Storia economica del turismo
Le origini del termine storia
La storia è diversa dall’economia soprattutto per il modo in cui viene studiata. Il termine storia deriva dal latino e dal greco Historia e Histor, che significa “colui che ha visto”. Quindi il termine racchiude l’idea di qualcuno che si occupa di qualcosa. La radice di tale termine invece è di origine indoeuropea, WEID che significa vedere, sapere. Quindi nella storia c’è un legame tra il vedere e il sapere.
La storia ha chiaramente a che fare con il passato, ma in particolare con quel passato di cui si conserva la memoria. Infatti è fondamentale conoscere il passato per capire e conoscere il presente, perché conoscere il passato, e soprattutto capirlo, rende consapevoli di saper distinguere tra le informazioni vere e false del presente. Quindi la storia è uno strumento che ci consente di capire cosa è più rilevante.
Cos'è la storia
Quando si parla di storia non si può non parlare di tempo. Esiste il tempo soggettivo e il tempo della storia. Tempo soggettivo si intende la percezione personale del tempo che passa (mi diverto, il tempo passa veloce.- Mi annoio, passa lento). Tempo della storia o tempo misurato, si intende il tempo misurato secondo il criterio di ogni civiltà (noi occidentali siamo nell’anno solare 2015, i cinesi seguono l’anno lunare). All’interno di questo tempo ci sono tempi diversi: esistono cose immobili chiamate strutture che quasi non cambiano mai; un esempio è il modo di costruire le case: da sempre in Trentino si costruiscono con i tetti spioventi per via della neve e a Pantelleria si costruiscono col tetto piatto. Questo modo di costruire è millenario perché dipende dal clima che cambia in modo lentissimo nel corso del tempo. Ciò che si muove veloce invece sono gli uomini che seguono i ritmi dell’economia e della società. Poi ci sono gli eventi e i fatti annotati che coincidono con delle date precise e ricordate nel corso del tempo, come la scoperta dell’America. La cronologia è molto importante nella storia perché nel passato ci sono delle cause che producono un effetto sul presente. Tuttavia lo storico deve avere sempre uno sguardo temporaneamente distaccato perché non è possibile dire se un fatto sia subito rilevante. Ad esempio l’attacco alle torri gemelle è accaduto più di 10 anni fa, ma è ancora troppo presto per sapere se abbia influenzato la storia perché noi stessi stiamo vivendo ancora quella storia, siamo ancora dentro alla guerra in Iraq e Afghanistan scatenatasi dopo l’attacco alle torri.
Storia economica
La storia economica è una storia specialistica rispetto a un oggetto e studia gli avvenimenti economici. È una disciplina molto più recente dell’economia che si fa risalire all’opera di Smith del 1700 “La ricchezza delle nazioni”. La storia economica si sviluppa negli anni '30 del '900 ovvero nel momento in cui, nel 1929, avviene la prima e più grande crisi per le economie capitalistiche. Si sviluppa precisamente tra gli anni '30 e '70 del '900. Lo storico economico si differenzia dall’economista nel modo in cui affronta i problemi. Alcuni studiosi ritengono che la storia economica debba essere separata dall’economia invece altri pensano il contrario. Le domande che si pone lo storico economico sono le stesse dell’economista: cosa produrre, come produrre, come distribuire. L’approccio metodologico è però diverso e ha portato la storia economica a ricercare uno statuto autonomo, dando vita a un rapporto con l’economia spesso conflittuale (la storia è subordinata all’economia?). La contrapposizione odierna è che: esiste una storia economica “tradizionale” attenta alle fonti e alla rappresentatività, ma esiste anche un’economia storica interessata alle comparazioni e alle generalizzazioni. Contrapposizione che vede scontrarsi anche gli studiosi Boldizzoni e Mc Closkey. Lo studioso Paul Valery invece afferma che le generalizzazioni sono sempre false però le cose non semplici non sono utilizzabili.
Differenze tra storia economica & economia
Tra le due si distingue subito una differenza di approccio. La storia economica ha un approccio diacronico ovvero osserva i fenomeni nel corso del tempo. L’economia invece ha un approccio sincronico, ovvero studia le cose mentre avvengono. Lo storico e lo storico economico studiano il passato con l’obiettivo di cercare di comprenderlo. C’è anche un’importante differenza tra la descrizione (la storia-racconto) e l’interpretazione. Per interpretare occorre cercare di ricostruire la complessità dei processi e per farlo è necessario prendere in considerazione il maggior numero possibile di variabili. Lo storico Carlo M. Cipolla afferma che tra la storia economica e la teoria c’è un rapporto come quello tra un filo e le perle. Le perle sono le informazioni della storia economica mentre il filo è la teoria che dà un senso alle informazioni. Nella storia economica esiste l’importanza di valutare le cose secondo i propri principi, bisogna infatti calarsi nei panni del periodo che si sta prendendo in esame e bisogna valutare le cose secondo i criteri che gli sono consoni. Gli economisti invece, hanno l’idea della razionalità degli eventi economici. L’economista ha un obiettivo diverso dallo storico, infatti vuole rendere l’economia una scienza dura (come la fisica o la matematica) e per farlo deve costruire dei modelli e quindi di conseguenze delle leggi predittive (dato X succederà Y) e quindi deve di necessità prendere in considerazione un numero limitato di variabili. Si ricercano quindi le regolarità e si punta a compiere delle generalizzazioni. L’ambizione è quella di costruire una fisica della società. Il ricorso alla formalizzazione e i limiti della razionalità pura. Razionalità come coerenza interna, come perseguimento dell’interesse proprio e razionalità limitata. Lo storico quindi cerca soprattutto di spiegare, l’economista di prevedere.
Questa differenza si nota anche nel modo di lavorare: mentre l’economista studia i fenomeni attuali lo storico economico si occupa di fenomeni e del lungo periodo. Lo storico economico deve trovare le fonti delle informazioni che gli servono e successivamente fare la critica delle fonti, ovvero stabilire se siano attendibili o meno. Ad esempio se uno storico cerca informazioni sul Medioevo non troverà tante fonti di tipo economico perché per l’uomo medievale l’economia non conta molto, conta di più la vita dopo la morte. Quindi in questo caso lo storico avrà più difficoltà a reperire le informazioni e a stabilire se sono vere o meno. Anche il caso gioca un ruolo importante, infatti fonti importanti vengono trovate per pura casualità. Come nel caso degli egizi che mummificavano i coccodrilli (animali sacri) con dei papiri con scritto momenti normali della loro vita quotidiana, degli archeologi spostando dei sarcofagi di coccodrilli ne fecero cadere uno che aprendosi mostrò i papiri, così si scoprirono casualmente molte informazioni sulla vita quotidiana degli antichi egizi. Il compito dello storico è quindi quello di reperire più informazioni possibili. Esiste una differenza tra fonti primarie e fonti secondarie. Le fonti primarie non hanno subito trasformazioni successive. Se ad esempio uno storico volesse ricostruire la storia della FIAT e scoprisse il diario privato di Giovanni Agnelli, quella sarebbe una fonte primaria. Se lo storico però modificasse in qualche modo il diario questo diventerebbe una fonte secondaria. A volte lo storico incontra delle difficoltà nel capire la fonte primaria come ad esempio la barriera linguistica. Una volta trovata la fonte deve anche capire se è vera e attendibile. A volte si può incorrere in una fonte falsa come la Donazione di Costantino al Papa. Nel rinascimento lo studioso L. Balla dimostra che questo documento è stato scritto secoli dopo Costantino, probabilmente nell’XI secolo, da qualche vicino del Papa durante il conflitto con l’imperatore. Le dichiarazioni dei redditi invece sono documenti originali ma spesso con un contenuto falso. Per uno storico la cosa migliore è avere un documento originale, vero e attendibile, invece all’economista la qualità del dato non interessa.
Fonti e informazioni
Al giorno d’oggi internet e le diverse risorse elettroniche sono una grande opportunità per reperire informazioni. Si trovano libri e archivi online, tuttavia ci sono anche diversi problemi: su internet bisogna essere sicuri dei criteri con cui è stato creato il sito perché non sempre tutte le informazioni sono veritiere. Per esempio Wikipedia ha il problema della reperibilità scientifica, infatti non sempre le voci sono affidabili e attendibili. Per verificare l’attendibilità bisogna capire da chi è stato fatto il sito o la voce di Wikipedia in questo caso. Su internet non si trova tutto, ma solo quello che è stato messo, quindi le risorse elettroniche sono una grande opportunità, ma vanno usate con attenzione.
Storia economica del turismo
È una disciplina doppiamente specialistica perché intende studiare il turismo in una prospettiva storico economica. Uno dei problemi di questa disciplina è che il turismo è un tema multidisciplinare. Il turismo in Italia ha un’enorme importanza, ma la storia economica del turismo non ha avuto un grande successo nonostante l’importanza del settore. Questo perché c’è un problema di inquadramento dell’ambito di ricerca, quindi bisogna prima individuare cos’è il turismo e chi è il turista.
Il turista è chiunque viaggi in paesi diversi per un periodo di almeno una notte. I turisti che visitano un posto in giornata non sono classificati dal punto di vista della classificazione turistica, così come quelli che hanno una seconda casa. Secondo questa classificazione c’è anche un limite massimo di permanenza per essere considerato un turista, ovvero non più di un anno e non bisogna fare attività per cui si viene pagati. Il turista è colui che viaggia per diverse motivazioni:
- Per svago e relax
- Per visitare amici e parenti
- Per affari
- Per salute
- Per turismo religioso
Inoltre ci sono due variabili per definire un turista:
- Muoversi e spostarsi
- La motivazione
È molto difficile misurare l’impatto del settore turistico, spesso non si considerano i turisti che hanno una seconda casa e coloro che viaggiano in giornata. Ancora più difficile è quantificare l’impatto economico del turismo perché esprime una domanda di beni in altri settori. Esempio: per costruire un hotel si ricorre alla domanda edilizia, per arredarlo si ricorre al settore dei mobili e del legno e per farlo funzionare al settore alimentare.
Altro elemento di difficoltà consiste nei continui cambiamenti che avvengono in questo settore, che possono dipendere dal cambiamento di moda o possono esseri cambiamenti random come l’attentato alle torri gemelle o una calamità naturale. Quindi per lo storico economico c’è un problema di fonti sia a livello macro che a livello micro. A livello macro i dati usati come fonti sono quelli ISTAT (per quanto riguarda l’Italia). Tuttavia l’ISTAT produce statistiche sul turismo dal XX secolo quindi se si vuole indagare sul XIX secolo è molto più complicato. L’Ente Nazionale del turismo si sviluppa solo dopo la seconda guerra mondiale quindi anche chi volesse recuperare delle fonti precedenti è in difficoltà. La Liguria, ad esempio, ha cercato di quantificare il numero delle seconde case, per farlo bisogna stimare quante persone vanno nella seconda casa, quante volte all’anno e infine stimare la spesa turistica complessiva (cibo, ombrelloni ecc..); una cosa davvero molto complicata.
A livello micro le fonti dipendono dalle singole strutture alberghiere. Il problema è che in Italia ci sono pochissime grandi catene alberghiere, ma tantissime piccole e medie imprese a conduzione familiare. Per lo storico economico reperire le fonti delle piccole e medie imprese è davvero complicato, dal momento che queste ultime tendono a non conservarle per lungo tempo così come le grande catene di alberghi. Infatti spesso, la documentazione cartacea dopo 10 anni viene eliminata. Quindi la storia economica del turismo è molto difficile da costruire proprio per il problema della reperibilità delle fonti.
Inoltre, essendo un tipo di storia multidisciplinare, occorrono molte competenze. Ad esempio per i dati tecnici e tecnologici che sono legati al settore dei trasporti (auto, treno, aerei ecc..), ma anche per le strutture turistiche che cambiano al cambiare delle esigenze dei clienti. Bisogna capire anche l’economia, infatti il turismo diventa sempre più importante nel momento in cui arriva il benessere. Bisogna capire i cambiamenti politici; ad esempio dopo la prima guerra mondiale lo stato italiano acquisisce il Trentino che prima era austriaco e quindi i turisti erano principalmente austriaci e tedeschi. Quindi la preoccupazione del momento è che i tedeschi e gli austriaci disertino il turismo in Trentino per questioni politiche. Alla fine però questa risulta essere una preoccupazione infondata. È anche fondamentale la sicurezza dei posti da visitare.
Nascono anche nuove scuole e istituzioni, come le strutture alberghiere. Ancora più importanti sono gli aspetti culturali, la più grande trasformazione che sta vivendo il turismo è che la gente vuole fare esperienze diverse che dipendono dagli interessi del turista. All’interno degli aspetti culturali è molto importante l’aspetto simbolico, ad esempio solo nel XIX secolo si sviluppa il turismo della montagna, prima quasi non esisteva perché la montagna non era considerato un posto degno di nota per gli uomini della città.
Problema dell’inquadramento cronologico
Lo storico deve decidere quando iniziare a fare storia economica del turismo. Secondo Patrizia Battilani ci sono 4 fasi nella storia economica del turismo:
- Il prototurismo: ovvero il turismo che avviene prima della rivoluzione industriale. In questo periodo si trovano tutte le forme di turismo che si trovano anche in quelli successivi, manca solo il turismo legato allo svago.
- Il turismo moderno: è in questo momento che nasce il periodo legato allo svago. Inizia in Gran Bretagna dopo il 1830 con l’avvento della ferrovia, e negli USA con quello dell’automobile.
- Il turismo di massa: si sviluppa dopo la seconda guerra mondiale e produce degli effetti economici molto importanti. Inoltre acquista sempre più importanza il turismo per lo svago.
- Il turismo globale
Altri studiosi come Tissot invece, individuano solo 3 fasi:
- L’industrializzazione del turismo: si sviluppa dal 1830 con l’avvento della ferrovia in Gran Bretagna fino alla prima guerra mondiale.
- La democratizzazione (1914-15): si sviluppa il turismo anche per gli operai e i ceti sociali bassi, invece prima era solo un turismo d’élite.
- Il turismo di massa (dopo la seconda guerra mondiale): aumenta la scala degli spostamenti e dei tour operator. Questo cambiamento è quello della concentrazione ovvero si formano grandi gruppi turistici. Avvengono anche altre due trasformazioni importanti:
- Si passa da una domanda di massa indistinta a una segmentazione del mercato.
- Entra in atto la sostenibilità ambientale. Ad esempio il Mar Rosso con la sua barriera corallina attira moltissimi turisti, tuttavia con il passare del tempo la barriera corallina si rovinerà per via dell’uomo; si può ridurre il flusso turistico così da prolungare la bellezza del territorio e assicurarsi turisti per un più lungo periodo di tempo.
Ci sono anche 3 fasi suddivise in base alla periodizzazione legata ai trasporti:
- Età preindustriale
- Età del carbone e del vapore
- Età dell’automobile e dell’aviazione
Alcuni temi rilevanti
La differenza tra viaggio e villeggiatura: Il viaggio lo compie chiunque si sposta, la villeggiatura invece nasce dal tempo degli antichi romani e comprende uno spostamento limitato per poi rimanere nel posto scelto per molto tempo.
Dicotomia tra viaggiatore e turista: L’idea del viaggiatore è piuttosto romantica ed epica, invece quella del turista ha quasi una connotazione negativa. Fare il turista vuole dire misurarsi con una realtà diversa.
Discorso dei redditi e la legge di Engel: Engel è uno statistico tedesco che nel XIX secolo studia come spendono i soldi gli operai belgi. Scopre una correlazione tra il tipo di reddito e il consumo, ovvero meno si guadagna più si spende per beni di prima necessità come il cibo. Ciò che rimane viene speso per il vestiario e l’abitazione. Quando invece il reddito aumenta, la percentuale dei consumi alimentari diminuisce. Il turismo è un lusso, quindi per avere turismo è necessario che il reddito cresca. Tutto ciò si sviluppa dopo la prima rivoluzione industriale, infatti il lavoro nelle fabbriche fa aumentare il reddito e fa nascere il concetto di tempo libero. Quindi si ha del denaro da spendere in più in questo tempo libero.
Lo studioso Butler ha teorizzato il ciclo della vita delle pratiche turistiche studiando diverse località turistiche per capire come si sono affermate. Una prima fase del suo studio comprende l’esplorazione: in questa fase la località ancora non è turistica, poi inizia ad arrivare qualcuno che costruisce una villa, in seguito il numero aumenta sempre di più e si nota che in quella località può nascere un business. Inizia a questo punto, la fase del coinvolgimento della comunità locale, così si afferma il turismo. Poi nella fase del consolidamento molte persone frequentano la suddetta località e nella fase...
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