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Funzionario di polizia di stato

Questo testo mette in luce la storia della polizia a partire dall'analisi, da parte di La Banca e Di Giorgio, sul manuale del funzionario di sicurezza pubblica e di polizia giudiziaria, una sorta di rivista che è stata pubblicata nell'Italia unitaria a partire dal 1863 fino al 1912, a cura di Astengo e Gatti. Astengo era nato a Savona nel 1837 e fonda questa rivista quando non aveva compiuto nemmeno 25 anni. Diventerà un consigliere di Stato, un senatore, dunque un funzionario della PA.

È ricordato negli studi di Storia dell'Amministrazione per la lunga e importante carriera amministrativa. Come sostengono gli autori di questo testo, egli non condusse una vita fatta di agi assoluti, bensì di seri studi. Già a 16 anni era aspirante volontario (piramide di Cavour) nella prefettura della sua città; poi diventerà anche applicato di seconda classe nel Ministero degli Interni.

La rivista per i funzionari di polizia

La sua rivista era rivolta ai funzionari e alle guardie dell'allora piccolo corpo di polizia, e rappresentò un prezioso strumento attraverso il quale i poliziotti potevano informarsi sulle novità amministrative del servizio, per poter conoscere meglio la società che dovevano controllare e per svolgere al meglio la professione. Dunque il giornale fu creato, come affermano nel primo articolo gli stessi fondatori, per rispondere all'esigenza di riunire tutte le norme e le materie che avrebbero potuto essere di qualche aiuto ai funzionari di PS.

Al suo interno si trovano articoli teorici e pratici sull'amministrazione di PS, decisioni di massima, decreti leggi, circolari e notizie sui trasferimenti e le nomine e tanto altro. Diventerà dunque una vera e propria guida per i poliziotti: uno strumento per conoscere, formare e controllare la polizia di un paese nuovo, un paese che i funzionari di PS conobbero meglio di tanta parte della classe dirigente italiana grazie al loro lavoro. L'impegno costante e i continui trasferimenti lungo tutta la Penisola, consentirono a tanti poliziotti di acquisire una conoscenza tutt'altro che superficiale della società italiana.

Il manuale e la storia della polizia

Questo manuale fornisce una fonte importante per lo storico perché fa conoscere la storia della polizia e fornisce il ritratto (a volte distorto) dei soggetti pericolosi per le classi dirigenti di quel tempo: vagabondi, oziosi, prostitute, ladri di campagna, mafiosi, camorristi, banditi, malandrini, internazionalisti, anarchici, socialisti.

La Banca e Di Giorno hanno riproposto gli articoli più importanti di quel manuale per darci la possibilità di comprendere il punto di vista dei poliziotti. Questo manuale di Astengo fu fondato in tempi difficili, durante i quali gli studi degli ordinamenti di polizia erano ancora molto marginali e ogni servizio era da riformare.

Questa è la parola d'ordine in particolare di Lombroso, un medico ma anche giurista, filosofo, studioso della criminalità che combatteva la PS, che critica molto la polizia di quei tempi; rimprovera ai poliziotti di aver fatto tutto a casaccio, e critica gli studiosi perché era anche loro responsabilità se le istituzioni poliziesche non erano state conosciute e studiate da parte dell'Accademia universitaria. Egli segnava anche l'assenza di voglia di riformare; a questo proposito Alongi, un questore e autore di diverse pubblicazioni sulla mafia, sosteneva che il bisogno di riforme stava nella necessità di cambiare volto alla polizia, non solo per come era stata organizzata nel passato preunitario, ma anche per il presente.

La polizia non era vista di buon occhio perché era la mano dei regimi dispotici e dunque veniva odiata, come sostiene bene Bolis. Secondo Alongi però non era solo il passato dispotico a spingere i cittadini a tenersi lontano dalla polizia, ma anche il presente, che necessitava delle riforme. In ogni caso esisteva una netta separazione tra polizia e società e questa creava non pochi problemi: poteva accadere che anche se la polizia cambiava, veniva riformata e trasformata, la società civile non se ne accorgeva, o non se ne accorgeva nella misura in cui i riformatori avrebbero voluto.

Le leggi più importanti della polizia

  • Legge del 11/07/1852 nel Piemonte preunitario con l’istituzione del Corpo delle Guardie di PS;
  • Legge del 20/03/1865 - Allegato A: ordine pubblico;
  • Legge del 21/07/1890 n°7321 che istituisce il Corpo delle Guardie di città;
  • TU= Regio Decreto del 21/08/1901 n°409 + Regio Decreto del 31/07/1907 n°690 sugli ufficiali e agenti di PS;
  • Legge del 02/10/1919 n°1790 che istituisce la Regia Guardia per la PS.

Al momento dell'unificazione, di rado le polizie degli Stati preunitari venivano accettate dalle classi dirigenti liberali locali; queste polizie non godevano di giudizi positivi, infatti venivano chiamati con gli epiteti più disparati: birri, bargelli, sgherri, zaffi. Un altro problema per cui la polizia non era vista bene era anche il rapporto di contiguità con gli ambienti criminali che invece avrebbero dovuto combattere: i capitani erano assoldati dal popolo e dunque capitava che chiunque potesse diventare poliziotto, anche criminali; in ogni caso questi capitani, qualora non trovassero la refurtiva, dovevano risarcire di tasca loro, motivo per cui molte volte si accordavano con la criminalità locale (almeno fino all'Italia preunitaria).

Le opzioni per affrontare il problema della PS

  • Continuare ad affidarsi ai militari;
  • Irrobustire e qualificare i corpi civili;
  • Lasciare il controllo delle polizie alle classi dirigenti;
  • Centralizzare la PS e cambiare la forma di reclutamento (da locale a nazionale);
  • Modernizzare e professionalizzare le forze di polizia;
  • Procedere con cautela per non urtare resistenze e poteri locali.

In effetti la cosa più importante si rivelò la professionalizzazione della polizia. La Sinistra avrebbe iniziato a modificare qualche norma nel 1876, in particolare con Crispi che nel 1887 avrebbe cercato di fare una riforma del settore; ma la svolta sarà con Giolitti, quando si arriverà a qualche innovazione e modernizzazione più complessiva.

Al momento dell'unificazione, il modello di polizia poteva definirsi fortemente militarizzato, centralizzato formalmente, ma perché solo formalmente? Se da un lato fu subito sottomessa al Ministero dell'Interno, dall'altro rimase subito sotto l'egemonia dei poteri locali, visto che a lungo lo Stato centrale non ebbe le risorse per addossarsi le spese della polizia, finendo quindi per subire un'interferenza dei poteri locali.

Nell'Italia liberale, il Parlamento e la classe dirigente si impegnò poco nella professionalizzazione e nella m...

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Scienze politiche e sociali SPS/03 Storia delle istituzioni politiche

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