Indice
- Teologia morale
- Cos'è la morale
- Fede e morale
- Il Dio dell'alleanza
- La morale dell'alleanza
- Seguire Gesù
- Il comandamento nuovo
- Coscienza e legge
- La legge naturale
- Il senso del peccato
- La conversione cristiana
- Preghiera e impegno morale
- Il valore dell'obbedienza?
- Le strutture fondamentali dell'agire morale
- La dottrina sociale della Chiesa
- La DSC
- Il principio di sussidiarietà
- La vita di coppia e di famiglia
- La bioetica
- Cos'è la bioetica
- Il panorama attuale
- La dignità della persona umana
- Lo statuto ontologico e morale dell'embrione
- L'aborto
- La procreazione assistita
- Sessualità e significato della generazione umana
- Eutanasia, accanimento terapeutico, morte degna dell'uomo
- Le cure palliative e le alternative all'eutanasia
Capitolo 1 - Cos'è la morale
L'unità profonda della vita cristiana
La tradizione cristiana, sviluppando le grandi indicazioni della Bibbia, ha distinto (non separato) le verità di fede (dogmi) dalle pratiche celebrative (sacramenti) e dagli orientamenti che più direttamente riguardano il comportamento umano nel mondo (vita morale). L'esistenza cristiana è, infatti, fondamentalmente unitaria, perché affonda le sue radici nell’unico mistero di Cristo, che deve essere, nello stesso tempo, contemplato, celebrato e vissuto. Purtroppo il termine «morale» ha assunto, nel linguaggio corrente, una connotazione prevalentemente negativa. Per troppo tempo è stato identificato con un quadro dettagliato di prescrizioni minute, che miravano a imbrigliare il comportamento umano, soffocando la libertà.
Morale, non moralismo
In realtà la morale cristiana ha un carattere eminentemente positivo. È la proposta di mete di perfezione verso cui tendere; è l'indicazione di valori che sollecitano la responsabilità personale e l'impegno umano a costruire un mondo più abitabile. L'obiettivo della morale è infatti la liberazione umana integrale di tutto l'uomo e di tutti gli uomini.
Una proposta di «valori»
La condizione perché tale compito possa correttamente esercitarsi è il passaggio da una «morale della legge», in cui conta solo l'aspetto normativo, a una «morale della responsabilità», per la quale, oltre alla legge, conta la maturazione degli atteggiamenti di fondo, l'acquisizione di uno stile di vita e di una capacità di discernimento. Lo stato di disorientamento, in cui l'uomo oggi vive, è determinato da una profonda crisi di valori. La caduta dei vecchi modelli non si è accompagnata allo sforzo di costruirne dei nuovi, ma ha lasciato il posto a una situazione di vuoto, che si corre il rischio di colmare con le logiche consumistiche e la mentalità radicale. I criteri dominanti nelle decisioni sono spesso quelli dell'interesse individuale e del principio del piacere. La «morale» deve più che mai preoccuparsi di elaborare «tavole di valori», che consentano all'uomo di valutare criticamente la realtà, di uscire dal conformismo.
Valori e norme
L'accento posto su valori e responsabilità personale non esclude la necessità che la morale individui norme di comportamento (che sono infatti parte integrante e necessaria della ricerca morale). Le norme non devono essere considerate come strumento di coercizione della libertà, ma come aiuto concreto offerto alla persona per fronteggiare la realtà. Esse sono, infatti, il tentativo di mediare i valori in relazione alle esigenze effettive della situazione. Non si tratta perciò di assolutizzare le norme o di rifiutarle, bensì di considerarle per il significato che rivestono. Esse sono, di loro natura, sempre parziali e provvisorie, in quanto, incarnando i valori in un determinato contesto storico e socio-culturale, non ne esauriscono mai tutta la ricchezza.
La morale di Gesù Cristo
L'uomo ha oggi soprattutto bisogno di modelli esistenziali, di testimonianze vissute, che rendano immediatamente trasparente e credibile il significato che assumono determinate scelte e la loro conseguente fecondità per la vita. La morale biblica non si esaurisce nei testi normativi, ma viene soprattutto esplicitata attraverso le scelte concrete di persone, che incarnano nella loro esistenza i valori della rivelazione e ne rendono evidente l'efficacia per la vita. La morale del Nuovo Testamento non è, in primo luogo, il messaggio di Gesù, ma è la sua stessa persona e la sua prassi storica. La vita morale del cristiano è tutta incentrata sulla sequela di Gesù come partecipazione ai suoi misteri e imitazione del suo modo di atteggiarsi e di vivere. Per il cristiano la vita morale è risposta di fede alla chiamata del Padre, che è chiamata alla santità.
Capitolo 2 - Fede e morale
Distinzione tra fede e morale
Esistono uomini non religiosi che danno testimonianza di un grande rigore morale e di una limpida coerenza di comportamento. Tutto ciò ha contribuito non soltanto ad evidenziare la necessaria distinzione tra fede e morale, ma addirittura ad alimentare l'impressione di una loro radicale estraneità e separatezza. Il che non corrisponde, tuttavia, ai presupposti della rivelazione.
Fede e morale nella Bibbia
Nella Bibbia esperienza di fede ed esperienza etica sono tra loro strettamente connesse ed interdipendenti. L'alleanza è, anzitutto, la chiamata, che Dio rivolge all'uomo, a vivere la pienezza della comunione con lui, ad entrare in un rapporto personale di amicizia. Essa esige pertanto come condizione essenziale la fede, l'atto cioè del totale e incondizionato affidamento alla sua persona e la disponibilità ad accogliere il suo messaggio. Ciò non toglie che da essa scaturisca un preciso impegno morale, che si esprime nella sollecitazione ad aderire alle istanze etiche formulate attraverso il Decalogo. Anche nel Nuovo Testamento, quando l'alleanza è ormai definitivamente compiuta nella persona di Gesù, la vita nuova di figli di Dio, accolta come dono mediante la fede, esige un impegno personale, lo sforzo di camminare in novità di vita, producendo i frutti dello Spirito. Lo stretto rapporto di interazione esistente tra esperienza di fede ed esperienza morale non significa, d'altronde, che l'etica cessi di essere un fatto essenzialmente umano. Lo stesso messaggio morale di Gesù fa riferimento ad istanze umane.
Lo specifico della morale cristiana
Esiste una specificità della morale cristiana? E, se esiste, in che cosa consiste? La novità della morale cristiana non va, anzitutto, ricercata sul terreno dei contenuti ma piuttosto sul terreno dell'intenzionalità dell'agire, cioè delle motivazioni profonde che lo animano e della finalità che si perseguono. Le virtù morali tradizionali, che costituiscono i parametri per le scelte di ogni uomo, ricevono una più radicale fondazione e un impulso nuovo dal precetto della carità. Esso costituisce la sintesi più alta della vita morale, la quale non ha più semplicemente come fine il rispetto dell'altro (regola d’oro «Non fare all'altro ciò che non piace sia fatto a te»), ma la ricerca costante del bene dell'altro fino al dono totale di sé («Chi perde la propria vita, la troverà; chi invece la cerca, la perderà»).
Gesù Cristo, all'origine di un'etica nuova
Riconoscendosi amato da Dio, il credente si sente obbligato a ricambiare con amore l'amore infinito, camminando sulla strada dell'ideale della somiglianza a Dio. Alla radice di tale cammino vi è senza dubbio la persona di Gesù. In lui è stata data all'uomo la possibilità di diventare figlio di Dio. Egli è, infatti, l'alleanza, nel senso del luogo in cui si realizza la piena e definitiva riconciliazione di Dio con l'uomo e dell'uomo con Dio. La morale cristiana non scaturisce pertanto primariamente dal messaggio di Gesù, ma dalla sua persona, dall'evento storico-salvifico dell'incarnazione. Ma Gesù diventa anche il modello della vita del cristiano. Egli non si è accontentato di condividere la condizione umana: ha dato tutto se stesso per la vita degli uomini fino alla morte e alla morte di croce. L'indicativo di salvezza (partecipazione in Cristo alla vita di Dio) si trasforma in imperativo di salvezza (obbligo di imitare la prassi di Gesù). La sequela diventa allora imitazione, non in un senso banale ed esteriore, ma come assimilazione alla vita di Cristo e alle sue scelte. La comunità cristiana è l'ambito concreto in cui ciò è reso possibile.
Nell'umano, al di là dell'umano
L'acquisizione della sostanziale laicità della morale cristiana (almeno sui fondamentali contenuti di valore) apre il campo alla necessità del dialogo e della collaborazione tra credenti e non-credenti che ricercano con sincerità il bene dell'uomo. La fiducia nella ragione e nella sua effettiva capacità di dar vita alla produzione di assetti normativi, che concorrano a rendere più vivibile la convivenza umana, è per il cristiano un dato irrinunciabile. La fede non cessa di essere un prezioso stimolo al discernimento. Essa non si accontenta di contestare il mondo, soggetto al peccato, e di mettere in guardia l'uomo nei confronti della seduzione di logiche negative e alienanti, ma gli offre soprattutto la forza di andare controcorrente. Così l'agire umano acquista il suo senso ultimo nell'orizzonte della promessa del futuro di Dio.
Capitolo 3 - Il Dio dell'alleanza
L'alleanza: dono e impegno
L'alleanza è, anzitutto, il frutto della libera iniziativa divina, alla quale deve tuttavia corrispondere la risposta dell'uomo. Solo così è infatti possibile l'instaurarsi di un rapporto interpersonale tra Dio che chiama e l'uomo che, accogliendo positivamente l'invito che gli viene rivolto, assume un atteggiamento di piena conformità alla volontà del suo Signore. L'ingresso nell'alleanza suppone, in primo luogo, la fede come disponibilità radicale nei confronti di Dio. Ma è evidente che la sua concreta attuazione passa attraverso un profondo mutamento del vissuto quotidiano, perciò delle scelte e degli stili di vita (la fede infatti comporta un coinvolgimento globale della vita).
La creazione in vista dell'alleanza
La possibilità che tra Dio e l'uomo si instauri un rapporto di comunicazione e di comunione è fondata nello stesso piano della creazione. L'uomo è creato da Dio come un essere relazionale. Ancora più illuminante è, al riguardo, il testo nel quale l'uomo viene definito «immagine di Dio» (cioè la proiezione nel visibile di una realtà invisibile). In quanto immagine di Dio, l'uomo è pertanto «simile» a Dio. Come tale l'uomo è l'interlocutore che Dio dà a se stesso, il suo vero partner nell'ambito del mondo creato. Nonostante questo status di privilegio, l'uomo, disobbedendo, rompe il rapporto; rivendicando per se stesso un'autonomia morale assoluta, si trasforma da amico in rivale di Dio. Ma Dio non desiste per questo dal suo disegno, con Abramo da inizio ad un nuovo corso della storia dell'umanità.
L'esperienza del Sinai: il patto e la legge
Le diverse forme di alleanza che Dio stipula culminano nel patto sinaitico, in cui si ristabilisce la comunione con il popolo d'Israele. L'alleanza è fondata sul riconoscimento della diversità dei due partners, i quali non stanno sullo stesso piano. Per questo l'intervento gratuito di Dio si accompagna al dono della Legge, all'offerta cioè all'uomo di alcune clausole fondamentali di comportamento, alle quali egli deve attenersi, se intende conservare l'amicizia del suo Signore. Il divieto del culto delle immagini e la proibizione di pronunciare il suo nome hanno come obiettivo quello di inculcare nell'uomo il senso della distanza infinita che lo separa da Dio. La legge (soprattutto quella morale contenuta nel Decalogo) è data all'uomo come strumento per vivere nella fedeltà all'alleanza, per conservarla e approfondirla. Essa non ha valore di fine, ma soltanto di mezzo. La morale di Israele è essenzialmente una morale di alleanza, nel senso che l'obiettivo primario verso il quale tende è la crescita nella comunione con Dio.
L'«alleanza nuova»
L'attuazione della nuova alleanza coincide con l'ingresso di Dio, mediante Gesù Cristo, nella storia umana. L'alleanza si realizza, anzitutto, nella persona di Gesù, in quanto in essa il divino e l'umano si incontrano in un rapporto di perfetta unità, che determina la pienezza della riconciliazione. L'opera di Gesù consiste dunque in una rigenerazione e in una rinascita dell'uomo, nel dono di una vita nuova e diversa, che è partecipazione allo stesso mistero di Dio. Il pieno compimento di questo processo ha luogo nella pasqua di Cristo. Assoggettandosi alla morte — e alla morte di croce — in obbedienza al disegno del Padre, Gesù riscatta l'umanità in un atto di amore infinito e la apre alla speranza di una vita senza fine nel segno della risurrezione. L'impegno morale, al quale l'uomo è chiamato, è seguire Gesù, assumendolo come costante modello di riferimento per le proprie scelte, ma soprattutto vivendo con lui e in lui, immergendosi sempre più nei misteri della sua esistenza storica.
Necessario approfondimento
Il Decalogo è una costituzione. Il Decalogo riflette un’etica allo stesso tempo iniziale e potenzialmente molto ricca.
Una etica iniziale
- I limiti si constatano da tre punti di vista: l’esteriorità (ogni divieto concerneva azioni esteriori), la portata essenzialmente comunitaria, la formulazione spesso negativa dell’esigenza morale.
- Inoltre, una volta uscito dall’Egitto, il popolo liberato aveva un bisogno urgente di regole precise per ordinare la sua vita collettiva nel deserto. Il Decalogo risponde in linea di massima a questa esigenza nel modo che in esso si può vedere una legge fondamentale, una primitiva carta nazionale.
- Otto dei dieci comandamenti sono formulati negativamente, costituiscono dei divieti, solo due hanno una forma positiva, quella di precetti da adempiere.
Un’etica potenzialmente molto ricca
- Tre altre caratteristiche, invece, fanno del Decalogo originale il fondamento insostituibile di una morale stimolante e ben adatta alla sensibilità del nostro tempo: la sua portata virtualmente universale, la sua appartenenza a un quadro teologico di alleanza e anche il suo radicamento in un contesto storico di liberazione.
- I valori da essi promossi possono essere applicati a tutta l’umanità di tutte le regioni e di tutti i periodi della storia. Vedremo che persino i due primi divieti, oltre l’apparente particolarità della denominazione “il SIGNORE Dio d’Israele” illustrano un valore universale.
- L’appartenenza del Decalogo a un quadro teologico di alleanza causa la subordinazione delle dieci leggi, come vengono indicate, alla nozione della stessa Legge compresa come un regalo, come un dono gratuito di Dio.
- Il Decalogo, difatti, apre largamente la via a una morale di liberazione sociale.
Conseguenze per la morale di oggi
Gli apparenti inconvenienti (di: l'esteriorità, la portata essenzialmente comunitaria, e la formulazione quasi sempre negativa):
- L’uomo moderno, segnato dalle scoperte della psicologia, insiste molto sull’origine interna, persino inconscia, dei suoi atti esteriori, in forma di pensieri, desideri, motivi scuri e anche impulsi difficili da controllare.
- Certo, è consapevole delle esigenze della vita collettiva, ma allo stesso tempo tende a reagire contro gli imperativi di una globalizzazione illimitata, e scopre tanto più la portata dell’individuo, dell’io, delle aspirazioni allo sviluppo personale.
- Del resto, in molte società si sviluppa da qualche decennio una specie di allergia contro ogni forma di divieto: tutti i divieti vengono interpretati, anche in modo sbagliato, come limiti e ceppi della libertà.
I vantaggi reali (di: la portata virtualmente universale della morale biblica, la sua appartenenza a un quadro teologico di alleanza e il suo radicamento nel contesto storico di liberazione):
- Chi non sogna un sistema di valori che supera e connette le nazionalità e le culture?
- L’insistenza prioritaria su un orientamento di stampo teologico, più che su una grande quantità di comportamenti da evitare o da praticare, potrebbe suscitare un maggiore interesse per i fondamenti della morale biblica presso quelli che sono allergici verso le leggi che sembrano restringere la libertà.
- La consapevolezza delle circostanze concrete in cui il Decalogo si è formato nella storia mostra ancora di più fino a che punto questo testo fondamentale e fondatore non è limitativo e oppressivo ma al contrario, è al servizio della libertà dell’essere umano, sia individuale sia collettiva.
- La scoperta dei valori attraverso gli obblighi.
Tre valori verticali (riguardano le relazioni della persona umana con Dio):
- Rendere un culto a un unico Assoluto
- Rispettare la presenza e la missione di Dio nel mondo (ciò che il “nome” simboleggia)
- Valorizzare la dimensione sacra del tempo
Sette valori orizzontali (riguardano le relazioni fra le persone umane):
- Onorare la famiglia
- Promuovere il diritto alla vita
- Mantenere l’unione della comunità
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