La prima rivoluzione industriale
La prima rivoluzione industriale ha avuto luogo in Inghilterra nel 1700. L'industria manifatturiera ha subito molti cambiamenti, ma il più importante è stato il cambiamento nella modalità di svolgimento del processo produttivo. Si è passati da una situazione in cui il processo produttivo veniva effettuato utilizzando un'attrezzatura produttiva costituita principalmente da utensili, a una situazione nuova in cui il processo produttivo viene svolto utilizzando una attrezzatura produttiva costituita da macchine utensili.
Differenza tra utensile e macchina utensile
L'utensile è uno strumento di produzione azionato direttamente dall'uomo con le sue mani, ad esempio martello, scalpello, filatoio manuale. Con il passaggio alla macchina utensile, l'utensile che in precedenza era azionato direttamente dalla mano dell'uomo entra a far parte di una macchina.
La motrice è quella parte che sfrutta una fonte energetica e la trasforma in un moto (movimento). Questa fonte energetica non è necessariamente costituita da energia meccanica, bensì anche da energia animale. Questo movimento generato dalla parte motrice viene applicato a un sistema di trasmissione che lo trasforma in un altro moto. Questo moto trasformato dal sistema di trasmissione aziona la parte utensile, cioè la parte che interviene direttamente sulla materia che deve essere lavorata.
Di conseguenza, cambia la natura del lavoro dell'uomo. Prima il lavoro dell'uomo consisteva nell'azionare gli utensili; ora il lavoro consiste principalmente nel controllare il corretto funzionamento della macchina utensile. La macchina utensile ha la capacità di svolgere le stesse operazioni che in precedenza erano svolte dall'operaio con le sue mani. In molti casi, la macchina riesce a svolgere le operazioni molto meglio e più velocemente di quanto non riuscisse a farlo l'uomo.
Innovazioni fondamentali
Casi di costruzione e impiego di macchine si erano verificati anche prima della rivoluzione industriale, ma si era trattato di casi con diffusione limitata che non avevano generato una trasformazione complessiva della modalità di svolgimento del processo produttivo. Invece, un avvento del sistema della produzione basata sull'impiego di macchine che riesce a diventare il tratto prevalente, quindi a trasformare in maniera complessiva la modalità di svolgimento del processo produttivo, si ha in Inghilterra nella seconda metà del 1700. Essa ha inizio in un’industria “nuova” per l’epoca: la manifattura del cotone.
A partire dal 1400, l’Inghilterra comincia a sviluppare una propria industria laniera e il grande sviluppo di questa manifattura nei tre secoli successivi è incardinato sul sistema del lavoro a domicilio (putting out system). Alla fine del 1600, l’Inghilterra diventa la prima industria manifatturiera e il settore dominante è l’industria laniera. Nel 1600, il governo inglese fonda la compagnia delle Indie Orientali che concede il monopolio dei commerci tra Inghilterra e Asia orientale. Attraverso questa compagnia, sul mercato inglese cominciano ad essere venduti tessuti di cotone che venivano prodotti in India. Questi tessuti indiani ebbero un rapido successo sul mercato inglese e cominciarono a fare concorrenza ai panni di lana.
Ad un certo punto, i mercanti-imprenditori inglesi si preoccuparono della concorrenza indiana e riuscirono a fare pressione sul parlamento inglese affinché venisse approvata una legge che proibiva l’importazione di tessuti di cotone dall’India. Tuttavia, la legge non proibiva ai cittadini inglesi di produrre all’interno dell’Inghilterra filati e tessuti di cotone e non proibiva l’importazione del cotone greggio dall’India, e quindi si creò lo spazio per il formarsi di un’industria cotoniera. È in questa industria che si verificano le innovazioni fondamentali della rivoluzione industriale.
Innovazioni nella produzione
La navetta volante di John Kay è un meccanismo in grado di fare passare da un lato all'altro del telaio la navetta contenente il filo della trama. La trama è avvolta su una spola che viene fatta passare da una parte all’altra del telaio. Prima l’uomo azionava direttamente la spoletta; ora invece aziona il filo che dà i comandi alle due racchette che a loro volta azionano la spoletta.
Il grande vantaggio di questa innovazione: prima accadeva che sebbene il filo dell’ordito poteva essere lungo a piacere, la lunghezza del filo della trama non poteva superare l’ampiezza dell’apertura delle braccia del tessitore. Ora questo limite viene eliminato con l’utilizzo della navetta volante, in quanto la distanza tra le due racchette che definiscono la larghezza del tessuto non è più limitata dall’ampiezza dell’apertura delle braccia del tessitore.
La tessitura divenne ancora più veloce rispetto alla filatura. Ora occorrevano 10 o 12 filatoi manuali per alimentare un telaio munito di navetta volante. Pertanto, ora la spinta incominciò ad indirizzarsi verso la realizzazione di innovazioni che velocizzassero la lavorazione di filatura del cotone.
Un primo filatoio meccanico venne costruito da Lewis Paul e John Wyatt nel 1733, ma non ebbe successo. Nel 1764, venne inventata la giannetta filatrice (Jenny) da Hargreaves. Essa poteva essere azionata dalla forza dell’uomo e permetteva ad un solo filatore di produrre contemporaneamente più di un solo filo di cotone. Inizialmente una Jenny aveva 8 fusi, poi si è arrivati a 80 fusi. Il limite della Jenny era la qualità del filo prodotto: esso era troppo debole per l’ordito e quindi veniva impiegato soltanto come filo per la trama.
Nel 1769, venne inventato il filatoio ad acqua (water-frame) da Richard Arkwright. Il filo prodotto da questo filatoio aveva caratteristiche opposte a quello della Jenny: ossia, questo filo era robusto ma grossolano e poteva essere utilizzato per l’ordito ma non per la trama. Esso fu importante anche perché indusse un importantissimo cambiamento organizzativo nell'industria del cotone, ossia modificare radicalmente la maniera in cui si svolgeva la produzione di filato. Sia la navetta volante che la Jenny erano macchine compatibili con il sistema del lavoro a domicilio, cioè potevano essere installate nelle case e rendere più produttivo il sistema del lavoro a domicilio ma non implicarono alcun cambiamento nelle modalità di organizzazione del ciclo produttivo. Il filatoio ad acqua non poteva essere installato nelle case perché doveva essere azionato dall’energia idraulica. Quindi, occorreva costruire dei locali specializzati in cui gruppi di filatoi potevano essere alimentati dall’energia idraulica: le prime fabbriche vennero costruite accanto a corsi d’acqua per questo motivo. Le fabbriche erano luoghi in cui si svolgeva solo il processo produttivo e l’attrezzatura era costituita da macchine. Le prime fabbriche erano filande di cotone azionate dall’energia idraulica nelle quali erano installati i water-frame.
Nel 1779, Samuel Crompton costruì un nuovo filatoio (mule) che combinava i princìpi della Jenny e del water-frame. La mule consentiva di produrre diversi tipi di filato più o meno sottili, più o meno robusti, alcuni adatti per la trama ed altri per l’ordito. La mule non poteva essere installata nelle case dei lavoratori perché necessitava di energia meccanica, quindi poteva essere installata solo in ambienti specializzati, ossia le fabbriche. A questo punto, lo squilibrio tra la filatura e la tessitura si invertì. Dopo l’introduzione di queste macchine, la filatura è diventata una lavorazione più veloce della tessitura. Il filato prodotto è molto maggiore di quanto i tessitori riescono a lavorare, quindi ora la pressione era verso l’introduzione di innovazioni che velocizzassero la tessitura.
Questo problema venne risolto nel 1785 dall’invenzione del telaio meccanico da parte di Edmund Cartwright, il quale era un sacerdote appassionato di meccanica. Anch'esso doveva essere installato in una fabbrica e diventò importante dal 1820.
Evoluzione organizzativa
All'inizio, le macchine consentono un’espansione del putting out system, poi si inventano due filatoi meccanici incompatibili con il sistema del lavoro a domicilio (water-frame e mule). Vi è una fase che va dal 1780 al 1820 nella quale le conseguenze sul piano organizzativo sono ambivalenti, perché nella fase della filatura si ha che si diffonde il sistema della fabbrica, mentre nella tessitura continua ad essere diffuso l’impiego del telaio munito di navetta volante utilizzato nell’industria a domicilio. In questa fase, l’industria a domicilio entra in crisi nella filatura e viene rimpiazzata dalla produzione di fabbrica, ma allo stesso tempo continua ad espandersi nella tessitura. Si ha un riposizionamento dell’industria a domicilio che convive con la fabbrica. A partire all’incirca dal 1820 si diffonde l’impiego del telaio meccanico e si diffondono fabbriche specializzate nella tessitura del cotone, in particolare si diffondono fabbriche integrate con due sistemi a vapore che alimentano un sistema di macchine costituito sia da filatoi meccanici che da telai meccanici. Questo comporta drammi sociali perché molti tessitori manuali perdono il lavoro.
Vengono inventati filatoi e telai meccanici anche per l’industria della lana. L’industria del cotone cresce a tassi molto rapidi fino a superare l’industria della lana.
Altre innovazioni
Vi furono altre novità che contribuirono all'avanzata della rivoluzione industriale. Una di queste fu l’invenzione della macchina a vapore che consentì di utilizzare una nuova fonte di energia (il vapore generato dalla combustione del carbon fossile).
Le prime macchine a vapore furono costruite alla fine del 1600 e servivano per il drenaggio dell’acqua nelle miniere e consentivano di utilizzare le miniere più in profondità rispetto a prima. Fino al 1780 circa, le macchine a vapore furono esclusivamente usate nelle miniere. Nel 1781, James Watt costruì una macchina a vapore che poteva essere applicata come parte generatrice di potenza (motrice) ad ogni tipo di macchina. Tra il 1781 e il 1800 ne vennero costruite circa 500 e trovarono applicazione anche per azionare i filatoi meccanici, i telai meccanici, e molte varietà di attività manifatturiere. Essa sostituì in molti casi la ruota idraulica ed ebbe una importante conseguenza sulla localizzazione delle attività industriali: nacquero nuovi centri industriali vicino alle miniere di carbone perché il carbone era un materiale pesante con un basso valore unitario e quindi il costo di trasporto sarebbe stato più elevato di quello per trasportare i prodotti finiti. A partire dalla fine del 1700, Manchester iniziò a crescere grazie alle attività industriali.
Accadeva che nelle fabbriche dell’epoca venisse creato un reparto specializzato nel quale era collocata una macchina a vapore, solitamente di grande potenza, che generava la forza motrice in grado di azionare un intero sistema di macchine. Non capitava che ciascuna macchina utensile disponesse di una propria parte motrice. Questa circostanza per la quale più la macchina era grande più era potente rendeva conveniente la concentrazione di molti telai meccanici e di molti filatoi meccanici in una stessa fabbrica, e quindi anche di molti lavoratori.
Conseguenze dell'avvento della macchina a vapore
- Essa è una fonte di energia più potente della caduta dell’acqua e questo fa sì che i filatoi e i telai possano ora funzionare più velocemente o che si possano costruire dei filatoi/telai più grandi. Questo ha come effetto la ricerca di nuovi materiali e nuovi modelli di macchine utensili. Le macchine utensili avevano ancora molte parti in legno, per le quali risultava difficile resistere alle sollecitazioni imposte dalla macchina a vapore e quindi tendevano a rompersi frequentemente. Per questo motivo bisognava costruire nuove macchine utensili con più parti in metallo e quindi aumentò la domanda di metallo, in particolare di ferro.
- Cotone e ferro diventano i settori trainanti della rivoluzione industriale. In questi anni si ha anche un profondo cambiamento che investe l’industria del ferro: il primo cambiamento riguardò il procedimento di fusione del ferro. All’inizio del ‘700 in Inghilterra veniva utilizzato come combustibile per la fusione il carbone di legna e questo era un problema perché l’Inghilterra era un’isola che disponeva di poche foreste e quindi la materia prima era limitata. Per questo motivo si tentò di utilizzare il carbon fossile (di cui l’Inghilterra disponeva grandi quantità), ma i tentativi effettuati non avevano dato dei risultati soddisfacenti perché durante il procedimento di fusione capitava che vi fossero delle impurità contenute nel carbone che durante la fusione si trasferivano nel ferro fuso e quindi la ghisa che si otteneva era di pessima qualità. Il primo tentativo di successo si ebbe nel 1709 da parte di Abraham Darby che riuscì ad ottenere una ghisa di discreta qualità utilizzando come combustibile il coke che era sostanzialmente carbon fossile sottoposto ad un trattamento termico che consentiva di depurarlo dalle impurità. Occorsero molti anni per perfezionare questa tecnica di fusione: nel 1760 i forni che utilizzavano il coke erano solamente 17, poi il numero cominciò a crescere rapidamente. Nel 1775 erano 31 e nel 1790 erano 81, contro circa 20 alimentati a carbone di legna. La crescita di produzione di ghisa diventò molto alta dal 1770.
- L’ultimo problema da superare era di trovare un sistema che consentisse l’utilizzo del coke come combustibile anche per la seconda fusione del metallo dalla quale si otteneva il ferro lavorato applicabile alle esigenze della vita di tutti i giorni. Questo problema venne risolto nel 1784 con l’invenzione del sistema di puddellaggio da parte di Henry Cort. Questa invenzione consentì l’estromissione del carbone di legna dalla siderurgia inglese con un ulteriore accorciamento dei tempi di lavorazione.
Interpretazioni della prima rivoluzione industriale
Maurice Dobb e Giorgio Mori
Per questa scuola, il tratto saliente della rivoluzione industriale è l'affermazione di una nuova modalità di svolgimento del processo produttivo manifatturiero caratterizzato dall'impiego di una attrezzatura produttiva costituita da macchine utensili capaci di sostituirsi a tutto un complesso di funzioni che in precedenza erano svolte direttamente dall'uomo. Questa scuola pensa che un cambiamento analogo si ha anche con la rivoluzione industriale attuale, grazie all'avvento del computer. In questa rivoluzione industriale, le macchine sono in grado di praticare delle altre funzioni in precedenza svolte dall'uomo. Queste mansioni non sono manuali, bensì cerebrali, ad esempio effettuare dei calcoli, immagazzinare ed elaborare informazioni.
Secondo questa scuola, il trasferimento di mansioni dall'uomo alle macchine non si ha nel periodo dalla fine dell'800 alla prima guerra mondiale e quindi non si ha una rivoluzione industriale.
David Landes, Nathan Rosenberg e Ennio De Simone
Secondo questa scuola, il tratto saliente della rivoluzione industriale è la creatività tecnologica, ossia il verificarsi in un arco temporale relativamente breve di un gran numero di innovazioni tecnologiche tra loro coordinate (es. Inghilterra nella seconda metà del ‘700). Questa scuola sostiene che la prima rivoluzione industriale fu un complesso di innovazioni: la sostituzione delle macchine all'abilità e alla forza dell'uomo, lo sviluppo di fonti di energia inanimata, l'invenzione e l'utilizzo di nuovi materiali (come il ferro al posto del legno), l'introduzione di un nuovo sistema di produzione (sistema di fabbrica). Tutte queste innovazioni menzionate hanno la stessa importanza nel determinare o meno il verificarsi di una rivoluzione industriale. Quindi, negli anni tra la fine dell'800 e la prima guerra mondiale, se è vero che non si hanno innovazioni che portano all'avvento di nuove macchine in grado di sostituirsi a nuove funzioni che sino a quel momento erano state di esclusiva pertinenza del lavoro dell'uomo, si ha non di meno una nuova grande esplosione di creatività tecnologica, ossia nuovi prodotti (bicicletta, automobile), nuovi materiali (coloranti), nuove fonti di energia (elettricità). Questa scuola sostiene che sia corretto parlare anche per questo periodo di una rivoluzione industriale, e quindi le rivoluzioni industriali sono state 3 e non 2.
I cliometrici: Charles Harvey, Nick Crafts e altri
Cliometria è una parola introdotta negli Stati Uniti negli anni ‘60 per indicare una nuova scuola della storia economica americana, la scuola degli storici economici quantitativi. Essa significa econometria applicata alla storia.
L'idea di fondo di questa scuola è che per valutare se in un dato periodo c'è stato o meno un cambiamento che possa essere definito una rivoluzione industriale, occorre guardare l'andamento delle principali variabili macroeconomiche (PIL, produzione industriale, investimenti). Si può parlare di rivoluzione industriale soltanto in presenza di una rapida accelerazione dei tassi di crescita di queste variabili. Questa scuola ha iniziato a produrre delle stime sull'andamento di queste variabili dal 1700 al 1860. Le stime di Deane e Cole indicavano che effettivamente dal 1780 al 1860 si ebbe una brusca crescita della produzione industriale, stime più recenti effettuate da Crafts invece sostengono che la crescita fu graduale.
I cliometrici odierni sostengono che la prima rivoluzione industriale non è stata quel grande cambiamento che si era reputato, bensì uno di quei cambiamenti cumulativi della storia che non portano a rivoluzionare il mondo.
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