Estratto del documento

Esame psicologia sociale

Introduzione alla psicologia sociale

La psicologia sociale si basa su percentuali statistiche e metodologie, studia come le dinamiche psicologiche dell'individuo cambiano in funzione del contesto sociale. La stessa prestazione che un individuo ha quando è solo non è identica a quando è in gruppo; esistono casi in cui il gruppo fa in modo che la prestazione sia migliore o, al contrario, casi in cui si attiva quella che viene definita inibizione sociale, cioè la prestazione è peggiore. La psicologia sociale non studia solo il comportamento degli individui all'interno di un gruppo ma anche, ad esempio, perché un individuo senta il bisogno di conformarsi.

Ambiti fondamentali della psicologia sociale

Gli ambiti fondamentali della psicologia sociale sono quelli macro, quindi: la pubblicità, il marketing, la politica, le politiche sociali. Il taglio che viene dato alla psicologia sociale è un taglio evoluzionistico. La psicologia pone l’attenzione anche sugli atteggiamenti.

Atteggiamenti

Gli atteggiamenti sono qualcosa di più complesso di quanto si possa pensare. Molto spesso l’atteggiamento viene confuso con il comportamento, oppure con l’idea che una persona ha di una certa cosa. In realtà, l’atteggiamento è composto da tre componenti:

  • Emotiva
  • Cognitiva
  • Comportamentale

A parità di comportamento, due persone possono cambiare atteggiamento.

Influenza sociale

Per quanto riguarda l’influenza sociale, parliamo di conformismo, che viene per lo più associato all’effetto della maggioranza, ma anche la minoranza ha un effetto sulla maggioranza, e la psicologia sociale si interroga sul perché questo avviene. Altra tematica è quella della persuasione, che fa cambiare prima l’idea, poi l’impostazione emotiva, rispetto a quello che sto dicendo e infine il comportamento. Inoltre, si esplorano temi come pregiudizio, aggressività e altruismo; le motivazioni che spingono a compiere atti altruistici non sono strettamente legate alla bontà.

Concetto di leader e teoria dell'attaccamento

Il concetto di leader è fondamentale per capire come una persona condiziona un gruppo. Per quanto riguarda la teoria dell’attaccamento, è importante sottolineare che è un paradigma utile per leggere la realtà attraverso un’interpretazione emotiva che ha delle basi biologiche innate. Attraverso la trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento, si ha la possibilità di comprendere perché ci sono dei comportamenti che gli individui ripetono nel corso della loro vita.

Comunicazione nella psicologia sociale

La comunicazione è un'altra tematica che rientra nell’ambito della psicologia sociale, che si pone l’obiettivo di capire come gli esseri umani comunicano e perché comunicano. L’effetto degli individui sulle persone va al di là di quello che le persone dicono; esiste un canale di comunicazione altrettanto complesso del canale verbale, che è quello non verbale. Tra i vari canali della comunicazione non verbale troviamo la prossemica, lo studio della distanza tra i corpi in assenza di comunicazione. La distanza che io riesco a gestire con un altro individuo è una variabile personale e potrebbe essere condizionata dalla modalità che mia madre aveva con me e potrebbe essere modificata.

Comportamentismo e manipolazione

In ambito militare, spesso viene chiesto a reclute e soldati di ripetere alcune frasi o di parlare ad alta voce. L'idea comportamentista alla base di questo è legata all’idea che l'atteggiamento, correlato al comportamento, alla lunga, gli individui cambiavano atteggiamento perché si condizionavano da soli. Questo paradigma è più o meno realistico; gli esseri umani sono però molto più complessi di uno stimolo-risposta.

Manipolazione e persuasione

Subito dopo la II guerra mondiale, si è iniziato a studiare la manipolazione. Secondo questi studiosi, era pensabile modificare l’atteggiamento degli individui mettendo mano alle loro idee. Poi si iniziò a parlare di persuasione. Il mio punto resta quello di convincere l’altro e quindi portarlo a un cambiamento, ma l’altro viene preso per quello che è, quindi non manipolabile.

Principi di vendita e seduzione secondo Cialdini

Il prof. Cialdini ha messo in luce sei principi alla base delle tecniche di vendita e di seduzione che sono:

  • Impegno e coerenza
  • Reciprocità
  • Riprova sociale
  • Simpatia
  • Autorità
  • Scarsità

Tutti siamo influenzati da questi principi, che si basano su alcune euristiche, quindi modi automatici di ragionare.

Raccolta dati in psicologia sociale

I dati in psicologia sociale vengono raccolti attraverso alcuni strumenti, che possono essere: questionari standardizzati o non standardizzati, oppure interviste che sono perlopiù semi standardizzate, ma anche con l’uso di scale, in particolare la Lickert, osservazione diretta e partecipante, discussioni di gruppo, esperimenti in laboratorio, focus group. I dati quantitativi sono utili perché permettono il confronto tra gli individui. Per questo, per la raccolta dei dati si preferisce usare le scale.

Facilitazione sociale

La psicologia sociale risponde a questa domanda: “La psicologia del singolo individuo come spiega i comportamenti degli individui quando sono in gruppo?” Nel 1897, Norman Triplett, dall’osservazione delle prestazioni degli atleti che si allenavano da soli e in gara, constatò una notevole differenza: i tempi erano inferiori rispetto a quando si gareggiava in gruppo; gli individui che si allenano da soli ottengono tempi inferiori. Triplett chiede allora a un gruppo di bambini di avvolgere delle lenze; quando questi svolgono il compito in gruppo, lo fanno meglio. Si inizia così a parlare di facilitazione sociale, quando gli individui sono in gruppo ottengono risultati migliori, ma questo non vale sempre.

Inibizione sociale

Pessin, nel 1933, chiede a un gruppo di bambini di imparare parole senza senso; se lo fanno da soli ottengono risultati migliori, in gruppo appare più difficile, perché compiti più complessi a livello cognitivo, se svolti in gruppo, portano a risultati peggiori. Parliamo quindi di inibizione sociale.

Teoria dell'arousal

Zajonc, nel 1965, spiega questa differenza con l’arousal, un’attivazione fisiologica che può essere immaginata come ansia. Neurofisiologi hanno definito l’arousal attraverso la metafora dell’olio del motore, che rende più fluido il movimento dello stesso; una certa quota di attivazione cerebrale favorisce la produzione di risposte dominanti. Sulla scia di Zajonc, Hull Spence sostiene che l’arousal favorisce la produzione di risposte dominanti, ovvero l’emergere della risposta che compare per prima nel repertorio delle risposte possibili; le risposte dominanti, sia dal punto di vista cognitivo che comportamentale, sono quelle che, per diverse motivazioni, sono state apprese meglio.

Zajonc sostiene che in presenza di pubblico non è importante solo il livello di arousal, ma se il compito è difficile l’effetto sarà di inibizione, se il compito è semplice l’effetto del pubblico sarà di facilitazione. Inoltre, quando non ci si sente preparati all’azione, il pubblico ha un effetto di inibizione; quando invece si ha la certezza di essere preparati, allora l’effetto sarà di facilitazione. L’arousal, per Cottrel, è qualcosa di appreso, non è innato. Gli individui diventano sensibili alla presenza degli altri, quando sentono che questi possono giudicare, oppure quando sentono nell’altro un effetto antagonista.

Variabili condizionanti della performance di gruppo

Le variabili che condizionano questo andamento possono essere diverse, ad esempio: le mie prestazioni sono migliori se l’avversario è migliore; al contrario, se mi rendo conto che chi mi sta giudicando è inadeguato e non lo stimo, l’effetto inibente è inferiore; questo effetto in presenza di estranei può essere addirittura azzerato. Baron sostiene che la disquisizione del giudizio può essere spiegata attraverso i processi cognitivi. Vado peggio in presenza di persone che mi giudicano perché sono cognitivamente impegnato a pensare al giudizio di queste persone.

Effetto Ringelmann e inerzia sociale

Nel 1880, l’effetto Ringelmann, l’inerzia sociale, dimostra che gli individui, costretti a svolgere un lavoro in gruppo, in alcune circostanze ottenevano un risultato nettamente inferiore. Ad esempio, se un individuo da solo riesce a sollevare 85kg, in gruppo lui stesso sposta 65kg. Non stiamo però affermando che l’individuo in gruppo è meno efficiente, perché il compito è lo stesso, ma l’effetto è diverso. L’idea è che sette individui che lavorano insieme sono potenzialmente più forti, perché ognuno può spostare 85kg. In realtà, Ringelmann vuole affermare che questi, lavorando in gruppo, perdono la coordinazione all’interno del compito che stanno svolgendo e ottengono un risultato peggiore.

Stroebe e Fraey sosterranno che oltre alla coordinazione viene meno anche la motivazione, due variabili diverse e con un grande peso. Questi esperimenti sono stati svolti anche rispetto a compiti cognitivi e si è giunti alle medesime conclusioni. Le risposte dominanti sono dei solchi neuronali, sono quelle risposte che vengono usate di più dal punto di vista cognitivo. Il pubblico influenza la performance, sia in positivo, sia in negativo. Cottrel, rispetto al pubblico, afferma che l’impegno cognitivo legato all’analisi di quello che gli altri possono pensare, inficia il compito.

Diffusione della responsabilità

Il cervello, quando è in gruppo, usa meccanismi di elaborazione delle informazioni particolari. L’essere umano ha un modo di leggere le informazioni contorto; lavora in base a schemi rigidi, difficili da scardinare, spesso ci inganna, cioè le informazioni in entrata sono già falsate, quindi tutto ciò che avviene dopo avviene di conseguenza. All’interno di un gruppo di persone si verifica l’effetto della diffusione della responsabilità, molto più evidente se il compito è di tipo cognitivo.

Per quanto riguarda la coordinazione rispetto a un compito, gli individui si impegnano a svolgerlo al meglio, ma di fatto non ci riescono. Dal punto di vista neuromuscolare, anche un compito semplice, come il tiro alla fune, non viene coordinato, perché essendo presenti molti cervelli, ognuno si attiva con i suoi tempi e l’effetto cumulativo diventa negativo. Ma non dipende soltanto dalla distanza di attivazione di un impulso rispetto all’altro, anche dalla sincronizzazione. Per lo stesso motivo anche le coppie, a volte, non si coordinano, pur avendo un obiettivo comune; quello che avviene normalmente è che all’interno della coppia non si coglie la sincronia.

Studi storici e contributi di Wundt

Le prime tematiche della psicologia sociale sono quelle legate alla scuola di Berlino, intorno agli anni ’20, mentre in America aveva inizio il comportamentismo. A Lypsia hanno inizio i primi studi portati avanti da Wundt, considerato precursore dello strutturalismo. Gli studi di Wundt fanno riferimento alla capacità dell’essere umano di percepire e poter ragionare sulle percezioni sensoriali; l’obiettivo era studiare come gli esseri umani articolano il pensiero e i processi cognitivi in toto. Per studiare questo, aveva bisogno di soggetti capaci di riflettere sui processi mentali. Addestrava i soggetti a descrivere, senza critiche e autocritiche, senza filtri giudicanti verso se stessi e gli altri, qualsiasi pensiero passasse loro per la testa, perché l’idea era di cercare di cogliere i processi alla base del pensiero.

Una volta addestrati, i soggetti venivano sottoposti ad esperimenti; ad esempio, se il soggetto sente il freddo, quale processo cognitivo seguirà? Rispetto alla percezione corporea, sappiamo, anche grazie a questi esperimenti, che cambia rispetto al distretto corporeo che tocco. Esistono distretti corporei più o meno sensibili al tatto, e quelli più sensibili hanno funzione adattiva; sotto quei punti ci sono parti vitali, quindi ai primordi della specie il corpo umano si è adattato nel tempo per essere più o meno sensibile ad alcune stimolazioni. Wundt è stato il primo ad interessarsi alla metacognizione degli individui, cioè a come gli individui iniziano ad ipotizzare ciò che avviene nel loro cervello.

Contributi di Freud e psicoanalisi

Il passaggio a Freud è breve, perché lo studio della psicoanalisi si è mosso da due principi: il primo, quello di Wundt, cioè dare credito alla possibilità che il cervello possa leggere la parte conscia, nella quale gli individui possono mettere mano. Freud sosterrà l’esistenza di meccanismi di difesa dell’IO, che possono in qualche modo bypassare i traumi che l’individuo può subire. Il secondo concetto su cui Freud basa la psicoanalisi è quello di inconscio, che parte dal filosofo Leibniz.

Freud si interessa all’inconscio sulla scia degli studi fatti da Charcot, all’interno della clinica St.Piere, dove venivano ricoverate quelle che venivano definite pazienti isteriche, che Charcot curava per mezzo dell’ipnosi. I sintomi isterici che all’epoca venivano considerati tali erano i più disparati e meno codificati; anche donne considerate libertine venivano ricoverate come isteriche. Esistevano però dei sintomi particolari che queste donne manifestavano, come l’arco isterico, così veniva riportato nei testi psichiatrici, spasmi muscolari, crisi di pianto immotivate. Si pensava che queste donne avevano un impulso sessuale, proveniente dal basso, che non potevano sfogare e questo si incanalava nei sintomi isterici.

L’idea di fondo che portò Charcot all’utilizzo dell’ipnosi era che: se si può creare un sintomo, attraverso l’induzione in ipnosi, apparentemente uguale a quello che manifestavano le donne isteriche, al contrario, si può farlo sparire. Il paradosso è che il sintomo di queste pazienti, sotto ipnosi, si inibiva o emergeva. Secondo Charcot, questi sintomi dipendevano da un trauma o da una spinta dal basso che emergeva dall’inconscio e che l’IO non riusciva a tenere a bada; questo trauma poteva essere raggiunto tramite l’ipnosi.

Freud si ispirerà a queste idee modificandole, solo all’inizio si affida all’ipnosi; presto la abbandonò, spesso i sintomi che durante l’ipnosi sembravano svaniti si ripresentavano o se ne presentavano diversi. Per Freud era più utile riuscire a parlare con una persona consapevole per far emergere l’inconscio e perché l’individuo ne prendesse consapevolezza. Freud lo farà con il metodo delle libere associazioni, già adottato da Wundt. Questo metodo consiste nel chiedere ad un individuo di parlare liberamente di quello che pensa, nel momento in cui lo pensa. L’idea di fondo è che l’inconscio automaticamente emerge, perché esistono meccanismi attraverso i quali l’inconscio si articola e funziona. Quando il soggetto per motivazioni cognitive stacca il controllo su quello che dice, l’inconscio automaticamente emerge (lapsus freudiano).

Il concetto di inconscio non è stato introdotto da Freud, medico psichiatra e poi padre della psicoanalisi. Egli vinse un riconoscimento molto importante per i suoi studi sulla cocaina e divenne famoso per gli studi sull’isteria. Nello stesso periodo, LeBon iniziò a studiare le folle e le dinamiche psicologiche al loro interno. Nei suoi studi veniva ipotizzato che le folle fossero pericolose, in particolare l’interesse veniva posto su quali erano le spinte che venivano dal basso delle folle, che permettevano che gli individui, quando erano insieme, diventavano pericolosi. L’idea è che esiste un inconscio di gruppo che può essere indagato con l’obiettivo di prevenire gli effetti pericolosi.

Charcot e ipnosi

Nel 1885, il metodo di Charcot era quello di ipnotizzare le pazienti per raggiungere l’inconscio e disattivare il sintomo. Freud non vuole aderire a questo modello, perché la tecnica dell’ipnosi ha alcuni punti deboli, quali: il transfert, alcuni soggetti sono particolarmente sensibili e si ipnotizzano più facilmente, ma rimangono condizionati dall’effetto del controtransfert, che Freud spiegherà successivamente. Quindi rimangono collegati o dipendenti dall’ipnotista, oppure alcuni soggetti non sono ipnotizzabili; altri lo sono solo lievemente. Inoltre, a volte un sintomo cambia forma, e Freud si rese subito conto che il livello dell’ipnosi rimaneva troppo superficiale; si curava il sintomo, ma non la causa.

Importanza del setting nella psicoanalisi

Nel modello psicodinamico, il setting assume un’importanza quasi maniacale. Per setting si intende il contesto nel quale si svolge la terapia; ancora oggi si utilizza il lettino, per rilassarsi ma non concentrarsi troppo sul pensiero, per permettere all’inconscio di emergere. Generalmente, lo psicoanalista siede alle spalle del paziente; se non vedo l’altro non ne percepisco il giudizio. Inoltre, si devono scegliere una serie di regole; nella psicoanalisi ortodossa, il setting non viene mai modificato.

Meccanismi dell'inconscio secondo Freud

Secondo Freud, esistono dei meccanismi che spiegano l’inconscio, che possono essere cognitivamente appresi e sono:

  • Lo spostamento: posso parlare di una persona, ma in realtà voglio parlare di un’altra.
  • L’assenza di negazione: nell’inconscio non esiste accezione negativa; l’inconscio non registra il concetto di "non".
  • L’assenza di contraddizione.

Secondo Freud, ci sono due fasi importanti nella crescita di un ragazzo: sognare di avere un rapporto con la madre e con un’altra persona, anche dello stesso sesso. Nel primo caso si manifesta il complesso di Edipo, il secondo caso è associato al Super Io che ci fa sognare di avere un rapporto con una persona che sia per l’inconscio più accettabile della mamma. Freud sostiene che l’inconscio funziona in base a due regole:

  • Il principio del piacere, presente alla nascita. Un bambino è da subito legato a questo principio, cerca fin dalla...
Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 65
Appunti esame Psicologia sociale prof. Toni Pag. 1 Appunti esame Psicologia sociale prof. Toni Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame Psicologia sociale prof. Toni Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame Psicologia sociale prof. Toni Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame Psicologia sociale prof. Toni Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame Psicologia sociale prof. Toni Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame Psicologia sociale prof. Toni Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame Psicologia sociale prof. Toni Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame Psicologia sociale prof. Toni Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame Psicologia sociale prof. Toni Pag. 41
1 su 65
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cristianabusatti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia Sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Toni Alessandro.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community