Estratto del documento

Lezione 15/10/2014

Affronteremo un arco temporale molto ampio, a partire da una prospettiva di indagine molto relativa e molto specifica. Sceglieremo delle categorie attraverso le quali seguire lo svolgimento della storia greca dalle origini fino alla conquista romana. Io vi illustrerò le realizzazioni che si devono ai Greci sul piano politico-istituzionale. Come si sono trasformate in rapporto alla politica estera? La prospettiva diacronica sarà costantemente riecheggiata.

Perché occorre guardare alla storia da una prospettiva specifica?

La storia è sempre relativa. È la scelta che è stata fatta dagli storici antichi. Gli storici greci, in particolare Tucidide, ma anche Erodoto e tutti i cosiddetti epigoni, coloro che sono venuti dopo di loro, come Senofonte, Teopompo, Diodoro ecc., hanno scelto questa prospettiva di indagine come quella fondamentale, quella che consentiva di raccontare meglio la storia greca. Ogni storia sceglie di raccontare un problema specifico. Pensate alla “Costituzione degli Ateniesi (θηναίων πολιτεία)” scritta da Aristotele verso la fine del IV secolo a.C., che racconta della storia costituzionale di Atene. Ci racconta la storia della sua mentalità, dei costumi, dei valori sociali condivisi facendo così emergere tutta la società.

Il fatto di scegliere una prospettiva particolare per seguire uno svolgimento storico, complesso e lungo come quello Greco dalle origini fino alla conquista romana, è il carattere più distintivo della storia. La storia è innanzitutto definita dal fatto di essere relativa. Uno storico greco, G. Nenci, ha scritto il saggio intitolato "La misura della storia": dove si afferma che ogni autore sceglie i problemi storici da raccontare in base al proprio interesse, in base a sollecitazioni culturali diverse. I problemi storici sono quelli che ogni storico sente come tali.

Così si va a creare un rapporto dialettico tra oggetto della storia e il soggetto della storia. L'oggetto della storia sono i fatti e le vicende che si sceglie di raccontare, dunque è sempre in movimento; mentre il soggetto è l'interpretatore dei fatti, lo storico, colui che racconta. Il rapporto tra fatti della storia e soggetto, è sempre in evoluzione, dinamico, mutevole.

In che misura cambiano i fatti?

Cambiano le vicende, cambia il tempo? Secondo gli storici greci le storie raccontate anche da storici diversi, non dovevano ammettere dei buchi neri, dei vuoti ma dovevano essere sempre legate l'uno all'altro. Uno storico raccontava vicende a partire da dove si erano interrotte le vicende di un altro. È una sorta di circolarità del racconto che non ammette dei vuoti ma solo dei pieni. Gli storici greci dunque sapevano cosa raccontare e per quanto tempo e non dovevano ammettere dei vuoti (per mantenere quella chiamata “circolarità del rapporto”). Questa garantiva che i racconti fossero sempre legati tra loro e che venissero colmati i vuoti lasciati da altri autori.

Quando è nata la storia? Con quale finalità?

Gli inventori della storia sono i Greci, sono gli inventori della storia come cosa, cioè della riflessione sul passato, dell'interpretazione delle vicende passate ma sono anche gli inventori del nome. La parola storia è una parola greca στορία - in dorico; στορίη - in ionico tradotto letteralmente significa “indagine condotta di persona (personalmente). Perché tradurre così? Il sostantivo "storia", utilizzato per la prima volta da Erodoto di Alicarnasso, storico greco che ha vissuto nella costa ionica dell'Asia Minore, nel suo proemio delle sue Storie, appartiene ad una famiglia di parole:

  • ἵστορέω: indagine;
  • ἵστωρ: testimone, colui che sa;
  • ἱστορία: storia.

Vengono tutte da una radice indoeuropea WID, che rappresenta l’azione del vedere. L'indagine condotta personalmente è l'indagine di chi è stato testimone di un evento, cioè di chi lo ha visto. Per gli storici Greci, l’ἱστορία è la possibilità di raccontare cose delle quali si è avuta esperienza diretta perché la si è vista o udita raccontare in un modo così vicino alla realtà che risulta credibile e quindi può essere raccontata. Quando Erodoto utilizza per la prima volta questa parola, lo fa dando un'accezione ben precisa a questo termine cioè l'indagine condotta di persona, un resoconto di qualcosa che ha potuto verificare. Occorre domandarci, se questa è l'accezione che gli storici antichi davano a questa parola, che finalità davano alla ricerca condotta personalmente? Inizialmente la ricerca storica nasce come sapere accumulativo, cioè per registrare dei fatti affinché non scompaiano.

Questa posizione non esprime la generalità del pensiero della mentalità greca, perché ci sono nelle opere dei filosofi della scuola ionica, come Eraclito o Talete, diverse opinioni in cui si dà maggiore valore alla capacità di guardare al passato con spirito critico.

L'origine della storia

L'origine della storia è da cercare nella poesia arcaica piuttosto che nella storiografia. Nel libro “Prima lezione di storia greca” di Canfora, vi è una riflessione. Erodoto voleva evitare che si disperdesse la memoria del passato. Il sapere accumulativo di cui Erodoto fornisce una giustificazione teorica, era già da tempo praticato nella poesia arcaica. Già tra il VII e il VI secolo, i poeti recitavano nei loro canti, in maniera mnemonica, le gesta del passato, pensate anche solo ai su Cateo di Mileto. Costui che disse: «E Cateo di Mileto così dice: scrivo queste cose come appaiono a me», provò a ragionare su vicende, con uno spirito critico, proponendosi di verificare la credibilità delle notizie registrate prima di lui. Scrisse “Le genealogie” ma noi oggi possediamo pochissimi frammenti di questo storico. È molto indicativo ragionare sui contenuti del primo frammento perché ci aiutano a capire quale fosse la posizione dei greci rispetto al tema.

Gli storici avevano posizioni diverse

Gli storici avevano posizioni diverse: mentre Erodoto racconta la guerra tra i Greci e i Persiani (vicenda che impegna dal 499 al 478 a.C.) ne “Le storie”; Tucidide invece racconta la guerra del Peloponneso. Gli storici scrissero a pochi decenni di distanza.

  • Tempo della storia (raccontano un ciclo di vicende).

Gli storici avevano posizioni diverse sull'oggetto della storia. Erodoto ci racconta una guerra epocale, fra due mondi diversi, i greci (τῶν Ἑλλήνων) e i persiani. Per la prima volta si raccontano in maniera piana, distesa con molti aneddoti da riferire agli usi dei popoli coinvolti. Dall'altra parte, un'opera più asciutta come stile espositivo, attenta al rigore dei fatti, è quella di Tucidide, la Guerra del Peloponneso. Scritte a pochi decenni di distanza, sono accomunate da una serie di aspetti, ad esempio il modo di intendere il tempo della storia ma distinte da altri fattori.

Qual era il tempo della narrazione storica secondo Erodoto di Alicarnasso e Tucidide di Atene?

Un'espressione sintetica che ci aiuta a identificare questo tempo è quella usata dagli storici contemporanei: la vicinanza ad un'idea di ciclo storico. Un ciclo di storie, non una distaccata dalle altre. Per Erodoto, come per Tucidide, il tempo della storia era quello ragionevolmente indagabile, per il quale era possibile avere testimonianze, se non tutte dirette ma il più possibile verificate, plausibili, attendibili, non troppo distanti nel tempo.

La storia era innanzitutto cronaca. Entrambi condividono l'idea che dell'epoca mitica, non storica, si poteva avere solo una nozione molto sommaria, ci si poteva avvicinare a degli indizi che potevano condurre a descrivere una data vicenda ma non si poteva dare un racconto vigoroso. Il primo a distinguere le opinioni di Erodoto e Tucidide, è uno storico tedesco, Felix Jacoby, che distingue tra il μῦθολογεῖν (racconto di ciò che è mitico) e lo spatium historicum. Erodoto e Tucidide sanno distinguere le due cose e hanno anche una stessa idea della cronologia; sanno che a segnare il limite (discrimen) tra mito e storia è la guerra di Troia (1180 a.C.). Questo evento era l'evento che consentiva di riconoscere lo spartiacque evidente. È stata spiegata con il mito degli Eraclidi. Gli Eraclidi, cioè i discendenti di Eracle, che tornano, dopo essere stati spodestati delle loro terre del Pelopponeso, a riprenderne violentemente il possesso.

Erodoto ritiene che questa discesa dei discendenti fosse avvenuta 80 anni prima della guerra di Troia. Tucidide dopo di essa. Erodoto racconta della guerra tra Greci e Persiani senza lasciare buchi con il racconto precedente. In 9 libri racconta i primi tre decenni del V secolo a.C. Tucidide racconta della guerra del Peloponneso riprendendo ciò che era in mezzo e dove c’erano dei buchi (nel I libro, l’archeologia). Così crea un ciclo storico, cioè non lascia niente di non narrato.

Gli storici greci in questo evento riconoscevano l'origine delle trasformazioni. Teopompo, e alcuni storici successivi, ribadivano che la cronologia esatta fosse quella di Erodoto, mentre Isocrate seguiva il modello Tucidideo. Entrambi comunque, in questo evento avvenuto tra l'età del ferro e quella del bronzo, 1200/1100, vedono l'origine della trasformazione. Erodoto sceglie la continuità del racconto. Inizia a raccontare dal punto in cui si era interrotta “La genealogia” di Cateo. Tucidide fa iniziare la guerra del Peloponneso con una preistoria di 50 anni affinché non ci fosse un vuoto. Il lettore non deve essere disinformato su alcun evento che è in mezzo alle due grandi guerre protagoniste di Erodoto e della grande guerra di Tucidide. Tucidide si interrompe con la crisi oligarchica, e da lì comincerà a scrivere Senofonte.

Due autori che hanno studiato molto bene questo atteggiamento

Due autori hanno affrontato questo discorso:

  • A. Monigliano, il tempo della storiografia antica, in Domenico Musti, la Storiografia, 1979.
  • L. Canfora, il ciclo storico, la storiografia greca, Milano 1999.

Lezione 16/10/2014

Ieri ci siamo lasciati considerando in quali forme si sono espresse le prime opere di storia, quindi storiografia, l’opera di Erodoto di Alicarnasso da una parte e l’opera di Tucidide dall’altra, rispetto alle questioni che pongono alcuni aspetti: il tempo della storia, il fatto che deve essere narrato, come si deve condurre l’indagine storica e come si deve narrare l’esito di questa indagine, cioè i risultati di un’indagine come vanno illustrati rispetto al pubblico. I libri sappiamo che venivano recitati invece che letti. Nel considerare questi due modelli storiografici, abbiamo detto che avremmo parlato di differenze e analogie, cioè un identico modo di porsi rispetto a questioni fondamentali. Un primo grande aspetto sul quale si registra una posizione univoca sui due grandi storici è l’identificazione del tempo della storia.

Quale tempo è definito ''Historicum''?

Lo spazio che può essere percorso secondo un’indagine storica rigorosa distinto dal racconto mitologico non costruibile con certezza. Perché abbiamo parlato di analogia? Erodoto e Tucidide condividono la stessa idea rispetto al fatto che il limite che divideva il racconto del mito dall’inizio della storia vera e propria fosse rappresentato da un evento bellico, la guerra di Troia, con il ritorno dei discendenti di Eracle. Gli storici antichi ritenevano che quello fosse l’inizio di un periodo molto differente da quello precedente. Una volta identificato lo spazio della storia, gli storici antichi hanno identificato il tipo di oggetto, cioè il “cosa” della narrazione.

Oggetto della storia, il cosa

Erodoto e Tucidide esplicitano il contenuto delle loro opere nel proemio delle loro opere. Erodoto decide di raccontare di eventi bellici, eventi che hanno impegnato gli stati greci sul piano della politica estera e interna, tanto da sconvolgere gli equilibri della storia e racconta perché si è arrivati alla guerra, Erodoto ha raccontato in nove libri la storia delle guerre greco-persiane. Eccone il proemio:

“Questa è l'esposizione della ricerca di Erodoto di Alicarnasso, perché gli eventi umani non svaniscano con il tempo e le imprese grandi e meravigliose, compiute sia dai Greci sia dai barbari, non diventino prive di gloria; in particolare egli ricerca per quale ragione essi combatterono tra di loro. I saggi ritengono che colpevoli delle ostilità furono i Fenici di Persia. Costoro, infatti, dopo essere giunti dal mare che ha il nome di Eritreo ed essere emigrati in quella regione che oggi ancora occupano, subito intrapresero grandi viaggi e, trasportando prodotti egiziani ed assiri, giunsero – fra le altre città – anche ad Argo, che allora si trovava ad essere la più fiorente fra le città di quella regione che ora è definita Grecia. Dopo essere dunque giunti ad Argo, mettevano in vendita le proprie mercanzie. Dopo che essi ebbero venduto quasi tutto, molte donne vennero alle spiagge, e tra di loro anche la figlia del re, che, come anche i Greci raccontano, si chiamava Io, figlia di Inaco. Le donne, stando presso la poppa della nave, compravano da loro i prodotti che apprezzavano di più. I Fenici, allora, incitandosi l’un l’altro, le assalirono. Per lo più riuscirono a fuggire, tuttavia Io fu rapita assieme ad alcune altre. Poi i Fenici, caricatele sulla nave, salpano per l’Egitto.”

Erodoto si propone di trattare l’argomento perché è un’impresa gloriosa e avrebbe attribuito fama in modo diverso alle coalizioni di popoli che si contrapponevano tra loro ma anche per raccontare per quale ragione si fosse arrivati alla guerra. C’è una consapevolezza dell’utilità dell’indagine storica.

Tucidide invece decide di raccontare la storia della guerra del Peloponneso. Su ciò che si deve descrivere gli storici sono chiari sin dall’inizio della loro opera storica. Nel 431 a.C. iniziò a scrivere, cioè quando la guerra scoppiò, poiché era una guerra meritevole di essere raccontata perché fu combattuta da due stati egemoni potentissimi.

Vedi il proemio di Tucidide (copia 1 - cap.1). Nel momento in cui lui scrive il primo libro, che viene rimaneggiato alla fine di tutta la composizione, lui dice che sulla base dei documenti che ha potuto indagare, nella maniera più sicura, può ancora dire che ha scelto l'evento più importante sul quale meditare. Le guerre precedenti (''frecciatina'' rivolta ad Erodoto), non hanno avuto lo stesso significato e né le stesse conseguenze, perché non sono state così epocali. Possiamo dire senz'altro che entrambi gli storici identificano con sicurezza il ''cosa''.

Cosa dobbiamo raccontare? Grandi guerre

Gli storici moderni si sono chiesti il perché di questo interesse per un particolare tipo di evento storico, ossia la guerra, che viene studiata in modo diverso rispetto ad altri eventi. Rispetto a questo tema, una posizione molto chiara viene espressa dallo storico Monigliano, ne ''Il tempo della storia'', che ha studiato il rapporto che gli storici antichi avevano con il tema della guerra.

Perché parlare della guerra?

Monigliano sostiene che questo fosse un atteggiamento molto particolare, forse neanche troppo raffinato nel senso che sebbene si cercasse di capire quali fossero le ragioni della guerra, un interesse così forte per questo evento, dipendeva dal fatto che si considerava che le guerre non potessero essere meditate. Era un evento quasi naturale, con il quale si sarebbe sempre dovuto confrontare. Quindi era utile formarsi, prepararsi, studiando le guerre precedenti, del passato perché potevano insegnare a gestire meglio una situazione di emergenza bellica presente.

Si indaga sul passato per poter agire meglio nel presente, e prevedere il futuro, cioè immaginare secondo criteri di verosimiglianza quale tipo di futuro bisognava aspettarsi, anche sul piano degli equilibri militari.

Un altro tema che era molto trattato era la dinamica politico-costituzionale, non da Erodoto né da Tucidide, ma da molti altri come Aristotele. L'interesse sembra quasi maggiore, c'è addirittura l'opera di Aristotele, la storia costituzionale della città di Atene dalle origini sino ai suoi giorni, dal IX sec al IV secolo, che studia come si modifica una costituzione. In questo caso, gli storici potevano anche disporre di strumenti intellettuali anche più raffinati. Si poteva contare sull'esperienza passata e si poteva descriverle e studiarle con l'intento preciso di modificare quelle presenti, di migliorarle. Le costituzioni sono una creazione umana che può essere migliorata, di qui lo sforzo teorico di molti storici che hanno voluto descriverle e delineare le istituzioni ideali come Platone, Isocrate ed Aristotele.

Differenze

Rispetto al modo della storia e sul fine. Ci sono una serie di differenze che intervengono quando ci spostiamo a considerare la posizione di Erodoto da una parte e di Tucidide dall'altra rispetto al modo della storia. Consideriamoli in due sotto sezioni, il modo dell'indagine storica e il modo della narrazione storica. Ugualmente differenti sono le concezioni rispetto al fine.

Il fine della storia, per Erodoto, è fare in modo che gli avvenimenti umani non siano opachi, cioè evitare l'obliterazione del passato, trattenerlo attraverso la scrittura e mantenerlo vivo e dare lustro alle grandi imprese umane.

Anteprima
Vedrai una selezione di 17 pagine su 79
Appunti storia greca Pag. 1 Appunti storia greca Pag. 2
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia greca Pag. 6
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia greca Pag. 11
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia greca Pag. 16
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia greca Pag. 21
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia greca Pag. 26
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia greca Pag. 31
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia greca Pag. 36
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia greca Pag. 41
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia greca Pag. 46
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia greca Pag. 51
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia greca Pag. 56
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia greca Pag. 61
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia greca Pag. 66
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia greca Pag. 71
Anteprima di 17 pagg. su 79.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia greca Pag. 76
1 su 79
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher serenaadd1994 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Poddighe Elisabetta.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community