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Appunti di filosofia moderna su Leibniz basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Lomonaco dell’università degli Studi di Napoli Federico II - Unina, facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Filosofia moderna docente Prof. F. Lomonaco

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Per estendere al mondo fisico il suo concetto dell'ordine contingente, Leibniz introduce il concetto

di monade. La monade è un atomo spirituale, una sostanza semplice, senza parti quindi inestesa

e indivisibile. E' eterna: può crearla o annullarla soltanto Dio. Ogni monade è diversa dall'altra:

non vi sono in natura due esseri perfettamente uguali, cioè che non siano caratterizzati da una

differenza interiore. Leibniz insiste su questo principio che egli chiama "identià degli

indiscernibili". Le monadi non possono influenzarsi a vicenda, sussistono come mondi chiusi, privi

"di porte e finestre" quindi nulla può entrare o uscire da esse. Le altre monadi sono presenti alle

altre monadi soltanto in modo ideale, cioè sotto forma di rappresentazione. Ogni monade si

rappresenta l'altra e dire che la monade è un centro attivo di rappresentazioni significa dire che la

monade è costituita a somiglianza della nostra anima e consta quindi della percezione. Dalla

percezione si differenza l'apparcezione, chè è la consapevolezza di percepire, ma questa

capacità appartiene alle monadi più elevate, ossia alle anime in senso stretto. Le monadi formano

una gerarchia al cui vertice c'è Dio e poi seguono le monadi create. Anche la materia è formata di

monadi, quindi tutto l'universo è un aggregato di sostanze spirituali. Le monadi sono dunque

perfettamente chiuse in se stesse e quindi non vi è la possibilità di comunicare direttamente l'una

con l'altra. Ma visto che l'universo è formato da monadi e ogni singola monade è un aspetto del

mondo, Leibniz si pone il problema dell'accordo reciproco tra esse. Il problema dell'accordo

reciproco fra le monadi può essere risolto ipotizzando un'influenza reciproca tra esse, come ad

esempio due orologi che si influenzano a vicenda. E' una soluzione tipicamente cartesiana. Si

può ipotizzare un intervento dall'esterno, come ad esempio si ipotizza l'intervento continuo di un

orologiaio. E' una soluzione di stampo occasionalista. E poi c'è la soluzione leibniziana: si

ipotizza un'armonia prestabilita, ossia un accordo predisposto da Dio sin dall'inizio, come ad

esempio due orologi costruiti in maniera da garantire una perfetta sincronia. Questo porta Leibniz

a concepire un innatismo totale.

I NUOVI SAGGI SULL'INTELLETTO UMANO

Nel 1704 Leibniz scrive I Nuovi saggi sull'intelletto umano,una confutazione capitolo per

capitolo dell'opera di Locke. I due protagonisti del libro sono Teofilo ( colui che ama Dio), che

rappresenta il punto di vista di Leibniz, e Filalete ( colui che ama la Verità) che incarna Locke.

LIBRO 1: DELLE NOZIONI INNATE

Capitolo 1: Se esistono principi innati nella mente umana. Il libro comincia con Filalete

( che rappresenta Locke) che tornando dall'Inghilterra, ha pensato di far visita a Teofilo ( che

rappresenta Leibniz), per discutere su quanto ha imparato durante il suo viaggio. Filalete ha

conosciuto Locke e ha letto la sua opera: Saggi sull'intelletto umano e lo ha interiorizzato. Per

Filalete non esistono idee innate. Filatele è un personaggio anti-metafisico perchè ritiene che

Dio non ha impresso in noi nulla. Tutta la nostra conoscenza deriva dall'esperienza. Alla

nostra nascita la nostra anima è una tabula rasa che sarà scritta dai sensi. La ragione ci aiuta nel

processo di conoscenza, ma da sola è limitata, è guidata dall'esperienza. Filalete, come Locke, è

dunque empirista. Teofilo, d'altro canto, risponde che ha continuato le sue meditazioni e crede di

essere giunto a più lontane conclusioni avendo letto il Dizionario di Bayle che sembra aver

conciliato più idee. Teofilo dà piena fiducia alla ragione, dice di conoscere sia con sensi, ma di

avere conoscenza già dentro di sè. Dio ha impresso negli uomini la conoscenza. Teofilo, dunque

Leibniz, non è un empirista ma neanche un razionalista. Egli crede che l'esperienza sia

fondamentale, ma non è grazie a essa che conosciamo. Quando conosciamo qualcosa al di fuori

di noi conosciamo qualcosa che già abbiamo in noi che è in potenza. Le idee sono già dentro di

noi in potenza ma diventano attuali mediante l'esperienza. Gli uomini non hanno la stessa

conoscenza altrimenti risulterebbe inutile il processo di conoscenza, la diversificazione

dell'intelletto, che un bambino conosce meno dell'uomo. Ci sono diversi tipi di conoscenza. Tutto

si basa sull'attenzione, cioè le nostre idee che sono passive diventano attive in base

all'attenzione che poniamo, diventando idee attuali le conosciamo. I due cominciano così un

accurato scambio di idee analizzando i principi teorici. Prendono in considerazione due principi

teorici: il pricipio di identità, secondo cui ogni cosa è uguale a se stessa, e il principio di non-

contraddizione secondo cui è impossibile che una cosa nel medesimo tempo sia e non sia. Ora

dice Filalate che questi due principi non sono innati perchè l'uomo per conoscerli dovrebbe farne

esperienza. Solo tramite l'esperienza l'uomo capisce ad esempio che il cerchio non è il quadrato,

che il giallo non è il rosso e così via. Dice, invece Teofilo che questi principi sono innati in noi,

però non tutti quanti li hanno fatti passare dal passivo all'attivo. Noi riusciamo a conoscerli

immediatamente, non abbiamo bisogno che qualcuno ci spieghi perchè il cerchio non è il

quadrato. Le idee infatti sono oggetto del pensiero immediato e interno. Immediato proprio

perchè influiscono direttamente sulla nostra anima non hanno bisogno di una medizione per

poterli conoscere. La mente, per Teofilo, non è soltanto in grado di conoscere le cose esterne, ma

di trovare verità presenti già in sè. Quindi la mente può conoscere sia con l'intelletto che con i

sensi. Tuttavia le idee che vengono dai sensi sono confuse e così anche le verità che ne

seguono, mentre le idee intellettuali e le verità che ne seguono sono distinte, non vengono dai

sensi anche se ci aiutano a pensarle. Filalate allora comincia a fare una serie di esempi per

dimostrare la falsità di quanto appena detto. Se dico ad bambino 18+19= 37 e 2+2= 4, per lui

sono ovvie allo stesso modo, ma riconosce vera prima la seconda proprosizione, mentre ha

dubbi sulla prima perchè ha conosciuto prima il 2 che è un'idea semplice. Per Teofilo ciò che

muta è l'attenzione che in una è maggiore rispetto all'altra, ma non c'entrano le idee dei numeri

perchè l'idea del 2 è stata conosciuta allo stesso modo di quella del 18,37,900 ecc. Conta

dunque l'attenzione che il bambino pone. Il bambino pone meno attenzione quando dice che 2+2

fa 4. Sull'altra pone più attenzione. Filalete allora ribadisce il tutto dicendo: se le massime

generali fossero innate esse dovrebbero apparire anche nei bambini, idioti e selvaggi,

invece non ci sono. Teofilo dice che in questo caso Filalete non sta ragionado perchè Teofilo ha

ripetuto più volte che questi principo sono in tutti ma non tutti li fanno passare dalla potenza

all'atto altrimenti sarebbe inutile il processo conoscituvo. Non avrebbe senso la diversificazione

che Dio ha fatto tra uomo e uomo. Se i bambini, i selvaggi, gli idioti non arrivano a queste

conoscenze è perchè non ci pongono attenzione, ma pongono attenzione su altre cose, come sui

bisogno del corpo anzichè della mente. Filalate dice di essere contro l'innatismo principalemte

perchè gli sembra la scusa dei pigri di voler conoscere senza ricercare niente. Teofilo risponde

che gli innatisti invece ogni giorno cercano di rendere chiare e dstinte le conoscenze che già

ahnno dentro.

Capitolo 2: Non esistono principi innati. Dopo aver trattato dei principi teoretici, si discute

dei principi pratici. Filalate dice che la morale è una scienza dimostrativa, perchè si fonda

sull'educazione, sulle abitudini, su quello che gli altri ci insegnano, quindi su quello che noi da

piccoli facciamo esperienza. La morale non deriva dall'intelletto altrimenti non avrebbe senso il

male nel mondo. Per Teofilo,cosi come il processo conosctivo è innato e la sua fonte è l'intelletto,

anche la morale è innata e la sua fonte è l'intelletto. L'educazione, l'abitudine ci aiutano a

consolidare quello che già abbiamo in noi. Questi principi sono il bene, non voler fare del male.

Noi già quando nasciamo, ci sono delle cose che non facciamo come ad esempio mangiare

cadaveri, mangiare gli animali vivi. Queste cose per non farle non abbiamo bisogno che ci

vengono insegnate, ma non le facciamo perchè seguiamo principi morali che sono già innati in

noi. L'esperienza tuttavia ci aiuta a rafforzarli. Se così fosse, dice Filalete, non avrebbe senso che

gli uomini dopo aver assalito una città non hanno i sensi colpi. Teofilo dice che anche qui è

importante l'attenzione. Questi uomini che compiono il male non pongono attenzione alle leggi

che Dio ha impresso dentro di loro. Non devono fare esperienza del bene ma devono porre

attenzione all'idea di bene che Dio ha impresso in loro. Dio ha dato all'uomo più l'istinto che la

ragione.

Capitolo 3: Altre considerazioni sui principi innati, sia teorici che pratici. Filalete

chiede se il fatto che se dobbiamo amare o lodare Dio sia una un'idea innata. E come si pone la

questione con gli atei e con le popolazioni che non hanno mai conosciuto nè sentito Dio. Teofilo

risponde che gli atei hanno l'idea di Dio, ma la ignorano. Mentre le popolazioni credono di non

conoscere Dio, ma lo conoscono innatamente perchè ne parlano come ad esempio quando

parlano dell'essere o della verità. LIBRO 2: DELLE IDEE

Nel secondo libro, Leibniz mediante Teofilo, spiega cos' è l'idea. L'idea è un oggetto del

pensiero immediato e interno. Cartesio avevo detto che l'idea è un oggetto del pensiero.

Leibniz aggiunge immediato e interno perchè si voleva distinguere da Cartesio e dagli empiristi.

Leibniz distingue il pensiero dall'idea. L'ideà è quello che noi abbiamo indipendetemente se

qualcosa che esiste o meno di fronte a noi, l'idea possiede in sè il concetto di durata: se io ho

l'idea di sedia posso pensarla sempre anche quando non c'è la sedia. Il pensiero, invece, deriva

dalla sensibilità, dall'oggetto esterno. L'idea dunque è un oggetto del pensiero immediato e

interno, immediato perchè influisce direttamente sull'anima e quindi non è mediata

dall'esperienza, ed è interna perchè si trova dentro di noi. Teofilo dice che l'anima non è una

tabula rasa, ma ci sono già in essa tutte quelle rappresentazioni che ci servono per conoscere il

mondo, le quali sono delle rappresentazioni chiare e distinte,che sono quelle Dio, e quelle oscure

e confuse che sono quelle che riguardano il mondo. Non è possibile che è la nostra esperienza

che scrive qualcosa nell'anima, l'esperienza ci aiuta a porre attenzione a qualcosa rispetto ad

un'altra, ma non ci fa conoscere le idee. L'anima pensa sempre così come il corpo è sempre in

continuo movimento. Anche in uno stato di sonno, l'anima riceve tutte quelle percezione che

derivano dall'esterno che noi possiamo pensare di non percepire,ma in realtà le stiamo

percependo e tutte quante concorrono allo svilippo della nostra individualità. La differenza sta

quando l'idea da percezione diventa all'appercezione cioè diventa consapevolezza di percepire.

Ad esempio noi possiamo abitare in una casa vicino ad un mulino, sentiamo il rumore dell'acqua,

ma visto che viviamo sempre in quella casa, percepiamo il rumore ma è come se non avessimo

più coscienza di percepire. Quando qualcuno ci fa notare il rumore allora l'appercepiamo,

prendiamo consapevolezza di percepire. Per questo la conoscenza per Leibniz si fonda sull

passaggio da idea potenziale a idea attuale perchè passa da percezione all'appercezione.

L'appecezione si distingue per un maggior grado di chiarezza e di consapevolezza di sè,

rappresenta il livello più alto dell'autocoscienza. Differentemente da Cartesio che aveva distinto

res cogitas e res estensa avendo dato la vitalità soltanto alla cogitas privando la materia di

impotanza, per Leibniz anche la materia può continuamente avere delle percezioni. Si vuol

passare dal dualismo cartesiano al mononismo perchè non c'è differenza tra spirito e materia.

Nell'uomo l'appercezione è più forte in quanto dotato di intelletto e volontà riesce a porre maggior

attenzione alla cose rispetto all'animale e alla materia. La conoscenza non è un automatismo

meccanico ma è un atto libero e autocosciente di poter apparcepire. Essa stessa sceglie di voler


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CmPu

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher CmPu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Lomonaco Fabrizio.

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