Processi di socializzazione emotiva familiare: Modelli di funzionamento e rischio psicosociale
Analisi della letteratura
L'analisi della letteratura inerente i processi di socializzazione emotiva nel contesto familiare si concentra su modalità e strategie, implicite ed esplicite, messe in atto quotidianamente. Attraverso queste modalità, ciascun membro della famiglia può influenzare reciprocamente la conoscenza, l’espressione e la regolazione delle emozioni di tutti gli altri, in particolare dei bambini.
A partire dal secondo mese di vita, il bambino stabilisce nell’interazione con la madre una co-regolazione delle espressioni emotive e delle azioni. In queste continue co-regolazioni si ripetono e si stabilizzano dei pattern comunicativi propri della diade. Attraverso queste, il bambino apprende a regolare le proprie emozioni in modo autonomo.
Nella diade si individuano due differenti processi di regolazione che si influenzano reciprocamente: regolazione interattiva (processo bidirezionale che riguarda sia le emozioni positive sia quelle negative) e autoregolazione (capacità dell’individuo di controllare il livello di attivazione e l’espressività emozionale).
Anche il linguaggio verbale è un canale attraverso cui vengono veicolate le informazioni sulle emozioni all’interno della famiglia. Il linguaggio, infatti, permette:
- Di condividere in maniera precisa e dettagliata l’esperienza emotiva, espressione emotiva e il comportamento emotivo
- Rappresentare e ricordare/anticipare l’esperienza emotiva nei suoi diversi aspetti
- Di favorire una comunicazione emotiva più ricca e incisiva, per esempio tramite l’intonazione
Cassidy propone una relazione tra il costrutto di attaccamento e quello di socializzazione:
- Attaccamento sicuro: madri che tendono ad accettare le emozioni, mostrano un controllo dell’espressività dei loro bambini e mettono in atto strategie di supporto delle emozioni dei bambini.
- Attaccamento insicuro: madri tendono a disconoscere o sopprimere l’espressione delle emozioni negative dei loro bambini, minimizzare i loro bisogni di conforto e vicinanza.
Halberstadt individua tre processi di socializzazione emotiva:
- Modeling: apprendimento attraverso le espressioni emotive degli altri, anche senza un esplicito intento di insegnare al bambino.
- Coaching: insegnamenti espliciti, in gran parte mediati dal linguaggio verbale che gli adulti (e non solo) rivolgono ai bambini in merito alle emozioni. Questi permettono ai bambini di apprendere i significati delle emozioni.
- Contingency: apprendimento veicolato dalle reazioni contingenti, ovvero le reazioni dei componenti della famiglia di fronte alle espressioni emotive (più o meno intenzionali).
Altri autori propongono modelli di socializzazione emotiva di maggiore complessità, ad esempio alcuni propongono l’esistenza di tre tipologie di pratiche parentali: reazioni rispetto alle emozioni dei bambini, discussioni sulle emozioni tra bambini e genitore, espressività emotiva dei genitori. A questa, altri autori aggiungono la selezione delle situazioni che possono essere occasione di apprendimento sulle emozioni, oltre a variabili intervenienti (caratteristiche personali) e variabili mediatrici (tipo e intensità delle emozioni).
Genitori con disturbi psicopatologici
I sintomi psicopatologici genitoriali interferiscono con il processo di socializzazione emotiva sia attraverso le pratiche genitoriali sia attraverso il clima familiare, influenzando la modalità di gestione ed espressione delle pratiche genitoriali dell’altro genitore. Genitori meno affettivi e meno coinvolti emotivamente durante le interazioni con i figli parlano poco delle emozioni durante la prima infanzia e si focalizzano sulle emozioni negative nelle interazioni durante l’infanzia.
Bambini che crescono in contesti relazionali familiari caratterizzati da un’elevata espressività emotiva negativa, da risposte emozionali inadeguate e da un clima emotivo di imprevedibilità e insicurezza, possono presentare un aumento dell’umore depresso e una diminuzione delle competenze sociali.
Contesto maltrattante
Genitori che tendono a mostrare emozioni negative con maggiore frequenza e intensità sono maggiormente vulnerabili emotivamente e hanno maggiori difficoltà nel controllo dell’impulso all’azione. Bambini, tramite modeling, possono acquisire strategie disfunzionali di gestione delle emozioni legate alle relazioni interpersonali.
Madri maltrattanti mostrano una minore capacità di riconoscere le espressioni emotive dei figli; sono meno propense ad avviare dialoghi con i loro figli circa le emozioni e mettono in atto strategie conflittuali, punitive e di dismissing.
Percorso di intervento
Percorsi di intervento per i genitori finalizzati alla promozione di modalità di socializzazione emotiva di tipo coaching risultano più efficaci quando si focalizzano sull’intervenire sulle idee e sulle rappresentazioni che i genitori hanno.
Tuning in to kids è un percorso in cui i bambini sviluppano migliori competenze emotive se i genitori riescono a riconoscere i loro segnali emotivi e a sintonizzarsi con essi. I genitori devono, quindi, essere prima di tutto sintonizzati emotivamente con se stessi, devono saper riconoscere e accettare i propri segnali emotivi, sapendo regolare le emozioni in modo adeguato al contesto.
Il percorso prevede un gruppo di 6 sessioni settimanali che si propongono di modificare le credenze sulle emozioni e i comportamenti di regolazione emotiva delle figure di riferimento. Le cinque fasi sono:
- Avere consapevolezza delle emozioni del bambino
- Considerare l’emozione del bambino come un’opportunità per promuovere intimità e discussione sulle emozioni
- Comunicare la comprensione e accettazione dell’emozione
- Aiutare il bambino a usare parole per descrivere come si sente
- Aiutare il bambino ad agire sulle situazioni che hanno generato determinate emozioni
Attività di gruppo prevedono discussioni, condivisione di esperienze, presentazione di modelli alternativi.
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