Estratto del documento

Tesario di storia medievale per i frequentanti

Prof. Giovanni Vitolo

I caratteri originali di un’età di transizione

Il libro di testo (Medioevo) va letto interamente e integrato con gli appunti delle lezioni, anche se la preparazione ai fini dell’esame può essere concentrata sui seguenti temi, per alcuni dei quali possono essere di aiuto le slides utilizzate durante il corso.

Elementi da studiare

  • Elementi caratteristici del mondo ellenistico-romano (pp. 3-9)
  • La diffusione del Cristianesimo, l’organizzazione della Chiesa e la definizione della dottrina cristiana (pp. 10-17)
  • Il monachesimo (pp. 17-22)
  • L’Occidente romano-germanico (pp. 28-46)
  • L’Italia tra Bizantini e Longobardi (pp. 65-77)
  • Il mondo arabo e il Mediterraneo (pp. 82-88)
  • Economia e società nell’Alto Medioevo. Le origini dei poteri signorili (pp. 109-122)
  • L’impero carolingio e le origini del feudalesimo (pp. 126-142)
  • La crisi dell’ordinamento carolingio e dell’ordinamento ecclesiastico (pp. 145-159)
  • Incremento demografico e progressi dell’agricoltura nei secoli XI-XIII (pp. 195-204)
  • Lo sviluppo dei centri urbani (pp. 207-233)
  • Il rinnovamento della vita religiosa e la riforma della Chiesa (pp. 244-259)
  • Nascita delle università, eresie, Ordini mendicanti (pp. 268-282)
  • L’impero e l’Italia dei Comuni (pp. 287-305)
  • I Normanni in Italia meridionale (pp. 312-317)
  • Le crociate (pp. 318-329)
  • Innocenzo III, l’apogeo del papato e Federico II (pp. 333-349)
  • L’Europa tra crisi e trasformazione (pp. 371-387)
  • Potere e società nel Mezzogiorno angioino-aragonese (pp. 411-423)

Appunti di storia medievale - I. Iaccarino

Nozioni propedeutiche

Più testimonianze ci fanno capire l’importanza di un evento, tante testimonianze raramente coincidono.

Metodologia storica

Il metodo storico (o metodo critico) è il metodo che ci consente di valutare le testimonianze. Il termine tecnico è fonte. I primi metodologi si pongono il problema di valutare le testimonianze e di raccontarle. Le fonti devono essere datate. In passato si credeva che la fonte più distante nel tempo fosse quella più credibile perché racconta in modo oggettivo l’accaduto. Oggi si ritiene vero il contrario perché chi racconta a distanza di tempo è condizionato da ciò che è avvenuto dopo. In questo modo l’evento viene decontestualizzato.

Es: 476 d.C, caduta dell’Impero romano d’Occidente. Al tempo non ci si era accorti della caduta, ma è stato possibile parlarne grazie agli eventi successivi.

Consuetudine

Le parole cambiano nel tempo. Esse possono avere un restringimento semantico oppure può avvenire il contrario. Oggi questo termine ha un significato molto generico. È una parola che è contenuta nelle Costituzioni di Melfi (primo codice organico giuridico dopo il Corpus iuris civilis di Giustiniano della metà del VI secolo). Federico II le scrive circa 700 anni dopo la grande opera giuridica. Federico II stabilisce la gerarchia delle fonti del diritto. La consuetudine è una delle fonti del diritto, nel Medioevo è quella principale. Essa è il diritto ricondotto alla sua origine.

Se la società cammina, le istituzioni arrancano. Con le riforme si cerca di tenere il passo della società. Con il riformismo si cerca di ridurre il distacco. Altri modi per risolvere il problema sono: la dittatura o la rivoluzione. Nel Medioevo la società risolveva i problemi creando essa le leggi. Carlo Magno emanava i capitolari, ma erano interventi particolari. Il punto debole della consuetudine è che è per sua natura localistica. Sono gli abitanti di quel territorio che si organizzano in una certa maniera. Proprio perché è generalizzata, l’autorità politica la riconosce. È per questo che i giudici devono essere nominati tra gli abitanti del posto. La consuetudine è solo orale, solo nel tardo Medioevo viene messa per iscritto.

Gestione degli spazi

Non c’era il concetto di proprietà assoluta. Nel Medioevo non si distingueva tra proprietà e possesso. Anche quando si aveva un pezzo di terra si seguivano comunque le direttive della comunità di villaggio.

Vicinia =/= da vicinato

La vicinia è un’istituzione, leggermente diversa dal vicinato. Indica comunque un insieme di persone di un quartiere, ma ha compiti precisi, di tipo soprattutto fiscale: gestisce le imposte da pagare allo stato dal singolo quartiere. L’importo varia. Compito della vicinia era anche quello di organizzare ronde difensive per il proprio quartiere nei pressi delle porte: venivano poste torri oppure castelli per presidiare il territorio.

Rapporto società-stato

Nel Medioevo la società è più potente dello stato. Il rapporto è squilibrato. Ad esempio: la società crea l’università degli studi, poi lo stato ne rivendica il possesso. Le singole comunità dovevano provvedere ai loro bisogni, lo stato non funzionava e aveva pochi compiti. Era importante il meccanismo di divisione delle imposte:

  • Chierici: non pagavano le tasse
  • Nobili: non pagavano le tasse
  • Popolani: suddivisi nelle vicinie, che pagavano le tasse

Il compito del quartiere era di dividere lo sgravo fiscale.

Lo stato ha i seguenti doveri:

  • Compito difensivo
  • Ordine pubblico
  • Giustizia
  • Supportare le istituzioni ecclesiastiche

Anche se lo Stato svolgeva solo questi compiti spesso aveva difficoltà e si rivolgeva alle istituzioni clericali. Il clero spesso garantiva la sicurezza, ricopriva il compito difensivo. Il clero stabiliva quindi le “Paci di Dio”, stabiliva tregue alla violenza nei giorni di particolari ricorrenze cattoliche, in alcuni periodi riesce più dello stato a garantire l’ordine. Tutela anche alcune personalità come donne, bambini, vedove, uomini di chiesa. Per far rispettare queste imposizioni nascono le Leghe della pace di Dio.

Simbologia medievale

Anche il potere per funzionare ha bisogno di riti, cerimoniali. Tutte le cose hanno un significato letterale ed uno nascosto. I riti favoriscono la comunicazione, specialmente tra il popolo ed il rappresentante del potere. Centrale è la figura del cerimoniere.

1980, Germania, nasce la simbolistica di stato: nuova disciplina sui simboli e sulle caratteristiche esteriori del potere finalizzata a comprendere alcuni meccanismi di governo dei detentori del potere.

Es: osservando alcuni comportamenti negli anni che precedono l’incoronazione vediamo che Carlo si preparava già ad essere imperatore.

Periodizzare

Operazione ideologico-intellettuale, non solo formale-didattica. Facilita la comprensione e la contestualizzazione e la concettualizzazione.

  • IV-V-VI sec: tarda antichità: ha sostituito l’accezione di “decadenza”. Non ci si vuole ancora staccare dall’antichità, dalla tradizione. Teodorico vuole fondere le istituzioni romane ed il mondo germanico. Questa età non si configura nella stessa maniera ovunque, ma altre parti l’incontro di queste civiltà è stato pacifico.
  • VII sec: alto medioevo: ci sono elementi nuovi viscerali, ma che non formano ancora un sistema, non ancora pienamente realizzato fino all’XI.
  • Metà XI- XIII sec: pieno medioevo: secolo in cui si rispecchia la Divina Commedia. Medioevo nella sua più alta fioritura, dove si sono realizzate pienamente le istituzioni. Dante è il maggior rappresentante della società medievale.
  • ‘300- ‘400: basso medioevo: fase finale, le istituzioni sono in crisi. L’opera di Marsilio di Padova rappresenta questo periodo. Volontà di dividere stato e chiesa. Lo stato potenzia la sua presenza nella società, non si parla di invasioni o di prevaricazione. Nel basso Medioevo aumentano le funzioni dello stato, ma la polemica con la chiesa continua perché per attenuare la separazione ci vuole tempo. Quando sarà avvenuta, saremo nell’età moderna.

Figure femminili centrali nell’Italia meridionale

(Hanno avuto un ruolo centrale nell’opera di consolidamento dello stato)

1300 Ruggiero II crea il Regno di Sicilia (Puglia, Sicilia, Calabria). È diverso dal Regno delle due Sicilie. La madre di Ruggiero, Adelaide del Vasto, gestisce il regno e i feudatari alla morte del marito finché Ruggiero non è maggiorenne.

Costanza d’Altavilla: moglie di Enrico VI. Ha un ruolo chiave nel passaggio da Normanni a Svevi. Affida Federico ad Innocenzo III.

Maria d’Ungheria: tiene le fila della politica estera del regno di Sicilia. Ebbe 14 figli.

Santa Chiara: fondò il monastero.

Regno di Giovanna: 40 anni di regno scosso da numerose crisi.

Fine età angioina, inizio età aragonese: Isabella di Lorena.

Il modello

Lo storico deve necessariamente elaborare dei modelli per isolare aspetti della realtà. Il modello è una costruzione intellettuale che serve a semplificare la storia. Rappresentare in modo semplice la realtà complessa significa falsificare, ma i modelli sono indispensabili per non perdersi. Gli storici all’inizio non sapevano di far uso di modelli, nonostante se ne fosse fatto uso da sempre. Uno degli esempi di modello è il materialismo storico: la lotta di classe è il motore della storia, elaborato da Marx che descrive i vari modi di produzione ed il rapporto tra le classi sociali e dà un senso alla storia. Questo modello può essere applicato alla storia medievale. Degli storici italiani, tra cui Gaetano Salvemini, applicano il materialismo di Marx alla storia dei comuni, che non è altro che lotta di classe, espressione del mondo di produzione feudale. Contro i feudatari insorge la borghesia. La realtà è lotta di classe. Egli scrive Magnati e popolani (ambientato nella Firenze di fine 200). Questa interpretazione semplifica la realtà. Quest’opera fu accolta con diffidenza, la critica faceva perno sull’errata interpretazione della parola “popolo” da parte di Salvemini (per questo è fondamentale la semantica storica). Il significato della parola cambia nel tempo e questa è un’insidia per lo storico. Egli aveva interpretato la parola popolo sulla base della conoscenza di un uomo dell’800.

Popolo: Nell’800 si riferisce sicuramente ad una classe sociale, ma è più un partito che una classe. È il proletariato che si oppone alla borghesia.

Populares: nella realtà comunale non sono solo i non nobili. Erano nobili del contado esclusi dall’aristocrazia, trasferiti in città, ma anche borghesi arricchiti. C’è sempre la tendenza alla chiusura oligarchica (serrata del maggior consiglio), erano famiglie che sono in contrasto. C’erano anche lotte tra famiglie dello stesso ceto (es: i Medici durante la rivolta dei ciompi).

Il modello, dunque, è utile per fare ordine, ma va corretto, rimodellato. Marx è stato anticipato di ben 100 anni da Giambattista Vico. Della sua idea però nessuno si accorge perché diceva cose troppo avanzate per il suo tempo. Egli aveva inventato il modo di produzione feudale. Secondo Marx al modo di produzione schiavile romano succede quello di produzione feudale. A questo segue il capitalismo.

Anche Vico pensa ad una successione di società, proiezione di un’evoluzione della società.

  1. Gli uomini sentono senza avvertire (primitivi)
  2. Gli uomini avvertono con animo perturbato e commosso. (Vico descrive la seconda società come una società feudale).

Ci sono diverse fasi del secondo ciclo:

  • Invasione germanica
  • Età feudale
  • Età in cui vive Vico, età dei lumi.
  1. Gli uomini riflettono con mente pura.

A queste fasi corrispondono tre società. Nell’ultima gli uomini razionalizzano, interpretano ciò che accade. Vico non è uno storico, è un teorico. Espone la sua teoria nella Scienza Nuova (1744). Lui può descrivere la seconda fase perché ha elaborato il principio dei corsi e ricorsi della storia. Il ricorso è fondamentale. Non si può dire: “Hic manebimus optime” (Qui staremo benissimo - Orazio). La storia non si può fermare, non ci si ferma in una fase, ma si ritorna indietro. Si ritorna alla fase della barbarie, ma non com’era all’inizio, ma più grave delle origini perché essa si serve degli strumenti avanzati del ciclo successivo. Barbarie ritornata > barbarie originaria.

Il mondo ellenistico-romano

  • Gravitante sul Mediterraneo, che rende possibili scambi molto intensi
  • Abitato da popolazioni stabilizzate, inquadrate in distretti amministrativi che fanno capo alle città.
  • Fortemente gerarchizzato e socialmente subordinato alle aristocrazie delle città

La vicenda complessiva dell’Impero romano è assimilabile a quella di altri grandi organismi politici che nascono nel mondo ad opera degli indoeuropei, una popolazione nomade proveniente dalle steppe euroasiatiche. Gli indoeuropei sono un popolo rozzo e culturalmente inferiore alle popolazioni che incontrano durante i loro spostamenti. Essi talvolta si sostituiscono ad una popolazione preesistente, altre volte si fondono con essa. Un esempio celebre è quello dei Celti, che si fondono con i Romani in quello che Giovanni Tabacco ha definito “connubio latino-celtico”.

Tra i grandi organismi politici fondati dagli indoeuropei c’è l’Impero di Persia. Esso si estende su un territorio identificabile con gli attuali: Iran, Iraq, Pakistan, Afghanistan. Se ne possono individuare due grandi aree: una orientale, formata da montagne e terreni aridi; una occidentale formata dalla valle su cui scorrono il Tigri e l’Eufrate. Il regno di Persia fu conquistato nel 331 a.C da Alessandro Magno e poi dai Parti nella seconda metà del III sec. a.C. Esso mantenne un’impronta ellenistica nonostante le invasioni delle popolazioni mongoliche: Sarmati, Unni bianchi e Turchi. Fu per secoli in lotta con l’Impero romano per il dominio della Siria, della Mesopotamia e dell’Armenia.

L’India è il secondo di questi grandi organismi politici. Si estende lungo tutta l’India settentrionale, fu creato dagli Ariani, popolo indoeuropeo di pastori e allevatori, divenuti poi contadini. Infine c’è la Cina, altro grande organismo politico agricolo. Si estende nella vasta pianura alluvionale del Fiume Giallo. Shih Hwang-ti (detto il “Cesare cinese”) fondò un vasto Impero cinese nel 246 a.C. Inoltre fece costruire la Muraglia cinese, assimilabile al romano Vallo di Adriano, per difendersi dalle invasioni straniere. Altro elemento in comune tra questo impero e quello romano sono i limitanei: guarnigioni posti lungo la linea di confine, chiamata limes. Essa era posta, per quanto riguarda l’Impero romano tra i fiumi Reno e Danubio. I limitanei erano fortificati e lì vi si era stanziato un gran numero di contadini-militari. Essi erano utili contro le invasioni delle popolazioni germaniche. Il limes aveva sia un valore fisico, in quanto confine materiale, che un valore simbolico: divideva due mondi, quello dei romani, civilizzato ed imperniato sulla città, e quello dei germani, nomadi poco civilizzati che vivevano nell’Europa settentrionale.

C’è un mondo che precede il Medioevo: è il mondo ellenistico-romano, chiamato anche solo Mondo antico. Non è stato creato dai Romani. Essi non hanno fatto che recuperare i caratteri del mondo ellenistico di Alessandro Magno. I Romani, infatti, prendono, ma non distruggono, anzi, assimilano. In sostanza i Romani continuano la civiltà greco-orientale. Grazie alle conquiste di Roma si crea un mondo mediterraneo. Il mondo antico è gravitante sul Mediterraneo. Il medioevo è una fase di transizione. In età moderna si graviterà, invece, sull’Atlantico. È questo un mondo unitario e la sua unità è dovuta ai frequenti scambi.

Ragione di scambio

Dall’Oriente s’importano oggetti preziosi. Gli orientali guadagnano e comprano anche merci occidentali, ma meno preziose di quelle che acquistano gli occidentali dall’Oriente. La ragione di scambio è favorevole all’Oriente. Il valore di scambio non è uguale.

Questo mondo è abitato da popolazioni stabilizzate, che è pressato da popolazioni non stabilizzate (germaniche), che non sono nomadi. Queste popolazioni si spostavano perché i territori non erano più produttivi. Erano oppressi a loro volta da popolazioni ancora più mobili, come gli Unni, elemento decisivo che spaventa tutti. C’è una dialettica tra nomadi, seminomadi e popolazioni stabilizzate. Per questo i romani accettano gli ingressi controllati dei germani. Questa dinamica riguarda tutti i grandi imperi stabilizzati e per tutti questi imperi gli Unni sono stati una minaccia.

Il mondo antico era diviso in distretti amministrativi che facevano capo alle città. Esso è un mondo fortemente urbanizzato. Non significa che la gente viveva in città, ma tutti i distretti avevano come capoluogo la città. La città era il centro amministrativo. Il passaggio dal mondo antico al Medioevo si evince proprio dalle città, che perdono la capacità di dirigere il territorio. Alcune scompaiono.

La città romana è formata da:

  • Civitas: distretto
  • Urbs: cuore della città, che dirige il territorio. Roma è l’Urbs, la città per eccellenza.

In età romana non avevano le mura. Si cominciano a costruire in età medievale (III sec). Prima tra campagna e città c’era un continuum. La città poi si chiude, ma anche in questo caso la città è insicura. Si creano poi nuovi poli di aggregazione: monasteri, castelli, santuari.

La campagna si articolava in villaggi.

Caratteristiche delle aristocrazie cittadine

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ImmaI98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Vitolo Giovanni.
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