Storia moderna: prima lezione (25/09/2017)
Il concetto di storia
Non sempre si è avuta la stessa percezione della storia; la percezione infatti può cambiare in base all'evoluzione delle mentalità e sensibilità. La più antica definizione di storia è stata quella di Marco Tullio Cicerone, il quale dava una definizione molto semplice: "Historia magistra vitae", ovvero "La storia maestra di vita". Per tanto tempo non ci si è preoccupati di riflettere su questa definizione, che purtroppo però oggi è considerata errata. La maestra infatti ci insegna, e dovrebbe insegnarci a non commettere gli errori del passato, quindi la storia non è una maestra di vita, perché i fatti si sono sempre ripetuti.
Nella prima metà del secolo scorso, uno storico francese, Marc Bloch, pubblicò "Apologia della storia" e ne uscì fuori una nuova definizione di storia: "La storia è la scienza di studi di uomini nel tempo", una definizione molto semplice e sintetica. Questa definizione però, con il termine scienza, va a dare alla storia la connotazione di una materia esatta. La storia non è una scienza; possono accadere a distanza di secoli eventi storici simili ma mai uguali e non si otterranno mai gli stessi risultati.
Quando però si parla di uomini, si parla in realtà di tutta l'umanità, ma ci sono delle enormi differenze tra le varie civiltà umane: tradizioni, lingua, religione, usi e costumi… Questa definizione verrà messa in crisi dall'attuale definizione data dallo storico olandese Johan Huizinga, che espone le sue idee in un volume "La mia via alla storia" che si occupa della transizione tra il periodo medievale e il periodo moderno. In questo libro Huizinga parte da tutta una serie di riflessioni e arriva a una conclusione: "La storia è la forma dello spirito in cui una civiltà si rende conto del suo passato", non si parla più di scienza, ma di forma, dunque qualcosa che può cambiare; non più gli uomini in generale, ma le civiltà nello specifico.
"La storia è la coscienza presente del passato". Questa definizione è nata dall'insieme di due definizioni. La coscienza, quindi non più scienza, non si presuppone più che sia una disciplina esatta. La coscienza è come la forma, quindi si tiene conto anche della sensibilità del nostro passato. Col termine presente si indica che noi guardiamo al passato con la mentalità del presente; quello che è successo nel passato ovviamente non può essere cambiato. Presente significa anche differenza di civiltà. Gli avvenimenti passati sono visti in modo diverso in base alla coscienza del presente.
Seconda lezione (26-09-2017)
Le fonti storiche
Le fonti storiche sono testimonianze coeve di un’era, di un’epoca, di un determinato periodo; sono tutto ciò che il passato ci ha lasciato (una chiesa, un duomo, un quadro, una scultura, un documento…) e servono a ricostruire il passato e dunque la storia. Nella ricostruzione della storia ovviamente è importante l’intervento dell’autore che, in base alla propria sensibilità, si concentra su vicende economiche, religiose, militari e politiche. Le fonti abbracciano una serie di residui del passato di vario tipo.
Le fonti storiche si dividono in tre categorie:
- Le fonti mute: Sono delle fonti materiali. Sono fonti mute, per esempio, il Duomo di Messina o un quadro, ma anche i ruderi di un castello, i resti delle mura perimetrali delle città… In un quadro, per esempio, in base al tipo di rappresentazione, si può scorgere l’abbigliamento dell’epoca, le costruzioni, le armi. Queste fonti interessano più che altro l’archeologo o gli storici dell’arte.
- Le fonti orali: Sono delle fonti tramandate verbalmente. Sono fonti orali, per esempio, i proverbi, usi e costumi, tradizioni, feste popolari, il folklore… anche queste sono fonti che interessano marginalmente la storia ma interessano più che altro l’antropologia.
- Fonti scritte: Sono le fonti che vengono maggiormente utilizzate da chi si interessa di storia. A loro volta le fonti scritte si possono distinguere in due tipi:
- Fonti scritte volontarie: Sono quelle fonti che vengono scritte con lo scopo di far conoscere e dunque di tramandare ai posteri le notizie di quel tempo. Quando c’è volontà di informare, di far conoscere, sono delle fonti volontarie. Le cronache, gli annali del periodo romano, i quotidiani, gli scritti polemici sono tutte delle fonti volontarie. Quando si utilizzano queste fonti però bisogna farlo con cautela, poiché non tutto quello che c’è scritto e vi si legge è reale perché le cose potrebbero essere esaltate sia in positivo che in negativo.
- Fonti scritte involontarie: Le fonti scritte involontarie sono quegli scritti il cui autore non aveva lo scopo di tramandare ai posteri le notizie perché generalmente vanno a regolare le situazioni del tempo e sono quelle più attendibili e a quelle a cui si fa maggior ricorso quando possibile. Sono fonti scritte involontarie molto importanti, per esempio, le leggi, la legislazione di un certo periodo, di una certa epoca storica. Le lettere (anche se la maggior parte sono false), lo scopo era quello di regolare generalmente rapporti intrapersonali e diplomatici. Le bolle papali, i documenti papali/reali, i libri ecclesiastici (l’elenco dei battezzati per contare le nascite, l’elenco dei matrimoni, l’elenco dei defunti per contare le morti), gli atti notarili (contratti agrari, contratti matrimoniali), le fonti archivistiche, ovvero quei documenti che si trovano negli archivi di stato. Queste fonti scritte, sia volontarie che involontarie, si suddividono a loro volta in:
- Edite: Si trovano generalmente nelle appendici dei libri, dunque che sono state pubblicate.
- Inedite: Si trovano per la maggior parte negli Archivi di Stato, in quelli ecclesiastici, nell’Archivio Segreto Vaticano…
Terza lezione (29-09-2017)
Le fonti storiche hanno un’importanza fondamentale ai fini di avviamento della conoscenza delle varie vicende, dei vari aspetti e personaggi del passato e dei vari fatti storici. Si può fare a meno delle fonti ricorrendo soltanto alla bibliografia, cioè a quello che è già stato scritto, su un’area geografica, su un periodo storico, su un aspetto, su un personaggio però a questo punto non vi è un contributo nuovo ed originale alla conoscenza, si mettono insieme elementi già conosciuti. È una conoscenza limitata a quanto già saputo. Diverso invece è il caso dell’utilizzo delle fonti. Utilizzando le fonti si allarga l’ambito delle conoscenze, si approfondiscono determinati aspetti, personaggi…
Abbiamo diviso le fonti in tre categorie: mute, orali e scritte (volontarie o involontarie). I libri parrocchiali (fonti involontarie) non hanno lo scopo di dare indicazioni di carattere demografico ma uno scopo ben preciso: quello di registrare i battezzati, matrimoni, defunti, perché impartendo dei sacramenti era previsto che fossero registrate le persone che ricevano quei sacramenti. Perché all’epoca chi non era un cristiano riceveva delle discriminazioni (non potevano sposarsi in chiesa, non potevano essere seppelliti nei luoghi sacri), e dunque tutti quanti venivano battezzati.
Il Libro dei Defunti, ad esempio, nel periodo di una carestia o pestilenza ci fa notare che le morti ovviamente erano maggiori delle nascite in quel periodo. Il Libro dei Matrimoni dà tantissime informazioni poiché i sacerdoti indicano sempre la provenienza degli sposi; in genere ci si sposa nella parrocchia della sposa, ma lo sposo non sempre è della stessa parrocchia o della stessa città e si indica la provenienza. Questo ci consente dunque di vedere se ci sono correnti immigratorie. Questo ci ha consentito di conoscere che nel 1600 ci fu un flusso abbastanza consistente di messinesi verso Reggio Calabria, perché in genere erano addetti alla lavorazione della seta; siccome la lavorazione della seta era molto sviluppata a Messina, i setaioli erano portati a spostarsi.
Un altro esempio, sotto il profilo della demografia storica, quando si va a consultare il Libro dei Battesimi, ovviamente si sa che un bambino nasce dopo nove mesi, e questo ci fa risalire al concepimento ed è importante perché sappiamo che non in tutti i mesi dell’anno c’è la stessa natalità; ci sono mesi in cui questa è maggiore o minore. Se si risale a nove mesi prima si scopre il periodo in cui il concepimento è minore nel maggiore periodo di lavoro agricolo. Quindi attraverso le nascite ci rendiamo conto di quali erano le occupazioni della gente del posto: per esempio nel periodo della vendemmia risultano concepimenti inferiori.
I parroci registravano anche i figli illegittimi e si va a vedere che ci sono periodi e aree geografiche dove questo numero di figli illegittimi è molto elevato rispetto alla percentuale nazionale o europea. Per esempio nella zona del Crotonese, ad un certo punto, c’era una percentuale un'area geografica enorme di figli illegittimi, qual era il motivo? Quando ci sono i figli illegittimi generalmente è una situazione economica degradata; in questo paesino (Rocca Bernarda) nel 1600, c’era un elevato numero di ecclesiastici. Questi erano sottoposti alle cosiddette visite pastorali, cioè periodicamente il vescovo andava in giro per le parrocchie e poi stendeva una relazione. Poi queste relazioni venivano sintetizzate e ogni tre anni i vescovi di tutte le diocesi dovevano mandare una relazione alla Santa Sede; venivano indicate le caratteristiche delle loro diocesi, alcuni difetti…
Il vescovo di Santa Severina che andò a Rocca Bernarda nel 1660 nella sua relazione fece delle indicazioni come quella di mettere i confessionali in un posto ben visibile, e che tra il prete che confessa e chi viene confessato ci deve essere una grata dalle maglie così strette che non si può inserire un dito. Dunque collegando le elevate percentuali di figli illegittimi e questa relazione si vanno a scoprire tante cose.
La periodizzazione
Periodizzazione significa: storia divisa in periodi. Sappiamo benissimo che molto spesso al sostantivo storia si accompagna un aggettivo per qualificarla: ad esempio storia militare, storia politica, storia ecclesiastica, storia sociale… Alla storia oltre che a questi aggettivi ne aggiungiamo uno di carattere cronologico poiché sarebbe difficoltoso trattare un periodo che va dalle origini della storia fino ai nostri giorni.
Da un po’ di tempo a questa parte si è ritenuto opportuno, per conoscere meglio i vari aspetti economici, politici, militari, religiosi…, distinguere la storia in quattro periodi. Questi quattro periodi sono:
- Età antica
- Medioevo
- Età moderna
- Età contemporanea
Quando inizia un periodo, quando finisce e dunque inizia il periodo successivo? Ci sono delle ripartizioni che ormai sono classiche, comunemente usate e acriticamente usate. Quando inizia l’Età Antica? Quando gli uomini cominciano ad organizzarsi in società, finisce la preistoria, cominciano ad esserci le prime comunità che si danno delle regole di convivenza; cominciano a delinearsi i primi popoli che si tramandano le loro notizie, come ad esempio gli egizi, gli assiri e i babilonesi, e poi andando avanti le polis greche e l’impero romano, man mano che ci si allontana dal passato e ci si avvicina all’età romana, le conoscenze aumentano e quindi vi sono più fonti a cui fare riferimento. Ma quando finisce questa Età antica?
Tradizionalmente, la storia antica termina con la Caduta dell’Impero Romano d’Occidente, nel 476 d.C, con la deposizione dell’ultimo imperatore romano Romolo Augustolo. Inizia quindi il Medioevo e quand’è che si conclude il Medioevo? Un grande evento, come quello della caduta dell’impero romano d’Occidente, è la scoperta dell’America, il Nuovo Mondo di cui si ignorava completamente l’esistenza, dunque 1492, si ha l’inizio dell’Età Moderna. Ma se ci pensiamo bene il termine moderno sta a significare qualcosa di attuale, di nuovo, è una sorta di contraddizione in termini perché appunto lo studio di questa disciplina si ferma a secoli distanti rispetto ai nostri.
Questo si spiega col fatto che fino a non molto tempo fa, non esisteva ancora la storia contemporanea, la divisione della storia era soltanto: storia antica, storia medievale e storia moderna. La storia contemporanea era una sezione non esistente. Col passare degli anni però, vista la vastità del programma di storia moderna, si è deciso di fermarla e di lasciare uno spazio alla storia contemporanea. La storia contemporanea iniziava col 1870, c’era stata la vittoria dell’esercito prussiano sull’esercito di Napoleone III che avrebbe portato di lì a qualche mese alla riunificazione della Germania, in Italia invece vi è stata la presa di Porta Pia.
Ovviamente storici contemporanei credevano che il programma era poco vasto, così ne anticiparono l’inizio, e si era stabilito di farla iniziare nel 1815, con il Congresso di Vienna, fine delle guerre napoleoniche, un nuovo assetto geo-politico dell’Europa; e per molto tempo questa è stata la data più utilizzata per la fine della storia moderna.
Non si passa da un’età all’altra in modo brusco, e lo sottolinea il libro di Johan Huizinga "L’autunno del Medioevo", cioè non si passa all’improvviso all’età moderna, ma c’è una fase di transizione, di passaggio. Una fase più o meno lunga in cui iniziano a delinearsi le fasi dei processi storici che avrebbero avuto piena maturazione nell’età successiva, ma già si iniziano a vedere gli embrioni, i sintomi. Quando si parla della caduta dell’Impero Romano d’Occidente, 476 d.C., non vi è una crollo improvviso, prima del crollo vi è stato un periodo di vacillazione, la caduta dell’impero infatti è preceduta da un periodo di crisi: militare, economica, monetaria… quindi c’è una fase di passaggio.
Lo stesso è stato evidenziato da Huizinga nell’Autunno del Medioevo, prima che ci sia la scoperta dell’America ci sono tutta una serie di elementi che avrebbero portato a questa scoperta che fu casuale: si voleva arrivare direttamente ai commercianti di spezie, le tecniche di navigazione si evolvono e migliorano.
Che tipo di evento è la caduta dell’Impero Romano d’Occidente? È chiaramente un evento di carattere politico-militare. Andiamo alla fine del Medioevo che si fa iniziare con la scoperta dell’America, che non è sicuramente un evento politico-militare, ma è un evento geografico-economico. Quindi vi è una certa disomogeneità; appare poco razionale che si fa iniziare un’età con un evento politico-militare e la si fa concludere con un evento geografico-economico.
L’età moderna comincerebbe con questo evento geografico-economico e si conclude nuovamente con la Guerra Franco-Prussiana (1870) ed il Congresso di Vienna (1815). Nessuno dei due eventi è di carattere economico, sono due eventi di carattere politico-militare. Nemmeno in questa Età gli eventi di inizio e di fine sono omogenei.
Nel periodo di transizione tra Medioevo ed Età Moderna possiamo trovare un evento molto importante di natura politico-militare, quasi quanto la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, ovvero, la caduta dell’Impero Romano d’Oriente nel 1453, e si anticipa di un quarantennio la fine del Medioevo, quando dopo tutta una serie di tentativi l’Impero Ottomano espugna la capitale Costantinopoli che da allora si chiamerà Istanbul. Dunque in questo modo sia il Medioevo che l’Età Moderna cominciano con un evento di carattere politico-militare.
Siccome però la scoperta dell’America è un evento molto importante per la storia dell’umanità non può passare inosservata, che può rappresentare una rottura col passato, e quindi si vuole e si deve privilegiare in questo caso non l’aspetto politico-militare ma l’aspetto geografico-economico. Ecco perché viene scelto il 1492 come data iniziale dell’Età Moderna.
Uno studioso belga sostiene che sotto il profilo economico, la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, non porta novità, nel senso che i barbari che invadono l’impero, sono efficienti nell’agricoltura ma impreparati a livello navale. Quando inizia la frattura all’interno del sistema economico del Mar Mediterraneo? Inizia con la diffusione dell’Islam, quando i musulmani conquistano la parte settentrionale dell’Africa, passano lo stretto di Gibilterra e conquistano la penisola iberica. Rompe il monopolio economico dell’Impero Romano d’Oriente.
Anche nell’Età Moderna possiamo individuare un evento economico di chiusura nella Rivoluzione Industriale, un fenomeno importantissimo nella storia dell’umanità, di carattere anch’esso economico. Contemporanea alla Rivoluzione Industriale vi è la Rivoluzione Francese che è un evento notevolmente importante perché finisce l’Ancien Régime, viene ghigliottinato il sovrano francese, molto potente, insieme ai suoi collaboratori, una nuova classe sociale si impone, la borghesia.
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