Alessandro Manzoni
La lingua e le edizioni dei Promessi Sposi
Il programma verte su come la lingua di Manzoni evolve dall'edizione del '27 dei Promessi Sposi all'edizione definitiva del '40–'42, perché uno degli scopi essenziali di Manzoni è di creare un romanzo nazionalpopolare che sia di esempio anche sul piano linguistico.
Biografia e contesto storico
Manzoni ha una vita particolarmente lunga per gli standard dell'epoca, che permette a lui di vivere varie epoche. Nasce prima della Rivoluzione francese. Quando nasce, in Francia c'è la monarchia assoluta, Maria Antonietta e Luigi sedicesimo. Muore dopo aver vissuto la Rivoluzione francese, il congresso di Vienna, l'età napoleonica, la restaurazione, una nuova monarchia in Francia, i moti Risorgimentali. Alla sua morte, l'Italia si presentava già come uno stato unitario da già 10 anni e di cui per altro lui sarà senatore.
Manzoni: nasce e muore a Milano il 7 marzo 1785 (morirà nel 1872) è figlio di Giulia Beccaria (figlia di uno dei più importanti filosofi dell'Illuminismo italiano: Cesare Beccaria). Manzoni attraverso i Beccaria è cugino di Carlo Dossi (poeta della Scapigliatura).
Cesare Beccaria
Famoso per il trattato Dei delitti e delle pene. È un testo che sta alla base della filosofia del nostro diritto attuale, che ovviamente prevede le pene ma ha sempre l'ottica del recupero sociale del condannato, anche per quello che ha compiuto delitti particolarmente gravi. Il nostro delitto penale parte dal principio di Beccaria.
Famiglia e relazioni
Il padre di Manzoni ufficialmente è il conte Pietro Manzoni, marito di Giulia Beccaria (con un matrimonio di necessità nel 1782) ma le malelingue dicono che in realtà Manzoni fosse figlio biologico di Giovanni Verri (fratello più giovane dei noti Pietro e Alessandro Verri, animatori del famoso giornale illuministico il Caffè), con cui Giulia, già prima delle nozze con Pietro, aveva una relazione amorosa. Nonostante ciò fu il conte Pietro a prendersi cura di Alessandro mandandolo in collegio e seguendolo. Quindi, al di là del fatto che fosse figlio biologico di Verri oppure no, resta il fatto che il padre legale ha avuto un ruolo affettivo nella sua vita.
Il soggiorno a Parigi
Nel 1805 Manzoni, ormai ventenne, venne invitato a Parigi dalla madre e dal consorte Carlo Imbonati che Manzoni non conobbe per via della sua morte avvenuta il 15 marzo. Alla sua morte, Manzoni gli dedica un carme In morte di Carlo Imbonati che è la sua prima opera importante (non è la prima in assoluto). Carlo Imbonati lascia lui e la madre eredi di una notevole fortuna.
Di frequente, nella prassi, i letterati muoiono giovani e poveri, Manzoni invece muore vecchissimo e ricchissimo (eredita da Imbonati, dal conte Manzoni e dalla madre). È comunque una persona con una serie di paure e fobie: dei figli che ha, 7 muoiono e solo 3 moriranno dopo di lui.
Crisi religiosa e matrimonio
Durante il soggiorno parigino (in cui si era recato per incontrarsi con la madre), Manzoni, che venne allevato nel Cattolicesimo, ha un periodo di distacco dalla religione cattolica, avvicinandosi all'agnosticismo e frequenta un gruppo di intellettuali post illuministi chiamato Idéologues, in cui stringe amicizia con un esponente importante, Claude Fauriel.
Succede poi un evento molto importante nella sua vita che contribuirà a riavvicinarlo alla religione: nel 1808 sposa, con Rito Calvinista, la giovane calvinista svizzera di origini francesi Enrichetta Blondel. Tornano a Parigi, Enrichetta, di fede calvinista, è molto credente e il matrimonio porta Manzoni a una profonda crisi e a un ripensamento delle sue posizioni religiose.
Nel 1810 vengono celebrate nuovamente le nozze secondo il Rito Cattolico. In aprile dello stesso anno, con la moglie Enrichetta, assiste al corteo per il matrimonio di Napoleone con Maria Luisa. Qui avviene un episodio importante: persa Enrichetta tra la folla, lo scrittore ha una violenta crisi d'angoscia, da qui comincia la sua agorafobia (o timore della folla). Istintivamente entra nella chiesa parigina di San Rocco come per cercare conforto (anche se si rifiutava di entrare in chiesa da anni). Lì trova la moglie, che presa dallo stesso istinto di cercare protezione, entra in quella chiesa e si ritrovano. Manzoni lo legge come un segno del destino e comincia a riavvicinarsi alla fede cristiana, ma non a quella cattolica.
A maggio, Enrichetta abiura il calvinismo e si professa cattolica. La sua conversione era stata guidata da padre Eustachio Degola, di idee gianseniste, che probabilmente influenzò il pensiero di Manzoni. Infatti, l'avvicinamento di Manzoni alla religione non avviene immediatamente verso il Cattolicesimo, ma verso il giansenismo, in cui vi è una visione del cristianesimo in chiave molto rigida e riguarda l'idea della predestinazione che va contro il libero arbitrio.
Libero arbitrio e predestinazione
Secondo il Cattolicesimo, quando si nasce, l'uomo determinerà il suo destino extra-terreno in base alle sue azioni:
- Se si è comportato bene: va in paradiso
- Se si è comportato male: va all'inferno
C'è però la possibilità di espiare le proprie colpe ed essere perdonati. Diverso è invece il pensiero delle religioni protestanti (con riferimento al: luteranesimo, calvinismo e giansenismo) che ritengono che il principio che regola il nostro destino ultraterreno sia quello della predestinazione.
Principio della predestinazione
Quando un essere umano nasce, è già predestinato a salvarsi o a dannarsi in base alla indiscutibile volontà di Dio. Le azioni che l'uomo compierà nella sua vita non sono il motivo per cui si salverà o si dannerà, perché il destino di questa persona è già deciso alla sua creazione dalla predestinazione voluta da Dio. Quindi, le azioni che compie sono solo la testimonianza di qual è il destino che Dio ha deciso per lui. Non c'è il meccanismo di "mi pento e rimedio"; il peccato è vissuto in modo più drammatico dei Cattolici che invece hanno un "rimedio". La religione protestante invece un rimedio non ce l'ha.
Nonostante sia molto rigida, è forse l'unica teoria che salverebbe l'onniscienza di Dio. Dio è onnisciente, ma come farebbe a sapere qual è il mio destino quando mi ha creato? Se il mio destino è determinato dalle azioni che io compio e che ancora non ho compiuto e che scelgo liberamente, negherebbe l'onniscienza di Dio, mentre con la predestinazione Dio sa il destino di tutti.
Dante Alighieri ha risolto ciò con un ossimoro: i due termini che ha usato Dante Alighieri nella Divina Commedia, sono "liberi" e "soggiacete". Tutto è sottoposto alla volontà di dio però liberamente! È una contraddizione, è come dire: siete liberamente prigionieri. Si tratta di una provocazione intellettuale in qualche maniera.
Giansenismo manzoniano
Ricapitolando, nel giansenismo manzoniano vi è l'idea della predestinazione in cui vi è un atteggiamento passivo da parte del cristiano che subisce torto durante la vita terrena, e di cui verrà ripagato nella vita ultraterrena. Ma se invece è un cinico oppressore, quindi che fa torto, verrà punito nell'aldilà.
Opere principali
Adelchi
Questa fase giansenista è alla base della tragedia più famosa: Adelchi (1820/22). Ambientata in Italia settentrionale del 772 d.C., narra la discesa dei Franchi di Carlo Magno nei territori italiani dominati dai Longobardi, per poterli conquistare e far sì che Carlo Magno potesse essere incoronato imperatore del Sacro Romano Impero. Comporta il dramma umano di Adelchi, figlio del Re Longobardo Desiderio, e della sorella Ermergarda, sposa innamorata e ripudiata da Carlo Magno per ragioni politiche.
L'Adelchi è l'opera in cui si evidenzia il giansenismo manzoniano, con particolare riferimento a 2 cori:
- Coro dell'atto III
- Coro dell'atto IV
Tramite il coro, Manzoni esprime le sue opinioni in modo da "dire la sua" senza esporsi troppo.
Storia di Adelchi
Adelchi è figlio di Desiderio, ha una sorella, Ermergarda, andata in sposa a Carlo Magno, re dei Franchi, per motivi politici, per creare alleanza tra Longobardi e Franchi. Ermergarda si è profondamente innamorata di Carlo Magno che invece viene rappresentato come una figura cinica, al pari di Desiderio.
Magno riceve dal papa una richiesta di aiuto perché Desiderio lo vuole uccidere. A Carlo non importava del papa, ma della possibilità che quest'ultimo, in segno di gratitudine, lo incoroni imperatore del Sacro Romano Impero (cosa che poi è avvenuta). Così Carlo lascia la moglie Ermergarda e muove contro l'ex suocero re Desiderio. Se in questa tragedia Carlo e Desiderio sono le figure ciniche, che pensano solo al potere e in cui uno verrà sconfitto (Desiderio) e l'altro sarà vittorioso (Carlo), Adelchi ed Ermergarda sono le figure pure in cui Adelchi morirà per non esserci saputo ribellare agli ordini del padre, mentre Ermergarda morirà di dolore dopo l'abbandono di Carlo Magno.
Nell'ottica manzoniana, la disgrazia che colpisce i due fratelli è provvidenziale, infatti nel coro dell'atto IV, per Ermergarda parla di provvida sventura, perché tale sventura li ha posti tra gli oppressori, tra coloro che si salveranno nell'aldilà.
Manzoni quindi non vede alternativa tra l'essere oppressi o oppressori; in questa fase manzoniana, o si fa torto o si subisce del torto, non esiste una terza via di comportarsi in maniera onesta e di contrastare la malvagità. Questa (la terza via) ci sarà tra i Promessi Sposi in cui il male resta, non viene sconfitto, ma rimane la dignità delle persone nella loro classe sociale e il diritto di ognuno di operare cristianamente per cercare di contrastare l'ingiustizia e di alleviare le sofferenze dei deboli.
Tema politico nell'Adelchi
Nell'Adelchi, Manzoni affronta un tema politico importante, e lo affronta attraverso una serie di allusioni: il tema dell'Italia ancora non unita e della necessità di operare attivamente per riuscire ad arrivare all'unità d'Italia. Tutto ciò lo fa asportando tutta la materia a più di 1000 anni prima e descrivendone (nel coro atto III) l'arrivo dei Franchi in Italia, e del popolo italico che spera che questi invasori siano i loro liberatori. Invece troviamo un richiamo, tramite l’imperativo "udite!", che c’è circa a metà del coro, da parte del poeta, al fatto che i nuovi invasori si sommeranno con i vecchi oppressori e a loro volta opprimeranno il popolo italico. Ciò avviene perché nessuno lascia la propria patria, rischia di farsi uccidere in battaglia per liberare un popolo straniero. Se lo fa è per avere un tornaconto molto forte per il proprio paese. Quindi, se un popolo si vuole liberare, deve trovare la forza per ribellarsi ai propri invasori e cacciarli.
Ovviamente Manzoni si rivolge ai suoi contemporanei affinché trovino la forza per scacciare gli Austriaci dal Nord e gli spagnoli dal Sud e giungere così all'unità d'Italia.
Il coro dell'atto IV
Il coro dell'atto IV è il più dettagliato sul piano poetico, vede il dramma intimo di Ermergarda e la teoria della provvida sventura. Ermergarda è nata da progenie oppressori, quindi collocata tra gli oppressori, ciò lo si capisce dal verso: "Tu discendi dalla stirpe".
Il coro dell'atto IV è l'unico testo manzoniano in c'è un minimo accenno alla persuasione erotica: Ermergarda dopo essere stata ripudiata da Carlo Magno, trova rifugio presso la sorella Ansberga a Brescia, in un convento. Qui la consuma il dolore e muore. Viene colta dai terribili ricordi di moglie ripudiata in cui si rammenta di quando era moglie fedele di Carlo Magno. Rivede nella memoria Carlo Magno con una chioma che è chino sulle redini e che è a galoppo. Viene descritto che si toglie la maglia e va a farsi il bagno e che prima la moglie lo ha osservato in un esercizio fisico molto virile in cui c'è l'allusione ad un'attrazione erotica di Ermergarda verso di lui.
Manzoni conclude paragonando il momento della morte di Ermergarda al sole che tramonta colorando di rosso il cielo, simbolo di buon auspicio secondo la tradizione popolare, stando ad indicare la felicità che potrà raggiungere solo nella vita eterna. Le sofferenze di Ermergarda sono state, per Manzoni, provvidenziali in quanto egli interpreta la sofferenza come miracolosa perché proprio la sofferenza ha consentito a lei, che apparteneva a una stirpe di oppressori, di riscattarsi e di porsi non più tra gli oppressori ma tra gli oppressi che, attraverso il loro dolore, si sono guadagnati il premio della vita eterna.
Il coro dell'atto IV, inoltre, si avvicina molto al 5 Maggio dedicata a Napoleone per come vivono entrambi i personaggi gli ultimi giorni di vita, avvicinandosi a Dio grazie alla loro sofferenza. Entrambi vivono la vita all'insegna della gloria e della felicità, inconsapevoli della fine che avrebbero fatto. Muoiono da soli, dimenticati, mentre ricordano i momenti felici vissuti, e mentre negli ultimi istanti di vita si avvicinano a Dio grazie alle sofferenze.
Altre opere di Manzoni
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Inni Sacri: sono una raccolta di cinque componimenti scritti tra il 1812 e il 1822 e che Manzoni dedica a una serie di ricorrenze religiose come primo frutto letterario della conversione, avvenuta nel 1810. Nel 1812 cominciò la stesura degli Inni Sacri: l'autore voleva scrivere nell'ordine:
- Il Natale,
- L'Epifania
- La Passione
- La Risurrezione
- L'Ascensione
- La Pentecoste
- Il Corpo del Signore
- La Cattedra di San Pietro
- L'Assunzione
- Il Nome di Maria
- Ognissanti
- I Morti
- La Risurrezione
- Il nome di Maria
- Il Natale
- La Passione
- La Pentecoste (la più famosa)
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Odi Civili: Odi dedicati a degli eventi di tipo storico. Sono 4 ma se ne studiano 2 (i primi 2 sono: Aprile 1814 e Il proclama di Rimini). Studiamo:
- Marzo 1821: dedicato ai moti risorgimentali che avvengono in quel periodo. Manzoni indica quali sono gli elementi necessari per rendere unito un popolo. Parla anche della lingua, se si hanno lingue diverse non si crea un sentimento unitario. Con questa ode vuole spronare gli italiani a combattere per l'indipendenza.
- Cinque Maggio: ode dedicata all'evento della morte di Napoleone avvenuta mentre era in esilio a Sant'Elena; la scrisse nel momento in cui è venuto a sapere della morte cristiana di Napoleone, si era infatti diffusa la notizia che Napoleone, prima di morire, si fosse avvicinato alla religione cristiana. Questo gesto commosse Manzoni a tal punto da scrivere l'ode a luglio nel 1821 a Brusuglio, nonostante lui fosse di posizioni politiche liberali e non favorevole all'impero Napoleonico. Mette in risalto le battaglie e le imprese dell'ex imperatore, e la fragilità umana e la misericordia di Dio. Porta Manzoni a mostrare grandissima ammirazione per Napoleone e nel contempo a sospendere il giudizio: "Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza" è come per dire: l'esperienza di Napoleone è stata eccezionale, fuori dal normale, ma se sia stata una gloria effimera o se resterà nella storia, lo devono decidere i posteri.
- Il Conte di Carmagnola: è la prima tragedia di Manzoni, composta tra il gennaio 1816 e il dicembre 1819, fu pubblicata nel gennaio del 1820. Vede come protagonista il capitano di ventura Francesco Bartolomeo di Bussone, detto il Conte di Carmagnola. Siamo nel 15esimo secolo in cui si assiste alla lotta tra milanesi e veneziani. Nella tragedia Manzoni infrange l'unità di tempo in quanto la vicenda copre un arco di tempo più lungo di 24 ore, tuttavia aderisce al vero storico riportando una vicenda storicamente documentale.
Trama: la tragedia rappresenta la vicenda del condottiero piemontese Francesco Bussone detto il Carmagnola. Per la sua fama, il conte è ostacolato dal Duca Filippo che lo ripaga male per tutti i suoi servizi e della sua fedeltà e lo dimette dal grado di generale. Passato al servizio della Repubblica di Venezia, il Carmagnola esce vittorioso dall'esercito del Visconte nella battaglia di Maclodio nel 1427. Ma la liberalità del conte che non infierisce sui vinti e lascia liberi i prigionieri nel campo, secondo l'uso mercenario, desta dei sospetti nei commissari veneziani: la generosità dell'uomo viene denunciata come una sospetta intesa con il nemico e quindi verrà arrestato e poi decapitato.
I Promessi Sposi e Fermo e Lucia
Antecedente ai Promessi Sposi troviamo il Fermo e Lucia, iniziato nel 1821 e terminato nel 1823; seguono poi le edizioni dei Promessi Sposi del '27 (la Ventisettana) e poi l'edizione definitiva del '40/42 (detta Quarantana). Tra Fermo e Lucia e i Promessi Sposi vi è una differenza sul piano strutturale tant'è che alcuni critici affermano che il Fermo e Lucia sia un'opera indipendente.
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Manzoni, dal Fermo e Lucia ai Promessi Sposi, Onomastica Promessi Sposi
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Alessandro Manzoni - I Promessi Sposi
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Letteratura italiana II - I Promessi Sposi