Storia moderna II
La Francofonia nel Cinquecento
Il Cinquecento è il secolo in cui la Francia riesce a superare la crisi delle guerre di religione e porsi come modello politico per l’intero continente. Da quella che all’apparenza si configura come una crisi mortale, rinasce un paese più forte, destinato ad un ruolo egemone sul continente.
Vi sono poi gli altri paesi francofoni, che rappresentano delle possibilità alternative con cui confrontare le vicende storiche e politiche della Francia.
Un territorio avente un’alta concentrazione di persone francofone è il Nord America (New Orleans, Saint Louis, Detroit, Louisiana, Illinois). Vi sono inoltre il Senegal, il Marocco, l’Algeria, la Polinesia (Papua Nuova Guinea), l’Indocina (in Vietnam si usano caratteri latini), la Repubblica di Haiti, la Valle d’Aosta e alcune parti della Russia. Nel caso della Russia, in passato, la lingua francese era utilizzata in ambito diplomatico, così come il francese; gran parte delle classi altolocate delle società europee utilizzavano il francese come forma distintiva.
Nel Cinquecento la Francofonia si limita alla Francia e ai paesi limitrofi, al Canada (in fase embrionale) e alla Cayenna. Con la sconfitta nella Guerra dei Sette Anni (1763), la Francia perde l’India e i territori di Canada e Louisiana.
L’origine di questa Francofonia può coincidere con il Giuramento di Strasburgo (IX secolo). La città di Strasburgo si trova sul confine tra Germania e Francia; non è un caso che il giuramento bilingue avvenga nel cuore dell’Europa, in ricordo della tradizione romana e di quella barbarica. La situazione politica dell’epoca vedeva il dividersi del Sacro Romano Impero; i Franchi avevano un rapporto molto stretto con il Papato, essendo stati cristianizzati (486), mentre gli altri popoli barbarici seguivano l’Arianesimo. Nel corso del tempo, la dinastia dei Merovingi fu soppiantata dai propri maestri di palazzo, i Carolingi, che fermarono i musulmani a Poitiers nel 732, diventando tutori della regalità sui Franchi. Aiutando il pontefice contro i Longobardi, i Franchi vedono ricostituito l’Impero d’Occidente, che sarà poi consegnato loro. Nell’800, con l’incoronazione di Carlo Magno, nacque il Sacro Romano Impero: si tratta di una compagine delimitata dai confini europei, che arriva a includere il Nord della Spagna e parte del Nord Italia.
Il Sacro Romano Impero fu diviso nel IX secolo in un regno dei franchi orientali e un regno dei franchi occidentali, separati da una striscia di terra denominata Lotaringia (così chiamata poiché affidata a Lotario, Lorin in francese, Lotaringen in tedesco). In mezzo alla Lotaringia è indicato un confine che separa mondo romanico e mondo germanico. All’interno di questo territorio sono presenti delle zone inizialmente appartenenti alla Francia che sarebbero poi divenute tedesche. Dopo la divisione dell’Impero, la Lotaringia afferisce alla Francia.
L’area imperiale viene organizzata dai principati territoriali, da quelli ecclesiastici e dalle città libere.
In seguito alla caduta della Lotaringia, il Regno dei Franchi occidentali ha come re i conti di Parigi, i Capetingi, che a partire dal X secolo s’imposero gradualmente sul regno e che presero parte alle Crociate (Luigi IX morì in Tunisia nell’ultima crociata). Questi iniziarono poi a confrontarsi con gli inglesi, vassalli del re di Francia molto potenti. Dal Duecento, i reali di Francia s’imposero anche sulle zone del Sud e rinnovarono la loro alleanza con Roma sostenendo il papato e il partito guelfo. L’alleanza con la Francia risulterà spesso scomoda per il papato, considerando soprattutto la vicenda della Cattività Avignonese (i prelati e il Papa sono considerati come cappellani del re di Francia).
Nel primo Quattrocento, i re di Francia persero il controllo sul papato e sostennero lo scisma d’Occidente per cercare di riprenderne le redini. Verso la metà del Quattrocento, la Francia raggiunge un certo equilibrio religioso nei confronti del papato e dell’Inghilterra, la quale viene esclusa dai suoi domini francesi dopo la fine della Guerra dei Cent’Anni (crisi e Guerra delle Due Rose). L’Inghilterra non rappresenta più una minaccia, così come l’Impero, che ha da tempo perso il proprio prestigio. Negli anni ’50 del Quattrocento vi fu l’ultima incoronazione imperiale a Roma, quasi a voler ribadire la presenza dell’Impero in Italia.
Nel 1454 ci fu la Pace di Lodi, con cui i principali stati italiani misero fine a una lunga serie di ostilità reciproche. Le potenze italiane si erano convinte a interrompere il conflitto poiché spaventati dalla presa di Costantinopoli da parte dei Turchi Ottomani (1453).
Il primo Quattrocento offre alla Francia l’occasione di regolare i rapporti con il papato. Con lo scisma d’Occidente (1378-1416) finisce la Cattività Avignonese e viene eletto un nuovo pontefice italiano. Poiché la Francia non riesce a controllare il pontefice, alcuni mesi dopo, grazie ad un conclave segreto, viene eletto un papa ginevrino, Clemente VII, che fa ritorno ad Avignone. La cristianità si divise tra i sostenitori del papa romano e di quello francese. Dopo la convocazione del Concilio di Pisa viene eletto un terzo papa, che sottrae a quello romano i suoi fedeli, mentre il papa avignonese è sostenuto solamente dalla Castiglia. Il papa romano e quello pisano vengono costretti ad abdicare. In questo modo, viene a formarsi il Conciliarismo papale, sostenuto dalla Francia che si dimostra timorosa nei suoi confronti.
Nel 1438, il re di Francia emana la Prammatica Sanzione di Bruges, con cui rivendica il privilegio di eleggere vescovi e abati maggiori della Chiesa francese. In questo modo, essi divengono clienti fedeli del monarca francese, il quale controlla anche le entrate del Clero: le imposte versate a Roma dal Clero francese rimanevano in Francia.
Alla fine del Medioevo, la Francia è tornata a essere il paese più importante d’Europa: al vertice del paese vi è un re taumaturgo, ovvero in possesso di presunte abilità miracolose di guarigione. Egli è difensore dell’unità della fede e della giustizia. I francesi iniziarono a considerare il re come colui che garantisce la continuità della statualità; quando muore un re di Francia, è presente un fantoccio vestito delle insegne regie, il cui scopo è suggerire la continuità e l’immortalità del potere regale, che non cessa con la fine fisica di un suo rappresentante. Il re di Francia si dice imperatore nel suo regno, non riconoscendo alcuna autorità esterna, nemmeno l’imperatore stesso, che possa dettare legge sul suo regno.
A questo proposito, in età moderna si parla di Assolutismo: il re di Francia, come qualunque sovrano assoluto, ha dei limiti precisi al proprio potere, ovvero le leggi divine, le leggi naturali e le leggi fondamentali del regno. Le leggi naturali riguardano la stessa condizione umana dei sudditi, mentre quelle divine impongono che il sovrano si ponga come difensore della cristianità. Se egli non rispettasse queste leggi, egli diverrebbe un tiranno.
Per quanto riguarda le leggi fondamentali, è opportuno ricordare che negli stati tardomedievali non esistono costituzioni, ma ogni regno ha alcune norme considerate così importanti da divenire irrinunciabili e inviolabili: a tal proposito, si può citare la legge salica, la quale impone che il titolo regio possa essere attribuito solamente agli uomini.
Al di là di queste limitazioni, il re di Francia è responsabile delle proprie azioni solamente dinanzi a Dio. Tuttavia, egli necessita del consenso dei sudditi, così come tutti i regimi reali e immaginari, i quali non possono esistere senza consenso. Quest’ultimo non dev’essere per forza maggioritario, poiché un regime può reggersi anche solamente sull’approvazione di una parte dei cittadini. Come ogni sovrano, il re di Francia ha tre compiti: difendere il regno dai nemici esterni, assicurare l’ordine pubblico (giustizia) e raccogliere le imposte.
Che cos’è la giustizia? Per l’Antico Regime, essa significa dare a ciascuno il suo. Oggi vi è il principio che la legge sia uguale per ogni individuo; in Antico Regime, le persone avevano diritti e doveri diversi. La giustizia consiste nel fatto che il sovrano assicuri ai sudditi il godimento dei diversi diritti di cui essi sono titolari; ognuno deve avere ciò che gli spetta, secondo una precisa graduazione. Per svolgere i suoi compiti, il re può contare su quelle sedi formali in cui egli dialoga con i propri sudditi: si tratta di organi rappresentativi dalle diverse denominazioni (Parlamenti, Cortes, Diete, Stati Generali). Con il tempo, questi organi politici arriveranno a svolgere incarichi sempre più importanti, arrivando a limitare il potere regio.
Un altro potere con cui i Re di Francia devono dialogare è quello dei signori della maggiore nobiltà: i grandi proprietari agrari, le città e i rappresentanti di territori più vasti. Sono questi i gruppi sociali con cui il re cerca delle alleanze; ognuno di essi persegue propri obbiettivi politici. Gli interessi della nobiltà francese erano diversi da quelli dei rappresentati delle città; cercare di stabilire delle alleanze con gli uni o con gli altri era la linea politica perseguita dai sovrani francesi. Il Clero non viene incluso in questo discorso poiché è strettamente legato al re, al quale garantisce il suo potere. Inoltre, da un punto di vista sociale, gli altri rappresentati del Clero provengono tutti dai ceti più alti della società, condividendo obiettivi comuni con la nobiltà.
L'eredità carolingia e la Francia del Cinquecento
Dall’eredità carolingia, si sviluppano due francofonie: una all’interno di quello che sarà il regno di Francia e una nei territori orientali del Sacro Romano Impero. In questo modo, molte zone francofone si trovavano escluse dalla Francia propriamente detta.
Per quanto riguarda la successione dei regni fornisce un quadro di riferimento comodo, ma la figura del re non esaurisce la vita politica del regno di Francia. Esistono infatti molteplici mediazioni. Il re ha una sua linea politica e una serie di mediatori di cui tenere conto; nel caso del re di Francia, si tratta degli Stati Generali, assemblea rappresentativa della nobiltà, della città e del clero. Per quanto riguarda quest’ultimo, esistono un alto clero, i cui membri provengono dalle fila della nobiltà e con la quale essi condividono intenti comuni, e un basso clero, che raccoglie esponenti delle classi medio-basse.
In una realtà come quella francese della fine del Quattrocento, il principale potere che si opponeva al re era quello dei nobili; l’obiettivo principale dei reali era contenerne il potere, cercando anche l’alleanza con le città. Ciò portava al re fedeltà da parte dei sudditi, risorse economiche (grazie alle tasse, dalle quali i nobili erano esenti). Il rapporto con le città crea legami clientelari; i nobili sono dotati di poteri impropri, poiché dispongono di risorse umane, militari ed economiche. Il re, allo stesso modo, sviluppa una propria rete clientelare. All’interno di essa vi è la distribuzione di uffici pubblici, con la quale è possibile legare le persone dei ceti medio-bassi alla figura del sovrano.
L’amministrazione francese è una delle più numerose e articolate dell’Europa moderna: la Francia è la potenza con il maggior numero d’impiegati pubblici. Nelle contee inglesi, le cariche pubbliche sono ricoperte dai notabili locali, i quali ottengono l’amministrazione dell’ufficio in virtù della propria posizione sociale e della propria influenza sullo scenario politico-economico. Queste persone avevano poi il privilegio di rappresentare il re nelle varie amministrazioni; il sovrano sfruttava la notorietà dei notabili per creare una rete amministrativa relativamente senza costi. Al contrario, in Francia, le figure degli amministratori venivano scelte in base ai meriti e alle competenze dei singoli.
Una pratica usuale era anche quella di concedere l’ufficio pubblico in appalto: anticipando una somma di denaro, una persona poteva garantirsi un’occupazione amministrativa e nel caso in cui fosse particolarmente abile, essa sarebbe riuscita a recuperare il denaro anticipato e addirittura trarne un guadagno. Si trattava però di un contratto a termine. Altra pratica diffusa era quella della venalità delle cariche, che consiste nell’acquistare una carica pubblica. Chiunque l’acquistasse poteva detenerla per tutta la vita o scegliere di venderla a sua volta a coloro che presentassero i requisiti richiesti. Molte cariche amministrative di carattere giudiziario furono così assegnate nella Francia di Antico Regime.
A un certo punto, i cosiddetti amministratori venali, coloro che acquistavano le cariche, ebbero la possibilità di rendere ereditaria la carica, previo pagamento di una determinata somma, privatizzando così l’ufficio.
Il sistema della venalità delle cariche cresce nella Francia del Cinquecento e si presenta come un sistema più economico, perché non grava sul bilancio di stato; d’altro canto però, esso dà origine alla continuità delle professioni attraverso le varie generazioni: i figli tendevano ad ereditare e proseguire l’attività dei genitori e degli antenati. In questo modo, le varie professioni finivano per essere dinastizzate. In Francia, così come in altre parti d’Europa (in Russia era addirittura obbligatorio), questa era una prassi usuale.
Questa tendenza fa sì che vengano a consolidarsi delle famiglie che esercitano per tradizione specifiche cariche pubbliche e che formano la cosiddetta nobiltà di toga. Essa si oppone alla nobiltà di spada, composta dai milites che si erano guadagnati la carica grazie al servizio militare (difendendo cioè la patria). In entrambi i casi, si tratta di notabili che hanno un rapporto privilegiato con il re. L’espressione più alta della nobiltà di toga è costituita dai Parlamenti. In Francia, accanto agli Stati Generali, esistono i Parlamenti, ossia dei tribunali supremi (che a fine Medioevo sono circa una decina) che hanno il diritto di esaminare la conformità della normativa regia con la tradizione giuridica del regno. I parlamenti hanno il potere d’interinare i decreti, qualora essi non siano conformi alla tradizione giuridica del regno. A seconda di quanto al re importasse l’introduzione del provvedimento, la vicenda poteva sfociare o in una rinuncia o in un’introduzione forzata: in virtù della propria autorità, il re poteva imporre ai parlamenti il riconoscimento dei provvedimenti.
I notabili sono dunque nobiltà di spada e nobiltà di toga, che possono avere in alcuni momenti interessi diversi da quelli del re e che si pongono a guida delle città. In certi casi, i contadini hanno una certa rappresentanza e una minima rappresentanza politica. Accanto a questi gruppi, fanno parte del ceto dirigente francese anche coloro che hanno denaro e che posseggono beni mobili.
La nobiltà di toga è spesso il ceto cui guardano tutti coloro che hanno ambizioni politiche. Si arriverà anche a una giustificazione raziale della nobiltà (i nobili sono i discendenti dei Franchi e i non nobili sono i discendenti dei romani). Per poter accedere alla vita politica, spesso i nobili di toga cominciavano a vivere more nobilium, imitando cioè lo stile di vita dei nobili. I mercanti o i commercianti che accumulavano molto denaro compravano terre, cessavano le proprie attività per dedicarsi all’amministrazione delle terre e allo stile di vita nobiliare, finché le altre casate nobiliari li avrebbero riconosciuti come tali. Le generazioni successive potevano così accrescere i propri legami nobiliari, dimenticandosi però delle proprie umili origini. Questo è sostanzialmente il principale obiettivo dei non nobili francesi durante il Cinquecento.
La Francia di fine Medioevo
La Francia di fine Medioevo è un paese grande e talmente ricco da essere autosufficiente: essa ha una bilancia commerciale attiva, poiché le esportazioni superano le importazioni, le quali non sono beni di prima necessità (beni di lusso) o possono essere prodotte in patria (come le armi). Per quanto riguarda le esportazioni, in Spagna esporta stoffe e lane di bassa qualità, mentre in Oriente alimenta un commercio di tessuti pregiati. Spesso, il commercio è curato da stranieri, come spagnoli, italiani e fiamminghi.
La Francia è un paese popoloso: all’inizio dell’età moderna ha 10 milioni di abitanti e alla fine ne avrà 25 milioni. Il 10% della popolazione vive nelle città, mentre il restante 90% abita nelle zone rurali.
Dopo la fine della Guerra dei Cent’Anni, la Francia conosce quindi una lunga fase di crescita e sviluppo. È un paese stabile; la condizione degli abitanti migliora nella seconda metà del Quattrocento. Verso la metà Cinquecento vi è però un’inflazione da domanda: l’aumento demografico comporta una maggiore richiesta di beni agricoli che però non può essere soddisfatta, a causa delle tecniche agricole arretrate. Di conseguenza, il prezzo dei generi alimentari aumenta. Nel mondo rurale comincia a essere percepito un certo disagio, mentre nelle città la situazione è ancora stabile.
Il re, tramite la sua rete di ufficiali, cerca d’impedire il formarsi di autonomie destabilizzanti e riduce la pericolosità di quelli che già esistono. Diverse parti del regno finivano però per sfuggire al controllo regio, vista la presenza di dinastie indipendenti. Nel secondo Quattrocento esistono dei principati regionali (grandi feudi) che tecnicamente dipendono dalla corona ma che in realtà possono esercitare una certa autonomia.
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