Storia medievale
Le popolazioni che vivevano nel cosiddetto medioevo erano convinte di vivere nella continuità interrotta di un quadro politico che dalla Roma pagana si era trasformato nell’universalismo cristiano. I primi furono gli umanisti italiani a formare l’idea che ci fosse un lungo arco di tempo che li separasse dalla cultura degli antichi. L’idea di una lunga decadenza culturale e artistica fu rielaborata su orizzonte più ampi negli ambienti tedeschi della Riforma protestante per i quali il declino del mondo antico non andava individuato nelle invasioni barbariche, ma nella mondanizzazione della Chiesa e nell’affermazione del papato.
La Chiesa non può vedere il medioevo come un periodo negativo e non può neanche concepire che ci sia un’età di mezzo. Per la Chiesa la storia è solo storia di salvezza, non c’è un’età di mezzo, ma solo un punto culmine nel patto tra Dio e gli uomini che prevedeva l’incarnazione della divinità. Per la tradizione cristiana è un unico cammino di salvezza. Per i protestanti, invece, il medioevo vuol dire periodo dominato dalla Chiesa di Roma, epoca di oppressione e di stravolgimento del messaggio cristiano, ma non ha niente a che fare con l’idea degli umanisti di età di mezzo.
L’idea di medioevo cronologicamente definito, come viene tradizionalmente studiata, ha una sua collocazione precisa in Europa. Infatti, la nostra idea di medioevo come età che va dalla fine del mondo romano all’era degli umanistici non coincide con quella dei bizantini. Per i bizantini Roma è rinata a Bisanzio, dunque la caduta di Roma non ha avuto nessuna conseguenza per loro. Quando cade l’impero bizantino quella è la vera fine di tutto, non viene vista come rinascita dal loro punto di vista. Per gli arabi, il mondo islamico, esiste un mondo pre-islamico e post-islamico e coincide col 622 d.C. ed è segnato dal periodo precedente a Maometto e a dopo Maometto.
Il periodo medievale per sua definizione, medio evo, nasce da una visione negativa, è un’età di mezzo ossia ce ne sono state delle migliori, una prima e una dopo dove l’età moderna si riallaccia a quella precedente che è quell’antica. Il medioevo è visto come un periodo di mille anni in cui l’umanità è caduta in crisi dove c’è il predominio della Chiesa, la filosofia si è bloccata sulla teologia. Viene visto come la fine e il peggioramento rispetto all’età antica e finisce con l’età moderna, dove predomina l’umanesimo che ideologicamente vuole riallacciarsi all’età antica, come se il medioevo non fosse mai esistito.
Il concetto di gotico
Tra il quattordicesimo secolo e il quindicesimo gli intellettuali identificavano questa età di mezzo con termini come “gotico”, il cui nome viene dal popolo gotico, non ha a che fare con l’arte e l’architettura gotica successiva. Gli umanisti identificano come gotico tutto ciò che è brutto e va al di fuori delle proporzioni antiche. Anche la scrittura medievale viene definita gotica nel senso di buio, oscuro. È una scrittura molto verticale, brutta.
La scrittura bella è quella rotonda, ma questa scrittura non era quella degli antichi romani come pensavano gli umanisti. Questa scrittura è stata inventata sotto Carlo Magno, ossia il periodo più buio del medioevo. La scrittura rotonda che gli umanisti attribuivano agli antichi romani era in realtà la codificazione dei testi romani attuata in età carolingia (nono secolo, età di Carlo Magno). È la cosiddetta scrittura Carolina, che è quella che viene utilizzata attualmente.
Origini e sviluppo del concetto di medioevo
Il concetto del medioevo nasce in età umanistica, prima metà del 300 e seconda del 400. È un’idea che nasce in un circolo elitario e ristretto. Gli umanisti avevano in mente parlando di medioevo un periodo in cui l’Europa aveva conosciuto una serie di crisi culminate nella peste del 1348, cambiamenti climatici e trasformazioni sociali. Gli umanisti hanno esteso l’idea di questo periodo oscuro a tutti i secoli precedenti e hanno ritrovato la luce soltanto nella Roma antica. Gli umanisti erano comunque figli del medioevo. Alcuni di loro erano chierici o comunque laici provenienti da un ceto sociale emerso in quei secoli definiti bui. Erano figli di quell’epoca che disprezzavano che però non conoscevano, o meglio conoscevano soltanto gli ultimi anni di quel periodo.
Il medioevo è dunque un concetto molto relativo elaborato da una piccola minoranza elitaria italiana e prettamente legato a concetti estetici rivolti all’arte, alla filosofia, alla lingua. Gli umanistici attraverso alla filologia vogliono ritornare all’età romana antica per ritornare al testo originale il più possibile. Il medioevo, se concepito legato all’Europa, inizia con la fine dell’impero romano d’occidente. Qualcuno ha voluto dare una data precisa ossia il 476 d.C.
Per quanto riguarda la popolazione non successe niente né in oriente né in occidente, ovvero nessun abitante in quegli anni percepì di essere entrato in una nuova era. Nel 476 l’ultimo imperatore, Romolo Augustolo, viene deposto dal capo germanico Odoacre, il quale si pone come imperatore. Cessa la lunga serie di imperatori romani. Questa data ha assunto tale valore perché fino a un centinaio di anni fa la storia era soprattutto storia di trasformazione di assetti istituzionali e politici. Data questa prospettiva politica la scansione cronologica era dettata da gesta politiche e istituzionali. Dunque a livello politico Odoacre cambia le istituzioni poiché prende i fasci e l’aquila imperiale, e li fa spedire a Costantinopoli proclamando che esiste un solo imperatore e ha sede a Bisanzio. Se la storia è vista dal punto di vista politico, la fine dell’impero romano deve essere per forza qualcosa di epocale.
Nello stesso periodo ci furono però date molto più significative per la popolazione, la quale cominciò realmente ad avvertire dei cambiamenti significativi. Ad esempio, nel 455 d.C. ci fu il sacco di Roma. Roma, centro del mondo romano, la città che fino a Aureliano non aveva tenuto opportuno di circondarsi di mura, viene saccheggiata dai barbari. La periferia di Roma era l’impero, le sue mura erano sul Reno, in Siria, o il vallo di Adriano, non erano a Roma. Le mura di Aureliano sono il primo sintomo della decadenza di Roma perché vuol dire che il confine sul Reno non è sicuro. Violare la forza di Roma e umiliarla con un saccheggio colpì la popolazione ancora di più rispetto alla deposizione dell’imperatore. La popolazione fu più colpita da questo gesto che dall’altro.
La difficoltà della periodizzazione
È quindi difficile, e quasi impossibile, segnare un’unica data di inizio del medioevo. La periodizzazione più usata prosegue quella di Georg Horn che fissò i termini cronologici tra la fine dell’impero romano di Occidente nel 476 e la caduta di quello d’Oriente nel 1453. In realtà poi ogni nazione ha stabilito date diverse, significative per la sua storia. L’Italia ad esempio segna l’inizio con l’arrivo dei longobardi e la fine con lo sbarco di Colombo. Quella francese segna l’inizio con la conversione di Clodoveo e la fine con la fine della guerra dei cent’anni.
Piuttosto che cercare dunque una data unica, occorre indicare un arco cronologico ampio, esteso su più secoli. L’inizio può quindi essere individuato a partire dal quarto secolo. Quando finisce? Il secolo chiave sarebbe il 400, ma la fine del medioevo viene collocata con la scoperta dell’America, ma questa apertura verso l’America ha chiuso l’apertura dell’Europa all’Asia. Quei collegamenti verso oriente e verso l’Asia e quei mercati orientali, la grande fortuna di Venezia nei commerci verso oriente, finisce perché tutto si proietta verso occidente. L’enorme concentrazione di energie impiegate verso l’occidente ha portato alla chiusura verso il mondo orientale che il medioevo aveva mantenuto. La scoperta dell’America non ha nessuna valenza immediata, ma avrà delle conseguenze significative nel cinquecento. Nel 1492 è morto Lorenzo dei Medici ed è caduto Baluardo Musulmano in penisola iberica ed è morto un papa. Quindi come anno è significativo, ma ha pur sempre un valore puramente indicativo.
Dunque la fine del medioevo può essere individuata intorno al quattordicesimo e quindicesimo secolo quando vi fu una profonda e perdurante crisi demografica, una serie di crisi economiche, la perdita di prestigio delle istituzioni universalistiche ossia il papato e l’impero, vi fu la diffusa aspirazione a nuovi valori religiosi ed etici e lo sviluppo di un movimento di rinascita letteraria artistica e culturale ossia l’Umanesimo.
Divisioni del medioevo
Il medioevo si divide in area romanza (Italia, Francia..) in due parti: alto medioevo e basso medioevo. La divisione tra le due ere coincide con l’anno 1000. L’Europa è agraria mentre il mondo bizantino e arabo sono molto più avanzati. Dopo il 1000 l’Europa cresce di numero, di ambizione e prende una rivincita nei confronti del mondo orientale e con le crociate sceglie di aggredire questo mondo orientale. E dunque nel 1000 l’Europa cresce. Ma non tutti gli storici sono d’accordo.
Nella produzione anglosassone, non romanza, dividono tra tarda antichità, età centrale, età moderna (che parte dal 1200) dove i valori sono sempre quelli di Roma antica. Dalla fine del 1200 la società Europa prende una direzione diversa che sarà quella del 300/400. Se dovessimo dare una divisione bipartita avremmo l’alto medioevo (IV-X sec.) e basso medioevo (XI-XV sec.). Se la divisione è tripartita avremmo primo medioevo (IV-IX sec.), secoli centrali o età di mezzo (X – XII sec.) e tardo medioevo (XII-XV sec.)
Crisi dell’impero romano
Perché il più grande impero dell’antichità si è dissolto?
Prima causa: Divisione occidente e oriente
L’impero romano quando tradizionalmente finisce si era già diviso in due parti: impero d’oriente e d’occidente. L’impero è nato durante l’età di Augusto, più o meno quando è nato Cristo. Il nostro metodo di datazione è stato introdotto Dionigi di Pico ha fatto una serie di calcoli e ha stabilito che nell’anno zero era nato Cristo. Già al momento in cui la repubblica romana era in decadenza era chiaro che la repubblica aveva due anime: una orientale e una occidentale. Roma era una sorta di città stato che si era estesa a livello globale e aveva fatto una profonda apertura aggressiva verso la Grecia e l’oriente. Nel mondo ellenistico, che in seguito alle conquiste di Alessandro Magno aveva formato una koinè linguistica, c’erano stati una serie di regni e tutta questa area avevano come punto di riferimento la cultura greca e la lingua greca. È una realtà a cui Roma rimarrà sempre debitrice. I prodotti dell’agricoltura, i metalli, la filosofia, l’arte, la scultura ecc.. Roma continuerà per tutta l’età imperiale a importarli dall’Oriente.
L’occidente è più difficile da definire, mentre il mondo ellenistico aveva una certa unità culturale (anche se non politica), l’occidente era ciò che corrispondeva alla nostra attuale Europa. L’occidente era formate da zone rurali, erano estensioni di selve intervallate da fiumi enormi come il Reno e il Danubio dove vi erano villaggi con un’economia rurale e organizzazioni tribali. A partire da Cesare e le conquiste, comincia un’espansione verso queste aree. Qui Roma esporta le strade, i reticoli stradali nati per necessità militari e urbanistici. In occidente Roma fonda le città, in oriente si limita ad assimilare ciò che c’era già perché l’oriente aveva già strade e una civiltà sviluppata più o meno al pari di Roma.
Civitas: agglomerato di edifici e territori più o meno vasti che stanno intorno. In oriente lo schema città e territorio c’era già e Roma lo assimila. In oriente c’erano città come Alessandria, Antiochia... Roma acquisisce questi territori e li romanizza e crea il sistema città e territorio, ma le città c’erano già. In occidente le città non ci sono, ci sono piccoli insediamenti. Qui Roma dunque fonda le città e per collegare economicamente e militarmente le varie zone, crea i reticoli stradali. In occidente Roma esporta una serie di elementi propri della civiltà romana fondando città.
Seconda causa: Flusso contrario e impoverimento delle zone occidentali
Si deve immaginare un flusso continuo di oro, materiali pregiati che si spostano da oriente, a Roma e da lì, diffuse in occidente. I romani importano materiali e una serie di opere d’arte greche che vanno a decorare le case romane. Tutto questo flusso fa sì che l’occidente esporti monete (oro, argento) che fanno il flusso contrario, ossia Roma prende dall’Oriente i metalli pregiati come oro e argento per fare le monete, le quali tornano di nuovo in oriente in seguito all’acquisto di prodotti manifatturieri. L’artigianato occidentale, che alla fine era presente ma non reggeva la concorrenza dei prodotti orientali, progressivamente si atrofizza e con il corso dell’età imperiale non solo non si comprano più i prodotti, ma non si produce in occidente nemmeno i beni di prima necessità. Infatti Roma è in grado di controllare terre come l’Egitto dove c’è una tale produzione di grano che è praticamente inutile incentivare l’attività agricola in area occidentale dato che in Italia non c’è nessuna terra capace di produrre così tanto grano come l’Egitto. È inutile produrre grano se era possibile importarlo da queste terre orientali che producevano una grandissima quantità di grano. Basti pensare che nella villa di Traiano si bruciava legno di origine orientale perché più profumato piuttosto che il legno locale o occidentale. Roma era la padrona del mondo.
Roma dunque non mira a incentivare la produzione locale che è atrofizzante e arretrata e ciò, quando i contatti con l’oriente diminuiranno, comporterà una crisi economica non indifferente.
Terza causa: Motivazioni sociali, identificazione sociale
Roma aveva come modello la grande aristocrazia senatoria che aveva perso potere politico, perché era subentrato l’impero anche se in modo subdolo. Il senato dato che identificava un ceto sociale è rimasto in vita fino a quando non sarà integrato nel collegio dei cardinali. La repubblica infatti non venne mai dichiarata decaduta proprio perché continuava a sussistere la classe senatoria. L’assolutismo semi divino del sovrano lo prendono dall’Oriente e lo sovrappongono sul sistema romano. L’imperatore è una figura ambigua, è il sovrano delle repubbliche, sta sopra tutto. È capo dell’esercito e ciò gli dà la forza militare. Ciò che determina l’esistenza dell’impero è che tutti hanno giurato fedeltà a Roma che si identifica sempre più in un personaggio, ossia l’imperatore. Roma non ha un re ma i suoi domini possono avere un re (vedi Erode). L’imperatore non è re, ma per governare il popolo di Roma attribuisce per sé tutte le cariche romane. L’imperatore non ha cancellato la repubblica, ma vi si è sovrapposto. Nel medioevo non finisce mai niente, formalmente non è mai caduta neanche la repubblica romana.
Dal ceto senatorio si traevano anche gli imperatori, ma in realtà successivamente gli imperatori vengono presi anche dalle province grazie alle posizioni assunte nell’esercito. Gli imperatori prima sono nobili, poi romani o italici e infine anche provinciali. Con l’editto di Caracalla il potere al senato viene definitivamente tolto perché se tutti i cittadini sono romani, sia che abitino a Roma o in Siria, il carattere italico e romano proprio del senato decade e dunque rimane soltanto l’imperatore. All’epoca degli antonini l’impero trova un certo equilibrio, ma si approfondiva sempre più la differenza tra oriente e occidente e un altro problema era l’identificazione sociale che in un primo momento continua a essere la classe senatoria. Il ceto senatorio perde progressivamente il proprio potere, ma mantiene il prestigio e si viene a generare un sistema clientelare per cui si stabilisce un rapporto di fedeltà di tutti coloro che conoscono i senatori. Ciò si riflette anche a livello patrimoniale. L’Italia venne lottizzata tra un centinaio di famiglie. Se un senatore possiede beni fondiari non ha interessi di promuovere l’agricoltura e gli basta che quelle fattorie producano il minimo. Diventa un’economia parassitaria e debole. Queste famiglie si ricoprono di lusso importata da oriente senza investire nella coltivazione e promozione del loro territorio che ovviamente si impoverisce. Il modello sociale di riferimento è il senatore dunque anche gli equites, ossia la borghesia, non veniva valorizzata perché tanto il modello di riferimento è il senatore. Per esempio Trimalchione è un esempio di equites, che è un arricchito che fa finta di non fare niente. Appena un equites diventa ricco cerca di somigliare al senatore perché quello è il modello di riferimento e cerca di dedicarsi soltanto all’otium inteso come tempo impiegato per lo studio perché lo scopo è...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Storia medievale, Prof. Salvestrini Francesco, libro consigliato Manuale di storia medievale, Andre…
-
Appunti di Storia dell'Europa medievale
-
Riassunto dell'esame Storia Medievale, prof. Gagliardi e Salvestrini, manuali consigliati Alto e Basso Medioevo, Ta…
-
Riassunto esame Storia dell'Europa medievale, prof. Salvestrini, libro consigliato Nel nome del Signore, Jordan