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cambieranno anche gli intarsi. Importante ovviamente sono anche gli studioli. Tra gli storici della tarsia si ricorda

l'Arculei direttore del museo artistico industriale di Roma.

Lo svolgimento della tarsia prospettica copre l'arco di un secolo circa. Solo in parte gli sviluppi possono essere

ricapitolati ai consueti quadri ambientali della storia figurativa italiana. L'intarsiatore come figura professionale non ha

uno status costante. Cristoforo da Lendinara e Giuliano da Maiano hanno competenze variegate e solo in parte

coincidenti. La struttura della bottega fiorentina di Giuliano richiama a quella dei pittori, dove il rapporto di discepolo si

riflette in affinità stilistica. Ma in altri casi non c'è un comune proposito figurativo. Le complesse opere di tarsia non

possono essere realizzate sempre nelle botteghe di origine.

A causa per esempio delle dimensioni del coro, si rendeva necessario lo spostamento. Da ciò deriva l'acquisizione di

diverse tecniche.

La specializzazione tecnica da vita ad una particolare geografia culturale come per esempio i monaci intarsiatori, ma

anche ai laici può capitare di trovarsi ad operare in città assai distanti. Quindi seguendo lo sviluppo della tarsia potrà

capitare di incorrere in sovrapposizione o ritorni di tempo. Fin dal secondo quarto del 300 gli intarsiatori senesi

avevano realizzato l'equivalente lignario di superfici notevolmente complesse. Il coro del duomo di Orvieto fu affidato

a Vanni di Tura dell'Ammanato con una piccola squadra di intarsiatori senesi che utilizzarono cartoni di qualità spiccata.

Particolarmente importante è anche Domenico di Nicolò dei cori che tra 1415 e 28 realizza il coro per la cappella

interna del palazzo pubblico di Siena. Inoltre il comune gli aveva assegnato il compito di insegnare la sua arte dal 1421,

oggi l'opera più significativa si trova al victoria and Albert museum, si tratta della giustizia. Ma le origini vanno

individuate a Firenze grazie a Brunelleschi, nel 1451 campione di intaglio è Arduino da Basio che propone a Piero de

Medici gli armadi per San Lorenzo, più vicino a Brunelleschi è l'intarsiatore del bancone della sagrestia di santa croce,

che può risalire ai tempi di Masaccio. Ma le prime tarsie sono quelle degli armadi laterali della sagrestia delle messe in

Santa Maria del fiore, affidate nel 1436 ad Antonio Manetti e Andrea Lazzaro. Questi sono anni in cui l'Alberti scrive il

de pictura e anni della nascita della prospettiva. La caratteristica più importante dei primi anni è proprio il legno che

rappresenta il legno, la tarsia che finge sportelli intarsiati. Perdute sono le tarsie dello studiolo di Piero de Medici

eseguite negli anni 50, di levatura così alta ne esistevano poche. Cosa nuova era lo sfondamento prospettico di una

parete, si tratta di vera figurazione di architettura, inoltre elemento tipico è anche la tessitura luminosa della superficie

realizzata con innesti minuti. Importanti però sono anche quello de Lendinara in area padana avvenuta negli stessi anni

in cui Giuliano lavora alla sacristia delle messe.

Nel 1450 Cristoforo e Lorenzo de Lendinara lavorano con Arduino di Basio al nuovo studiolo ducale di Belfiore. Inoltre

nelle corti è presente anche Piero della Francesca, che incontra i Lendinara. Qui pittura e intaglio cominciano a

stringersi. Ricordiamo gli intarsi di Piero ad Arezzo. In 2 opere padane si riflette l'influenza di Piero: Torchiara di

Benedetto Bembo nel 1462 al castello sforzesco e Ospedale della morte degli Erri Modena galleria estense.

La prima opera dei fratelli è da riscontrarsi nel coro di San Prospero a Reggio nel 1458, vi sono una serie di figurazioni

di scatole spaziali, ma realizzano anche soggetti di animali, bestiario di corte. Nel 60 si sviluppano numerosi lavori per

cori tra Modena e Padova, il coro di Padova fu distrutto in un incendio, da quello di Modena firmato da entrambi si

capisce la loro arte in relazione con quella di Piero. Il luogo geometrico è neutro, ne affollato ne equivoco. Non siamo

lontani dalle teorie di Piero nel de prospectiva pingendi. Rappresentano un San Girolamo con la barba proveniente da

tavolette di noce a taglio longitudinale, quindi totalmente differente dallo stile fiorentino. Importante è anche la

sagrestia dei consorziali de duomo di Parma, la regolarità geometrica delle cornici scandisce la veste dei luoghi urbani,

tutte che scene sono legate. Sarebbe inoltre improbabile non considerate Bernardino da Lendinara partecipe nelle opere

del padre, lavora insieme nei momenti però meno attivi, realizza le spalliere della sagrestia del duomo di Modena nel

1474, sarà autonomo solo dopo la morte del padre avvenuta nel 1491, la carriera di Bernardino si conclude a Ferrara

insieme ad Angelo Discaccia da Cremona e Pietro di Riccardo dalle Lanze, insieme avevano assunto l'incarico di

realizzare il nuovo coro della cattedrale di Ferrara, ma dopo pochi anni mori e ne accorsero una 20ina prima che il coro

venisse terminato. La carriera di Cristoforo può essere ben ricostruita, quella di Lorenzo invece è più difficile, si ha solo

qualche notizia che lo vede pittore in Veneto forse è sua la madonna nel museo correr, del grande coro del santo resta

poco, 2 stallI redatti a confessionali ma questo basta per vedere la sua arte, le tarsie di accostano a quelle modenesi.

Le più rilevanti eccezioni al prevalente assetto landinaresco della tarsia padana tardo 500esca ebbero luogo in

Lombardia, Cremona e Pavia. Successivamente si ebbero sviluppi anche in Piemonte e costa ligure.

Fu alla più famosa opera padovana dei Lendinara, che si fece riferimento stipulando il contratto per il coro del Duomo

di Cremona nel 1483 con Giovanni Maria platina intarsiatore mantovano, egli era tutt'altro che sconosciuto al capitolo

cremonese fra il 1477 e 80 aveva realizzato il grande armadio della sagrestia del Duomo. Mentre la sua diretta

discendenza dai Lendinara fu attestata fin dal 1489 dal vicario del Duomo di Cremona. Una serie di esempi vi sono nel

Sant’Imerio del coro dove luce ed ombra sono scanditi con vigore. Nelle scene di città e di paesaggio il Platina

alleggerisce l'accordo fra intavolatura lignea e serratezza spaziale che era propria dei Lendinara, l'intarsiatore

mantovano è attento alle possibilità cromatiche della materia, usa lamine bolliti nell'erba o sbiancati nella cerussa, i suoi

legni sono straordinari grazie al colore e agli effetti di cangianza e di posizione. Il coro della Certosa di Pavia va

considerato nel quadro di esperienza della corte milanese al tempo di Ludovico il moro. Figurazione tecnica delle tarsie

pavesi propongono un riferimento alla pittura di Bernardo Zenale. Nelle tarsie cominciarono ad essere inserite delle

tavolette dipinte di oro a fingere con la pittura invece che con il legno metalli o sfere cristalline.

A Firenze intanto Giuliano da Majano portava avanti i lavori della sagrestia del Duomo, cominciarono a svilupparsi

numerosi legnaioli fiorentini si contavano almeno 84 botteghe di lignainolo di tarsie. Ovviamente non tutte erano

all'altezza di quella dei de Majano, ma si era formata una specializzazione fiorentina in grado di rispondere ad una vasta

richiesta, diversi gli oggetti che comportavano decorazioni prospettica dai tettucci e i cassoni ai mobili dove l'opera di

tarsia era limitata alla decorazione a toppo. Molte decorazioni venivano realizzate in bottega e poi spedite ricordiamo i

12 calzuoli di tarsia che Giuliano spedì a Pisa per il Pontelli. Insieme alle competenze si scandisce una gerarchia dei

prodotti.

Particolarmente importante è invece la questione della paternità lignaria legata al Pontelli forse autore dello studiolo di

Federico da Montefeltro.

Pontelli nasce nel 1450 intraprende la carriera di legnaiolo architetto, l'immagine vasariana del Pontelli principale

costruttore nella Roma di Sisto IV è svanita in un alone di incertezze. La sua prima opera risale al 70. Subito dopo una

prima opera che lo vede impegnato a lavorare la sedia dove vennero inserite le decorazioni inviate da Firenze da

Giuliano, il suo nome compare fra il 75 e il 78 in relazione ai lavori per la cattedrale, affitta infatti a Pisa una casa.

Siamo negli stessi anni in cui si lavora per lo studio di Federico da Montefeltro. Considerazioni di stile hanno già

connesso lo studiolo alla bottega dei de Majano. La cronologia con i lavori di Pisa esclude che vi potesse lavorare in

maniera più che occasionale anche il Pontelli, inoltre si possono fare dei confronti stilistici con quanto rimane dei lavori

di Pontelli nei magazzini dell'opera del Duomo di Pisa, ossia tre pannelli di tarsia. Qui vi lavora insieme al fratello. Per

la carità e la fede potrebbe aver avuto a disposizione dei cartoni del Botticelli. Studiando Botticelli infatti si potrebbe

riflettere sulla disponibilità del pittore a fornire progetti che avrebbero trovato concretezza materiale diversa dalla

pittura. La bottega di Botticelli divenne la fornitrice quasi esclusiva delle figure intarsiate da Giuliano da Majano. Nello

studiolo di Urbino non vengono più aggregati cartoni di provenienza diversa come al tempo della sagrestia del Duomo.

La tecnica con cui venne seguita lo studiolo è la stessa della sacristia.

Particolarmente importante anche la questione delle grottesche utilizzate anche dal Ghirlandaio per la nascita della

Venere nel ciclo di Santa Maria novella, accanto all'eccezionale imprese illusionistiche come quelle degli studioli, si era

stabilizzato a Firenze un repertorio decorativo nuovo realizzato con vegetali ed elementi moderni. Tali temi si

accordano bene agli sviluppi dell'intaglio verso la fine del secolo e gli inizi del cinquecento, una rappresentazione

bidimensionale appena scandita da due toni di legno con un nuovo tipo di decorazione ben integrata. Ciò non si

sviluppa solo a Firenze ma in realtà in tutta l'Italia centrale. Il consolidarsi delle grottesche scandì il nuovo prestigio

dell'opera di rilievo rispetto a quella piana ricordiamo per esempio in Umbria il coro della basilica inferiore di Assisi

con le sue specchiature intagliate a trame ancora gotiche. La prevalenza dei lavori di intaglio delle grottesche

condizionò gli sviluppi della tarsia prospettica, la sua crisi si manifesta attraverso un trasferimento di attenzioni

figurative.

Le osservazioni di Berenson sulle tarsie di Santa Maria maggiore a Bergamo opera di Giovanni Francesco Capoferri

con i disegni di Lorenzo Lotto non è centrato solo sulla sfortuna dell'artista. Le tarsie rappresentano uno stretto legame

con l'organizzazione liturgica, il rifiuto delle tipologie decorative consuete. Fu il consorzio della Misericordia a

commissionare l'opera, dopo la morte di Cabrini, nel 1524 fu stipulato il contratto con Lotto. Inoltre commissionarono

dei coperti per protezione con simboli e allusioni delle scene sottostanti, Lotto consegnerà prima 9 cartoni, poi altri 7

nel 1525, presto nacquero contrasti sul compenso che Lotto giudicava inadeguato e così smise di occuparsi della

profilatura delle tarsie, nel 1532 la prestazione terminò lasciando incompiuti 8 cartoni, inoltre l'artista non fu informato

della variazione del progetto montando i coperti come decorazioni stravolgendo il programma iconografico. Anche il

rapporto con Capoferri si incrinò. Il lavoro fu terminato dai suoi figli alla sua morte.

La compattezza tematica della tarsia dipende dalla loro particolare condizione decorativa, dal trovarsi quasi sempre in

luoghi destinati ad una percezione particolarmente riflessiva e in fasce di intensa calamitazione ottica.

Quindi le tematiche affrontate sono fondamentali per esempio essi nel 1953 furono studiati da Chastel, ricordando i

soggetti che compaiono in sacrestia cori secondo lui si possono suddividere in varie tipologie:

1. il falso armadio che scopre una natura morta liturgica

2. la finestra illusoria che inquadra un'apertura prospettica

3. la finta nicchia che scherma la statua di un santo o una figura allegorica.

Secondo lo studioso le origini di tali tipologie sono trecentesche in particolare nota come si sono poi estese alla

circostanza laica nello studiolo di Urbino.

Negli studi di taglio monografico dove l'avvicinamento al tema della tarsia è coincide con l'attenzione al passato locale,

vengono spesso riconosciute allusioni ad edifici ed ambienti urbani, in effetti il tema del luogo percorre in maniera

estesa gli sviluppi di quest'arte, il tema non interessa gli intarsiatori fiorentini ma si diffonde al sud degli Appennini,

lungo la costa adriatica e tirrenica. Un esempio è il coro della cattedrale di Ferrara dove Bernardino da Lendinara

avrebbe rappresentato una veduta, riconoscendo il panorama realistico della nuova Ferrara, così come sono stati

utilizzati in San Pietro a Modena e Gian Francesco Testa nel nuovo coro cinquecentesco. Un altro esempio è quello di


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in storia e critica dell'arte
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vanderwoodsen di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle tecniche artistiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Beretti Giuseppe.

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