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PRINCIPI DI REDAZIONE DEL BILANCIO Art. 2423 bis

1) PRUDENZA

Si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati

alla data di chiusura dell’esercizio, inoltre si deve tener

conto dei rischi e delle perdite di competenza

dell’esercizio, anche se vengono conosciuti dopo la

data di chiusura.

Si ha realizzazione quando si è verificato lo scambio

tra le parti e la produzione economica del

bene/servizio oggetto di scambio è stata effettuata.

Le operazioni in corso per cui è previsto un margine

lordo POSITIVO, NON devono essere attribuite

all’esercizio in chiusura; se è previsto invece un

margine lordo NEGATIVO devono essere attribuite

all’esercizio in chiusura.

2) CONTINUAZIONE DELL’ATTIVITA’ AZIENDALE

Bisogna tener conto di un quadro aziendale in cui è

possibile apprezzare la capacità prospettica di

continuare a svolgere l’attività gestionale negli esercizi

futuri.

3) PREVALENZA DELLA SOSTANZA SULLA FORMA

Deve prevalere la sostanza economica delle operazioni

aziendali rispetto alla forma giuridica, con la quale le

operazioni potrebbero non essere ben rappresentate

in bilancio.

Esempio: leasing come acquisizione di un bene e

correlato pagamento e NON come semplice costo per

il canone d’uso.

4) COMPETENZA ECONOMICA

Valutazione separata degli elementi eterogenei = non

è possibile effettuare compensazioni tra operazioni di

senso opposto contenute nella stessa posta contabile.

Bisogna evitare che si effettuino compensazioni tra

perdite presunte e utili sperati (che devono essere

attribuiti all’esercizio).

5) CONTINUITA’ DEI CRITERI DI VALUTAZIONE

I criteri di valutazione non possono essere modificati

da un esercizio all’altro e la loro applicazione

dev’essere costante, per far si che venga evidenziato

con chiarezza l’effetto economico e patrimoniale degli

andamenti congiunturali.

Non è comunque un vincolo rigido, infatti, in situazioni

eccezionali, è possibile modificare il criterio adottato,

ma bisogna costruire nella Nota Integrativa, la

variazione effettuata nelle poste contabili e indicare i

motivi e gli effetti economici e patrimoniali delle

modificazioni dei criteri di valutazione.

“Nella redazione del bilancio devono essere osservati i

seguenti princìpi:

1) la valutazione delle voci deve essere fatta secondo

prudenza e nella prospettiva della continuazione

dell'attività;

1-bis) la rilevazione e la presentazione delle voci è

effettuata tenendo conto della sostanza

dell’operazione o del contratto;

2) si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati

alla data di chiusura dell'esercizio;

3) si deve tener conto dei proventi e degli oneri di

competenza dell'esercizio, indipendentemente dalla

data dell'incasso o del pagamento;

4) si deve tener conto dei rischi e delle perdite di

competenza dell'esercizio, anche se conosciuti dopo la

chiusura di questo;

5) gli elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci

devono essere valutati separatamente;

6) i criteri di valutazione non possono essere modificati

da un esercizio all'altro.

Deroghe al principio enunciato nel numero 6) del comma

precedente sono consentite in casi eccezionali. La nota

integrativa deve motivare la deroga e indicarne l'influenza

sulla rappresentazione della situazione patrimoniale e

finanziaria e del risultato economico.”

STATO PATRIMONIALE (forma a sezioni distinte)

ATTIVO

Comprende gli elementi attivi.

A) Crediti vs soci per versamenti ancora dovuti, con

separata iscrizione della parte già richiamata

Crediti della società verso i soci per versamenti ancora

dovuti per quantità di capitale sottoscritte in sede di

sottoscrizione/aumento del capitale sociale e non versate.

Si deve indicare la quota richiamata ed esigibile a breve. Ha

una funzione rettificativa della voce I A Patrimonio Netto.

B) Immobilizzazioni, con separata indicazione di quelle

concesse in locazione finanziaria

Elementi destinati a perdurare nell’azienda, concorrono

alla produzione in più esercizi.

I) Immobilizzazioni immateriali

Costi per acquisire condizioni produttive non tangibili.

L’iscrizione avviene al netto delle quote annue di

ammortamento. Possiamo distinguere 3 categorie di voci

per la loro diversa natura.

ONERI PLURIENNALI

1) Costi d’impianto e di ampliamento

Oneri sostenuti nella fase di avvio dell’attività per

l’impianto amministrativo ed economico e spese

simili che si assumono per futuri mutamenti nella

forma/dimensione/struttura.

2) Costi di sviluppo

Costi per nuovi processi produttivi o nuovi prodotti,

per generare innovazioni migliorative. Vengono

capitalizzati perché creano congrui benefici negli

esercizi successivi.

BENI IMMATERIALI GIURIDICAMENTE RICONOSCIUTI E

TRASFERIBILI

3) Diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione

delle opere d’ingegno

Brevetto: diritto di disporre di un innovazione nei

prodotti/macchinari/processi produttivi.

Utilizzazione delle opere d’ingegno: es. diritto

d’autore = diritto a carattere creativo; le opere

appartengono a scienza, letteratura, arti figurative,

architettura, teatro, cinematografia.

Know-how produttivo: conoscenza tecnica industriale

e commerciale.

Software: istruzioni che consentono al computer di

svolgere specifiche funzioni.

Inoltre si capitalizzano i costi sostenuti per

l’ottenimento del diritto pluriennale, valutando se è

possibile o no recuperarli nel processo produttivo.

4) Concessioni licenze, marchi e diritti simili

Concessioni: disposizioni della PA che consentono di

usare in modo esclusivo beni e servizi pubblici.

Licenze: utilizzo di beni in possesso di terzi.

Marchio: segno distintivo dei prodotti dell’impresa

(dev’essere registrato).

Diritti similari: vengono compresi diritti simili non

specificati. Più i costi per l’ottenimento del diritto

pluriennale d’uso. L’eventuale canone non viene

capitalizzato ma è un costo del periodo.

AVVIAMENTO

5) Avviamento

È un bene immateriale particolare. È il maggior valore

riconosciuto in sede di acquisizione di un complesso

aziendale a seguito di un acquisto di azienda o ramo

aziendale o conferimento o ancora fusione, rispetto

all’importo del capitale di funzionamento.

Il costo pagato rappresenta un beneficio pluriennale

che si ritiene di ottenere per l’attività svolta

dall’azienda già avviata.

Va in bilancio solo se il parere del collegio sindacale è

positivo.

6) Imm. in corso e acconti

Sono costi che si sostengono per realizzare attività

immateriali nelle diverse tipologie esposte, più gli

anticipi erogati ai fornitori di beni e servizi per

ottenere le attività immateriali. Può essere articolata

in due sottovoci: Imm. In corso e Anticipi, oppure può

essere specificato nella Nota integrativa.

7) Altre

È una posta residuale. Es.: diritti di superficie su aree

fabbricabili e oneri relativi a migliorie su beni di terzi

in locazione.

II) Immobilizzazioni materiali

Sono costi per sostenere beni di uso durevole:

-Acquisiti da terzi

-Costruiti in economia

-Ottenuti con contratto di Leasing: OPERATIVO (bene

concesso dietro pagamento di canone periodico =

godimento di bene vs. canoni) e FINANZIARIO

(trasferimento rischi e benefici derivanti dalla proprietà del

bene, contro canone mensile e riscatto a scadenza = bene

vs. finanziamento)

Vengono contabilizzati col metodo PATRIMONIALE o

FINANZIARIO (rivelo gli aspetti sostanziali. Il bene va nello

SP per il valore corrente e il finanziamento correlato va nel

passivo dello SP, ridotto gradualmente per i canoni;

l’ammortamento e gli oneri finanziari vanno nel CE).

La classificazione delle immobilizzazioni non è connessa

direttamente con la natura fisico tecnica del bene ma con

la sua destinazione economica nell’attività dell’impresa.

Nella stessa impresa muta la destinazione del bene, varia

anche la collocazione in bilancio. Se un fabbricato non

viene più utilizzato per gli uffici e si decide di venderlo non

potrà più essere indicato nell’attivo circolante fra le

Rimanenze, fornendo la necessaria informazione nella

Nota informativa.

1) Terreni e fabbricati

Immobili industriali commerciali e ad uso

amministrativo, più le relative pertinenze.

Nella Nota integrativa si possono distinguere i terreni

che per loro natura non sono soggetti ad

ammortamento, ad eccezione delle eventuali migliorie

fondiarie. È importante evidenziare gli immobili non

utilizzati nell’attività caratteristica d’impresa, che

costituiscono investimenti patrimoniali accessori.

2) Impianti e macchinari

Impianti e macchine di produzione generici e specifici.

Impianto inteso come sistema produttivo unitario e

complesso e macchinario come unità di produzione di

minore importanza relativa.

3) Attrezzature industriali e commerciali

Elementi strumentali nel processo di produzione o

distribuzione, di minor valore economico e con ruolo

complementare e di supporto rispetto ai macchinari.

4) Altri beni

Completa l’elenco delle immobilizzazioni materiali e

comprende i beni non inseriti nelle voci precedenti ma

che normalmente fanno parte del patrimonio

aziendale: automezzi, mobili, arredi, macchine

d’ufficio, …

5) Immobilizzazioni in corso e acconti

Costi capitalizzati per la realizzazione delle imm.

materiali in corso di allestimento e gli anticipi versati

ai fornitori in conto dei beni strumentali ordinati. Il

loro recupero si collega col futuro impiego nel

processo produttivo della specifica imm. materiale cui

sono collegati. Si può articolare in distinte sottovoci

(imm in corso e anticipi) oppure fornire l’indicazione

nella Nota integrativa.

III) Immobilizzazioni finanziarie, con separata indicazione

per ciascuna voce dei crediti, degli importi esigibili

entro l’es successivo

Accoglie gli altri investimenti durevoli. La classificazione è

rilevante sul piano della chiarezza dell’informazione e sul

piano dei criteri di valutazione. L’inserimento di titoli ed

attività finanziarie si connette con la scelta aziendale di

effettuare un investimento durevole.

E’ opportuno fornire adeguata informazione nella Nota

integrativa.

1) Partecipazioni in:

a) Impr controllate

b) Impr collegate

c) Impr controllanti

d) Impr sottoposte al controllo delle controllanti

d-bis) verso altri

La voce Partecipazioni è articolata in sottovoci

tendenti ad evidenziare la natura del rapporto

partecipativo.

Se le quote sono destinate ad essere cedute a breve,

si classificano nell’attivo circolante, così come le

partecipazioni di peso non rilevante possono

costituire immobilizzazioni finanziarie se sono

destinate a non essere cedute. La diversa natura è

importante per la valutazione della quota.

2) Crediti

a) Vs impr controllate

b) Vs impr collegate

c) Vs impr controllanti

d) Vs impr sottoposte al controllo delle controllanti

d-bis) verso altri

Comprende gli impieghi durevoli di risorse finanziarie,

tipicamente per finanziamenti. L’importo esprime il

valore nominale del credito al netto di eventuali

svalutazioni per presunte inesigibilità.

La voce ‘verso altri’ comprende crediti verso le società

con cui non si ha un rapporto partecipativo qualificato

secondo le modalità precedenti e altri crediti di durata

pluriennale. Non comprende invece crediti derivanti

dalla cessione di beni e servizi perché sono operazioni

tipicamente a breve.

3) Altri titoli

Attività finanziare immobilizzate che non sono

espressione di titoli di capitale proprio (titoli di stato,

obbligazioni,…)

4) Strumenti finanziari derivati attivi

C) Attivo circolante

Sono elementi patrimoniali destinati ad un utilizzo non

durevole nel processo produttivo e le disponibilità liquide.

I) Rimanenze

Comprende le principali categorie di ben in giacenza e di

produzioni in corso alla fine dell’esercizio, esposte al netto

di eventuali fondi rettificativi.

1) Materie prime, sussidiarie e di consumo

Principali categorie di beni in rimanenza, derivanti da

costi d’acquisto passati, tipici delle imprese che

esercitano attività di trasformazione fisico tecnica e

destinati ad essere impiegati nei futuri processi

produttivi. Anche beni che concorrono allo

svolgimento dell’attività operativa.

2) Prodotti in corso di lavorazione e semilavorati

Rimanenze tipiche delle imprese industriali. La natura

dei beni potrebbe comunque non essere omogenea.

Prodotti in corso di lavorazione: costi di produzione

sostenuti per beni in corso di allestimento che non

assumono autonoma individualità.

Semilavorati: parti distintamente individuate del

prodotto finito, che costituiscono un elemento

compiuto perché potrebbero derivare non da una

produzione interna ma da un acquisto da terzi.

3) Lavori in corso su ordinazione

Tipica delle imprese che producono su commessa =

allestiscono il processo produttivo in funzione dello

specifico bene o servizio richiesto dal cliente. È

necessario distinguere nella Nota Integrativa le

commesse a breve e le commesse pluriennali.

4) Prodotti finiti e merci

Beni aventi origine economica non omogenea, ma

esprimono categorie di rimanenze destinate alla

vendita sul mercato.

5) Acconti

Anticipi versati ai fornitori per l’acquisto dei fattori

produttivi correnti (= per beni destinati a un uso non

durevole nel processo produttivo).

II) Crediti, con separata indicazione per ciascuna voce,

degli importi esigibili entro l’es successivo

Comprende i crediti di regolamento relativi alla cessione di

beni e servizi prodotti dall’impresa, nonché altri crediti

connessi con lo svolgimento dell’attività gestionale. I valori

sono al netto degli accantonamenti nei fondi di

svalutazione.

Dev’essere indicata separatamente la quota che sarà

esigibile oltre l’esercizio successivo.

1) Verso clienti

Crediti di natura commerciale derivanti dalla cessione

delle produzioni allestite. Si può ricorrere a sottovoci

o indicare in Nota integrativa crediti rappresentati da

titoli di credito, cambiali attive, moneta estera…

2) Verso imprese controllate

3) Verso imprese collegate

4) Verso imprese controllanti

5) Verso imprese sottoposte al controllo delle

controllanti

Crediti verso le società con cui esistono rapporti di

partecipazione qualificati.

5-bis) crediti tributari

Verso l’amministrazione finanziaria, non compensati

con altri debiti per imposte e contributi previdenziali.

5-ter) imposte anticipate

Non è un credito verso l’erario ma un’attività

patrimoniale correlata con potenziali diminuzioni

dell’onere tributario futuro per effetto della fiscalità

differita. Si distingue tra anticipazioni d’imposta

(=differenza temporanea deducibile in futuro) e

differenze temporanee tassabili in futuro (= rinvio

dell’onere tributario)

5-quater) verso altri

Posta residuale: crediti di natura diversa che si

presentano nell’attività gestionale.

III) Attività finanziarie che non costituiscono

immobilizzazioni

Investimenti in quote del capitale di rischio ed altre attività

finanziarie destinati ad essere realizzati nel breve periodo.

L’investimento non ha carattere strumentale ma è un

impiego delle disponibilità finanziarie destinato a rientrare

in forma liquida nel breve termine, a seguito di logiche

speculative o per smobilizzo per il recupero della liquidità.

1) Partecipazioni in imprese controllate

2) Partecipazioni in imprese collegate

3) Partecipazioni in imprese controllanti

3-bis) Partecipazioni in imprese sottoposte al

controllo delle controllanti

4) Altre partecipazioni

5) Strumenti finanziari derivati attivi

6) Altri titoli

IV) Disponibilità liquide

Accoglie le risorse finanziarie immediatamente attivabili.

Non vengono compresi i cosiddetti sospesi di cassa, cioè

pagamenti già effettuati ma non ancora rilevati nel sistema

contabile.

1) Depositi bancari e postali

Disponibilità a vista o immediatamente utilizzabili nei

conti bancari e postali. Se sono presenti eventuali

vincoli vanno classificati tra le attività finanziarie

dell’Attivo circolante o fra le Immobilizzazioni

finanziarie.

2) Assegni

Assegni di c/c o circolari e simili, presenti in cassa alla

fine dell’esercizio, in attesa di presentazione

all’incasso o del versamento nel conto.

3) Denaro e valori in cassa

Contante, in moneta nazionale e divisa estera, anche

valori postali, bollati, marche ecc…

D) Ratei e risconti

Sono valori non omogenei. I ratei attivi rappresentano

valori finanziari presunti per ricavi di competenza

dell’esercizio, la cui manifestazione non si è ancora

verificata. I risconti attivi sono costi anticipati per

l’acquisizione di fattori produttivi che potranno essere

utilizzati anche negli esercizi successivi.

I ratei e i risconti sono quote di costi o proventi comuni a

due o più esercizi, la cui entità varia in ragione del tempo.

L’attribuzione avviene sulla base del criterio temporale:

ripartizione del costo o del provento fra l’esercizio e

quello/quelli successivi in ragione del tempo fisico

correlato.

In alcuni casi è necessario utilizzare il principio di

competenza economica, in ragione del contributo

economico delle prestazioni contrattuali rese o ricevute in

oggetto agli esercizi coinvolti.

Nella Nota integrativa va dettagliato il contenuto dei ratei

e dei risconti.

Va compreso il disaggio su prestiti, derivante da emissioni

sotto la pari.

PASSIVO

La sezione del passivo dello SP comprende il Patrimonio

Netto e le passività articolate in 5 macroclassi.

A) Patrimonio Netto

Comprende il valore nominale del capitale e le diverse

parti ideali del netto patrimoniale, cioè le riserve e il

reddito d’esercizio. Si possono scrivere eventuali perdite

d’esercizio e di esercizi precedenti riportate a nuovo con il

segno negativo al fine di poter evidenziare direttamente

l’importo complessivo del netto patrimoniale.

I) Capitale

Esprime l’importo nominale delle quote sottoscritte dai

soci ma può anche essere superiore, se incorpora aumenti

gratuiti. Può essere anche di importo inferiore al valore

sottoscritto, per via di abbattimenti effettuati per

fronteggiare perdite di esercizi precedenti o a seguito di

successivi rimborsi per la parte del capitale ritenuta in

esubero.

(l’aumento di capitale non può essere contabilizzato finché

gli amministratori non hanno iscritto nel registro delle

imprese l’attestazione dell’avvenuto aumento, a seguito

della delibera dell’assemblea e dell’autorizzazione

dell’autorità competente. Art 2444)

Nella Nota Integrativa possono essere inserite delle

informazioni sulle modalità di formazione del capitale.

Inoltre devono esserci le informazioni riguardanti la

ripartizione del capitale secondo le varie categorie di

azioni.

Il capitale sottoscritto e ancora da versare lo troviamo

della macroclasse A dell’attivo SP.

L’apporto di capitale rappresenta la fonte di finanziamento

primaria, stabilmente disponibile, per sostenere gli

investimenti aziendali: evidenzia l’impegno finanziario

assunto dai proprietari.

Le riserve hanno un ruolo fondamentale a sostegno

dell’integrità del capitale, infatti esprimono il maggior

valore assunto dal patrimonio netto e vengono costituite

attraverso l’accantonamento di utili o a seguito di apporti

di capitale. La crescita delle riserve rafforza la garanzia per

i terzi creditori e rappresenta una protezione per il capitale

sociale rispetto al rischio economico dell’impresa. Le

riserve sono articolate in 6 classi.

II) Riserva da sovrapprezzo azioni

Si attiva in occasione degli aumenti di capitale sopra la pari

e cioè per un importo superiore al valore nominale

dell’azione. Dev’essere interamente versata dai soci

contestualmente alla sottoscrizione del capitale; si traduce

in un contributo di risorse finanziarie da apporto di capitali.

Non è distribuibile finché la riserva legale non raggiunge

1/5 del capitale sociale.

III) Riserva di rivalutazione

Collegata con le rivalutazioni patrimoniali. Si distingue tra

rivalutazioni monetarie, derivanti da norme che

consentono l’adeguamento dei valori patrimoniali erosi da

fenomeni inflazionistici e rivalutazioni economiche,

connesse con mutamenti di valore delle attività

patrimoniali rispetto al dato contabile, derivanti da

situazioni eccezionali.

Nei periodi in cui si verifica una sensibile diminuzione del

potere d’acquisto della moneta, il valore contabile dei beni

patrimoniali, acquistati in passato e iscritti secondo criteri

basati su costi storici, non riflette il valore corrente. Le

rivalutazioni monetarie sono periodicamente consentite

con leggi speciali, che forniscono le modalità tecniche, gli

effetti tributari e i riflessi nel bilancio d’esercizio. L’importo

della rivalutazione deve tener conto dei limiti prudenziali

definiti dal valore corrente dei beni e della capacità

dell’impresa di reintegrare economicamente

l’investimento, incrementato del maggior valore attribuito.

Questo maggior valore viene accantonato nella suddetta

riserva.

Se necessario, si possono creare due sottovoci relative alla

riserva di rivalutazione monetaria e quella di rivalutazione

economica, oppure può essere indicato nella Nota

Integrativa.

IV) Riserva legale

È obbligatoria e prevista dal legislatore. È la tipica riserva

da accantonamento utili; secondo l’art. 2430 dev’essere

accantonato almeno 1/20 dell’utile d’esercizio, finché non

raggiunge 1/5 del capitale. Nelle società cooperative

dev’essere accantonato almeno 1/30 e non esiste un limite

nell’entità della riserva.

Non è una riserva distribuibile, ma costituisce l’ultima

opzione disponibile per fronteggiare le perdite d’esercizio.

V) Riserve statutarie

Comprende l’accantonamento utili previsto dallo statuto

sociale, aggiuntivo rispetto al vincolo della riserva legale.

Motivazioni: autofinanziamento e rafforzamento della

garanzia patrimoniale. Se sono previste varie riserve, si

possono creare diverse sottovoci.

VI) Altre riserve, distintamente indicate

E’ una posta residuale; vengono indicate le riserve

aziendali diverse dalle precedenti. Devono essere distinte

le varie sottovoci relative alle riserve e il loro contenuto

verrà poi descritto nella Nota Integrativa.

Abbiamo: riserve facoltative (liberamente stabilite

dall’assemblea); riserve derivanti da versamenti dei soci (si

costituiscono in particolari situazioni della vita aziendale);

riserve derivanti da norme del codice civile (fanno

riferimento alle disposizioni dell’art. 2426); riserve diverse

(es. riserva per contributi enti pubblici, ovvero le

sovvenzioni ricevute per sostenere lo sviluppo degli

investimenti = contributi in conto impianti o contributi in

conto capitale o a fondo perduto).

VII) Riserva per copertura dei flussi finanziari attesi

VIII) Utili/perdite portati a nuovo

Redditi di precedenti esercizi che non si è ritenuto

distribuire ai soci e non si è deliberato di apportare ad una

specifica riserva; spesso derivano dagli arrotondamento

effettuati per stabilire il dividendo per azione (Avanzo

utili). Il rinvio delle perdite avviene solitamente se non ci

sono riserve atte a fronteggiarle.

IX) Utile/perdita d’esercizio

Risultato positivo o negativo del CE. La voce può essere

articolata per indicare l’acconto sui dividendi distribuito ai

soci (è una posta rettificativa dell’utile d’esercizio).

X) Riserva negativa per azioni proprie in portafoglio

B) Fondi per rischi e oneri

In alcune situazioni è necessario effettuare

accantonamenti per fronteggiare rischi e oneri; perché

secondo i principi della competenza e della prudenza si

deve tener conto delle perdite e dei debiti di natura

determinata, esistenza certa o probabile.

Devono quindi essere costituiti dei fondi rischi e oneri con

riferimento ad eventi certi che daranno luogo ad oneri di

competenza dell’esercizio oppure ad eventi soltanto

probabili, il cui verificarsi è ragionevolmente prevedibile.

I fondi per rischi e oneri rappresentano riserve improprie

in quanto costituiti mediante accantonamenti nel CE, che

esprimono costi non monetari = non hanno dato luogo a

modifiche nei valori finanziari.

Un’eccessiva prudenza può penalizzare il reddito

d’esercizio, facendo costituire fondi sovrabbondanti

rispetto ai fabbisogni. Quando si sottovalutano invece si

causa una sopravalutazione del reddito d’esercizio.

1) Per trattamento di quiescenza e obblighi simili

Accantonamento previsto nella posta 9 d) del CE, relativo

ai fondi di pensione aziendali integrativi rispetto al

trattamento previdenziale garantito dall’INPS. La voce può

accogliere anche gli accantonamenti assimilabili: Fondo

indennità suppletiva di clientela o Fondo cessazione

collaborazioni.

2) Per imposte, anche differite

Oneri per imposte probabili, caratterizzati da incertezze

sull’ammontare e sull’effettiva manifestazione. Non rientra

il debito maturato a fine esercizio nei confronti

dell’amministrazione tributaria (macroclasse D, voce 12,

passivo SP).

Possiamo distinguere:

- Fondo per imposte, relativo al debito probabile

derivante da situazioni di contenzioso in essere a

seguito di avvisi di accertamento oppure relativo ad

accantonamenti prudenziali per accertamenti

probabili;

- Fondo per imposte differite, relativo alle differenze

temporanee tra l’esercizio di competenza economica

di elementi reddituali e quelli in cui concorrono al

reddito imponibile.

3) Strumenti finanziari derivati passivi

4) Altri

Fondi rischi e fondi spese future che vengono attivati.

Accantonamenti destinati a fronteggiare gli oneri

prevedibili derivanti dal verificarsi di situazioni incerte o

per adempiere ad obbligazioni assunte.

C) Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato

Fondo contenente gli accantonamenti effettuati per il

trattamento di fine rapporto dei lavoratori subordinati.

L’importo esprime il debito maturato nei confronti dei

dipendenti alla fine dell’esercizio, al netto di eventuali

acconti già percepiti e delle quote destinate ad alimentare

i fondi pensione alternativi. La scadenza è incerta.

L’accantonamento al fondo, secondo l’art. 2120 c.c., è

composto da una quota annua o corrente (= retribuzione

percepita con continuità dal dipendente durante l’anno

divisa per 13,5) e da una quota di rivalutazione calcolata

sulla base di un indice, su base annua, composto da una

parte fissa (1,5%) e da una parte variabile (75%

dell’incremento dell’indice ISTAT).

L’accantonamento va decurtato di un importo pari allo

0,5% delle retribuzioni dell’anno, come contributo all’INPS

per finanziare miglioramenti previdenziali a favore dei

lavoratori dipendenti.

D) Debiti, con separata indicazione, per ciascuna voce,

degli importi oltre l’esercizio successivo.

Comprende i debiti accertati alla data di riferimento del

bilancio. 14 voci basati sulla natura dell’operazione attivata

col debitore. Debiti derivanti da: acquisti di beni; acquisti

di servizi; operazioni di finanziamento; altre operazioni

gestionali.

1) Obbligazioni

Debito residuo in conto capitale, in linea con il piano di

rimborso, relativo ai prestiti obbligazionari emessi da spa

e sapa.

2) Obbligazioni convertibili

Accoglie una particolare tipologia di prestito

obbligazionario che incorpora l’opzione riservata al

sottoscrittore di rinunciare al rimborso del titolo alla

scadenza optando per la conversione in azioni della

società emittente o di altra società.

3) Debiti verso soci per finanziamenti

Finanziamenti ottenuti dai soci per fronteggiare i

fabbisogni finanziari per i fattori d’esercizio e per quelli

strutturali. È un prestito temporaneo e non un

finanziamento stabile. (andrebbe nel PN).

4) Debiti verso banche

Operazioni di finanziamento in essere con il sistema

bancario. Il saldo esprime il valore dovuto per capitale,

interessi ed accessori maturati alla data di riferimento

del bilancio.

Nella Nota Integrativa fornisco le info sui debiti con

scadenza superiore a 5 anni e quelli su cui grava una

garanzia reali sui beni sociali.

5) Debiti verso altri finanziatori

Finanziamenti ottenuti da società finanziarie e altri

finanziatori.

6) Acconti

Importi anticipatamente incassati dai clienti a fronte di

forniture da effettuare o a fronte di esecuzioni parziali

dell’opera (commesse pluriennali).

7) Debiti verso fornitori

Dilazioni di pagamento ottenute nell’acquisto di beni

d’uso corrente o immobilizzazioni nonché delle

prestazioni di servizi. L’importo è pari al valore nominale

del debito al netto degli sconti commerciali ottenuti.

8) Debiti rappresentati da titoli di credito

Debiti relativi ad operazioni commerciali per il cui

pagamento si è concordato il rilascio di effetti cambiari e

operazioni di finanziamento garantite da effetti (es.

emissione cambiali finanziarie).

9) Debiti verso imprese controllate

10) Debiti verso imprese collegate

11) Debiti verso controllanti

11 bis) debiti verso imprese sottoposte al controllo delle

controllanti

Queste voci riportano i rapporti con le imprese del

gruppo, derivanti da scambi commerciali e da

finanziamenti.

12) Debiti tributari

Saldo a debito maturato nei confronti dell’AF alla fine

dell’esercizio per imposte dirette e indirette, per le

ritenute effettuate come sostituto d’imposta al netto di

acconti versati, dei crediti d’imposta non richiesti a

rimborso e delle ritenute d’acconto subite.

13) Debiti verso istituti di previdenza e di sicurezza

sociale

Debito maturato per contributi previdenziali e

assicurativi dovuti all’impresa o dalla stessa trattenuti al

dipendente sulla base della normativa in vigore.

14) Altri debiti

Posta residuale: voci non riconducibili alle precedenti.

Debiti per ferie non godute dai dipendenti, debiti per

imballaggi a rendere, debiti per somme trattenute per

conto terzi.

E) Ratei e risconti

Ratei passivi: debiti presunti per costi relativi a beni e

servizi il cui utilizzo è in corso alla fine dell’esercizio, per i

quali si prevede il pagamento posticipato.

Risconti passivi: ricavi anticipatamente incassati per servizi

o prestazioni in corso a fine esercizio ma relativi anche agli

esercizi successivi.

Va distinto l’aggio su prestiti, derivante dall’emissione

sopra la pari.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in amministrazione e organizzazione (Facoltà di Scienze Politiche, Economia, Giurisprudenza) (CAGLIARI e NUORO)
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2016-2017

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