Maltrattamento e abuso: psicologia del bambino maltrattato
Capitolo 1 - La violenza verso i bambini
La distinzione delle diverse forme di abuso e maltrattamento non è mai così netta da consentirne una differenziazione utile ai fini della comprensione delle specifiche conseguenze psicologiche sul bambino. Esse scaturiscono dalla compresenza di diverse forme di violenza che sono frequentemente associate tra loro o sono effetto della cronicizzazione.
Maltrattamento psicologico
Maltrattamento psicologico porta ad attaccamento insicuro, deficit delle abilità cognitive e sviluppo del linguaggio, difficoltà di crescita. È incluso l’esposizione estrema ai conflitti e alla violenza coniugale. Nei bimbi più piccoli spesso si hanno somatizzazioni, nei più grandi vi è una ricerca di significato e spesso il bimbo attribuisce a sé la causa del conflitto, perché non hanno schemi cognitivi ancora sviluppati per risalire a cause complesse. Ciò avviene anche nei bambini che hanno genitori depressi e si sentono colpevoli per non riuscire ad alleviare malessere adulto. Questo porta a bassa autostima, vergogna, colpa e confusione, più forte impotenza porta il bimbo ad annullare capacità di coping.
Trascuratezza
Trascuratezza ha somiglianze con i bambini fisicamente maltrattati: problemi scolastici, apprendimento, aggressività, bassa stima, delinquenza. Sebbene i maltrattati fisicamente siano più ostili, quelli trascurati sono più incapaci di entrare in relazione, con problemi di linguaggio più gravi.
Maltrattamento fisico
In alcuni casi possono essere i fattori socioculturali a incidere, in altri agiscono meccanismi di tipo relazionale più sottili.
Capitolo 2 - Conseguenze psicologiche e processi di sviluppo
Il neonato è predisposto alla relazione. La relazione con l’adulto è indispensabile non solo per la strutturazione dei legami affettivi, ma anche per lo sviluppo cognitivo, emotivo, comunicativo. I genitori inadeguati spesso hanno delle aspettative molto elevate sul nuovo nato, che è visto come uno strumento per aumentare la stima di sé, a cui si aggiungono un’incapacità di tollerare i segnali di disagio e di comprenderne le reali esigenze. Ma non si può modificare l’inadeguatezza spiegando agli adulti le caratteristiche dei bambini, anche se è noto che vi sia molta indifferenza, disinteresse per lo sviluppo del bambino, che porta a un inconsapevole venir meno della funzione socializzante precoce e a carenze di interazione che compromettono lo sviluppo delle capacità comunicative e cognitive.
Quando il bimbo sorride lo fa non intenzionalmente: sarà la risposta dell’adulto a far comprendere al bimbo il senso sociale e interattivo del suo sorriso. Caregiver-bimbo sono un sistema interazionale: è la madre che impara a modulare i ritmi biologici del bimbo per coinvolgerlo nel mondo adulto.
- Nutrizione è precursore dialogo: i ritmi appresi nella nutrizione saranno fondamentali per lo sviluppo della relazione.
- Il neonato sa discriminare la voce della mamma già alla nascita; inoltre preferisce il volto umano e lo scambio di sguardi è importantissimo perché permette di assimilare e comprendere una complessa rete di informazioni: già a 3 mesi sa distinguere espressioni di gioia e tristezza e rispondere in modo adeguato (già a 9 settimane i bambini mostrano una precisa consapevolezza e sensibilità ai mutamenti affettivi della madre, quando questa passa da interazione a immobilità facciale).
I principali meccanismi di regolazione e acquisizione delle competenze emotive vengono intaccati nei primi rapporti se il bimbo vive a contatto con una madre trascurante o maltrattante. L’osservazione distorta delle emozioni altrui porta a sviluppare un’immagine negativa di sé, difficoltà a riconoscere emozioni facciali, incapacità di usare informazioni contestuali e regolazione emotiva, oltre a fraintendimenti sociali. Se poi il bimbo è sottoposto ad emozioni angoscianti, imparerà a distogliere l’attenzione e non riuscirà a imparare il senso delle proprie esperienze emotive.
Colpa e vergogna
Distinguere colpa e vergogna è difficile per il bimbo perché si presentano fortemente interconnesse e spesso compresenti nella stessa situazione. Perché emergano distintamente il bimbo deve riconoscere il proprio Sé come qualcosa di separato dagli altri (intorno ai 7 anni) e possedere standard con cui valutare sé/altri. Tali sentimenti sono dipendenti dal rapporto con i caregivers e vengono elicitati dall’interazione.
Colpa è legata ad azioni o cose che sono state o non fatte: rimprovero per trasgressioni o azioni non compiute; la colpa in certa misura è associata alla possibilità di provare sentimenti empatici, ma quando diventa pervasiva e cronica è negativa, come nel caso del bimbo di madre depressa che si sente in colpa per non aver soccorso la madre. Vergogna coinvolge direttamente il Sé che diventa oggetto della valutazione negativa: indegnità, impotenza, mancanza di valore, immagine di Sé come difettoso (non deriva dal giudizio degli altri), inferiorità agli altri, preoccupazione per l’opinione altrui. Il male arrecato diventa un segno della propria inettitudine.
Attaccamento nei bambini maltrattati e abusati
I bambini maltrattati fisicamente mostrano una compliance compulsiva, ovvero ipervigilanza e rapida accondiscendenza. Rispondono con passività e con la crescita inibiscono i segnali negativi. I bimbi trascurati intensificano le loro richieste di vicinanza perché hanno imparato che le madri non rispondono ai loro segnali. Quelli più grandi, contemporaneamente trascurati e fisicamente maltrattati, mostrano un’apparente autonomia e indipendenza come risposta all’assenza di un caregiver. Se le esperienze negative sono persistenti e non si trova in seguito un ambiente supportivo, si sviluppa un attaccamento disorganizzato, grande predittore di problemi psicopatologici, soprattutto comportamento antisociale e disturbi di personalità. Il tipo di attaccamento aggrava i sintomi dell’abuso o comunque influisce sulla capacità di far fronte alla situazione, parlare, rivelare, elaborare e rievocare il ricordo. Importante è il legame che il bimbo ha con il genitore non abusante, elemento di mediazione.
Comportamento sociale: norme e regole
Il maltrattamento deforma profondamente i concetti e i sentimenti associati a senso di giustizia, norma, equità, responsabilità e imparzialità, dovuti a meccanismi deformanti nelle relazioni di maltrattamento. Le norme vengono ordinate secondo l'approvazione o disapprovazione dell’adulto. Nei contesti imprevedibili è difficile comprendere ciò che è giusto o sbagliato, il bimbo è incapace di capire ciò che è giusto o sbagliato, trovare spiegazioni a ciò che accade. Vi sono inoltre molti comportamenti contraddittori da parte dei caregivers.
Inoltre, vi è una deformazione delle emozioni empatiche: i bimbi vittime sono incapaci di tollerare manifestazioni di dolore e reagiscono con rabbia, ansia, irritazione o si anestetizzano per interrompere il contatto con il disagio altrui (che evoca il proprio disagio). Questa mancanza di empatia è spesso del medesimo adulto maltrattante. Le abilità di role-taking sono indispensabili per cogliere ciò che percepisce l’altro e per la costruzione di significati morali delle azioni. La semplice attivazione emotiva di fronte allo stato affettivo altrui non è sufficiente a determinare il carattere morale o sollecitare l’azione.
Il comportamento antisociale, facile da sviluppare in persone maltrattate nell’infanzia, è una risposta violenta che cerca di ristabilire il senso di giustizia in un ambiente caratterizzato da mancata protezione. I bambini aggressivi non mostrano ritardi cognitivi, ma sono più inclini di altri ad attribuire intenti ostili.
Capitolo 3 - Fattori di rischio e fattori protettivi
L’abuso sessuale e il maltrattamento psicologico non sono necessariamente connessi con le caratteristiche socioambientali della famiglia. L’età e la continuità (cronicità) dell’ambiente familiare inadeguato, soprattutto nei primi 2 anni, sono consistenti fattori di rischio non solo per le reazioni negative nell’immediato ma anche per gli effetti duraturi nel tempo. Un fattore protettivo è sicuramente la risoluzione del disaccordo tra genitori e la presenza di un genitore protettivo (testimone partecipe). Oltre alla cronicità, un altro fattore importante è la gravità del maltrattamento.
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