Doc. Carla Salvaterra Storia
romana
I limiti della storia romana
Nella nostra tradizione culturale occidentale distinguiamo la storia in periodi con
caratteristiche valutate oggi omogenee, ne parliamo come se fossero successivi. Es. la
storia greca e quella romana sono contemporanee, ma le pensiamo come successive, è
una convenzione storiografica integrate anche storie di altre civiltà.
All’età moderna corrisponde una visione globale, non più europea e mediterranea. Nella
periodizzazione sono importanti anche la geografia, la situazione economica etc.
Differenza fra storia e preistoria: accesso alle fonti scritti, quindi disponibilità
d’informazioni che vanno oltre la cultura materiale, accesso ad espressioni del pensiero.
Nello studio della storia romana, in particolare in Italia, ritornano spesso due date limite
(discutibili e assai discusse dagli storici romani, sono date convenzionali):
Il 753 a.C., data della fondazione di Roma, come punto di partenza. È testimoniata da: i
Fasti Capitolini, un elenco dei consoli e dei trionfatori romani (il primo è Romolo nell’VIII
secolo) fino al 19 a.C. Tramandati per via epigrafica in Età Augustea e conservati oggi al
Campidoglio a Roma; il grande erudito Varrone, alla metà del I secolo a.C. che riprende
da altri autori ed è accolta da molti studiosi moderni. Datazioni alternative: il poeta Ennio
XI; lo storico greco Timeo di Tauromenio, il politico Catone 751 a.C., lo storico greco
Polibio 750 a.C., il primo annalista romano Fabio Pittore 747 a.C., l’annalista Cincio
Alimento 738 a.C.
Dionigi di Alicarnasso, Storia di Roma arcaica, Contemporaneo di Ovidio. Il suo obbiettivo
è far vedere al pubblico greco che Roma è simile ad una polis greca, ha una storia di
fondazione e primo sviluppo politico in dialogo con il mondo greco. Data fondazione di
Roma è variabile per l’uso di un sistema cronologico diverso, alcuni usano le Olimpiadi,
altri la guerra di Troia. Ci sono coordinate cronologiche non tutte note. Timeo ipotizza
una contemporaneità, pone la fondazione di Roma in riferimento a quella di Cartagine, il
suo riferimento è il Mediterraneo occidentale, e alla fine i due si scontreranno e
divideranno la Sicilia. La pone nel 813 a.C., 38 anni prima della prima Olimpiade. Dionigi
non è così sicuro che si possa parlare di una fondazione, potrebbe essere una
colonizzazione o qualcos’altro che noi non sappiamo (il processo è la nascita di un
soggetto politico). Porcio Catone, storico, la mette in relazione con i principali nemici dei
greci, i Troiani. Quello che interessa ai romani è parlare della repubblica come la cacciata
dei tiranni, che è la data di partenza dei fasti consolari, e di qui si ricostruisce a ritroso la
data di fondazione della città.
La soluzione del problema ci interessa capire se nasce da qualche leggenda o ci sono
fonti storiche, come elementi archeologici, che danno un contesto di riferimento
abbastanza plausibile; non è legittimo collocare gli inizi della Storia romana nell’VIII-VII
secolo a.C.
Roma non può essere nata in un giorno, ma è il risultato lento e graduale di un processo
di sinecismo tra i diversi villaggi ce sorgevano sui famosi sette colli. La formazione di una
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comunità politica organizzata nell’area di Roma avvenne in anni non lontani a quelli
indicati dalla tradizione Varroniana.
Dati archeologici in relazione alla nascita di Roma
La costruzione di un muro che delimita l’insediamento del villaggio del Palatino (muro
del palatino: punto di partenza dell’attività di Romolo) nell’VIII secolo, secondo Andrea
Carandini.
Alla metà del VII secolo a.C. l’area del Foro, precedentemente occupata da un sepolcreto
e poi da capanne, viene parzialmente pavimentata e vi si ritrovano edifici che fanno
pensare ad un punto di ritrovo degli abitanti dei vari villaggi. Punto dove sorge
favorevole perché ha alture per ripararsi dalla zona paludosa, non troppo scoscese, vie di
comunicazione e permetteva l’accesso alla via salaria.
La fortificazione ritrovata nell’VIII secolo, dove Romolo avrebbe tracciato il primo segno
di Roma, fa pensare che sia successo qualcosa di nuovo: viene costruito il primo edificio
dell’area della Regia (in età storica sarà la sede dei sacerdoti della Repubblica, il nome e
rex,
le tradizioni antiche la collegano alla sede di un i resti sono scarsi perché appartiene
alla prima età imperiale). Altro edificio sono i resti del tempio di Vesta, culto molto antico
sempre rimasto in questo luogo, aveva significato particolare cioè di focolare pubblico,
punto di aggregazione di diversi membri di una comunità unitaria. Comitium,
Alla fine del VII secolo la pavimentazione del Foro viene estesa all’area del
dove in Età Storica si terranno le assemblee popolari e dove poi ci sarà la Curia, dove in
età repubblicana avranno sede il Senato e le sedute pubbliche. In questo periodo
nascono quindi i luoghi dedicati agli organi politici.
Molte fonti sulle origini degli abitanti di Roma, probabilmente non erano autoctoni, si
parla anche di arrivo di abitanti dall’esterne e dell’apertura di questa città
all’incorporazione di città diverse. Romolo avrebbe creato Roma come ideale spazio di
accoglienza per tutti coloro che non avevano patria e residenza comune e volevano
trovare una nuova identità.
Il 476 d.C. data della deposizione di Romolo Augusto, ultimo imperatore d’Occidente,
come punto di arrivo.
Nel corso V secolo, una serie di affermazione generale dell’esercito romano di origine
Germanica, i generalissimi avevano sempre scelto un capitano di origine romano come
fantoccio. Odoacre protesta e propone di ricomporre l’impero sotto quello d’Oriente. Si
Patricius
rende disponibile a governare l’Italia come e dalle fonti vediamo che forse
rex Italiae.
assunse titolo di Non c’è vero e proprio evento considerato periodizzante che
segnala una modifica e l’inizio di un’epoca con caratteri diversi da quella precedente.
Momigliano dice che la caduta dell’Impero Romano non fu avvertita dai contemporanei,
è una nostra creazione, lo consideriamo un cambiamento istituzionale epocale, ma per
loro era probabilmente indifferente. Odoacre, infatti, conia delle monete d’oro sotto
l’autorità di Zenone, imperatore d’Oriente, non nomina sé stesso nella moneta, non si
sente una autorità. Questo ha portato gli storici contemporanei a proporre nuove cesure:
Anche i re ostrogoti, che dominano l’Italia tra il 488 e il 535 d.C., affermano di
governare l’Italia per conto dell’imperatore di Costantinopoli.
2 Sotto il regno di Giustiniano (527-565 d.C.), quando l’impero recupera l’Africa
settentrionale, la Spagna meridionale e l’Italia.
Continuità età imperiale fino all’arrivo dei Longobardi nel 569 d.C.
Stacco significativo si ha nell’800 d.C. con la creazione del sacro romano impero di
Carlo Magno con capitale Costantinopoli.
Dagli anni ’20 si decide una nuova categoria di periodizzazione: Tarda Antichità, cioè il
periodo dal III-IV secolo fino al VI-IX secolo. La base caratterizzante è l’esistenza di fattori
di trasformazione, nasce nell’ambito della storia dell’arte: l’arte classica abbandona i
canoni dell’arte greca e si trasforma in nuove forme artistiche più variegate. Durante
questo periodo si afferma il cristianesimo, la differenziazione etnica e la presenza di
etnie diverse in Europa centrale e mediterraneo, trasformazioni istituzionali importante
(amministrazione, economica, concetto di autorità) e l’affermarsi di pluralità di lingue e
culture molto maggiore a prima.
Marco di Filadelfia, Storia bizantina ci racconta la fine della Storia romana: l’impero
d’Oriente aveva sempre rivendicato l’avere un centro politico a Roma, che ha voce in
capitolo per la nomina dell’imperatore. Ma ora il Senato dice che non è necessaria
questa continuità e che il capo militare dovrà rispettare le linee guida del Senato.
Quindi non c’erano solo limiti cronologici, ma anche geografici: la Storia Romana
riguarda sia il centro che la periferia. È un territorio enorme con diverse culture
incorporate in una stessa struttura politica e amministrativa ma con una forte identità
tali da modificare questa struttura.
Quando parliamo degli spazi dobbiamo riferirci anche all’esperienza dello spostamento,
non solo a quello della cartina. Il mare non era elemento di allontanamento o divisione,
ma lo era il territorio da percorrere a piedi o a cavallo per raggiungere il centro di Roma.
Limiti tematici:
Riguarda principalmente la storia politica ed istituzionale, di rapporti politici fra centro e
periferia. Si è spesso pensato che le altre discipline fossero discipline ancillari della
storia, cioè subordinate e meno importanti, funzionali per una migliore comprensione.
Ma la Storia Romana oggi viene studiata anche attraverso la complessità di uomini e
donne nella loro vita.
Storia degli studi di Storia Romana
Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio,
Niccolò Macchiavelli scrive che tratta la nascita
Repubblicano,
di Roma e dello Stato si propone di studiare e commentare Livio per dare
strumenti ai politici contemporanei perché costruiscano il modello istituzionale per
riprendere quello ideale dello Stato Repubblicano. Dal punto di vista artistico e
architettonico, del diritto e medico l’Antichità è un punto di riferimento.
Nel proemio dice che i contemporanei non prendono come esempio gli avvenimenti
passati, non leggono le cronache, è necessaria una mediazione culturale. Il problema
non è il cristianesimo (l’Impero Romano era pagano) ma che gli intellettuali del suo
tempo non hanno un valido accesso alle fonti. I contemporanei leggono queste storie
come se fossero narrazioni fittizie senza connessione con la realtà moderna. Codex
Jacques Godefroy giurista e calvinista di Ginevra ha come centro d’interesse il
Theodosianus; vuole mediare tra l’antichità e tra la propria contemporaneità la
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riflessione giuridica e sul sistema di amministrazione messa a punto durante i secoli
dell’Età Imperiale e codificati sotto Teodosio II.
Louis-Sébastien Le Nain de Tillemont ecclesiastico parigino autore di una monumentale
storia dell’Impero e della Chiesa cristiana dei primi secoli divisa in due parti. A differenza
delle opere di storia della Chiesa circolate in precedenza c’è una riflessione critica sulle
fonti, un’analisi dei riferimenti che attua con strumenti paleografici e cerca di riflettere
sul rapporto fra la Chiesa e l’Impero.
Considerations
Montesquieu scrive le dedicate alla Storia Romana; analizza il punto di
vista filosofico politico e il problema che si pone è come costruire un sistema politico
equo e stabile, che garantisca il benessere e la partecipazione politica. Riflette sugli
elementi che hanno reso possibile la creazione di uno stato forte ed esteso e sulle cause
della decadenza (studio del passato per apprendere una lezione sul presente). Lo spirito
del popolo, la forza del Senato e l’autorità di alcuni magistrati furono ottimali per evitare
gli abusi di potere.
l’Esprit des Lois
Con del 1748 il tema è la degenerazione della Repubblica che
progressivamente viene snaturata dalla trasformazione del principato. Quando l’Impero
sarà una monarchia assoluta, si avvierà alla decadenza. Affronta anche il problema delle
fonti relative al II secolo e alla presenza di un potere monarchico forte e con figure di
grande spessore intellettuale; di questo periodo conosciamo una prosperità generale.
David Hume intellettuale e filosofo politico scozzese che si occupa della Storia Romana
Populouness of Ancient Nation
in due opere (si propone di cercare di capire la storia
Of the Balance of Power
romana sulla base dell’analisi demografica), affronta il problema
del bilanciamento dei poteri ma sostenendo che la monarchia sia più equa perché è
possibile creare una forma di uguaglianza fra i sudditi.
History of the Decline and Fall of the Roman Empire
Edward Gibbon scrive abbraccia il
periodo dalla morte di Marco Aurelio (180 d.C.) e della caduta di Costantinopoli. Si avvale
delle opere di Le Nain de Tillemont. Ma Gibbon è influenzato dall’Illuminismo francese e
inglese che vedevano nel Cristianesimo una fonte di disgregazione delle istituzioni;
quindi lo ritiene la causa più rilevante. Gli viene in mente di scrivere quest’opera a Roma
nei giardini del Campidoglio dove c’era il tempio di Giove quando sente i frati cantare i
vespri. Nella sua opera paragona il Cristianesimo ad un dittatore.
Charles Bernard Renouvier è l’inventore della Storia Controfattuale che è il metodo di
analisi del processo storico che cerca di comprendere l’evoluzione del processo
ipotizzando che in determinate svolte epocali gli eventi siano stati diversi rispetto alla
realtà. Renouvier leggendo Gibbon cerca di immaginare se Marco Aurelio non avesse
affidato l’impero al figlio Commodo ma se avesse scelto Avidio Cassio: ci sarebbe stato
un atteggiamento più rigido nei confronti dei cristiani e il cristianesimo non si sarebbe
affermato e avremmo avuto uno sviluppo diverso.
Barthold Georg Niebuhr e Theodor Mommsen agiscono direttamente nella politica nel
contesto della nascita degli stati nazionali. Esso è il processo parallelo alla nascita della
storiografia scientifica. Entrambi richiedono l’intervento di intellettuali accademici
attraverso la riflessione sulle origini dello stato. Presto nasce la necessità di elementi
Romische
critici. Il primo scrive un’importante opera pubblicata tra il 1811 e il 1832
Gesichte ed è la prima opera di analisi critica della storia romana, usa più fonti
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confrontandole e discutendole, cerca di capirne l’attendibilità e perché ci sono versioni
differenti e dove sono generate. È un’opera che ragione sulla problematicità della
costruzione storica. Nell’Ottocento inizia una raccolta sistematica di tutta la conoscenza
antica. Il secondo ha una formazione da giurista ed era un politico impegnato nella
vicenda della creazione dello stato unitario in Germania e tendenzialmente liberale.
Storia Romana
Decide di scrivere in 5 volumi (riceve il premio Nobel per la letteratura). I
primi tre volumi trattano il periodo dalle origini di Roma fino a Cesare; il quarto volume
non esce, trent’anni dopo esce il quinto che tratta delle provincie romane da Cesare fino
a Diocleziano. Sembra che sia riluttante a scrivere la storia degli imperatori, forse perché
era preoccupato dalle personalità troppo emergenti come Napoleone. La scrittura del
Corpus
quinto volume si basa su altre opere scritte in questo periodo di pausa es.
Inscriptionum Latinarum che è un’opera geografica. Anche Mommsen è condizionato
dall’istituzione politica del suo tempo, è importante studiare lo stato romano perché è un
modello di organizzazione del governo (vuole capire come organizzare il nuovo stato
tedesco). Sappiamo che aveva iniziato a scrivere una storia dell’Impero però non ha mai
Romisches Staatsrechts
voluto renderla pubblica. Un’altra opera importante è una
ricostruzione del diritto romano con una organizzazione sistematica. Oggi è malvisto
perché ha eliminato tutti gli elementi d'incongruenza ed evoluzione. Scrive anche
un’opera sul diritto penale cercando di capire quali sono le basi e come si è evoluto in
Età Antica. Scrive un’edizione critica del Codice Teodosiano.
Jacob Burckhardt si occupa della storia culturale dell’Età Tardo Antica e dell’Epoca
Rinascimentale.
Otto Seeck allievo di Mommsen e studioso della Tarda Antichità, scrive la storia del
tramonto del mondo antico e secondo lui la fine è dovuta alla progressiva eliminazione
dei migliori e l’impossibilità di trovare personalità del livello di Giulio Cesare.
Storia dei Romani
Gaetano De Sanctis cattolico antifascista liberale scrive una che
impiega 60 anni a scrivere ma che ferma nel 133 a.C., rifiuta di scrivere della Roma
imperiale che richiamava il fascismo. Sostiene che ogni storia è Storia Contemporanea e
la vita rende possibile la ricostruzione storica. Con lui si apre il periodo della storiografia
italiana sul mondo antico.
Mikhail Rostovzev è un russo che si allontana in seguito alla rivoluzione bolscevica ma
incorpora alcune delle istanze di carattere economico e sociale che sono nella
rivoluzione marxista e sottolinea la necessità di scrivere la storia sociale ed economica
del Mondo Romano con una attenzione specifica ad alcuni fenomeni trascurati anche per
la difficoltà di accesso alle fonti. Usa una serie di fonti di informazioni che lo aiutano a
costruire la storia delle popolazioni sia come fenomeno di lungo periodo sia nell’ottica
secondo la quale il mondo romano dal III secolo avrebbe visto una disgregazione della
sua struttura cittadina a causa della perdita di potere dell’élite in favore degli strati
inferiori. È il primo vero tentativo di comprensione della vita quotidiana nelle diverse
aree dell’impero e di valorizzazione di una serie di documenti e fonti; è il primo storico
con una visione globale.
Anche Andrè Piganiol cerca di comprendere determinate caratteristiche come la fiscalità
romana, il censimento delle proprietà terriere etc. La sua opera maggiore tiene conto di
molti aspetti ma c’è una valorizzazione di fonti che prima erano sconosciute. Si oppone
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all’idea di Gibbon sulla decadenza dovuta al Cristianesimo cercando di ricostruire delle
cause esterne come le popolazi
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