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Appunti su presupposti processuali

Tutti i più importanti presupposti processuali del cpc sono stati schematizzati durante la preparazione dell'esame, basati essenzialmente sulle lezioni dei professori Marinelli e Baccaglini e sull'utilizzo diretto e continuo del codice di procedura civile.

Esame di Diritto processuale civile docente Prof. M. Marinelli

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ESTRATTO DOCUMENTO

Mattia Cutolo I presupposti processuali

PARTE SECONDA. GIURISDIZIONE E COMPETENZA. Il primo presupposto processuale che dovrà essere

vagliato dal giudice proprio la (A) GIURISDIZIONE. Infatti, il giudice ha giurisdizione se appartiene a quella

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branca dell’OG cui viene riconosciuto il potere di decidere, considerata la situazione giuridica dedotta. Può

essere: 

a. Assoluta quando si parla di improponibilità assoluta della domanda considerato che non c’è nessun

giudice i cui poteri siano idonei a conoscere di quella controversia.

b. Relativa quando manca la giurisdizione del giudice civile ed è necessaria la giurisdizione di un altro

tipo di giudice, ad es. quello amministrativo.

Il riparto interno di giurisdizione si divide tra giudice civile, amministrativo, tributario, contabile e poi le magi-

strature speciali (ad es. quella per le acque pubbliche). In particolare il plesso giurisdizionale amministrativo

conosce le controversie riguardanti interessi legittimi (oggi deputato sia a rimozione, sia a risarcimento da

lesione, dopo la 500/1999) e riguardante diritti relativi alla cd giurisdizione esclusiva, da individuare secondo i

principi della Consulta.

Il difetto di giurisdizione è, ex art. 37.1, rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del processo. Tuttavia, benché

si stia versando in errore data il chiaro contrasto con l’espressa littera legis, la Cassazione ha cambiato il suo

recedente orientamento e ha sancito che dopo il primo grado, non si può più eccepire ex officio il difetto di

giurisdizione. Questo orientamento è stato seguito e codificato nel codice del processo amministrativo del

2010.

Il rimedio principale in caso di difetto di giurisdizione è la translatio iudicii tra giurisdizioni, introdotta nella

novella del 2009. Questo istituto disciplina la possibilità che il processo iniziato davanti a giudice che non ha

giurisdizione possa proseguire dinnanzi ad un giudice che non ne sia privo mantenendo salvi, tuttavia, tutti gli

effetti processuali e sostanziali della domanda. Infatti, secondo l’articolo 59.1 della legge n. 69 del 2009, il

8

giudice a quo deve individuare con sentenza il giudice ad quem munito di potere giurisdizionale. Nel caso

mancasse l’indicazione, il legislatore non individua un rimedio: ipotesi della correzione della sentenza, ma solo

se dalla motivazione, con cui si declina la propria giurisdizione, si possa evincere con precisione chi sia il giudice

ad quem.

Più complicata la posizione dogmatica dell’articolo 59.2. L’articolo pone il termine perentorio di tre mesi dal

passaggio in giudicato della declinatoria di giurisdizione per fare salvi gli effetti processuali e sostanziali della

domanda proposta. Anche se propriamente l’articolo parla di riproposizione della domanda, è evidente che si

deve intendere riassunzione del processo. Più difficile l’individuazione del dies a quo evidente che anche se

si parla di termine ultimo, la parte (sia attore che convenuto) potrà riassumere il processo anche prima del

decorso dei tre mesi – o rischio di contrasto con artt. 111 Cost. e 6 CEDU. Si ricorda che l’articolo 59.3 dispone

i presupposti per il regolamento di giurisdizione.

L’articolo 59.5, invece, si occupa della conservazione delle prove, raccolte nel primo processo con giudice privo

di giurisdizione, dinnanzi al nuovo giudice ad quem individuato come competente. Quindi, nel caso di ripropo-

sizione ex novo della domanda – per la intempestiva riassunzione del processo – le prove raccolte nel primo

giudizio dinnanzi al giudice privo di giurisdizione potranno essere valutate dal giudice adito come argomenti

di prova. A contrario, si può evincere che – in caso di tempestiva riassunzione del processo – le prove raccolte

nel primo giudizio manterranno tutta la loro originaria valenza nel secondo processo.

L’articolo 59.4 dispone che la mancata riassunzione della causa nei termini perentori dei tre mesi ne compor-

terà l’estinzione, rilevabile anche d’ufficio: quindi, si estinguono anche gli effetti sostanziale e processuali di

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proposizione della domanda .

Il secondo presupposto processuale che dovrà essere vagliato dal giudice è la (B) COMPETENZA. È anche il PP

che fa sorgere più problemi applicativi. Il criterio della competenza è quello rispetto al quale è individuabile

7 Ordinamento giuridico 

8 Sentenza che, dal 2007, è sentenza non definitiva. Significa che benché si parli di giudicato, verrà riassunto il medesimo processo.

9 Da qui, a contrario, si evince che l’intento del legislatore – nel caso di tempestiva riassunzione della causa – è quello di salvare gli effetti

sostanziali e processuali derivanti dalla proposizione della domanda. Pagina 4 | di 16

Mattia Cutolo I presupposti processuali

l’organo, all’interno dell’amministrazione della giustizia ordinaria, che possa conoscere il merito della do-

manda. Si anticipata che la competenza territoriale ha valenza orizzontale, mentre valore e materia hanno

valenza verticale. Tre sono i criteri attributivi della competenza:

1. Per territorio (artt. 18-30-bis) la regola del foro generale è quella secondo la quale per le:

o Persone fisiche: l’attore deve proporre la domanda nel luogo in cui il convenuto è residente o

domiciliato.

o 

Persone giuridiche la sede legale o effettiva.

o 

Associazioni o società non riconosciute dove viene svolta l’attività in modo continuativo.

o 

Pubbliche amministrazioni capoluogo del distretto giudiziario dove è sorta, deve eseguirsi

l’obbligazione o si trova la cosa (im)mobile.

In aggiunta al foro generale, ce ne sono altri cd speciali che possono essere:

 Facoltativi, ad es. (art. 20) le cause aventi ad oggetto obbligazioni varie: esse possono aversi

davanti al giudice del luogo dove l’obbligazione è nata o dove si deve eseguire.

 Esclusivi, ad es. le azioni reali su beni immobili possono svolgersi solo nel luogo dove è sito

l’immobile.

Speciale la disciplina in relazione alla competenza nei giudizi di esecuzione forzata circa l’oggetto:

i. Cose mobili o immobili giudice in cui le cose si trovano.

ii. Obblighi di fare o non fare giudice dove l’obbligo deve essere adempiuto.

iii. Crediti giudice dove risiede il terzo debitore.

Da notare, infine, che generalmente le regole legali di distribuzione nello spazio della competenza

sono derogabili, di solito mediante accordo scritto o clausola eccetto che per i casi individuati dall’ar-

ticolo 28:

1. Cause previste dai numeri 1-2-3-5 ex art. 70.

2. Casi di esecuzione forzata e di opposizione a questa.

3. Casi di procedimenti cautelari.

4. Casi possessori.

5. Procedimenti in camera di consiglio

6. Altri casi previsti dalla legge.

2. Per valore (art. 10) dopo la soppressione del pretore si è passati dalla triplice alla duplice scansione

per valore:

 

< € 5.000 (< € 20.000 per controversie RCA) giudice di pace.

 

> € 5.000 (> € 20.000 per controversie RCA) giudice ordinario (ha competenza residuale).

Da cosa si capisce il valore della domanda? Secondo l’articolo 10 cpc bisognerebbe guardare alla do-

manda dell’attore come quantificata. Due sono le conseguenze:

o 10

Non si esclude che il giudice possa decidere per una somma inferiore a quella di D

o Non è possibile modificare ex post il valore di D.

L’art. 10 deve essere letto in combinato disposto con 12 e 13: infatti, in alcune ipotesi per individuare

il valore della domanda verrà in rilievo non solo il petitum ma anche il titolo, se questo è controverso.

Inoltre, il convenuto potrà agire su questo criterio in due situazioni:

i. Nelle cause relative a somme di danaro o beni mobili se il convenuto contesta, in punta di

competenza, il valore individuato dall’attore.

ii. Quando il convenuto propone domanda riconvenzionale, di accertamento incidentale o ecce-

zione di compensazione.

Il giudice in questi casi decide, ai fini della sola competenza, allo stato degli atti senza ulteriore

attività istruttoria.

Regole speciali, infine, sono dettate in relazione a determinate categorie di controversie.

3. Per materia (artt. 409, 413, 422, etc.) interviene solo quando una norma lo prevede. Ad esempio

per il tribunale in materia di lavoro subordinato o para-subordinato; per il giudice di pace in materia

10 Domanda Pagina 5 | di 16

Mattia Cutolo I presupposti processuali

di piantagione di alberi o siepi. Secondo dottrina vanno ricondotte a divisione per materia le previsioni

di competenze delle cd sezioni specializzate: ad es. i tribunali regionali delle acque, i tribunali dei mi-

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norenni o il tribunale delle imprese .

L’eccezione di incompetenza. Si noti che il criterio della competenza non può essere derogato, salvo i casi

stabiliti dalla legge: l’articolo 28, infatti, solo per la competenza territoriale distingue le regole derogabili o non

derogabili. La derogabilità del criterio per territorio si riflette nella sua rilevazione: infatti l’incompetenza per

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territorio semplice non può essere eccepita d’ufficio dal giudice che quindi non potrà dichiararne il difetto .

Mediante l’istituto della proroga consensuale, le parti si accordano per far sì di non eccepire l’incompetenza.

Al contrario, grazie alla riforma del 2009, l’incompetenza per materia, valore o territorio inderogabile (cfr. art

28) potrà essere rilevata d’ufficio dal giudice entro la prima udienza di trattazione, ex art. 183. Ma potrà essere

rilevata anche dalla parte a pena di decadenza nella comparsa di costituzione e risposta depositata tempesti-

vamente nella quale va anche sempre indicato il diverso giudice competente.

Nel caso in cui validamente venga eccepita l’incompetenza, l’articolo 38.3 vuole che velocemente il giudice

decida su essa. Infatti, ai soli fini della decisione di competenza o incompetenza, possono essere rilevati i fatti

ad essa attinenti senza attività istruttoria basandosi, eventualmente, su ciò che già risulta dagli atti di causa.

Nel caso gli atti di causa manchino, allora sarà necessaria una rapida pseudo-istruttoria. Questo accade nel

caso in cui, secondo il giudice, la questione di (in)competenza non sia totalmente infondata. In caso contrario

la sua definizione meriterà di slittare alla fine della trattazione complessiva della causa – in questo caso ci sarà

una vera e propria fase istruttoria e il provvedimento sarà la sentenza. Di base, tuttavia, il provvedimento su

cui si decide è l’ordinanza.

Nel caso in cui il giudice adito si renda conto di essere incompetenza prenderà forma la translatio iudicii (cfr.

sopra) ex articolo 50 cpc. Mediante questo istituto il legislatore ha voluto che l’attore non perdesse determi-

nati effetti utili come ad esempio l’effetto interruttivo-sospensivo della prescrizione, l’effetto impeditivo della

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decadenza e l’effetto preventivo nei riguardi della proposizione della stessa domanda in altro processo . La

riassunzione dovrà avvenire entro il termine di tre mesi dall’ordinanza declinatoria di incompetenza oppure

14

entro il termine dato dal giudice. Mentre invece se non viene compiuta la riassunzione del processo , questo

si estingue. La giurisprudenza ritiene che le prove raccolte davanti al giudice incompetente mantengono piena

efficacia nel processo riassunto. La translatio iudicii è applicabile anche in appello: quindi la parte soccombente

che impugna la sentenza di I grado dinnanzi al giudice incompetente potrà vedersi accolta l’impugnazione

quando accolga il motivo di appello proposto.

Secondo l’articolo 5 cpc competenza e giurisdizione rilevano in quanto tali con riguardo allo stato esistente nel

momento della proposizione della domanda. In altre parole:

Se l’attore propone una domanda dinnanzi ad un giudice che, in quel momento, ha giurisdizione e competenza, l’attore

deve poter essere tranquillo che D potrà essere decisa nel merito dal giudice.

11 Quest’ultimo, a sua volta, è soggetto al criterio di competenza per territorio.

12 Questa eccezione, ex art. 38.1, dovrà essere contenuta nella comparsa di risposta di cui all’art. 167, depositata almeno 20 giorni prima

dell’udienza.

13 L’articolo 50 cpc ci aiuta a capire che giurisdizione e competenza, al contrario degli altri presupposti processuali, sono condizioni di decidibi-

lità della causa nel merito da parte del giudice adito in primo luogo e non costituiscono condizioni di validità del processo stesso. Gli altri

presupposti, invece, sono condizioni di decidibilità della causa nel processo così come proposto: infatti ogni decisione presa in mancanza di

presupposti processuali (diversi da giurisdizione o competenza) sarebbe invalida.

14 L’atto con cui eventualmente si riassume il processo tempestivamente deve essere sempre notificato alla controparte che è citata a compa-

rire davanti al giudice ad quem. Ma nell’atto di riassunzione non c’è la formulazione della domanda giudiziale, semmai un riassunto delle

precedenti domane giudiziali già formulate nel primo giudizio davanti a giudice, rivelatosi, incompetente. Pagina 6 | di 16

Mattia Cutolo I presupposti processuali

SEZIONE TERZA. L’ARBITRATO E IL SUO REGIME GIURIDICO. L’arbitrato, come negoziazione assistita e

mediazione (obbligatoria o meno) fa parte di quel novero di mezzi alternativi di risoluzione della controversia.

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I. Disciplina agli artt. 806 ss. cpc di carattere generale eccetto che per i modelli arbitrali in singole materie

(ad es. controversie societarie o di lavoro). Arbitrato ad hoc ≠ arbitrato amministrato nel primo, arbitri ven-

gono nominati caso per caso dalle parti e ha ad oggetto un singolo rapporto; nel secondo, l’arbitrato è gestito

dalle camere di commercio. 16

Le controversie arbitrabili sono quelle che non abbiano ad oggetto diritti indisponibili. CC nel 2005 ha sancito

la costituzionalità della rinuncia alla tutela giurisdizionale in favore di arbitrati – eccetto per gli arbitrati obbli-

gatori.

La deferenza di competenze agli arbitri si ottiene mediante una convenzione di arbitrato in tre forme: 17

a. COMPROMESSO quando la controversia sia già sorta, con individuazione dell’oggetto. Forma AS .

b. CLAUSOLA COMPROMISSORIA quando le controversie non siano ancora sorte, contenuta in un atto

separato ed è clausola vessatoria – deve quindi essere accettata specificatamente. La clausola è auto-

noma (quindi il contratto in cui è contenuta potrebbe essere invalido ma non invalida la clausola).

Forma AS. 

c. CONVENZIONE DI ARBITRATO IN MATERIA NON CONTRATTUALE (d.lgs. 40/2006) prima l’arbitrato

poteva avere ad oggetto solo controversie di tipo contrattuale ora anche uno o più rapporti non con-

trattuali determinati (808-bis). Ad esempio in materia ereditaria o condominiale.

Favor della legge nei riguardi dell’arbitrato nel dubbio, interpretata in modo da estenderne la competenza

a tutte le controversie che derivino dal contratto o dal rapporto cui la convenzione si riferisce.

II. Importante la distinzione tra (1) rituale ed (2) irrituale. Il rituale è riconosciuto e disciplinato dalla legge con

cui le parti rinunciano alla tutela giurisdizionale. L’irrituale è pura manifestazione di autonomia privata dove

gli arbitri dirimono controversie secondo una determinazione non legale ma contrattuale – quest’ultimo è

slegato dalla disciplina legislativa riferita al modello rituale. Dalla riforma del 2006 anche l’arbitrato irrituale ha

riconoscimento legislativo nell’articolo 808-ter cpc.

L’elemento principale di differenziazione è (A) l’efficacia del lodo. Il lodo (1) ha gli effetti della sentenza pro-

nunciata dall’autorità giudiziaria con conseguente efficacia vincolante tra le parti come quella delle sentenze.

Mentre il lodo (2) è a determinazione puramente contrattuale.

Nel dubbio della clausola, l’arbitrato è rituale. 

Differenze, come conseguenza, ci sono anche in riferimento al (B) regime giuridico del lodo mentre il lodo

(1) è soggetto alle impugnazioni – ossia per nullità, per revocazione e per opposizione di terzo – il lodo (2) è

annullabile con autonoma azione di accertamento dell’invalidità del lodo, da presentarsi in tribunale quando:

1. La convenzione dell’arbitrato è invalida o le conclusioni esorbitano dai limiti.

2. Gli arbitri non sono stati nominati secondo i modi descritti nella convenzione.

3. Se era un falsus arbiter.

4. Se gli arbitri non hanno seguito le regole imposte dalle parti.

5. Se viene violato il contraddittorio.

Altra differenza è (C) l’efficacia esecutiva mentre il lodo arbitrale (1) di condanna acquista efficacia esecutiva,

il lodo (2) non è suscettibile di acquisire questa efficacia. La parte cui a favore è stata pronunciata la condanna

potrà, certamente, iniziare un processo di cognizione per l’ottenimento del titolo esecutivo.

C’è da dire che alcune forme di arbitrato (2) sono omologabili ex lege.

III. Non può essere arbitro chi è sprovvisto in tutto o in parte della capacità di agire. Se sono più di uno debbono

essere dispari (cd collegio arbitrale). La nomina può già essere contenuta nella convenzione arbitrale (cfr. parte

prima) o comunque se ne può prevedere le regole di nomina. In mancanza delle regole di nomina le parti

15 Codice di procedura civile

16 Corte costituzionale

17 Ad subsantiam Pagina 7 | di 16

Mattia Cutolo I presupposti processuali

provvedono con atto notificato per iscritto – tra l’uno e l’altro max 20 giorni. Valgono le stesse regole per la

sostituzione degli arbitri.

Ai sensi dell’art. 813-ter.1, l’arbitro è soggetto a certi tipi di RESPONSABILITÀ se con dolo o colpa grave:

1. Ha omesso o ritardo atti dovuti o ha declinato l’incarico ingiustificatamente.

2. Ha omesso o impedito la pronuncia del lodo entro il termine.

[In pendenza di giudizio, l’azione è esperibile solo per il motivo 1). Se invece è stato pronunciato il lodo, l’azione

può essere esperita solo dopo l’impugnazione con sentenza passata in giudicato e legata all’impugnazione.]

Risponde alla stessa maniera anche ai sensi della legge sulla responsabilità civile dei magistrati.

La quantificazione del risarcimento ha il tetto del triplo del compenso pattuito per i servizi dell’arbitro.

L’articolo 815 prevede una disciplina particolare per la ricusazione con le relative cause. Si propone con ricorso

al presidente del tribunale individuato dall’art. 810, entro 10 giorni dalla causa di ricusazione. Il presidente

decide con ordinanza non impugnabile, dopo contraddittorio. L’istanza di ricusazione non sospende il proce-

dimento arbitrale.

L’arbitro ha il diritto ad un onorario e le parti sono obbligate solidalmente.

IV. Domanda di arbitrato = atto notificato con cui una parte intende promuovere il procedimento arbitrale. Gli

effetti sono i medesimi della domanda giudiziale – soprattutto in riferimento a prescrizione e trascrizione. La

sede è individuata dalle parti (in Italia), altrimenti decidono gli arbitri, altrimenti se nessuno provvede è il luogo

di stipula della convenzione, se è estero la sede sarà la città di Roma. La sede non vincola i luoghi dove l’arbitro

svolge il procedimento.

Gli arbitri sono tenuti a seguire le regole processuali decise dalle parti – in mancanza, nel modo che gli arbitri

riterranno più opportuno. È consentita, ma non imposta, l’assistenza tecnica di un difensore.

La forma dei provvedimenti interlocutori è l’ordinanza.

L’istruzione probatoria è fase facoltativa il problema risiede nel fatto che gli arbitri non hanno potere coer-

citivo nei riguardi dei terzi. Tuttavia vi sono dei canali di collaborazione tra gli organi giudiziari e gli arbitri.

È possibile, e costituisce serio problema, che in un cumulo soggettivo (= pluralità di parti) la convenzione arbi-

trale non vincoli tutte le parti. Difatti nel caso di litisconsorzio necessario, il lodo è pronunciabile solo se

tutte le parti in causa siano vincolate.

La chiamata del terzo in arbitrato è ammessa solo con l’accordo del terzo e delle parti + volontà arbitro.

In caso di morte, estinzione o perdita della capacità della parte, le soluzioni sono proposte dall’arbitro stesso.

V. Il rapporto arbitro-giudice può essere in merito a: 

a. dal lato dell’arbitro, il giudizio sulla propria competenza (817) per un verso gli arbitri sono compe-

tenti a decidere della propria competenza; per un altro verso, sta alle parti eccepire in modo tempe-

stivo la carenza di potere degli arbitri. Se ciò non accade, non si può impugnare il lodo per carenza.

b. dal lato del giudice, la sua carenza di potere (817-ter) caso in cui si vuole far valere l’esistenza di

una convenzione di arbitrato: deve essere proposta a pena di decadenza entro la comparsa di risposta.

La sentenza del giudice è impugnabile con regolamento di competenza ex art. 819-ter. Nel frattempo

il processo prosegue.

Arbitrato deflativo è un tipo di translatio iudicii da processo ad arbitrato nel caso di accordo tra le parti con

salvezza di effetti sostanziali e processuali della domanda.

Durante il processo arbitrale, non sono ammissibili eccezioni su invalidità o inefficacia della convenzione.

Da notare la competenza degli arbitri non è esclusa se viene innescata con la stessa domanda giudiziale la

tutela giurisdizionale dinnanzi ad un giudice, ex art. 819-ter.1.

Possono conoscere incidentalmente – senza avere il potere di decidere con efficacia di giudicato – sul contro-

credito opposto in compensazione anche se questo non è compreso nell’ambito della convenzione. Più in ge-

nerale, possono conoscere senza autorità di giudicato tutte le questioni incidentali rilevanti per il caso.

Gli arbitri non hanno competenza cautelare. Pagina 8 | di 16

Mattia Cutolo I presupposti processuali

VI. Il lodo è l’atto conclusivo del procedimento arbitrale – il cui termine è 240 giorni dall’accettazione della

nomina, salvo altra scelta delle parti. È prorogabile, di norma di 180 giorni:

a. Con dichiarazioni scritte di tutte le parti.

b. Dal presidente del tribunale su istanza delle parti o arbitri.

Cosa succede se l’arbitro sfora nella pronuncia del lodo? Il ritardo non determina nullità del lodo ma solo causa

di annullabilità se la parte, prima della pronuncia del lodo, comunichi alle altre parti e agli arbitri l’intenzione

di far valere la decadenza, ex art. 821.

Il lodo può essere distinto in: 

a. Lodo di diritto e lodo di equità la regola generale è la decisione secondo diritto; solo eccezional-

mente avverrà mediante equità. 

b. Lodo non definitivo, parziale e definitivo il lodo si dice parziale quando decide solo su una delle

domande proposte; si dice non definitivo quando decide una questione relativa alla domanda [N.B. gli

arbitri possono scegliere se su una questione decidere con ordinanza oppure con lodo.]. Si noti che si

ammette l’impugnazione immediata solo del lodo che decide parzialmente il merito, mentre per il

lodo non definitivo ai fini dell’impugnazione si computa unitamente a quello definitivo.

Efficacia del lodo ha dalla data della sua ultima sottoscrizione gli effetti della sentenza pronunciata dall’au-

torità giudiziaria, ex art. 824-bis. Per avere l’efficacia di titolo esecutivo è necessaria l’omologazione davanti

18

all’AG , ex art. 825.1. L’AG nel giudizio di omologazione non guarda alla validità ma solo alla regolarità for-

male.

VII. Ex art. 827, i mezzi di impugnazione contro il lodo (1) sono:

A. L’IMPUGNAZIONE PER NULLITÀ è il più diffuso e si propone alla corte d’appello entro 90 giorni dalla

notifica o 1 anno dalla data dell’ultima sottoscrizione. All’articolo 829 vi sono i motivi tassativi e speci-

fici. Il regime è il seguente:

i. alcuni motivi possono essere fatti valere solo se la relativa eccezione era stata sollevata du-

rante il procedimento;

ii. altri motivi possono essere denunciati a prescindere dell’istanza di parte.

I vizi deducibili come cause di nullità possono essere distinti in:

i. errores in procedendo, elencati all’art. 829.1

ii. errores in iudicando, elencati all’art. 829.3. in generale questi vizi non saranno deducibili salvo

che per espressa decisione di legge.

Sempre impugnabile, invece, nel caso sia contrario all’ordine pubblico, art. 829.3.

L’effetto è sempre rescindente – ossia l’annullamento del lodo. In certi casi anche rescindente e la

corte d’appello può decidere nel merito. Durante l’impugnazione si può sospendere l’efficacia esecu-

tiva del lodo. 

B. LA REVOCAZIONE è ammessa solo per i motivi di impugnazione straordinaria, in corte d’appello.

C. L’OPPOSIZIONE DEL TERZO

18 Autorità giudiziaria Pagina 9 | di 16

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PARTE QUARTA. EFFETTI DELLA PROPOSIZIONE DELLA DOMANDA. Dopo un’analisi dei presupposti pro-

cessuali, ora si tratta degli effetti sostanziali derivanti dalla proposizione della domanda e dalla pendenza del

processo. L’effetto più rilevante è l’effetto interruttivo della (A) prescrizione prodotto dalla domanda giudiziale.

Un esempio può essere il seguente domanda di risarcimento del danno extracontrattuale proposta da A

contro B nel 2003 per danni subiti nel 2002: la proposizione della domanda determina l’interruzione del de-

corso ella prescrizione del diritto che ne costituisce l’oggetto e al contempo provoca la sospensione del nuovo

corso del termine prescrizionale, ai sensi degli artt. 2943-2945 cc.

Si può quindi affermare che:

a. L’interruzione del decorso del termine prescrizionale è effetto che consegue subito alla mera propo-

sizione della domanda giudiziale (cd effetto interruttivo istantaneo).

b. La sospensione del nuovo corso della prescrizione è invece un effetto che discende dalla pendenza del

processo e però anche dal tipo di epilogo di esso (cd effetto sospensivo oppure effetto interruttivo

permanente).

In particolare, l’effetto interruttivo è prodotto direttamente dalla sola domanda giudiziale, quindi a prescin-

dere dal successivo proseguimento della vicenda processuale l’effetto interruttivo non si ricollega alla D

come atto processuale di introduzione al giudizio, ma piuttosto alla domanda come atto dell’affermazione del

diritto fatto valere. Quindi l’effetto interruttivo non solo consegue alla domanda che risulti poi infondata ma

anche alla domanda nulla e inidonea a costituire validamente il rapporto giuridico processuale.

Al contrario, l’effetto sospensivo (o interruttivo permanente) è prodotto dalla domanda ma in relazione alla

pendenza del processo e perdura in ragione e nei limiti del divenire del processo fintanto che questo si con-

cluda con una sentenza a definire il processo.

Gli (B) altri effetti cd sostanziali della domanda sono suddividibili in tre categorie:

i. Effetti prodotti dalla sola domanda rientra anche l’effetto di impedimento della decadenza – al-

meno nei casi in cui la norma richiede l’esercizio del diritto in qualsiasi forma (quindi anche extragiu-

diziale). Ad es. la scelta di una tra le obbligazioni alternative ex art. 1286.2 cc; o la costituzione in mora

del debitore ex art. 1219.1 cc.

Gli effetti della domanda sono anche processuali: come ad esempio la prevenzione ex art. 39.3 cpc o

la perpetuatio ex art. 5 cpc. 19 

ii. Effetti prodotti dalla domanda in relazione alla pendenza del processo rientra in questa categoria

la trasmissione agli eredi dell’azione di impugnazione del matrimonio ex art. 127 cc, consentita solo

quando il giudizio era già pendente alla morte dell’attore; o anche la trasmissione ai discendenti del

potere di proseguire l’azione per la dichiarazione giudiziale di paternità o maternità naturale ex art.

270 cc.

iii. Effetti prodotti dalla domanda ma che si integra solo con la eventuale successiva sentenza favorevole

al proponente l’ipotesi più importante di questa categoria è l’iscrizione delle domande giudiziali ex

artt. 2652 e 2653 cc: qui la trascrizione della domanda e della sentenza favorevole all’attore offrono

prevalenza del suo diritto sui terzi aventi causa che abbiano trascritto il proprio titolo successiva-

mente; oppure anche ipotesi di anatocismo (ossia la maturazione degli interessi sugli interessi scaduti,

con apposita domanda al giudice, considerato che in diritto civile sarebbe proibito).

Per concludere rileva far notare che la decadenza, istituto che agisce su un potere di modificazione di un rap-

porto giuridico o sulla possibilità di esperire azione costitutiva, vede la sua ratio nella stabilità dei rapporti

giuridici. Per impedire la decadenza spesso è necessario un qualsiasi atto, altre volte è necessario esperire

20

azione costitutiva (prima, appunto, di decadere dal potere di esperirla) .

Il termine, nell’istituto della decadenza, è rigido e per questo le vicende meramente interruttive che possono

agire sulla prescrizione, mai potranno agire sulla decadenza. Al contrario, la decadenza si potrà dire interrotta

19 È pacifico che le prime due categorie sub i) e sub ii) sono state individuate grazie allo studio degli effetti della prescrizione e cioè dalla

differenziazione di effetto interruttivo e effetto sospensivo.

20 Per questo Consolo sostiene che il codice civile sbagli nell’identificare le azioni di annullamento, rescissione e le azioni edilizie come soggette

a prescrizione: dovrebbero essere soggette a decadenza. Pagina 10 | di 16


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze Giuridiche
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MattiaCutolo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Marinelli Marino.

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