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Es: l’Arcivescovo di Benevento ha potere sulla provincia che coincide con l’antico principato longobardo di

Benevento. Le province ecclesiastiche spesso coincidono con poteri politici più antichi. Ci sono legami tra

distrettuazione politica ed ecclesiastica. Il vescovo è coadiuvato dai presbiteri. All’interno della diocesi

nasce un altro distretto per ragioni di funzionalità: la parrocchia. Le parrocchie recuperano i vecchi distretti

rurali delle campagne. Esse, infatti, nascono prima in ambiente rurale. Anche a Roma la comunità cristiana

è guidata da un vescovo. Presto vengono individuati tra i vescovi 5 più importanti che vengono chiamati

patriarchi di: Antiochia, Roma, Constantinopoli, Gerusalemme, Alessandria. In questi secoli non c’è ancora

la struttura della Chiesa come la conosciamo noi, non c’è un capo. Il papa è solo il vescovo di Roma, uno dei

patriarchi. Tra questi patriarchi non c’è una gerarchia. Tre di questi patriarchi ben presto scompaiono

perché le loro città vengono conquistate dagli arabi. Ma i cristiani possono professare lo stesso la loro fede,

solo che non possono fare proseliti, propaganda. Restano solo il patriarca di Roma e quello di

Costantinopoli che entrano in concorrenza. Roma era caput mundi, Costantinopoli era la città

dell’Imperatore. Nasce un fenomeno chiamato Cesaropapismo: l’imperatore influisce fortemente sulla

scelta del patriarca della città. Non si capisce bene chi sia a Costantinopoli l’autorità.

Al giorno d’oggi tutte le autorità religiose sono condizionate dal potere politico. Il Cesaropapismo permane

ancora oggi.

ECUMENISMO: superare la divisione delle chiese.

Quando Odoacre depone Romolo Augustolo, a Roma non c’è più l’imperatore né alcun potere effettivo

perché Roma fa parte dell’Impero d’Oriente ed è da esso ( solo formalmente) controllata. Il vescovo di

Roma, in assenza del potere politico, diventa l’autorità. C’è sempre bisogno che qualcuno prenda in pugno

la situazione. I vescovi fanno difendere la città, si occupano dei rifornimenti di cibo, della costruzione delle

mura. Il vescovo di Roma si pone come guida dei vescovi di tutte le altre città e di tutta la cristianità

occidentale senza che ci sia nessuno a contrastarlo. L’imperatore, infatti, è impegnato in Oriente. Questo

passaggio di potere nelle mani di un unico capo è frutto di un processo storico, non viene deciso a tavolino.

Solo qualche volta l’Imperatore di Costantinopoli vi si oppone, ma ormai il processo è irreversibile. La

Chiesa orientale non ha una struttura monarchica, ma è un insieme di chiese. La monarchizzazione della

Chiesa occidentale viene accelerata da alcune celebri figure tra cui: Ildebrando di Soana ( Ingria). Egli viene

eletto papa e sceglie di chiamarsi Gregorio VII prendendo a modello Gregorio Magno ( papa del ‘500). Di

Gregorio c’è rimasto un testo: l’indice di un trattato, un sommario, in cui ritroviamo alcune questioni focali

ed estremamente innovative. Questo è il programma del suo pontificato:egli afferma che il Papa può

nominare e deporre i vescovi e perfino l’Imperatore.

Nasce la struttura di tipo monarchico. L’imperatore germanico ed i vescovi non lo accettano: scoppia la

lotta delle investiture ( 1070-1080). COMPLETARE

Altra figura fondamentale del corpus ecclesiae è quella del cardinale. Nasce nell’ambito della diocesi di

Roma. Il vescovo di Roma era aiutato da preti. Alcune chiese, quelle considerate più importanti, le chiese

metropolitiche, prendono il nome di chiese cardines, gestite dai preti-cardinali, i più stretti collaboratori del

Papa. Il termine si diffonde anche altrove. Il Papa comincia a conferire la titolarità di chiese romane anche

a vescovi che si trovano altrove (es: il vescovo di Parigi è il cardinale di una chiesa italiana). Il collegio

cardinalizio ha all’inizio un carattere romano, poi italiano, ora è addirittura internazionale.

ERETICI ED ERESIE

• Ario, prete di Alessandria: il figlio di Dio incarnatosi in Cristo non è della stessa natura del

Padre, ma a lui subordinato. Dottrina condannata dal concilio di Nicea (325) su pressione

dell’imperatore Costantino.

• concili ecumenici

• diffusione dell’arianesimo

• significato politico dell’arianesimo

• Nestorio, patriarca di Costantinopoli: Maria non madre di Dio, ma di Cristo, per evitare ogni

possibilità di confusione tra la persona umana e la persona divina di Cristo, congiunte solo sul

piano morale. Dottrina condannata dal concilio di Efeso (431).

• Monofisiti (in maggioranza in Siria e Palestina): umanità e divinità di Cristo si fondono in una

sola natura. Ancora oggi vi si collegano i Copti in Egitto. Dottrina condannata dal concilio di

Calcedonia (451): Cristo vero dio e vero uomo, dotato di due nature distinte, ma inseparabili.

• Monoteliti: le due nature distinte di Cristo sono unite da una sola volontà. Dottrina condannata

dal concilio di Costantinopoli del 681, che conferma la dottrina elaborata a Calcedonia.

• 640: i monofisiti di Alessandria aprono le porte agli Arabi

2.DOTTRINA

Stabilire una dottrina creò alcuni problemi perché ben presto al Cristianesimo aderiscono le persone colte.

Fu fondamentale il ruolo dei padri della Chiesa perché cercarono di conciliare la religione cristiana con la

cultura classica per salvarla quanto più possibile. Inventano una serie di strumenti interpretativi per dare

valore salvifico anche alla cultura classica. Una delle invenzioni più importanti è la lettura allegorica (l’uomo

del Medioevo ha un modo diverso di vedere le cose: c’è anche il significato nascosto oltre a quello

apparente): l’allegoria permette di “violentare” gli autori pagani. Le loro opere vengono strumentalizzate e

reinterpretate alla luce della cultura cristiana. Ma questa operazione permette il salvataggio della cultura

classica, ma solo di quelle opere utili alla paideia, che potevano essere rilette in altro modo. I testi nel

Medioevo erano graduati in base alla complessità, ma prima si faceva l’introduzione: l’accessuss ad

autorem, ( auctor è un termine che oggi usiamo in senso debole. In passato l’auctor è colui che accresce il

sapere, ha autorevolezza. Non sempre lo scriptor è un auctor). Gli autori venivano selezionati

precedentemente ed il loro pensiero veniva reinterpretato. Si finiva con l’autore per eccellenza, ovvero,

Virgilio ( infatti è la guida di Dante nella Commedia). Con l’Umanesimo, invece, si cerca di recuperare il vero

messaggio dei classici. Con questo nuovo atteggiamento finisce il Medioevo. Cambiare la visione dei classici

richiede ancora una volta uno strumento interpretativo: la *filologia.

*Famosa è l’immagine degli autori che sono in un pozzo e chiedono aiuto di Coluccio Salutati.

Altro problema che nasce con la dottrina è la questione cristologica: rapporto tra natura umana e divina di

Cristo. Un teologo di Antiochia, Nestorio ( diventa patriarca di Costantinopoli), dice che Maria non è madre

di Dio, ma di Cristo. Egli tende a separare le due nature. Queste questioni nascono in Oriente e vengono

coordinate dall’Imperatore. In Occidente non c’è l’autorità.

Si organizza un nuovo concilio per risolvere il dibattito.

451 –CONCILIO DI CALCEDONIA: si stabilisce che si tratta di due nature che non si fondono, sono distinte,

ma inseparabili.

Ai Nestoriani si opponevano i Monofisiti secondo cui le due nature di Cristo si uniscono fino a formare una

natura sola. I Nestoriani sono detti difisiti. I fedeli preferiscono accordarsi con i musulmani piuttosto che

seguire i concili e piegarsi alla volontà dell’imperatore. Nel 640 gli abitanti di Alessandria, che erano

monofisiti, si erano consegnati ai musulmani. Il Corano impone la conversione solo ai non pagani, ma è

tollerante nei confronti di chi professa altri credi monoteisti. I cristiani e gli ebrei, invece, pagano una tassa

e non possono fare proselitismo. Coloro che sono in minoranza dopo il Concilio continuano a professare la

loro dottrina. L’imperatore Eraclio mobilita i suoi intellettuali per trovare una soluzione al conflitto: nasce il

Monoteismo (dottrina di sintesi): ci sono due nature ed una sola volontà. Viene elaborata nel

681 –CONCILIO DI COSTANTINOPOLI: ultimo concilio ecumenico. Questa dottrina viene condannata come

“Monofisismo mascherato”.

Tutte queste teorie rifiutate dai concili possono essere caratterizzate come eresie dottrinali.

DIFFICOLTA’ NELLA DEFINIZIONE DELLA DOTTRINA CRISTIANA

• alto livello culturale dei vescovi e larga partecipazione al dibattito teologico

• diverso modo di intendere il primato della sede romana

• imperatore arbitro del dibattito e garante della pace religiosa

• nuova ideologia imperiale: imperatore responsabile della difesa dell’ortodossia (Editto di

Tessalonica di Teodosio I, a. 380); il credo niceno è dichiarato religione ufficiale dell’impero;

vengono proibiti l’arianesimo e i culti pagani

• nascita di contrasti con il Papato, che nella notte di Natale dell’800 farà nascere in Occidente un

nuovo potere imperiale

MONACHESIMO

• III secolo. Eremitismo. Nei deserti della Siria e dell’Egitto nuove esperienze di vita religiosa

come distacco totale dalla società e sfiducia verso ogni forma di speculazione intellettuale.

Rozzezza di costumi e ricerca di completa solitudine

• formazione di colonie di eremiti (laure), che si ritrovano insieme solo in alcuni momenti della

giornata o della settimana (messa domenicale).

• IV secolo. Cenobitismo. Regolamentazione della vita in comunità. Pacomio. Basilio.

• diffusione del monachesimo in Italia e a Roma ad opera di san Girolamo (presente a Roma dal

382 al 385)

• Cassiodoro si ritira a Vivarium nel 540

• Regola benedettina (540): caratteri e diffusione

Nel frattempo i cristiani si trovano a disagio, specialmente coloro che avevano grande cultura e gli spiriti più

sensibili. I dibattiti diedero rilievo alla figura dell’Imperatore che, per il suo ruolo attivo nei concili, venne

sacralizzato. Solo alla fine del Medioevo, con Marsilio da Padova, l’imperatore viene desacralizzato e torna

ad assumere un ruolo politico. A precedere Marsilio c’è Federico Barbarossa.

Nasce in questo periodo il Monachesimo, pilastro della società medievale. Esso nasce dal senso di disagio

dei cristiani, è espressione di una fase di crisi ( famosa crisi, sia spirituale che materiale, del III sec. del

mondo romano). Molti diventano eremiti. Il monachesimo nasce come eremitismo, inteso come riserva di

energie spirituali. Alcuni spiriti sensibili vanno nel deserto, nelle grotte, sulle isole, sui promontori o in

periferia perché ritengono che, per avere un contatto diretto con la divinità, si devono isolare. Nascono una

serie di esperienze estreme, tra cui quella degli stiliti ( da stylos= colonna): si ponevano su una colonna e lì

vivevano delle offerte dei fedeli. Ciò avviene in Oriente perché gli occidentali non provavano lo stesso

disagio. Il monachesimo non c’è solo nel mondo cristiano.

Si sviluppa il turismo religioso: si diffonde così tanto la fama degli eremiti che nel Medioevo comincia il

protagonismo delle donne grazie al loro impegno religioso. Molte donne dell’aristocrazia romana

cominciano a viaggiare come pellegrine. Un’aristocratica spagnola, Egeria, prima pellegrina che ha lasciato

la sua terra, ha scritto anche un diario, traccia scritta del suo pellegrinaggio. Si sperimenta poi una nuova

forma di monachesimo: eremitismo temperato ( esicasmo/ forma esicastica), gli eremiti vivono la maggior

parte del tempo da soli, ma si riuniscono per pregare. Il posto che riunisce più eremiti è il deserto di Tebe,

la cui regione è chiamata Tebaide. Da termine geografico si è passati ad utilizzarlo come termine che indica

la concentrazione di eremiti. Abbiamo tebaidi anche in Italia.

La terza forma di eremitismo è il cenobitismo (IV- V sec.): i monaci che vivono insieme in un monastero/

convento ( etimologicamente è il termine più corretto da utilizzare perché monastero> monaco> eremita).

C’è anche un collegamento tra cenobitismo ed eremitismo proposto dai certosini.

La certosa è un grande spazio in cui i monaci vivono da eremiti, solo in alcuni momenti si ritrovano in

chiesa. La Certosa di Padula è quella perfetta, quella classica. A Napoli i certosini si trovano nella Certosa di

S. Martino.

Alcuni eremiti orientali vengono in Occidente per fare propaganda. S. Girolamo arriva a Roma alla fine del

IV sec. Alcune nobildonne sono affascinate dalla sua proposta religiosa e trasformano le loro case in

monasteri. Viene anche accusato della morte di una giovane che si era sottoposta a grandi penitenze.

Due personaggi fondamentali del cenobitismo in Italia sono Cassiodoro e Benedetto da Norcia. San

Benedetto fonda Montecassino, Cassiodoro fonda Vivarium. Cassiodoro era primo ministro di Teodorico e

dopo la sua morte, lascia la corte. Per lui il monastero è un centro di alta cultura. L’attività principale dei

monaci era quella di trascrivere opere classiche. S. Benedetto, invece, concepisce il monachesimo in modo

diverso. Prevale la sua idea. Dopo la morte di Cassiodoro, Vivarium scompare ed i codici della biblioteca si

disperdono. Per S. Benedetto nel monastero si fanno esperienze religione, ma non di tipo estremo. Nasce il

monachesimo benedettino, fondato sulla Regola di S. Benedetto ( ora et labora) , forse derivata dalla

Regola di Basilio. Il monastero più famoso del Medioevo è quello di Cluny.

Si diffonde, infine, anche l’idea della palingenesi, la fine del mondo, associata al millennio. Nasce il

millenarismo.

Siamo già molto lontani dalla Ecclesiae primitivae forma ( dalla forma originale e primitiva della Chiesa) su

cui nascerà il mito della Cristianità delle origini nell’XI secolo.

IL MONDO DEI GERMANI

• Civiltà dei Germani come risultato di processi storici plurisecolari. Non è esistita una comunità

germanica originaria, da cui hanno avuto origine i vari popoli germanici, ma una civiltà che si è

formata lentamente in seguito all’espansione degli Indoeuropei nell’Europa del Nord e alla loro

fusione con le popolazioni indigene (II-I millennio a.C.).

• Il contatto con la civiltà romana stimolò il progresso dell’agricoltura e della lavorazione dei metalli,

e l’emergere di differenze sociali.

• Valori fondamentali della civiltà germanica:

• rapporto assai mobile con l’ambiente (seminomadismo)

• terre assegnate ai clan e non ai singoli

• primato delle virtù guerresche: il popolo germanico è per definizione un popolo di uomini in

armi e fondamentalmente un popolo di uguali (pur essendo riconosciuta l’autorità dei capi,

soprattutto in tempo di guerra e in occasione delle migrazioni, quando eleggono anche un re).

Il mondo dei Germani è complesso e variegato, ma le diverse popolazioni germaniche che lo formano

hanno tratti in comune. L’ignoranza sul mondo dei Germani ha causato disastri, il fraintendimento è

relativo soprattutto alla loro origine. Non esiste una comunità germanica originale, ma essa è il risultato

della storia. È possibile parlare di civiltà germanica tra il II e I millennio a.C. Esistevano però già in

precedenza popoli diversi che si sono scontrati ed incontrati fra loro. Queste popolazioni hanno punti in

comune:

• Rapporto mobile con la natura: sono popolazioni non stabilizzate, nomadi o seminomadi. Non

possedevano terre singolarmente, esse erano affidate ai clan.

CLAN: insieme di persone tra cui esistono legami familiari. Le popolazioni germaniche non conoscono la

proprietà privata né l’individualismo. Il clan è una comunità riconosciuta.

• Vivono di allevamento ed agricoltura ( che migliora dal contatto con i popoli stabilizzati).

• Sono caratterizzati dal primato delle virtù guerresche. I Germani sono, per definizione, un “popolo

in armi”. Ad emergere sono i più abili. Tacito ci parla del comitatus: gruppo di giovani guidato da un

capo per fare razzie. I Germani non conoscono le gerarchie. Essi si danno un capo solo quando ci

sono situazioni di emergenza ( durante guerre e spostamenti).

I GERMANI ALL’INTERNO DELL’IMPERO

• Gli elementi caratteristici della civiltà germanica si vennero attenuando man mano che i

Germani furono accolti entro i confini dell’impero (già dal I secolo). Hospitalitas. Personalità del

diritto.

• L’arrivo degli Unni dalle steppe asiatiche sconvolse l’equilibrio che si stava faticosamente

raggiungendo tra mondo romano e mondo germanico. Eventi importanti:

• 378 vittoria dei Visigoti ad Adrianopoli

• 406 crollo della frontiera (limes) del Reno ad opera di Vandali, Alani e Svevi

• 410 sacco di Roma ad opera dei Visigoti di Alarico, visto come premonitore della fine del

mondo

• 455 nuovo sacco di Roma ad opera dei Vandali

• 476 Odoacre, comandante delle forze romano-barbariche che presidiavano l’Italia, depone

l’imperatore Romolo Augustolo, rimanda le insegne imperiali a Costantinopoli e assume il titolo

di patrizio dei Romani e di re degli Eruli, degli Sciri e degli altri Germani presenti in Italia.

Rimane invariato l’assetto sociale dell’Italia. Equilibrio tra la supremazia militare dei Germani e

quella politico-sociale della vecchia classe dirigente.

Il limes non è una barriera invalicabile. I Romani cominciano ad ingaggiare guerrieri germanici. Per

l’occasione, essi inventano due istituti giuridici:

• Hospitalitas: Il demanio viene assegnato alla tribù germanica, che viene posta a carico dei

proprietari locali. Essi concedevano 1/3 o 2/3 delle terre. Ma ben presto non si riesce più a

controllare gli ingressi.

• Personalità del diritto: possibilità di mantenere la propria legge.

I Romani cominciano ad accogliere queste popolazioni, ma con quote d’ingresso e per far sì essi fecero

operazioni sul piano legislativo. Si mette in discussione il diritto romano, che è un diritto territoriale (chi

entra in Italia ricade sotto la legge italiana). Si tiene però conto delle attenuanti. Queste popolazioni antiche

hanno il loro diritto, ma non è scritto. I romani inventano la personalità del diritto: i popoli conquistati

vivono secondo la loro legge. La legge, secondo i romani, faceva parte del patrimonio genetico. Per i

Germani la donna è priva di personalità giuridica.

DEMANIO PUBBLICO: insieme delle proprietà dello Stato.

Ci sono alcune date importanti:

378 d.C: I Visigoti entrano nell’Impero dalla frontiera del Danubio. Valente cerca di contrastarli, ma muore

ad Adrianopoli.

GIULIANO: era precedentemente definito “Giuliano l’*apostata”, poi fu chiamato dagli storici “Giuliano il

filosofo”.

* colui che rinnega la sua religione.

410 d.C –SACCO DI ROMA: I Visigoti di Alarico. Fu un evento di poca importanza per le conseguenze

economiche che ebbe. Essi attraversarono Roma per punire Arcadio, imperatore d’Oriente, che si era

rifugiato a Ravenna. Giungono in Spagna dove sorge il regno visigotico, regno romano-germanico. Ma il

sacco ebbe un impatto psicologico enorme perché Roma era la città eterna e nessuno attraversa armato il

Rubicone. Il De civitate dei fu scritto da Agostino proprio dopo questo evento.

476 d.C –CADUTA DELL’IMPERO ROMANO D’OCCIDENTE: Non provocò sconcerto. Odoacre depose Romolo

Augustolo. Non vi furono cambiamenti sul piano economico-sociale perché già da tempo i Germani erano

diventati egemoni. Odoacre assume il titolo di patrizio dei romani così si pone in continuazione col potere

politico dell’Imperatore romano.

GLI OSTROGOTI IN ITALIA

• 489 Teodorico re degli Ostrogoti sconfigge Odoacre, ma continua la sua politica sul piano

sociale. La novità è rappresentata dalla volontà di tenere ben distinti i Romani e i Goti, intorno

ai quali sognava di aggregare tutti i Germani dell’Occidente.

• Ruolo dell’arianesimo.

• Crisi del progetto politico di Teodorico per la concorrenza dei Franchi di Clodoveo e la

diffidenza dei Romani a causa del suo sostegno all’arianesimo.

Teodorico era stato allevato come ostaggio alla corte di Costantinopoli. Forse l’ambiente in cui è cresciuto

gli ha permesso di divenire un grande politico. Gli Ostrogoti hanno ruoli militari, i romani sono funzionari.

Teodorico vuole elevare culturalmente il suo popolo. Egli si fa capo di piccoli gruppi che stavano in Italia.

Egli viene col suo popolo, ma punta a tenere separati i romani dagli Ostrogoti ( es: erano proibiti i

matrimoni misti). Temeva che gli Ostrogoti perdessero la loro identità. Voleva invece unificare il mondo

germanico per questo insiste sugli elementi di separazione con i romani: specialmente l’arianesimo. Infatti

c’erano due vescovi ai tempi di Teodorico in ogni cattedrale. Ma il suo progetto fallisce. Si scontra con i

Franchi di Clodoveo, che voleva realizzare lo stesso progetto. Vincono i Franchi.

C’è grande resistenza da parte del mondo cattolico perché i vescovi condannavano l’arianesimo.

RUOLO DEI VESCOVI

• protettori della popolazione latina

• forza conservatrice delle componenti principali della civiltà ellenistico-romana, basata sulle

città

• forniscono alle nuove monarchie germaniche gli strumenti per organizzare un minimo di

apparato politico-amministrativo

• contribuiscono a elaborare una nuova ideologia del potere (sovrano germanico da re della sua

gens a re di uno Stato territoriale)

• contribuiscono all’avvicinamento tra aristocrazia germanica e romana, da cui nasce un nuovo

ceto dirigente, caratterizzato da cultura sempre più scarsa e da stile violento di vita, che

dispone di estesi patrimoni fondiari e clientele armate, ma fonda chiese e monasteri

• abbassamento del livello culturale e cambiamento di mentalità dei vescovi espressi dal nuovo

ceto dirigente

Il vescovo è fondamentale. Esso è espressione del ceto dirigente romano perché si riteneva che i membri di

quel ceto avessero attitudine al comando. I vescovi diventano gli interlocutori principali dei capi militari

germanici. Essi possono favorire il progetto di radicamento dei germani. Il vescovo, in generale, è sempre

individuato come interlocutore. I vescovi sono stati fondamentali nel passaggio tra l’antichità e il Medioevo.

Assumeranno il ruolo di protettori della popolazione latina.

I capi militari germanici quando si stabilizzano diventano proprietari terrieri, ma non sanno gestire le loro

proprietà, per questo li aiuteranno i vescovi. Il ceto dirigente germanico deve formarsi in un contesto di

scarsa densità demografica e di diminuzione e rallentamento dei commerci. Grazie ai vescovi, che sapevano

come gestire grandi patrimoni, si inaugura un nuovo modello di rapporti di produzione. Il ceto dirigente

esercita un’egemonia: dirige perché c’è gente disposta a farsi dirigere. Ma per non perdere l’egemonia

capita che si debba cambiare lo strumento del potere. Il ceto dirigente deve motivare la sua egemonia

dandosi un ruolo religioso: i germani abbandonano l’arianesimo, si convertono e diventano protettori della

religione. Costruiscono monasteri, che presto cominciano ad avere un forte impatto sul territorio.

L’aristocrazia protegge il monastero, ma ci vogliono risorse. Essa destina parte delle sue risorse nella

fondazione di Chiese e monasteri. Poi si comincia a regolamentare l’ingresso dei laici nella Chiesa e a

scegliere i preti. I capi militari cominciano a diventare capi del territorio, non più del popolo. L’aristocrazia

germanica piano piano si avvicina a quella romana proprio grazie alla figura del vescovo.

Dall’incontro tra il ceto dirigente romano e quello germanico nasce il ceto dirigente medievale. L’élite

germanica aveva abilità militari, ma non gestionali. Inoltre non avevano una cultura umanistica. Il ceto

dirigente romano, d’altra parte, aveva perso la vocazione militare, ma sapeva gestire grandi patrimoni.

L’aristocrazia militare è caratterizzata da:

• Disponibilità di grandi patrimoni fondiari

• Clientela armata

• Fonda chiese e monasteri

• Stile violento di vita: portare le armi è un privilegio, solo l’aristocrazia può farlo.

BATTAGLIA DI BOUVINES (1214): prefigurazione della I Guerra mondiale. Sancisce l’ascesa al trono di

Federico II. Si trovano schierati la Francia e l’Italia, il Papa Innocenzo III ( regista della situazione e tutore di

Federico). Dall’altra parte c’è Giovanni senza terra ( re d’Inghilterra). Questa battaglia determina la nuova

cartina d’Europa. Filippo II Augusto recupera la monarchi in Francia. Si trova in competizione con il re

d’Inghilterra, che possedeva parte della Francia, e con l’Imperatore tedesco. Si schiera allora dalla parte del

Papa, quindi, con Federico II.

Le battaglie medievali non vedono coinvolte molte persone, ma solo pochi cavalieri professionisti. Questa

battaglia è l’apoteosi della società feudale, è una rappresentazione del Medioevo, quasi quanto la

Commedia. È una battaglia di cavalieri che, elegantemente vestiti, combatterono una serie di tornei.

L’aristocrazia medievale celebra il suo trionfo. Dopo di essa, con l’invenzione delle armi da fuoco, il

combattimento cambierà radicalmente ( es: durante la guerra dei 100 anni la cavalleria francese viene fatta

a pezzi dagli arcieri inglesi: i cavalieri non si scontrano nemmeno).

La battaglia di Bouvines si configura nel rapporto tra avvenimento e struttura: o c’è un evento che

sconvolge la struttura ( es: un terremoto) o un evento che può essere anche spia della struttura: la vede,

ma non la sconvolge. La battaglia di Bouvines è questo secondo caso.

I Germani non conoscevano l’aristocrazia militare perché combatteva tutto il popolo. L’esercito medievale,

invece, era formato da professionisti della guerra. L’idea di esercito di popolo si recupera nelle battaglie tra

i comuni italiani e gli imperatori tedeschi. L’esercito di Federico Barbarossa è di professionisti, quello dei

comuni è di popolo, formato in maggioranza da fanti. L’esercito popolare però ha anche nuclei di cavalieri.

Quando Carlo Magno conquista l’Italia e si confrontano Franchi e Longobardi, si scontrano due eserciti di

popolo. Ma i due eserciti sono comunque diversi: quello dei Longobardi è di popolo ( essi sono più fedeli

alle tradizioni germaniche), quello dei Franchi lo è in misura minore. L’esercito di Carlo è un esercito

feudale. La tradizione militare si limita ad essere osservata tra le persone più specializzate. I Franchi

utilizzavano la staffa. La storia dell’umanità è stata condizionata dall’invenzione della staffa, che permette

di combattere a cavallo.

Nel 1214, dunque, la società feudale ha raggiunto il pieno sviluppo. Da qui in poi comincia il declino, legato

soprattutto alla guerra dei cento anni.

FIGURA DEL RE: Grazie ai vescovi viene elaborata una nuova ideologia del potere.

Quando i Germani entrano nell’impero cambia anche il ruolo del re che dà vita ad una competizione

fortissima tra aristocrazia e monarchia, che dura per tutto il Medioevo. Il re tende a dinastizzare la carica e

a stabilizzare il proprio ruolo traendo le risorse economiche dalla metà delle terre. Algari, per esempio,

chiede i mezzi per poter svolgere il suo ruolo ( metà delle terre). L’aristocrazia tendeva a considerare il re

primus inter pares, non come qualcuno di superiore. Ma questa idea cade con la monarchia. I vescovi sono

fondamentali per il consolidamento della monarchia germanica. Stabilire un buon rapporto con i vescovi

significa poter contare sulla maggioranza.

Il livello culturale dei vescovi non resta invariato nel temo. Essi, nella tarda antichità, hanno un libello

culturale alto, poi si abbassa ( VI- VII-VIII sec). Ma, quando il potere politico comincia a funzionare

correttamente con Carlo Magno, ci si pone il problema di risollevare il loro livello culturale.

I LONGOBARDI E LA ROTTURA DELL’UNITA’ POLITICA DELL’ITALIA

• Giunsero in Italia nel 568 sotto la guida di Alboino provenienti dall’Ungheria

• peculiarità del modo in cui avvenne il loro insediamento, del tipo di rapporti che si instaurò con

la popolazione locale e con l’episcopato, e dei tempi della loro evoluzione politica e culturale

• mancanza di un piano unitario di conquista, che procedette nelle direzioni in cui minore era la

resistenza dei Bizantini. Ducato di Benevento nel 571. Inizio della divisione politica dell’Italia sia

per la capacità di resistenza dei Bizantini sia per lo spirito di autonomia dei duchi, a capo di

gruppi di guerrieri appartenenti a famiglie con antenato comune (fara)

• condizioni dei Romani. L’Italia fu la regione dell’Occidente che ebbe l’impatto più traumatico

con il mondo germanico

I Longobardi trovano un’Italia disastrata perché c’era stata una guerra di circa 20 anni tra gli Ostrogoti e i

Bizantini. Nel 535 sul trono di Costantinopoli siede Giustiniano, che si pone l’obiettivo di recuperare i

territori che l’Impero aveva perso. Gli riesce solo in parte, ma dopo la sua morte il progetto fallisce del

tutto. Tra i territori da recuperare c’è l’Italia, dove c’erano gli Ostrogoti. Dal 535 fino al 553 ci sarà una

guerra accanita. Famosa è la battaglia dell’ultimo re: guerra combattuta con saccheggi. Il re Totila libera

addirittura gli schiavi per ingaggiarli nell’esercito.

I Bizantini non sono in grado di far fronte all’invasione dei Longobardi, allora adottano una strategia

difensiva: si ritirano nei punti che ritengono di poter difendere. I Longobardi ( che sono pochi) si trovano

davanti resistenze molto forti, allora vanno dove non incontrano resistenze. Per 200 anni, quasi alla fine del

regno longobardo, essi tentano di conquistare le parti che non erano riusciti a conquistare nell’impeto

iniziale.

Con l’arrivo dei Longobardi nel 568 d.C inizia il Medioevo in Italia.

In Italia i Longobardi sono la popolazione germanica. L’Italia ha un’esperienza più traumatica scaturita

dall’incontro con i Germani. Il clan dei Longobardi si chiamava fara. L’esercito si articolava in clan e, cioè, in

fare. Man mano che scende in Italia, l’esercito si assottiglia perché i vari clan si stanziano, specialmente

nell’attuale Lombardia, da cui prende il nome.

I Longobardi sono guidati da Alboino, a cui succede il figlio Clefi. Morto Clefi, i Germani non eleggono un

nuovo re perché ritengono che sia finita la fase di emergenza. Solo nel 574 eleggono un nuovo re. Da

questo momento fino al 774 i Longobardi continuano ad avere un re. Il nuovo re Autari stabilizza la

monarchia e chiede agli altri gruppi di dargli i mezzi per governare così da avere un patrimonio da cui trarre

le risorse.

La monarchi longobarda ha come sede Pavia. Essa ha un controllo inesistente sul ducato di Benevento.

DUCATO DI BENEVENTO: è quello più lontano ai Longobardi, ma è fondamentale per il loro dominio.

Senza re i clan si dividono e, quando viene ricostituita la monarchia, il ducato di Benevento si configura

come un organismo politico autonomi. Nemmeno Carlo Magno riesce a conquistarlo. Arechi è il longobardo

più famoso di Salerno, duca di Benevento. Nel 774 finisce l’età longobarda in Italia perché Carlo Magno

diventa loro re nonché re dei Franchi e dei Sassoni. Arechi però non riconosce la sua autorità e considera il

ducato come uno stato a sé, infatti, si fa chiamare “ principe di Benevento”. Il termine ha avuto

un’evoluzione semantica: prima il princeps era il primo, superiore anche al re.

Benevento diventa la patria longobarda, infatti, Arechi accoglie tutti i longobardi che non si vogliono

piegare al nuovo re Carlo Magno. Arechi fortifica Salerno, ritiene opportuno potenziare lo sbocco a mare

del Ducato. È con lui che Salerno acquista importanza, egli è considerato il suo fondatore (non colui che

pone la prima pietra, ma colui che la rilancia).

Carlo Magno non preme perché il suo potere venga riconosciuto perché pensa che sia buono avere uno

stato-cuscinetto con l’impero d’Oriente.

EVOLUZIONE POLITICA DEI LONGOBARDI

• Agilulfo (590-616): inizio della conversione al cattolicesimo e forte resistenza nazionalistica dei

duchi

• Rotari attribuisce una nuova fondazione all’autorità regia (Editto di Rotari, 643)

• Liutprando (712-744): viene completata la conversione al cattolicesimo ed è in uno stadio

avanzato il superamento della divisione etnica tra Longobardi e Romani, che giunge a pieno

compimento con Astolfo (749-756)

• Nell’Italia dei Longobardi non si realizza però una piena convergenza tra potere regio ed

episcopato a causa dell’influenza del Papato, legato alla tradizione di Roma imperiale e

contrario all’inserimento in un regno a carattere nazionale.

• I papi chiamano i Franchi: Pipino il Breve contro Astolfo (754), Carlo Magno contro Desiderio

(774)

• Langobardia minore. Italia meridionale bizantina. Origini dello Stato della Chiesa

GLI ARABI E L’ISLAM

• Tesi Pirenne. Dibattito sulla Tesi Pirenne

• Il Corano e i pilastri della fede islamica:

• doppia professione di fede (Non c’è altro dio che Allah e Maometto è il suo inviato)

• preghiera: individuale cinque volte al giorno rivolti alla mecca, in forma comunitaria il venerdì

sotto la guida dell’iman

• ramadan, mese consacrato alle pratiche di devozione, alla lettura e all’approfondimento della

fede

• pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita

• elemosina legale o di purificazione

• Sunniti e Sciiti

Le componenti fondamentali del Medioevo sono:

• Tradizione romana

• Apporto dei Germani

• Cristianesimo

• Arabi e Islam

Henri Pirenne è uno storico belga che ha elaborato, tra gli anni ’20 e ’30 del ‘900, un’importantissima tesi

enunciando una serie di ipotesi interpretative: la TESI PIRENNE.

A seguito di queste tesi cominciano una serie di ricerche e dibatti. Molti storici hanno cercato di smontare

la sua tesi, ma ci sono riusciti solo in parte. Oggi, infatti, non accettiamo tutto ciò che afferma la sua teoria.

Secondo Pirenne, in Occidente il Medioevo sarebbe iniziato con la rapidissima espansione dell’Islam. Alcuni

suoi scritti sono stati riuniti in un volumetto, Maometto e Carlo Magno. Entrambi sono personaggi che

hanno un grande valore simbolico. Egli sostiene che senza Maometto non potremmo capire Carlo Magno

perché la sua politica è volta a dare un assetto al mondo creato dall’espansione islamica. Il mondo romano,

quindi, non è finito a causa delle invasioni germaniche, ma a causa dell’Islam, che ha spaccato in due il

Mediterraneo. Gli Arabi ne diventano i padroni ( un cronista arabo dice che i cristiani non sono capaci di far

galleggiare neanche una tavola): s’interrompo gli scambi commerciali tra Oriente ed Occidente ( ciò non è

propriamente vero). Pirenne va a alla ricerca di tutti quegli elementi che possano dimostrare che,

nonostante l’insediamento dei germani nell’Impero, le città non erano venute meno, ma si svolgevano

ancora i commerci tra Oriente ed Occidente. Quindi gli elementi essenziali del mondo romano

continuavano ad esistere. La crisi del commercio ha provocato la crisi delle città, che sono centri di scambi

commerciali , mentre ora sono solo sede del potere. In Occidente ci sono solo mercanti occasionali, non più

quelli di professione. Il mondo romano è finito nel VII secolo. Il ruolo di Carlo Magno consiste

nell’organizzare un mondo fortemente ruralizzato. Carlo Magno promulga una riforma monetaria coniando

monete d’argento e non d’oro perché gli oggetti che circolano sono di scarso valore, non sono più prodotti

costosi provenienti dall’Oriente. Molte tesi di Pirenne si sono rivelate infondate o sono interpretabili in un

altro modo. Ad esempio: alcuni storici dicono che Carlo non conia l’oro perché egli non aveva

l’autorevolezza per far accettare la sua moneta perché c’erano altri organismi con solide monete: l’Impero

islamico ( gli Arabi, che coniano il moncuso) e quello d’Oriente ( conia il soldo). Quindi non è che in

Occidente non circoli la moneta d’oro, ma circolano monete di altri stati. La tesi nel suo complesso ha colto

più di un elemento di fondamentale importanza: tra il 640-1453 si verifica la pressione degli Arabi contro i

Bizantini. L’impero d’Oriente si è chiuso in se stesso creando un vuoto nell’Occidente, costretto a rinascere

in maniera autonoma. Nell’Impero romano non esisteva l’Occidente, esso era un impero mediterraneo, non

c’era la frattura oriente-occidente. Inoltre i Germani non erano portatori di una religione diversa, quindi, si

adattano facilmente. L’Islam, invece, è una religione totalmente differente.

I pilastri del Corano sono 5.

Dopo Maometto non c’è altro profeta, lui è l’ultimo. L’Islam, essendo una religione monoteista, è più

tollerante con gli ebrei ed i cristiani. Il musulmano non può abiurare. Si prega isolandosi dal terreno. I

musulmani non hanno una casta di religiosi, l’Iman è un laico.

I Sunniti sono musulmani che si attengono al Corano e alla tradizione dei primi fedeli. Sono, invece, rigoristi

gli Sciiti. Chiamati così da Alì, genero di Maometto. Hanno contestato l’esclusione di Alì dalla successione. I

Sunniti sono specialmente in Arabia Saudita; gli Sciiti nell’Iran.

ESPANSIONE ISLAMICA

• Rapidità dell’espansione in direzione degli imperi, rivali fra loro, dei Sassanidi di Persia e di

Bisanzio

• L’impero sassanide scompare; quello bizantino si riduce alle regioni dell’Asia Minore e dei

Balcani gravitanti geograficamente su Costantinopoli, e a quelle conservate in Italia dopo

l’invasione dei Longobardi.

• 661: avvento della dinastia degli Omàyyadi con capitale dell’impero a Damasco

• 711: conquista della penisola iberica

• 732: Carlo Martello ferma gli Arabi a Poitiers

• 750: avvento della dinastia degli Abbàsidi; trasferimento della capitale a Bagdad

• 827: inizio della conquista della Sicilia, che viene completata nel 902

• Incursioni in Italia meridionale. 883: distruzione di Montecassino

I FRANCHI

• I Franchi, divisi tra IV e V secolo in tanti piccoli aggregati lungo i bacini del basso Reno e della

Schelda, a partire dal 482 sono inglobati nel dominio di Clodoveo, dopo la scomparsa di

Teodorico l’uomo più potente dell’Occidente.

• collaborazione con la colta e ricca aristocrazia gallo-romana

• conversione dal politeismo al cattolicesimo e collaborazione con l’episcopato cattolico

• fusione tra Franchi e Gallo-Romani, per cui già alla fine del sec. VII il termine franco aveva perso

ogni contenuto etnico e indicava semplicemente l’uomo libero

• concezione patrimoniale dello Stato, che alla morte di Clodoveo viene diviso tra i figli in quattro

regni

• nel regno di Austrasia (corrispondente alla parte orientale), dove più forti si erano mantenute

le tradizioni guerriere germaniche) emerge la famiglia dei Pipinidi, maestri di palazzo, che

estendono progressivamente il loro potere a tutto il mondo franco all’ombra dei re Merovingi e

infine si sostituiscono a loro.

I Franchi avevano conquistato la Francia, con Clodoveo e si erano convertiti al cattolicesimo. Con la

conversione avevano creato un rapporto saldo con l’aristocrazia romana. I Franchi avevano fondato un

regno romano-germanico molto saldo. A Poitier (Francia meridionale. Poitier è il punto estremo

dell’espansione islamica) i Franchi, guidati da Carlo Martello, sconfiggono l’esercito arabo.

Il regno franco, per quanto saldo, è pur sempre un regno romano-germanico. Il regno era patrimonio di

sostanza del re, divisibile tra i figli. Viene diviso in 4 regni: Austrasia, Mestria, Aquitania, Borgogna. Ma è

retto da sovrani sempre più deboli. Il potere era gestito in pratica dai ministri, specialmente il primo

ministro: il maior domus ( maggiordomo di palazzo, uomo più importante a corte). Carlo Martello è uno

dei più importanti maggiordomi del regno franco. Egli rende l’Austrasia ( il regno franco più a nord, vicino

alla Germania) il regno trainante perché è la parte dove si sono mantenute vive le tradizioni germaniche.

Egli ha trovato il modo di legare a sé quanti più cavalieri possibile. Si viene ad attenuare la frequenza degli

eserciti di popolo. Le arti belliche diventano prerogativa di alcune persone, quelle che hanno più attitudine

alla guerra.

Su quali basi Carlo Martello fonda il suo potere?

Clientela è l’insieme dei clientes. La clientela indica un rapporto personaggio-cliente. Oggi il termine ha

connotazione negativa. Il cliente faceva la salutatio matutina.

In seguito è nata la clientela armata: gruppi ristretti di guerrieri con un capo. È quella che descrive Tacito

parlando del comitatus: gruppo di giovani che segue in guerra un capo. Le tradizioni militari germaniche

non si mantengono nell’insieme del popolo, ma in questi gruppi ristretti. Seguono il capo in razzie e

scorribande, ricavandone guadagno. Nel regno dell’Austrasia queste tradizioni si mantengono molto vive,

ma con il rischio che si possano affievolire perché, se non si compiono razzie, non si sa con cosa pagare i

soldati. Carlo Martello vorrebbe avere terre da distribuire ai suoi soldati.

Quante terre aveva Carlo Martello? Egli pensa di utilizzare i vasti patrimoni della Chiesa. Il pericolo arabo dà

forza a Carlo, infatti, i cavalieri avrebbero protetto la Chiesa dalla minaccia nemica in cambio di terre. Carlo

si trova ad avere una rete di clienti anche all’interno degli altri regni.

Pipino depone l’ultimo re franco e si fa incoronare al suo posto. Con Pipino inizia la dinastia dei Carolingi

(Pipinidi) e finisce quella creata da Clodoveo ( merovingia).

L’ORDINAMENTO PUBBLICO CAROLINGIO

• Il Papato legittimò l’ascesa dei Pipinidi e spinse perché intorno ai Franchi si raccogliesse la

massima parte della cristianità occidentale in una nuova formazione politica, che segnava il

disconoscimento delle pretese universali dell’impero bizantino.

• L’incoronazione imperiale di Carlo Magno.

• Sotto il nuovo nome imperiale rimase la realtà multiforme dei popoli dominati dai Franchi e

quindi anche il nome e l’individualità del regno dei Longobardi, poi denominato Regno d’Italia,

con capitale Pavia.

• Con i Franchi non ci fu immigrazione di un popolo, ma immissione di piccoli nuclei armati in

zone strategiche al servizio dei conti, che presero il posto dei duchi e gastaldi longobardi.

L’aristocrazia longobarda, nonostante le confische e la rimozione dei vertici dell’apparato

politico e militare, rimase sostanzialmente indenne nella sua base patrimoniale.

• L’ordinamento pubblico carolingio.

• La riforma di chiese e monasteri.

• La rinascita carolingia.

Ordinamento pubblico carolingio: si riferisce a tutto il mondo creato da Carlo Magno. Egli voleva dare un

assetto al mondo ruralizzato formatosi, secondo Pirenne, dall’espansione dell’Islam. Carlo prova ad

organizzare tutto l’Occidente intorno ai Franchi come tempo prima Teodorico aveva pensato di farlo con gli

Ostrogoti, unificando tutto il mondo romano-germanico. Il progetto di Teodorico fallisce perché prematuro.

Ma prima Oriente e Occidente non erano divisi. Carlo Magno,invece, farà l’unificazione con la forza

(provocherà stragi di Sassoni). Provoca sconvolgimenti sul piano sociale, politico ed economico. Sconfigge i

Longobardi di Desiderio e diventa loro re. Il ceto dirigente dei Longobardi viene inglobato in quello dei

Franchi. Etnicamente sul’Italia non c’è nessun impatto perché i Franchi che decidono di restare in Italia

sono pochi. Carlo ha diverse corone sulla sua testa, controlla un territorio che corrisponde a quello

dell’Impero romano d’Occidente e quindi è giusto che abbia il titolo di imperatore. Già prima

dell’incoronazione egli si preparava a diventarlo. Egli diventa anche protettore della Chiesa. È questa la

prima comunità europea ( unione di Francia, Germania, paesi dell’est). Carlo viene considerato come il

padre dell’Europa. Egli emana numerose riforme per unificare il vasto territorio. L’ordinamento carolingio è

strettamente legato a quello ecclesiastico, essi possono funzionare se coincidono.

L’incoronazione di Carlo è fondamentale perché da questo evento parte la storia dell’Occidente. Il

Medioevo è un’età fortemente simbolica. Il mondo ellenistico—romano è mediterraneo. L’Occidente inizia

ad avere una sua identità e gli uomini del tempo se ne accorgono. Per questo abbiamo diverse

testimonianze dell’evento. Giustiniano era l’imperatore di Costantinopoli. Gli abitanti che noi chiamiamo

bizantini si definivano romani.

Con l’incoronazione di Carlo m si mette fine all’autorità dell’imperatore sui territori occidentali. Caro viene

incoronato dal papa. È lui che ha riunificato l’occidente. Eginardo, che viveva a corte, ci presenta l’evento

come iniziativa del papa, ma non è così. I successori riusciranno a tenere viva l’idea, ma non a portare

avanti il progetto di Carlo.

Grazie agli uomini di Chiesa continua a vivere l’idea dell’impero anche quando non corrisponde più a

niente. C’è un restringimento dello spazio del potere: l’impero di Carlo si restringe finché il potere non si

limita a quello del castellano. Tanto più il potere si restringe tanto più gli intellettuali lo dilatano a livello

ideologico.

Il territorio è diviso in distretti pubblici. In Italia si chiamano ducati, in Francia contee, nei territori di

confine ( termine germanico) marche. A capo di ogni distretto c’è un funzionario pubblico, che faceva le

veci dell’imperatore. I funzionari avevano margini di manovra abbastanza ampi, ma non erano stipendiati. Il

progetto carolingio fallisce perché è troppo avanzato rispetto alle risorse della società europea del tempo.

Già dopo la morte di Carlo, il progetto comincia a mostrare delle crepe. Gli succede il figlio Ludovico il Pio,

che non riesce a governare neanche i suoi figli, che si scontrano tra loro per dividersi l’impero nei tre regi di:

Francia, Germania, Italia. Il titolo di imperatore fu associato a quello di re d’Italia. Questo processo di

associare i due titoli, re ed imperatore, dura fino a Napoleone che costringe l’imperatore d’Austria a

deporre il titolo di imperatore per poterlo assumere egli stesso. Il titolo viene mantenuto grazie agli uomini

di Chiesa che lo enfatizzano scrivendo trattati. Nonostante l’impero sia diviso in regni, anche i regni hanno

difficoltà a funzionare perché duchi, conti e marchesi tendono a rendersi autonomi. A loro volta essi sono in

difficoltà perché non riescono a controllare i loro territorio. È l’inizio del particolarismo politico.

L’occidente europeo non aveva i mezzi e, quindi, il progetto di Carlo si rivela una falsa partenza. Ma l’idea

di Carlo viene mantenuta viva dagli uomini di Chiesa e viene rivissuta con Ottone di Sassonia ( Germania del

nord) primo re di Germania che porta lì il titolo imperiale, ma anche questa sarà una falsa partenza.

È solo tra XI e XII secolo che l’Europa riparte davvero.

IL FEUDALESIMO

PRIMA ETA’ FEUDALE SECOLI VII- XI ( PRIMA META’)

• Rapporti vassallatico-beneficiari da ricondurre all’istituto della clientela armata, diffuso tra i

popoli germanici, le cui attitudini militari si mantennero intatte in minoranze guerriere (trustis

di sovrani ed esponenti della nobiltà).

• I Pipinidi creano una vasta rete di clientele concedendo in feudo (beneficio) le terre di chiese e

monasteri in cambio della prestazione del servizio militare (concessione, non dono)

È proprio nella Gallia dei Franchi che si configura la clientela armata, ma tutti i popoli germanici la

conoscono. I Franchi hanno sviluppato una tradizione germanica trasformandola da qualcosa di generico ad

istituzione: dalla clientela armata al rapporto vallasso-signore. Si può dire, dunque, che il feudalesimo lo

hanno inventano i Franchi.

In questo contesto ( VEDI APPUNTI SUI FRANCHI) si pongono le basi del Feudalesimo, che continuerà fino

all’età moderna ( inizi dell’800). Ovviamente esso muterà nel tempo. Il feudalesimo è uno dei modi di

produzione, è un’invenzione medievale. Esso indica anche i rapporti politici di tipo feudale, che sono

rapporti di tipo personale che durano finché i due contraenti sono in vita. Il rapporto può perpetuarsi

attraverso i figli, ma deve essere rinnovato. Spesso il signore accoglie i nutriti, figli del vassallo che crescono

insieme ai suoi figli. I figli dei vassalli sono importanti perché tra loro ed i figli del signore già c’è fiducia.

Con il Feudalesimo ci si organizza attraverso rapporti dal basso.

È un rapporto basato su uno scambio. Il rapporto viene solennizzato nella cerimonia del vassallaggio.

Nasce sulla base della consuetudine e per averlo scritto bisogna aspettare l’VIII secolo con i Libri feudorum

in Lombardia. Il rapporto è di tipo paritario. I clienti vengono indicati col termine germanico vassus

(vassallo); i capi con il termine senior ( signore). Il signore concede la protezione al vassallo, egli, invece,

attraverso il vassallaggio, riceve il beneficium. La fedeltà è essenziale. C’è un solo modo per interrompere il

rapporto quando si è ancora in vita: il tradimento ( fellonia), anche se il colpevole è il signore ( se non

concede terre al vassallaggio o se lo umilia). Chretien de Troyes si libera del rapporto col suo signore, che lo

aveva umiliato con uno schiaffo. Le terre concesse, e non donate, si chiamano beneficium o feudo ( termine

germanico) e corrispondono al pagamento. Nell’Alto Medioevo c’erano tante terre e poca moneta

circolare. Beneficio è la traduzione latina, si usa nei testi scritti. Al feudo corrisponde il servizio. Il termine

servitium acquista un livello alto nel contesto feudale.

Il prestigio di un personaggio si misura dal suo seguito armato, espressione di potenza. Gli uomini sono la

cosa più importante, la merce più preziosa perché l’alto medioevo scarseggia di uomini.

Feudo rendita: sono una minoranza. Il feudo è lo stipendio del servizio militare, uno stipendio non in

denaro. Il feudo è formato anche da una rendita monetaria. Il signore paga una sorta di pedaggio. Il feudo

normalmente è una terra abitata, se non è abitato si dice feudo disabitato, ma questa è un’eccezione

perché la terra senza uomini non serve a niente.

ETA’ CAROLINGIA

• formalizzazione del rapporto con la cerimonia dell’omaggio (immixtio manuum) e il giuramento

di fedeltà

• diffusione dei rapporti vassallatici per il controllo di domini sempre più estesi

• reclutamento dei funzionari pubblici (anche i conti) tra i vassalli, con conseguente tendenziale

confusione tra feudi e cariche pubbliche

• progressiva trasformazione della natura degli eserciti: fine dell’esercito di popolo e sostituzione

della leva degli uomini liberi con una partecipazione passiva sotto forma di servizi e albergarie.

I funzionari di Carlo Magno sono scelti tra i suoi vassalli: egli sceglie le persone che gli sono intorno e di cui

si fida maggiormente. Si tratta della sua clientela militare. Gli uomini di Chiesa teorizzavano la forza del

rapporto vassallo-signore, che è più importante di quello familiare. Chretien de Troys racconta, in un suo

poema, di aver partecipato ad un’azione militare che provoca la morte della madre. I poemi epici sono

forme di propaganda e di educazione. Ma c’è differenza tra funzionario pubblico e vassallo. Il rapporto re-

funzionario pubblico non è vitalizio, può essere sempre interrotto ed il funzionario può essere trasferito.

Le terre affidate ai funzionari venivano chiamate res de comitatu e sono diverse dal feudo. Chi ha ricevuto

un grande feudo, deve presentarsi nell’esercito con una squadra di cavalieri. Si perde la nozione di esercito

di popolo che viene sostituito con l’esercito di feudatari. La consuetudine fissa gli obblighi militari del

vassallo: il sovrano non può chiedere al vassallo più di 40 giorni di combattere a spese sue. Oltre i 40 giorni

il sovrano doveva provvedere alle sue spese.

Es: Battaglia di Legnano di Federico Barbarossa contro i comuni, che vincono perché molti vassalli dopo 40

giorni tornano in Germania.

ETA’ POST-CAROLINGIA

• ulteriore diffusione dei rapporti vassallatici, per tentare di arginare l’orientamento degli ufficiali

pubblici verso l’autonomia (patrimonializzazione delle cariche pubbliche, allodialità del

potere), con conseguente dissoluzione dell’ordinamento pubblico

• tendenza alla ereditarietà dei feudi: Capitolare di Quierzy (Carlo il Calvo, 877)

• capovolgimento del rapporto vassallaggio-feudo e fenomeno della pluralità degli omaggi (primo

esempio documentato nell’895)

Il funzionario pubblico tende a non distinguere il suo ruolo da quello di vassallo. Il vassallo tende a

confondere il feudo con il pagamento della carica. Raramente però il signore toglie la carica di funzionario

al proprio vassallo. Si mette in moto un processo di patrimonializzazione della carica pubblica ( o

dinastizzazione) che viene assimilata al feudo. Nasce l’ereditarietà dei feudi. È un processo che nasce

spontaneamente e molto presto. Il figlio di un buon vassallo è un ottimo erede, specialmente se allevato a

corte. L’ereditarietà sottrae al signore il controllo dei feudi.

Giovanni Tabacco ha coniato l’espressione “allodialità del potere” per parlare della patrimonializzazione

delle cariche: c’è una distinzione tra feudo e allodio ( parola di origine germanica) che significa “ bene in

piena proprietà”. Il feudo, invece, è una concessione. Ogni famiglia aveva allodi e beni feudali. Questo caso

era frequente anche negli enti ecclesiastici. I monasteri avevano più allodi che feudi, ma dell’allodio il

proprietario poteva disporre liberamente, dei feudi no, ma doveva tener conto del sovrano. La carica

cominciò ad essere considerata come un allodio, come se fosse un bene di famiglia. Il potere, che per sua

natura è pubblico, ma viene assimilato ad un bene privato.

Ottone di Sassonia decide che il sovrano rientrava in possesso della carica se il vassallo non aveva figli

maschi. Poi pensa di dare le cariche ai vescovi che non potevano avere figli. Ottone ( imperatore nel 962)

ha inventato la figura del vescovo-conte. Prima i vescovi coadiuvavano i conti, ora li sostituiscono. Il

sovrano dona anche le mura della città al vescovo. Le mura avevano una funzione materiale e simbolica.

Isidoro di Siviglia afferma: “Urbs ipsa moenia sunt” (Le mura sono la città). Coloro che stanno fuori sono

inferiori ai cittadini, sono rustici, cafoni.

In Italia non abbiamo i vescovi-conti, ma vescovi con prerogative comitali. Si cerca di indebolire i conti

dando alcune delle loro prerogative ai vescovi. Ottone mette in crisi l’ordinamento carolingio.

A questo punto il vescovo deve curare la difesa militare della città. Il conte perde la sua funzione principale.

Si crea una situazione delicata di rapporti politici. La politica cerca i mezzi empirici per funzionare: con

questo espediente il sovrano limita il potere del conte.

Anche i beni assegnati ad un vescovo si chiamano beneficio ecclesiastico. Il corrispettivo del beneficium in

questo caso è l’officium, il servizio, la carica.

In questo periodo lo stato produce poche leggi, c’è scarsa capacità legislativa. Quando i sovrani non

emanano leggi, lo fanno i giuristi ed i trattatisti. Le leggi dei carolingi sono i capitolari. Il capitolare di

Quierzy sancisce l’ereditarietà dei feudi maggiori ( concessi dal signore). Carlo il Calvo, figlio di Ludovico il

Pio, durante una spedizione in Italia, convoca i suoi vassalli, tra cui serpeggiava malumore, e stabilisce che,

se durante la sua assenza muore qualche vassallo, non si può procedere all’assegnazione del suo feudo

finché egli non ritorna. Viene applicata l’interpretazione estensiva della legge: nel momento in cui questa

norma prende in considerazione il caso si comprende che è stata riconosciuta l’ereditarietà dei feudi.

Pluralità degli omaggi: si diventa vassallo di più signori. Se si scontrano due signori dello stesso vassallo,

egli si schiera con quello che gli ha dato il feudo più grande.

SECONDA ETA’ FEUDALE SECOLI XI ( SECONDA META’) – XIII

• Constitutio de feudis (Corrado II, 1037)

• l’assoluta garanzia nel possesso del feudo induce molti signori ad entrare nella feudalità

• ruolo dei giuristi, che codificano il diritto feudale e danno:

• ai vassalli certezza dei loro diritti e possibilità di dare un fondamento giuridico ai loro poteri

signorili, collegandosi con il sovrano o un signore potente;

• a sovrani e signori territoriali il riconoscimento della loro autorità in territori nei quali non erano

in grado di imporsi con altri strumenti, e ciò come premessa per un futuro consolidamento del

loro potere

• nasce ad opera di giuristi e intellettuali del sec. XII l’immagine della piramide feudale, in cui tutti i

poteri sono collegati tra loro

• i rapporti vassallatico-beneficiari perdono il carattere personale e militare delle origini,

acquistandone uno sempre più decisamente politico (feudum sine servitio, feudum sine fidelitate)

e configurandosi come un efficace strumento dei processi di ricomposizione politico-territoriale

in atto in tutto l’Occidente nel sec. XII, ma in alcuni ambiti già avviati nella seconda metà dell’XI.

Il feudo dato da un vassallo si chiama suffeudo. Verso l’anno mille anche i feudi minori diventano ereditari.

I grandi feudatari provano a contrastare questo fenomeno.

L’imperatore Corrado II il Salico si scontra con l’Arcivescovo di Milano e per indebolirlo emana la Costitutio

de feudis (1037): tutti i feudi sono ereditari. La Costitutio, in realtà, sancisce solo una tendenza già in atto.

È questa la seconda età feudale: i rapporti feudali sono diventati ormai un’altra cosa, essi diventano uno

strumento di ricostituzione del potere politico. Il rapporto feudale perde la finalità principale di fornire

servizio militare, ma serve a collegare i poteri che si erano disseminati. È in questo contesto che la società

cresce. Quando la società si rimette in movimento si sente il bisogno di superare la frantumazione politica.

In questa fase i giuristi hanno una funzione importante perché forniscono a poteri politici che stanno solo

sulla carta gli strumenti per procedere. Essi non emanano leggi ( solo gli imperatori possono farlo). Il

giurista, attraverso la glossa, diventa creatore di diritto, camuffando la sua interpretazione come

commento alla legge romana. L’antichità è fondamentale per le leggi. I giuristi si sostituiscono ai legislatori,

non perché scrivano leggi, ma interpretano leggi precedenti.

Figura centrale del Medioevo è il giurista, l’operatore del diritto. I giudici devono creare norme che

consentano alla società di funzionare e di regolare il commercio. La grandezza di uno Stato si misura sulla

quantità e qualità delle leggi che emana. Tutti i problemi nascono dall’assenza di un’autorità politica forte.

Vi provvedono i giuristi. Essi operano sulla Costitutio de feudis. Mettono in risalto che questa legge

garantisce a tutti il possesso dei feudi e quelli che non possiedono feudi, ma esercitano poteri di natura

signorile, sono stimolati ad entrare nella feudalità perché far parte di una rete feudale comportava la

possibilità di difendersi. La piramide feudale non è sempre esistita, ma essa è nata ad opera dei giuristi

italiani dell’XI secolo. I giuristi creano una piramide signorile in cui non c’è più posto per i poteri abusivi.

1037 –COSTITUTIO DE FEUDIS: tutti i feudi sono ereditari. L’imperatore ha messo la firma sulla sua fine

politica. Il 1037 è una data decisiva: è il momento in cui c’è la frantumazione totale dell’ordinamento

pubblico. Ma grazie ai giuristi si riparte. I giuristi legalizzano la signoria. Chi legalizza la posizione fa

guadagnare lo stato. Non si può più evadere il fisco.

I giuristi rappresentano il recupero del carattere laicale della cultura. Gli uomini di Chiesa gli si affiancano

elaborando l’idea della società medievale, che è divisa in:

• Oratores: chierici

• Bellatores: nobili

• Laboratores: contadini

La tripartizione della società in queste classi è un’immagine potentissima: esprime perfettamente la società

europea di fine I millennio. Essa dura fino alla rivoluzione francese: in Francia vengono lanciati volantini

raffiguranti un contadino emaciato che porta sulle spalle un nobile ed un panciuto uomo di chiesa. È

un’immagine che dura anche se non corrisponde più a realtà.

Giambattista vico identifica tutto il Medioevo con il feudalesimo. Le istituzioni fissano i movimenti, ma

anche le istituzioni cambiano. Le stesse istituzioni, in contesti diversi, possono assumere un significato

diverso. Ogni meccanismo va adeguato al tempo e allo spazio in cui ci si trova. Le stesse istituzioni in

contesti diversi hanno esiti diversi. I rapporti feudali sono diventati addirittura controproducenti: hanno

accentuato il particolarismo politico con la pluralità degli omaggi. Ma in un contesto nuovo, quale il mondo

della crescita (XI-XIII), il feudalesimo si rinnova.

Al vertice della piramide feudale c’è il re: tutti i poteri derivano dal re. I poteri si devono raccordare tra loro

attraverso i rapporti feudali. Tutti cominciano a far parte della società feudale (o rete vassalla).

Il rapporto feudale, durante questa nuova età, serve a creare un legame politico.

Il vassallo non deve più al signore il servizio militare. Il sovrano sa però che può ottenere il riconoscimento

della fonte del diritto. Egli sa che non è capace di togliere i poteri signorili, ma può legittimarli. I signori, a

loro volta, ottengono il vantaggio di trovarsi nella rete del signore. I giuristi coniano l’espressione feudum

sine fidelitate.

È un paradosso perché il rapporto feudale era di carattere militare. Ora ha solo un carattere politico. Il

signore non chiede altro che il riconoscimento del suo potere. È per questo che si chiama seconda età

feudale. La prima età era espressione di una società depressa, ora la società si sta riorganizzando.

Soprattutto in Italia centro-settentrionale i giuristi continuano a svolgere un’attività fondamentale. I giuristi

creano diritto commentando le leggi romane. Il diritto feudale è regolato da un testo prodotto in

Lombardia, il Liber feudorum, che è nato perché i giuristi hanno modificato la consuetudine.

Come fanno i giuristi a modificare le leggi?

I glossatori diventano produttori di diritto, ma sempre sulla base del diritto romano ( Corpus iuris civilis). La

legge che inventano è come se fosse una glossa, un commento della legge romana. Spesso non esiste

correlazione con la legge da cui deriva, non c’è la ratio, il motivo per cui quella legge debba essere creata.

Le leggi sono camuffate da commenti. Questo fenomeno non si verifica ovunque allo stesso modo.

In Italia meridionale non sono i giuristi a fare le leggi, ma c’è lo stato, la monarchia di Ruggiero II ( primo re

normanno) che crea il Regno di Sicilia ( non delle due Sicilie) che finisce ad opera di Vittorio Emanuele II. È

la prima monarchia forte che produce leggi.

LA CRISI DELL’ORDINAMENTO ECCLESIASTICO

• Collegamento tra la crisi dell’ordinamento pubblico e quella dell’ordinamento ecclesiastico

• proprietà laicale di chiese e monasteri; tendenza di imperatori, re, principi e signori territoriali ad

interferire nella nomina di vescovi, abati e pontefici


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ImmaI98

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Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
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A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ImmaI98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Vitolo Giovanni.

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