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L’IMPRESA, I PROFILI AZIENDALISTICI.

1. I contorni dell’azienda.

Preliminarmente ad ogni analisi occorre, sotto un profilo economico aziendale, delineare i contorni

ed identificare gli elementi caratterizzanti il sistema azienda.

Innanzitutto possiamo partire dalla definizione di azienda che dà il nostro codice civile: art. 2555:

“l’azienda è il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa”.

La dottrina, ha invece rilevato una definizione più ampia: le componenti che identificano l’azienda

sono molteplici, l’azienda è una realtà complessa in continuo divenire, una matrice vettoriale a

enne dimensioni in continua evoluzione e influenzata da fattori esogeni ed endogeni.

L’azienda deve quindi essere indagata negli aspetti fondamentali ad essa riferibili: la socialità, la

sistematicità e l’economicità.

Con il termine socialità si fa riferimento al fatto che l’impresa rappresenta uno strumento creato

dall’uomo al servizio dell’uomo, ossia della società in quanto organizzazione umana.

Sono i soggetti operanti all’interno che fanno funzionare la combinazione produttiva.

I diversi rapporti causali che si instaurano tra le componenti del complesso aziendale e il soggetto

economico, che stabilisce le condizioni operative dei predetti elementi, conduce ad attribuire

all’azienda anche la connotazione della sistematicità: questa deriva dal combinarsi di fattori

soggettivi ed oggettivi che interagiscono in rapporti di causalità molteplice, dando vita ad un

complesso unitario, organizzato e finalizzato, che svolge operazioni di tipo economico per

costruirsi e mantenersi in vita nel tempo.

Questo elemento viene ad abbracciare molteplici aspetti del complesso aziendale quali ad

esempio: la struttura organizzativa, amministrativa e di gestione il sistema delle informazioni, gli

assetti proprietari, la governance e molti altri aspetti.

Il sistema delle informazioni è molto importante per un’impresa ed è composto principalmente da

contabilità ordinaria e contabilità analitica. La contabilità ordinaria di solito prevede informazioni

fondamentali quali ad esempio l’età dei crediti e dei debiti, la liquidazione IVA, l’anzianità dei

presiti. Se ci si sposta poi verso la contabilità analitica si determineranno poi informazioni più

specifiche. Il sistema delle informazioni, è quindi utile ai gestori della società per identificare

eventuali problematiche dell’impresa.

La struttura giuridica: le più utilizzate sono la spa e la srl e tutte e due comportano problemi di

utilizzo.

Gli assetti proprietari hanno un peso diverso a seconda della struttura giuridica. In società in cui i

soci sono anche amministratori, bisognerà prestare particolarmente attenzione ad alcune decisioni

degli stessi.

Il modello di governance deve essere predisposto all’interno dell’azienda con lo specifico fine di

gestire i rischi e prevenire la commissione dei reati all’interno (ex D. lgs. 231).

Un altro aspetto fondamentale è la dimensione aziendale. Nella realtà, si cerca di identificare le

aziende in piccole, medie e grandi imprese in base a parametri quantitativi, questi consentono di

affrontare alcuni problemi operativi di carattere generale come ad esempio la possibilità di redigere

il bilancio in forma ridotta, ma sotto un profilo strettamente economico aziendale non conducono

ad una corretta classificazione delle imprese. L’utilizzo di parametri quantitativi quali il numero di

dipendenti o il volume di fatturato per qualificare la dimensione di un’azienda possono portare a

risultati non economicamente accettabili. Ad esempio un’impresa capital intensive non richiede

l’utilizzo di personale numeroso.

È per questo che dal punto di vista economico, per valutare le dimensioni di un’impresa bisogna

utilizzare criteri qualitativi. 1

Ciò premesso si può affermare che non è importante la dimensione dell’impresa, ma che questa

rispetti le condizioni di equilibrio dell’economicità, per dimensione ideale di un’impresa si intende

quella dimensione che permette all’impresa di mantenere un equilibrio sul mercato.

La dimensione dell’impresa dipenderà dal business che esercita, dal settore in cui opera, dal fatto

che sia labour o capital intensive etc…

Si tratta pertanto di individuare la dimensione dell’azienda che può essere ritenuta più conveniente

nel caso specifico, secondo il modo in cui si pensa possa essere utilizzata e sostenuta sul piano

economico.

Un altro aspetto fondamentale è la dinamica dimensionale: il soggetto economico al fine di

conseguire l’economicità e il suo perdurare, è spinto a ricercare continuamente una configurazione

dimensionale tale da permettere all’impresa di perdurare sul mercato.

È per tale motivo che il soggetto economico rivede i piani di sviluppo per consolidare e migliorare

la redditività e la propria posizione competitiva.

In tale contesto si inseriscono le operazioni di gestione straordinaria che consentono di continuare

a perseguire lo sviluppo e quindi le condizioni di equilibrio dell’azienda stessa.

Il sistema azienda per poter operare nel tempo deve essere in grado di remunerare

adeguatamente i fattori impiegati nella combinazione produttiva, si tratta del connotato aziendale

dell’economicità che risulta essere una condizione da rispettare dall’azienda per continuare a

perseguire le finalità istituzionali, nonché il fine stesso dell’azienda. L’economicità non deve essere

raggiunta solo con riferimento ad un determinato periodo temporale, ma deve essere sostenibile

nel tempo, deve essere garantito anche un ragionevole sviluppo dell’azienda.

La perdurabilità dell’azienda promana dalla propria capacità di rispettare e mantenere l’equilibrio

economico generale definito nei suoi quattro profili:

- L’equilibrio economico in senso stretto: che consiste nella capacità di ripristinare risorse

impiegate nel processo produttivo di beni o servizi.

- L’equilibrio patrimoniale: che rappresenta la capacità aziendale a generare e conservare un

patrimonio coerente con l’attività di investimento necessaria per il perseguimento delle

finalità dell’azienda.

- L’equilibrio finanziario, che consiste in un coerente bilanciamento tra le fonti di

finanziamento e gli impieghi.

- L’equilibrio monetario, che rappresenta la capacità ed attitudine aziendale di generare flussi

di cassa positivi al fine di poter far fronte ai pagamenti cui è obbligata.

Questi elementi si pongono come requisiti minimali per consentire la funzionalità dell’azienda,

anche se non assicurano il raggiungimento delle finalità di quest’ultima. Infatti l’economicità

aziendale è anche determinata dall’efficacia e dall’efficienza delle performance aziendali.

Per equilibrio economico in senso stretto si intende la capacità aziendale di consentire almeno la

generazione di risorse economiche pari al contributo dato alla produzione di beni o servizi da parte

dei fattori impiegati e di quelli a fecondità ripetuta (impianti).

In termini relativi, peraltro, l’equilibrio va verificato in termini di generazione di risorse superiori alla

ricchezza consumata nel processo produttivo ed essere in grado di soddisfare le attese di

remunerazione dei soggetti che hanno immesso il capitale.

L’equilibrio economico si attiene quindi alla gestione caratteristica e prevede un’analisi sia in

termini complessivi sia in termini di singolo prodotto.

Un ulteriore aspetto da esaminare è costituito dall’efficienza, vista come ottimizzazione dell’utilizzo

delle risorse. L’efficienza peraltro si manifesta anche nella struttura dei costi.

I soggetti decisionali devono tendere all’identificazione della struttura ottimale dei costi, elemento

che mette in rilievo gli aspetti di rigidità o elasticità del sistema al modificarsi dell’ambiente esterno.

Se il mercato è in fase espansiva sarà migliore una struttura con maggiori costi fissi, situazione

opposta laddove il mercato è invece in una fase di recessione dove sarà preferibile una struttura

con maggiori costi variabili.

L’equilibrio economico in senso stretto va certamente individuato con riferimento ad un arco

temporale ampio e non solo nel singolo istante. L’equilibrio economico potrebbe non verificarsi in

un determinato periodo di breve durata e ciò potrebbe essere dovuto non alla non economicità 2

della gestione, ma all’effettuazione di politiche aziendali impegnative che non hanno ancora avuto

modo di manifestare i propri effetti.

L’equilibrio patrimoniale prevede invece la verifica che la dotazione di capitale data all’impresa dai

soci sia sufficiente a sostenere il business della stessa. Il patrimonio dell’impresa è composto da

patrimonio netto e da mezzi di terzi. È necessario che vi sia una certa coerenza tra patrimonio

netto di cui è dotata l’azienda e investimenti aziendali. L’azienda deve infatti essere in grado di

creare nuova ricchezza necessaria per sostenere investimenti nuovi e remunerare chi ha apportato

il capitale di rischio. È quindi necessaria un’appropriata coerenza tra patrimonio netto e

investimenti, anche per evitare sottocapitalizzazioni pericolose per il continuo dell’attività

aziendale. È per questo che il legislatore prevede dei vincoli giuridici da rispettare per l’impresa in

sede di costituzione, ma anche durante la vita della stessa e in sede di produzione di utili 8riserva

legale).

Bisogna infine precisare che per misurare l’equilibrio patrimoniale occorre fare riferimento ad un

ben preciso istante temporale al contrario dell’equilibrio economico, che essendo un flusso fa

riferimento ad un intervallo di tempo.

Bisogna peraltro specificare che in sede di analisi dell’economicità dell’azienda, si suole tenere

distinti gli effetti della gestione caratteristica dalla gestione accessoria, infatti è l’attività aziendale

caratteristica a dover essere posta al centro degli esami economici: se questa non è

autonomamente sostenibile, le finalità istituzionali dell’impresa non possono essere perseguite e

raggiunte.

L’equilibrio finanziario va studiato sotto due differenti profili, uno di carattere statico e uno di

carattere dinamico.

L’equilibrio finanziario strutturale attiene alla tematica del bilanciamento delle fonti di finanziamento

dell’azienda e degli impieghi. Ciò significa che le fonti devono essere in qualche modo

proporzionate agli impieghi, cioè essi devono essere tra loro coerenti quanto a durata, variabilità,

profilo di rischio ecc.

Ai fini della valutazione dell’equilibrio finanziario strutturale si è soliti fare riferimento ad uno stato

patrimoniale riclassificato secondo il criterio finanziario ed al calcolo di indici e quozienti utilizzando

aggregati individuati tramite la predetta classificazione (ad esempio attivo corrente passivo

corrente).

La riclassificazione finanziaria dello stato patrimoniale prevede la suddivisione dello stesso in

impieghi e fonti, gli impieghi sono a loro volta suddivisi in attivo corrente e attivo immobilizzato,

mentre il passivo è invece composto da capitale di terzi e capitale proprio.

Le poste degli impieghi sono classificate secondo il criterio della liquidità decrescente, mentre le

componenti delle fonti sono classificate secondo il criterio della esigibilità.

In particolare le poste sono le seguenti:

- Liquidità immediate: cassa, c/c.

- Liquidità differite: si tratta dei crediti esigibili entro 12 mesi, ratei e risconti a breve, attività

finanziarie a breve.

- Rimanenze: giacenze la cui trasformazione in liquidità avviene in un esercizio.

- Attivo immobilizzato: attività realizzabili in tempi superiori a 12 mesi.

- Passivo corrente: fonti da rimborsare entro un esercizio sociale.

- Passivo consolidato: rimborso in tempi superiori a 12 mesi.

- Patrimonio netto: capitale sociale, utili e altre riserve.

Grazie a questa riclassificazione finanziaria si possono fornire giudizi circa la solvibilità

dell’azienda, l’apprezzamento del rischio finanziario connesso all’impresa e l’elasticità strutturale

degli impieghi.

L’equilibrio finanziario strutturale attiene invece al bilanciamento dei flussi di cassa in entrate e in

uscita generati dall’attività aziendale in un determinato periodo di tempo. Tale equilibrio è connesso

con l’equilibrio economico in senso stretto, la gestione patrimoniale e lo stesso equilibrio finanziario

strutturale. L’insieme dei flussi generati dalle tre aree considerate consentono di definire, nell’arco

temporale di riferimento, se l’azienda ha la capacità di generare o meno mezzi liquidi. 3

Per un attento monitoraggio dell’equilibrio finanziario dinamico si qualificano utili e indispensabili

strumenti quali: il rendiconto finanziario che consente di descrivere a consuntivo come si sono

formati i flussi monetari in capo all’azienda in un intervallo temporale di riferimento, e il budget

finanziario e il piano finanziario che permettono di programmare i fabbisogni e le fonti necessari

all’attività aziendale per gli esercizi successivi a quello in essere al momento della predisposizione

di tali documenti.

È necessario per una determinata entità anche l’essere in grado di far fronte a tutti gli esborsi

monetari al momento in cui questi devono essere effettuati.

L’equilibrio monetario quindi è una condizione necessaria e costante, la gestione deve svolgersi in

modo continuo e ciò non può avvenire se non vi sono i fondi per la corrispondente, tempestiva

alimentazione.

Lo strumento utile per misurare questo equilibrio è il budget di cassa o di tesoreria.

Strumenti utili per svolgere le analisi sull’economicità dell’impresa sono quindi: il bilancio, la

riclassificazione dei dati di bilancio, ratios, il budget, i piani e gli altri reports.

Ogni impresa ha i propri stakeholders, cerchiamo di comprendere quelli che possono essere i

rapporti fra gli stakeholders e il management che si possono creare e le problematiche che ne

derivano.

L’assemblea nomina il management, ovvero gli amministratori che gestiranno l’impresa e che

dovranno seguire quella che è la mission della stessa. Possono infatti crearsi dei problemi qualora

i soci siano anche amministratori dell’impresa, questi infatti devono fare gli interessi dell’impresa e

non i propri.

Il management deve naturalmente tenere conto degli stakeholder dell’impresa e dei loro obiettivi.

- Gli azionisti: il loro principale obiettivo è naturalmente la massimizzazione dei dividendi

- Gli obbligazionisti hanno invece chiaramente scopi e obiettivi diversi dagli azionisti:

rimborso del proprio investimento.

- Mercati finanziari: informazione richiesta in termini di capacità di generare flussi di cassa da

parte dell’impresa al fine di rimborsare il debito.

- Società: l’impresa non deve creare esternalità sulla società. Ha anche una responsabilità

sociale.

È per questo che nel bilancio di esercizio l’impresa deve fornire informazioni a tutti gli

stakeholders.

Il ruolo del consulente d’azienda può avere diversi compiti all’interno dell’impresa, compiti per i

quali talvolta è richiesto un determinato prerequisito e compiti per i quali invece non è richiesto

alcun tipo di requisito.

Si può quindi distinguere tra: dottore commercialista / revisore / o un semplice esperto

specializzato in una precisa area dell’Economia aziendale o finanza aziendale.

Il consulente è l’economista d’impresa la cui identità è quella di agente della conoscenza delle

dinamiche tipicamente economiche del peculiare istituto economico e sociale rappresentato

dall’impresa.

È richiesta una conoscenza per ogni consulente a 360°, ogni professionista deve conoscere un po’

tutto, poi si potrà specializzare in un particolare aspetto.

Infatti, il fenomeno della globalizzazione dei mercati richiede inevitabilmente l’emergere di figure

professionali a tutto campo: la crescente domanda delle imprese si focalizza sulla

interprofessionalità delle conoscenze richieste, senza venire meno alla profonda necessità di

specializzazione nelle diverse aree di attività. Non è sufficiente rispondere a questa domanda

attraverso nuove forme di organizzazione professionale, ad esempio mediante un network di

professionisti.

Anche alla luce di queste considerazioni è possibile orientarsi nell’individuazione di una figura

professionale, l’economista d’impresa, la cui identità è quella di agente della conoscenza delle

dinamiche tipicamente economiche del peculiare istituto economico e sociale rappresentato

dall’impresa. 4

Sotto un profilo microeconomico, i servizi alle imprese vengono di norma classificati tra i servizi

intermedi. La domanda finale dei consumatori interviene, infatti, soltanto in maniera mediata e

indiretta.

I principali tratti caratteristici di questi servizi sono:

- L’intenso dinamismo del comparto rispetto ai servizi per il consumatore finale,

- La minor rilevanza della preliminare distinzione tra beni industriali e servizi,

- La possibilità di endogenizzare il rapporto tra prestatore e utilizzatore all’interno

dell’impresa.

È inoltre necessario distinguere i contenuti dei servizi stessi: alcuni possono essere qualificati input

di natura finanziaria o modalità alternative alla proprietà per il godimento di b

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lucaf_94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnica professionale progredito e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Franceschi Luca Francesco.
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