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Appunti esame Prof. Toni, Psicologia Sociale

Appunti di psicologia sociale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Toni, dell’università degli Studi La Sapienza - Uniroma1, della facoltà di sociologia, del Corso di laurea in sociologia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psicologia Sociale docente Prof. A. Toni

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Piaget elabora sei stadi di sviluppo attraverso i quali leggere la realtà.

Vygotskij introduce un aspetto interessante, per lui il linguaggio è sempre all’interno dello

sviluppo cognitivo, pone l’enfasi sul contesto storico culturale, altro aspetto interessante è

quello che verrà definito il linguaggio interiore, l’idea che sia un bambino che un adulto,

per risolvere un problema, un test, un compito, si racconta quello che sta facendo e ottiene

in media un risultato migliore.

Altro importante autore è Bruner, che in termini cognitivisti introduce il valore del

linguaggio letto come aspetto narrativo, l’idea è che gli esseri umani apprendono la

capacità di creare storie e inevitabilmente verranno selezionate alcune informazioni che

creano un personaggio di se stessi.

Lo stesso Bruner ha iniziato a suggerire che in psicoterapia possono presentarsi

incongruenze tra la realtà oggettiva e l’idea che il paziente ha di se stesso.

Esistono vari modelli che spiegano o cercano di modificare gli atteggiamenti, esistono

anche metodi per misurare gli atteggiamenti.

Un atteggiamento è composto da tre aspetti:

 Cognitivo

 Emotivo

 Comportamentale

L’atteggiamento interagisce inconsapevolmente alla creazione delle credenze, una

credenza è quello che io credo rispetto al mondo esterno.

Secondo il modello di Heider, esiste un equilibrio cognitivo, quindi creiamo atteggiamenti e

credenze su più aspetti del mondo, che tendiamo ad organizzare in buone forme, in

strutture coerenti, quando l’equilibrio viene meno, si crea un “fastidio cognitivo”, collegato

ad un’attivazione arousal, che ci porterà a dover investire nuove risorse per riportare la

situazione in equilibrio, questa è la teoria della dissonanza cognitiva.

Quindi se atteggiamenti e comportamenti non sono in equilibrio c’è un’attivazione

fisiologica, letta dal corpo umano come fastidio o frustrazione, a volte come ansia.

La dissonanza cognitiva può essere:

 Post decisionale

 Contro attitudinale

Esistono situazioni in cui gli esseri umani cercano in modo razionale di abbassare i livelli

della dissonanza, l’unico modo per cambiarne l’effetto è cambiare direzione

drasticamente.

Festinger e Carlsmith, nel 1959, conducono un esperimento, chiamato “20 dollari per

una menzogna”, ad alcuni soggetti, selezionati in modo random, è stato fatto svolgere un

compito tendenzialmente noioso, ai soggetti è stato poi chiesto di mentire sulla natura del

compito, successivamente sono stati suddivisi in tre gruppi:

 Al 1° gruppo è stato dato 1 dollaro per mentire

 Al 2° gruppo sono stati dati 20 dollari per mentire

 Al 3° gruppo non è stata data nessuna ricompensa per mentire

Tutti e tre i gruppi mentono, a distanza di un mese viene chiesto di valutare il compito

svolto in precedenza, chi prende 1 dollaro valuta, in media, il compito meno noioso rispetto

agli altri due gruppi.

Rispetto alla messa in atto di quel comportamento, tutti i soggetti entrano in dissonanza

cognitiva, si convincono quindi che il compito non sia stato poi molto noioso per “pulirsi la

coscienza”.

Per uscire dalla dissonanza cognitiva una delle variabili fondamentali è la libera scelta,

vista in termini persuasivi, se io induco gli altri, a fare quello che dico io, ma dando loro la

percezione di scegliere liberamente, l’effetto che si ottiene è più potente.

La percezione di scegliere è fondamentale e i teorici della persuasione agiscono sulla

dissonanza cognitiva, per dare all’altro questa percezione.

Esiste poi il modello dell’atteggiamento tripartito di Eagly e Chaiken che dà conto a cosa

si intende per atteggiamento.

L’atteggiamento è costituito da tre componenti:

 Una componente cognitiva, che consiste in quello che pensiamo di un oggetto

 Una componente emotiva, che consiste in cosa le persone provano e sentono

 Una componente comportamentale, che consiste nelle tendenze comportamentali

Tutte e tre le componenti hanno una loro dimensione valutativa, e possono esprimere

l’essere a favore o a sfavore dell’oggetto dell’atteggiamento.

Esiste poi il modello della teoria dell’autopercezione di Bem, per il quale gli atteggiamenti

sono solo delle affermazioni verbali casuali: le persone cercano solo di dare risposte

sensate se vengono interrogate sulle loro convinzioni o sulle loro sensazioni, senza

sentirsi legate ad alcun atteggiamento, e per capire il mio atteggiamento e quello degli altri

lo posso fare osservando il comportamento.

Secondo questo modello: vedo un serpente, scappo, allora mi accorgo di avere un

atteggiamento negativo nei confronti del serpente, non vengono prese in considerazione

tutta una serie di variabili emotive e cognitive, modello vicino all’idea comportamentista.

La Piere, nel 1934 è andato in America per valutare gli atteggiamenti etnici.

Con una coppia di amici cinesi, è andato per ristoranti e alberghi per valutare quanti

accettavano di ospitare cittadini cinesi, quasi tutti i locali hanno accettato la coppia di

amici, successivamente ha inviato un questionario agli stessi locali, in cui si erano

presentati di persona, di quelli che hanno risposto, il 92% di questi, sostiene di non poter

ospitare cittadini cinesi, quindi lontano dalla vista dell’oggetto emerge l’incongruenza tra la

componente: emotiva, cognitiva e comportamentale dell’atteggiamento.

Da questo esperimento emerge che non è automatico valutare l’atteggiamento, non è

facile inferire la credenza nel comportamento, emerge che io posso pensare qualcosa, in

questo caso dei cinesi, e fare il contrario, quindi offrire loro ospitalità se mi sono di fronte.

Gli studiosi della teoria aspettativa valore, Greenwald e Edwards, hanno cercato un

criterio per valutare e misurare l’atteggiamento, l’idea è che alla base dell’atteggiamento

esiste una parte legata alla credenza, non possiamo valutare un oggetto senza prendere

in considerazione la credenza che un individuo possiede in merito a quell’oggetto.

Queste credenza daranno esito all’atteggiamento, perché ogni credenza ha delle

conseguenze.

Si chiama teoria aspettativa per valore, perché dal punto di vista teorico, questi studiosi

hanno pensato a qualcosa di molto simile al prodotto che ogni individuo assegna ad una

credenza, per capire se quella credenza viene valutata positivamente o negativamente.

Ad esempio: valutando l’atteggiamento che le persone hanno verso lo spostarsi in città

con la bici, questo atteggiamento sarà costituito da (n) credenze una volta assegnati i

punteggi, dobbiamo fare il prodotto di ogni credenza, rispetto all’aspettativa per il valore,

poi facciamo la somma algebrica dei prodotti per capre se l’oggetto è visto positivamente o

negativamente da quella singola persona.

Basandosi su questo modello, Fishbein e Ajzen, dopo averlo messo appunto, ne hanno

sviluppati altri due, che prevedono sempre un’analisi fatta a monte in questo modo, uno

dei due è il modello dell’azione ragionata, modificato poi nel modello del comportamento

pianificato

La teoria dell’azione ragionata, prende in considerazione le intenzioni.

Sulla base dell’aspettativa per valore, questi teorici si rendono conto che c’è qualcosa in

più che deve essere valutato per comprendere l’atteggiamento, tra cui il fatto che a volte le

persone mettono in atto comportamenti di cui non hanno intenzione.

Viene aggiunto poi l’elemento del controllo comportamentale, cioè quanto ogni singolo

individuo ha la percezione di poter controllare il comportamento che mette in atto.

Se le persone hanno la percezione di poter controllare gli eventi e quindi il

comportamento, l’intenzione viene condizionata, la percezione del controllo, di fatto,

condiziona il comportamento stesso, noi abbiamo l’illusione del controllo sul nostro

comportamento, quindi la percezione del controllo.

In merito a come si formano gli atteggiamenti Fazio e Zanna sostengono che, se noi

abbiamo un’esperienza diretta rispetto all’oggetto in questione, gli atteggiamenti sono:

 Più chiari

 Più fortemente codificati

 Più stabili nel tempo

Questo assume importanza nel marketing, perché creare delle esperienze può far

cambiare atteggiamento alle persone (per questo si regala il campioncino).

Avere un certo tipo di atteggiamento, positivo o negativo, l’importante è che sia stabile nel

tempo, è fondamentale per creare l’identità sociale, definisce il SELF, ha una funzione

difensiva e ci consente d avere la percezione di poter controllare gli eventi negativi.

Esistono delle SCALE che hanno caratteristiche diverse per misurare gli atteggiamenti.

A partire dagli anni ’30 si è pensato di iniziare a lavorare sulla costruzione di SCALE PER

MISURARE GLI ATTEGGIAMENTI, in particolare quelli etnici, si parla quindi di METODI

SCALARI, queste scale sono quattro:

 LA SCALA DI THURSTONE

 LO SCALOGRAMMA DI GUTTMAN

 LA SCALA LICKERT

 IL DIFFERENZIALE SEMANTICO

La SCALA DI THURSTONE è basata sull’utilizzo dello stesso approccio su cui si fondano

le rilevazioni dei parametri psicofisici (1929).

Per costruire questa scala devo trovare molte affermazioni legate al pregiudizio cui

vogliamo far fare riferimento alla scala, queste affermazioni potrà crearle solo qualcuno

esperto in materia, questi ricercatori dovranno documentarsi, produrre un pool enorme di

affermazioni, che devono essere chiare, non fraintendibili, l’affermazione può essere

lunga, ma l’item deve essere chiaro (sintetizzo o sdoppio l’affermazione).

Una volta raccolti tutti questi item vado ad interpellare i cosiddetti giudici indipendenti, cioè

altre persone esperte in materia, che non hanno contribuito alla prima parte della stesura,

che avranno il compito di dividere questi item in 10 urne.

Ogni singolo giudice valuta ogni singola affermazione.

Ogni singolo item, in base all’urna in cui è inserito avrà un valore, l’obiettivo è quello di

selezionare 20/30 item da inserire nella scala.

A questo punto attribuisco un valore a ogni singolo item e testo la somministrazione della

scala.

I limiti di questa scala sono in ordine di tempo e risorse umane ed economiche.

La seconda scala è LO SCALOGRAMMA DI GUTTMAN una persona che risponde ad un

test di questo tipo dovrebbe poter rispondere in modo spontaneo, senza pensare troppo, e

quello che verrà fuori permetterà, secondo questi teorici di fare una distinzione tra persone

diverse, le risposte sono come quelle delle parole crociate, una risposta determina anche

l’altra.

Il criterio è ordinare la sequenza delle domande per individuare la posizione di ciascun

individuo intervistato, in funzione di una sola domanda o in funzione di più domande,

posso inserire un soggetto sperimentale all’interno di una sequenza che va ad esempio da

meno razzista, a più razzista.

La valutazione di ogni item ha un effetto cumulativo sugli altri, in modo tale che se un

intervistato è d’accordo con un’affermazione dovrà trovarsi in accordo con tutte le

affermazioni che la precedono, per questo diventa uno scalogramma perfetto.

Elementi critici sono dunque la complessità in sé e l’ordine solamente logico degli item,

non viene minimamente preso in considerazione l’aspetto emotivo o psicologico.

Lickert dà il nome a quelle che oggi sono le famosissime SCALE LICKERT, il metodo dei

punteggi sommati, dal punto di vista statistico e matematico sono le scale che funzionano

di più in assoluto, in questa scala rispetto ad un atteggiamento devo andare a trovare

affermazioni relative all’oggetto di indagine, per ogni singola affermazione si va a calcolare

il grado di accordo.

Il test ECR sull’attaccamento è strutturato in questo modo

Il DIFFERENZIALE SEMANTICO pone l’accento sull’aspetto emotivo.

C’è un’affermazione iniziale e gli individui devono mettere delle crocette in funzione degli

aggettivi, o si analizzano gli schemi che emergono o si procede con un’analisi fattoriale,

dalla quale è possibile che emergano configurazioni di personaggi simili.

Questo strumento è sicuramente semplice e veloce, l’analisi statistica è agevole, ma

traggo informazioni molto limitate.

In psicologia sociale, nell’ambito della ricerca sono importanti i concetti di ATTENDIBILITA’

e VALIDITA’, per quanto riguarda la VALIDITA’, un test è valido se misura ciò che dichiara

di misurare, per quanto riguarda l’ATTENDIBILITA’, un test è ATTENDIBILE se misura

sempre la stessa cosa.

Nella ricerca in psicologia si possono scegliere due filoni:

 La ricerca QUANTITATIVA, che ha a che fare con i criteri di attendibilità e validità

 La ricerca QUALITATIVA, ha a che fare con l’andare a vedere singoli aspetti

interessanti, si avvale di interviste, strutturate o meno e non di test, scale e

questionari, di cui si avvale la ricerca quantitativa.

Una ricerca passa attraverso diverse fasi, così come una tesi, le fasi più importanti di

questo percorso sono:

1) individuazione dell’oggetto di indagine

2) formulazione di ipotesi

3) pianificazione delle procedure sperimentali

4) raccolta dei dati

5) analisi dei dati

6) interpretazione dei risultati ottenuti

7) pubblicazione e comunicazione dei risultati

Per capire come posso modificare gli atteggiamenti degli altri si deve fare riferimento alla

persuasione.

Il modello comportamentista può essere applicato alla persuasione.

Gli spot pubblicitari in chiave comportamentista fanno riferimento all’associazione di due

effetti, da qui nascono le pubblicità in cui un’automobile viene associata ad una bella

donna, l’idea è che l’interesse che si attiva nei confronti della bella donna si sposta

sull’oggetto dello spot.

L’effetto sovraesposizione fa riferimento al fatto che lo stesso stimolo, ripetuto a lungo

viene a noia, in termini fisiologici è funzionale, perchè il nostro cervello deve diventare

sempre più attento a nuove informazioni per sopravvivere, quindi ad un certo punto le

informazioni ricorrenti vengono schedate ed etichettate come riconosciute, quindi se

sovraesposte diventano fastidiose.

Nel 1953 la Scuola da Yale diventava famosa con gli studi di Hovland, che nei suoi studi

condotti in ambito militare, cerca di capire come è fatto e che caratteristiche deve avere un

messaggio per essere persuasivo.

Il testo del messaggio non è così importante, perché esistono altre variabili da prendere in

considerazione:

 L’audience, chi ascolta il messaggio

 L’oggetto in sé

 Chi emette il messaggio, che deve essere una fonte credibile

Dal punto di vista cognitivo devo capire che il mittente è una persona competente, questo

significa che posso far leva sul mio ruolo di esperto per far passare un messaggio

persuasivo, emerge inoltre che una fonte poco attendibile, nel breve tempo, non ha effetto

persuasivo, ma la consapevolezza legata all’analisi che mi aveva portato a ritenere quella

fonte poco attendibile, nel tempo viene dimenticata, rimane il messaggio, che scollato

dalla fonte, resta comunque un messaggio persuasivo (caso Panzironi).

Il modello della risposta cognitiva di Greenwald fa riferimento ad una serie di strumenti di

cui gli esseri umani si servono per persuadere.

Secondo questo modello ogni individuo, nel momento in cui valuta un oggetto, si creerà

mentalmente un elenco di pensieri, positivi o negativi, correlati a quell’oggetto o a quel

messaggio.

Dal punto di vista persuasivo, per condizionare o modulare la formazione di questi

pensieri, uso il messaggio, che deve stimolare la riflessione, deve portare l’individuo a

valutare solo alcuni aspetti, quelli che io ritengo positivi.

Ci sono poi modelli definiti a due vie, la teoria sottostante è che le informazioni in entrata

possono essere elaborate attraverso due canali alternativi, uno automatico e uno più

consapevole, detto sistematico.

Sul canale automatico fanno leva le scorciatoie cognitive, che sono però tendenzialmente

fallaci, invece un’analisi più consapevole, attraverso il canale sistematico, ci farà

analizzare meglio la situazione.

Tra i modelli a due vie troviamo un modello messo a fuoco e sviluppato da Petty e

Cacioppo, chiamato il modello della probabilità dell’elaborazione, l’idea di fondo è capire

quale è la probabilità che un individui usi una o l’altra via, in questo modelli i due canali

vengono definiti:

 La via centrale

 La via periferica

Inoltre esiste una rilevanza personale e una bassa rilevanza personale, utilizzeremo

perlopiù una via centrale, quindi più accurata, quando il messaggio ha una rilevanza

personale, se invece il messaggio ha una bassa rilevanza personale, allora l’analisi sarà di

tipo periferico.

Per modulare il messaggio e persuadere l’individuo devo fare analizzare il messaggio

attraverso il canale periferico, quindi abbiamo:

 Un messaggio

 Una capacità di elaborazione

 Una scelta di analisi, centrale o periferica

Una delle variabili più potenti per condizionare la scelta della via è l’umore, enfatizzando

l’umorismo, l’analisi avviene attraverso la via periferica, questo avviene negli spot che

vedono protagonisti i comici, è un modo semplice per sviare l’attenzione dal messaggio.

Altro modello che si basa su una doppia analisi del messaggio è quello euristico

sistematico, proposto da Chaiken, secondo questo modello esistono due vie:

 Euristica, basata sulle euristiche, scorciatoie di pensiero.

 Sistematica, che fa riferimento alla via centrale.

In questo modello se uso il canale euristico sarò condizionato dal mio modo fallace di

elaborare le informazioni in entrata, quindi penderò una decisione su basi non oggettive,

legate al contesto.

Esiste un modello, messo a fuoco da Cialdini, psicologo sociale che inizia a chiedersi

negli anni ’70 come noi reagiamo e come funzionano i meccanismi di vendita.

Cialdini sostiene l’esistenza nella vendita di SEI PRINCIPI che gli esseri umani seguono

in modo automatico (euristiche) che permettono che questi vengano manipolati, gli stessi

principi valgono anche per la seduzione.

I SEI PRINCIPI sono:

 IMPEGNO e COERENZA

 RECIPROCITA’

 RIPROVA SOCIALE

 SIMPATIA

 AUTORITA’

 SCARSITA’

IMPEGNO e COERENZA, fa riferimento al fatto che noi siamo tendenzialmente portati a

ricambiare quello che ci viene dato, tendiamo ad avere un comportamento coerente con le

scelte fatte in precedenza, una delle tecniche di vendita basata su questo è quando un

veditore ci mette in mano un oggetto, se io prendo qualcosa devo essere coerente, siamo

molto in difficoltà a tirarci indietro dopo aver preso un impegno.

RECIPROCITA’, fa riferimento al fatto che gli esseri umani tendono a contraccambiare le

persone che pensano gli stiano facendo un favore, la manipolazione di questo

meccanismo è quella della “porta in faccia”, quando acquistiamo un abito per accontentare

il venditore.

RIPROVA SOCIALE, fa leva sul fatto che gli individui hanno la tendenza e il piacere ad

essere accettati dagli altri, quindi se io ricevo un feedback positivo sarò portato a fare

quello che dice quella persona.

SIMPATIA, è un concetto che ha basi innate, dai primordi della specie ci si avvicina a chi

risulta più simpatico, anche questa variabile può essere manipolata.

AUTORITA’, è da riferirsi alla fonte o al ruolo, in termini euristici, abbiamo la tendenza a

seguire persone che indossano un camice o una divisa, perché le percepiamo come

affidabili, abbiamo bisogno di leader che ci indicano la strada.

SCARSITA’, fa riferimento al fatto che quando percepiamo che un bene sta finendo,

vogliamo solo quello, per questo motivo si fanno i saldi e le offerte a tempo.

Le offerte dei supermercati sono, a volte, molto vantaggiose, e sono un modo per fare

pubblicità, investo sulla merce, piuttosto che sui volantini, per far entrare la gente nel

negozio, questo meccanismo funziona per:

 Impegno e coerenza, sono entrato e mi hai conosciuto

 Scarsità, perché è un offerta a tempo

 Riprova sociale, perché vedo gli scaffali vuoti

 Reciprocità, mi hai dato la merce a metà prezzo, mi sento in dovere di tornare

Nella persuasione assume un ruolo importante anche la comunicazione.

La comunicazione umana comprende due aspetti:

 Comunicazione verbale

 Comunicazione non verbale

La comunicazione verbale ha come base il linguaggio che permette che un segno e un

suono rappresentino un significato che codifichiamo in funzione di un codice condiviso.

Gli ASPETTI PARALINGUISTICI sono:

 Il TONO

 L’INTENSITA’

 IL RITMO

Il TONO della voce fa riferimento al tono acuto o grave e cambia anche in funzione

dell’umore, insieme a intensità e ritmo.

L’INTENSITA’ si riferisce alle fluttuazioni, vedremo che quando una persona mente altera

la voce mentre para, semplicemente perché l’ansia produce uno spasmo muscolare nella

glottide.

L’intensità e il volume, secondo alcuni autori possono essere poco associati alle emozioni,

perché il volume del parlato può essere controllato, in realtà studi dimostrano che

l’intensità aumenta o si abbassa inconsapevolmente.

Altro aspetto importante per l’interpretazione della comunicazione è quello legato alle

pause che possono essere:

 PAUSE PIENE, che hanno tendenzialmente lo scopo di riordinare le idee, si prende

tempo emettendo un suono, indicano perlopiù insicurezza.

 PAUSE VUOTE, non si emettono suoni, vengono in genere interpretate come non

risposte.

I Sofisti per primi si sono interessati alla comunicazione, avevano già messo a fuoco

quelle che dovevano essere le doti di un buon oratore.

Nella comunicazione esiste:

 Un mittente

 Un messaggio

 Un destinatario

Il mittente non ha solo il compito di far arrivare il messaggio, il buon oratore per i Sofisti,

non solo informa, ma ha il compito di convincere, esistono quindi vari aspetti inter correlati

nella comunicazione:

 Il logos, il discorso in sé

 Il pathos, la parte emotiva

 L’ethos, la forza persuasiva

Shannon e Weaver propongono il MODELLO MATEMATICO COMUNICATIVO, erano

due ingegneri di un’azienda telefonica e hanno riletto la comunicazione come un processo

ingegneristico, propongono uno schema comunicativo che riproduce il telefono di qualche

tempo fa, in questo modello sono presenti:

 Una fonte

 Un trasmettitore

 Un codificatore

 Un codice

Altro modello è quello di Lasswell, che fa riferimento alla TEORIA IPODERMICA, secondo

lui il messaggio era ipodermico perché arrivava agli individui e gli individui non si

accorgevano che il messaggio arrivava alla loro mente.

Jakobson propone l’esistenza di sei elementi che rappresentano le componenti principali

del processo comunicativo:

 Messaggio, rappresenta il contenuto comunicativo

 Mittente, colui che costruisce, organizza e invia il messaggio

 Destinatario, colui che riceve e decodifica il messaggio

 Contatto, attraverso il quale avviene il trasferimento del messaggio

 Codice, il linguaggio comune tra mittente e destinatario

 Contesto, la realtà in cui si è immersi e di cui si parla

A questi sei elementi corrispondono sei funzioni:

 La funzione emotiva, incentrata sul mittente che definisce la capacità di esprimere

sentimenti, emozioni e stati d‘animo.

 La funzione conativa, relativa alla ricerca di effetti sul destinatario, ed è

caratteristica nei comandi.

 La funzione referenziale, focalizzata sul contesto che tende a presentare il

messaggio come chiaro e semplice.

 La funzione poetica, associata al messaggio riguarda la forma e il ritmo con cui

questo viene organizzato.

 La funzione fatica, riguarda il lavoro svolto per mantenere il contatto tra gli

interlocutori.

 La funzione metalinguistica, associata al codice, si realizza quando viene definito il

codice da usare per avviare la comunicazione.

Esistono poi i MODELLI SEMIOTICI (semio=segno), secondo il MODELLO DI F.DE

SAUSSURE il concetto di parola rappresenta un significato, il significato rappresenta un

oggetto.

La parola mela ha a che fare con il concetto di mela e l’oggetto mela.

La Pierce sostiene l’esistenza di una SEMIOSI ILLIMITATA, un’interpretazione continua,

dove: un oggetto, un segno e un interpretante possono andare avanti all’infinito.

L’oggetto mela ha come segno, il segno mela (scrivo o dico mela), ma non esiste un

rapporto tra il segno mela e la parola mela, l’assegnazione è arbitraria perché esiste un

codice, non è presente una relazione di causa ed effetto.

Il concetto di mela, quello che le persone hanno in testa, potrebbe non essere lo stesso

per i due interlocutori, quindi il segno per un individuo rappresenta la mela, per l’altro

potrebbe rappresentare un’altra cosa.

Il concetto non rimanda sempre all’oggetto, per questo si parla di SEMIOSI ILLIMITATA,

cioè l’interpretazione del segno dell’interpretante è continua, perché i processi

interpretativi sono infiniti quante le persone.

Eco e Fabri elaborano il MODELLO SEMIOTICO INFORMAZIONALE, l’enfasi di questo

modello è posta sull’aspetto semantico, con il quale si intende la correlazione che esiste

tra simbolo, segno e significato, e che esiste un codice, ma anche un sottocodice.

Il codice è l’insieme delle regole, ogni codice ha valore per se stesso, una lingua si può

comprendere se si conosce il codice.

Questo modello è il corrispettivo del TRIANGOLO SEMIOTICO di La Pierce, dove due

associazioni fanno emergere nel cervello un concetto, quello che propone questo modello

è l’esistenza di un sottocodice, possiamo immaginare come il codice: la lingua italiana, il

sottocodice gli (n) dialetti.

Il codice è più o meno lo stesso, il sottocodice è più specifico.

Quello a cui Eco e Fabri fanno riferimento è che: le singole persone per esperienza

personale o per incapacità di comprendere il codice, possono creare sottocodici, quindi chi

ascolta può non comprendere, si parla quindi di decodifica aberrante, oppure può avvenire

un’incomprensione per disparità di codice, nella quale una persona pensa di conoscere il

codice, ma di fatto fraintende il significato di una singola parola, la comunicazione non si

ferma, ma le persone non si comprendono, oppure ci può essere un’ incomprensione del

messaggio per interferenze circostanziali, l’incapacità di calare il codice nel contesto,

oppure chi parla ha un codice del tutto personale.

Un modello fondamentale per comprendere la comunicazione degli esseri umani, per

eventualmente modificarla, per renderla più efficace e per comprendere la differenza tra

informazione (informo quando faccio passare un informazione da A a B) e comunicazione

(comunico quando metto in comune delle informazioni, quindi esiste una reciprocità), è il

MODELLO DI SCHRAMM.

Il modello comunicativo di Schramm si sviluppa in tre fasi, la prima formulazione è la

riproposizione del modello di Shannon e Weawer:

Una fonte invia un messaggio attraverso un codificatore; il messaggio viene ricevuto da un

decodificatore e trasmesso al destinatario:

 La Fonte è costituita dalla mente dell’individuo che innesca la comunicazione

 Il Codificatore rappresenta il processo attraverso il quale l’idea viene convertita in

simboli da trasmettere al destinatario

 Il Decodificatore costituisce il processo attraverso il quale i simboli sono ricevuti e

convertiti in idee dal destinatario

 Il Segnale comprende il codice simbolico prodotto e trasmesso

Schramm successivamente modifica il primo stadio del modello, ponendo maggiore

enfasi sul campo di esperienza del mittente e del destinatario, affermando che solo le

informazioni che possono essere condivise nei rispettivi campi di esperienza possono

essere realmente comunicate e comprese.

Nel terzo stadio del modello la comunicazione viene considerata come un processo

interattivo tra mittente e destinatario, durante il quale contemporaneamente e

reciprocamente, codificano, interpretano, decodificano, trasmettono e ricevono i messaggi.

I processi comunicativi descritti da Schramm assumono una valenza strettamente

relazionale e vanno intesi come sottomessi a rapporto interpersonale che si instaura tra un

individuo e l’altro.

La pragmatica studia la relazione tra testo e contesto, uno dei modelli che fanno

riferimento alla pragmatica è il MODELLO DI GRICE, ci dice che l’essere umano per

comunicare si basa su alcune regole, che sono:

 Morali

 Di cortesia

 Di etichetta

Secondo questo modello la comunicazione è un atto cooperativo, fondato sulla

condivisione di alcuni “principi conversazionali”, definiti appunto morali, di cortesia, di

etichetta, che regolano la conversazione naturale.

Grice parla di QUATTRO MASSIME DELLA COMUNICAZIONE:

 MASSIMA DI QUANTITA’

 MASSIMA DI QUALITA’

 MASSIMA DI RELAZIONE

 MASSIMA DI MODO

La massima di quantità, si riferisce al dare tante informazioni, quante sono quelle

necessarie agli scopi del discorso, non dare più informazioni di quelle necessarie.

La massima di qualità si riferisce al dare il contenuto che si ritiene essere valido, tentare di

descrivere e parlare nella condizione in cui l’altro acquisisca informazioni genuine.

La massima di relazione si riferisce al fornire contributi pertinenti, il nesso tra i

ragionamenti si deve evincere chiaramente.

La massima di modo si riferisce al parlare in modo chiaro, alla brevità e all’evitare le

ambiguità.

Grice sostiene che la comunicazione tra esseri umani dovrebbe basarsi su queste regole,

ma non vengono mai usate, gli esseri umani riescono a comunicare perché esiste alla

base un PRINCIPIO DI COOPERAZIONE, tutti e due gli agenti della comunicazione

hanno l’interesse a comprendersi, quindi se io voglio comprendere l’altro posso bypassare

l’errore che l’altro ha commesso non rispettando queste massime.

Sempre sulla scia della pragmatica, testo e contesto, Paul Watzlawick ha elaborato un

interessante modello, questo autore appartiene alla SCUOLA DI PALO ALTO, dove nasce

il modello sistemico, interessante perché va ad indagare come i sistemi, tipo la famiglia,

interagiscono tra loro.

Watzlawick mette insieme la pragmatica della comunicazione e i modelli sistemici ed

elabora i CINQUE ASSIOMI DELLA COMUNICAZIONE:

1) NON SI PUO’ NON COMUNICARE, si comunica in quanto si è, ad esempio: una

persona sola in un ristorante con lo sguardo fisso sul piatto, di fatto sta comunicando che

non vuole comunicare, porsi all’interno di un sistema, in questo caso se stessi è già

comunicare.

2) GLI ESSERI UMANI COMUNICANO IN MODO DIGITALE E ANALOGICO, digitale

riferito alla semantica, analogico a tutta la comunicazione non verbale, digitale e analogico

non sempre vanno di pari passo.

3) OGNI COMUNICAZIONE HA UN ASPETTO DI CONTENUTO E UNO DI RELAZIONE,

contenuto fa riferimento all’informazione, relazione, che dovrebbe andare di pari passo

con il verbale, fa riferimento alla modalità in cui le cose vengono dette.

4) LA PUNTEGGIATURA DEGLI EVENTI, deve essere presente il rimpallo con l’altro.

5) NELLA COMUNICAZIONE ESISTONO DELLE GERARCHIE, funzionali ad

amministrare i ruoli di potere, la comunicazione può essere:

 SIMMETRICA

 ASIMMETRICA

 COMPLEMENTARE

Per chi si affaccia alle professioni d’aiuto, per quanto riguarda la comunicazione si deve

porre come una persona super-partes, fondamentale è la neutralità, la comunicazione

deve essere improntata in base al concetto di riformulazione e a quello di ascolto attivo.

L’ASCOLTO ATTIVO prevede di mantenere alta e viva l’attenzione, che è una capacità

cognitiva che deve essere allenata, per ascolto attivo si intende:

 Prestare volontariamente attenzione a ciò che l’altro comunica attraverso i canali

verbali e non verbali

 L’operatore deve comprendere il cliente/utente/paziente profondamente,

cogliendone i punti di vista, i sentimenti e gli atteggiamenti, per questa ragione tale

modalità di ascolto viene detta attiva.

Marianella Sclavi nel testo “arte di ascoltare e mondi possibili” offre indicazioni utili per

comprendere il punto di vista dell’altro:

1) Non avere fretta di arrivare alle conclusioni

2) quel che vedi dipende dal tuo punto di vista

3) se vuoi comprendere quello che un altro sta dicendo devi assumere che ha ragione e

chiedergli di aiutarti a vedere gli eventi dalla sua prospettiva.

 necessita di un processo exotopico, ovvero la capacità di uscire dalle cornici di cui

siamo parte

 si parte non da ciò che divide gli interlocutori, ma da ciò che li accumuna

4) le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali

5) un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili

6) un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione

interpersonale

7) per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica

Il significato della comunicazione sta nel feedback che riceve, il feedback ha lo scopo di:

 Fare in modo che la comunicazione sia efficace

 Fare chiarezza

 Evitare malintesi

 Costruire una relazione con l’altro

Il feedback quindi mette nella condizione di comprendere il punto di vista dell’altro, e con il

feedback e l’ascolto attivo posso fare RIFORMULAZIONI.

La RIFORMULAZIONE è uno strumento dell’ascolto attivo e ha lo scopo di riassumere e

chiarire ciò che viene detto, la riformulazione serve per capire quanto ho compreso il

vissuto dell’altro, esistono varie risposte alla riformulazione:

 RISPOSTA ECO, è la più veloce e la più semplice, consiste nel ripetere le ultima

parole pronunciate dall’interlocutore.

 RIFORMULAZIONE RIFLESSO, riformulo il concetto in un modo più complesso.

 RIFORMULAZIONE RIASSUNTO, riformulo tutto il concetto, è un riflesso applicato

alla conclusione.

 RIFORMULAZIONE ANALOGICA, pongo attenzione al non verbale, riformulo

l’emozione vista nel canale non verbale con il canale verbale, creo un passaggio

cognitivo sul canale non verbale, dal quale prendo informazioni e le rinvio con la

conversazione.

 RIFORMULAZIONE CORRETTIVA, quando esplicito qualcosa che il paziente

lascia sottointeso nel discorso.

 RIFORMULAZIONE SOTTOLINEATURA, vado a selezionare parti del testo che mi

sembrano coerenti.

 RIFORMULAZIONE ROVESCIAMENTO, riassumo mantenendo il contenuto

inalterato.

 RIFORMULAZIONE CRITICA, invito a verificare la validità delle affermazioni.

 RIFORMULAZIONE CHIARIFICAZIONE, chiedo senza interpretare.

È importante modulare la conversazione e ci sono degli errori da evitare:

1) sottovalutare l’approccio iniziale

2) errore di interpretazione

3) linguaggio inadeguato

4) evitare domande inquisitorie

5) errore di giudizio

6) credersi onnipotenti

La comunicazione non verbale ha dei canali che fanno riferimento anche ai gesti, all’aptica

e alla prossemica.

La comunicazione non verbale ha una base FILOGENETICA e uno sviluppo

ONTOGENETICO:

 La base filogenetica ha a che fare con lo sviluppo della specie.

 Lo sviluppo ontogenetico ha a che fare con lo sviluppo del singolo individuo

La comunicazione non verbale non si è estinta, ha mantenuto un’efficacia all’interno della

comunicazione umana.

Darwin sosteneva che tutti i comportamenti adattivi si selezionano, quindi se ad oggi gli

esseri umani ancora riescono a leggere il non verbale, significa che questo è utile, anche

per la lettura delle emozioni interne, che può essere informativa per l’individuo stesso.

Esistono teorie che sostengono:

 Vedo la tigre, ho paura e scappo

Ma altre teorie altrettanto confermate sostengono:

 Vedo la tigre, scappo e provo paura

In questo caso il comportamento dello scappare è informativo per l’essere umano per

cogliere l’emozione.

Nel primo caso, invece, riconosco l’emozione della paura e scappo.

Le emozioni le riconosciamo grazie all’attivazione dei muscoli, anche quelli facciali

A volte esistono condizioni in cui il non verbale sovrasta il verbale, può esserci una

differenza sostanziale tra i due canali.

Con un grado di sensibilità alto e la conoscenza di una serie di indicatori è possibile

individuare la menzogna dall’osservazione del non verbale e dall’analisi del testo di ciò

che viene detto.

Gli animali comunicano tra loro grazie al non verbale, attraverso emissioni di suoni, la

postura, la disposizione del corpo nello spazio, un cane attraverso la postura può veicolare

un messaggio, le scimmie antropomorfe, a volte, usano gli arti superiori per indicare e

comunicare qualcosa.

Darwin ha dimostrato che le emozioni che noi proviamo sono più o meno le stesse che

provano gli animali, è arrivato a questa conclusione osservando la postura, la sua è una

prospettiva innatista, le emozioni sono condivise da tutti gli esseri umani e hanno una

valenza a base innata.

La prospettiva funzionalista sostiene invece che è la cultura e l’ambiente esterno che

condiziona il non verbale.

Le emozioni servono a gestire i rapporti tra le persone, leggere le emozioni è

fondamentale per interpretare quello che l’altro sta provando, che non è sempre uguale a

quello che viene detto

Inconsapevolmente o consapevolmente la comunicazione ha effetto persuasivo.

Il CANALE CINESICO ha a che fare con i CINEMI, che possono essere paragonati ai

fonemi (pronuncia, suono della parola), i CINEMI sono riconducibili ai movimenti che

l’essere umano può fare, uno studioso ha contato circa 60 unità tra arti superiori e inferiori.

I movimenti degli esseri umani possono essere studiati, e quelli che vengono perlopiù

ricordati sono quelli del:

 VOLTO, mimica facciale

 OCCHI, sguardo

 POSTURA, inizialmente vista come atteggiamento corporeo, si è poi capito che ha

a che fare con le dinamiche di potere

 GESTI, movimenti delle mani e delle braccia

Il volto a seconda di come viene mosso esprime emozioni, lo studioso che più di altri si è

interessato alla mimica facciale è Ekman, per capire bene i suoi studi occorre capire la

differenza tra emozioni e sentimenti.

Le emozioni e le relazioni affini sono schierate sul fronte del corpo, mentre i sentimenti si

trovano su quello della mente, l’emozione è legata ad eventi veloci e istantanei e non

espandibili, i sentimenti sono duraturi e posso elaborarli solo attraverso i processi cognitivi

(il ricordo dell’emozione).

Ekman, sulla scia degli studi di Darwin ha dimostrato che l’espressione delle emozioni,

per mezzo della mimica facciale è universale.

Ekman studia quella che definisce un’emozione mista, la parte bassa del volto è associata

alla gioia, quella superiore, gli occhi alla tristezza (la parte espressiva degli occhi è quella

meno controllabile), questo viene definito sorriso sociale, altra emozione mista è quella del

disprezzo, simile al disgusto, ma applicata ad un contesto sociale, Ekman sottolinea

l’importanza di questa emozione, l’espressione di disprezzo rivolta verso se stessi è

indicatore di suicidio.

Ekman è stato fortemente criticato, perché i bambini fin da piccoli modulano le emozioni in

base al contesto, simulano, ma si difende sostenendo che questo avviene e i bambini

riescono a farlo perché è giusto che le emozioni vengano modulate, perché hanno valenza

adattiva e parlerà di quelle che vengono definite REGOLE DI ESIBIZIONE, che sono

modalità in cui le emozioni vengono mostrate volontariamente, e sono:

 SIMULAZIONE

 INIBIZIONE (a partire dai 4 anni)

 MASCHERAMENTO

 INTENSIFICAZIONE

 ATTENUAZIONE

Ekman studia allora le MICROESPRESSIONI, che sono la componente a base innata,

dopo le quali avviene l’attivazione volontaria dei muscoli del volto.

Per riconoscere ogni singola emozione in tutte le sue sfaccettature elabora la FACS (facial

action coding system).

In termini di attaccamento, tendenzialmente, sono competenti nel leggere le emozioni gli

individui che hanno una base sicura, ma esistono persone che, in modo inconsapevole,

riescono a leggere le microespressioni e queste persone sono quelle che hanno subito

maltrattamenti da piccoli che, tendenzialmente, avranno sviluppato uno stile di

attaccamento disorganizzato.

Secondo Ekman i gesti assumono rilevanza, tra i gesti troviamo:

 I gesti emblematici, simbolici

Esistono poi:

 I gesti illustratori, che servono a spiegare meglio quello di cui stiamo parlando, sono

gesti che rendono più chiaro l’eloquio e sono utili per il riconoscimento della

menzogna.

 I gesti regolatori servono semplicemente a regolare il ritmo della conversazione,

quindi i turni conversazionali.

 I gesti di adattamento sono quelli che vengono più di altri associati alla menzogna,

possono essere gesti di:

 Auto adattamento: mi tocco il naso, i capelli, l’orecchio

 Etero adattatori: tocco il mio interlocutore

Mall studia la prossemica, esistono delle distanze che ogni individuo gestisce, in modo

generale o individuale, esiste una:

 DISTANZA INTIMA: va dai 0 ai 50 cm, all’interno della quale gli individui fanno

accedere solo alcuni individui.

 DISTANZA PERSONALE: va dai 50 ai 120 cm, nella quale accedono le persone più

vicine.

 DISTANZA SOCIALE: va da 1 a 3,5 mt, i cui la distanza non è più condivisa, ma

gestita.

 DISTANZA PUBBLICA: messa in atto in un comizio, quando non c’è nessun

contatto con la platea.

Siamo abituati a gestire la distanza quando l’altro si avvicina, quando questo si allontana

possiamo sperimentare l’abbandono.

L’aptica è la capacità e la competenza degli esseri umani di toccare e di gestire il contatto

Amy Cuddy ha condotto interessanti studi sulla postura, prende due gruppi di persone:

 Al gruppo A viene chiesto di assumere una postura dominante

 Al gruppo B viene chiesto di assumere una postura inibita e sottomessa

Entrambi i gruppi devono assumere per due minuti le rispettive posture, precedentemente

e successivamente l’assunzione della postura, vengono misurati i livelli di testosterone e

cortisolo, e si testa poi la tendenza ad assumere un rischio, ad esempio scommettendo al

gioco.

A distanza di tempo si rileva che il GRUPPO A manifestava una più alta fiducia al rischio,

salivano i livelli di testosterone e scendevano i livelli di cortisolo, avveniva il contrario nel

GRUPPO B, aumentavano i livelli di cortisolo e scendevano quelli di testosterone.

La Cuddy con questi studi ha dimostrato che la postura condiziona l’atteggiamento e non

il contrario, come si pensava fino a pochi anni fa.

L’essere umano ha imparato a regolare la postura per gestire le dinamiche di gruppo, ed

occupare un eventuale ruolo di leadership, senza fare affidamento solo sulla prestanza

fisica.

Per il riconoscimento della menzogna non esiste un segnale evidente, esistono degli

indicatori, che possono però essere interpretati anche in altri modi.

Uno studio condotto da Teldman e colleghi dimostra che gli adolescenti più popolari sono

quelli più competenti socialmente e più abili ad ingannare, abbiamo la tendenza a

distinguere le menzogne in:

 A basso contenuto, quelle dei bambini (meno gravi)

 Ad alto contenuto, quelle più gravi

Tra gli indicatori più espliciti per riconoscere la menzogna troviamo, rispetto allo sguardo il

fatto che il mentitore tende a guardare fisso negli occhi il suo interlocutore, per capire se è

convincente, il tono è indicatore abbastanza evidente di ansia, paura, collera, eccitazione,

chi mente tendenzialmente non gesticola

Vrij si è focalizzato sull’analisi del testo di quello che viene detto, per lui con un’analisi

testuale è possibile riconoscere la menzogna, un modo è quello di far raccontare

un’esperienza nella sequenza inversa, dopo averla ascoltata nella giusta sequenza

temporale.

Chi non sa leggere le proprie e le altrui emozioni è un soggetto alessitimico, più tendente

all’alessitimia sarà un individuo con uno stile di attaccamento evitante.

L’alessitimia è spesso collegata a pazienti psicosomatici.

Sifneos conia il termine ALESSITIMIA, uno dei fattori che porta a questa condizione è

l’avere una figura di attaccamento incapace di esprimere emozioni, un bambino insicuro

impara ad inibire l’espressione delle emozioni, con persone alessitimiche si usa la tecnica

dell’auto apertura.

È stata riscontrata una relazione tra l’utilizzo delle emoticon e l’alessitimia, le persone

alessitimiche usano più le emoticon, ma non riescono ad interpretarle, questo nell’ottica

della cooperazione comunicativa di Grice in questo tipo di chat non avviene, sganciamo la

capacità di analisi, codifica e decodifica dei messaggi, quindi una emoticon in più può

portare verso tangenti comunicative assurde.

Nella sfera multimediale delle chat viene completamente annullato l’aspetto legato al non

verbale, si ha più tempo per rispondere quindi quello che si scrive è molto lontano dalla

persona stessa.

L’approccio evoluzionistico è fondamentale per comprendere le dinamiche di gruppo, la

teoria dell’attaccamento e tutto quello che è legato agli stereotipi e alle dinamiche di

coppia.

I massimi esponenti della teoria evoluzionista furono Lorenz e Timbergen,Lorenz

divenne famoso per quello che viene definito comportamento a base innata, l’imprinting.

L’uomo di oggi (homo Sapiens Sapiens) è il risultato di un’evoluzione biologico culturale

(evoluzione bio-culturale), le cui tappe fondamentali partono dallo sviluppo del linguaggio.

Tinbergen, nel 1963, si chiede come spiegare le variabili che condizionano il

cambiamento, e indica che per farlo è necessario rispondere a quattro perché, che

vengono appunto indicati come, I QUATTRO PERCHE’ DI TINBERGEN:

1. LE CAUSE PROSSIME: il fenomeno è determinato da qualcosa di immediato.

2. LE CAUSE CHE CONDIZIONANO LO SVILUPPO DELL’INDIVIDUO NEL SUO

SVILUPPO: il fenomeno è da ricondurre allo sviluppo dell’individuo, ad eventi accaduti

nell’ontogenesi.

3. LE CAUSE ULTIME: il fenomeno è da ricondurre alla funzione biologica, quindi parliamo

di INCLUSIVE FITNESS.

4. LE CAUSE NELLO SVILUPPO DELLA SPECIE: il fenomeno è da ricondurre al modo in

cui si è evoluta la specie, quindi parliamo di filogenesi.

Esistono due scuole dell’evoluzionismo etologico:

 LA SCUOLA TEDESCA

 LA SCUOLA INGLESE

Per la SCUOLA TEDESCA, massimi esponenti Eibel e Lorenz, la selezione naturale

favorisce il gruppo, gli istinti sono pre-programmati a livello genetico, quindi scritti nel DNA.

Il modello di questa scuola è in linea con il pensiero di Freud e LeBon, esiste

un’attivazione che deve essere scaricata, per quanto riguarda gli stereotipi gli individui

insieme sono grandi gruppi pericolosi, il ruolo della società è quello di essere come un

“corsetto ortopedico” che contiene le masse.

Per la SCUOLA INGLESE, massimi esponenti Tinbergen e Hinde, la selezione naturale

favorisce l’individuo, esiste una propensione a base innata, che deve essere

costantemente in relazione con l’ambiente. Secondo questa scuola esistono modelli

cibernetici, i comportamenti vengono spiegati a partire dall’esperienza vissuta e non da

aspetti energetici, per quanto riguarda gli stereotipi, società e masse devono rimanere in

uno stato dialettico costantemente, c’è una parte attiva e una passiva e i ruoli possono

essere invertiti.

Il modello della SCUOLA TEDESCA è il MODELLO IDRAULICO DELL’ATTIVAZIONE, una

spinta rispetto alle energie che si accumulano.

Per Hinde esiste una propensione a base innata, in cui i comportamenti vengono

controllati, aggiustati, modificati, secondo uno scopo, quello che è a base innata non è il

singolo comportamento, ma lo scopo, l’obiettivo sostanziale che l’individuo vuole

raggiungere.

I comportamenti altruistici vengono studiati dalle due scuole in maniera diversa.

Nella SCUOLA TEDESCA, elemento sostanziale è il gruppo, quindi tutti gli individui dello

stesso gruppo si rendono disponibili l’uno verso l’altro, perché così hanno tutti lo stesso

vantaggio.

Nella SCUOLA INGLESE, invece elemento sostanziale è la selezione dell’individuo, dove

assume valore preponderante il DNA, quindi io sarei propenso ad aiutare tutti i portatori

del mio DNA.

Il comportamento si sarebbe quindi selezionato sul principio della selezione parentale,

esiste quindi un INCLUSIVE FITNESS o SUCCESSO RIPRODUTTIVO, con la quale si

intende la potenzialità dell’individuo di propagare al massimo le sue caratteristiche, sia

attraverso la progenie, sia attraverso i consanguinei, esemplificazione di questo concetto

lo troviamo nell’esperimento del salvataggio del fratello più giovane.

Nella selezione parentale troviamo un ruolo di genere, uomini e donne fanno cose

differenti, in termini di investimento energetico di tempi e risorse le donne si espongono

molto di più.

L’ aggressività ai primordi della specie era fondamentale per la sopravvivenza, Lorenz la

considera allo stesso modo di Freud: un accumulo di energia pronta a scaricarsi il prima

possibile.

L’aggressività può essere classificata almeno in tre macro categorie:

 L’AGGRESSIONE STRUMENTALE: che fa riferimento all’aggredire per ottenere

ricompense, per appropriarsi di un oggetto, messa in atto a freddo e in modo

calcolato.

 L’AGGRESSIONE OSTILE: che fa riferimento all’aggredire con il solo scopo di

danneggiare, si riconduce ad una propensione personale ad essere violenti.

 LA VIOLENZA EMOTIVA: quella che scaturisce da un innalzamento dell’arousal,

che ci porta ad avere reazioni impulsive, quelle che possiamo trovare in una

dinamica di coppia, questo tipo di aggressività ci fa capire come c’è una gradazione

nel mettere in atto comportamenti aggressivi.

L’AGGRESSIONE STRUMENTALE e quella EMOTIVA, sono presenti anche in natura,

quella OSTILE è più difficile da osservare, esiste poi:

 L’AGGRESSIONE PREDATORIA: pericolosa se messa in atto dall’uomo, è

caratterizzata dall’assenza di segnali di minaccia e viene perpetrata in silenzio.

Mettendo insieme l’AGGRESSIONE OSTILE e quella PREDATORIA viene fuori un

comportamento di stalking.

Esiste poi:

 L’AGGRESSIONE DI TIPO IRRITATIVO: che si attiva in difesa ad uno stimolo

nocivo.

Gli esseri umani hanno mantenuto l’aggressività all’interno del patrimonio genetico perchè

saper combattere garantiva la possibilità di essere un leader, ma evolvendosi l’uomo ha

capito che poteva gestire il comando anche grazie al Machiavellismo, che fa riferimento

alla persuasione e alla metacognizione, la capacità di mettersi nei panni dell’altro e quindi

prevedere tutta una serie di dinamiche.

In natura è normale osservare quella che viene definita AGGRESSIVITA’

INTERSPECIFICA garantisce la sopravvivenza della specie, in questo comportamento

non è presente un’accezione che implica la motivazione a far male all’altro, la motivazione

è procacciare il cibo.

All’interno della stessa specie esiste l’AGGRESSIVITA’ INTRASPECIFICA, che ha lo

scopo di gestire la gerarchia all’interno del gruppo, questo tipo di aggressione si risolve

con la resa dell’altro.

Il fatto che l’uomo sia capace di entrambe i tipi di aggressività si spiega grazie alla

PSEUDO SPECIAZIONE CULTURALE, questo meccanismo spiega tutta una serie di

comportamenti, come la paura dell’estraneo, l’altruismo reciproco, l’etica del piccolo

gruppo, le dinamiche di ingroup e outgroup e gli stereotipi di genere.

Secondo Liotti pregiudizi e stereotipi possono essere letti in funzione della TEORIA

DELL’ATTACCAMENTO di John Bolwby, che spiega quali sono le dinamiche madre-figlio

e le conseguenze di queste dinamiche sia nei bambini che negli adulti.

I modelli della TEORIA DELL’ATTACCAMENTO condizionano l’elaborazione delle

informazioni in entrata, la memorizzazione e le dinamiche di memoria, avremo quindi una

memoria selettiva e un’attenzione selettiva, noi guarderemo solo quella parte del mondo

coerente con in nostri MODELLI OPERATIVI INTERNI (MOI), perdendo tutte le

informazioni che non sono coerenti con questi.

La TEORIA DELL’ATTACCAMENTO nasce con Bolwby.

John Bolwby nasce a Londra nel 1907, da una famiglia dell’alta borghesia inglese, fin

dall’inizio considera fondamentale, così come era stato per Freud, staccare il trauma

psichico da quello biologico e intravedere le cause del trauma psichico nell’infanzia.

Bolwby inizia a fare supervisioni, insieme alla Klein e stravolgerà la sua visione

“fantasmatica”, lascerà presto quella supervisione per iniziare una collaborazione con

Mary Ainsworth e con i coniugi Roberson, che stavano studiano le dinamiche di

separazione dalla mamma nei bambini ospedalizzati, dobbiamo a Bolwby l’odierna

organizzazione dei reparti pediatrici negli ospedali.

Prima di parlare di STILI DI ATTACCAMENTO, afferma che persone che incontrano nella

loro storia un lutto, una separazione attraversano sempre le stesse fasi:

 LO STORDIMENTO

 LA PROTESTA

 LA DISPERAZIONE

 IL DISTACCO

E nota che i bambini ospedalizzati attraversano queste fasi.

Bolwby arriverà a definire il legame madre bambino come salvifico ed inizia ad elaborare

una teoria che vede al centro di questo legame un aspetto emotivo.

L’ATTACCAMENTO è un SISTEMA OMEOSTATICO, che dovrebbe mantenere in

equilibrio condizioni interne ed esterne di sicurezza.

Il SISTEMA DI ATTACCAMENTO si attiva quando si sperimenta un’emozione di

insicurezza, più mi sento insicuro, più devo avvicinarmi alla mia figura attaccamento che, a

modo suo, farà diminuire la mia ansia.

Il SISTEMA DI ATTACCAMENTO prevede che il bambino si avvicini alla sua figura di

attaccamento, in base a come questa ritiene accettabile, parliamo quindi di un

comportamento corretto secondo lo scopo (Hinde).

Ognuno di noi in base al proprio STILE DI ATTACCAMENTO o ai propri MOI aggiusterà,

momento per momento, non solo il comportamento, ma anche i significati che vengono

costantemente attribuiti agli elementi quotidiani.

Due persone con STILI DI ATTACCAMENTO differenti, con MOI differenti, vedranno la

stessa cosa in modo diverso e il senso che ogni individuo darà della realtà esterna sarà

coerente con i suoi MOI.

Bolwby quindi teorizza l’attaccamento come: una predisposizione biologica del piccolo

verso chi si prende cura di lui, una motivazione intrinseca e primaria basata sulla ricerca di

contatto e conforto, che si attiva nelle situazioni di pericolo, un sistema di controllo di tipo

cibernetico con lo scopo di mantenere un equilibrio omeostatico tra vicinanza ed

esplorazione, un comportamento orientato ad uno scopo, sopravvivenza, successo

riproduttivo.

Esistono quattro fasi di sviluppo del legame di attaccamento:

 FASE 1: (0-2 mesi) comportamenti di segnalazione e di avvicinamento, ricerca non

selettiva di contatto e prossimità.

 FASE 2: (3-6 mesi) comunicazioni dirette: ricerca selettiva di contatto e prossimità

con le figure familiari che si occupano di lui.

 FASE 3: (6-24 mesi) segnali di mantenimento della vicinanza, creazione di un

effettivo legame orientato e preferenziale, ricerca del contatto con il caregiver e

paura dell’estraneo.

 FASE 4: (24 mesi in poi) relazione basata su uno scopo programmato,

perseguimento di scopi comuni regolati dai feedback provenienti dall’ambiente.

Fino ai 24 mesi il bambino continuerà a regolare i suoi comportamenti secondo lo scopo e

secondo i feedback che riceve, il bambino creerà una vicinanza accettabile, secondo i

feedback materni, per riuscire ad essere rassicurato.

Il bambino sarà:

 SICURO, se avrà una madre sensibile e responsiva

 EVITANTE, se la madre avrà un atteggiamento ipercritico, centrata sulla

performance e incapace di regolare le emozioni negative del bambino.

 AMBIVALENTE, se la madre avrà un atteggiamento imprevedibile, la metà delle

volte sicura e l’altra metà sottraente.

Bolwby ha creato un costrutto teorico ma dobbiamo aspettare il contributo della

Ainsworth, per comprendere che esistono gli STILI DI ATTACCAMENTO, la Maine

individuerà il corrispettivo di questi stili negli adulti, dimostrando con studi longitudinali, che

esiste una forte correlazione tra stili di attaccamento materno e quello dei loro figli.

La Ainsworth inizia a studiare quali sono le variabili che condizionano il comportamento

della diade, attraverso il BALTIMORE LONGITUDINAL STUDY, si sono studiate 26 coppie

madre-bambino, per mezzo dell’osservazione si sono contati i comportamenti della diade,

e sono emerse due variabili:

 SENSIBILITA’

 RESPONSIVITA’

Una madre sensibile è in grado di riconoscere i bisogni del bambino, una responsiva è in

grado di rispondere a quei bisogni.

Una madre può essere sensibile e non responsiva e viceversa.

La Ainsworth elabora la STRANGE SITUATION, diventata importante metodo di

valutazione per comprendere i MOI, e quindi lo STILE DI ATTACCAMENTO dei bambini

intorno ai 12 mesi, è possibile poi ripeterla fino ai 6 anni di età.

Sottoponendo il bambino alle due paure ancestrali, la paura dell’estraneo e di essere

abbandonato si voleva testare il suo grado di sicurezza.

La STRANGE SITUATION si svolge in OTTO FASI, di fatto però le fasi più importanti sono

tre.  All’interno di una stanza vengono posti la mamma e il bambino, con dei giochi a

disposizione.

 Ad un certo punto entra l’estraneo nella stanza e si osserva come il bambino

reagisce alla sua presenza.

 Poi esce la mamma, e il bambino resta solo con l’estraneo.

 Poi torna la mamma, si osserva come il bambino reagisce alla riunione con la

mamma

 C’è poi un momento in cui il bambino rimane completamente solo

 Per arrivare ad una seconda riunione con la mamma.

L’idea della Ainsworth era quella di testare quali fossero i MOI dei bambini e quindi di

identificare gli STILI DI ATTACCAMENTO, quindi non si poteva non tener conto del

comportamento delle mamme, perché emergevano alcune differenze sostanziali.

Una MAMMA SICURA, riuscirà a regolare le emozioni del bambino, ad essere sensibile e

responsiva e a l’ansia data dal contesto, quindi:

Il BAMBINO SICURO sarà nella condizione di esplorare l’ambiente, di giocare. Quando

entra l’estraneo il bambino sicuro sarà diffidente all’inizio, ma se vede la mamma tranquilla

potrà interagire con lui o continuare a giocare, quando la mamma si allontanerà mostrerà il

suo disappunto piangendo, ma sarà facilmente consolabile, più velocemente dalla mamma

che dall’estraneo, una volta consolato tonerà ad esplorare.

Il BAMBINO AMBIVALENTE, rimane attaccato alla mamma, non interagisce con

l’estraneo, urla quando è solo, è inconsolabile dall’estraneo, la MAMMA è INAFFIDABILE,

il bambino non sa prevedere il suo comportamento, tenta quindi di starle vicino il più

possibile, il bambino non si consola, tanto è che spesso viene interrotta la valutazione,

quando la mamma ritorna il bambino ambivalente probabilmente colpisce la mamma che

si rende conto di quello che sta accadendo e mentalizza paura e senso di colpa.

Il BAMBINO EVITANTE, è spinto a giocare dalla mamma che tendenzialmente sembra

preoccupata, vive la situazione sperimentale come un esame, sembra preoccupata per la

performance, normalizza i comportamenti, il bambino inizierà a mantenere una giusta

distanza dalla mamma continuerà a giocare in tutte le fasi della STRANGE SITUATION,

apparentemente il bambino sembra non fare nulla, ci si è allora interessati al perché

questo accade.

Gli studiosi hanno allora iniziato a rilevare i livelli di CORTISOLO, l’ormone dello stress dei

bambini, prima e dopo la separazione, ed è venuto fuori che questi bambini mostravano

livelli più alti di ansia rispetto ai bambini sicuri e a quelli ambivalenti, quindi quando il

bambino sembra far finta di niente, di fatto sta solo mantenendo una distanza ottimale, che

è paradossalmente, per i bambini evitanti più importanti della vicinanza della madre.

La spiegazione di tutto ciò è rintracciabile nei MOI, che ci dicono che è più funzionale per

un bambino evitante mantenere la distanza piuttosto che avvicinarsi alla madre, si tratta di

un comportamento corretto secondo lo scopo, l’impegno cognitivo ed emotivo per un

bambino evitante è più alto di quello del bambino ambivalente, perché deve imparare tutta

una serie di comportamenti complementari a quelli della madre.

Lo stile di attaccamento del bambino è funzione dello stile di accudimento della madre.

Le MAMME AMBIVALENTI sono state a loro volta abituate a vivere in una bolla, il 50%

delle volte sono competenti ed emotivamente vicine, anche dal punto di vista fisico.

C’ è un momento in cui avviene un corto circuito nella mente dell’ambivalente e avviene

una disconnessione con il bambino.

Il bambino ambivalente sviluppa dal punto di vista cognitivo una prevedibilità

dell’imprevisto, da adulti gli ambivalenti diventeranno gelosi.

La MADRE EVITANTE non si sintonizza sui bisogni primari del bambino, hanno difficoltà a

gestire il contatto con il bambino, hanno difficoltà nell’aptica e nella prossemica, crescendo

il bambino evitante sarà poco competente a sua volta.

Un bambino evitante è il prodotto di una madre che ha sperimentato a sua volta

comportamenti rigidi, una disciplina ferrea, il passaggio tra affettività e fisicità poteva

passare attraverso le punizioni corporali, nell’evitante le emozioni devono essere

eliminate, soprattutto quelle negative, tutto ciò che viene vissuto prende significato rispetto

al feedback dell’altro, per la mamma evitante qualsiasi cosa è perfettibile.

Tema centrale dell’evitamento è che l’altro è visto come giudicante e distanziante, di

conseguenza l’adulto evitante per stare al mondo compiace l’altro e dimostra una falsa

autonomia, deve dimostrare al mondo di potercela fare senza l’aiuto degli altri.

Tendenzialmente un evitante si sentirà un inetto, la mamma evitante di oggi non riesce più

ad essere incisiva perché socialmente inaccettabile, sono concentrate sulla performance,

quindi nell’incapacità di regolare le emozioni negative dei figli, e nell’impossibilità di dare


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cristianabusatti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia Sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Toni Alessandro.

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