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20-02

- Prima prova intermedia 2 APRILE (8 domande brevi e 2 piú lunghe)

Che cos’è la storia del pensiero politico?

è un termine con un’etimologia greca. dall’aggettivo ‘ta

Il termine politica Politica deriva politiká’ che

intende le cose intorno alla città.

I greci cominciano a riflettere sulle cose che riguardano la polis nel momento in cui creano la comunitá

politica. La domanda che sorge spontanea è quindi quale sia la migliore forma di organizzazione politica per

e chi debba governare su quest’ultima.

una comunità. Ci si chiede cosa sia la giustizia

➔ Il problema fondamentale è quello della teoria delle FORME di governo (SOCIETÁ GIUSTA)

La domanda in modo consistente viene posta solo nel V secolo a.C., anche se giá prima la discussione al

riguardo era vivace.

Un problema ricorrente dalla prima attestazione di pensiero politico è quello delle guerre CIVILI (stasís)→

per risolvere il problema bisogna ORDINARE bene lo stato.

➔ Lo statista greco Solone (594 a.C.) era stato eletto dai propri concittadini come ARCONTE per

risolvere il problema della guerra civile e della schiavitù per debiti.

l’organizzazione politica di Atene così com’era non era in grado di risolvere i

Egli decide che

problemi e necessita quindi di una RIFORMA politica ed istituzionale.

Una soluzione politica è, quindi, l’opposto di una soluzione violenta

- QUINDI

a. Solone per prima cosa ABOLISCE la schiavitú per debiti→ Solone vuole proporre una nuova

immagine del cittadino ateniese ed il corpo del cittadino non puó essere usato come pegno

b. Solone fa una riforma COSTITUZIONALE per cui la cittadinanza ateniese viene divisa in

QUATTRO CLASSI sociali a seconda del CENSO→ apre la strada verso una democratizzazione

Dietro a queste riforme ci sono delle IDEE POLITICHE, INFATTI:

Solone crea un’ASSEMBLEA a cui possono partecipare tutti i cittadini con un certo grado di

c. ricchezza

Nel giro di un secolo la società greca si trova a fronteggiare un altro grande cambiamento, poiché ad Atene

(diventata la cittá piú importante della Grecia) ci si trova ad avere una societá MULTICULTURALE ed è a

questo punto che due grandi pensatori fanno una straordinaria GENERALIZZAZIONE: ERODOTO e

PROTAGORA sostengono il primo che il costume, la tradizione sia re di tutte le cose, ed il secondo che

l’uomo sia la misura di tute le cose viene meno l’idea di

VISIONE DEL MONDO RELATIVISTA,

una giustizia universale.

- Protagora già sostiene che la giustizia sia una convenzione posta dalla società

l’intento

Il pensiero politico nasce con di descrivere la realtà, ma anche di MIGLIORARLA. Qual è la

società dove ciascuno può raggiungere il massimo grado di felicitá.

Fin dall’inizio quello →

1. che i pensatori fanno è reagire alla sfida della propria epoca PENSIERO

COME RISPOSTA AD UNA SFIDA

2. Il pensiero politica concettualizza la politica come opposto alla violenza

3. I pensatori politici presentano una visione con aspetto DESCRITTIVO e PRESCRITTIVO→

pensiero come attivitá NORMATIVA

➔ Questo è ció che differenzia la politica dalle altre discipline. Si dà un giudizio di VALORE

Erodoto (430 a.C.) recita le proprie storie agli ateniesi e troviamo per la PRIMA VOLTA una teoria

delle forme di governo. Egli racconta che alcuni nobili persiano che hanno partecipato ad un colpo di

stato e dibattono sul futuro tipo di governo da dare alla Persia. Essi dibattono pregi e difetti del governo

di uno, di pochi e di molti.

- Erodoto pensa che la miglior forma di governo sia la DEMOCRAZIA (governo della massa e

isonomia = uguaglianza di fronte alle leggi) visione SOFISTICATA delle diverse forme di

governo: Monarchia diventa tirannide, mentre la democrazia è caratterizzata dalla PUBBLICITÁ e

RENDICONTAZIONE e per questo è efficiente.

La teoria ha la forma di un dialogo tra un sostenitore della monarchia (uno governa meglio, il demos

è ignorante, gli aristocratici si fanno sempre la guerra tra di loro ed emerge sempre uno solo), uno

dell’aristocrazia (la massa non è in grado di prendere le decisioni migliori, ma lo possono fare gli

áristoi) e uno della democrazia (Erodoto).

IDEE CHIAVE:

1. LA STORIA del pensiero politico comprende una descrizione della realtá, ma anche prescrizione

2. I pensatori politici hanno sempre elaborato le risposte come risposta alla sfida del tempo

3. Non si puó fare storia del pensiero politico perché il pensiero politico è piú raffinato e complesso. Le

istituzioni RIFLETTONO visioni politiche

02/03

Qual è il genere di attività che facciamo?

Il pensiero politico inizia quando nel V secolo a.c diversi pensatori si pongono la domanda di quale sia la

PERSEGUIRE l’immagine della

migliore forma di governo per far vivere nel migliore del modo i cittadini,

felicità.

Che cos’è la giustizia? Quando si pone per la prima volta in modo coerente questa domanda allora nasce il

pensiero politico→ quando la visione tradizionale della giustizia come volere DIVINO viene messo in

discussione. Questo avviene per una serie di circostanze che sono CASUALI e cioè Atene che in quel

momento è la più potente attira marinai, commercianti ed intellettuali e questi riferiscono le osservazioni

riguardo alle proprie città (ognuno racconta le sue esperienze).

➔ Ogni comunità politica ha una visione DIFFERENTE della politica e DUE pensatori riassumono il

significato di tutte queste osservazioni, ovvero ERODOTO e PROTAGORA. Entrambi non vengono

da Atene, ma dalla Turchia.

- Erodoto sostiene che il COSTUME è il signore di tutte le cose

Protagora sostiene che è l’UOMO la misura di tutte

- le cose

VISIONE RELATIVISTICA = la giustizia non è il riflesso del volere di Zeus. Non esiste una

giustizia oggettiva perché civiltá diverse hanno giustizie diverse

IL PENSIERO POLITICO NASCE NEL V SECOLO QUANDO LA VISIONE TRADIZIONALE DELLA

GIUSTIZIA POLITICA COME RIFLESSO DELLA GIUSTIZIA DIVINA VIENE MESSA IN CRISI.

Cosa succede quindi a questo punto? A partire dal V secolo i pensatori politici si pongono il quesito di cosa

sia la giustizia e quale sia lo stato giusto, la migliore forma di governo. Nel terzo libro de “le

Sempre in Erodoto troviamo formulata una teoria delle forme di governo. storie”

ricorre ad un dibattito letterario tra 3 personaggi in Persia (Dario, Otane, Megabizo) che discutono su quale

sia la migliore forma di governo dopo essersi liberati di un usurpatore.

1. Otane sostiene che non è una cosa buona dare il potere ad una sola persona perché per il troppo

potere inevitabilmente si corrompe e si trasforma in un tiranno = CRITICA ALLA MONARCHIA.

“Il potere assoluto corrompe assolutamente”.

Sostiene che bisogna dare il potere alla MASSA = ISONOMIA = uguaglianza di fronte alla legge ed

(legge attiva nel promuovere l’uguaglianza

ottenuta attraverso la legge politica dei cittadini). Questa

forma di governo prevede che i poveri vengano retribuiti, deve tenere conto al popolo di quando

“PROPONE LE COSE NEL MEZZO”, ovvero

prende le decisioni, presenta tutte le decisioni.

PUBBLICAMENTE.

difende l’ARISTOCRAZIA come governo dei migliori. È superiore al governo della

2. Megabizo

massa incolta. Idea della massa INCAPACE di prendere buone decisioni perché ignorante

3. Dario sostiene la MONARCHIA perché è la più efficiente in caso di guerra, anche in caso di pace

perché la democrazia non può prendere decisioni perché la massa è ignorante ed i nobili, dal canto

loro, sono sempre in competizione tra di loro e dunque sono proni a creare delle guerre civili

➔ La Persia effettivamente diventerà poi una MONARCHIA e quindi Dario vincerá il dibattito

Le persone ad Atene ascoltavano le sue storie ed è in questo contesto che osserviamo una riflessione

TEORICA su questo aspetto.

Siamo sempre nel V secolo a.C. ed in questo contesto che alcuni pensatori propongono una DISTINZIONE,

DICOTOMIA, tra il concetto di natura e quello di legge

- Essi sostengono che ci sono delle cose che sono valide PER natura (il fuoco brucia ad Atene

come a Sparta), ma ci sono cose valide solo PER legge (ad esempio la giustizia).

Questa dicotomia è destinata ad avere una grandissima importanza ed è messa in scena anche da

Sofocle nella tragedia dell’Antigone (443 a.C.) dove Antigone si trova ad affrontare un contrasto

con Creonte, che rappresenta la legge, per seppellire il fratello.

➔ DISTINZIONE TRA DIRITTO NATURALE E DIRITTO POSITIVO (posto dalla comunità)

È da questi dibattiti che nasce la teoria politica.

Atene ha chiesto che tutti i processi si svolgano lí anche quelli in altre parti del mondo e a questo punto

Gorgia di Leontini (sofista siciliano) scopre e grazie al proprio linguaggio sostiene che la veritá è ció che

= NON c’è una veritá oggettiva

PERSUADE = POTERE PERSUASIVO DELLA PAROLA

Questi autori ci propongono questa serie di sfide che obbligano a RIFLETTERE su questi problemi.

1. Il primo problema politico è quello della RELATIVITÁ della giustizia = RELATIVISMO

Non esiste una giustizia universale sulla quale possiamo essere tutti d’accordo

-

2. Il secondo problema è la distinzione tra NATURA e LEGGE

- Esistono delle leggi più alte e diverse da quelle poste dalla città

3. Il terzo problema è quello che la verità non è mai universale, ma il risultato di un PROCESSO

ARGOMENTATIVO, un qualcosa che persuade

L’autore che raccoglie per primo queste sfide è PLATONE (427-347 a.C.).

Platone è il primo filosofo politico perché definisce cosa sia la FILOSOFIA, ovvero RICERCA DELLA

VERITÁ. Inoltre, ci dice come OPERA la filosofia, fornendo un METODO = la filosofia agisce mediante il

METODO DIALETTICO.

➔ Esiste una verità oggettiva e la possiamo trovare tramite il DIBATTITO

Platone raccoglie queste sfide (tre punti precedenti) e risponde…

03/03 nell’opera de la

La sfida proposta tra ciò che vale per natura e ciò che vale per legge la troviamo esplicata

REPUBBLICA (POLITEIA) di Platone.

Una risposta più articolata alla domanda riguardo quale sia la differenza tra Socrate e Platone dal momento

che entrambi cercavano la verità è che:

- Socrate poneva domande ai suoi concittadini e criticava la loro presunzione di sapere. Egli inventò il

CONCETTO (la pietà stessa, la virtù stessa). Usava la dialettica per dimostrare che gli altri NON

sapevano.

Sostiene che la virtù consiste nella conoscenza→ La sapienza inevitabilmente ti dà la virtú. Il male

viene quindi fatto per IGNORANZA

= INTELLETTUALISMO ETICO

- Platone fino ad un certo punto della sua vita fu convinto che le idee di Socrate erano quelle corrette,

ma Socrate non ha tenuto in considerazione DUE cose importanti:

1. Alcune cose paiono buone e poi non lo sono differenza tra ció che è e ció che appare bene

2. Alle volte anche se sappiamo cosa è il bene siamo travolti da alcune PASSIONI che ci fanno

scegliere il male CONFLITTO INTERIORE

È chiaro che Platone agisce in un contesto dove conosce l’opera di Erodoto e Tucidide, allievo di Socrate, e

ne la Repubblica si segna il passaggio tra il Platone socratico al Platone.

Platone nel IV libro mette in scena l’episodio di Leonzio che vede il cadavere di due persone giustiziate dal

boia. Egli è curioso nel vederlo anche se sa che questa è un’azione empia e descrive quindi il conflitto

interiore.

La seconda grande influenza per Platone sono i SOFISTI perché essi convincono Platone che la verità deve

essere PERSUASIVA; gli hanno poi presentano degli ARGOMENTI di riflessione (es: relativismo) e verso

alcuni di loro come Gorgia e Protagora mostra un grandissimo rispetto.

Incominciamo ad esaminare questo CAPOLAVORO del pensiero umano.

Inizia a scrivere la Repubblica intorno al 385 a.C. e non in forma di trattato, ma di DIALOGO. Questo

perché secondo Platone il dialogo porta alla verità. Platone parla attraverso tutti i suoi personaggi, nella

maggior parte dei dialoghi è Socrate il personaggio maggiore. Platone vuole ISTRUIRE i suoi lettori.

I personaggi fondamentali sono:

- Socrate

- Cefalo

- Trasimaco

- Glaucone e Adimanto (fratelli di Platone)

- Polemarco (fratello di Lisia)

Mette in scena personaggi che un qualunque ateniese avrebbe riconosciuto. Il tema di questo dialogo è la

giustizia ed è diviso in 10 libri:

Primo libro inizia con “DISCESI AL PIREO INSIEME A GLAUCONE”→ l’amico

1. Glaucone era

andato a vedere una processione per una nuova divinità. Quando la festa è finita si imbatte in

Polemarco e nei suoi amici. Polemarco manda un servo a prendere Socrate perché lo vuole invitare

a casa sua. amici accettano l’invito

Socrate e gli e vanno a casa di Cefalo. Cefalo sostiene che la giustizia è

“rendere a ciascuno ciò che si deve”. Il figlio di Cefalo, Polemarco, spiega che con la frase del

padre si intendeva dire “fare del bene agli amici e fare del male ai nemici”. Socrate ribatte

l’uomo giusto non fa mai del male a nessuno, neppure ai suoi nemici.

mitemente a Polemarco che

inizia ad offendere Socrate e risponde “pagami e ti diró cos’è la giustizia.

Trasimaco

“La giustizia è l’utile del piú forte”. Il piú forte è il governo costituito. La giustizia è fare il

bene di qualcun altro.”

La tesi di Trasimaco è forte perché mette sullo stesso piano tutte le forme di governo perché in

qualunque forma di governo le leggi sono fatte dalla persona piú forte. La giustizia consiste in un

atto di forza. →

Questa è la teoria del REALISMO POLITICO per natura il pesce grosso mangia il pesce piccolo

2. Nel settimo libro si parla del mito della CAVERNA

Nell’ultimo libro si descrive il MITO DI ER (discesa negli Inferi)

3.

05-03

Trasimaco prende l’esempio del tiranno che fa tutto ciò che vuole, trasgredendo tutte le leggi, viene

considerato l’uomo più felice e libero del mondo.

Platone cerca di dare più forte possibile a questa posizione per poi mostrare che questa posizione è sbagliata.

- A questo punto salta su uno dei fratelli di Platone, Glaucone, il quale dice a Socrate di rispondere al

“si

suo quesito e del fratello Adimanto DISCORSO DI GLAUCONE E ADIMANTE: sente dire in

giro che tutti gli uomini se potessero farebbero INGIIUSTIZIA uno all’altro e cioè la natura umana

porta a fare ingiustizia. Dunque, ad un certo punto gli esseri umani stanchi di fare e subire ingiustizia

fanno un CONTRATTO e decidono di creare la comunità politica, dove nascono le leggi che

stabiliscono cosa sia giusto e sbagliato. Noi non pensiamo che questa sia la realtà giusta e prendono

come esempio il racconto di re Gige (se sei sicuro di commettere crimini senza pagare il fio tutti si

farebbero tiranni).” = CONTRATTUALISMO, stato di natura dove gli uomini sono malvagi e

decidono di creare un contratto. La società e quindi la giustizia è il risultato di un contratto

Con queste DUE potenti visioni della giustizia Socrate incomincia a elaborare la sua personale visione della

giustizia

Socrate dice che bisogna prima analizzare com’è fatto l’uomo. Secondo Socrate l’uomo ha un’anima

- che è divisa in TRE parti→ INNOVAZIONE di collegare anima e governo.

1. Una parte, quella RAGIONEVOLE, determinata dalla conoscenza

Una seconda parte, quella ANIMOSA, fa desiderare l’onore e la gloria

2.

3. Una terza parte, quella AMANTE dei beni e piaceri materiali

Platone immagina che a seconda di quale parte governa la nostra anima siamo cittadini diversi:

1. Sarò un FILOFOSO

2. Sarò un MILITARE o uno SPORTIVO, ovvero GUARDIANO

3. Sarò un CONTADINO, MERCANTE, MEDICO, ovvero PRODUTTORE

➔ Questa idea della TRIPARTIZIONE dell’anima consente a Platone di specificare che quando Socrate

e i suoi dialogatori esprimono la loro idea lo fanno a partire dalla loro idea di città perfetta.

Per Platone in ogni città ci sono queste tre CLASSI di persone.

Socrate a questo punto avanza la sua visione della giustizia: ciascun cittadino deve fare ciò per cui è

tagliato VISIONE ORGANICISTICA. La società è paragonata ad un organo e ogni organo deve fare la

sua parte

• Perché Platone si domanda gli esseri umani creano delle città?

Per mancanza di AUTOSUFFICIENZA. Questa è l’origine della città, e poi quando la città si crea allora si

crea anche la DIVISIONE del lavoro perché gli esseri umani possono essere felici solo in pace e la guerra va

evitata.

I nostri governanti (FILOSOFI) non dovranno avere nulla di privato, ma devono avere tutto in comune. Non

hanno una casa propria ed una famiglia propria→ COMUNISMO tra i filosofi. La proprietà privata è sempre

fonte di lotta e di guerra

Dal momento che non è possibile trovare un argomento cogente anche le DONNE possono governare e

diventare filosofe.

• Perché le persone dovrebbero restare al proprio posto nelle classi così definite?

Secondo Platone questo avviene per due motivi:

1. Ad un certo livello di conoscenza corrisponde un certo livello di felicità→ se sei ignorante troverai il

piacere nella più bassa cosa materiale. La nostra natura ci spinge a rimanere dove siamo

I filosofi cercheranno di creare in tutti i cittadini attraverso un’opera di EDUCAZIONE una

2. virtù

comune di RAGIONEVOLEZZA/MODERAZIONE (sophrosune) c

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia9910 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Giorgini Giovanni.
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