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Gabriele D'Annunzio e la rappresentazione della guerra

Gabriele D'Annunzio ha un approccio nella rappresentazione della guerra ben diverso da quella degli autori precedenti. Il Canto amebeo della guerra è infatti un’opera del 1903, quindi scritta nel periodo appena precedente lo scoppio della prima guerra mondiale, che avverrà non a caso ma perché c’era all’epoca l’idea della guerra come risorsa necessaria.

Quando scrive questi versi, l’autore con ogni probabilità è il letterato più famoso d’Italia, parte della triade composta da Carducci, Pascoli e D'Annunzio. D'Annunzio appartiene a una generazione che nasce dopo l’unità d’Italia. Nasce a Pescara nel 1863 ed è uno scrittore attivo dal 1879 quando pubblica Primo Vere a 16 anni fino al 1935 quando pubblica il Libro segreto. Nel corso di questi anni, egli fa di tutto anche in termini di genere letterario: versi, discorsi, novelle, romanzi, ecc.

La figura del letterato militante

D'Annunzio rappresenta una nuova figura di letterato, quella del letterato militante, interprete di posizioni politiche radicali. È un giornalista di guerra sul fronte, essendo sul fronte francese nel 1910 quando l’Italia non è ancora in guerra. Vuole vedere, raccontare e vivere la guerra e infatti prenderà parte a imprese belliche anche famose come quella di Fiume.

I suoi reportage bellici sono interessanti così come le lettere ad Albertini, direttore del Corriere della Sera, in cui si lamenta di dover scrivere i bollettini ufficiali di quanto accade in guerra. Nelle lettere egli afferma che “la guerra è bella per chi combatte” e la vede come atto dei coraggiosi e dei forti, la guerra viene esaltata.

Torna in Italia quando effettivamente la nazione entra in guerra, quella guerra che egli aveva provocatoriamente auspicato con i suoi scritti. I temi sono quindi quello della guerra, il vitalismo, il volo come gesto superiore che circoscrive la scarna élite dei sublimi.

Carriera e tematiche

Egli comincia la sua carriera con Primo Vere per poi trasferirsi nel 1881 a Roma, che è da poco capitale e si sta trasformando in un grande centro burocratico e amministrativo da capitale della Chiesa. Per D'Annunzio, la borghesia sempre più viva a Roma è per lui un problema: vede questi progetti sociali di uguaglianza come un rischio per una massificazione in cui la figura del personaggio sublime, unico e irripetibile, scomparirebbe.

Si accorge che come scrittore il suo successo è funzionale proprio all’identificazione del pubblico, è uno straordinario interprete dei desideri del pubblico ben consapevole che quel pubblico è borghese. Sa benissimo che il suo successo dipende anche dalla sua capacità di relazionarsi al mercato editoriale e quindi è presente una contraddizione tra il suo rifiuto della borghesia e l’importanza che essa ha per il suo successo.

D'Annunzio e il dibattito europeo

D'Annunzio presenta anche una straordinaria conoscenza del dibattito europeo e lo traduce nel quadro italiano con una spregiudicatezza che può essere anche considerata plagio. Il romanzo Il Piacere del 1889 è chiaramente inserito nella situazione culturale europea dell’epoca e nel dibattito di quei letterati che si allontanano da Zola dando vita alla letteratura decadente.

HuymansÀ Rebours è il romanzo determinato sulla figura dell’intellettuale Jean Des Esseintes, ultimo discendente di una ricca famiglia. Vive una giovinezza scapestrata ma ha desiderio di trovare il suo godimento in tutto ciò che è bello. Si rinchiude in una casa piena di oggetti rari, raffinati, belli. Questo suo collezionismo lo segna al punto di avere nevrosi e allucinazioni che lo porteranno a...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentinaorbacchi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e storia della letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Tongiorgi Duccio.
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