamenti altri nella convinzione che il decidere e l’agire secondo

regole comuni e condivise metta al riparo dal commettere errori. (es. il venditore che

ti dice che l’abito che costa 5 euro ti sta male mentre quello da 20 euro ti sta

benissimo → sei spinto a comprare quello che “ti sta bene”) es. tripadvisor o siti in cui

si cercano recensioni.

4. Simpatia → questo principio afferma che delle persone che ci piacciono o che sono

simili a noi possiamo fidarci e siamo disposti ad accettare di buon grado una loro

richiesta o un loro consiglio. Mostrare di condividere i modi di sentire e di pensare del

prossimo produce una reazione di simpatia. (es. venditore che si rende simpatico

dandoti del tu e dicendoti che quel particolare oggetto ce l’ha anche lui ed è

comodissimo → impatto persuasivo)

5. Autorità → l’obbedienza all’autorità è un fattore indispensabile per la

sopravvivenza e lo sviluppo della società. Siamo educati fin dalla nascita a pensare

che obbedire all’autorità legittima è giusto, disobbedire sbagliato. L’autorità è un

importante fattore di persuasione. Le persone tendono ad affidarsi ad esperti

ritenendo che le risorse e le informazioni da essi possedute siano sufficienti per

giustificare comportamenti di obbedienza o di emulazione. Tendenzialmente

ascoltiamo il leader.

6. Scarsità → Le persone, quanto meno possono entrare in possesso di un qualcosa

perché raro o poco accessibile o quando per ottenerlo devono entrare in

competizione con altri, tanto più lo desiderano e il timore di restarne privi prevale

sull’idea di ricavare un effettivo vantaggio nell’ottenerlo. (es. nella vendita → tattica

del numero limitato o dell’offerta valida per pochi giorni, con la quale si sollecita il

pubblico a cogliere quella opportunità prima che finisca). 20

6 APRILE 2018

Approccio evoluzionistico → fondamentale per comprendere le dinamiche di gruppo

e tutto quello che è legato agli stereotipi. Si tratta di un approccio che fa riferimento

alle teorie evoluzionistiche: tra i massimi rappresentanti troviamo Lorenz e Tinbergen

i quali studiano il fatto che alcune dinamiche presenti nel mondo animale sono

presenti anche tra gli individui. L’uomo è il risultato di un’evoluzione biologica e

culturale (evoluzione bio-culturale). La teoria evoluzionistica è stata formulata da

Darwin e Wallace e costituisce il cardine fondamentale dello sviluppo della specie

umana. Studiano gli uccelli (Galapagos) → presenti in diverse zone della Terra ma con

caratteristiche diverse, in base all’ambiente circostante. Non sempre il genotipo

(caratteristiche latenti → genetica) corrisponde al fenotipo (caratteristiche

apparenti). Il fenotipo corrisponde all’espressione genica di una sola parte del DNA →

questo è il meccanismo alla base dell’evoluzionismo, che funziona attraverso la

produzione di variazioni (mutazioni genetiche → è possibile che alcuni geni

spontaneamente mutino). Le variazioni accadono indipendentemente dal contesto,

ma a causa della selezione. In funzione dell’ambiente, alla lunga, solo gli elementi

aderenti alla realtà propagano il loro genoma trasmettendosi.

Darwin (1859) “Origine delle Specie” → Selezione naturale (esiste un processo

naturale che seleziona i geni più aderenti alla realtà). Evoluzione → processo graduale

di cambiamento della specie. Selezione naturale → mantenimento delle

caratteristiche che meglio contribuiscono al successo riproduttivo degli individui.

Paure irrazionali (del buio, degli estranei ecc) → risultato dell’adattamento

all’ambiente → ai primordi della specie rimanere al buio voleva dire morire (es. gli

animali cacciano). Ci si aspetta che in futuro diventino a base innata paure come

quella dell’aereo (dal punto di vista filogenetico è una paura nuova).

I 4 perché di Tinbergen (1963) → vuole spiegare come avvengono i cambiamenti

all’interno delle strutture umane. Quali sono le cause che determinano un

cambiamento? 1. Le case prossime: il fenomeno è determinato da qualcosa

nell’immediato (es. ossa, muscoli, legamenti in palestra) 2. Le cause nello sviluppo

dell’individuo: il fenomeno è da ricondurre allo sviluppo dell’individuo; ad eventi

accaduti nell’ontogenesi (sviluppo dell’individuo da quando nasce a quando muore)

3. Le cause ultime: il fenomeno è da ricondurre alla funzione biologica → inclusive

fitness (qualcosa che ha a che fare con la possibilità di riprodurre e riprodursi) →

elemento tramandato geneticamente 4. Le cause nello sviluppo della specie: il

fenomeno è da ricondurre al modo in cui si è evoluta la specie → filogenesi (deriva

dai primati). 21

Esistono due scuole di pensiero evoluzionistiche → Scuola etologica tedesca (Eibel-

Eibesfeldt, Lorenz) e Scuola etologica inglese (Tinbergen, Hinde). Scuola tedesca → la

selezione naturale ha l’obiettivo di mantenere in piedi il gruppo. Scuola inglese → la

selezione naturale ha l’obiettivo di mantenere in piedi l’individuo. Scuola tedesca →

L’istinto è qualcosa di pre-programmato (a livello genetico è già scritto nel DNA).

Scuola inglese → propensione a base innata che deve essere costantemente in

relazione con l’ambiente.

Modelli idraulici della motivazione versus modelli cibernetici → Scuola tedesca:

Lorenz, modello idraulico o modello energetico della motivazione. Scuola inglese:

Hinde, le propensioni a base innata si attualizzano in comportamenti attivati da

sistemi di controllo corretti secondo lo scopo. Secondo H i comportamenti non

possono essere studiati in modo modulare (pezzo per pezzo), ciò che è interessante è

capire l’obiettivo a lungo termine: quindi ogni bambino troverà il modo adeguato per

restare vicino alla madre

Comportamenti altruistici → come vengono spiegati? Perché gli individui aiutano altri

individui?

Selezione parentale → se il valore assoluto è quello di mantenere il genoma e quindi

le caratteristiche genetiche protette perché devono propagarsi, nel concetto di

selezione parentale rientrano anche le famiglie allargate (inclusive fitness → capacità

riproduttiva del DNA che però genera famiglie allargate). Quindi parliamo di “Gene

Egoista”. Inclusive fitness o successo riproduttivo → potenzialità dell’individuo di

propagare al massimo le sue caratteristiche sia attraverso la progenie sia attraverso i

consanguinei. Ma allora perché A aiuta B contro C? Lo fa nella convinzione di essere

ricambiato. [Esperimento somma di denaro → a chi tendenzialmente siamo portati a

dare dei soldi? Al fratello giovane.] Nella selezione parentale entra in gioco il concetto

di ruolo di genere: in termini di investimento energetico/tempo/risorse le donne si

espongono molto di più → la madre si occupa dei piccoli e deve per forza stringere

legami affettivi perché ha bisogno di aiuto e il bambino deve avere accesso alla figura

di attaccamento, altrimenti muore.

Complesso co-adattato → cambiamento di più caratteristiche finalizzate ad un

compito specifico.

Scelta del partner → secondo criteri evoluzionistici: es. mani (idea di uomo forte,

come in passato, mani grandi e forti per combattere e cacciare). 22

9 APRILE 2018

Aggressività → strumentale (aggredire per ottenere ricompense, per appropriarsi di

un oggetto. Messo in atto a freddo e in modo calcolato) / ostile (aggredire con il solo

scopo di danneggiare) / violenza emotiva

Aggressione predatoria → assenza di segnali di minaccia, viene perpetrata in silenzio

Aggressione di tipo irritativo → difensiva rispetto ad uno stimolo nocivo

Aggressione ostile + predatoria = comportamento simile allo stalking

Pseudo-speciazione culturale → componenti di un altro gruppo vengono percepiti

come membri di un’altra specie animale (questo rimanda alla formazione degli

stereotipi)

Teoria dell’attaccamento → John Bowlby. L’attaccamento in Bowlby è una teoria che

spiega quali sono le dinamiche tra madre e bambino e quali sono le conseguenze di

queste dinamiche, sia sul bambino che sugli adulti. C’entra con la psicologia sociale

perché la psicologia sociale si occupa delle relazioni tra gli individui, di conseguenza

la teoria dell’attaccamento viene studiata ance in questa disciplina.

John Bowlby nasce a Londra in una famiglia dell’alta borghesia inglese. Viene allevato

da più bambinaie e all’età di 4 anni subisce la separazione dalla più amata, Minnie.

Secondo alcuni biografi sono proprio e prime esperienze infantili a determinare il

successivo interesse per gli effetti delle precoci separazioni dalla madre sullo sviluppo

umano. Bowlby sostiene che è necessario scoprire le dinamiche madre-figlio per

capire come queste dinamiche possano condizionare tutta la vita. Inizia a fare il

volontario in una scuola per ragazzi disadattati a Summerhill, ove rimane per 6 mesi.

Bowlby inizia quindi ad osservare (non come Freud dal punto di vista immaginativo-

interpretativo → Edipo) con gli occhi di uno studioso dell’epoca il comportamento di

questi bambini: fin dall’inizio capisce che questi bambini sono diversi dagli altri nei

termini di non competenza e inizia a definirli “psicopatici anaffettivi”.

Nel 1937 diviene psicoanalista ed inizia il training in psicoanalisi infantile sotto la

supervisione di Melanie Klein → contrapposizione con la Klein, che sosteneva la

presenza di fantasie infantili già nelle prime settimane di vita, e con Anna Freud, che

sosteneva l’importanza del complesso di Edipo (intorno ai 3 anni) nella comparsa dei

sintomi nevrotici. Bowlby sostiene l’importanza del contesto reale e della qualità del

legame primario tra il bambino e la figura allevante, senza considerare la sessualità,

nella genesi dei sintomi nevrotici. 23

Nel 1946 inizia a lavorare come vicedirettore nella clinica di Tavistock iniziando

concretamente ad osservare le dinamiche tra bambini e genitori. Con la

collaborazione di Ainsworth e Roberson inizia un progetto di ricerca sugli effetti della

separazione dalla madre sulla personalità in bambini ospedalizzati. Reazioni alla

separazione: protesta, disperazione, distacco. Bowlby nota che i bambini

attraversano sempre queste fasi.

Nel 1950 viene nominato consulente dell’Organizzazione mondiale della Sanità per

preparare un rapporto sulla salute mentale dei bambini abbandonati e orfani di

guerra.

Nel 1952 legge i lavori di Lorenz e formula la prima idea dell’attaccamento.

Gli esperimenti di Lorenz e l’imprinting → inizia a parlare di un qualcosa che avviene

allo stesso modo, a base innata, e che funziona anche nell’uomo. Studia le anatre, che

lo seguono come se fosse la mamma. Questo passaggio è fondamentale perché

accende la curiosità di Bowlby, desideroso di capire cosa spinga il bambino a stare

vicino alla mamma.

Gli esperimenti di Harlow → studi sui piccoli macachi Rhesus allontanati dalla madre

e inseriti in alcune gabbie che contengono due strutture metalliche: su una era

posizionato un biberon, l’altra era coperta da un panno (dava l’idea di calore). Dove

passerà il tempo la scimmia? Passerà più tempo a contatto con il panno. Con la figura

di attaccamento nella gabbia, in presenza di un oggetto estraneo, tenderà ad

esplorare (è rassicurato dalla presenza della “madre” → panno). Togliendo la figura

d’attaccamento nella gabbia, in presenza di oggetti estranei, la scimmia rimane ferma

e si deprime (stessi sintomi del bambino nell’ospedale), per poi smettere di mangiare,

e addirittura in molti casi le scimmie si sono lasciate morire o hanno assunto

comportamenti bizzarri.

Freud → legame madre-bambino → motivazione secondaria → soddisfazione bisogni

primari: cibo, pulizia

Bowlby → legame madre- bambino → contatto sociale → sicurezza-accudimento

L’attaccamento → sistema omeostatico (dovrebbe aiutare a mantenere le condizioni

interne ed esterne di sicurezza). Il sistema di attaccamento si attiva quando il bambino

sperimenta una condizione di insicurezza → più sono insicuro più devo avvicinarmi

alla mia figura di attaccamento che, a modo suo, tenderà ad abbassare i livelli di ansia

(ogni madre ha le sue caratteristiche specifiche, a volte contrastanti). 24

10 APRILE 2018

Influenze teoriche:

Etologia → osservazione diretta in condizioni naturali, fenomeno dell’Imprinting

(Lorenz), studi sulle scimmie Rhesus (Harlow)

Teoria dell’evoluzione → visione in termini di adattamento all’ambiente

Teoria generale dei sistemi e cibernetica → relazione d’attaccamento come sistema,

valorizzazione delle retroazioni (feedback → le informazioni di ritorno dal contesto

esterno verranno lette in modo coerente con il nostro modello operativo interno.

Cognitivismo → valutazioni dei sistemi di memoria (Piaget, Tulving) → i modelli

cognitivi che hanno a che fare con i processi di memorizzazione sono centrali

Due paure fondamentali dell’infanzia → dell’estraneo, ansia di separazione (dalla

madre). Due possibili spiegazioni: 1. Ipotesi dell’infanzia condizionata 2. Punto di vista

etologico.

Bowlby teorizza l’attaccamento come una predisposizione biologica del piccolo verso

chi si prende cura di lui, assicurandogli la sopravvivenza; una motivazione intrinseca

e primaria (per Freud era secondaria) basata sulla ricerca di contatto e conforto, che

si attiva nelle situazioni di pericolo; un sistema di controllo di tipo cibernetico, con lo

scopo di mantenere un equilibrio omeostatico tra vicinanza ed esplorazione (la

vicinanza è un prerequisito per l’abbassamento di ansia e paura); un comportamento

orientato ad uno scopo comune: la sopravvivenza e il successo riproduttivo.

Fasi di sviluppo del legame di attaccamento → Fase 1 (0-2 mesi): Comportamenti di

segnalazione e di avvicinamento: ricerca non selettiva di contatto e prossimità; Fase

2 (3-6 mesi): Comunicazioni dirette: ricerca selettiva di contatto e prossimità con le

figure familiari che si occupano di lui; Fase 3 (6-24 mesi): Segnali di mantenimento

della vicinanza: creazione dell’effettivo legame orientato e preferenziale, ricerca di

contatto con il caregiver e paura dell’estraneo; Fase 4 (24 mesi in su): Relazione basata

su uno scopo programmato: perseguimento di scopi comuni regolati dai feedback

provenienti dall’ambiente.

Il sistema comportamentale di attaccamento → La figura di attaccamento è

sufficientemente vicina, sintonica, capace di risposte sensibili? Se sì, si sente

sicurezza, amore, fiducia in se stessi, il bambino è giocoso, sorridente, esplorativo e

socievole. Se la risposta è no, esistono due tipi di reazioni: evitamento, atteggiamento

guardingo, diffidenza o rabbia. Nel primo caso abbiamo un tipo di “madre sicura”,

25

altrimenti abbiamo una madre evitante, incapace di cogliere le emozioni del figlio

perché non riconosce le proprie.

Collaborazione con Mary Ainsworth → inizi anni 50. Il legame madre-bambino si

struttura fin dalla nascita. La tendenza del piccolo all’esplorazione è regolata dalla

capacità della madre di porsi come base sicura. Esplorazione e accostamento sono

mantenuti in equilibrio omeostatico. Baltimore longitudinal study → 26 coppie

madre-bambino osservate per un anno nell’ambiente domestico in episodi quali

l’accudire, il gioco faccia a faccia, il contatto fisico, le situazioni di sconforto; le risposte

delle madri venivano valutate con due scale: sensibilità (una madre sensibile è quella

che è in grado di riconoscere i bisogni del bambino) e responsività (una madre

responsiva è quella che è in grado di rispondere a quei bisogni). La sensibilità materna

ai segnali del piccolo durante i primi tre mesi era predittiva della qualità della

relazione nell’ultimo quarto del primo anno. Confutate le teorie comportamentiste.

Secondo la teoria dell’attaccamento, il periodo sensibile è il periodo in cui l’individuo

ha una maggiore prontezza ad apprendere le caratteristiche della figura allevante

(diverso dall’Imprinting di Lorenz: concetto molto più predeterminato. Lorenz

giustifica il comportamento delle papere come un qualcosa di predeterminato, nel

momento in cui la papera esce dall’uovo e vede la figura)

La base sicura è l’atmosfera creata dalla figura d’attaccamento per la persona che le

si attacca. 13 APRILE 2018

Schema/Categoria: insieme strutturato e organizzato di conoscenze riguardanti

individui o cose della medesima natura o genere.

Schema cognitivo → insieme strutturato e organizzato di conoscenze che guida

l’elaborazione delle informazioni. Semplifica le informazioni interpretandole in un

modo specifico. Una volta classificato uno stimolo ed inserito in una categoria

mentale, esso acquista valenze tipiche della categoria ed indipendenti dallo stimolo.

Quali sono questi schemi? 1. Schemi di eventi: script [ristorante] 2. Schemi di persone

3. Schemi del self 4. Schemi di ruolo.

Esperimento Zimbardo → 1971, La prigione di Stanford. Zimbardo era uno psicologo

sociale che conduceva i suoi studi a Stanford. Per studiare gli schemi mentali, ha preso

un gruppo di persone per poi dividerle in maniera casuale dopo averli interrogati per

comprenderne la personalità e le variabili del carattere. All’interno del laboratorio

26

universitario assegna i ruoli agli individui: carcerati e guardie. L’esperimento è stato

interrotto per eccesso di aggressività di ambo le parti, troppo immedesimate nel ruolo

ricoperto. I processi cognitivi normali in funzione del contesto si modificano in base al

ruolo.

Gli schemi di gruppo sono le basi degli stereotipi → gli stessi meccanismi di

semplificazione funzionano anche per i gruppi sociali: quando parliamo di stereotipo

abbiamo l’idea di idee preconcette, ma in realtà sono l’applicazione di schemi mentali

già presenti che non possono non essere messi in atto. Le informazioni in entrata

verranno sempre e comunque modificate e condizionate dallo schema di gruppo

preso in considerazione.

Idee preconcette riguardo particolari gruppi di individui: uomini vs donne, bianchi vs

neri, giovani vs vecchi, destra vs sinistra.

Schema + meccanismi cognitivi (memoria e percezione selettiva → analizzo solo le

informazioni coerenti con il mio schema mentale, senza prendere in considerazione

le informazioni divergenti con il mio schema: non vedendole le tralascio e quindi non

le elaboro e non le ricordo) semplificazione e organizzazione + rigidità percettiva =

stereotipi. Questi meccanismi cognitivi servono a semplificarci la vita, rendendo le

risorse cognitive più disponibili. Dalla somma di questi meccanismi nascono gli

stereotipi. È possibile disinnescare uno stereotipo modificando la categoria? Quando

è molto forte lo stereotipo alla base, siamo spinti a trovare delle eccezioni: ad

esempio, spesso gli uomini ritengono che le donne non siano particolarmente brave

nelle materie scientifiche, e nel momento in cui vedono delle donne studiare

determinate materie, tendono a considerarle come un qualcosa di “diverso” dalle

donne in sé.

Attivazione schemi: come faccio a dire che ciò che vedo può essere ricondotta ad una

categoria? 1. Salienza (tratti salienti: es. colore della pelle che ci fa ricondurre

quell’individuo a quella categoria) → esistono variabili salienti (quella variabile che

più delle altre viene riconosciuta) | figura-sfondo → es. in un’aula mista si coglie la

differenza uomo-donna; in un’aula di sole donne o solo uomini, attiverò una serie di

considerazioni al di là del genere → variabili diverse. 2. Effetto Primacy → le

informazioni che elaboriamo prima sono funzionali per elaborare quelle successive.

3. Effetto Priming (effetto attivazione) → le informazioni in entrata condizionano

quelle successive, rispetto all’attivazione delle categorie [es. aggettivi + giudizio → se

attivo una categoria inconsapevolmente, tutto quello che viene detto dopo viene

interpretato come tendenzialmente collegato allo schema mentale in questione] 27

Come mai, se gli stereotipi sono comunemente connotati come una forma di pensiero

negativo, il loro uso è tanto diffuso e la loro forza tanto pervasiva?

Esperimento non presente sul libro → 1. Formazione di impressione di personalità di

4 individui a partire da una lista di tratti che li caratterizzavano (con etichetta

stereotipata) 2. Ascolto di un brano e memorizzazione del maggior numero di

informazioni riguardo il suo contenuto (senza stereotipi) | I soggetti che avevano a

disposizione le etichette stereotipiche avevano acquisito maggior informazioni → i

principi di selezione, percezione e memoria vengono così orientati nell’acquisizione

delle informazioni.

Errore di corrispondenza → I comportamenti associati ai ruoli vengono attribuiti a

caratteristiche di personalità dei singoli individui che appartengono a quel gruppo (es.

Le donne sono emotive e romantiche. Federica è una donna. Federica è emotiva e

romantica)

Correlazione illusoria (Hamilton e Guiffort, 1976) → Sovrastima dell’associazione tra

due variabili che non sono correlate o lo sono in modo debole. È la tendenza a ritenere

che due eventi siano tra loro associati anche quando nella realtà una simile

associazione non è presente.

Categorizzazione sociale → effetto di assimilazione → tendenza ad attenuare le

differenze tra gli elementi della categoria (caratteristica fondamentale degli

stereotipi)

Funzioni degli stereotipi: 1. Cognitiva (processo di semplificazione dell’ambiente

sociale attraverso la categorizzazione sociale) 2. Di difesa (dei propri sistemi di valori)

3. Sociale (creano o rafforzano le ideologie atte a spiegare azioni collettive verso altri

gruppi) 4. Di differenziazione (servono a differenziare positivamente il gruppo che li

possiede dai gruppi di confronto). 16 APRILE 2018

Come misurare gli atteggiamenti (cap 14) → gli atteggiamenti sono composti da più

componenti: cognitiva, comportamentale ed emotiva. Fondamentale è il modello

Tripartito di Rosemberg e Hovland (1960)

Gli atteggiamenti come altri costrutti psicologici non possono essere osservati

direttamente, ma devono essere inferiti da indicatori manifesti: comportamenti,

affermazioni, reazioni fisiologiche. Gli studiosi si sono dedicati alla ricerca di metodi

affidabili per studiare questi costrutti psicologici attraverso indicatori significativi. 28

Scelta degli indicatori → 1) Autodescrizione (self-report) di credenze, opinioni,

sentimenti (risposte aperte, espressioni di accordo/disaccordo con item selezionati)

2) Comportamenti (come firmare petizioni, dare contributi in denaro) 3) Reazioni

fisiologiche correlate alla presentazione dell’oggetto di atteggiamento (conduttanza

cutanea, dilatazione delle pupille, frequenza cardiaca ecc..)

Metodi diretti e indiretti: 1) Tecniche dirette/esplicite: il modo più semplice e diretto

per misurare gli atteggiamenti è quello di chiedere alle persone cosa pensano 2)

Tecniche indirette/implicite: strategie sperimentali capaci di valutare e misurare gli

atteggiamenti in maniera efficace anche a livello implicito, tentando di annullare o

minimizzare la tendenza che gli individui hanno a volte di controllare e inibire risposte

non socialmente accettabili.

Metodi diretti scalari → le risposte date da differenti individui ad una serie di

domande su un atteggiamento possono essere confrontati.

Le scale più famose:

1) Scala di Thurstone

2) Scalogramma di Guttman

3) Scala Likert

4) Differenziale semantico

1 → Scala di T a intervalli equivalenti: prevede l’utilizzo dello stesso approccio su cui

si fondano le rilevazioni dei parametri psicofisici (l’idea è che gli item – le domande –

somministrate dovrebbero avere un’intensità di pregiudizio crescente e

proporzionale, così come un individuo può percepire il tatto → l’obiettivo è quello di

creare una scala che contenesse valori più bassi di pregiudizio e valori più alti:

dev’esserci stessa distanza concettuale tra item 1 e item 2, item 8 e item 9). Come si

costruisce la scala? 1. Raccolta di un numero sufficientemente elevato di affermazioni

o quesiti (non meno di 100) che esprimano atteggiamenti verso un oggetto specifico:

i quesiti di ricavano da conoscenze del ricercatore o dalle sue esperienze, da studi

precedenti, coinvolgere esperti della tematica in questione. 2. Ogni affermazione

viene trasformata in un item chiaro. 3. L’intento che si deve perseguire è quello di

individuare item idonei a descrivere l’intero continuum (item che vadano dagli

atteggiamenti più sfavorevoli a quelli più favorevoli). Vengono poi interpellati i giudici

indipendenti che non hanno contribuito alla prima fase della stesura, che devono

valutare gli item precedentemente raccolti. Devono dividere i foglietti in 11: il criterio

dell’urna è che questi 11 esperti, leggendo ogni foglietto, devono decidere dove

posizionare i foglietti sulla scala (es. chi non fa yoga è un mostro). Quando si aprono

29

le urne si contano le schede e per ogni item si calcolano media, mediana e deviazione

standard. Si selezionano gli item, almeno uno per ogni valore. Limiti della scala →

l’affidabilità della scala viene delegata ai giudizi di giudici indipendenti, che spesso

non sono in grado di dare valutazioni svincolate dalle loro opinioni che potrebbero

non riflettere quelli della popolazione a cui si somministra il test.

2 → è incentrato sulla proprietà cumulativa. Il metodo ideato da Guttman permette

di trasformare un grande numero di item in una scala unidimensionale con

caratteristiche ordinali → il criterio è ordinare la sequenza delle domande per

individuare la posizione di ciascun individuo intervistato. La logica sottostante è che

ogni item ha un effetto cumulativo sugli altri: se un intervistato è d’accordo con

un’affermazione dovrà trovarsi d’accordo a tutte le altre affermazioni che la

precedono (scalogramma perfetto → es. Il tuo peso corporeo di almeno 60 kg?).

Formulazione degli item → 1. Il ricercatore formula un numero di item monotoni

(unidirezionali) che esprimono l’atteggiamento che si vuole studiare a vari livelli di

intensità. 2. Ogni item è costruito in modo da dar luogo a risposte dicotomiche

gerarchicamente ordinate. Limite → esistono incoerenze. Se il livello di errore è più

alto del 10% viene escluso il soggetto “anomalo”. A causa della sua complessità non

viene utilizzato molto spesso, anche in funzione del fatto che gli item possono a volte

essere ordinati logicamente ma non psicologicamente.

3 → “Metodo dei punteggi sommati” → si tratta delle scale che vengono utilizzate di

più. L’obiettivo è quello di trovare un continuum unidimensionale (non ordinale) che

va da un livello minimo ad un massimo di accordo e condivisione. Gli intervistati

devono esprimere il loro accordo/disaccordo per ciascun item servendosi di una scala

a più passi: le alternative previste nelle scale di risposta si articolano da un massimo

di disaccordo ad un massimo di accordo, passando per tutte le posizioni intermedie.

Ad ogni alternativa viene attribuito un punteggio numerico (un solo valore nelle scale

precedenti: valore intrinseco legato all’item secondo l’analisi del giudice, in questo

caso tutti gli item hanno lo stesso peso e l’individuo valuta il suo grado di

accordo/disaccordo) → es. gradimento del servizio della biblioteca. Gli item inversi

spingono il soggetto a modificare le sue tendenze. Gli item in questo caso vengono

eliminati facendo un’analisi fattoriale, in base alle correlazioni tra item: si eliminano

quindi gli item con correlazione bassa. La potenza di questa scala è dal punto di vista

statistico perché gli item selezionati sono quelli che raggiungono un punteggio più

alto. Limite statistico e matematico: in base al punteggio posso trovare soggetti che

ottengono lo stesso punteggio ma rispondono in modo differente alle singole

domande, quindi non posso valutare ogni singolo item ma devo valutare la scala. 30

4 → Si ricorre al differenziale semantico quando si vuole misurare la percezione che

un individuo ha di un evento soggettivo o di uno stimolo esterno. Gli individui devono

mettere delle x in funzione degli aggettivi “bipolari” (es. buono/cattivo, forte/debole

ecc). Limite: le informazioni che traggo spesso sono molto limitate.

Tecniche indirette/implicite → dilatazione pupillare, elettromiografia facciale

Tecniche intermedie → Jones e Sigall, resisi conto delle misurazioni fallaci degli

strumenti self-report, per limitarne le distorsioni, misero a punto una tecnica capace

di aggirar la consapevolezza del soggetto, scoraggiandolo dal mentire → tecnica del

falso canale d’informazione (collegamento dell’individuo a macchine inattive,

presentate come capaci di individuare risposte ingannevoli) 17 APRILE 2018

Ainsworth → Strange situation → si svolge in 8 fasi, ma le fasi più importanti sono 3.

All’interno di una stanza vengono posti la mamma e il bambino: all’inizio il bambino

ha a disposizione dei giocattoli, quindi in presenza della mamma potrebbe iniziare a

giocare con i giocattoli che ha a disposizione. Alcuni bambini rimangono però attaccati

alla mamma. Entra un estraneo ed esce la mamma. Il bambino rimane solo con

l’estraneo, per poi rimanere completamente da solo. Esistono delle modalità

specifiche (modelli operativi interni)? Esiste la “mamma sicura” (sensibile e

responsiva) che riesce a gestire le emozioni in un modo competente e funzionale. Il

“bambino sicuro”, quando capisce che la situazione è gestibile, inizia a giocare con i

giocattoli a disposizione. Quando l’estraneo entra, il bambino sicuro rimane in una

prima fase particolarmente diffidente. Se vede negli occhi della madre la tranquillità

potrà avvicinarsi all’estraneo oppure continuare a giocare. Quando la madre esce, il

bambino sicuro piange (paura dell’estraneo + paura dell’abbandono). L’adulto

estraneo riuscirà a consolare il bambino? Dopo un po’ ci riuscirà. Nel momento in cui

la madre rientra nella stanza, il bambino sicuro si lascia consolare perché si fida della

madre.

E nel caso del bambino ambivalente? Il bambino ambivalente rimane attaccato alla

mamma, senza giocare in modo particolare, restando attaccato alla madre. Quando

entra l’estraneo, il bambino ambivalente resta attaccato alla madre senza interagire

con lui, innalza i suoi livelli di ansia/attenzione, se prima giocava smetterà di giocare

per rimanere nelle prossimità della madre. La madre ambivalente esce dalla stanza,

mentre il bambino inizia a prendere a calci la porta. L’estraneo non riuscirà mai a

consolare il bambino, il quale inizia a singhiozzare e bisogna interrompere

31

l’esperimento. Una volta rientrata la madre, il bambino inizierà a prendersela con la

madre.

Cosa fa il bambino evitante con la madre evitante? La situazione sperimentale viene

percepita dalla madre come un esame, quindi la sua espressione sembra preoccupata

per il responso. Cerca di normalizzare i comportamenti, spingendo il bambino a

giocare, cercando quindi di mettere in atto comportamenti accettabili. Il bambino

evitante inizia a giocare, a distanza dalla madre, mantenendo la giusta distanza

(mentre l’ambivalente prende il giocattolo e lo porta vicino alla madre, o comunque

la madre è lì vicino, il bambino evitante porta il giocattolo lontano). Il bambino inizierà

a giocare e solo apparentemente sarà interessato a ciò che fa la madre. Nel momento

in cui la madre esce dalla stanza, il bambino apparentemente non fa nulla, continua a

giocare. Quando la madre rientra, il bambino non fa niente. I bambini evitanti

subiscono un livello di stress maggiore rispetto a quelli ambivalenti e a quelli sicuri.

Quando il bambino quindi fa finta di niente, sta mantenendo una distanza ottimale,

più importante della vicinanza. La soluzione è rintracciabile nei modelli operativi

interni che ci dicono che per il bambino evitante è più funzionale restare a distanza

piuttosto che avvicinarsi.

Le madri sicure sono in grado di gestire le emozioni, sono in grado di abbassare i livelli

di ansia e di accogliere da parte del bambino sia le emozioni positive che quelle

negative. È capace di gestire la distanza.

Quarta categoria → bambini disorganizzati, con mamme particolarmente “pesanti”:

mamma che sperimentavano loro stesse l’angoscia. I comportamenti di questi

bambini si ritrovano anche negli animali, e vengono definiti “di fuga bloccata” →

“voglio scappare, ma per varie motivazioni non posso scappare”. Rimangono a

contatto con la loro figura di attaccamento, nonostante spesso possa essere

abusante.

La mamma ambivalente è quella che è stata abituata a vivere all’interno di una bolla:

tutto ciò che sta all’interno viene considerato sicuro, tutto quello che sta al di fuori

no. Spesso la mamma ambivalente è competente: quando le gira bene, riesce a capire

i bambini e a far fronte dei bisogni dei bambini, sono attive, abbracciano, consolano

e così via. Finché non si stufa. La differenza tra quella sicura e quella ambivalente sta

nel fatto che quella ambivalente non sa moderarsi: o troppo o niente. 32

20 APRILE 2018

Strange situation → 8 fasi: le fasi fondamentali sono il momento allontanamento, il

momento riunione e il comportamento diade (interazione madre-bambino). Dagli

studi inizialmente emergono 3 tipi di attaccamento, ma poi se ne scopre un altro che

verrà definito “disorganizzato” (il quarto tipo teorizzato dalla Main, non Ainsworth).

Ipotesi dell’accudimento di Ainsworth: 1) attaccamento sicuro → genitore positivo,

sensibile, accessibile 2) attaccamento ansioso/resistente → adulto interessato ma che

non riesce a stabilire routine sincronizzate, incoerente 3) attaccamento

ansioso/evitante → adulto impaziente, negativo, rigido. (4) attaccamento

disorganizzato/disorientato → bambini maltrattati (Main, 1990)

Bowlby propose il costrutto dei modelli operativi interni (MOI) per spiegare come le

esperienze precedenti sono conservate nel tempo per guidare i comportamenti e le

aspettative future

Adult attachment interview → AAI 23 APRILE 2018

La comunicazione umana comprende due aspetti: la comunicazione verbale e quella

non verbale. Quella verbale è la comunicazione che ha come base il linguaggio che si

basa sulla semantica (che fa sì che un segno/suono rappresenti un significato). Come

interpretiamo quel significato? Lo interpretiamo in funzione di un codice condiviso.

La comunicazione non verbale ha una base filogenetica e uno sviluppo ontogenetico.

Quello filogenetico ha a che fare con lo sviluppo della specie, quello ontogenetico ha

a che fare con lo sviluppo del singolo individuo (dalla nascita alla morte). Come mai la

comunicazione non verbale non si è estinta? Probabilmente perché ha mantenuto

una certa efficacia all’interno della comunicazione degli esseri umani. Perché è

efficace/utile? È adattiva perché serve per comprendere le proprie emozioni e leggere

quelle degli altri (proprio perché non è scontato che le emozioni corrispondano a ciò

che si manifesta).

Ottica comportamentista → se il bambino piange prima o poi smetterà, la mamma

non deve andare da lui perché questo suo comportamento significherebbe dare un

rinforzo positivo a quel comportamento. Al contrario, secondo la teoria

dell’attaccamento, non andare a soccorrere il bambino crea in lui l’idea di

inaffidabilità nei confronti della mamma. 33

Gli animali hanno la comunicazione non verbale, perché comunicano tra di loro

attraverso l’emissione di suoni e la postura.

Darwin è colui che ha dimostrato che le emozioni che proviamo sono più o meno le

stesse di quelle che provano gli animali. Sono a base innata. Per dire questo, ha

studiato la postura → es. atteggiamento aggressivo/remissivo.

Prospettiva culturalista → l’ambiente esterno condiziona la comunicazione non

verbale (es. gesticolare).

Comunicazione interpersonale → più del 50% dell’attenzione è concentrata

sull’aspetto non verbale, non sul contenuto.

Sistemi comunicativi → sistema vocale: ha a che fare con gli aspetti paralinguistici

(tono, intensità, ritmo)| effetto paralinguistico | aspetti extra linguistici → hanno a

che fare con il timbro della voce.

Espressioni facciali → emozioni legate al volto, studiati da Ekman → sistema cinesico

L’emozione è schierata sul versante del corpo, mentre i sentimenti si trovano su

quello della mente, ma appartengono ad uno stesso processo che rimanda alla stessa

sostanza di mente-corpo (si tratta di versanti correlati che mettono in relazione mente

e corpo). L’emozione è un qualcosa che avviene in modo inconsapevole (ma non solo).

L’emozione è legata ad eventi per lo più istantanei/veloci, non espandibili (neanche

volontariamente). I sentimenti durano tanto e possono essere alimentati attraverso

processi cognitivi (si tratta di elaborazioni a posteriori di quella che è stata

l’emozione). Posso percepire la tristezza per una frazione di secondo ed essere

depressa per quattro mesi. 24 APRILE 2018

Valore adattivo delle emozioni → consentono una comunicazione immediata tra

esseri umani. Ekman è arrivato a dimostrare come la parte delle emozioni espressa

attraverso il volto è condivisa allo stesso modo da tutti gli esseri umani,

indipendentemente dalla cultura di appartenenza. Ogni singolo distretto del volto è

associato ad un pattern (sequenza organizzata di impulsi che fanno sì che vengano

attivate le emozioni, e quindi le espressioni facciali associate ad ogni singola

emozione). Gli individui inconsapevolmente mettono in atto quest’attivazione del

viso che fa sì che gli altri individui leggano nel volto paura/rabbia/tristezza ecc. Ekman

studia quella che viene definita “emozione mista” → la parte bassa del volto è

associata ad un’emozione di gioia, la parte alta è invece legata alla tristezza. 34


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ymresistance di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia Sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Toni Alessandro.

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