John Keats
Contrasto con Blake
Blake ha rotto con la tradizione poetica del passato, Keats riprende tutti gli elementi e ne aggiunge altri più personali. Keats pone l'accento sull'esperienza, ma si vede una maggiore attenzione ai sensi: egli è un poeta radicato in una dimensione naturale. Pur essendo i due di generazioni diverse (Blake appartiene alla prima generazione del Romanticismo, mentre Keats alla seconda), possono essere considerati i grandi padri della poesia romantica inglese. Keats, infatti, verrà ripreso da tutti i romantici successivi.
La vita di Keats
John Keats nasce a Londra il 31 ottobre 1795, egli era il primo di cinque fratelli. Il padre era uno stalliere, e questo consente alla famiglia di poter godere di una vita tranquilla anche se non propriamente agiata. La sua educazione inizia nel 1803 a 8 anni, quando viene mandato in una scuola privata religiosa fondata dal reverendo John Clark. Keats ebbe subito un rapporto difficile con l'istituzione scolastica: era infatti un ragazzo con un carattere irrequieto.
Tuttavia, è proprio in questi anni che, grazie all'amicizia con il figlio del reverendo, appassionato di letteratura e poesia, scopre anche il suo amore per la poesia, passione che cambia completamente la sua prospettiva sulla vita.
Il trauma della morte del padre
Nel 1804 il padre muore inaspettatamente per un trauma cranico da caduta da cavallo. Per la madre fu un dolore insopportabile a cui seguì un periodo di delirio che la porta a sposarsi solo due mesi dopo, per poi lasciare e abbandonare i suoi figli alla cura della nonna materna. John a 10 anni fu traumatizzato da questi eventi, che lo cambiarono profondamente, e passa dall'essere un ragazzo irrequieto all'essere un ragazzo ipersensibile con tendenza all'ansia, con una malattia fisica e psichica, oltre che una salute cagionevole che lo accompagnerà sempre.
Rivede la madre solo nel 1809, quando si presenta malata di tubercolosi, malattia di cui muore nel 1810. Da questa morte, la tubercolosi diventa uno spettro che attraversa la sua vita: tutti i suoi famigliari ci muoiono, e infine anche lui.
L'apprendistato da chirurgo
Nel 1810 la nonna di Keats, che muore poco dopo, affida i bambini ad un tutore. Egli era una persona con un temperamento molto pratico e concreto, e decide di interrompere l'educazione di John e mandarlo come apprendista chirurgo. Questa esperienza non fece molto bene allo stato psichico di Keats: la medicina del tempo era brutale, infatti l'apprendistato fu un'esperienza brutale e disgustosa per lui, che spesso doveva tenere fermi i pazienti durante le operazioni chirurgiche, svolte senza anestesia. Questo lo rese ancora più sensibile a tutta una serie di tematiche, tra cui quella della decadenza, della morte e della fuggevolezza della vita.
Le prime poesie
A questo periodo traumatico risalgono le sue prime poesie: nel 1815, terminato l'apprendistato, prosegue la sua educazione a Londra. La sua famiglia e il suo tutore avevano investito nella sua formazione di medico, lunga e costosa. L'amore per la poesia di John, però, cresce fino a portarlo a comprendere che la sua vocazione era per il poeta e non per il medico.
Nel 1816 riceve la licenza che gli consente di esercitare come medico, farmacista e chirurgo, ma decide di abbandonare la professione medica e dedicarsi completamente alla poesia. Comunicata la notizia al tutore, egli fu completamente avverso alla scelta di John. Nel 1817 pubblica la sua prima raccolta di poesie, che venne accolta tiepidamente dai lettori e con scherno dalla critica, che la attacca in maniera feroce. La critica diceva di lui che faceva meglio a rimanere un farmacista e scherniva la sua visione della natura, che dicevano avesse tratto dai vasi di fiori delle vetrine di Londra.
Keats, come gli altri romantici, è accomunato anche dall'aspetto che nella sua vita viene apprezzato solo da pochissimi individui, mentre viene apprezzato soltanto dalle generazioni successive.
I primi sintomi della malattia
Nel 1817: suo fratello minore si ammala di tubercolosi. John per un certo periodo gli sta accanto e lo assiste nella malattia, ma poi nel 1818 intraprende un grand tour molto ampio, viaggio che lo lascia debilitato perché per lui fu molto faticoso, soprattutto perché si ritrova a contatto con temperature molto basse. Torna poi dal suo viaggio per vedere il fratello morire e contrae anche lui la tubercolosi: iniziano a farsi sentire i primi sintomi.
Nel 1819 incontra quella che sarebbe diventata l'amore della sua vita, Fanny Brawne. Tuttavia, la sua salute in continuo peggioramento rendevano le prospettive di matrimonio sempre meno probabili.
La scrittura delle odi e la morte
Il 1819 fu l'anno più produttivo per Keats: in questo anno, infatti, scrive le Odi. Nel 1820 si verificano i primi sintomi di uno stadio avanzato di tubercolosi e il poeta inizia a tossire sangue. Durante quegli anni in cui la tubercolosi si stava diffondendo, si verificò una vera e propria corsa contro il tempo verso l'Italia: si pensava infatti di poter guarire la malattia con un clima più caldo e secco.
Anche Keats va in Italia con l'amico e artista Joseph Severn, che lo segue e gli sta a fianco fino alla sua morte. Raggiungono prima Napoli e poi Roma, dove affittano una casa in Piazza di Spagna, all'epoca affacciata sulla campagna. In questa casa Keats passa le ultime settimane della sua vita, di cui abbiamo molte notizie perché Severn aveva tenuto un diario descrivendo queste settimane di vita di Keats. Il 23 febbraio 1821, a soli 25 anni, Keats muore e viene sepolto nel cimitero di Roma, cimitero degli inglesi, dove si trova ancora oggi.
Ai suoi tempi egli era schernito, anche se poi diventa uno dei poeti più importanti della letteratura inglese. Non volle che sulla tomba venisse scritto il suo nome, ma chiede solo di scrivere "qui giace uno il cui nome fu scritto nell'acqua": egli era convinto che il suo nome sarebbe stato dimenticato come se fosse stato scritto sull'acqua. Già dalla generazione successiva alla sua, invece, divenne uno dei più importanti poeti romantici ad essere riconosciuto.
La critica contro Keats
Dei suoi testi la critica diceva che avevano un tono sgradevole: le critiche furono così forti che dopo la sua morte alcuni sostenevano che la sua malattia fosse stata provocata dal dispiacere delle critiche. La critica nei suoi confronti fu così marcata che Keats era convinto di non essere riuscito nella sua vita e nella sua opera a lasciare un segno concreto: era convinto di aver fallito nella sua vita.
La ripresa della sua opera
Egli frequentava un circolo stretto di poeti, che lo apprezzarono sin dagli esordi della sua attività di poeti: si inserisce nel circolo di poeti che faceva capo a Leigh Hunt. Altro stimatore della sua poesia fu Shelley, che lo apprezza fin da subito. I due si scambiano anche delle lettere. Oltre alla seconda generazione, influenza anche quella seguente e tutte le generazioni successive di romantici. La poesia tardo romantica lo apprezza molto per la sua attenzione ai sensi. Inoltre, influenza l'arte preraffaellita sia nella pittura, sia nella poesia e nello stile letterario.
Caratteristiche della poesia di John Keats
Al contrario degli altri romantici della seconda generazione, Keats non produsse saggi di teoria letteraria: gli altri romantici, infatti, oltre a produrre poesie producevano anche dei saggi attraverso cui riflettere sulla poesia. Keats, come Blake, preferisce dedicarsi completamente alla poesia: non scrive saggi teorici in cui riflette teoricamente sulla sua produzione poetica. Il suo animo era completamente consacrato alla poesia: la sua idea di poesia la traiamo dalle sue lettere.
Ripresa del passato
Caratteristica che aveva in comune con gli altri romantici. Mentre la modernità voleva partire da zero cancellando il passato, i romantici esaltavano la grandezza delle culture del passato, la sapienza antica del passato. Questo è vero sia per Blake sia per Keats: nelle loro opere c'è una grande presenza dell'epoca passata (ad esempio del Medioevo). Nelle Odi c'è una ripresa dell'antichità classica e della grecità.
Sensualità del linguaggio
Attenzione ai sensi. Questo è un tratto caratteristico di Keats. In Blake un tratto importante era quello di far accedere il lettore ad un'esperienza diretta, di farlo partecipare dell'esperienza che lui stesso aveva vissuto, cosa che fa attraverso le immagini, integrazione di pittura e poesia; Keats, invece, lo fa attraverso un forte appello dei sensi nel linguaggio, il suo è un linguaggio che fa appello a tutti i sensi. Non solo si parla della musicalità del verso, ma anche di un appello il più a tutti i sensi, tipico di un approccio cardiocentrico.
Sovranità della facoltà del cuore e dell’immaginazione
Sovranità delle facoltà del cuore e dell'immaginazione come facoltà supreme dell'essere umano: egli dedica un'ode intera alla facoltà dell'immaginazione.
Negative capability
Tratto fondamentale della sua poetica. La Negative Capability è la capacità di stare nelle incertezze, nel dubbio e nel mistero senza la bramosia di spiegare ogni cosa, senza la ricerca di fatti e ragione. Capacità di stare nel dubbio per poter accedere attraverso una via più lunga e completa ad una conoscenza più profonda, capacità di stare in un'esperienza senza dover essere alla ricerca continua di ridurre tutto ad una spiegazione razionale. Capacità di saper aspettare che la verità delle cose si manifesti alla nostra facoltà del cuore, senza spiegazione razionale. Capacità di reggere questo mistero, di non cedere alla tentazione di spiegare tutto con la ragione.
Poeta camaleonte
Alla Negative Capability è collegata la necessità del poeta di svuotarsi completamente da se stesso: il poeta romantico è un tramite tra facoltà dell'immaginazione e terra degli uomini, e per essere un buon tramite deve saper svuotare se stesso per potersi riempire di qualcosa diverso da sé. Poeta camaleonte: poeta ideale secondo Keats. Il buon poeta è colui che non ha identità, che svuota se stesso; il cattivo poeta è quello che è sempre se stesso e non può fare a meno di ripetere la sua identità, le sue caratteristiche, le sue idee. È un poeta che rinnega la sua identità per adattarsi alle identità delle esperienze che va a toccare: un poeta camaleonte, che cambia a seconda dell'esperienza.
Apertura all'ispirazione e passività
Ci sono cose, secondo Keats, che al mondo non si possono comprendere con la ragione, ma si possono solo realizzare con l'esperienza, sostenendo questo dubbio di mistero. Apertura all'ispirazione: caratteristica più importante per il poeta; passività = caratteristica centrale: il poeta non deve far parlare la propria personalità, ma deve far riecheggiare le altre voci della natura e la voce dell'ispirazione.
Rigetto dei sistemi predefiniti, degli schemi a priori che ingabbiano la natura e l'esperienza: rigetto dei preconcetti della poesia, che segue in maniera libera la voce dell'ispirazione e della natura. Esaltazione della dimensione della natura: ritorno alla natura come una grande maestra, natura che è la prima ispirazione per il poeta romantico.
Il linguaggio di Keats
Linguaggio molto sensuale: nella sua poesia c'è un'estrema attenzione a rendere le dimensioni della vista, del tatto, del gusto, del suono, dell'olfatto. Egli arriva a trattare le parole come immagini, fondendole tra loro e unendole con un trattino: le unisce per dare un effetto sinestetico, come un'esperienza diretta di tanti sensi contemporaneamente, come la nostra esperienza, in cui tutti i sensi sono percepiti contemporaneamente e in un attimo. Questo uso del linguaggio è volto a creare un'esperienza analoga a quella reale: come Blake, vuole far accedere il lettore ad un'esperienza, tenta di aprire le porte della percezione ricreando una visione del mondo a cui anche altri possano partecipare.
Le odi
Quando si parla delle odi di Keats non si parla di tutte le sue odi, ma si intendono solo le 6 odi del 1819, anno in cui la sua produzione ebbe il suo picco di qualità. Ancora oggi sono riconosciute come i suoi più grandi capolavori. Queste odi rappresentano il picco della sua opera sia per le tematiche molto varie presentate, sia perché successivamente si ammalò e la sua opera poetica non ebbe più modo di svilupparsi.
Ode on indolence
Si tratta della prima ode composta da Keats. Il testo risulta involontariamente sovversivo: lo scopo di Keats, in realtà, non era quello di andare contro la società, ma egli voleva essere riconosciuto dalla società. Il testo, tuttavia, risulta sovversivo, perché si mette in contrasto con tutta una forma mentis che aveva il controllo sulla società del suo tempo. Malgrado le intenzioni, fu sovversivo e molto attaccato. Per questo motivo Keats visse sempre molto male questo contrasto con la società. L'ode contrasta con il panorama sociale e culturale borghese, in cui l'etica borghese del lavoro aveva un importante ruolo. In questi anni era nato anche il romanzo borghese.
Completamente opposta a quest'etica era l'ideologia romantica, specialmente l'ideologia di esaltazione dell'indolenza. Keats si ispirava all'ideale evangelico che concepisce l'indolenza come uno stato maggiore, più desiderabile per l'umanità, come il picco, lo stato di grazia per l'uomo, una comunione profonda con la natura e con l'essere. Indolenza come stato di grazia, di passività che permette di entrare in comunione profonda con la natura e l'ispirazione. L'importanza della passività si vede subito nella citazione che introduce l'ode. "Essi non faticano né filano": essa è una citazione evangelica tratta da un passo in cui vengono descritti i gigli del campo. Essi rappresentano uno stato di perfetta passività e completa indolenza (i gigli sono dei vegetali, quindi esseri totalmente passivi).
I gigli sono l'esempio di completa indolenza e passività che corrisponde ad una perfetta bellezza. Questa, quindi, non è una citazione marginale, ma è una chiave di lettura: si ha già la prima immagine che riassume il concetto di indolenza. Gigli puri e perfetti nella loro indolenza, purezza e perfezione che l'uomo non riesce mai a realizzare con tutti i suoi sforzi. Da un lato, quindi, c'è la condizione umana di lavoro e fatica, dall'altro lo stato di indolenza perfetta che coincide con la perfetta realizzazione della bellezza della natura. I gigli rappresentano l'essere nel mondo del poeta: essa è un'immagine a cui il poeta si ispira, un modello di vita perfetta, di bontà e di bellezza.
Ode on indolence (continua)
Keats aveva il desiderio di essere apprezzato dalla società del suo tempo che, però, aveva un'ideologia completamente opposta, un'ideologia borghese. Una poesia come questa, estremamente delicata e raffinata, diventa una pietra d'inciampo per l'ideologia del 1800 inglese, ideologia che odiò Keats e tutti gli altri romantici. Alcuni romantici reagivano a questo odio con una spinta maggiore, mentre poeti come Keats la presero in maniera peggiore: infatti, Keats soffre per tutta la vita a causa di questo odio.
Analisi del contenuto
La poesia si apre con una citazione biblica: i gigli sono presentati come un esempio per l'uomo, un esempio da imitare per quanto riguarda l'essere. Il testo si apre con un esempio di vita perfetta, rappresentato dai gigli del campo, che sono l'esatto opposto all'ideale della borghesia fondata su una vita attiva, sulla produzione, sull'utile, sul denaro e sullo sfruttamento della fatica altrui. Questo ideale di vita contemplativa e legata alla natura emerge come un fattore profondamente sovversivo: esso porta avanti un livello alternativo, pur non volendolo. Questo avviene sia nella struttura del pensiero (no pensiero logico razionale ma pensiero per immagini), sia nei contenuti, nella concezione del mondo secondo cui l'ideale è l'indolenza.
L'immagine iniziale dei gigli del campo è da intendersi come la chiave di lettura del testo, un'immagine perfetta. L'ode si apre con un'immagine edenica, di natura perfetta. Anche Keats era ossessionato da un ideale prelapsario di vita perfetta prima della caduta. Immagine di indolenza, di non azione, di perfezione e armonia con la natura: sembra un sogno sospeso (tutte le Odi sono caratterizzate da un'atmosfera quasi onirica).
Prima strofa: nel primo verso avviene questo che dopo l'immagine di sogno della citazione, si ha una sorta di risveglio. L'io lirico descrive quasi un risveglio da un sogno meraviglioso espresso nella citazione, sogno che consiste nel vedere queste tre figure che ricordano le figure delle pitture vascolari greche, che proseguono di profilo. Passano davanti a lui e dopo che l'ultima è passata, torna anche la prima: sembra quasi un vaso che gira.
Seconda strofa: l'Io lirico, che nella prima aveva solo osservato le figure, inizia a porsi domande su di esse. Chi sono? Perché sono così silenziose e perché l'hanno voluto svegliare da un sogno di perfezione iniziale? Il poeta si chiede se non sia una silenziosa congiura per privarlo di quella tranquillità e pace di cui godeva prima del risveglio.
Terza strofa: l'io lirico descrive le tre figure che girano intorno per la terza volta. Ciascuna figura questa volta gira il volto verso di lui, quindi il poeta riesce a vederle. Poi esse svaniscono e per la prima volta l'io lirico prova un dolore fisico lancinante di fronte a questa sparizione: arde dal desiderio di seguirle.
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