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Il teatro passa da quello elisabettiano a tipo La Scala.

Anche la musica passa da essere ripetitiva a molto coinvolgente. “Chiusi

La diffusione e fruizione della cultura cambia molto. Dall’analfabetismo a fuori da

scuola” di Emilio Longoni: la scuola è diffusa anche in aree rurali.

Questo avviene in Italia ad es per una iniziativa di Maria Teresa, imperatrice d’Austria. Avvia la

scuola pubblica.

Iniziativa di alcuni imprenditori e mercanti: vengono attivate scuole per togliere i bambini dalla

strada.

Ad alto livello di questo tipo di iniziative troviamo la Biblioteca Ambrosiana, inaugurata da

Federico Borromeo col proprio patrimonio. Manda emissari ad acquistare in giro per l’Europa e

per il vicino Oriente un cospicuo numero di codici. Ancora più grande della Biblioteca Vaticana.

Ai suoi studiosi fornisce gratuitamente il materiale per studiare.

La popolazione europea in età moderna era strutturata in modo diverso.

All’altezza del 1400 in Europa c’erano 65 milioni di abitanti -a qualche anno dalla fine della

Peste nera. Nel 1500 eano 84 milioni. Nel 1600 erano 110. Nel 1700 erano 125: ci sono voluti tre

secoli per raddoppiare.

Nel 1800 si sale a 195 e nel 1850 si è 288. Anche perché gli ultimi focolai di peste sono negli

anni Venti del Settecento a Marsiglia; poi la malattia viene debellata, parte la Rivoluzione

industriale e la situazione si assesta.

La mortalità colpiva in età molto più giovane e molto più frequentemente. I fattori di mortalità

che accomunavano tutti gli strati sociali erano:

“La

) FAME. V. Pieter Brueghel il Vecchio, mietitura”, 1565, Metropolitan New York. Zone

così rigogliose si avevano solo vicino a Londra, nelle Fiandre e nella Pianura Padana.

“Il

V. anche altri quadri di Brueghel o Vincenzo Campi; anonimo, gusto”, 1635, i commensali

mangiano un carciofo che era un alimento pregiatissimo. Altrettanto le olive: erano così pregiati

da servire come elemento conclusivo del pasto.

Rispetto all’età medievale non è ancora cambiato il gusto alimentare. Pregiatissima la carne

bovina; più frequente la cacciagione (ma anche di animali come pavoni e cigni); utilizzato per

intero il maiale. La carne era conservata sotto spezie, olio, sale e aceto.

manca lezione del 16 febbraio febbraio 2016

Faremo lezioni all’Archivio di Stato in via Senato, 10.

Mondo caratterizzato da un’alta mortalità.

I ricchi si procuravano il cibo nelle loro tenute (ricchezza + forza lavoro erano investite,

nell’Ancien Régime, quasi interamente nell’agricoltura), oppure al mercato (mercato locale e

internazionale). Solo la tavola dei ricchi alimenta i settori economici del trasporto e delle

intermediazioni.

I ceti nn agiati, ma nemmeno indigenti, vivevano diversamente. In campagna di puntava

“usi “terre

sull’autoconsumo. Si utilizzavano gli civici”, ossia demaniali”, della comunità, su cui

il popolo residente poteva cacciare senza incorrere in sanzioni -o pena di morte, pensa alla

“Geordie”.

canzone Si procuravano cibo inoltre al mercato settimanale. garantito dal sovrano. In

questo mercato venivano contrattati ad es. i cereali. Questo mercato però non era competitiva a

livello inernazionale: serviva alla popolazione e basta.

Le città avevano poco più di diecimila abitanti. Dentro vi lavorravamo ad es. artigiani. 2

Al di là della amm. pubblica un salario è quasi sempre monetario + alimenti.

La città moderna deve essere autonima rispetto a corsi d’acqua.

Periodi di digiuna e di magra: elementi indispensabili. Hoepli pubbclica manuali, tra cui quello

“statisti”

ela so, dell’arte. Troviamo elenco di

Nell’arco della riv. francese cambia il calendario, corriponde a ,,,,

Calendario perpetuo. Calendario con giorni della settimana dei mesi addietro.

Motivi per cui il cibo non si produce: condizioni metereologiche; lacune di conoscenze tecniche;

assenza di prodotti chimici; infine il problema dei trasporti.

Le aree fornitrici di cereali si concentravano nel Mediterraneo, nel Baltico e poi in America.

Il fiume Elba demarca il confine tra Europa e territori slavi, dove ancora esiste la servitù della

gleba. I signori avevano diritto di vita o morte sui propri sottoposti.

Granai europei: Sicilia; Baltico (assediato dai corsari, diversi dai pirati. I corsari sono autorizzati

da autorità pubbliche a fare razzie).

Il riso è invece un cereale ricercato, prodotto in poche aree per via dei grossi investimenti che

richiedeva l’irrigazione dei campi. Infatti si installavano coltivazioni di riso dove c’erano già

terreni paludosi. Il riso era un prodotto richiesto dai ceti più abbienti, merce di scambio e

compravendita.

Infine il sale viene prodotto in Africa, nelle Baleari.

Si aggiunge nella visione delle traiettorie di queste merci un altro fattore che influenzava la

scarsità di cibo: la presenza di contingenti militari. La città assediata ed espugnata da mercenari

era sottoposta per almeno sei ore al giorno (inaugurate e concluse da squilli di tromba) a razzie di

ogni tipo. “Bivacco

Cornelis de Wael (1592-1667), di soldati”, partiolare, Genova, galleria di Palazzo

Bianco. Si vede un gruppo di mercenari. La leva viene istituita soltanto con le coscrizioni

napoleoniche: prima non si combatteva certo per senso della patria. Fucina di mercenari era la

Svizzera (ancora oggi esistono le guardie svizzere) e l’Irlanda, aree poverissime. Non avevano la

divisa, non erano ricchi ma nemmeno straccioni. Il comandante si metteva una fascetta per far

riconoscere la fazione; vi attaccava un bastone. Gli altri commilitoni avevno solo la fascetta.

Come si capisce era un metodo inafidabile e pericolosissimo per segnare le fazioni.

Da un lato la presenza dei soldati è, per pochi fortunati, fonte di guadagno. Ad esempio per chi fa

rifornimenti militari. Il rifornimento militare era importantissimo anche per evitare che i

mercenari arrivassero fino alle case a fare razzia. Spesso erano gli strati più alti a fornire il

rifornimento: era un modo per procurarsi il consenso del popolo. Addirittura nella seconda metà

“case

del Cinquecento vengono fondate le hermae”, le Caserme, dove i soldati potevano stare

senza disturbare il centro cittadino e in cui arrivava tutto ciò che era necessario a soddisfare le

loro esigenze -ad es. anche l’avena per i cavalli. Era importantissimo fare questi rifornimenti, per

evitare l’ammutinamento dell’esercito.

Le persone del posto se volevano potevano anche mettere a disposizione carri, buoi e cavalli.

Circostanze occasionali e diplomatiche: ad es. i matrimoni potevano essere occasioni d’affari. Lo

stuolo di reali e accompagnatori che rimanevano coinvolti in un matrimonio reale permettevano

di creare lavoro e soddisfare diverse esigenze di lusso - per l’importanza data ai cerimoniali.

La documentazione relativa a questi eventi di alta caratura è amplissima. Si hanno notizie sui

menu, sugli abiti, sull’ordine di importanza degli invitati, sulle possibilità economiche di

committenze artistiche etc. Si possono ricostruire i percorsi di artisti, che magari presso certi

eventi si sono fatti conoscere ad altri mecenati. “in

Queste cose potevano succedere anche ai funerali e ai funerali effigie” (quelli praticamente

senza cadavere, con la salma sostituita da es un dipinto). 3

Comunque questo discorso sulle cerimonie speciali serve a introdurre che anche queste potevano

essere motivo di fame: per un grande evento venivano requisiti al popolo tantissimi generi

alimentari. .

La dieta in generale era incompleta. Un lieve miglioramento si ha con l’introduzione degli

alimenti del Nuovo Mondo (mais per la polenta; patate).

Altro alimento molto consumato era il pesce essiccato, conservato appeso e inchiodato. Tante

“pan

volte, fino alla seconda Guerra Mondiale, si mangiava solo e odor”, pane strofinato sul

pesce.

La mancanza di proteine provocava la pellagra, che a lungo andare causava la pazzia.

Tanti mangiavano solo la polenta, ma era fatta senza la parte proteica del mais, quindi poco

nutriente.

L’assenza di vitamina C (frequente nei marinai) causava lo scorbuto.

La mancanza di iodio, presente oggi nel sale, causava il gozzo.

Il popolo affamato poteva fare la Rivoluzione (a Milano succede solo una volta, con la rivolta del

pane). Lo Stato doveva in qualche modo prendere provvedimenti. C’era il cosiddetto ufficio

dell’Annona, che si preoccupava dell’approvvigionamento. Ospitava sotto-uffici statali e

comunali. L’Annona doveva anche controllare la bontà dei prodotti e calmierare i prezzi.

In Antico Regime non era obbligatorio accedere a questo tipo di uffici tramite concorsi: bastava

potersi permettere di spendere tanto per conquistarsi un posto. In genere era gente che sapeva

leggere e scrivere, ma non per questo aveva competenze in materia. Accedere a questo genere di

uffici serviva di più per mettersi in mostra come personaggi di rilievo. febbraio 2016

Occupare un posto strategico nella amministrazione pubblica, sia statale sia cittadina, garantiva

un certo potere socioeconomico.

Le conoscenze personali inoltre garantivano favori, riguardo, potere sul mercato.

I governi potevano occuparsi di prendere provvedimenti per il problema della fame.

Gli organi di governo avevano denominazioni diverse.

“La

Per approfondimenti v. storia d’Italia”, diretta da Galasso, UTET.

ANNONA: termine ancora in uso, ad es. qui a Milano. I documenti, che nell’Archivio di Stato

prima erano divisi per materia o comunque per ente produttore del documento, a Milano sono

confluiti in materia comune.

La confusione è data anche dal fatto che Milano ha avuto diverse dominazioni straniere (dagli

spagnoli agli austriaci): alcuni documenti sono finiti dunque sotto gli archivi dello Stato di

competenza (es.: Spagna, Austria). Gli archivi dei territori europei sono dunque a Simancas

(nord di Madrid); quelli delle colonie sono a Siviglia. Altri documenti sono alla Biblioteca

Nazionale di Vienna.

Alcuni documenti si sono persi per il bombardamento angloamericano del 1943.

A volte addirittura c’è iconoclastia dei documenti: a Napoli un archivista fece distruggere tutte le

pergamene relative al regno degli Aragona.

La conservazione di alcuni documenti è compromessa anche dal fatto che in età moderna non si

lavorava in ufficio: si producevano e si consultavano i documenti da casa.

“Signori

Altrove (es Bologna) l’Annona si chiamava dell’abbondanza”.

La qualità dei beni alimentari aveva ricadute anche su altri ambiti produttivi e commerciali. Es:

l’olio d’oliva serviva ad ammorbidire la lana grezza. 4

Il controllo qualità andava anche a verificare la bontà dei prodotti dei privati. Ogni anno questa

autorità pubblca faceva una ricognizione delle esigenze alimentari umane e animali. Si faceva un

controllo incrociato con le dichiarazioni dei produttori, per vedere se fossero allineati con le

richieste di mercato o se ad es. trattenevano, non dichiarandola, parte della produzioni e

dovevano dunque essere processati.

Per accertarsi della veridicità delle dichiarazioni si interrogavano anche gli ultimi, i contadini che

coltivavano un minimo appezzamento di terra.

L’approvvigionamento della città era incoraggiato in questo modo: il poduttore doveva vendere a

un prezzo concordato all’autorità pubblica parte della produzione; il resto lo poteva rivendere,

ma sempre a un prezzo che non entrasse in competizione con il prodotto presente nei magazzini

statali.

Dunque anche per le esportazioni all’estero o la vendita in loco andavano chieste autorizzazioni,

perché anche questo passaggio andava sorvegliato.

L’approvvigionamento poteva avvenire per trattative tra pubblico e privato produttore; oppure

per trattative diplomatiche. Ad es.: la Svizzera poteva convincere l’Italia a venderle il sale e i

cereali a un prezzo iper competitivo, minacciandola altrimenti di chiudere i passi montanari e

costringere gli abitanti dei villaggi di confine a commettere rapine.

I cereali in età moderna avevano una potenza paragonabile a quella del petrolio adesso.

Un ultimo modo per cui poteva avvenire l’approvvigionamento erano le disposizioni

testamentarie. Qualche ricco poteva disporre che alla sua morte il patrimonio fosse speso per

aiutare i bisognosi e gli affamati, oppure per organi ecclesiali (specialmente dopo il Concilio di

Trento). Il testamento spesso includeva anche la postilla che il povero doveva essere servito con

beni di prima qualità. La disposizione doveva continuare anche con gli eredi: se il patrimonio si

esauriva, ma l’impegno di sfamare il povero era scritto nero su bianco, l’erede doveva occuparsi

lui di comprare beni con cui sfamare i poveri.

Alla Chiesa si potevano fare regali alimentari -spesso beni pregiati: formaggi, cioccolata etc.

Un altro contesto che testimonia la potenza del cibo è la corruzione. Se si volevano ottenere

donne, ragazzini etc, si poteva corrompere con soldi, beni di lusso, gioielli, tessuti, cera (per fare

le candele) e cibo. I processi per reati di questo tipo sono numerosi.

Vediamo il tema delle candele: la spesa in fatto di illuminazione testimoniava il potere di spesa

di una famiglia. Es.: un funerale molto illuminato poteva sfamare il 5-6% della popolazione di

Milano, a parità di spesa.

Le candele standard erano fatte di sego, grasso di maiale. Quelle di cera d’api erano importate

dall’est attraverso Venezia.

Beni alimentari da corruzione erano la carne fresca (polli, pernici e capponi: v i promessi sposi)

o la carne conservata; vino. Ci sono addirittura testimonianze di magistrati corrotti durante

provcessi per omicidio con il vino; frutta; dolci (secchi); conserve (di verdura e di frutta);

“Paese

zucchero; tartufi; frumento. V. Pieter Bruegel il Vecchio, di Cuccagna”, 1567, Monaco,

Alte Pinakotek. I protagonisti del dipinto, di ceto diverso, non sognano soldi e gioielli, ma la

ricchezza di una tavola imbandita: addirittura sognano le uova.

Ora affrontiamo il problema delle malattie.

Le malattie rappresentavano una paura costante per tutti gli strati sociali. Derivavano da

problemi di vario tipo: es. l’approvvigionamento idrico; le condizioni igieniche; l’igiene

personale. “Giovane

V. Rembrandt, donna al bagno in un ruscello”, 1654, Londra, National Gallery. Mostra

una donna che si bagna in una falda di acqua stagnante. 5

La domanda se in età moderna ci si lavava è molto pertinente. In età romana e medievale ci si

lavava al bagno pubblico, bbandonato poi con le epidemie di peste e definitivamente chiuso nel

XVI secolo.

La paura di contagio è accresciuta dall’arrivo di nuove malattie, come la sifilide.

“a

La concezione dell’igiene quotidiana è diversa dalla nostra. Ci si lavava secco”. Ci si

asciugava il sudore; si frizionava la pelle con panni profumati; ci si aspergeva di ciprie odorose.

I profumi erano portati da erbe essiccate e olii essenziali. Gli acquisti di cosmetici erano

onerosissimi e molto consistenti.

“Ritratto

V. Bronzino, di Lucrezia Panciatichi”, 1540-41, Galleria degli Uffizi. Mostra collane e

cinture che erano fatte di perle traforate contenenti essenze (di gran successo il muschio).

La biancheria che veniva cambiata più spesso era la camicia, lavata quotidianamente.

La sensazione di pulizia era affidata al ricambio frequente di colletti e polsini, di fattura

“Autoritratto”

preziosissima. V. di Sofonisba Anguissola, 1560/1, Milano, Pinacoteca di Brera.

“tarallini”,

I colletti erano accomodati come cioè legati con dei lacci.

“Lavandaia”,

Il bucato (v. Giacomo Ceruti, 1736, Brescia, Pinacoteca Martinengo) era affidato ai

lavandai, un lavoro che poteva essere svolto sia da uomini, sia da donne.

Quando le famiglie ricche, in estate, andavano in villeggiatura, si portavano la biancheria -anche

quella della casa- preparata in città.

Le famiglie più abbienti avevano in casa cisterne in rame. Altrimenti si mandava la servitù a

prendere l’acqua in un punto di approvvigionamento comune; oppure c’erano i venditori

d’acqua.

Per lavare i panni si sgrassavano i tessuti con la cenere; una minima parte di ammoniaca (cioè

con l’urina e il letame sciolto).

SIccome non c’era nessuna nozione di ortodonzia, tutti avevano i denti guasti. Spesso si

incapsulavano i denti con l’oro.

Per pulire in generale le macchie di grasso si usavano sali di ammonio, olio e crusca; per le

macchie di inchiostro, succo di limone e albume.

“Ritratto

V. di Bia, figlia di Cosimo I de’ Medici”. Era una figlia illegittima, morta a cinque anni

ma già destinat al matrimonio. Si vede l’abito bianco; per mantenerlo così bianco si usava la

biacca, un pigmento fatto con il piombo.

Altra causa di morte era il freddo. Il freddo era allucinante. Nel 1695 a Versailles l’acqua e il

vino, sulla tavola del re, gelarono nei bicchieri -tanto per dare un’idea.

Il freddo creava problemi di igiene e indebolimento.

Al freddo si ovviava attraverso una coabitazione più o meno diretta con gli animali -ecco qui i

“Interno

problemi di igiene. V. J. Victors, di cucina”, 1655, Besançon, museo di belle arti e

archeologia. Questa usanza permane fino al secolo scorso.

Altri espedienti erano diversi contenitori di braci, fatti ad es. di terracotta; o ancora, pentole di

metallo. febbraio 2016

Si indossavano parrucche per evitare di lavare troppo spesso i capelli. Le parrucche potevano

essere mantenute con ciprie e polveri. I capelli erano esposti alla sporcizia molto più di oggi,

anche perché il grasso delle candele imbrattava e appesantiva l’aria.

Torniamo al freddo come elemento di mortalità. Come si facevano a riscaldare ambienti vasti

“fai

come castelli? Esistevano bracieri non da te”, ma concepito appositamente per un 6

riscaldamento prolungato. Il materiale era in genere il ferro battuto: essendo un buon conduttore

di calore, permetteva una diffusione graduale del calore.

“Parenti

, serpenti” di Mario Monicelli, film interamente ambientato intorno a un braciere nella

città di Sulmona a Natale. Metodo di riscaldamento che dunque rimane in vita fino a pochi anni

“il

fa. Il braciere si metteva anche sotto al letto, infilato in uno strumento chiamato prete” che ha

forma di slittino.

Per questi sistemi di riscaldamento avveniva una serie inenarrabile di incidenti.

Un altro sistema per scongiurare il pericolo del freddo era indossare delle cuffie; ancora, si

utilizzavano stufe di ceramica, boiserie di legno e arazzi che trattenevano il calore. V. Palazzo

Clerici a Milano, sede dell’ISPI. Ospita arazzi, non fatti su misura ma acquistati. Infatti metà del

ciclo è conservata negli Stati Uniti. Gli arazzi sono bellissimi perché sono stati restaurati.

Stessa funzione degli arazzi la aveva la tappezzeria, ma è un espediente che arriva tardi perché

unito al freddo c’era il problema dell’umidità.

La camera da letto aveva funzione sociale. Qui venivano ricevuti parenti e amici intimi. L’arredo

è funzionale a questo momento sociale. L’ambiente trasudava dunque opulenza ed eleganza. La

tappezzeria era in seta; il baldacchino del letto era in tinta e in pesanti tessuti pregiati, così come

per le tende. Il lavoro del tappezziere era costosissimo.

In origine la tappezzeria veniva affissa alla stessa maniera dei tendaggi e veniva staccata in

estate.

Parliamo ora di igiene pubblica.

Il bacillo della peste viene isolato solamente nel 1894. Ciò non vuol dire che esistano farmaci o

la peste non abbia tuttora dei focolai nel mondo.

Per il vaiolo il vaccino viene collaudato nella seconda metà del XVIII secolo. La malattia viene

debellata nel 1979.

Altra malattia devastante era la tubercolosi (o tisi). Il vaccino viene collaudato da Koch nel 1905.

Indaghiamo altre cause di morte.

Una di questi è il delito d’onore, oggi sostituito dal divorzio, abrogato nel 1981 dopo un progetto

proposto nel 1975. Prima avveniva il delitto d’onore e la pena era leggerissima: tre anni di

carcere.

Altra causa di morte erano gli incidenti sul lavoro. V. interno dei frantoi, in cui c’erano delle

pesanti macine di pietra: l’energia girava e si trasmetteva attraverso cinture di cuoio. Uno dei

possibili incidenti era rimanere incastrate coi capelli e vedersi il collo staccato.

Altra causa di morte era la difesa personale. Mancavano dei sistemi di sicurezza praticamente in

ogni aspetto della vita. Le strade erano buie e frequentate da tipi loschi: siccome non si poteva

liberamente girare armati (salvo tramite licenza), spesso si moriva aggrediti.

Causa di morte frequentissima era la guerra. La guerra era presente nella vita di tutti i giorni

molto più di adesso. Soltanto con Napoleone si ha la coscrizione obbligatoria. Prima lo

svolgimento delle guerre non era regolamentato: combattevano mercenari. Ad aver paura per la

propria vita erano solo i civili vittime di razzie.

Dopo i provvedimenti di Napoleone, chi non si presentava alla coscrizione veniva discriminato

con abiti diversi e poi giustiziato. A temere per la propria vita iniziano ad esserci dunque anche i

soldati.

Avvisaglie di questi provvedimenti a dire il vero si hanno già con Luigi XVI.

Il prestigio militare contava moltissimo nella vita di corte. Tuttora i reali alle cerimonie di

rappresentanza indossano divise militari.

A corte però ci si poteva presentare anche semplicemente vestiti in modo molto elegante (es.

vestiti di nero). La divisa militare diventa obbligatoria dal Settecento. 7

febbraio 2016

Quadri sull’igiene pubblica: le strade erano sterrate e sporchissime. Gli animali tranisitavano

“netturbino”

all’aperto; non esisteva un vero sistema fognario. Esisteva una specie di che

raccoglieva in cisterne trasportate a carro i resti organici.

“La

V. Vermeer, stradina di Deft”, 1657, Amsterdam, Rijksmuseum. Vediamo che ci sono

marciapiedi che permettevano di pulire un minimo la strada, specialmente quella davanti a casa.

“Veduta

Altro veicolo di diffusione delle malattie erano le sepolture. V. G. Vanvitelli, di Firenze

dalla via Bolognese”, si vedono lastre rombali private, ma l’usanza erano fosse comuni che si

pensava di rendere inoffensive con una passata di calce.

Le sepolture cattoliche avvenivano in modo diverso rispetto a quelle ebraiche.

Ma le comunità ebraiche non erano presenti ovunque. Ad es. a Mantova sì, a Milano no.

Anche le cerimonie funebri -il modo di manifestare il dolore- varia.

Le malattie e le menomazioni avvengono anche per incidenti. Potevano avvenire ustioni o

affogamenti nel recupero dell’acqua piovana; o ancora, esplosioni di un arsenale (polveriere

soprattutto); risse domestiche.

Santa Rita da Cascia era invocatissima dalle donne che subivano violenze domestiche.

Altra causa di incidenti era il trasporto di carichi su strade in discesa senza freni.

Causa di morte era il buio. “Allegoria

Il candelabro entra nelle case solo nel Seicento. V, Vermeer, della pittura”, 1666-68.

Il mantenimento dei lampadari era laborioso e costosissimo. Il materiale era infatti vetro di

Murano o di Boemia e doveva essere pulito da personale specializzato. Ciò impone che lo si

utilizzasse solo durante importanti ricevimenti.

Più tardi arriva il petrolio. L’illuminazione come problema creò molte professioni specializzate.,

es. lanternai. “grassa”

L’illuminazione così creò problemi di conservazione delle opere. V. Whitehall Palace,

Londra. Ci sono dipinti di Rubens conservati malissimo.

I tavoli erano disposti quasi sempre vicino a fonti di luce naturali (finestre).

I funerali cattolici erano sempre ambientati al calar del sole. Le stanze erano sempre poco

illuminate.

Una società del genere dava adito a leggende e figure immaginifiche: spiriti maligni, iatture e

iettature. La superstizione era fortissima.

I rimedi dei poveri al malocchio sono il sacchetto di prezzemolo sotto al materasso e le candele

benedette.

Rimedio per i ricchi erano pietre preziose. oggetti di lusso come ad es. lo zaffiro. V. ad es.

scettro del sacro romano impero. Altro materiale di fortuna era il corallo.

Fino a poco tempo fa si usavano anche cornetti, spaghetti e uova in tasca.

Approfondiamo la questione dell’onore.

L’onore riguarda soprattutto la sfera coniugale. V. Matrimonio riparatore: era quello che si

faceva in seguito a violenza carnale; rapimento di una donna che aveva rifiutato le avances di un

uomo. Quando si lede l’onore della donna, si lede quello dell’intera famiglia.

v. termine FUITINA che vuol dire.

“La “La

V. ragazza con la pistola” di Mario Monicelli. V. moglie più bella”, 1970.Storia di

Franca Viola.

L’articolo abrogato nel 1981 stabiliva che il matrimonio riparatore cancellava il reato di violenza

sessuale. 8

Lunedì 29 febbraio 2016

V. storia di Palazzo Morando. http://www.costumemodaimmagine.mi.it/it/listituzione/

Gli abiti esposti a Palazzo Morando erano conservati negli scantinati del Castello Sforzesco e

usati solamente per il Carnevale.

Gli abiti sono sottoposti a periodiche sterilizzazioni e restauri. Sono conservati in orizzontale

perché sono pesantissimi.

Torniamo al tema dell’onore. In seguito al delitto d’onore, anche il periodo di galera era

“onorato”.

considerato L’uomo difende l’onore di tutto il casato.

In Francia tra il 1594 e il 1610 morirono tra i duemila e i quattromila uomini, in duelli. Il duello

era infatti il mezzo con cui si vendicava l’onore. Praticamente tre persone al giorno in media

morivano di duello. “civile”

Il duello è la risposta all’ingiuria più rispetto allo sconto. Ossia: lo scontro faccia a

faccia, autoconclusivo, è più civile rispetto alla rappresaglia programmata sottobanco dei membri

della famiglia dell’offensore. Oltretutto il duello è strettamente regolamentato. Deve avvenire: 1)

fra parigrado; 2) sotto richiesta scritta e motivata.

L’offesa si poteva raccogliere solo se a commetterla era stato uno dello stesso ceto sociale. Per

uno di ceto inferiore, non ci si abbassava a fare il duello. Ciò non toglieva comunque che potesse

“scapparci il morto”, a tradimento. Il Concilio di Trento è la prima istituzione a condannare la

pratica del duello.

La donna da parte sua, per limitare al massimo lo scatenarsi di duelli, non doveva esporre la

famiglia a critiche e doveva difendere il proprio onore. La donna doveva in sostanza resistere alle

avances. Da questi presupposti si capisce come fossero frequenti gli stupri e i figli illegittimi.

Spesso se una figlia rimaneva incinta prima del periodo matrimoniale, sua madre fingeva davanti

alla società che il bambino fosse suo e non della figlia.

“case

Le donne rifiutate dalla famiglia si recavano presso le della giovane”, ricoveri dove erano

ospitate per il periodo della gestazione e dove potevano lasciare il bambino indesiderato.

Come avveniva la contraccezione? La pillola venne introdotta in Italia solo nel 1961; nel 1965 si

poteva prendere con prescrizione medica ma solo a scopo terapeutico e non anticoncezionale.

Prima le donne si introducevano sterco e paglia nella vagina a mo’ di diaframma.

Nel 1971 viene abrogato l’articolo del codice PENALE che vietava la propaganda e l’utilizzo di

qualsiasi mezzo contraccettivo. Nel 1976 lo stesso succede per la vendita della pillola in

“anticoncezionale”,

farmacia: da lì in poi doveva riportare la dicitura prima non si poteva.

La mentalità dell’amore ufficiale era quella dell’amor cortese. Nei fatti diremmo proprio che non

avveniva così. Si pensi solo a Enrico VIII.

D’altronde l’iconografia dei tempi non ci aiuta. Le donne ritratte sono solo donne nobili o

ricchissime, quindi inquadrate nelle logiche formali dell’amor cortese. In tempi più recenti, l’alta

borghesia era sottoposta alle stesse logiche.

Le donne non erano bellissime. Soprattutto quelle che lavoravano e invecchiavano molto prima.

Iconografia tradizionale della donna era la maternità e in particolare la Madonna col bambino.

Il destino della maggior parte dei bambini era però quello di lavorare con scarso accudimento

materno. La madre preparava solo i bambini a un futuro in cui lei sarebbe stata assente e loro

avrebbero dovuto imparare a farcela da soli.

Le uniche donne che non lavoravano erano le ricche e le mendicanti. Le mendicanti erano in

genere vedove o inabili che non potevano sopravvivere unicamente del proprio lavoro. 9

V. vicenda di Artemisia Gentileschi. In pittura l’offesa della donna si trasmetteva con le allegorie

di Susanna e Lucrezia.

Lo stupro di massa, come accade in alcuni luoghi tuttora, era anche un modo di umiliare un

popolo.

Adesso parliamo del tema del corso. Primo punto: DESIDERARE il bello.

Si può desiderare per motivi puramente estetici. Certamente il desiderio del bello, in età

moderna, è meno diffuso e meno livellato di quello attuale. La civiltà europea era

prevalentemente contadina e aveva un’idea di bello molto più semplice, più popolare.

Il bello che noi studiamo è quello commissionato dalle persone più abbienti.

Comunque questo status di cose si mantiene fino agli anni Sessanta. Nel 1951 gli occupati in

agricoltura erano il 43,9%; nel 1969, il 19%. Nel 1951 gli occupati in industria erano il 29,5%;

nel 1969, il 42,2%.

Com’era l’Europa in età moderna? Le città erano pochissime. Avevano tra 100 000 e 200 000

abitanti. In Italia, alla fine del XVI secolo, città del genere erano Milano e Venezia; con più di

200 000 Napoli, Parigi e Costantinopoli.

All’alba del XVII secolo fino a 200 000 abitanti c’erano Milano, Venezia, Eoma, Palermo,

Amsterdam, Lisbona, Siviglia; di più di 200 000 Londra, Napoli, Parigi, Costantinopoli.

Alla fine del XVII secolo fino a 200 000 abitanti Milano, Venezia, Roma, Palermo, Amsterdam,

Madrid.

La città era sede di ceti sociali elevati. C’è differenza tra ceto e classe. La classe sociale

comprende quanti esercitano la stessa funzione economica e godono di un certo livello di reddito

“Il

(terminologia introdotta da capitale” di Marx). Il ceto, termine da utilizzarsi in epoca

moderna, comprende persone accomunate per nascita; ruolo ricoperto nella vita pubblica (NON

nel processo economico! Si pensi che c’erano nobili poveri); prestigio; privilegi.

I ceti che detengono il potere e, in genere, sono capaci di maggiore spesa, sono anche

committenti, proprietari e fruitori di prodotti artistici. Proprietà e committenza sono diverse (si

pensi alle chiese).

Studiamo il motivo della nobiltà. La nobiltà è un ceto NON uniforme.

Alla nobiltà appartengono i regnanti; le rispettive consorti; i militari di corte o comunque la

nobiltà di spada; i gentiluomini e le gentildonne che non hanno un vero e proprio titolo nobiliare,

ma magari hanno acquisito qualche merito.

Quantifichiamo la nobiltà -escludendo le case reali. Rivestiva l’1% della popolazione europea

(intesa al di qua del fiume Elba).

Era così distribuita: 1% in Francia (sovrastimata); in Svezia 0,5%; in Spagna 7-8%, per maggiore

predisposizione a concedere titoli nobiliari.

L’origine della nobiltà europea dalla metà del XV sec. alla metà del XIX sec. è diversificata.

Nella fase iniziale ad avere i titoli nobiliari sono coloro che la ottengono per prestazione militare;

dunque è una nobiltà di origine feudale.

In Italia la nobiltà veniva conferita anche per il patriziato comunale di età medievale (all’origine

delle Signorie).

Patriziato e nobiltà non coincidono. Il patrizio può essere nobile, ma non necessariamente; il

nobile può essere patrizio, ma non necessariamente. Essere patrizio era molto difficile.

La nobiltà doveva essere riconosciuta dal re; il patriziato dai cittadini. Giovedì 3 marzo 2016

Nobiltà e patriziato sono conferite in tempi diverse. 10

Le repubbliche sono guidate dai ceti patrizi (v. Repubblica di Genova), che non sono state

nominati da sovrani italiani né stranieri. Formalmente sono ceti paritetici e non hanno una corte.

I patrizi genovesi hanno feudi in altri Stati.

I nobili occupano gli altri livelli dell’esercito o sono presenti nella burocrazia.

In alcuni momenti gli eserciti sono composti da mercenari, soprattutto svizzeri e irlandesi. I

comandanti in genere sono invece nobili o aspiranti alla nobiltà.

Gli occupati nella burocrazia possiedono istruzione e molto denaro.

L’ufficio burocratico è sempre fonte di rendita. D’altronde istruzione e denaro sono le premesse

per ottenere la nobilitazione. “servigi

I criteri di concessione della nobiltà, per tutta la durata dell’Ancien Regime riguardano i

resi alla corona”: ad es, per garantirsi un’espansione territoriale, il sovrano può chiedere a

ricchissime famiglie un prestito necessario a intraprendere una guerra. In conseguenza di questo

prestito, puòaccadere che il prestito NON venga restituito, ma in cambio, a costo di un secondo

pagamento, viene concesso il titolo nobiliare. “pubblico

Dopo la Restaurazione (1815), il titolo nobiliare viene concesso per il bene”, ossia se

“sfamano

le private famiglie, in momenti di crisi, il popolo”.

Tra i temi ricorrenti nella cultura delle corti troviamo virtù; onore; servizio alla donna; canzone

d’amore; epica cavalleresca.

Esiste molta trattatistica legata all’ambiente di corte. Vediamo le corti italiane nel primo

“Il

Cinquecento. V. Baldassarre Castiglione, cortegiano”, 1528. Scritto un anno dopo il Sacco di

Roma, vero e proprio spartiacque nella storia moderna. La mentalità è profondamente mutata.

Il perfetto cortigiano non è più un uomo d’armi: non è un barbaro, un lanzichenecco, uno che è in

grado di saccheggiare una città come Roma.

Questo perché deve possedere altre qualità, che derivano da una tradizione diversa da quella

nobiliare-feudale, ossia dall’Umanesimo CIVILE.

Tale tradizione per ora c’è solo in Italia.

Il perfetto cortigiano deve dissimulare la fatica che fa e comportarsi come se tutto ciò che fa gli

venga naturale, comprese le maniere civili. C’è quindi un invito all’autocontrollo, alla civiltà, al

dominio di sé. “Dialogo “è

Giambattista Possevino dice nel dell’onore" che la nobiltà una delle cose che sono al

mondo e che fa qualche differenza tra gli uomini”. Continua commentando cosa siano le

“strumento

ricchezze: di disporre meglio gli spiriti, potendo i ricchi usar di buone vivande le

“i

quali poi fanno gli spiriti più sottili e più atti ad imprender virtù”. In soldoni: soldi fanno la

“a

felicità”, o pancia piena si ragiona meglio”.

La trattatistica di questo tipo ragiona anche di economia domestica, cioè sul rendere felice e

conservare la casa.

I problemi riguardano l’amministrazione del patrimonio; l’educazione dei figli; la sorveglianza

del personale di servizio.

Un modo con cui il nobile si deve occupare del lustro della sua casa è anche la scelta della

moglie. La consorte deve essere altolocata, dello stesso ceto se non addirittura più alto.

“oggettiva”,

I nobili potssono essere sia ricchi che poveri. La povertà, poi, può essere sia sia

“percepita”. “Percepita” nel senso che il nobile che ne è colpito può essere benestante

relativamente alla società, ma i suoi averi non gli bastano per far fronte al decoro e alle esigenze

di un casato nobile. “veri “poveri

, a Bologna si parla di poveri” e vergognosi”. I primi non hanno i beni di prima

necessità; i secondi sono ricchi decaduti, che magari oggettivamente stanno bene, ma non

possono più permettersi lo sfarzo della vita precedente. 11

Dobbiamo valutare che nel Cinquecento e nel Seicento il problema dell’apparire è

psicologicamente pressante, molto più di adesso. L’abito fa il monaco. Quindi anche il vestire,

l’accessoriare, è considerata una spesa di prima necessità.

“La nobiltà si vede nel luccicare dei gioielli e delle sete, si tocca sulle carrozze e negli androni

dei palazzi, si gusta nei cibi elaborati”. Chiaramente nemmeno un nobile può comprare la salute,

ma quasi questa condizione passa in secondo piano.

Più importanti sono abito, abitazione, mezzzo di trasporto, servitù e banchetti.

Vediamo come sono le corti dei vari Stati sul finire del Cinquecento.

In Italia la nobiltà ha origine ANCHE dal patriziato comunale legato al mondo delle lettere e

delle arti. Naturalmente le varie generazioni sentono di dover proseguire con questa tutela delle

arti.

Su 532 letterati italiani nati tra il 1456 e il 1660, 338 sono nobili. Nell’Accademia dell’Arcadia

fra il 1690 e il 1728 è consistente la presenza nobiliare.

Vediamo in Austria e Inghilterra. Dare a qualcuno del letterato è un insulto (nel senso, ai non

addetti del mestiere, tipo Shakespeare). L’uomo, il gentiluomo ha il mestiere della guerra.

I nobili hanno dunque rudimenti di lettura, scrittura e religione; più che altro si dedicano a caccia

di cervi, per il piacere di ucciderli e vederli sanguinare.

Vediamo in Francia. Gli uomini ricchi che aspirano alla nobilitazione seguono soprattutto nel

corso del Seicento il modello italiano. C’è uno stretto legame fra cultura letteraria e scientifica e

ceti nobiliari.

Dunque si diffonde un modello internazionale del nobile, ma solo nel corso del Seicento. Il

modello è molto vicino a quello elaborato in Italia nel corso del Cinquecento. I centri di

irradiazione della cultura nobiliare sono Roma, Madrid, Londra, Vienna, ma soprattutto

Versailles, che infatti diffonde il francese come lingua sovranazionale.

Il modello di nobiltà francese si impone nel Settecento.

Esistono però forme collaterali di aggregazione nobiliare. Ad es. l’aggregazione dei Cavalieri di

Malta o Ospitalieri di San Giovanni o Gerosolimitani (= di Gerusalemme). L’appartenenza a

“guarnizioni”,

questo ordine è denunciata dall’abbigliamento: croci, gioielli etc.

Questo ordine è il più importante luogo di integrazione delle nobiltà europee.

L’antico lignaggio, indispensabile per entrare, esclude padre notaio o mercante; per gli italiani

bisogna essere nobili da 200 anni.

Altro ordine di congregazione nobile è quello dei Gesuiti. Rivestono un ruolo importantissimo

nel rendere omogenee le nobiltà dell’Europa Cattolica in Antico Regime.

“seminaria

I collegi di educazione istituiti dai Gesuiti si chiamano nobilium” e sono riservati

ESCLUSIVAMENTE ai nobili.

In questi collegi si trasmettono i valori caratterizzanti l’ideologia del gentiluomo; i giovani

vengono addrestati al comportamento nobiliare. Ciò significa che tutti i membri di una corte

devono avere la stessa educazione.

I valori propri del gentiluomo includono il culto dell’onore; la passione per la genealogia e

l’araldica; l’arte mondana del ballo; la musica; l’equitazione; la scherma. Lunedì 7 marzo 2016

I GESUITI

I convittori dei collegi retti da gesuiti provenivano da aree geografiche anche lontane tra loro.

Ad es. uno dei più presitgiosi era il San Francesco Saverio, che nei secc. dal XVII al XVIII

contava tantissimi iscritti dalla Repubblica di Venezia e dallo Stato della Chiesa.

LA STRUTTURA FAMIGLIARE 12

“maggiorasco”,

La trasmissione del patrimonio avveniva secondo la legge del ossia al

primogenito. Idem avveniva per il titolo nobiliare.

Esistevano istituti giuridici che regolavano e seguivano passo passo queste trasmissioni.

Ovviamente il problema riguardava i ceti alti (nobili).

Il fedecommesso era un istituto giuridico in base al quale chi aveva un patrimonio poteva

decidere se vincolarlo in tutto o in parte. In sostanza si poteva decidere quali beni erano

inalienabili, ossia non vendibili dai successori: li si vincolava con un atto notarile.

Contravvenire a queste disposizioni significava macchiarsi di reato e andare incontro a esproprio

e condanna a morte.

Se non c’erano figli maschi, la linea di successione era stabilita sempre tramite un atto notarile.

I beni si potevano svincolare previa autorizzazione dello Stato. La motivazione doveva essere

fondata. La richiesta era sottoposta a giudizio. La domanda era a pagamento.

Il primogenito doveva conservare nello splendore la famiglia. Doveva cioè provvedere al

mantenimento della propria famiglia; dei fratelli celibi; della madre vedova, se non risposata;

delle sorelle; degli zii e delle zie dal lato paterno; dei fratelli e delle sorelle illegittimi (anche

quelli riconosciuti in punto di morte, che però non entravano nell’asse ereditario! Così come i

celibi) riconosciuti dal padre.

Per provvedere al sostentamento dei fratelli li si faceva sposare (ad es. con la figlia di un nobile o

di un ricco finanziere/mercante. Le figlie femmine erano un grande onere per qualunque ceto

sociale: la sposa doveva SEMPRE avere una dote. Chi non la aveva non poteva andare nemmeno

in convento, finiva in strada).

L’accasamento con un nobile era una fonte di reddito incredibile. Questo perché in seguito al

matrimonio si creava un circolo favorevole per le relazioni economiche.

La dote era una garanzia per la donna. La dote doveva essere investita. In caso di vedovanza la

dote era restituita, maggiorata degli interessi (aumento dotale), al padre della ragazza, che

avrebbe così provveduto alla figlia. Prima del matrimonio, di fronte a un notaio, era fissata la

quota della dote col relativo tasso di interesse. Se la dote non era in denaro, ma in beni immobili,

il contratto era stipulato alla presenza di tutti gli atti notarili che certificavano il possesso e la

rendita di un bene.

Un altro modo di provvedere il sostentamento dei fratelli era avviarli alla carriera militare, anche

se questo a priori comportava delle spese.

Un ultimo modo era l’avvio alla carriera ecclesiastica. Anche questo costava moltissimo: ad es.

la semplice nomina a canonico, per cui bisognava far arrivare una pergamena da Roma, costava

tantissimo. Tuttavia era un investimento meno oneroso rispetto a far sposare anche questi fratelli

e mantenerli nel lusso.

Per provvedere al sostentamento delle sorelle, una la si faceva sempre sposare e si imbastiva una

“dote

dote. La dote, come abbiamo detto, si imbastiva anche per la carriera monastica, o

spirituale”. Questa costava circa 1/6 rispetto alla dote matrimoniale. C’erano regole ben precise

sugli arredi da predisporre già nella dote. Ad es. il corredo per la cella era sfarzosissimo rispetto

a come ce lo immaginiamo noi. Si portavano tessuti, libri e quadri, posate d’argento etc. C’era un

po’ di ipocrisia: le monache dovevano fare voto di povertà, ma arrivavano in convento con un

armamentario costosissimo. Però, appunto per il voto di povertà, non potevano spendere altri

soldi per sostituirlo con un corredo più semplice.

Il microcosmo conventuale rispecchiava le gerarchie del mondo esterno.

Siccome la clausura era una scelta imposta, le suore spesso non si adattavano del tutto allo stile

“sale

di vita del convento: potevano avere figli, che partorivano nelle parto per celate” e che

lasciavano in orfanotrofio, ovviamente viziati delle ricchezze tipiche del loro ceto sociale. 13

Le donne nobili laiche spesso potevano godere di un ottimo grado di istruzione. è molto difficile

trovare documentazione relativa a queste donne: spesso le lettere di queste signore erano

sottoposte a censura; le donne non potevano occuparsi ad es. di politica, esprimere dei giudizi.

Le donne laiche erano però perlopiù istruite sulla buona gestione della casa.

“viduale”:

Le vedove potevano rimanere in famiglia allo stato non si risposavano e

beneficiavano del patrimonio del marito, però gestito da altro uomo. Nei testamenti venivano

“dilettissime”.

chiamate In alternativa potevano risposarsi col beneplacito del successore; oppure

andare in convento, sempre portando una cospicua dote, ma se ad es. la donna aveva figli era

“testamento”,

raro che prendesse questa strada. In questo caso però stipulava una specie di

faceva un inventario di tutti i suoi beni: parte dei beni li lasciava a casa; altra parte sarebbe

andata in eredità al convento, alla sua morte.

La nobiltà era in ogni senso un ceto privilegiato. Per tutto l’Ancien Regime gode di una serie di

esenzioni fiscali.

Questo può far pensare che si trattasse di un ceto parassitario e non operoso (v però differenza tra

tassa e imposta).

In verità era gente che a modo suo lavorava parecchio. Avevano dei costi di gestione non

indifferenti; inoltre qualcosa lo dovevano sempre destinare ai poveri.

V. studio condotto sul Conte Gian Mario Andreani, residente fino al 1831 nel palazzo

dell’attuale biblioteca Sormani.

è una testimonianza rarissima perché in genere i documenti contabili venivano buttati via.

“Mastro”,

Non sappiamo quali fossero però le entrate. Manca il libro tradizionale quaderno in cui

venivano registrate entrate e uscite della famiglia.

Questo conte visse neanche al vertice della ricchezza milanese del tempo (200 000 - 300 000 lire,

patrimonio vantato da queste famiglie. Carlo Archinto; Antonio Greppi; Pompeo Giulio Litta

Visconti Arese; Giovanni Battista Mellerio; Giorgio Trivulzio. Greppi era bergamasco di

recentissima nobilitazione).

Una fonte di ricchezza per lo stato di Milano era il riscatto della tassa sul sale, assegnato da un

appaltatore in base al n° di capi famiglia e di capi di bestiame per nucleo famigliare. Dalla

riscossione di questa tassa, alcuni soldi andavano allo Stato; altri se li teneva l’appaltatore come

“piove

stipendio. Tanto che ancora oggi si dice governo ladro” in memoria di questi appaltatori

che bagnavano il sale per farlo pesare di più e guadagnare di più.

I dazi c’erano su altri beni di consumo, come il tabacco.

Maria Teresa d’Austria, per arginare quelle che oramai erano diventate evidenti ruberie e dunque

sprechi, decise di regolamentare questa pratica congedando gli appaltatori e concedendo in

cambio la nobiltà.

Altra nobiltà (39 contribuenti) aveva un reddito tra 50 000 e 125 000 lire. Erano i contribuenti

più facoltosi del Dipartimento d’Olona. Essi spendevano il più dei soldi nella gestione delle

proprietà fuori Milano. Un’altra consistente voce di spesa erano i debiti con interesse che il

nobile doveva restituire alla famiglia della moglie, che magari per qualche spesa concedeva un

prestito. “reali”,

Quando è possibile dovremmo tradurre in termini relativizzati, gli importi monetari che

troviamo nei documenti. “riforma

Vediamo quanto valevano sulla carta 166.378 lire, prima della del pubblico impiego”

del 1771, che prevedeva la presenza di concorsi o di scrittura di un trattato per accedere alle

cariche pubbliche più alti e che finalmente convertiva gli stipendi in salari UNICAMENTE

monetari. Prima si poteva pagare anche in beni materiali. La riforma riguardò unicamente

dipendenti statali. 14

Vediamo questa famiglia con un reddito annuale di 166.378 lire, che non aveva figli, ma un

fratello spendaccione e una sorella monaca.

Un prefetto guadagnava all’anno 11.506 lire: questa fam. spendeva all’anno l’equivalente di 15

anni di lavoro di un prefetto.

Un capo divisione di un Ministero guadagnava 4.600 l’anno: in un anno la fam. considerata

spendeva lo stipendio della sua intera vita lavorativa.

Vediamo come si spendevano i soldi per le proprietà fuori Milano. Nella stessa famiglia, la

festione di 3 proprietà comportava il 28,8% del patrimonio.

In paragone, 4 anni di lavoro del prefetto.

Il mantenimento del patrimonio immobiliare comportava spese proprio di mantenimento fisico;

altri costi le comportavano le tasse (Maria Teresa aveva introdotto il Catasto e le imposte sulla

casa anche per i nobili, operazione che richiese più di sessant’anni. Ciò le comportò un

“carta

incredibile discredito: mandava gli agrimensori a farsi redigere una d’identità” di ogni

terreno e si pagava per il reddito POTENZIALE di quel terreno. Questo incoraggia una

produttività incredibile nel nord Italia).

Altri costi erano rappresentati dalla gestione dell’attività. Dunque acquisto di bestiame e sua

stabulazione, seme dei bachi (si comprava anche lo zolfo per fare i bagni in cui sciogliere i

bozzoli), piantoni per il sostegno della vite, manutenzione di stalle e di rogge.

martedì 8 marzo 2016

I teatri antichi erano dei piccoli appartamentini, con angolo cottura, gioco d’azzardo, amanti.

I soldi si spendevano anche per debiti di gioco e regali per amanti.

Le spese comprendevano anche opere d’arte che davano lustro alla famiglia.

Il fedecommesso doveva essere firmato dal notaio e oltre alla firma doveva esserci la

“matricola”, praticamente l’atto di iscrizione all’albo dei notai.

Negli atti notarili bisognava prevedere capitolazioni finanziarie da parte degli eredi (crimini;

confisca dei beni). Il vincolo serviva a scongiurare anche questo pericolo.

Inoltre con questo atto notarile ci si proteggeva dalla dispersione del patrimonio: se l’erede era

un criminale o una femmina, il patrimonio finiva ai rami cadetti. Questi atti notarili erano

costosi. Tuttavia si poteva benissimo svincolare il patrimonio. Queste documentazioni sono

confluite negli Archivi di Stato.

Le terre del Nord Italia erano fertili perché fin dal Medioevo, ad opera dei monaci, erano stati

scavati canali e rogge per l’irrigazione.

Le stalle erano quasi tutte pavimentate in cotto.

Le proprietà fuori Milano dei nobili avevano personale residente nelle proprietà stesse, a prezzo

di un affitto. L’affittuario a sua volta subaffittava e poteva avvalersi di personale avventizio.

L’affittuario pagava al signore un canone e si impegnava a far fruttare un terreno.

Il contratto di affitto prevedeva che il terreno che veniva affittato dovesse essere restituito

migliorato rispetto alle condizioni originarie.

Nel contratto d’affitto è scritto in modo dettagliato quali colture l’affittuario deve applicare.

L’affittuario doveva attenersi a queste prescrizioni. Eventuali cambiamenti dovevano essere

concordati col proprietario. Ad es. sia l’affittuario che il padrone potevano aggiornarsi o

prendere personale specializzato per decidere su quali ambiti di agricoltura e allevamento e

investire. Spesso punto di riferimento era la Svizzera.

Ammortamento dei mutui e oneri passivi: gli oneri passivi erano gli interessi da pagare su mutui

e prestiti; oppure i vitalizi (per la moglie, per le figlie e i figli impegnati in carriera monastica). 15

Ménage della famiglia Spese consistenti erano rappresentati da tavola; guardaroba; scuderia;

vestiti e parziali del conte; arredamento della contessa.

I costi della residenza di città erano costi di manutenzione e di modifiche.

Il palazzo nobiliare aveva circa una sessantina di vani. La manutenzione comprendeva il

riscaldamento; la manutenzione degli edifici e del giardino.

Tre stanze di palazzo Sormani, modificate recentemente per moda, contengono opere di pittura

di Francesco Provano e Giovanni

L’arredamento era nuovo; usat; adattato. Costosissimi erano i tessuti. Il lampasso costava un

sacco. 1,80 m di lampasso costavano 32,28 lire. Un mese di lavoro di uana donna di serizio.

“salariati”.

Il personale di servizio andava sotto il nome di Il personale era pagato ogni settimana.

Personale ocasionale.

Altri operai erano pagati ogni 4-6mesi. Il maggiordomo era un personaggio di altro profilo.

Anticipava soldi per le spese di tutta la famiglia. Coordinava gli altri operai. Era pagato 90 lire al

mese.

Altro personale lautamente pagato era il cuoco. I cuochi erano una delle colonne portanti delle

case signorili, es in presenza delle armate francesi.

Personale pagato ogni 4-6 mesi erano ragionieri, segretari e architetti.

Le spese per il guardaroba avevano le voci: biancheria per la casa; vestiario per il personale di

servizio. L’uso della tovaglia e del tovagliolo veniva imposto alla servitù. Così come le lenzuola.

Si creava lavoro anche attorno alla predisposizione delle fibre.

Vediamo i costi di cibo e arredo della tavola -no biancheria. Ricopriva l’8,4% della spesa totale.

In soldoni 13.936 lire: più di un anno di lavoro di prefetto; tre di un capo divisione di un

ministero; quattordici di un commesso. Le stoviglie erano raffinatissime, in terraglia, argento e

cristallo di Boemia.

Il cibo comprendeva sempre pane; carne; insaccati (Emilia Romagna, Toscana); condimenti (olio

ligure o toscano; burro delle stalle proprie); frutta fresca (da consumare o lavorare in conserve, v.

“frutta di riviera”, cioè agrumi solitamente siculi che passavano per il porto di Genova); frutta

“droghe”

secca (usata per i dolci e come cibo quaresimale); (spezie e aromatizzanti); dolci

(ciambelle, cioccolato -sia liquido che in tavoletta-, panettone in forma veneziana); vini (spesso

Bordeaux e Tocai, conservati in cantine); distillati (usati anche come disinfettanti. Acquavite

soprattutto); caffè.

Vediamo provenienza e pagamento del cibo. I mercati erano già internazionali. Le fonti però

potevano anche essere dei singoli, es parenti che vivevano all’estero e che si facevano pagare

l’intermediazione. La forma di pagamento in questo caso comprendeva anche il baratto;

altrimenti il pagamento perveniva per tramite del banchiere personale.

Vediamo la condizione della contessa. Da contratto matrimoniale, il marito le assegnava 3000

lire l’anno, spesso in due rate, e poteva spenderli come voleva -anche prestarli all’interno della

famiglia con un tasso d’interesse. Le sue spese riguardavano igiene e cosmesi (cipria, sandalo);

visite mediche; biglietti a teatro; posto alla Scala; posto fisso in chiesa.

Le spese del conte erano diverse. Ancora igiene e cosmesi; ma poi abbonamenti a riviste

(acquistate a fascicoli e rilegate poi dal rilegatore); libri (l’uomo provvedeva alla biblioteca della

famiglia); biglietti per il teatro; posto alla Scala; associazioni culturali.

Vediamo abbigliamento e accessori. Siccome nel 1813 dettava legge la moda francese, i vestiti

più importanti erano acquistati all’estero. Il resto erano realizzati dai sarti locali, che però per

avere un’aria più chic si facevano chiamare alla francese.

I capi da cerimonia erano realizzati su precisi modelli, inderogabili. Spesso c’era uno strettissimo

dress code ufficiale. Il tramite della moda parigina era Torino. 16

Vediamo i mezzi di trasporto. Erano composti da cavalli e carrozze.

Studiamo ora la vita della sorella Daria, una monaca. Le sue spese prevedevano offerte a

monache e seminaisti; mance durante le feste del paese. Daria doveva vivere potendosi pagare il

servizio di lavanderia; possedeva due fili di perle; seta per il pizzo; nastro di seta rosa per le

guarnizioni; manteca (fondotinta che rovinava la pelle perché conteneva biacca) e cipria; cinque

paia di scarpe in seta e cuoio; un paio di scarpe ricamate. giovedì 10 marzo 2016

LEZIONE ALL’ARCHIVIO DI STATO

Alcuni materiali di archivio possono essere messi a disposizione del pubblico solo dopo lassi di

tempo precisi (quarant’anni, settant’anni).

Il palazzo d’Archivio è stato costruito tra il Seicento e il Settecento per ospitare il Collegio

Elvetico. Nacque per iniziativa di Carlo Borromeo e successivamente fu seguito dal cugino

Federico. La facciata è ondulata perché prima ci passava un naviglio.

: il collegio fu occupato dagli studenti.

Fine del Settecento: il palazzo diventa sede di altri istituti.

-14: il palazzo diventò sede del Senato del Regno d’Italia.

: padiglion dell’arte all’Expo,

: sede definitiva dell’Archivio di Stato.

Agosto 1943: bombardamenti.

“archeion”, “luogo

ARCHIVIO --> da del governo”. L’Archivio appartiene anche a enti;

famiglie; singole persone.

Ogni archivio atttraversa fasi di vita più o meno regolamentate.

) ARCHIVIO CORRENTE: ossia in costruzione, documenti che si possiedono sul momento

presente e hanno validità immediata.

) Si scarta ciò che non è necessario e si conserva ciò che per un po’ può servire; ARCHIVIO DI

DEPOSITO. Successivamente si può aggiungere qualche materiale allo scarto.

) Il materiale che sopravvive ad ogni scarto diventa ARCHIVIO STORICO.

L’archivio di Stato è naturalmente un archivio storico ed è organo periferico del Ministero dei

Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

In Italia esiste ca. un archivio di Stato per ogni provincia. In totale sono ca. un centinaio.

Esistono comunque anche per altre città, non province, sezioni di archivio di Stato.

Gli archivi di Stato conservano archivi degli stati preunitari; archivi storici degli uffici statali;

archivi degli uffici giudiziari.

Alcuni materiali vengono liberamente donati o concessi in deposito all’archivio di Stato da parte

dei privati.

L’archivio di Stato di Milano conserva 40 km lineari di scaffali; più di 180 000 unità

(contenitori); 150 000 pergamene, tra cui quella più antica su territorio italiano; il materiale

spazia dall’VIII al XX secolo.

La pergamena più antica è del 721 d.C.

I documenti conservati includono documenti prodotti dalle varie dominazioni straniere;

documenti degli ordini ecclesiastici soppressi, etc.

“archivio”

V. sito dell’archivio di Stato. La parola indica sia il luogo, sia i fondi, ossia l’insieme

della documentazione prodotta, accumulata e usata organicamente da qualcuno nello

svolgimento delle proprie attività.

I documenti vanno indicati col num. della cartella del fondo da cui sono stati prelevati. 17

Il contenuto dell’archivio di Milano vanta i documenti delle corporazioni religiose soppresse dal

1769 (soppressi per scarsità di partecipanti o per inutilità sociale). Alcuni documenti sono di età

“Fondo

napoleonica, in particolare del di religione” istituito nel 1787, che si occupava di

incamerare i beni lasciati da quegli ecclesiastici che si dovevano ora secolarizzare.

La documentazione riguarda la conservazione e la liquidazione del patrimonio degli enti

soppressi. Un documento interessante è una pergamena del XV sec che raffigura i beni concessi

dall’imperatrice Adelaide ad alcuni chierici.

Gli archivi delle corporazioni religiose soppresse vennero concentrate nell’”Archivio generale

del fondo di religione”. Siccome la documentazione era sterminata, gli addetti a questo fondo

decisero di isolare gli ormai datati documenti in pergamena, confluiti nel sotto-archivio

“Archivio diplomatico”, che negli anni diventò un pastiche di documenti che erano in pergamena

ma spesso riguardavano altri contenuti. Successivamente ci fu una seconda scrematura e le

“museo

pergamene più antiche vennero raccolte nel diplomatico”.

“Cartola

V. pergamena dal Museo Diplomatico, de accepto mundio”: doumento notarile che

“mundio”,

attesta il passsaggio di denaro da due fratelli a una sorella. La protezione maschile, il

era stato qui effettuato per dare una minima garanzia alla sorella, che aveva contratto un

matrimonio svantaggioso con un servo. La pergamena è datata al 12 maggio 721 e siglata a

Piacenza.

L’Archivio diplomatico comprende: museo diplomatico; pergamene per fondi; diplomi e

dispacci sovrani; bolle e brevi; autografi; cimeli, miniature, sigilli; comuni; famiglie etc.

Una delle pergamene per fondi è una rinuncia da parte di due fratelli di tenersi dei terreni che

prima appartenevano alla chiesa di S. Giorgio al Palazzo.

: l’archivio del fondo di religione confluì nel Collegio dei Gesuiti di p.za San Fedele, dove dal

1721 c’erano già gli archivi governativi, prima al castello (unione atti governo Visconti e Sforza.

Dei Visconti ci rimane pochissimo perché nel Quattrocento ci fu una rivolta popolare che fece

iconoclastia delle documentazioni viscontee. Ad es. di alcune carte che annotavano l’obbligo di

alcuni cittadini di pagare determinate tasse).

In S. Fedele arrivarono man mano sempre più archivi.

: il direttore dell’archivio si accorse che pure S. Fedele era piena.

La sede fu individuata nel palazzo del Collegio Elvetico e lo spostamento fu ultimato appunto

nel 1866.

Gli archivi notarili arrivarono nel 1944.

V. papiro del VI sec. di Ravenna, arrivato attraverso una donazione di un collezionista

“cimeli”.

ottocentesca. Rientrò automaticamente nella collezione dei

Nei diplomi e dispacci sovrani troviamo una enorme pergamena su una esenzione da dazi e

gabelle concessa da Federico Barbarossa all’ospedale di Mantova. C’è un buco in

corrispondenza del sigillo imperiale. Interessante anche per il monogramma imperiale. Il

documento era prodotto dalla cancelleria imperiale e confermato con solo un tocco

dell’imperatore.

Nell’archivio bolle e brevi troviamo una bolla papale con sigillo di cera appeso esternamente con

un cordino.

Nel fondo visconteo-sforzesco troviamo un sacco di documenti. Nel 1450 ci fu un matrimonio

tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza. In un cimelio troviamo un piccolo libretto

“Codicetto

miniato, il di Lodi”, dove appare il ritratto dei duchi di Milano.

Un altro codice del 1450 è un’antologia di poesie morali di prod. medievale di Fazio degli

Uberti, con miniature sulle personificazioni dei visti. Appartiene alla coll. Galletti.

Ludovico il Moro divenne duca di Milano nel 1494. 18

Un altro cimelio è una enorme pergamena del 1530 siglata e sigillata da Carlo V. Il sigillo è

conservato in una cassa di oro massiccio. Il documento riguarda l’approvazione dell’investitura

di Francesco II Sforza a duca di Milano.

Gli austriaci nella loro dominazione milanese furono i primi a decidere di organizzare i

documenti in modo tematico. Autore di questo lavoro fu ...

Una delle materie di questa riorganizzazione era l’Annona. V.grida spagnola del 1630 da parte

del Gran Cancelliere che autorizza la libera produzione di pane in casa. FIno a poco prima era

vietato, l’autorizzazione era concessa solamente ai prestinai. Prima di questa grida chi venisse

sorpreso a fare il pane in casa sarebbe stato arrestato.

Una causa di morte frequente nel Seicento erano i roghi, specialmente per le donne, spesso

accusat di stregoneria.

Seguì un’epoca più organizzata e razionale. Maria Teresa d’Austria mantenne e incoraggiò

l’invenzione del padre, ossia l’utilizzo del catasto (un censimento delle terre coltivate).

L’archivio conserva anche documenti di tipo non cartaceo. Es. campioni di tessuto della

manifattura Linussio di Tolmezzo.

In epoa napoleonica vennero prodotti e conservati centinaia di documenti. V. ritratto della sorella

Paolina, appartenente alla fam. Clerici, depositato in archivio dal 1980.

V. Guida degli archivi di Stato italiani per capire dove potrebbero trovarsi precisi documenti.

Durante il Risorgimento le forze di polizia degli stati preunitari sorvegliavano i cittadini. Es. foto

di un’attrice , Adelaide Ristori, a favore dell’unità d’Italia.

V. documenti del processo a Maroncelli e Silvio Pellico: c’è un fogliettino scritto da Pellico con

il proprio sangue.

Dall’Unità d’Italia a oggi la mole dei documenti trasmessi è in continua crescita. Ne fanno parte

ad es. figurini che ritraevano la divisa militare/delle banse mandate au cpi

V. documentazione dei distretti militari (liste di leva e ruoli, con descrizione anche dell’aspetto

fisico).

L’archivio di Stato di Milano non conserva documenti genealogici. Le ricostruzioni possono

avvenire in modo indiretto, es se ci sono alberi genealogici riprodotti su documenti oppure se si

fa menzione di predecessori, eredi etc.

Durante il Fascismo si tenevano d’occhio i giornali. Quelli considerati da censurare venivano

trattenuti; oppure venivano modificati; se le buste comprendevano ritagli di giornali stranieri si

apriva un fascicolo su mittente e destinatario della lettera.

La prefettura schedava gli ebrei. Troviamo un documento interessante di un ebreo che chiedeva

allo Stato di non essere considerato tale.

Negli archivi della polizia troviamo anche fascicoli su persone che partecipavano a proteste,

scioperi etc. Questi documenti sono delicati perché possono mettere in discussione la privacy e

l’immagine di una persona o famiglia.

I documenti giudiziari sono moltissimi. Ci sono elenchi dei detenuti. Addirittura è schedato Mike

Bongiorno.

LACUNA 14-17 MARZO Lunedì 21 marzo 2016

ARCHIVI DI FAMIGLIA

Spesso possono essere disseminati tra varie sedi -a causa di parti degli archivi che finiscono sul

mercato antiquario.

La parte che si trova sempre negli archivi statali è l’araldica. 19

I documenti araldici servono per verificare se una data persona era nobile o meno -tante volte

poteva capitare che il titolo fosse unicamente millantato. La conferma si ha solo da un atto

notarile, redatto in seguito a un ordine del sovrano di fare una ricognizione dei nobili presenti sul

“tribunale

suo territorio. Esisteva addirittura un araldico”: era una sezione della giustizia dedicata

appositamente ai nobili.

La verifica araldica teneva conto di questi fattori: motivazioni della concessione del titolo

nobiliare; notizie biografiche qualora ci fosse allegata la documentazione di istruzione della

pratica.

Nel nostro paese i titoli nobiliari, teoricamente, sono decaduti dopo l’istituzione della

Repubblica; tuttavia, è proprio la Repubblica a concedere titoli di vario tipo.

“appoggiato”

Fino al Settecento, il titolo nobiliare era a un feudo (imperiale, concesso

dall’Imperatore, es. feudo di Milano agli Sforza, rapporto di vassallaggio diretto; oppure

“duca”).

camerale, cioè concesso da colui il quale detiene a Milano il titolo di

Le comunità infeudate su territorio milanese all’inizio dell’età spagnola erano 1200 (su territorio

di Milano, Lodi, Como, Pavia, Cremona, Val d’Ossola, Novarese, Vigevanasco, Alessandrino,

Tortonese). In età spagnola se ne aggiungono altre 400.

Con l’investitura feudale NON si cede il territorio: essere feudatario era diverso.

Si era feudatari di una comunità che risiedeva su un dato territorio. Alcune comunità potevano

essere riscattate, ad es. se la dinastia del feudatario si estingueva; se il feudatario commetteva

crimini; se il feudatario non aveva più interessi nel mantenimento di un feudo. A quel punto la

“pagare”

comunità doveva la propria libertà.

L’investitura feudale era una cerimonia sentitissima, perché riguardava la cessione di diritti e

garantiva atti di ossequio. I diritti erano onorifici e giurisdizionali.

Il Senato di Milano alla lunga intervenne per sorvegliare l’operato dei feudatari. Questa pratica

“abusi

venne introdotta nel Cinquecento, per evitare che si compissero d’ufficio” o al contrario

che la comunità del feudatario non rispettasse la sua autorità (era già gravissimo se non

suonavano le campane all’arrivo del feudatario in paese).

L’introduzione di questa sorveglianza comportò che il prestigio dell’essere feudatario venisse

deprezzato: il potere non era più spregiudicato. Addirittura ci fu chi si tenne il titolo e rinunciò al

territorio.

A lungo andare il feudo venne considerato solamente come mezzo per ottenere il titolo nobiliare

(l’iter era: investitura feudale; successivamente, e non per forza, concessione del titolo nobiliare).

“fare

In sostanza con la promessa della concessione di un titolo nobiliare, la corona riusciva a

cassa” e a dare in gestione a privati cittadini la gestione di un feudo.

V. Franco Arese Lucini, che ha lavorato nella Società Storica Lombarda e ha pubblicato un

elenco dei feudi e titoli nello Stato di Milano alla morte di Carlo II (inizio del Settecento). è un

documento completo di nomi di feudi, province, anno di infeudazione etc. I fondi di archivio poi

ricostruiscono la storia del possesso di un territorio. A Milano questa ricerca si può fare cercando

“regesti”

nell’Archivio di Stato di Milano il Fondo Feudi Camerali. Ci sono i (riassunti) dei

documenti anche sul sito internet. “Le

Esistono anche documenti sulle cariche nobili e sui pubblici uffici. V. supreme cariche del

DUcato di Milano e della Lombardia austriaca 1706-1796“. è stato redatto sempre da Franco

Arese Lucini, che ha fatto la stessa operazione per i prelati, i decurioni (una sorta di

vicesindaco).

Gli alberi genealogici sono a disposizione già da secoli. V quello compilato dal sig. Sitoni Di

Scozia, che dovette ricompilare il proprio albero genealogico per ottenere il titolo nobiliare, che

gli era negato in virtù di una sua discendenza da mercanti. 20


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher evycasini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Tonelli Giovanna.

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