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Teologia 3 – Bonelli

Questioni teologiche di etica e di morale cristiana

Questioni teologiche perché si riferiscono a Dio. Etica e morale cristiana vengono usati come sinonimi ma non lo sono: etica (ethos) sono i costumi dell’uomo, i comportamenti, mentre morale (mores) vuol dire comportamento e abitudini. Vengono utilizzati come sinonimi, ma alcuni fanno delle distinzioni: etica considerata laica e la morale più religiosa, oppure etica come teoria dei comportamenti e morale come messa in pratica di questi comportamenti. Oggi c’è una considerazione generale come sinonimi.

Parte 1

L’attuale crisi morale

Una prima causa all’attuale crisi morale potrebbe essere vista nell’affermazione di Cartesio che sottolinea l’affermazione della soggettività razionale (Cogito ergo sum = Penso dunque sono). Tutto questo porta al soggettivismo e non alla soggettività:

  • Soggettività: è giusto che ogni individuo faccia emergere la propria identità e personalità; quindi, se coltivata nella maniera adeguata porta a una buona cosa.
  • Soggettivismo: in questo caso si estremizza in maniera spropositata il soggetto e questo non porta a buone cose perché il soggetto è legge a sé stesso e quello che decide di fare lo può fare senza mai pensarci. Col soggettivismo c’è il pensiero di “lo faccio perché fa bene a me e non mi interessa ciò che succede”. Questo porta una chiusura alla trascendenza e ai valori, si diventa autoreferenziali.

Nel soggettivismo il soggetto si auto-fonda e pensa di essere legge a sé stesso senza bisogno di nient’altro; quando il soggetto sottolinea il suo IO porta all’egoismo - estremizzazione dell’io. Quando uno è egoista si elimina da solo, non viene evitato dalle persone ma è lui che si auto-elimina. Il soggetto soggettivista fa le cose per puro interesse (-ismo e -ista sono entrambi dei dispregiativi). Questo può portare alla confusione più assoluta perché se decido io ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, può accadere che io chiamo bene ciò che è male e viceversa.

Un altro fatto che ha portato all’attuale crisi morale è il grande problema della tecnica che diventa tecnicismo, in cui la tecnica diventa il fine e non il mezzo. Gli strumenti che l’uomo ha a disposizione servono per la sua felicità, ma oggi lo strumento sta sempre più diventando il fine (es: tutto gira intorno al denaro; i soldi non sono più un mezzo o uno strumento per compiere azioni che ci rendono felici, ma è il denaro stesso a far sorgere la felicità).

Questione del fondamento

Bisogna capire quindi il fondamento, capire come lo spirito umano sta vivendo questa situazione di crisi morale. Questo è un tema che deve prendere in considerazione l’etica, la morale ma inevitabilmente prendere in considerazione la questione religiosa del destino dell’uomo. Il destino nel senso capire qual è il senso che l’uomo dà alla vita che continuamente vive.

Per “vivere la vita” si intende assaporarla; oggi molti sopravvivono e non vivono la vita. L’uomo deve giungere a un compimento, l’uomo non vive per caso. Il piacere immediato è tutt’altro che il compimento dell’uomo, l’uomo deve sforzarsi di trovare un senso a quello che fa. Se oggi la società non va nella direzione giusta è perché questa domanda di senso la gente ha evitato e smesso di farsela.

L’uomo ha desiderio di un compimento eterno nonostante la sua esistenza sia finita. L’uomo ha il desiderio dell’eternità e tuttavia ha la consapevolezza di essere finito (nasce-vive-muore) eppure c’è questo desiderio di eternità e infinito.

L’uomo deve essere realizzato e sentirsi realizzato dovunque si trovi e bisogna fare riferimento al fondamento per capire chi sono, per poter poi capire il mio senso e il mio destino. Non posso comportarmi diversamente rispetto a chi ho davanti: se io so chi sono, devo essere quella persona e non usare una maschera in base a chi mi sta davanti.

3 elementi devono andare di pari passo: libertà, felicità e verità => se uno di questi elementi manca, l’uomo non può essere compiuto.

Oggi tutto è programmato in base a un piacere immediato, presente, senza una prospettiva futura; se io voglio fare qualcosa per l’uomo, non posso pensare solo al presente ma dovrò pensare soprattutto anche al futuro. Oggi tutto funziona perché utile e, fin quando è funzionale, va bene ma quando non lo è, basta.

Noi oggi viviamo una fredda razionalità, non c’è più tempo per i sentimenti e per pensare all’altro perché tutto deve essere funzionale e deve essere perfetto. Si crea un vuoto affettivo, perché quello che si fa, viene fatto giocandosi parzialmente sé stesso e non tutto sé stesso (liquidità della società - Bauman).

Oggi si sta affermando il narcisismo ossessivo: io corazzato è ciò che conta; siccome la vita è tutta un dolore io mi chiudo in me stesso non facendo altro che seguire il costume emergente. Se si seguono le mode è impossibile far uscire la propria identità. L’identità è la storia personale, ciò che ho vissuto.

L’uomo sembra alla ricerca di una compensazione e piacere ma queste sono immediate, invece il problema poi ritorna. È l’uomo che deve vivere e capire come vivere perché altrimenti il problema si ripresenterà. Bisogna affrontare il problema una volta per tutte con il coraggio di farlo, la seconda volta non mi darà più problemi. Se evito di affrontarlo, ritornerà. Affrontandolo posso aiutare la persona che lo dovrà fare successivamente.

Dobbiamo essere responsabili e la responsabilità non è nei miei confronti ma nei confronti degli altri: dobbiamo trovare un sistema che incoraggi la domanda di senso. È la caratteristica di ognuno di noi che ci permetterà di migliorare il mondo, ognuno con la propria identità e le proprie caratteristiche può dare la sua parte. Se tutti ci conformiamo e siamo tutti omologati, il mondo non può migliorare.

Hegel dice che la coscienza si forma con il vivere, la coscienza va a gradi, nasco con una coscienza ma in base a dove vivo, che esperienze faccio, chi frequento, questa si forma. La coscienza contempla la bellezza del creato e mentre vivo mi accorgo che desidero qualcosa che in realtà non si riesce a raggiungere e così la coscienza diventa infelice. La coscienza ti frena nel desiderio e che ti fa capire se quella cosa la puoi fare o non la puoi fare. Quando si scontra il desiderio e ci si rende conto che in realtà non lo si riesce a raggiungere, allora noi siamo eternamente infelici. Ma devo capire se quel desiderio è un desiderio sano per il mio bene oppure è un desiderio immediato che ci dà un piacere momentaneo.

Secondo Nietzsche il cristianesimo, che è quello che dava più speranza, andava combattuto e abbattuto: bisogna eliminare tutti i valori perché così il super-io può finalmente essere libero, perché i valori sono quasi dei comandi che limitano la libertà dell’uomo.

L’etica cristiana è in crisi perché viene considerata come un’arida casistica negativa: devi fare così, devi fare cosà, stare attento a fare quello… Sembra che ci siano dei limiti invalicabili e che ci siano delle imposizioni dall’esterno che non fanno altro che coartare la libertà dell’uomo, invece non è così. È ovvio che l’etica biblica ha dei connotati esigenti e allora ecco che viene richiesto un cammino importante.

Ciò che l’etica cristiana vorrebbe che venisse compreso è proprio il fatto che dobbiamo avvicinarci all’ideale della perfezione (=inteso come avere un fine, essere compiuto, realizzato) così da essere felici. L’orientamento di fondo è positivo e la proposta di essere in quel modo corrisponde paradossalmente a una esperienza di profonda liberazione. Se io vivo in quella maniera mi sentirò profondamente libero. Ognuno di noi è chiamato per avere un ruolo all’interno di questa vita e se io la vivo in un certo modo sarò profondamente libero e avrò tutte le soddisfazioni di questo mondo.

Le beatitudini del nuovo testamento aprono a delle esperienze straordinarie, le norme evangeliche non sono precetti chiusi ma sono aperte e proiettano l’uomo al futuro e sono chiamate a livello teologico norme escatologico-profetiche, norme che ti fanno vivere già bene qui per vivere ancora meglio là. Per il Cristiano, che Crede che Gesù sia morto e risorto, siamo già nella vita eterna e la morte è solo il passaggio.

Essere discepoli vuol dire imparare a vivere. Questo impegno si traduce nell’acquisizione di atteggiamenti e nell’esercizio di comportamenti che non faranno star bene solo te, ma soprattutto gli altri, perché poi diventa tutto solidarietà. Solo così l’uomo capisce che è uomo => la bellezza del vivere.

Stare bene => io ci sto in quella posizione

Sentirsi bene => condizione momentanea

La crisi morale è sotto gli occhi di tutti e lo vediamo nei nostri vissuti e comportamenti sociali, perché ci sono delle norme presentate nella maniera sbagliata. Spesso i documenti ecclesiali non si conoscono e noi conosciamo ciò che i preti interpretano. I documenti ecclesiali non sono poi così drastici e questo ha messo in discussione dei valori che una volta erano considerati certi e sicuri e tutto questo ha preso il sopravvento e ha permesso il disorientamento che oggi viviamo.

Forme di agnosticismo morale (a me non interessa la morale) hanno provocato una situazione di amoralità. Vivere così crea confusione totale perché non distinguo ciò che è bene e ciò che è male e diventano faticose le decisioni. Si crea così lo scetticismo, accantonare l’istanza etica per sostituirla con un criterio utilitaristico (importa ciò che ti fa sentire bene e ciò che ti è utile e l’inganno dell’immediatezza prende il sopravvento).

Per quanto riguarda i comportamenti sociali e l’etica pubblica sono venuti meno i valori universalmente condivisi, perché al centro non metto il bene comune degli uomini ma metto il mio bene. Le cause di questa situazione sono complesse e investono i fondamenti di ciò che è la società ma anche i criteri di natura socio-culturale.

Cause della crisi morale

  • La prima causa è la cultura individualistica che accentua la privatizzazione dei comportamenti e degli stili di vita. Questo porta a ragionare per il proprio benessere e della propria felicità senza guardare in faccia l’altro. È importante vivere in convivenza e non pensare solo a sé stessi. L’uomo è relazionale, è nel suo DNA entrare in relazione con gli altri, l’uomo ha bisogno di relazionarsi e non può vivere solitario pensando a sé stesso.
  • La seconda causa è l’affermarsi del fenomeno della complessità: se le cose non fossero complesse noi non siamo nessuno. Spesso si confonde la semplicità con la banalità: la semplicità è rendere la vita semplice ma tendiamo a complicarla sempre di più. Tutto questo comporta una complessità che spesso e volentieri non ti permette di giocarti totalmente negli ambiti in cui stai vivendo completamente e rischi di fare le cose non tutte bene e parzialmente e questa cosa si ripercuote negli affetti. Se io sono abituato a fare tante cose e non a giocarmi bene totalmente in una, anche negli affetti rischierò di avere affetti a metà perché non mi gioco completamente.
  • La terza causa è il sistema economico, perché siamo di fronte a una situazione dove il capitalismo è selvaggio e ha preso il sopravvento e che non ha più l’interesse a guardare ciò che riguarda l’uomo ma l’unico pensiero è la logica dell’efficienza produttiva. Oggi, infatti, non viene posto al centro l’uomo ma bensì il profitto e l’interesse personale per poi arrivare alle condizioni che noi oggi viviamo. Questo porta alla crisi dell’etica perché al centro non metto la dignità dell’uomo ma metto altro.
  • La quarta causa è il fenomeno della secolarizzazione, estremizzazione dell’aspetto mondano e temporale ad esclusione di quello spirituale e sacro. Fenomeno che cerca in qualche modo di togliere da tutti gli ambiti il sacro. Così facendo, si toglie inevitabilmente un valore assoluto e l’uomo si rifà solo sulle sue capacità mondane senza un riferimento all’assoluto ultraterreno. Il problema principale della secolarizzazione è pensare che il mondo possa vivere senza la religione. Il fenomeno dell’ateismo nasce subito dopo il medioevo (fine 1400 e prima metà del 1500), nascono e prendono piede le famose scienze e si arriva a dire che per essere vero tutto ciò che va considerato vero deve essere sperimentabile. La prima reazione è allergica alla religione, quanto è scritto nella Bibbia è verità? Questo fenomeno della secolarizzazione, se troppo estremizzato, porta alla mancanza di eticità e anche questo porta a non avere una speranza futura ma ti porta a vivere la giornata secondo il piacere immediato.

Siamo di fronte a un’etica debole perché al centro non è più stato messo in primis l’uomo. Il problema non è che sono stati messi in discussione i famosi modelli tradizionali, ma il problema è che non ci sono modelli che abbiano sostituito i modelli tradizionali, l’uomo ha cancellato le tradizioni del passato per non sostituire alcun modello e → valore a queste eliminate nasce il famoso problema etico e morale. C’è una certa confusione che non sappiamo più che scelte compiere, non c’è più una piattaforma condivisa di valori. Sono 2 gli ambiti particolarmente significativi che ci fanno capire che è necessario un ritorno a un’etica che oggi oramai è dimenticata:

  • L’informatizzazione: è una cosa positiva ma ha provocato una mutazione antropologica. Oggi si vivono relazioni virtuali e il simbolismo che l’uomo utilizzava una volta, oggi è sostituito da abilità tecniche che eliminano creatività e l’arte dell’uomo. Nessuno più scrive una lettera di sua mano. Galimberti denunciava che la tecnica da strumento era diventata il fine o addirittura il soggetto, al punto tale da eliminare l’etica.
  • Ingegneria genetica: discorso sulle manipolazioni genetiche. Escalation scientifico-tecnologica che ha permesso all’uomo di avere un dominio nei confronti della realtà. Tutte le scoperte fatte dalla scienza sono anche eticamente lecite? Perché davanti a certe situazioni l’uomo non sa cosa rispondere. A volte l’uomo confonde la categoria del progresso con la categoria dello sviluppo. Il progresso è ciò che permette a una popolazione di stare meglio e di raggiungere un bene comune. Lo sviluppo è il potenziamento da una dimensione ad un’altra; non è detto che in un paese sviluppato ci sia progresso. Il progresso deve andare di pari passo con il bene comune della popolazione, altrimenti non è progresso. C’è la richiesta da parte dell’uomo che siano tutelati i suoi diritti e che venga rispettata la sua dignità. Proprio per questa ragione bisognerebbe mettersi a tavolino e trovare dei valori condivisi per scegliere delle vie opportune affinché l’uomo possa avere la sua dignità rispettata e onorata.

Che cosa significa morale?

La morale è un insieme di atteggiamenti per comportarsi in modo corretto; spesso viene utilizzato come sinonimo di etica, ma ci sono delle differenze tra una parola e l’altra.

Etica e morale

Etica deriva dal greco ethos che significa costume, inteso come comportamento dell’uomo. Si è arrivati a pensare all’etica come l’atteggiamento e i comportamenti che l’uomo ha nei confronti di altri uomini. Il corrispettivo laico è l’etica.

Morale deriva dal latino moris che significa costumi. Dato che era stato dato quel significato all’etica, si è pensato che la morale fosse la messa in pratica di questi valori. Il corrispettivo religioso è la morale.

È importante rendersi consapevoli del fatto che ogni scelta che noi facciamo è una scelta su noi stessi, su chi vogliamo essere. Noi diventiamo quello che siamo attraverso le scelte che quotidianamente noi facciamo. Rispetto agli altri esseri viventi l’uomo è libero.

Nel momento in cui devo scegliere la prima domanda che mi devo porre è “In base a quali criteri io scelgo?”; solitamente non si sceglie a caso, ma c’è sempre un criterio. Due sono le vie:

  • Scegliere a caso
  • Scegliere in base a un criterio valutativo che mi permette di giudicare che una scelta sia migliore rispetto a un’altra. Inevitabilmente la scelta deve essere fatta con una certa intelligenza e si deve andare in profondità alle cose. I desideri dell’uomo devono basarsi su scelte che portano al bene e non al male; se io al centro metto l’uomo e il bene comune di tutti, non posso permettermi di pensare che posso sfruttare l’altro e compiere scelte che possono essere a discapito di altri => questo è un male. L’uomo deve compiere delle scelte che portano al suo bene ma anche al bene degli altri, bisogna mettere al centro l’uomo e il bene comune. Molto spesso le persone fanno scelte a discapito degli altri, ma è sbagliato: bisogna cambiare perché al centro bisogna mettere l’uomo, perché ogni cosa che ci circonda è fatta per noi.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kevin_rossato di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia 3 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Bonelli Massimo.
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