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calcolo aritmentico e quindi è una facoltà umana. Ma la ragione è l'organo dell'intendere quindi

appartiene veramente a Dio, l'uomo non vi è padrone ma solo partecipe. Dio e l'uomo possono

conoscere con verità solo ciò che fanno: perciò le parole verum e factum hanno in latino lo

stesso significato. Ma il fare di Dio è creazione di un oggetto reale, il fare umano è creazione di

un oggetto fittizio, che l'uomo opera raccogliendo al di fuori di sè, per via di astrazione, gli

elementi del suo conoscere. In Dio le cose vivono, nell'uomo periscono. La conoscenza

umana nasce così da un difetto della mente umana, cioè dal fatto che essa non contiene in sè gli

elementi del suo conoscere. Questo difetto viene tuttavia convertito in vantaggio giacchè l'uomo

si procura mediante l'astrazione gli elementi delle cose che originariamente non possiede e dei

quali poi si serve per ricostruire immagini. L'uomo utilizza il difetto della menta umana per

immaginare due cose: il punto che può essere disegnato e l'uno che può essere moltiplicato. Ma

esse sono realtà sono fittizie poichè il punto se disegnato non è più un punto, l'uomo se è

moltiplicato non è più uno. Tuttavia tramite queste due cose che immagina, l'uomo crea un

modno pieno di numeri e figure. Il principio che il vero e il fatto si identificano e cha tanto si può

conoscere quanto si fa, è un principio che dunque restringe la conoscenza umana. L'uomo non

può conoscere il mondo della natura che, essendo creato da Dio, può essere oggetto

soltanto della conoscenza divina. Può conoscere invece con verità il mondo della matematica

che è un mondo di astrazioni da lui stesso creato.La conoscenza umana è imitazione di quella

divina. Il criterio del verum/factum è un criterio di verità che significa: io conosco con verità

soltanto ciò che faccio". L'uomo è artefice della matematica, della geometria, e della storia e

dunque non potra conoscere le verità di Dio. L'uomo deve dunque abbandonare la pretesa di

conoscere il fine ultimo delle cose. Il criterio del verum/factum deve essere difeso dagli attacchi

dei dogmatici e degli scettici. Per dogmatici Vico si riferisce ai cartesiani napoletani, gli studiosi

dell'Accademia degli Investigati, che hanno fatto del pensiero di Cartesio un dogma. I dogmatici

dubitano di tutto tranne della metafica e fecero del Cogito la scienza che dimostra l'esistenza. Il

pensiero era la causa dell'essere. Vico contro Cartesio dice che l'uomo non può conoscere il

proprio essere, la propria realtà metafisica, perchè non è la causa di esso. Per Vico il cogito è la

coscienza del proprio essere, non la scienza di esso. Il fatto che io sono cosciente di pensare

e dunque di esistere è una conclusione a cui chiunque può arrivare. L'unco modo per conoscere

veramente l'essere è farlo, quindi la coscienza può essere propria anche dell'ignorante, la

scienza è la conoscenza vera fondata sulle cause. Ora l'uomo non conosce la causa del proprio

essere perchè non è egli stesso questa causa: egli nn si crea da sè. Perciò Vico osserva che

cartesio avrebbe dovuto dire semplicemente "io penso dunque esisto." Gli scettici dubitano di

tutto e dicono che l'uomo può conoscere solo gli effetti e non le cause. Vico dice che questo non

è vero perchè secondo il criterio del Verum/factum si possono conoscere le cause di ciò che si fa.

Capitolo 2: I generi o le idee. Questo capitolo è incentrato sulla critica dell'universale astratto

che non ci permette di scoprire nulla di nuovo. Vico dunque è contro il metodo deduttivo

( dall'universale al particolare) mentre esalta il metodo induttivo ( dal particolare all'universale.)

Vico analizza i danni e i vantaggi dei generi. In latino genere indica la forma metafisica

( universale) sul quale poi si modellano le specie ( particolari) che sono gli esemplari della forma

metafisica. Dice Vico le scienze più sono generiche più sono inutili, è più utile avvelarsi delle

eccezioni. I generi però hanno come vantaggio il fatto che fatti e vicende sono più facilmente

percepite dalla mente attraverso idee semplici e generali. Ma hanno lo svantaggio di essere fonte

di errori: le omonimie, termini equivoci che essendo troppo generi possono sifnificare sia una

cosa, sia il loro contrario. Facendo prevalere il metodo indittivo Vico prediligge la geometria

sintetica contro quella analitica di Cartesio.

Capitolo 3: le cause. In latino causa e negotium ( operazione) sono sinomini. La causa è ciò


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CmPu

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher CmPu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Lomonaco Fabrizio.

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