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LEZIONI DA 51 A 58 CANDIDO – LEONARDO SCIASCIA

scrittore neoilluminista,

È nota a tutti la descrizione di Sciascia come erede del

pensiero illuministico, la sua passione della filosofia dell’illuminismo emerge nel

Di Blasi.

Consiglio d’Egitto e nelle idee del Molto importanti sono anche le amicizie del

Viceré Caracciolo che conosceva alcune figure di spicco del panorama illuministico

francese (Diderot, D’Alembert, Voltaire). Ora ci volge comprendere se anche il romanzo

Candido sia intriso di Illuminismo. La risposta, ovviamente, è affermativa perché il titolo

1977, Candide di Voltaire.

stesso del romanzo, uscito nel rimanda al Il Candido è un

titolo che si presenta subito come intertestuale nella ragione per cui richiama

direttamente il racconto filosofico di Voltaire. Il romanzo di Sciascia ha anche un

sottotitolo: “Un sogno fatto in Sicilia”. Una conferma dell’intertestualità con Voltaire è

nella nota conclusiva posta in calce al testo del romanzo: P.137 Ad apertura di questa

Montesquieu,

nota viene citato un altro pensatore francese del ‘700, autore de “Lo

spirito delle leggi”. Qui si dice che un’opera originale ne fa sempre nascere 500,600 altre,

cioè si pone come modello per le riscritture di altri autori. È una citazione che introduce

l’argomento dell’intertestualità. Viene poi, evocato il modello ipertestuale del Candide di

Voltaire. Sciascia non sa se, secondo gli auspici di Montesquieu, Candide abbia servito

da modello a 500-600 libri. Egli crede di no e che ci si sarebbe annoiati meno su molta

altra letteratura. Sciascia si mostra abbastanza pessimista sulla possibilità che il

Candido si sia imposto come modello a molti scrittori. Quello che sa per certo è che è

servito a lui per modello. Egli dichiara di aver tentato di emulare il modello volterriano,

ha cercato di essere il più possibile veloce e leggero come Voltaire in Candide ma teme di

non esserci riuscito. Qui vi è la tara della finta umiltà, ciò che importa sottolineare è che

Candide sta a monte di tutta l’operazione di scrittura di Sciascia. Il protagonista,

Candido Munafò, si può considerare l’incarnazione del protagonista del romanzo

Candide ou l'Optimisme

volterriano, intitolato integralmente (Candido o l’ottimismo).

Voltaire come

Sciascia cita moltissimo Voltaire nella sua opera, ci basti ricordare come

autore del trattato sulla tolleranza sia citato nel contesto, trattato caro a Sciascia

nella misura in cui prende in considerazione la concezione dell’errore giudiziario e del

Cruciverba

principio di presunzione d’innocenza. Ancora, un brano confluito di dove si

“Il secolo educatore”

legge nel saggio cioè il ‘700. Al centro di questo secolo vi sono il

Candide di Voltaire e il trattato Del delitto e delle pene di Beccaria. Una costellazione di

testi che per Sciascia è di fondamentale importanza e ci rifletterà continuamente nel

corso della sua carriera di scrittore e intellettuale.

TRAMA CANDIDE VOLTAIRE Leibniz

Si tratta di un racconto filosofico in cui Voltaire se la prende con (Laibiniz) per la

sua filosofia ottimistica utilizzando le armi dell’ironia e della satira. Leibniz affermava che

il mondo è retto e governato da un’armonia prestabilita e che è il migliore dei mondi

possibili. Contro questo ottimismo provvidenzialistico, Voltaire si scaglia ironicamente

racconto filosofico

nel suo che dal punto di vista formale è un racconto ma ha anche il

antileibniziano.

significato polemico di un pamflet, Sono gli anni in cui la Francia è

Guerra dei 7 anni

impegnata in una guerra contro la Prussia, la cosiddetta ed è anche il

Candide nel 1759, 1755

periodo in cui si verifica, poco prima che esca il nel il terremoto

a Lisbona. Avvenimenti tragici attribuiti alla natura dell’uomo che dimostrano quanto

Leibniz abbia tolto e come sia ingenuamente ottimista. Il protagonista del racconto

Candido Pangloss,

volterriano è educato alla filosofia di Leibniz di del suo pedagogo.

Nella prima parte del romanzo ingenuamente convinto della bontà di tali idee. Però, la

realtà e l’esperienza si incaricano di dimostrare quanto Leibniz abbia torto e Voltaire

ragione perché il mondo è dominato dal male umano e naturale, che si presenta sotto

forma di guerre, di fanatismo religioso, colonialismo, avversità naturali. Tutte queste

forme di male rendono l’uomo infelice e dimostrano l’insensatezza, la stupidità delle

filosofie ottimistiche e delle tesi Leibniziane. Si capisce anche l’ironia sottesa al titolo:

Candide è l’uomo candidamente e ingenuamente convinto della bontà della tesi secondo

cui tutto va per il meglio e il mondo retto dall’armonia. La realtà, però, si incarica di

disingannarlo su queste dottrine ingenuamente ottimistiche. Candide nasce in

Germania, fa le sue prime esperienze nel castello di Vestfalia dove i castellani lo hanno

Cunegonda

adottato, essendo orfano. Si innamora di e in seguito a un bacio dato a

Da questo momento in

questa ragazza, la figlia dei castellani, viene espulso dal castello.

poi ha inizio tutta la vicenda e i viaggi di Candide che lo portano in giro per il

mondo e che dimostrano al protagonista quanto distorta e depistante sia la

filosofia del suo educatore. All’inizio conosce le atrocità della guerra perché viene

arruolato con violenza tra i bulgari, un’atrocità attualissima ai tempi di Voltaire. Quindi

Olanda conosce la fame e morirebbe di fame

in se dovesse dipendere dalla carità degli

abitanti del luogo, i quali si fanno un’idea cattiva del protagonista perché è ignorante in

fanatismo religioso.

materia di donne. Il male non è più la guerra ma il Segue la vicenda

che porta il protagonista a Lisbona, in Portogallo, a seguito di una tempesta (avversità

naturali) preso di mira

ma lì lo attende una sventura, il terremoto. Qui è

dall’Inquisizione e viene sospettato di eresia e coinvolto in uno spettacolo destinato alla

punizione degli eretici insieme all’educatore Pangloss. Egli viene fustigato e Pangloss

religioso che arriva a condannare gli eretici a morte).

impiccato (fanatismo In

America Latina

seguito, vi è l’esperienza in perché l’eroe riesce a salvarsi e sbarcare qui

dove spera di sperimentare il migliore dei mondi possibili. Anche qui le cose non stanno

come vorrebbe Leibniz perché rischia di essere fatto oggetto di cannibalismo da parte di

tribù selvaggia, gli Orecchioni.

una Qui Voltaire se la prende con la filosofia di Rosseau

cioè nella credenza della bontà naturale degli uomini. Le disavventure continuano perché

schiavo negro

in una colonia olandese incontra uno che ha una mano e un piede

mozzati perché il sistema dello schiavismo si è accanito su di lui: “Quando lavoriamo in

uno zuccherificio e ci tagliamo il dito, ci tagliano tutta la mano, quando tentiamo di

fuggire ci tagliano la gamba, a me sono successe entrambe le cose. È a questo prezzo che

Abbiamo la denuncia della crudeltà del colonialismo e

mangiate zucchero in Europa”.

dello schiavismo. Nel viaggio di ritorno verso l’Europa, a Candide si affianca un altro

il librario Martino

personaggio, che professa una filosofia di vita antitetica rispetto

Pangloss, cioè negativa e fortemente pessimistica. Egli vede tracce demoniache e del

diavolo dappertutto nel mondo. Candide vorrebbe smentire questo pessimismo ma

inutilmente, non ci riesce. Anche l’uomo apparentemente più felice sulla faccia della

terra, un certo senatore poco curante che non deve preoccuparsi dei bisogni materiali

perché è di suo molto ricco, è terribilmente annoiato e la noia è una forma d’infelicità.

conclusione

Interessante è la che Sciascia richiama nel suo Candido: Candide, Pangloss,

Martino si ritrovano sulle rive del Bosforo, nella lontana Protontine, e qui hanno modo di

apprezzare la concretezza del lavoro quotidiano. Incontrano un vecchio contadino turco

che possiede 20 iugeri di terra e che li coltiva insieme ai suoi figli. Grazie a questo lavoro

contadino ha salvato i figli da 3 grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno.

il Da

una morale

questa affermazione del contadino il nostro eroe e gli altri ricavano che si

2 battute,

esplica attraverso una messa in bocca a Martino: “Lavoriamo senza ragionare,

è l’unico modo per rendere sopportabile la vita”, l’altra messa in bocca a Candido ed è la

frase che chiude il romanzo: “Dobbiamo coltivare il nostro orto o il nostro giardino”.

commento di Calvino

Questa frase riecheggia nel libro di Sciascia. Un al libro di

Voltaire aiuta ad interpretare questa morale in cui ci vien detto che essa può sembrare

ad alcuni grettamente egoistica, una fuga dell’intellettuale della storia per curare il

proprio orticello. Niente di più lontano dalle intenzioni di Voltaire. Calvino addita due

antimetafisico altro sociale.

significati di questa morale conclusiva del libro: uno e un

Il primo è quello per cui Pangloss e i suoi rinunciano ad indagare il mistero dell’universo,

a spiegare il male del mondo e a spiegare i grandi misteri filosofici per risolvere

non ha senso porsi altri problemi se non

concretamente il problema della loro vita:

quelli che si possono risolvere attraverso un diretto impegno dell’individuo,

pratico. Voltaire

Quello sociale: il lavoro come sostanza di ogni autentico valore. è anche

scrittore umorista ci dice Calvino perché queste peripezie di Candide sono raccontate

con un ritmo scatenato, vertiginoso e si susseguono in maniera incalzante tanto da

suscitare l’ilarità. Il cinema comico punterà all’accumularsi di disgrazie. L’autore che

dovrebbe dispiacersi per le disgrazie di Candide, in realtà sorride. Così anche il fatto che

le disavventure non fanno davvero male perché il Pangloss che abbiamo visto impiccato

ritorna sano, vivo e vegeto e ci dà l’idea di un personaggio di gomma, indistruttibile.

L’imbruttimento di Cunegonda va messo sul conto della crudeltà della natura che

non risparmia all’uomo sofferenze di alcun tipo. C’è il Voltaire umanista il

personaggio di gomma e andamento ironico delle disgrazie ma anche il Voltaire realista

che rappresenta l’’invecchiamento naturale ma inevitabile di Cunegonda. Ciò che importa

ricordare è la morale dell’impegno pratico per cui si afferma che l’uomo non vale tanto

per le idee che professa ma per l’impegno pratico che riesce a garantire per contributo

della costruzione di un mondo migliore attraverso la sua operosità, il poco o il tanto che

riesce a realizzare concretamente con il suo lavoro. romanzo storico

Il Candido di Sciascia appartiene a più di un genere letterario: è un

perché nella narrazione si fa riferimento ad episodi storici della storia italiana e Siciliana

contemporanea, ad es. lo sbarco in Sicilia degli alleati nel primo capitolo; ma è anche un

romanzo di formazione che segue la formazione e la maturazione fisica e intellettuale

romanzo filosofico alla maniera di Voltaire

del protagonista, è un perché veicola una

una biografia

polemica contro determinate ideologie ed è perché tratta della vita del

protagonista Candido dalla nascita dal 1943 fino all’età di 34 anni quando lo incontriamo

nel finale davanti alla statua di Voltaire a Parigi dove si chiude il racconto. Il titolo e il

sottotitolo dell’opera di Sciascia hanno come modello di riferimento il titolo e sottotitolo

È significativo anche l’uso del titolo per i capitoli,

dell’opera di Voltaire. mai fino ad

ora Sciascia aveva intitolato i capitoli interni dei suoi racconti. È una novità stilistica che

richiama una volta il Candide di Voltaire perché anche qui i capitoli sono titolati. C’è una

preposizione “di” nel caso sia del modello che della riscrittura sciasciana che introduce il

Il titolo anticipa

titolo e che rimanda alla titolazione latina (Es. De rerum natura).

l’argomento di cui si parla nel capitolo ed è scritto in una lingua arcaica, da qui il

tono ironico che lo sorregge.

PRIMO CAPITOLO

P.9: Già dal titolo si nota l’arcaismo “Si ebbe”. Viene descritto il luogo e notte in cui nasce

Siamo in

Candido, il cronotopo, cioè lo spazio-tempo dei primi passi della narrazione.

Sicilia, il luogo è legato alla biografia di Sciascia ma anche il tempo lo è, si tratta

della data dello sbarco degli alleati angloamericani in Sicilia (la notte dal 9 al 10

luglio del 1943), dopo qualche giorno, il 25 luglio, vi sarà la caduta del fascismo, la

sfiducia nei confronti di Mussolini. Il primo capoverso ci pone di fronte la nascita del

protagonista. Emerge il gioco di parole tra i due aggettivi “sparuto e sparito” che fa

La nascita di Candido

piovere ironia sul nostro paese in verità poco coraggioso. in una

evoca il prodigio cristiano,

grotta quando il cielo è illuminato di bengala multicolori la

nascita di Gesù in una grotta, in un cielo solcato dalla cometa ma rovesciato

Sicilia,

ironicamente quasi in maniera blasfema. Non siamo a Betlemme ma in in una

zona detta di Serradifalco, campagna vicina una città siciliana che non viene mai

genealogia di Candido

nominata nel corso del racconto. È interessante la così come ci

Candido è figlio dell’avvocato Francesco Maria Munafò

viene presentata: e di una

giovane donna Maria Grazia Munafò nata Cressi,

bella e figlia del generale della milizia

Arturo Cressi.

fascista, Il titolo ci aveva avvertito nell’importanza del nome, il battesimo

dell’eroe, il fatto che i genitori assegnano un nome al loro figlio. Perché Candido? Un

lettore che ha letto il frontespizio del romanzo di Sciascia e che ha avuto modo di

ricordarsi del modello del testo di Voltaire potrebbe ingenuamente pensare che i genitori

di Candido gli abbiano dato questo nome perché suggestionati dalla lettura di Voltaire.

Però, è Sciascia stesso a smentire questa ipotesi e a dirci all’interno del capitolo che i

genitori di Candido non hanno letto Voltaire e non sanno neppure chi sia questo filosofo

francese e né conoscono il personaggio del Candide ma sono altre le ragioni che li hanno

portati alla scelta di questo nome. È un modo ironico per richiamare già dal primo

capitolo il modello volterriano P.10 Si scende sul terreno dell’attualità. Riprendendo la

nota finale di Sciascia “Non so se Candide sia servito da formula a cinque, seicento altri

libri” denunciando che in realtà il Candido di Voltaire non è stato a sufficienza letto e

Qui, allo stesso modo, attualizzando il

imposto come modello per altri scrittori.

disinteresse e l’ignoranza dei genitori di Candido nei confronti di Voltaire,

denuncia la distanza del presente dai valori incarnati dal filosofo illuminista e in

generale dal secolo dei lumi che fa riferimento all’età “greve” in cui a Sciascia ha

toccato vivere. I genitori di Sciascia hanno scelto questo nome per ragioni casuali:

infatti quella parola era sorta sulle labbra del padre quando in mezzo alle macerie si era

trovato di fronte a uno specchio caduto da una delle case distrutte e in quello specchio

la sua stessa immagine di bianca statua di gesso,

aveva mirato l’immagine di una

persona tutta coperta di polvere bianca a causa dei bombardamenti e gli era venuta in

Candido il bianco, il candore

mente la parola per associazione spontanea: P.11 è il

simbolo di una nuova età che sta per nascere,

segno, il di un’imminente rinascita. Lo

sbarco alleato, infatti, costituisce una svolta nella storia d’Italia e d’Europa. Il bianco è

oggettivamente un simbolo di rinascita ma possiamo dire che i genitori di Candido

scelsero il nome di Candido augurandosi una rinascita del paese? In realtà le cose non

stanno così perché trovato il nome dal padre in circostanze surreali, la moglie Maria

Grazia lo assume come nome da dare al figlio per ragioni opportunistiche perché di

fronte all’eventualità molto concreta del cambiamento quel nome rappresentava una

Se fosse nato qualche ora prima,

garanzia di sicurezza. solo un giorno prima, osserva

nome di Bruno

ironicamente il narratore, i genitori gli avrebbero dato al figlio il per

Bruno, infatti, era il nome del figlio di Mussolini,

ragioni altrettanto opportunistiche;

un aviatore morte “eroicamente” nel cuore di tutti gli italiani fascisti come lo erano i

genitori di Candido. C’è una grande nota polemica nei confronti del padre di Candido,

Francesco Maria Munafò che si trova in mezzo alle bombe nel momento in cui si sta

avviando alla stazione per essere all’indomani in corte d’assise per difendere un

Quello del padre di Candido è un mondo che irride la giustizia,

assassino. che si

serve della legge per irridere alla giustizia. Non ci si può meravigliare che ignori Voltaire

perché è mille miglia lontano da quei valori che Voltaire aveva sempre difeso: ragione,

Il padre di Candido è agli antipodi rispetto questi valori. Il suo

legalità, tolleranza.

nome va letto e interpretato in modo antifrastico cioè ironico pensando

all’incarnazione di tutto ciò che costituisce l’antitesi della civiltà dei lumi e del mondo

Anche il nome della madre di Candido, Maria Grazia ha questo valore

volteriano.

antifrastico perché pur richiamando nel nome “Maria” ha scarsissima propensione alla

maternità tanto che abbandona il figlio Candi

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mariateresa.pata di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Pupo Ivan.
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