Estratto del documento

Società, consumi, lusso in antico regime

La cultura deriva dalla struttura sociale e dai suoi comportamenti (anche in termini di consumi). Antico regime → società preindustriali (dal tardo medioevo all’età moderna). Disegno di Mitelli (bolognese del 600): “Machina del mondo”. Rappresenta la struttura sociale dell’antico regime dove ognuno cerca di stare sopra al compagno.

  • Morte
  • Nobiltà (re compreso e al di sopra di tutti i nobili)
  • Aristocrazia (nobili con titoli come duca e principi)
  • Nobiltà senza titoli (come gentiluomini e cavalieri)
  • Borghesia (Grande borghesia: mercanti; piccola borghesia: artigiani)
  • Operai e villani (contadini) → vivono del proprio lavoro, sono quindi coloro in balia dell’andamento dell’economia, sono i più vulnerabili, i più deboli

Nobiltà in senso lato + aristocrazia: 2/3% della popolazione. Borghesie: 10/15/20% della popolazione. Operai e villani: 50/60% della popolazione.

Struttura sociale e gerarchia

La società dell’antico regime è gerarchica e piramidale, con una struttura molto rigida. I diversi gruppi sociali si articolano in ceti e ordini che si definiscono sulla base di requisiti non di ordine economico (es. nobiltà titolo che si riceve alla nascita, es. clero requisito attribuito sacralmente). La borghesia non è nobile, tuttavia presenta un patrimonio che permette un buon standard di vita. Il popolo minuto e i contadini (vicini alla fonte della sussistenza → godono di una buona sicurezza alimentare) invece, vivendo del proprio lavoro, rischiano di perdere il lavoro piuttosto facilmente, a causa di un rialzo dei prezzi o di depressioni economiche, cadendo in miseria. Questa struttura sociale la troviamo immutata nel corso dei secoli.

Diseguaglianza e privilegi

Forte diseguaglianza → gli strati elevati godono di forti privilegi sia sul piano giuridico, economico e sociale. La nobiltà esercita una forte attrazione (si parla di rincorsa dei non privilegiati → tendenza a emulare anche nel modello di consumo la nobiltà). La nobiltà è un gruppo sociale molto chiuso, tant’è in alcune città come Cremona o Venezia vi è una vera e propria chiusura dei ranghi nobiliari. Laddove invece vi è la possibilità di ammettere nuovi membri, i nuovi ammessi sono in numero esiguo, si tratta comunque di un processo lunghissimo che può durare anche secoli interi. Questa estrema chiusura della nobiltà porta alla perdita di vitalità della nobiltà, che può arrivare persino all’estinzione di interi casati.

Disparità nella distribuzione del reddito e dei consumi

  • La maggior parte della popolazione vive a livello di sussistenza con bassi consumi, esclusivamente di beni essenziali. La povertà è piuttosto diffusa (povertà come anticamera della miseria).
  • Una elite molto ristretta possiede la maggior parte del reddito, destinato principalmente per consumi non essenziali e non destinato ad investimenti di carattere economico per favorire la produzione.

Comportamenti economici dei ceti abbienti

La nobiltà disprezza sostanzialmente le attività economiche che derivano da una concezione delle attività stesse come attività vili e meccaniche contrapposte a quelle liberali (nonostante spesso la nobiltà abbia origini mercantili). La nobiltà ha una propensione piuttosto accentuata inoltre a trasformare la liquidità in beni immobili, non si tratta di immobili produttivi, ma che hanno l’obiettivo di derivarne una rendita. La nobiltà infine ricerca sempre di distinguersi e segue il senso dell’onore (obblighi di ceto come l’ostentazione di consumi vistosi ed eccessivi).

Gerarchie familiari e successione

Nei casati, la gerarchia dei rapporti familiari è gestita in funzione patrimoniale (matrimoni nella medesima classe sociale, come delle vere e proprie alleanze, per non disperdere il patrimonio → frequente celibato/nubilato oppure la successione ereditaria è attentamente pianificata in caso di matrimonio e figli:

  • Maggiorasco/primogenito come destinatari prioritari
  • Utilizzo della modalità del fedecommesso come vincolo che vieta l’alienazione della maggior parte del patrimonio → ricorso a intermediari facoltosi per gestire solitamente le proprietà agricole/rurali
  • Esclusione femminile con l’attribuzione in sostituzione di una dote

Economia dell’eccesso e del superfluo

Questo tipo di economia avveniva specialmente nelle corti principesche, pontificie e nobiliari. Leggendo gli inventari, le liste della spesa, gli elenchi di beni di proprietà, i consumi della nobiltà erano voluttuari, raffinati, eccessivi. Si tratta di una domanda caratterizzata da un forte dinamismo che segue sempre le nuove mode (anticipazione di una domanda moderna). Si tratta di consumi anche rivolti alla retribuzione della servitù che aveva soggiorno nella casa nobiliare stessa. Inoltre i nobili avevano disponibilità a molto denaro liquido che veniva conservato nelle loro casa in assenza delle banche. Altri impieghi di denaro hanno a che fare con la immobilizzazione della ricchezza (palazzi di città, giardini, ville di delizia). Vi era anche una fortissima attività di committenza artistica e di mecenatismo, di consumi per svaghi e spettacoli.

Settori tradizionali ed emergenti

Esempi settori tradizionali → pelletteria, gioielleria, oreficeria, abbigliamento.

Esempi settori emergenti → vini e cibi pregiati, crociere, hotel di lusso, automobili e mezzi trasporto costosi.

Ostentazione vs moderazione e decoro

Tuttavia esisteva un’etica della ricchezza anche in epoca preindustriale, c’era un invito alla moderazione e al decoro che proveniva dalle autorità religiose e le loro prescrizioni (es. invito a ricordarsi dei poveri evangelico di alcune parabole o iconografie religiose). Questa condanna si traduce in un persistente invito alla carità fino ad arrivare a dei periodi caratterizzati da delle vere e proprie campagne moralizzatrici. In queste campagne sotto accusa sono coloro che fanno del mestiere del denaro una vera e propria professione, come mercanti o banchieri. Addirittura gli ebrei verranno espulsi definiti come causa della povertà in occidente in quanto prestavano denaro a tassi molto costosi.

Dal 400 in avanti nella predicazione dei francescani (es. Frate Bernardino da Feltre/San Francesco) i nobili venivano invitati a donare il proprio denaro a favore di una cassa comune, un fondo che presterà denaro ai bisognosi (Monti di Pietà). Un altro limite all’accumulo della ricchezza è dato dall’invito a dare ciò che è superfluo per favorire i poveri, con la costituzione di una rete di istituzioni solidaristiche. Ci sono inoltre dei momenti storici in cui sotto attacco finiscono quelle spese per beni artistici e culturali (es. Firenze di fine 400: roghi della vanità di Fra Girolamo Savonarola che diedero fuoco a tutto ciò che era considerato inutile, si trattava di un urlo di vendetta alla povertà).

Le leggi suntuarie

Per limitare i consumi non intervenne solo l’etica e la religione. Infatti tra il XV-XVV sec. vengono pubblicate delle apposite magistrature, denominate anche “uffici di virtù” per porre un limite al sovraconsumo. Le leggi suntuarie però non avevano solo il fine di ripristinare una certa moralità rispetto all’uso di bene, vi è appunto una finalità trasversale. Questi provvedimenti infatti possono essere letti come il tentativo dei nobili di porre un fine all’ascesa sociale ai non nobili, riservando i consumi di lusso ai nobili, sono dei limiti quindi solo per i non nobili. Altre volte il fine invece è di stampo mercantilistico, ponendo dei limiti ai consumi di beni oggetto di importazione per riequilibrare i conti con l’estero oppure viene favorito il consumo di beni di lusso ma prodotti solo dalle manifatture nazionali. Di fatto però le leggi contro il lusso sono talvolta inosservate, in quanto tutti cercano di imitare i ceti più abbienti e i loro consumi sfrenati.

Il dibattito su nobiltà, lusso ed economia

Il rapporto difficile tra nobiltà ed economia e il nesso tra nobiltà e lusso inizia ad assumere dei nuovi contorni a partire dal tardo 600 e nel corso del 700. Questo mutamento presenta 3 livelli:

  • Il dibattito interno tra la nobiltà stessa: l’abate Coyer pone il problema se tra la nobiltà e le attività economiche ci debba essere necessariamente incompatibilità. La replica dei nobili non si fa attendere e De Saint-Foy replica dicendo che la vera virtù nobiliare è legata ad altre attività non economiche. Lo stesso dibattito avviene anche in altri contesti come nell’Italia dell’Illuminismo dove Alessandro Verri in una sua pubblicazione si chiede se davvero il commercio snaturi la natura della nobiltà o meno.
  • La riflessione dei primi economisti: si chiedono se il lusso sia negativo per la collettività o meno. → Adam Smith pensa che non vi è da temere se il ceto che detiene la maggior parte delle risorse economiche abbia uno stile di vita ispirato ai consumi vistosi, l’importante è che vi siano dei risparmiatori, anche non nobili, che destinino i loro risparmi per creare il capitale produttivo. Inoltre pensa che l’aumento dei consumi di lusso migliorino il benessere collettivo facendo lavorare quelle imprese manifatturiere che soddisfano la domanda di beni di lusso.
  • Una rivoluzione dei consumi, un mutamento di fatto nei consumi: l’atteggiamento verso i consumi diventa più disincantato, denominato da minori preoccupazioni, si consumava quindi solo per il piacere di farlo. Inoltre inizia a farsi strada l’idea che gli alti consumi sono positivamente correlati allo sviluppo economico di stampo capitalistico, infatti furono proprio i paesi dove vennero abolite per prime le leggi suntuarie ad avere il più rapido sviluppo capitalistico (es. Francia e Gran Bretagna).

Ma il rapporto tra la cultura economica e il lusso è rimasto a lungo problematico. Nella teoria economica → i beni e consumi d’arte e di lusso sono stati considerati raramente nell’800 perché sono dei prodotti individualizzati, personalizzati e non sono produttivi, hanno solo un valore estetico, ma non servono di certo a produrre altri beni. Inoltre è difficile utilizzare le categorie economiche tradizionali per spiegare il mercato d’arte che invece risente di altre variabili di ordine sociale, culturale e religioso.

Nella cultura economica → nel corso dell’800 diventano emergenti nuovi valori, non più riguardanti l’impiego del patrimonio in spese voluttuarie, ma riguardanti il risparmio del patrimonio stesso e dell’impiego di parte di questi risparmi in investimenti di carattere produttivo (nuove virtù borghesi). Nella dinamica economica → l’avvio del processo di industrializzazione non fu dovuto ai settori legati ai consumi altamente individualizzati, ma piuttosto ai consumi con una domanda più allargata, un consumo di prodotti standardizzabili.

Interpretazioni del lusso nelle scienze sociali

  • Veblen → pensa che i consumi di lusso servono a emulare/imitare gli altri, a distinguersi come elite provocando un effetto snob e infine a segnalare il proprio status. Per quanto riguarda quest’ultimo fine si parla di bene Veblen, ossia un bene di lusso che ci mostra agli altri come persone di un certo rango, è un bene posizionale che rappresenta lo stato sociale di una persona.
  • Sombart → indaga le ragioni per cui il lusso può essere considerato un fattore decisivo per lo sviluppo del capitalismo. Nel settore del lusso secondo egli si afferma l’organizzazione capitalistica prima di tutti gli altri settori e si afferma anche un’organizzazione flessibile capace di generare alti profitti.

Una domanda moderna

La nobiltà anticipa i consumi moderni, consumi di beni non solo necessari ma anche di beni per soddisfazione, identificazione, ostentazione personale perseguendo il fenomeno delle mode. Lo stile di vita della nobiltà è infatti molto ricco e appariscente, circondato da beni e servizi di qualità. Inoltre fin da bambini si è educati al gusto e l’attenzione alla qualità porta a comprare non solo prodotti preconfezionati ma si partecipa anche della loro creazione nel momento della committenza. Tuttavia questo genere di domanda può avere effetti negativi per l’eccesso di spese portando alla dissipazione di grandi patrimoni (es. in Francia l’esigenza di spendere elevate somme per apparire e l’obbligo di trasferirsi a Versailles con Luigi XIX porta a un decadimento progressivo sul piano economico).

Un esempio di impiego virtuoso della ricchezza: il Rinascimento in Italia

Stagione di enorme fertilità e creatività sul piano artistico e culturale. Le ragioni di questo enorme numero di opere d’arte:

  • Lascito dell’Umanesimo → periodo in cui un movimento intellettuale pone l’uomo al centro dell’universo, uomo come creatura degna di ogni ammirazione e come artefice della propria sorte e l’universo come un insieme equilibrato ed armonico.
  • Ragioni di ordine ideologico, etico e psicologico → nuove virtù per eccellenza delle classi abbienti, non più l’avarizia, bensì la liberalità, la magnificenza e la prodigalità nei confronti degli artisti.
  • La presenza della Chiesa → forme di dissipazione della ricchezza.
  • Assetto politico → Italia divisa in tanti staterelli che non potevano ambire a grandi campagne militari e che quindi traducevano le loro ambizioni sul piano culturale conducendo allo “splendore”.
  • Ragioni economiche → la crescita economica in Italia nel 400/500 porta a un’accumulazione di capitali che si traduce in consumismo.

La società delle corti nell’Europa tra Rinascimento e Settecento

Tra i soggetti attivi come produttori di cultura e di economia di cultura vi sono le corti: corte pontificia, corti reali, corti nobiliari e principesche. Che cos’è una corte? È un centro in cui vive il re e la sua famiglia, contornati dalla servitù, insieme vi è anche l’insieme delle persone che assistono il regnante/pontefice nelle sue funzioni amministrative, il governo e altri nobili. È un centro politico e amministrativo da cui provengono stili di governo come l’assolutismo e il mercantilismo, ma è anche un centro economico, sociale, culturale. Concretamente è un concentrato di migliaia di persone organizzate secondo un’articolatissima divisione del lavoro e dove la loro vita è scandita da cerimoniali e rituali. Il modello chiave è quello della corte del Re Sole, specialmente quando a fine Seicento la casa regnante si trasferisce a Versailles. Tuttavia anche in Germania e in Italia ci sono delle corti minori, persino nobiliari.

“La ville est le singe de la Cour”

Nel Settecento alcuni osservatori francesi osservano che la “città scimmiotta la corte”, ossia è la corte a rappresentare il centro promotore di nuovi stili culturali, non più la città. La vita di corte è come una vetrina: ciò che avviene nella corte stimola all’emulazione.

Cultura emanata dalle corti

Che tipo di cultura emana dalle corti? Non si tratta solo di una cultura materiale, rappresentata da beni di lusso, ma anche di modelli di comportamento. Secondo studiosi come Elias e altri la società occidentale nasce dall’intreccio fra 2 processi: formazione dello Stato moderno che disciplina la sfera pubblica + disciplinamento del corpo e dei comportamenti privati. In effetti vari testi dal 500 in avanti, con la crescita del galateo, etichetta e l’educazione dei costumi, sono testi pedagogici che vogliono educare sin dall’infanzia a educare a un certo stile di comportamento che porta alla civilizzazione. I buoni comportamenti della corte tuttavia non riguardano solo l’esteriorità, nella mentalità del tempo infatti il gesti, la voce, lo sguardo esprimono i valori più interni della persona. La civiltà delle buone maniere si diffonde anche a livello internazionale e con il tempo finisce a distinguere persone, classi, ceti, nazioni da quelli civili e quelle incivili, caratterizzati dalla lingua e l’assunzione di alcune regole per la cura del corpo, il comportamento a tavola, il gioco.

Durante il 700/800 una categoria sociale che inizia a prendere le distanze verso le convenzioni sociali che inizia a considerare questa “civilità” un limite alla profondità del pensiero è quella degli intellettuali, che nella maggior parte dei casi fanno parte della borghesia, che sono esterni, ma tuttavia non estranei. Infatti in Francia gli intellettuali sono largamente assimilati ai modelli aristocratici e lo stesso pensiero illuministico francese critico al pensiero tradizionale, in questo ambito pensa che la civilizzazione non è estranea rispetto alla cultura, ossia un affinamento dei costumi è preliminare alla cultura. Diverso è il rapporto tra intellettuali e cultura aristocratica nell’area tedesca. Qui gli intellettuali sono borghesi e sono più polemici nei riguardi della nobiltà. Lo stesso illuminismo tedesco esprime una forte critica all’ideale aristocratico di cultura.

La storia dei galatei tra 700/800

Si assiste a una democratizzazione di questo strumento. I galatei escono dai confini ristretti e vengono proposti all’adozione di nuovi ceti sociali, in particolare delle borghesie, per questo devono essere diversificati i contenuti. Gioia → riscrive il galateo con un dichiarato intento politico, quello di contribuire con questa autoregolazione dei comportamenti a costruire il nuovo cittadino.

L’importanza di regole e infrastrutture di modelli sociali

Anteprima
Vedrai una selezione di 14 pagine su 65
Appunti storia economica della cultura - secondo modulo Pag. 1 Appunti storia economica della cultura - secondo modulo Pag. 2
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia economica della cultura - secondo modulo Pag. 6
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia economica della cultura - secondo modulo Pag. 11
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia economica della cultura - secondo modulo Pag. 16
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia economica della cultura - secondo modulo Pag. 21
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia economica della cultura - secondo modulo Pag. 26
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia economica della cultura - secondo modulo Pag. 31
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia economica della cultura - secondo modulo Pag. 36
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia economica della cultura - secondo modulo Pag. 41
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia economica della cultura - secondo modulo Pag. 46
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia economica della cultura - secondo modulo Pag. 51
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia economica della cultura - secondo modulo Pag. 56
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia economica della cultura - secondo modulo Pag. 61
1 su 65
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentina1600 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica della cultura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Fumi Gianpiero.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community