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Teologia I – Questioni fondamentali: la fede cristologica e la Sacra Scrittura

Modulo I – Le radici della relazione tra Dio e uomo

La ribellione a Dio in nome della modernità (libertà e dolore)

La cultura occidentale si è ribellata alla religione per emanciparsi dall’essere credenti in nome della libertà umana.

Feuerbach (1804-1872)

Essenza del Cristianesimo

Nella sua opera del 1841, Feuerbach afferma che la radice della teologia è l’antropologia, perciò la religione non è un discorso inerente Dio, ma l’uomo. La religione è la conoscenza che l’uomo ha non dei suoi limiti ma dell’infinità dell’essere umano, ovvero come si immagina se potrebbe non avere limiti. Dio è la proiezione dei desideri dell’uomo quando è fuori dal finito, l’uomo liberato dai suoi limiti che viene poi adorato come un essere fisico distinto da lui: per esempio, mi piacerebbe non morire quindi Dio è eterno, vorrei la vendetta Dio è il vendicatore, oppure vorrei il perdono quindi Dio perdona.

In questo senso, le religioni sono diverse l’una dall’altra perché ogni cultura inventa il suo Dio in base all’immagine che ha di sé stesso. La religione è la manifestazione pubblica del meglio dell’umano perché contiene l’idea migliore che l’uomo ha di sé stesso. Per questo motivo, non è Dio a creare l’uomo a propria immagine, ma è l’uomo che ha creato Dio a propria immagine e somiglianza.

Dal pensiero di Feuerbach si possono raccogliere tre insegnamenti:

  • Il religioso è necessario nella vita umana perché costruisce un’immagine migliore a cui l’uomo aspira
  • La religione è importante perché racchiude il meglio delle culture umane
  • L’uomo europeo ha una tentazione di creare Dio a propria immagine e somiglianza, per questo non è un vero credente, ma fa una selezione di determinati valori rispetto ad altri

Marx (1818-1883)

In un primo momento, Marx adotta il pensiero di Feuerbach affermando che è l’uomo a costruire la religione sulla base della consapevolezza del valore umano. Tuttavia, l’uomo non è un essere astratto che vaga fuori dal mondo, è il mondo, lo stato e la società in cui vive.

La critica della religione deve quindi diventare la critica del diritto, e la critica della teologia deve diventare la critica della politica perché la verità del religioso è l’idea che lo stato e la società immagina.

Non ogni religione è negativa: in base alla società economica e politica che favoriscono, possiamo individuare religioni positive o negative (per esempio, i benedettini e i francescani hanno emancipato socialmente l’uomo).

La religione può diventare il grido dell’oppresso, del povero o dell’operaio contro l’ingiustizia, oppure può diventare un modo per anestetizzare le coscienze, lo spirito di una condizione di vivere priva di spiritualità (l’oppio del popolo).

La religione diventa quindi anche un modo per legittimare l’oppressore: la borghesia protestante, che controllava i processi produttivi, usava la religione per sottomettere gli operai. L’uomo penserà di decidere da sé, ma in realtà sarà indotto da qualcuno, che per legittimare i propri introiti economici, spingerà in una certa direzione.

Marx insegna che:

  • Ogni società ed economia cercano il religioso per legittimarsi, e ogni religione si appoggia alla società e all’economia
  • La religione migliore è quella che favorisce una vita sociale, economica e politica migliore perché il religioso si valuta in base al rapporto con il socio-economico

Freud (1856-1939)

Le rappresentazioni religiose non sono esiti dell’esperienza sociale, politica ed economica, e non sono il risultato di un’attività di pensiero, ma sono illusioni, appagamenti dei desideri più forti e più antichi dell’umanità.

La religione è un processo evoluto dell’umano che appartiene allo stadio infantile, dal quale si deve evolvere. È un corrispettivo della nevrosi, che ogni individuo civilizzato deve superare per passare dall’infanzia alla maturità. Per questo motivo, essere credente da adulto significa fissare uno stadio evolutivo facendolo diventare stabile.

La nevrosi è un fenomeno per cui il bambino è costretto a non potersi identificare con sua madre, ma a doversi identificare con il padre, con il quale si sente in conflitto. È schiacciato in un processo nevrotico di odio e amore verso il padre senza riuscire a risolversi.

La religione cattolica è una nevrosi collettiva perché è l’unica religione che chiama Dio “padre”, impostandosi così un processo irrisolto di personalità (andare a messa è infatti visto come un obbligo, perché dà sensi di colpa).

La teoria di Freud è importante perché:

  • Per la prima volta nella cultura occidentale, un ateo non teologo afferma che la religione affonda le sue origini nella dimensione fondamentale della vita umana: se sei uomo, nasci religioso perché la religione ha a che fare con dei dinamismi di identificazione filiale
  • La religione potrebbe diventare una scorciatoia per risolvere i problemi della vita, i disturbi di personalità e di infantilismo

Nietzsche (1844-1900)

Se Freud, Marx e Feuerbach sembrano affermare che vivere senza religione è migliore, Nietzsche prova a spiegare cosa significa vivere senza Dio.

Gaia Scienza

Nell’Aforisma 125 della Gaia Scienza (1882), Nietzsche racconta la storia di un uomo folle che, in pieno giorno, gira al mercato con una lanterna, dicendo di cercare Dio. Questa è una citazione di Diogene, un filosofo greco che, nell’agorà, girava con una lanterna accesa cercando l’uomo. Cercare Dio è come cercare l’uomo.

A chi lo deride, l’uomo risponde che gli uomini, ovvero la cultura occidentale, hanno intenzionalmente ucciso Dio. La cultura europea ha “tracannato tutto il mare”. Questa è una citazione delle confessioni di Sant’Agostino, in cui comprende che capire sarebbe come tenere tutto il mare nel palmo delle sue mani. La cultura europea si è tracannata la religione, non l’ha buttata, ma l’ha bevuta mantenendo solo i valori di riferimento.

Accantonare la religione, però, significa togliere l’orizzonte, togliere il sole, la luce, alla terra e quindi dover utilizzare una lanterna. Se non si ha più un sole, c’è ancora un sopra e un sotto? Non erriamo come per un infinito nulla?

Uccidere Dio significa svalorizzare tutti i valori, eliminare la luce e rimanere soli in qualcosa di più scuro della notte: un baratro nero, freddo e vuoto, dove si arriverà a cose impensabili e impensate.

Nietzsche insegna che:

  • Se non esiste più Dio, che è come il sole, si deve trovare una luce artificiale, un nuovo Dio attorno a cui girare perché:
  • L’uomo non può vivere senza un centro, un significato, un valore
  • La via più coerente della morte di Dio è l’egocentrismo, l’individualismo: non ci sarà più Dio perché a comandare sarà “io”

Camus (1913-1960)

La Peste

Nel testo La Peste, Camus descrive una situazione di pandemia, nella quale, di fronte a un adolescente morente si trovano il dottor Rieux, che interpreta il punto di vista di Camus stesso, un sacerdote e un altro uomo. Rieux afferma che l’ordine del mondo è regolato dalla morte e dalla forza del dolore, perciò è forse meglio per Dio che non si creda in lui e che si lotti contro la morte senza guardare a lui.

La vera questione non è il dolore, ma cosa succede con la morte, perché se tutto finisce, allora l’ordine del mondo non è Dio, ma la morte stessa. La cultura occidentale si ribella quindi alla morte perché la salute è l’ultimo titolo che è rimasto, l’unica cosa importante.

Finale di Partita

La questione è ripresa da Beckett in Finale di Partita, un monologo tra due personaggi in una stanza chiusa, in cui viene citato Dio solo una volta per rimproverarlo: Dio non esiste, quindi l’uomo è affidato a sé e al suo dolore.

Dostoevskij (1821-1881)

I Fratelli Karamazov

Ne I Fratelli Karamazov, Dostoevskij presenta due parti dell’uomo: Ivan, il prototipo dell’ateo, e Alioscia, il prototipo del credente. Alioscia crede che dopo la morte ci sarà un disegno, mentre Ivan afferma di non volere l’armonia e che si rimanga piuttosto con le sofferenze invendicate. Se l’armonia è il perdono del colpevole, allora non c’è rimedio per il dolore terreno, perciò è meglio rimanere in stato di insofferenza e scontento, per restituire al più presto a Dio il biglietto d’ingresso alla vita.

Il cristianesimo di fronte all’ateismo, alle altre religioni e alle divisioni interne

Durante il Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965), i vescovi delle Diocesi di tutto il mondo hanno espresso una posizione rispetto all’ateismo nel documento Gaudium et spes (le prime parole con cui inizia il testo latino).

Nel testo, si cerca di comprendere il significato del termine “ateo”:

  • Gli ateisti teorici negano esplicitamente Dio e la religione
  • Gli agnostici ritengono che l’uomo non possa dire nulla di Dio
  • Molti, oltrepassando i confini delle scienze positive (i dati di fatto), pretendono di spiegare Dio solo dal punto di vista scientifico
  • Alcuni atei esaltano l’uomo al punto che la fede di Dio risulta snervata
  • Altri si creano una rappresentazione di Dio che rifiutano, nonostante quell’immagine non corrisponda a quella del Vangelo
  • Altri ancora non sentono alcuna inquietudine religiosa e non capiscono perché dovrebbero interessarsi di religione

Tutte le culture umane sono nate credenti, perciò l’ateismo non è un fenomeno originario, ma deriva da cause diverse, è una protesta contro il male o contro valori umani che si sono attribuiti a Dio, ed è una reazione critica contro le religioni specialmente contro la religione cristiana.

Quindi, al fenomeno contribuiscono anche i credenti cristiani, perché non hanno educato la propria fede, hanno rappresentato la dottrina in modo ingannevole, e hanno vissuto la propria vita religiosa, morale e sociale in modo errato, non manifestando il volto vero di Dio e della religione.

Le proposte delle altre religioni

Oggi le religioni si oppongono al cristianesimo, contestandone l’unicità.

Ebraismo

L’ebraismo e il cristianesimo condividono la fede nel Dio degli stessi profeti e una parte dei testi sacri, l’Antico Testamento. Tuttavia, l’ebraismo contesta:

  • La filiazione divina di Gesù: Gesù non era figlio di Dio, era solo un uomo
  • La dottrina trinitaria: Dio è solo uno, non può essere trino
  • L’azione redentrice di Gesù in croce

Islam

L’Islam nasce come religione alla luce dell’esperienza di Maometto (570-632), che ebbe una conversione religiosa e trasmise la parola di Dio nel Corano (che è valido solo nel suo testo originale, non nelle traduzioni).

L’Islam si basa su cinque pilastri, i quali definiscono la shari’ah, ovvero “la strada per arrivare a Dio”:

  • La professione di fede “non esiste divinità al di fuori di Allah e Maometto è il suo profeta” (Allah significa “il Dio” in arabo)
  • Le preghiere rituali cinque volte al giorno: all’alba, al mattino, a mezzogiorno, la sera e prima di coricarsi. Maometto ha ripreso la struttura delle ore monastiche dai monaci cristiani etiopi
  • L’elemosina canonica, che equivale al 2,5% del proprio stipendio, e al 15% durante i mesi sacri
  • Il digiuno durante il mese di Ramadan: questa celebrazione commemora il giorno in cui Maometto ha ricevuto le rivelazioni di Allah, poi trasmesse nel Corano. Maometto ha ripreso il concetto dai cristiani etiopi e eritrei, che durante la quaresima si astengono da ogni vizio e piacere dei sensi
  • Il pellegrinaggio alla Mecca, se possibile economicamente e per salute: la Mecca è un quadrilatero al cui interno si trova il cubo della Kaaba, sul cui spigolo è conservato un meteorite, che era già adorato come divinità. La Mecca è un luogo simbolico per ricordare di non tornare a vivere il paganesimo e il politeismo

Il Corano è l’unico testo al di fuori del Nuovo Testamento che parla di Gesù e Maria: il profeta Gesù/Issah è il secondo dopo Maometto perché è stato creato da Dio dal grembo della vergine Maria.

L’Islam contesta al cristianesimo:

  • La filiazione divina di Gesù: Gesù è solo un profeta
  • La dottrina trinitaria pensata come dottrina politeista che afferma l’esistenza di tre dei
  • L’azione redentrice di Gesù in croce

Induismo

L’induismo è la religione più antica al mondo (risale al 2600-1600 a.C.) ed è stata chiamata in questo modo dagli occidentali in riferimento alle popolazioni del nome Indu, mentre gli induisti si chiamano fra loro dharma (“regola del mondo”).

I testi sacri della religione sono i Veda, ovvero “luce e conoscenza”: questo significato si lega alla parola Dio, che in sanscrito significa “luce”.

La concezione della divinità non è politeista, ma monoteista: gli induisti non credono in molti dei, ma in un solo Dio la cui identità si manifesta in più volti o avatar: Brahma, il creatore, Vishnu, il protettore e conservatore, e Shiva, il trasformatore.

Per l’induismo, la vera realtà non è quella materiale visibile, ma spirituale. La realtà non è che una manifestazione del divino: Dio è tutto, quindi, non esiste qualcosa che non sia divino, non esiste l’uomo. Tutto è partecipe del divino, ma a gradi diversi: più è materiale e più è rozzo, più è spirituale e più è vicino al divino.

La morte non è vera: quando si muore, l’anima continua a vivere e compie un processo di metempsicosi, trasmigrando in un altro corpo: verso l’alto se ci si è comportati bene, ci si muove verso l’altro, se ci si è comportati male ci si muove verso il basso, e se si è paria/fuori casta, l’anima trasmigra negli animali, a partire dalla mucca.

L’induismo contesta al cristianesimo:

  • La visione di Dio: Dio è tutto, non è solo un creatore simile all’uomo
  • Il mondo come creazione: il mondo è parte del divino, quindi c’è una maggior venerazione per la natura
  • L’importanza dell’esistenza storica di Gesù: Gesù è un avatar del divino, una manifestazione (gli induisti possono utilizzare i testi sacri anche delle altre religioni perché tutto è divino)
  • La morte in croce per la salvezza del mondo
  • L’unicità della persona rispetto al ciclo naturale: la persona non è altro rispetto al resto della natura, tutto fa parte della stessa realtà

Buddhismo

Il buddhismo è la religione che ha rinnegato e cambiato l’induismo. Siddharta Gautama Shakyamuni era un principe vissuto tra il 560 e il 480 a.C. la cui esperienza è all’origine del buddhismo. Siddharta viveva da principe senza mai uscire dalle mura della sua corte, ma quando per la prima volta uscì dal suo palazzo ed entrò a contatto con il dolore del mondo, decise di capire come liberarsi dal male, cercando l’aiuto di vari maestri. Abbandonò sua moglie e suo figlio per cercare la verità della realtà fino a che non arrivò a un’illuminazione, annunciata poi ai suoi primi discepoli (Buddha “illuminato”).

Il buddhismo non è una ricerca di Dio, ma della liberazione dalla sofferenza, che è la vera questione dell’umanità. Per liberarsi dalla sofferenza si compie un percorso di meditazione basato su quattro verità:

  • Tutto cambia e il mutamento è la verità della sofferenza
  • Il desiderio è all’origine del dolore perché l’uomo è attaccato al mondo, che è mutevole
  • Il fine della vita è superare la sofferenza e arrivare al nirvana
  • La via per superare la sofferenza ha otto sentieri

Il cristianesimo diviso

La rivendicazione del cristianesimo di essere una religione unica è stata complicata dalle divisioni interne, a partire dal V secolo d.C., che hanno portato alla formazione di diversi cristianesimi:

Chiese nestoriane e non calcedonesi

Alcune Chiese d’Oriente non accettarono la formulazione linguistica dei concili di Efeso (431) e di Calcedonia (451), che affermava che Gesù è sia vero Dio che vero uomo. Tra queste vi sono la Chiesa Assira nestoriana, che seguì la dottrina di Nestorio, vescovo di Costantinopoli e le Chiese non calcedonesi: Chiese Siro-Ortodossa, Armena, Copta e Etiopica.

Chiesa cattolica e ortodossa

I cristiani d’Oriente, di lingua greca, e i cristiani d’Occidente, di lingua latina, iniziarono ad allontanarsi fino ad arrivare a una rottura ufficiale nel 1054, separandosi nella Chiesa cattolica (“universale”) e ortodossa (“dottrina”). La Chiesa cattolica indica il vescovo di Roma come successore di Pietro e guida della Chiesa, mentre la Chiesa ortodossa è caratterizzata da più chiese autonome guidate da un patriarca.

Riforma protestante

Durante il 1400 e il 1500, Lutero e Calvino si riproposero di riformare la Chiesa, causando l’ostilità della Chiesa di Roma. Si arrivò a un vero e proprio scisma tra Chiesa cattolica, attorno al vescovo di Roma, e Chiese protestanti, contro il cristianesimo di Roma, e evangeliche, che richiamavano agli scritti del Vangelo contro la corruzione del cristianesimo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara.Bresciani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Maiolini Raffaele.
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