Storia romana
John Thornton
Sapienza Università di Roma
Indice
Indice
- Italia preromana
- Italia Settentrionale
- Gli Etruschi
- Italia Centrale
- Italia Meridionale
- Roma dalle origini al Decemvirato
- La nascita di Roma
- La realtà archeologica
- La versione storiografica: Romolo e Remo
- Il ratto delle Sabine
- I re di Roma
- I re Tarquini e il passaggio tra monarchia e repubblica
- Le istituzioni repubblicane
- La magistratura
- Le istituzioni plebee
- La legislazione
- Il patriziato
- Le centurie
- La famiglia
- I sacerdoti
- L'anno romano
- La questione sociale
- La questione dell'indebitamento
- L'ammissione dei plebei alla magistratura
- Il prezzo del grano
- La spartizione dell'Ager Publicus
- Dal Decemvirato alla Seconda Guerra Punica
- Il Decemvirato legislativo e le sue conseguenze
- Il decemvirato e le leggi delle XII tavole
- Concordia ordinum e leggi Liciniae Sestiae
- Le conquiste
- La difesa dei confini e le prime conquiste
- Le colonie
- Roma e i Latini
- I Sabini
- I Volsci e gli Ernici
- Le città etrusche: Veio
- Le guerre sannitiche
- La guerra contro Pirro
- Le guerre puniche
- La prima guerra punica
- La seconda guerra punica
- La terza guerra punica
- Le guerre macedoniche
- La prima guerra macedonica
- La seconda guerra macedonica
- La terza guerra macedonica
- Problemi di storiografia
- Il problema delle origini, l'influenza del teatro e l'espansione del passato
- Omissioni e verità
- Storia ciclica
- Intertestualità
L'Italia preromana
Italia settentrionale
Antecedentemente all'unificazione romana, l'Italia risultava abitata da diversi gruppi etnici. L'Italia settentrionale era occupata, all'estremità occidentale, dai Liguri. Presso le aree corrispondenti all'attuale Piemonte e Lombardia erano stanziati gli Orobi, attorno al lago di Como, i Leponzi, a nord dei Lago Maggiore, e gli Insubri, nella pianura lombarda. La regione delle Alpi conobbe la fioritura di importanti culture nel periodo compreso tra la fine dell'età del Bronzo e la prima età del Ferro, quali quella dei Reti nelle Alpi centrali, noti coltivatori di vigneti, dei Carmini in Val Camonica, degli Euganei nelle Alpi venete, ma originari della Pianura Padana. I Veneti, secondo la tradizione antica, avrebbero avuto origine orientale e, sotto la guida del troiano Antenore avrebbero scacciato gli Euganei e fondato Padova. Si trattava di una popolazione indoeuropea, come dimostrato dai reperti epigrafici, che seppe sviluppare segnatamente la metallurgia e la lavorazione dei ferro, praticando altresì l'allevamento di cavalli. Oltre il Mincio si trovavano i Celti.
Gli Etruschi
Sia che la popolazione etrusca si fosse stabilita in Italia a seguito di un processo migratorio sia che fosse autoctona, essa sviluppò una civiltà e una cultura marcate da caratteri propri e originali. Erodoto sostenne la provenienza degli Etruschi dalla Lidia alla guida dell'eroe eponimo Tirreno, successivamente alla guerra di Troia. Dionisio di Alicarnasso asseriva, invece, che essi costituissero una delle popolazioni autoctone dell'Italia. Indizi di una possibile origine egea del popolo etrusco sono ravvisabili nei raffronti tra la loro lingua, non indoeuropea, e l'epigrafia dell'isola di Lemnos. È tuttavia possibile che gli Etruschi abbiano tratto le lettere del loro alfabeto dai greci con cui entrarono in contatto nella zona di Cuma e Napoli. Pallottino pervenne alla conclusione che, doveva essere interpretata come l'esito di un processo di formazione verificatosi in Italia nel passaggio, avvenuto attorno all'VIII secolo a.C, dalla civiltà autoctona villanoviana quella etrusca. Tale fase di formazione fu preceduta da fenomeni di progresso riconoscibili nelle ultime fasi dell'età del Bronzo con il diffondersi della cultura proto-villanoviana e, dal IX secolo a.C., con l'attenuarsi della cultura villanoviana, che, per quanto concerne la produzione materiale risulta contraddistinta da ossuari biconici sormontati da ciotole o elmi, decorazione geometrica delle ceramiche e dei bronzi. In questa fase il territorio si aprì a sollecitazioni commerciali e culturali con il Vicino Oriente e con la Grecia. Tale fase orientalizzante diede avvio a un accentuato sviluppo in senso urbano e monumentale.
Nell'VIII secolo i villaggi villanoviani furono radicalmente trasformati, assumendo la forma di città: Veio, collocata nei dintorni di Roma, Caere (Cerveteri), Tarquinia e Vulci; Roselle, Vetulonia e Populonia, site nell'area settentrionale e con facile accesso all'isola d'Elba; Volsinii, Chiusi, Perugia, Arezzo, Fiesole e Volterra all'interno. Nell'area padana gli Etruschi fondarono Felsina (Bologna), Modena e Rimini fino a giungere a Spina e Adria sull'Adriatico. A sud si spinsero fino a Capua e Pontecagnano, in Corsica stabilirono una base presso Aleria, L'Etruria si articolava quindi in città-stato, connesse tra loro da vincoli religiosi e politico-economici, per quanto nel rispetto delle singole autonomie. Dovevano essere rette da re detti 'lucumoni', portatori di insegne del potere successivamente trasmesse ai Romani, a partire dalla toga di porpora, il trono e lo scettro. L'evidenza archeologica suggerirebbe una società aristocratica, probabilmente a base schiavile. Le dodici città maggiori dell'Etruria si costituirono nella Lega dei Dodici popoli, il cui centro era costituito dallucumoni zilathsantuario di Voltumna. Ogni anno eleggevano uno o pretore incaricato dell'organizzazione di celebrazioni a carattere prevalentemente religioso.
Italia centrale
Il Lazio era popolato da genti latine che, nel corso dell'VIII secolo a.C. avevano attraversato un intenso processo di urbanizzazione. Il territorio originario dei Latini includeva la fascia tirrenica a sud-est del Tevere fino a Latium Vetus (Ternana). L'area settentrionale, pianeggiante, si estendeva fra il Tevere e i Monti Tiburtini e Prenestini; quella centrale era dominata dal massiccio dei Monti Albani; la pianura costiera era occupata dai Laurentes e dai Rutuli. L'area latina, conobbe un elevato numero di abitati protostorici, subì poi I'immissione di elementi esterni, di origine osco-umbra, sabina, equa, volsci. Tra le città principali possono essere annoverate Satrico, Ardea, Preneste, Gabii e Lavinio. Dallo studio dei siti archeologici sembrerebbe evincersi un assenza, perlomeno fino all'VIII secolo, di una stratificazione sociale articolata, manifestatasi, invece, a partire dalla metà del secolo. La tradizione vuole che il re eponimo del popolo latino fosse Latino, il quale, discendente dai re degli Aborigeni e figlio del dio Fauno, accolse Enea nel suo territorio e gli diede in sposa la figlia Lavinia. Il figlio della coppia, Silvio, fu il capostipite dei re latini che regnarono sui Lazio e Albalonga, collegando così Enea e la fondazione di Roma da parte di Romolo. Particolare importanza assunsero le aree sacre, tra cui il santuario di Lavinio e di Nemi, attorno a cui si sviluppò la Lega delle città latine.
La scrittura si manifestò con i primi testi in latino. L'influenza etrusca, divenuta dominante nel corso del VI secolo, rafforzò e accelerò il processo di urbanizzazione e anche la civiltà greca esercitò diretta influenza. A seguito della crisi del V secolo s'impose l'egemonia di Roma. L'area centrale italica era occupata da uno sfondo etnico a tratti indistinto, su cui si stagliano Sabini o Sabelli stanziati a cavallo dell'Appennino Abruzzese, Piceni concentrati tra la Valle dei Tronto fino a quella dell'Esino, i Praetutii nella zona di Teramo, i Vestini nella media e bassa valle dell'Aterno, i Marrucini attorno a Chieti, i Paeligni nei pressi di Corfinium. È possibile identificare gli Equi con centri a Trevi, Carsoli, Alba fucens, e i Marsi, disposti attorno ai bacino del Fucino con centro Marruvium. I Volsci partire circa dal V secolo, si estendono dall'alta Valle del Sacco alla pianura pontina sovrapponendosi agli Ernici e, parzialmente, ai Latini. Gli Umbri sono stanziati oltre il bacino del Tevere, al di là dell'Appennino, fino al litorale adriatico e alla Romagna, fino a Ravenna. Tra i centri principali Gubbio (Guvium), da cui provengono testi epigrafici, Assisi, Todi (Tuder), Spoleto, Otricoli.
La Sardegna risultava abitata dai Sardi, popolazione ricollegata dagli autori antichi all'Iberia e all'Africa settentrionale. Già a partire dal II millennio a.C., i Sardi elaborarono una peculiare forma di civiltà, nota come nuragica. Si trattava di società gentilizia, dominata da proprietari di mandrie di bestiame, con base schiavile, che intratteneva commerci oltremare. Successivamente, attorno al VI secolo a.C., Cartagine stabilì la sua supremazia sull'isola.
Italia meridionale
La regione pugliese era abitata dagli Iapigi fino a circa l'800 a.C., epoca a partire dalla quale la parte settentrionale fu popolata dai Dauni, quella centrale dai Peucezi e quella meridionale dai Messapi – anche se, secondo una tradizione, questi abitavano il Salento dall'epoca del re Minosse. Nel settore messapico sono ricordati parimenti anche i Salentini e i Calabri. La lingua dell'area pugliese, indoeuropea, è nota soprattutto attraverso una serie di epigrafi funerarie. Il ceppo iapigio, in un primo momento opponendosi, per quanto possibile, ai Greci e ai Lucani, mantenne una certa indipendenza culturale. Dati archeologici indicano una cultura aristocratica con divisioni di classi e l'assenza di città strutturate, prevalendo invece l'organizzazione in villaggi. L'elemento greco, che aveva un suo centro di primaria importanza in Taranto, finì per penetrare gradualmente nell'area indigena.
Gli Enotri inizialmente occuparono il tratto della penisola compreso tra il golfo di Taranto e lo stretto di Messina, spingendosi poi verso l'interno attraverso la fondazione di piccole città interagendo culturalmente con i centri coloniali greci. La presenza degli Ausoni nell'area meridionale dell'Italia, in Puglia, Calabria, ma soprattutto Campania, appare vasta, ma dispersa e marginale. Sull'estrema punta della penisola si trovavano, oltre agli Ausoni, i Siculi, i Morgeti, gli Itali.
Gli Osci, che la tradizione antica affiancava agli Ausoni, in un primo momento presentavano una cultura includente elementi propri della cultura delle tombe a fossa meridionale e della civiltà villanoviana; successivamente, tra il VII e il V secolo, i caratteri greci ed etruschi tesero a confluirvi. In seguito alla sconfitta degli Etnischi presso Capua nel 474 a.C., l'influenza greca divenne predominante. A tale situazione eterogenea si sovrappose, nella seconda metà del V secolo a.C., la conquista operata dai Sanniti provenienti dalle aree interne montuose. Prima della colonizzazione greca dell'isola, la Sicilia risultava abitata, nell'area occidentale, dai Sicani, popolo pre-indoeuropeo, dagli Elimi, ritenuti immigrati dopo la guerra di Troia che svilupparono una civiltà di tipo urbano, con centri in altura provvisti di mura e di santuari, come Segesta. I Siculi, indoeuropei, possedevano origine iberica e occupavano l'area orientale della Sicilia. La deduzione della colonia di Nasso nel 774 a.C., seguita subito dopo da quella di Siracusa, segnò l'inizio della colonizzazione greca.
Roma dalle origini al Decemvirato
La nascita di Roma
La realtà archeologica
Le origini di Roma non sono note con precisione. La data di fondazione era molto incerta già per gli stessi Romani, fino a che, non si trovò un accordo per datarla al 21 aprile del 753 a.C. Le indagini archeologiche arricchiscono il nostro quadro storico. Fino a circa la metà del IX secolo a.C. gli insediamenti centro-italici sul versante tirrenico si sono spesso concentrati su pianori e alture, ma su aree abbastanza ristrette, mentre quelli della prima età del ferro sono di circa 150 ettari e nascono dall'abbandono di decine di precedenti insediamenti. Per la seconda metà del IX secolo e gli inizi dell'VIII spesso si è parlato di fase pre-urbana, con evidenti strutture tipiche della vita cittadina, quali il Foro, i templi, le mura. La vera e propria urbanizzazione è da considerarsi definitiva nel corso del VII sec. a.C. Uno storico deve presupporre l'esistenza di un patto che ha permesso agli abitanti di molti piccoli insediamenti di convivere su un unico pianoro, e poi di dotarsi di organi comuni di decisione, luoghi di culto, spazi di ritrovo e altri fattori che rinsaldavano la società. Nell'VIII e VII secolo i monumenti pubblici non erano molti. La creazione di mura e terrapieni difensivi era dettata da esigenze militari difensive, però la ricchezza superflua c'era e diventava sempre più ampia, ma nelle mani di un ceto dirigente. Già nei IX secolo compaiono i primi sintomi di un organizzazione di tipo gentilizio, tipica dei ceti più ricchi. Nell'VIII secolo si creano i primi tumuli funerari gentilizi, che accolgono gruppi familiari, nel VII secolo il nomen sistema onomastico bimembre, coi gentile, che serve a tramandare l'eredità, sia morale che patrimoniale. Questi ricchi latini sono coloro che comandano nelle loro città, già definitivamente urbanizzate nel VI secolo. A Roma, c'era il Foro, il tempio di Vesta e la Regia e si era cessato di seppellire nella valle del Foro.
Le regole del patto dei fondatori non prevedevano forse correttivi che evitassero lo sfruttamento dei ceti economicamente più deboli e degli schiavi. La società dell'età del bronzo non conosceva grandi divari economici tra le persone, mentre nella cosiddetta fase "orientalizzante" nel VII e VI secolo, le differenze si sono fatte enormi. I primi correttivi sembra siano stati introdotti dagli ultimi re di Roma e sembrano essere in linea con analoghe misure greche, latine ed etrusche. Si assiste ad un rapido impoverimento dei corredi funerari a partire dal VI secolo, fino a vedere la scomparsa dei corredi funebri nel V secolo, sia in molte città laziali che greche. Si trattava di norme già dai re e poi riformulate nelle leggi delle XII tavole in modo da evitare l'esibizione dello strapotere dei ricchi. La monumentalizzazione di Roma, come pure di altre città laziali, ha luogo sotto gli ultimi re di Roma, nel VI secolo, quando si edifica il Campidoglio, la cloaca massima, si bonifica la valle del Foro e si creano altre strutture monumentali pubbliche, e la ricchezza che prima era nelle mani di una oligarchia dominante, ora viene in parte drenata da alcuni re. A Roma il processo di urbanizzazione portò alla creazione di una prima Roma sul colle Palatino, di cui conosciamo i resti di alcune capanne e di un muro.
La versione storiografica: Romolo e Remo
La storiografia antica ci presenta un'altra storia, ci parla di Roma e pochissimo di Etruria e di città latine, e un aspetto importante è il patto fra i Romani e i loro dei. Romolo sarebbe un personaggio fittizio, basato sull'eroe Ercole e il re Servio Tullio, arricchito da elementi narrativi volti a collocare cronologicamente le origini certe istituzioni. Romolo, fondatore di Roma, dopo la fuga da Albalonga con il fratello Remo e alcuni ribelli, ebbe la benedizione degli dei del cielo quando prese gli auspici guardando quali uccelli gli apparivano, mandati dagli dei. Remo, la presenza del fratello serviva per descrivere i tratti primitivi e non urbani di un primordiale abitatore del suolo romano. Remo disprezzò il limite sacro del pomerio e lo valicò come avrebbe fatto uno straniero o un nemico, per cui venne ucciso da Romolo. Remo inoltre permetteva di descrivere nella Roma delle origini un personaggio incapace di ottenere auspici favorevoli dagli dei, prefigurando così l'incapacità dei plebei di fronte alla pretesa fortuna dei patrizi.
"Morto Amulio e ristabilito l'ordine, i fratelli non vollero abitare ad Alba [Plutarco, Romolo 9, 1-3] senza regnare, né regnarvi finché il nonno materno [Numitore] era in vita. Dopo aver restituito il potere a Numitore ed aver reso alla madre [Rea Silvia] gli onori dovuti, decisero di andare a vivere per proprio conto fondando una città nei luoghi in cui erano stati allevati fin dalla nascita. Forse era una scelta necessaria poiché molti servi e molti ribelli si erano uniti a loro. Infatti gli abitanti di Alba non ritenevano giusto mescolarsi con i ribelli; lo dimostra in primo luogo il ratto delle donne, che essi osarono non per spirito di violenza ma per necessità, in mancanza di matrimoni spontanei; e in effetti, dopo averle rapite, le rispettarono più del normale. Appena fu realizzata la prima fondazione della città, istituirono un luogo sacro come asilo per i ribelli, e lo intitolarono al dio Asilo: vi accoglievano tutti, non restituendo lo schiavo ai padroni, né il plebe creditori, né l'omicida ai magistrati, in modo tale che la città si riempì presto di gente, mentre si dice che i primi focolari non fossero più di mille."
Fu così che tutti coloro che vennero al seguito del fondatore, tra cui schiavi, ribelli e criminali provenienti per lo più da Albalonga, divennero i primi cittadini romani, nell'unica città del mondo liberti, antico in cui gli schiavi liberati, detti ottenevano la cittadinanza.
"Mentre si accingevano a fondare una sola città, sorse subito tra di loro [Plutarco, Romolo 9, 3] una controversia a proposito del luogo. Romolo dunque fondò quella che chiamano Roma quadrata, perché ha la forma di un quadrilatero, e voleva trasformare quel luogo in città; Remo invece scelse una posizione forte sull'Aventino. Dopo aver stabilito di risolvere la contesa attraverso uccelli augurali e dopo
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