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Leonardo Sciascia (1921-1989)

Leonardo Sciascia nasce nel 1921 a Racalmuto, un piccolissimo paese in provincia di Agrigento. Oltre al luogo di nascita, ciò che crea un legame tra la famiglia di Sciascia e la famiglia di Pirandello, è che entrambi i genitori lavoravano nel campo della zolfara ma, mentre il padre di Pirandello era proprietario, il padre di Sciascia era un direttore di una serie di zolfare.

La questione delle zolfare è importante perché Sciascia ritorna su questo tema in molte interviste, dicendo che quasi tutti gli scrittori siciliani sono, per un motivo o per un altro, legati all’ambiente della zolfara e non all’ambiente della proprietà terriera o contadina (a parte due casi: Verga e Tomasi di Lampedusa). In breve, afferma che la visione di vita e di pensiero che hanno gli scrittori provenienti dal mondo della zolfara e quella che hanno gli scrittori provenienti dal mondo dalla terra è completamente diversa: coloro legati alla terra hanno una visione più reazionaria o tradizionalista all’interno delle loro opere, perché la terra richiede una regolarità di vita legata alle stagioni, ai meccanismi ripetitivi, all’idea dell’accaparramento, cioè a una salita sociale che dipende dalla quantità di roba che uno possiede; chi, invece, ha lavorato nelle zolfare, ha conosciuto un mondo diverso, spesso spaventoso a causa dell’elevato numero di morti, ma che permetteva un avanzamento e un miglioramento sociale, come è accaduto per i loro padri.

Lo scrittore vedeva nella zolfara una possibilità di miglioramento sociale maggiore rispetto alla vita del contadino, e che rendeva la mente di coloro che provenivano da questo ambiente più duttile. Dichiarerà, infatti, che “la zolfara ha rappresentato per lui una grande apertura sul mondo, una grande occasione di presa di coscienza per l’uomo siciliano. In quell’universo chiuso, abbruttito che era il mondo contadino della Sicilia feudale, lo zolfataro è entrato come un personaggio demoniaco; era un uomo diverso, privo del tradizionale senso della roba e del denaro, che rischiava la vita ogni giorno, che amava ubriacarsi, mangiar bene, attaccar briga, che scialacquava i pochi quattrini che guadagnava tanto duramente e che ha brutalmente introdotto una diversa visione del mondo. Qualcuno, insomma, che si è messo a vivere la vita nella sua mobilità, e nel suo divenire”.

La vita del contadino, invece, era legata a una certa ricorsività delle stagioni, e quindi alla ricorsività del lavoro che si deve fare all’interno di quella determinata stagione. La zolfara, oltre a ricoprire un suo posto all’interno di A ciascuno il suo, sarà determinante anche nella vita reale: nel 1948, infatti, il fratello più giovane si suiciderà proprio all’interno della zolfara che dirigeva; i motivi non saranno mai chiariti, ma questa sarà una delle due tragedie che segneranno in modo molto profondo la biografia e la personalità di Sciascia. La seconda, infatti, sarà la morte di suo padre, un uomo molto chiuso e irascibile che negli ultimi anni aveva mostrato un delirio tipico degli anziani: uscirà di casa una mattina impugnando una pistola con l’intento di uccidere il suo avvocato, ma non ci riuscirà e si autodenuncerà ai carabinieri; verrà incarcerato e, pochi momenti dopo, avrà un ictus che si rivelerà fatale; il fatto di non aver subìto un processo gli ha evitato il manicomio criminale.

Formazione e influenze culturali

Da bambino, con l’arrivo del primo fratello, Sciascia viene affidato alle cure delle sue zie, due donne zitelle molto intelligenti e colte; saranno proprio loro due ad avviare la formazione culturale e intellettuale di Sciascia che, sin da bambino, si mette a leggere anche testi letterari molto importanti non tipici della sua età. Si iscriverà all’istituto magistrale a Caltanissetta, soprattutto per allontanarsi dalla campagna agrigentina, e in quel periodo comincerà la stagione delle grandi letture come Stendhal, Flaubert, Manzoni, Pirandello e, piano piano, incomincerà a conoscere i grandi autori americani come Hemingway, Faulkner, Dos Passos, quelli italiani, primo fra tutti Montale, e quelli simbolisti francesi.

La stagione delle letture viene avviata grazie alla presenza e all’aiuto delle due zie che, sebbene un po’ strampalate, erano donne di grande cultura con una forte passione per la letteratura, ma soprattutto per il cinema. Stesse passioni che passeranno a Sciascia: oltre a leggere, infatti, Sciascia andava spesso con le zie alla visione pomeridiana di tutti i più importanti film del tempo. Il cinema e la visione del film saranno per lui determinanti, tanto che moltissimi critici hanno affermato che i romanzi cosiddetti gialli di Sciascia, dal Giorno della civetta, A ciascuno il suo, Il contesto, Todomodo, Morte dell’inquisitore e molti altri hanno già all’interno una struttura filmica; molti di questi, infatti, sono diventati dei film, come A ciascuno il suo.

Carriera e influenze letterarie

Dopo il diploma, Sciascia si iscrive alla facoltà di magistero, ma capirà molto presto che lo studio universitario non fa per lui. Dopo un primo impiego minore nella scuola, lavorerà per sette anni come maestro elementare: un lavoro, tuttavia, che lo appassionerà poco e per cui verrà distaccato dal provveditorato direttamente al Ministero a Roma; incomincerà così i viaggi tra Roma e la Sicilia, dopo il rifiuto di trasferirsi con la famiglia. Riuscirà a liberarsi di questo lavoro, andare in pensione, e fare altri lavori soprattutto nel campo dell’editoria e del giornalismo. Diventerà, infine, scrittore di fama e riuscirà a mantenersi in questo modo.

Una delle letture più importanti e fondamentali per Sciascia è stata quella di Manzoni: la lettura dei Promessi sposi avverrà già alle medie, e sarà un autore su cui rimarrà, insieme a Pirandello, per tutta la vita. L’interpretazione che dà di Manzoni è decisamente avanzata per gli anni Cinquanta-Sessanta; proprio in quegli anni, infatti, Manzoni era letto come un autore prevalentemente cattolico in cui il tema della fede, della religione, della provvidenza divina erano i temi fondamentali, tanto che la maggior parte degli studiosi e dei critici che lavorava sui Promessi sposi aveva dichiarato che non erano Renzo e Lucia i protagonisti centrali della storia, ma la provvidenza da una parte, cioè tutto ciò che era legato all’ambito religioso, alla fede, all’essere credenti, e la Storia che si può studiare sui manuali.

Con la sua sensibilità, Sciascia capisce immediatamente che i Promessi sposi non possono essere letti solo come un testo cattolico, cioè scritto da un autore cattolico, ma anche da un autore che conosceva tutto il credo illuminista, e che aveva fuso all’interno della sua opera questi due elementi. Sciascia vedeva nei Promessi sposi il romanzo che più di altri, nella letteratura italiana, aveva messo in scena il tema della verità. Questo tema sarà presente nei romanzi di Sciascia, sia dei cosiddetti romanzi gialli, sia dei romanzi più propriamente storici, o quelli legati agli aspetti della cronaca della vicenda contemporanea italiana.

In A ciascuno il suo, il tema della ricerca della verità è quello che anima il romanzo: il professore Laurana decide per conto suo di continuare le indagini interrotte dalla polizia sul delitto del farmacista Manno e del suo amico Roscio. Laurana indaga spinto da un’esigenza della ricerca della verità: non è infatti convinto che il motivo della morte sia legato a una questione di “corna”, ma sente che c’è qualcosa di più. Sciascia ha sempre detto che la lettura dei Promessi sposi e il fatto di averci trovato dentro il tema della verità sono, insieme a Pirandello, il centro della sua scrittura, e che senza quest’opera metà della sua carriera da scrittore non ci sarebbe stata.

È come se avesse sentito il bisogno di proseguire quella linea iniziata da Manzoni sia con la stesura dei Promessi sposi sia con la stesura della Storia della Colonna infame: quest’ultima opera, infatti, era una sorta di trascrizione degli atti dei processi perpetuati contro i due accusati di essere untori. Sciascia, partendo dalla lettura e dall’analisi profonda della Storia della Colonna infame compone una serie di testi che sono simili in struttura e lavorazione all’opera di Manzoni: non sono testi propriamente storici perché non sono solo l’analisi totalmente scientifica dei documenti, ma non sono neanche un romanzo; sono quelli che di solito vengono definiti, appunto, romanzi-inchiesta. I due più importanti sono La strega e il capitano del 1985, che tratta una storia simile a quella della Storia della colonna infame, e L’affaire Moro, che scrive a caldo dopo il rapimento di Aldo Moro e la sua uccisione da parte delle brigate rosse; all’epoca fece molto scalpore, perché Sciascia non presentava un’ipotesi, bensì i fatti nella maniera più corretta possibile.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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