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Percy Bysshe Shelley

La formazione

Nasce a West Sussex nel 1792. Dopo un’educazione privata viene ammesso nel 1804 al college dove ebbe un pessimo rapporto con le scuole e con l'educazione istituzionale; ebbe una pessima permanenza, e spesso per il suo carattere eccentrico era oggetto di bullismo. In questi anni però legge molto e si interessa soprattutto alle discipline scientifiche.

Nel 1810 si immatricola all’Università di Oxford, ma la sua frequenza era quasi inesistente: egli preferiva infatti dedicarsi a letture personali che occupavano gran parte della giornata, preferiva educarsi per conto suo. A questo periodo risalgono i primi scritti, alcuni romanzi gotici (che stavano nascendo in quel periodo) e alcune poesie.

Nel 1811 pubblica il suo primo scritto filosofico, La necessità dell’ateismo: esso era una difesa dell’agnosticismo, che negava la possibilità di dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio. In questo ricalca lo scetticismo di Pascal. L'università di stampo religioso gli impone di ritrattare lo scritto ma lui si rifiuta e quindi dopo solo 6 mesi di permanenza viene espulso.

In questi anni e in quelli successivi compone un’altra serie di scritti filosofici, espressione delle sue posizioni ideologiche: sono soprattutto scritti che descrivono le sue idee anarchiche, la sua avversione al governo, il suo pacifismo, il suo essere contro le guerre e il suo vegetarianismo.

La fuga in Scozia e il matrimonio

Nel 1811 a 19 anni scappa segretamente in Scozia con una giovane studentessa, Harriet Westbrook (figlia di John Westbrook, il proprietario di un caffè di Londra) e sposa la sua prima moglie, Westbrook, con cui ebbe due figli.

Nel 1814 in occasione dell’incontro con uno dei suoi grandi idoli e modelli, il filosofo anarchico William Godwin, Shelley si innamora della figlia Mary Godwin, intellettuale che poi diventa Mary Shelley, scrittrice di Frankenstein. Mary era la figlia di due figure molto importanti dal punto di vista intellettuale: William Godwin e Mary Wollstonecraft, insegnante e scrittrice femminista morta alla nascita di Mary.

Mary e Shelley si incontrarono segretamente alcune volte, ma il loro amore non era approvato da Godwin, che cercò di ostacolarli. Nel 1816 i due amanti scappano segretamente in Francia: si imbarcano attraversando la Francia per poi andare ad abitare in Svizzera.

L’incontro con Byron e il matrimonio con Mary

Nell’estate del 1816 Shelley incontrò l’amico Byron e questo contatto con Byron dà nuove forze alla poesia di Shelley, che si anima spesso dal contatto e dalla lettura di altri romantici, e lo porta a scrivere alcune delle sue opere importanti.

Al loro ritorno in Inghilterra la sorellastra di Mary si suicida e pochissimo tempo dopo la moglie di Shelley viene trovata annegata suicida.

Nel 1816 finalmente Shelley e Mary possono sposarsi, si sposano a Londra e hanno 4 figli, di cui 3 non sopravvivono. 1817: la coppia si trasferisce in una casa ad Albion, presso Marlow, sulle rive del Tamigi, e Mary inizia a pubblicare i suoi testi più importanti, tra cui Frankenstein. 1818: lasciano l’Inghilterra a causa di continue minacce e vari problemi di salute di Mary

1818: trasferimento in Italia, dove raggiungono Byron. Fanno un Gran Tour dell'Italia, raggiungono Firenze dove nasce l'unico figlio della coppia che sopravvive, e infine si installano a Lerici in Liguria.

1820: Shelley sente della malattia di Keats e lo invita a stare con lui a Lerici, ma Keats rifiuta l’invito per paura di essere influenzato da una personalità forte come Shelley. 1821: in seguito alla morte di Keats, Shelley compone un’ode che lo celebra, in quanto per lui era una figura importantissima. Shelley fu uno dei più grandi ammiratori di Keats. Compone Adonais, poema in cui si celebra la figura tormentata di Keats.

La morte di Shelley

8 luglio 1822: Shelley viene sorpreso da una tempesta mentre stava tornando in nave e muore annegato. Il suo corpo fu ritrovato su una spiaggia presso la costa di Viareggio e addosso fu trovato un libro di poesie di Keats: fino alla morte ha ammirazione per lui. Fu cremato su quella spiaggia (all’epoca la cremazione non era comune e fa scandalo) e le sue ceneri vennero traslate al cimitero acattolico di Roma, dove si trova anche Keats. Venne sepolto nel cimitero degli inglesi, dove si trovano gli esponenti non cattolici dell’epoca. Il cuore viene preservato e conservato da Mary, poi sepolto insieme a lei nella tomba della famiglia Godwin.

Defence of Poetry

Al 1821 risale la Defence of Poetry, che rappresenta un riassunto della poesia e della filosofia di Shelley. Esso fu uno degli ultimi testi che Shelley compone prima di morire e venne pubblicato postumo nel 1840. Shelley riprende la Defence of Poetry di Sidney, composta nel 1583.

Il Romanticismo è caratterizzato da una forte spinta all’innovazione ma anche dal riportare in vita una tradizione precedente antica: questo è esattamente quello che fa Shelley con il suo saggio, ovvero porta avanti una tradizione precedente. Shelley fu uno dei primi difensori ideologici della poesia: Blake e Keats, infatti, si erano occupati solo di poesia, non avevano mai composto dei saggi o una difesa della poesia. Shelley invece lo fa: sente il bisogno di comporre una risposta a tutte le accuse che la sua epoca stava scagliando contro la poesia, come era accaduto nel 1600, quando Sidney aveva scritto la sua difesa.

La difesa di Philip Sidney

La difesa di Sidney fu scritta in risposta al testo di Steven Gosson, che descriveva la poesia come una pratica oziosa e come la madre di tutte le menzogne, perché non è un linguaggio diretto ma metaforico, che si perde in immagini che esulano dall’oggetto in questione, e perché sono favole: essendo racconti metaforici, secondo lui non rispecchiano la realtà ma sono racconti che lui considera finzioni. Per Gosson la poesia è un sapere da evitare, perché richiama molto la dimensione dei sensi, che i puritani odiavano.

La risposta di Sidney fu la prima difesa filosofica dell’epoca moderna: difesa della dignità della poesia di produrre conoscenza, al pari della filosofia e della scienza.

Nel 1800, quando Shelley riprende la difesa della poesia, la situazione da un lato era cambiata, ma molte cose erano rimaste le stesse: la scienza meccanicista era andata avanti, ma dall’altro lato molti discorsi del 1600 erano ancora presenti. C’era ancora il problema di una poesia che dopo un secolo di razionalismo stava prendendo consapevolezza delle sue dignità. Dopo la parentesi dell’Illuminismo, Shelley sente ancora la necessità di difendere la poesia.

  • Poesia come il più antico di tutti i saperi: mette in evidenza come, prima che si sviluppasse il pensiero filosofico o scientifico o qualsiasi altro tipo di pensiero, esisteva già il pensiero mitico.
  • La prima modalità di conoscenza era il pensiero mitico, quindi quello che chiama poetico: poiché il primo pensiero è stato quello basato sul mito, la poesia può essere considerata il fondamento di tutti i saperi, il primo sapere dell’uomo.
  • Immagine della poesia come sapere universale: essa è presente in tutte le culture, è un sapere che accomuna tutte le culture. Egli traccia una storia dalle origini al suo tempo per mostrare la centralità e la rilevanza della poesia in tutte le epoche.
  • Il saggio si chiude con una risposta alle critiche di Gosson: mostra che se si guarda al passato, la poesia non ha mai pervertito i costumi ma è stata sempre motivo di edificazione.
  • Dedica una particolare importanza alla centralità dell’immaginazione: attacca l’idea che l'immaginazione sia una menzogna, mostrando come la poesia dalle epoche più antiche della storia sia stata uno strumento di trasmissione della conoscenza.

Shelley fa qualcosa di analogo a quello che fa Sidney, riprendendo questa struttura e aggiungendo elementi in risposta alle critiche del suo tempo.

A Defence of Poetry

Esso rappresenta uno dei primi scritti che contribuiscono a difendere la poesia. Shelley con questo saggio mira a riscoprire il ruolo originario del poeta e della poesia che era stato dimenticato.

Fu composta nel 1821, un anno prima della morte di Shelley, in risposta al saggio di un intellettuale che scrisse contro la poesia, Thomas Peacock. Egli aveva scritto Le quattro età della poesia, saggio che aveva come tesi il fatto che la storia dell’uomo si organizzasse in 4 età divise e caratterizzate con nomi di diversi metalli:

  • Età del ferro: età originaria, dei bardi in cui l'umanità era appena nata. In questa umanità c’erano dei poeti originari, i bardi, che erano i soli depositari della conoscenza.
  • Età dell’oro (o età omerica): la poesia in questa età raggiunge grandi livelli di perfezione attraverso una sintesi della vitalità primigenia della fase del ferro. Si riprendono le caratteristiche della prima età, ma si raggiunge un’eccellenza tecnica e stilistica, oltre che di contenuti.
  • Età dell’argento (o età virgiliana): età in cui la poesia cessa di essere un’arte suprema e il culmine di tutte le arti. Essa viene portata avanti come imitazione della grandezza dell'età dell’oro: Peacock presenta la poesia virgiliana come un’imitazione di quella omerica.
  • Età del bronzo: età che stavano vivendo all’epoca, età che per loro era contemporanea. Peacock descrive la poesia del suo tempo come una sorta di ritorno alla barbarie: parla di semibarbarie in una comunità civilizzata. Il poeta di inizio Ottocento è un individuo che decide di tornare indietro e diventare un barbaro: quando parla, Peacock ha in mente i poeti romantici che si ispiravano all’antichità, quindi la sua è una critica mirata proprio a loro. I romantici sono individui come barbari, che si ispiravano a civiltà passate, a miti, superstizioni di cui non c’era più bisogno nell'età industriale e moderna.

Conclusioni del suo saggio: nella modernità di inizio Ottocento non si ha più bisogno della poesia e del pensiero mitico, che ormai è qualcosa di sorpassato, un pensiero magico che va abbandonato. Non può più esistere un linguaggio basato sull’immaginazione, ma deve essere il linguaggio della scienza, della ragione, il linguaggio preciso della matematica. La poesia, quindi, deve essere lasciata andare.

Come nel 1600, anche nel 1800 le accuse vanno avanti, e l’attacco alla poesia e ai poeti non si chiude con la risposta di Sidney, ma va avanti nei secoli. Peacock aveva interesse ad adottare un’argomentazione di quel tipo: l’ideologia razionalista era giovane, quindi aveva senso che utilizzasse questa argomentazione di rottura con un passato considerato barbaro. Shelley, invece, con la sua Defence of Poetry riprende alcune argomentazioni di Sidney, ma le riprende arricchendole con una risposta più mirata a queste critiche di Peacock: la sua defence non è il punto finale, ma qualcosa che poi va avanti nel 1800 e 1900 con il dibattito tra razionalisti e non razionalisti, non è una questione chiusa.

Prima parte: Distinzione tra ragione e immaginazione

Nella prima parte, Shelley fa una distinzione importante dal punto di vista filosofico. La seconda generazione inizia a riprendere anche la facoltà della ragione, si muove su posizioni di tipo pascaliano: la ragione torna ad essere un elemento in campo, e ha un ruolo preciso in questa argomentazione di Shelley.

Distinzione tra ragione e immaginazione:

  • Ragione: Shelley la chiama principio di analisi, principio che organizza i dati dell’esperienza. La ragione è una facoltà che organizza dei dati già presenti, e che si organizza attraverso connessioni causa-effetto. È una conoscenza abbastanza meccanica, legata da un filo logico. Essa scheda le caratteristiche che sono già state conosciute e che vengono dall’esperienza: essa è quindi un principio fondato sulla distinzione, tende a distinguere elementi diversi e a organizzarli per ordinarli secondo caratteristiche che li distinguono. La ragione sta all’immaginazione come lo strumento sta alla gente: la ragione è uno strumento nelle mani di un individuo (stessa metafora che usava Pascal): come il corpo sta all’anima, come l’ombra sta alla sostanza, riprende una metafora platonica. L’ombra può aiutare a comprendere in tanti modi la sostanza di qualcosa, ma non ci si può fermare ad essa. Ciò che, invece, coglie l’essenza della verità è l’immaginazione.
  • Immaginazione o principio di sintesi: essa ha come oggetto le forme universali. La ragione tende a distinguere e organizzare gli elementi acquisiti, l’immaginazione invece coglie le forme universali, le essenze profonde delle cose, le verità universali che non possono essere colte con il pensiero razionale ma solo con l’intuizione. Il pensiero poetico coglie le essenze delle cose ed è fondato sul cogliere le somiglianze: mentre la ragione coglie differenze, il principio poetico coglie le somiglianze. Rappresenta un’essenza più profonda di un individuo. Non è uno strumento ma ha a che fare con l’essenza profonda dell’individuo: ripresa della visione antica dell’individuo che si identifica nel suo cuore e non nel suo cervello.

All'inizio della Defence, quindi, c’è una distinzione in cui è chiaro che un ruolo e una dignità sono attribuite a entrambe le facoltà, pur non confondendosi e pur considerando la facoltà dell’immaginazione nettamente superiore a quella della ragione, che non può produrre conoscenza ma solo organizzare quella che è stata esperita dall’immaginazione. La ragione gioca un ruolo importante nell’azione, come principio di organizzazione di informazioni: senza essa sarebbe difficile fare un discorso, poiché essa è la facoltà che consente all’immaginazione di incarnarsi nella realtà di tutti i giorni. La cosa importante sta nel riconoscere il valore di entrambe le facoltà. Ragione e immaginazione per Shelley non sono elementi antitetici ma sono intimamente legati, sono in continuo dialogo e sono utili uno all’altro. Sono posti in gerarchia di importanza ma sono come anima e corpo, comunicano sempre e sono legati, inscindibili.

La concezione della poesia secondo Shelley

La prima immagine che compare è una delle più celebri della poesia di Shelley, ovvero quella dell’immaginazione come il vento: immagine presente anche in una delle sue odi più famose, l’ode a

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

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