Storia dello spettacolo nel mondo antico
Lezione n.1 - 11 novembre
Lezioni introduttive sul teatro antico, prevedevo l’analisi del rapporto tra la tradizione e cultura del teatro antico collegata al teatro moderno occidentale, comprendendo come gli autori antichi hanno avuto molta importanza nella tradizione dello spettacolo moderno. Le lezioni si concentreranno sul teatro antico, in particolare quello greco, mentre ci soffermeremo meno sul teatro latino (con le opere di Plauto), che ha avuto meno incidenza sulla cultura attuale, mentre le opere del teatro greco vengono ancora rappresentate. Il grande teatro greco del V secolo a.C. ateniese, in particolare la grande tragedia greca di V secolo, ha contenuti di tipo esistenziale con una stretta valenza sul piano politico.
Testi di esame
- Le feste drammatiche di Atene o I Greci a teatro per chi studia archeologia.
- Edizione Marsilio Variazioni sul mito, che prende in esame un personaggio antico della tragedia antica con riprese attuali, come Antigone collegato al Novecento o Medea, tragedia che ebbe fortuna tra la fine del Settecento e Ottocento nel teatro, tornando poi alla luce negli anni ’60 per merito di Pasolini.
La grande tragedia greca nasce nel V secolo a.C. in Grecia, la produzione teatrale nasce ad Atene con numerose attestazioni, ma vi erano altri luoghi in cui il teatro era importante tra cui due centri del teatro in Sicilia: Siracusa e Gela, dove il teatro non è più presente oggi, ma rimangono soltanto ruderi. Alcuni studiosi ricercano dove sia morto a Gela Eschilo; il grande Eschilo morì a Gela. Vi sono una serie di studiosi che ritengono che il teatro sia nato in Sicilia e importato in Grecia ad Atene in un secondo momento, dando particolare importanza all'esperienza siciliana. Altro punto in Grecia in cui il teatro era importante era la Macedonia, attestato perché negli ultimi anni della sua vita Eschilo andò in Macedonia. Del grande musicista, compositore Pindaro, sono rimasti soltanto i componimenti teatrali privi dell’aspetto musicale e quindi sono come componimenti poetici. Il grande Pindaro gira in tutta la Grecia; molti autori teatrali si spostavano tra la Sicilia e la Grecia.
Nascita del teatro greco
La testimonianza più importante che c’è pervenuta sulla nascita del teatro è grazie ad un autore del IV secolo a.C., Aristotele, la cui opera pervenuta è la Poetica; in quest’opera sono presenti una serie di appunti sulla tragedia, di quest’opera doveva esistere un II libro sulla Commedia di cui però non abbiamo tracce. All’interno dell’opera di Aristotele, Poetica affronta il problema della nascita della tragedia, dice che era nata dal ditirambo, forma di canto rituale in onore di Dioniso.
L’origine del teatro antico greco era un po’ simile a quella del teatro medievale, avendo un’origine legata a funzione religiosa. La produzione religiosa del teatro antico è indubbia, tanto è vero che il libro Le feste drammatiche di Atene evidenzia con precisione come il teatro nasca e si sviluppi ad Atene in collegamento alle feste religiose. Nel passaggio dalla cultura orale al teatro conosciamo di più grazie alle importanti scoperte papiracee nella seconda metà del Novecento che sono pre-teatrali di un autore siciliano che si chiamava Stesicoro, che ha restituito una serie di componimenti “pre-teatrali”, che non sono ancora teatro, ma ci sono vari personaggi e un coro che rappresentano un anello di congiunzione tra la produzione della Grecia arcaica e la produzione teatrale. Uno di questi papiri riporta un componimento poetico.
Prima nasce il teatro religioso collegato alle feste, con valore politico e valore religioso, che mostrano un passaggio dalla produzione arcaica a quella teatrale che è graduale. Il teatro antico era un teatro in cui la musica (elemento purtroppo per noi perduto) aveva un’importanza notevole; era essenziale accanto alla musica la danza e il coro (coro significa letteralmente “danza”): danza e musica avevano un elemento importante per il teatro. Ci sono tanti elementi e spunti di cui parleremo, che si possono comprendere solo alla luce di differenze musicali e non alla luce di un teatro di prosa: papiri con annotazioni musicali la mancanza è di unire tutte queste testimonianze che possediamo in suoni. Il concetto della musica è importante (struttura metrica, cori funzionali alla musica e la danza che era di particolare importanza).
Il teatro aveva una funzione politica e sociale
Cosa significava andare a teatro? Oggi abbiamo un'idea diversa rispetto al periodo antico, oggi c’è passività nello spettatore perché vi è un distacco tra lo spettacolo e lo spettatore. Lo spettatore antico andava alle rappresentazioni tragiche, non per vedere le rappresentazioni, ma per partecipare; questo era lo spirito del teatro antico: non era la passività, ma la partecipazione. Aveva una funzione di coinvolgimento con messaggi religioso, simbolico e politico. Altra caratteristica del teatro antico era che all’origine aveva pochissima scena; la prima scenografica è nel 458 (metà del V sec) con l’Orestea di Eschilo; era un muro che rappresentava la reggia, inizia in questo periodo l’interesse per gli elementi scenografici.
Se il teatro aveva poca scenografia, era presente la “scenografia verbale” (termine definito dagli studiosi di teatro) era costruita dalle parole, dalla loro funzione scenica: la parola costruisce la scena, rimarrà anche se la scenografia diventerà più importante dopo la metà del V secolo. I primi grandi autori come Eschilo hanno un certo modo di costruire la scena che lo accomuna ad un grande autore come William Shakespeare, il teatro shakespeariano come il Globe Theatre non aveva una scena particolare, la scena era costituita da un baldacchino, che rappresentava una serie di virtù. Un libro della studiosa Jacek L’arte della memoria rappresenta una serie tradizionale di virtù.
Esistono teatri in cui la scena deve esserci come i teatri di fine Ottocento e i teatri senza scena e ci sono momenti della storia del teatro in cui la parola è così importante in cui la scenografia è inutile come nel teatro greco. L’evoluzione della storia del teatro ed evoluzione del gusto teatrale, importante è il rapporto tra due elementi essenziali: parola e scienza; scienza e musica.
Fondamentale nel teatro antico è il rapporto tra parola e musica. Nel teatro eschileo il rapporto è chiaro in cui la parola è parola e la musica è musica, ad un gusto alla fine del V ad un fenomeno “Nuova Musica” in cui prevale la musica sulla parola, in cui certi passi sono funzionali alla musica. Alla fine del V secolo il teatro cambia e il gusto teatrale cambia, ma vi sono conservatori che sono contrari a queste trasformazioni come Platone.
Un altro elemento è quale musica, quali strumenti erano accompagnati? Lo strumento principe è lo strumento a corda, è lo strumento più importante, è la musica razionale. Di minor importanza era lo strumento a fiato: l’Aulos (strumento a due canne), era uno strumento a lancia, simile al nostro oboe.
In questa storia del teatro musicale, l’importanza dello strumento a fiato diventa sempre più forte, nell’ultima produzione teatrale del V secolo a.C. vediamo sorgere un altro strumento, che prima non aveva avuto molta importanza, sono gli strumenti a percussione; un’opera teatrale Le Baccanti in cui i cori sembrano scritti da essere accompagnati da strumenti a percussione, dicono che la prima invenzione di Dioniso è un “tamburello” (piccolo tamburo). Importante è lo strumento collegato alla musica del teatro antico che è la struttura metrica, che era funzionale non come oggi alla poesia, ma alla musica.
Separazione tra l’elemento corale e l’elemento degli attori: tra parti recitate con un ritmo e metro vicino alla lingua parlata, separata dalle parti musicali e danzate che erano “particolari”. La storia del teatro greco è anche la storia del rapporto tra azione e coro, tra personaggi (attori) e coro. Il coro rappresentava non solo la parte del teatro deputata alla musica, ma era un anello di trasmissione tra l’azione scenica e lo spettatore; spesso il coro interloquiva con l’attore. Nel teatro greco vi è la separazione tra parti corali e non corali: prevalenza della musica sulla parola. Il coro era l’elemento essenziale, in cui molte tragedie si intitolavano con il nome del coro (era molto significativo), il coro aveva la funzione di rappresentare la comunità che si collegava con gli spettatori: esistono vari passi in cui il personaggio si rivolge al coro con parole “ambigue” che potrebbero anche riguardare gli spettatori. Il linguaggio del teatro greco come anche il linguaggio poetico si discosta dal linguaggio comune. Il teatro greco, con i più grandi autori, tocca le risorse dell’ambiguità, ovvero tre grandi autori “classici” Eschilo, Sofocle ed Euripide tutti e tre sfruttano le ambiguità in modo diverso: Eschilo attraverso polisenia questa ambiguità sfrutta le immagini in modo particolare cioè la capacità di dire in termini espressivi molte cose, come nella prima opera dell’Orestea l’Agamennone. Eschilo riesce a creare questa immagine con parole molto espressive. Sofocle usa l’ambiguità in modo differente, ambiguità vista nell’azione scenica, gioca con quella che è “ironia tragica”, sistema che consiste nel giocare tra quello che sanno gli autori, quello che sanno gli spettatori e quello che sanno i singoli personaggi, perché lo spettatore del teatro greco conosce la trama, poi ci possono essere delle variazioni sulla trama. Euripide gioca sulle parole, gioca con la retorica vi sono delle espressioni ambigue, cioè mette un genitivo tra due parole (non si sa se si riferisce alla prima parola o alla seconda). Aristotele nella Poetica non capisce questa ambiguità di Euripide, perché Aristotele voleva creare un linguaggio scientifico basato sul principio di non contraddizione.
Il primo dei grandi autori di teatro del mondo antico è Eschilo, lui come molti autori del teatro antico scrissero e rappresentarono numerose tragedie perché vi erano le tragedie, commedie con coro di satiri e si chiamavano drammi satireschi. Di solito le rappresentazioni teatrali dovevano comprendere tre tragedie (trilogia) e un dramma satiresco. Questi autori rappresentarono moltissime opere, vi erano elenchi di molte opere, ma la loro trascrizione ha fatto sì che di Eschilo ed Euripide vi furono solo 7 opere mentre di Euripide possediamo un numero maggiore di opere.
Fino al Novecento si conoscevano solo le 7 opere fondamentali, poi avvennero le scoperte papiracee che portarono al ritrovamento di numerose altre opere. Fine Ottocento scoperta di testi dell’antichità se pure in forma frammentaria, vengono da carta antica riciclata (il papiro), venivano riciclati i papiri e recuperati per le mummie. Gran parte dei papiri deriva da un grande immondezzaio in Egitto portati al Museo di Oxford, ma altri a Firenze.
Nell’ambito del cristianesimo è avvenuto spesso la raschiatura di testi pagani per scrivere sopra testi cristiani, a volte si può intuire quello che era scritto sotto: palinsesto.
Lezione n.2 – 13 novembre
Il dio della tragedia è Dioniso, studiato questo dio anche dallo studio della storia delle religioni. Il problema è sulla nascita del dio Dioniso, per la tradizione greca il dio Dioniso è un dio che viene dall’Asia che compare nel pantheon greco tardi, ma questa è una visione che non convince gli studiosi. Il culto dionisiaco, come era influenzato, non bisogna farsi troppo influenzare dalla visione filosofica di Nietzsche che vedeva questa netta opposizione tra una sfera apollinea (“razionale”) e una sfera dionisiaca (“irrazionale”). Fino alla fine del V secolo a.C. in Grecia c’era un equilibrio tra queste due sfere, poi prevale l’irrazionale secondo il filosofo tedesco. Razionale e irrazionale sono due elementi presenti nella cultura greca, ci sono eventi in cui questi due elementi si scontrano studiando la storia delle religioni. Una domanda che si sono posti: esiste una divinità suprema? La divinità suprema è Zeus, Dioniso in che rapporto sta con questa divinità suprema? Alcuni hanno pensato che Zeus e Dioniso fossero la stessa divinità.
Il pantheon greco è politeistico, il mondo è composto da molte varietà e quindi devono esserci nel pantheon queste varietà abbiano un loro riflesso. Le varie possibilità degli elementi si uniscono in figure che da un luogo all’altro sono molto differenti come l’Afrodite di Cnido è la dea della navigazione.
Un altro problema è il rapporto tra il culto di Dioniso e il santuario di Apollo a Delfi. Aristotele dice che il teatro nasce dalla forma del ditirambo, secondo Aristotele il ditirambo era in onore di Dioniso, come tutti i componimenti dell’epoca arcaica prevedeva una superiorità netta dello strumento, del ditirambo abbiamo pochi frammenti ma grazie alle scoperte di papiri abbiamo ditirambi dell’autore del V secolo a.C. che si chiama Pindaro. Il culto dionisiaco prevedeva l’impiego di strumenti a fiato e di strumenti a corda.
Del culto dionisiaco le informazioni ci vengono da una grande opera della fine del V sec a.C. le Baccanti di Euripide (405 a.C.), fondamentale è nell’opera il dio Dioniso che era originariamente greco, viene dall’Asia, nel mondo greco Dioniso viene recepito come un dio che “viene dal di fuori” che porta una tradizione nuova anche dal punto della musica che si evidenzia con il suono delle percussioni, nelle Baccanti il culto di Dioniso le percussioni (tradizione di culti estatici come la tarantola in Italia del Sud come anche in altri Paesi in America). È un culto diverso dalla tradizione greca che porta con sé il dio questo tipo di musica. Euripide compone le Baccanti non in Grecia ma in Macedonia. Euripide è un autore sperimentale usa le nacchere invece che lo strumento a corde.
Giorgio Colli – Sapienza dei Greci vede troppo nettamente questa divisione tra queste due sfere come nelle Baccanti che sembrano divise. Gli studi del mondo greco sono nel mondo tedesco (nel Novecento tedesco un elemento era la divisione letta tra il mondo ariano e il mondo semitico), la tradizione tedesca è legata ai Greci, ritenendosi i tedeschi i Greci dell’età moderna; questo mito che è stato sfatato nel Novecento sosteneva che la cultura greca sia staccata da quella occidentale, ma quella greca arcaica era attaccata a quella del Vicino Oriente nei periodi precedenti. Lo studioso Colli dà molta importanza a Dioniso in base agli elementi in legame tra la cultura orientale e la cultura greca. Lo studioso di storia delle religioni Dumezil sostiene il comune legame tra la cultura greca e quella orientale, vi poteva essere una grande koinè culturale nel II o III millennio.
Il primo grande autore del teatro greco è Eschilo, poeta tragico, che ha composto molte opere, importante autore del teatro occidentale somiglianze dal punto di vista del modo di fare teatro come Shakespeare; egli ebbe un amore per le immagini barocche. Di Eschilo sono rimaste solo 7 opere perché gli alessandrini fanno un canone e per ognuno di questi grandi tragici prevedono la presenza di 7 opere fondamentali (sette che è un numero sacro, importante nell’antichità). Eschilo opera nella prima metà del V secolo a.C. l’ultima data sicura è il 458 a.C. (data della sua Trilogia Orestea), poi ritorna in Sicilia e muore a Gela. Le sue opere sono caratterizzate da una musica arcaica, con prevalenza dello strumento a corda, lo si può dedurre dai componimenti ma soprattutto perché un autore della fine del V secolo a.C. Aristofane lo prende in giro per la ripetitività della musica e dello strumento a corde. Eschilo famoso nei secoli successivi come un autore religioso, nelle sue opere emerge il rapporto tra l’uomo e dio; ma ai suoi tempi Eschilo era famoso come autore ideologico e politico.
In questo periodo la prima parte del V secolo a.C., coincide con il sorgere della sapienza ateniese e della sua forza ateniese, che noi conosciamo la nascita della democrazia, importanza forma statale termine che viene dato solo alla fine del secolo, all’inizio era usato il termine isonomia ovvero “parità di diritti”. Forse all’inizio la parola “democrazia” non veniva vista bene perché vedeva l’assoluta preminenza della parola demos ovvero del popolo. Eschilo è il cantore di Atene e il cantore di questa nuova forma politica: le sue opere devono essere viste in questa dimensione politica. Tra le sue opere: Orestea, Persiani e Prometeo.
L’opera più antica di Eschilo sono i Persiani scritta dieci anni dopo la grande vittoria ateniese a Salamina (480 a.C.) scritta verso 470 a.C., sconfitta dei Persiani di Serse, data importante perché è il momento in cui l’Europa si stacca dall’Asia, entra quindi il concetto di Europa. I Persiani, è un’opera che esalta la vittoria della grecità sconfitta dei Persiani nel 480 a.C., tentativo di Serse di invadere attraverso un ponte di barche. I Persiani sono un’opera molto straordinaria perché la scena è nella città e capitale della Persia, davanti alla reggia e nella tragedia il coro è molto importante, rappresentato dai vecchi persiani che non sono potuti andare a combattere in Grecia e parte dell’angoscia di questi vecchi, la regina di Persia Atossa, madre di Serse; arriva un messaggero e annuncia la sconfitta persiana e di Serse, emerge la gioia della Grecia per la vittoria.
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