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Naming women: analisi dei testi e conseguenze

Naming women riguarda l'analisi dei testi per comprendere le dinamiche del naming dei personaggi femminili.

Working definition

Working definition è una definizione che non definisce qualcosa in maniera definitiva, poiché è ancora un “work in progress”. Non è definitiva, è aperta al cambiamento.

Cultural studies

Cultural studies non è una disciplina. È un termine collettivo per diverse e spesso controverse iniziative intellettuali che affrontano numerose questioni e comprendono molte posizioni teoriche e politiche differenti. Non è una disciplina perché non hanno un metodo scientifico stabilito per analizzare i testi e i loro oggetti di studio. I cultural studies esaminano le pratiche culturali, cercando le dinamiche che rendono possibili i cambiamenti sociali (=political positions). Cultural studies take whatever it need from any disciplines and adapts it to suit its own purposes.

Semiotica e discourse analysis

Attraverso la semiotica (semiotics) e la discourse analysis i cultural studies collaborano con la linguistica (analisi linguistica). La semiotica è anche la teoria del segno (Theory of the SIGN), ossia la concezione del linguaggio come pratica di significazione: tutto ciò che genera significati attraverso il linguaggio.

Semiotics, or the theory of the sign

What is a sign? “A fundamental linguistic unit that designates an object or relation or has purely syntactic function” (Merriam-Webster Dictionary). La semiotica fu introdotta nel XIX secolo da De Saussure e la sua funzione sintattica è di creare delle relazioni all’interno delle frasi. Il segno deve avere 3 aspetti base:

  • Deve avere una forma concreta.
  • Deve riferirsi a qualcos’altro al di fuori di se stesso.
  • Deve essere riconosciuto dalla maggior parte delle persone come un segno.

Forme e significati

Ogni segno ha:

  • Una forma fisica, chiamata anche significante (signifier), è la cosa, l'elemento o il codice che noi “leggiamo” (ad es. un disegno, una parola, una foto).
  • Un significato o associazione mentale, chiamati anche significato (signified).

Ogni significante ha un significato, ossia l’idea espressa da quello stesso significante. Non c’è una relazione diretta o intrinseca; di solito, infatti, si parla di una relazione arbitraria e convenzionale. Non c’è infatti un motivo specifico di corrispondenza, è stato deciso così: è una convenzione. Un esempio potrebbe essere il colore rosso che può avere diversi significati a seconda delle culture ma, ad esempio, il semaforo rosso ha un significato diffuso a livello internazionale; in questo caso si parla di convenzione condivisa, ma esistono casi in cui queste convenzioni possono essere contrastanti.

Tutte le pratiche culturali si basano su un significato e analizzano tutto ciò che ha un significato. Le culture funzionano come un linguaggio, di conseguenza tutti i prodotti culturali e le pratiche possono essere analizzate grazie alla semiotica. Un elemento condiviso è il fatto che la cultura sia una rete di significati condivisi; nel senso che le persone che appartengono a quella particolare cultura danno uno stesso significato a determinati segni.

La semiotica, quindi, serve a far vedere i significati che quella cultura attribuisce a quel determinato segno; non cambia solo il significato che due culture danno a uno o più segni in modo differente, cambia anche l’analisi di quei significati di quelle due culture. Analizzando questi significati, riusciamo a capire i discourses che avvengono all’interno di una cultura.

Discourse analysis

Discourse analysis is the study of cultural practices or representations which exposes power structures and places the DISCOURSE within wider historical, cultural, and social relations. When the social and power relationships are examined, the historical forces shaping the text are understood. Discourse is a regulated way of speaking of a subject.

Attraverso i segni produciamo significati influenzati dalle relazioni di potere. L’esercizio di potere determina anche i significati che noi diamo alle cose; è il modo in cui le rappresentazioni sono prodotte, modo in cui noi le concepiamo.

Discourse analysis: how?

  • What signs and codes does it contain?
  • What culturally significant meanings is it communicating?
  • Where does this sign belong (in terms of socio-historical context)?
  • What kind of power structure does it imply?
  • What does all of the above say about the social practices and norms which characterize the culture/society in which it was produced?

“The Other Hand” è il titolo scelto dall’autore e si focalizza sulla ragazza britannica (Sara). “Little Bee” è il titolo con cui il libro è in commercio in America e si focalizza sulla ragazza nigeriana (Little Bee). Abbiamo anche delle differenze testuali nelle due edizioni.

Naming & Positionality

“For cultural studies, knowledge is never a neutral or objective phenomenon, but a matter of positionality” (Baker, 2008).

Positionality: “who can know what about whom, by what means and to what purposes” (Gray in Baker, 2008). È il modo in cui mi colloco in una relazione di potere con determinati tratti.

Knowledge: è discorsiva, è un atto di potere. THE ACT OF NAMING IS AN ACT OF POWER!!

Naming: “is a means of structuring reality. It imposes a pattern on the world that is meaningful to the namer. Each of us names reality according to our own vision of the world built on past meaning in our own experience. Each of us creates our own structure of reality through naming. Naming is, therefore, not a random process even though it is varied. Naming is a means of interpersonal communication via language” (Olson, 2002).

Mettiamo in pratica il processo di denominazione in un modo che segue la nostra visione del mondo, data dalla nostra esperienza passata. 1° ELEMENTO CHIAVE: diamo forma/struttura alla realtà. 2° ELEMENTO CHIAVE: il language.

“Naming is […] both a social and linguistic practice, in part because the names we use always derive from our representations and categorizations but also because they always imply a certain position vis-à-vis the object being named” (Calabrese, 2012).

“At the same time as it categorizes the object named, the act of naming] also positions the namer in relation to this object” (Siblot, 1997 in Calabrese, 2012).

Chris Cleave – author profile

È molto importante inquadrare il posizionamento tanto dell’autore quanto del testo nei cultural studies. Chris Cleave è uno scrittore londinese nato nel 1973, che ha avuto un’esperienza di vita internazionale perché ha trascorso la sua infanzia in Camerun e ha avuto modo in prima persona di essere uno straniero in un territorio a lui non originario. Ha studiato a Oxford, ha scritto fiction ed era anche giornalista per il “The Guardian”, un giornale britannico.

È diventato famoso con un bellissimo romanzo che si chiama “Incendiary” pubblicato nel 2005, per il quale ha vinto un premio letterario britannico. Il suo romanzo d’esordio fu un caso pubblico poiché venne pubblicato durante un giorno in cui ci furono attacchi terroristici sugli autobus nello stesso anno (2005). È scritto in prima persona da una madre che inizia a scrivere lettere a Bin Laden dopo che c’è stato un attacco terroristico in uno stadio di Londra.

I successivi lavori hanno continuato ad affrontare temi sensibili della cronaca e della contemporaneità, inserendosi in questioni urgenti e sensibili che garantivano a questi testi una grande risonanza pubblica. Questo avviene anche per “The Other Hand” pubblicato nel 2008 in Gran Bretagna, mentre la seconda edizione viene pubblicata nel 2009 con il titolo “Little Bee” negli USA. Nel 2008 Cleave affronta la questione dei centri dei rifugiati e delle espulsioni dei migranti e, attraverso l’espediente di questo tema, ne approfitta per affrontare un altro tema internazionale, ovvero le guerre del petrolio in Nigeria e l’eredità coloniale della Gran Bretagna correlata a questi fatti.

Altri suoi importanti testi sono “Gold” del 2012 e “Everyone brave is forgiven” del 2016, che però hanno meno attinenza con le tematiche urgenti della contemporaneità e sono meno interessanti dal punto di vista culturalista. Un elemento forte che emerge dal suo profilo è che i suoi romanzi sono profondamente immersi negli avvenimenti che i britannici hanno affrontato nell’ultimo quindicennio.

The Other Hand

È un romanzo che si può classificare come opera narrativa, cioè non appartiene a nessun genere codificato come tale. Per quanto riguarda l’ambientazione (“setting”), il testo è ambientato nella contemporaneità e in due “setting” principali:

  • “contemporaneità dell’azione”: Little Bee e Sarah si incontrano in Inghilterra.
  • “la Nigeria”: prende vita sia tramite flashback di Little Bee e Sarah, sia perché i due personaggi alla fine del racconto ci vanno fisicamente.

Little Bee è una ragazza di 14 anni che è scappata dalla Nigeria e arriva clandestinamente in Inghilterra; il romanzo, infatti, inizia con lei che si trova in un centro di detenzione nell’Essex da cui riesce poi a scappare, diventando così un’immigrata illegale. Appena uscita dal centro, contatta Sarah e loro due si incontrano. Nel secondo capitolo, la narrazione viene ripresa da Sarah, donna di successo e direttrice di una rivista di moda chiamata “Dixit”, che però sta attraversando un momento difficile perché non sa se continuare a parlare di moda e della sfera femminile, oppure prendere una via più commerciale e di massa, come vorrebbe la direttrice Sarah. All’inizio del romanzo, Sarah scopre che suo marito Andrew si è suicidato e lei si ritrova a organizzare il suo funerale. L’alternanza di narratore non si scompone mai, ognuna delle protagoniste racconta un aspetto della propria vita, ma i fatti non si sovrappongono mai sulla stessa questione e situazione.

The Other Hand – plot

Come sequenza degli avvenimenti abbiamo:

  • L’inizio.
  • Una perdita dell’equilibrio.
  • Un climax.
  • Una nuova perdita dell’equilibrio.
  • Un nuovo climax.
  • Una risoluzione.

L’inizio per Little Bee è quando riesce a “scappare” dal centro di detenzione e contatta Andrew e Sarah, perché sono il suo unico contatto. L’inizio per Sarah, invece, è una riflessione sulla sua vita personale: la crisi del suo matrimonio, il fatto che sia rimasta coinvolta in una relazione con un amante (Lawrence) e il fatto di crescere un bambino di 4 anni. La prima perdita dell’equilibrio la vediamo come le difficoltà che Little Bee incontra per raggiungere Kingston a Londra; le peripezie che deve affrontare dopo essere uscita dal centro. Il primo squilibrio, invece, per Sarah è la perdita del marito e la comparsa, letterale, di Little Bee sulla sua porta di casa.

Il primo climax è nel capitolo 4, dove le protagoniste ci raccontano cosa successe in Nigeria e quali sono stati i fatti traumatici per entrambe che hanno scatenato diverse conseguenze. La loro relazione si evolve e le si vede vivere insieme nella casa di Sarah, con Andrew che è appena scomparso e Charlie, il figlio di Sarah, che sta attraversando una fase critica. In questo contesto abbiamo un’altra perdita d’equilibrio, quando un giorno al parco si vede Charlie protagonista di un episodio che lo vede scomparire. Little Bee segnala la scomparsa alla polizia, pur sapendo che rischia la sua stessa incolumità, rischiando di essere espulsa dal Paese. La risoluzione implica per entrambe di spostarsi in Nigeria. Little Bee viene rimpatriata, mentre Sarah decide di dare una svolta alla sua vita e prosegue una ricerca che stava intraprendendo il marito sul petrolio in Nigeria e, quindi, si trasferisce lì per completarla.

Positionality (di Sarah e Little Bee)

  • Dal punto di vista del genere (“gender”), sono entrambe donne e dal punto di vista delle gerarchie di potere questo implica una posizione subalterna per entrambe.
  • Dal punto di vista etnico (“ethnicity/race”), abbiamo una grossa differenza, perché Sarah è bianca mentre Little Bee è nera.
  • Dal punto di vista della nazionalità (“nationality”), Sarah è inglese, mentre Little Bee è nigeriana, ma soprattutto non ha documenti e, quindi, viene considerata come una criminale che deve essere espulsa.
  • Dal punto di vista dell’età (“age”), abbiamo una differenza perché Sarah è adulta (intorno ai 40 anni), mentre Little Bee è una ragazzina.
  • Anche dal punto di vista della classe sociale (“class”) c’è una differenza, perché Sarah appartiene all’alta borghesia britannica, mentre Little Bee appartiene ad una classe povera.

Queste 5 caratteristiche, all’interno dei cultural studies, si articolano tra di loro per creare una posizione che non può essere paragonata con un’altra.

The novel in context

Sarah, nel futuro, alla luce di quanto è accaduto riflette sul passato.

“Clever me, I went on holiday somewhere different. That season in Nigeria there was an oil war. Andrew and I hadn’t known. The struggle was brief, confused, and scarcely reported. The British and Nigerian governments both deny to this day that it even took place. God knows, they aren’t the only one who tried denial” (Cleave, 2008).

Il paragrafo inizia con una constatazione ironica (= “clever me” ovvero “sono stata furba”), con la Nigeria che è considerato un posto diverso e prosegue con il motivo della vacanza che è un motivo di svago. Lei e Andrew avevano degli opuscoli e avevano letto che non era raccomandato andarci ed è strano che ci sono andati comunque. Sia il governo britannico sia quello nigeriano negano che ciò che loro hanno sperimentato sia accaduto e non sono gli unici ad averlo negato.

Questo estratto è indicativo per una serie di elementi ricorrenti nel romanzo, in primis il punto di vista della “Storia internazionale”. Sarah e Little Bee rappresentano ciascuno l’identificazione con la propria nazione. Entrambe “stanno” con il proprio Paese nel racconto. Sarah e Andrew, non sapendo cosa stesse accadendo in Nigeria, si identificano nei Paesi del Terzo Mondo con una prospettiva occidentale, mentre Little Bee fa vivere la Nigeria portando l’Inghilterra (rappresentata in questo caso da Andrew e Sarah) a doversi scontrare con la realtà dei fatti, la storia del suo Paese.

Focus on Nigeria

La Nigeria è uno stato che ha una diversificazione etnica fortissima. Sono presenti almeno una decina di gruppi etnici principali, di cui i più rilevanti sono 4:

  • Yoruba.
  • Hausa.
  • Igbo.
  • Fulani.

Si stima che al di là di questi gruppi principali, ci sono almeno 250 etnie diverse nel Paese. La Nigeria è uno stato “creato al tavolino”, questo da quando gli inglesi hanno deciso di unificare la Nigeria del Nord con la Nigeria del Sud. Stessa cosa che è avvenuta in numerosissimi altri casi, come in India e in Afghanistan. Oltre ad essere uno degli stati più popolati dell’Africa, è anche il terzo Paese per quantità di persone che parlano la lingua inglese, lingua ufficiale dello stato. È chiaro che il gruppo “Hausa” è il gruppo più numeroso e che ha avuto il maggior potere e la maggior influenza rispetto a tutte le altre.

Altro elemento rilevante è lo schiavismo, si facevano delle invasioni per fare schiavi gli abitanti di alcuni territori africani e l’Inghilterra avrebbe invaso con il pretesto di mettere fine alla schiavitù. L’Inghilterra invece, dopo aver bombardato Lagos che è la capitale della Nigeria, decide di stabilirsi nel territorio stesso. C’è una forma di controllo indiretto, dei governanti locali vengono nominati come capi politici ma poi questo permette agli inglesi di condurre i loro affari indisturbati.

Negli anni ’60, la Nigeria ottiene l’indipendenza e inizia il processo di decolonizzazione, che parte dall’India. Nel 1967 abbiamo la “secessione del Biafra”, che è un piccolo territorio della Nigeria, che dà vita a una battaglia che dura diverso tempo e ha come conseguenza la morte di moltissime persone. La guerra è chiamata propria “Guerra del Biafra”.

Un’altra serie di problemi che la Nigeria si trova ad affrontare sono le “guerre del petrolio”, che sono delle tensioni politiche e militari dovute al controllo del commercio del petrolio.

What is “identity”?

“Identities” are not things that exist; they have no essential or universal qualities. Rather, they are discursive constructions, the product of discourses or regulated ways of speaking about the world”. Le “pratiche discorsive” sono modi disciplinati di parlare e rappresentare qualcuno. Anche l’identità si può concepire come una costruzione discorsiva, il prodotto di pratiche che da un lato generano e dall’altro manifestano determinate manifestazioni di potere.

L’identità costruisce una fotografia di come un soggetto si posiziona in un determinato ambito storico, politico e sociale. Queste identità non hanno caratteristiche essenziali o universali, questo perché l’identità non è qualcosa che c’è e dobbiamo cercare ma è qualcosa che ci si costruisce con il tempo. L’identità viene considerata come un’intersezione dinamica e mutevole, perché è una “fotografia”.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marty18d di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura inglese I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Pasolini Anna.
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