Storia del teatro greco
Il teatro ad Atene
Dionisie cittadine, Lenee e Dionisie rurali
Le rappresentazioni tragiche avvenivano in particolare nel contesto delle più importanti feste religiose ateniesi, le Dionisie Cittadine (o Grandi Dionisie), che si svolgevano tra il 10 e il 14 Elafebolione (marzo-aprile). Essendo in coincidenza con la ripresa della navigazione, la festa era frequentata da numerosi visitatori stranieri. L’organizzazione era Statale e affidata all’arconte eponimo. Le feste furono istituite a metà VI secolo a.C. dal tiranno Pisistrato, la cui politica religiosa privilegiava il culto di Dioniso.
Il giorno 10, una processione con una gran folla di cittadini, che innalzavano canti satirici, accompagnava la statua lignea di Dioniso da un tempietto vicino all’Accademia fino al recinto del teatro. Del corteo facevano parte uomini, donne, cittadini stranieri residenti ad Atene, ed era aperto da una vergine figlia di una delle famiglie più nobili (portava doni al dio su cesta dorata). Veniva inoltre portato un coro che alla fine della processione veniva sacrificato al dio. Probabilmente sfilavano anche con dei falli di legno (culto di Dioniso). La sera c’era il Komos, ovvero il corteo di giovani e adulti che dopo grandi bevute facevano baldoria nelle strade.
Dopo la processione venivano incoronati in teatro i cittadini che avevano reso particolari servigi ad Atene; un araldo inoltre presentava gli orfani di guerra che, educati a spese dello Stato, avevano raggiunto l’età efebica. Nell’orchestra venivano inoltre esposti i tributi che le città della Lega delio-attica versavano annualmente ad Atene. Il significato ideologico era evidente: con la presenza dei giovani orfani, la comunità celebrava la propria solidarietà nei confronti dei cittadini caduti in guerra e la propria potenza militare; con l’esposizione dei tributi era reso pubblico l’enorme potere (e l’egemonia) di Atene.
Con le Dionisie venivano istituiti ufficialmente gli agoni tragici, e le prime rappresentazioni risalgono tra il 535 e il 533 (Tespi). Nel 508 vennero istituiti gli agoni ditirambici e nel 486 il riconoscimento statale degli agoni comici. Nel V secolo all’agone tragico partecipavano tre tragediografi, ognuno dei quali portava una tetralogia (3 tragedie + 1 dramma satiresco). Agli agoni comici concorrevano 5 commediografi ognuno con una commedia (diminuiti a tre negli anni 426-421 e 415-404 a causa della crisi economica dovuta alla guerra del Peloponneso, quindi la festa si svolgeva solo dall’11 al 13 e le commedie venivano eseguite nel pomeriggio dopo la mattinata in cui c’era una tetralogia).
- Nel pomeriggio del primo giorno: gara tra cori ditirambici
- Nei tre giorni successivi: le tetralogie, una per giorno
- Ultimo giorno: le cinque commedie
A partire dal 386 agli agoni dionisiaci fu consentita la rappresentazione di un palaiòn drama, di una delle tragedie dei grandi drammaturghi del secolo precedente e nel 339 nel programma era regolare la rappresentazione di una commedia antica. Dopo il II secolo a.C. non abbiamo notizie della storia degli agoni, ma fonti attestano che queste continuarono, ma che dopo il III secolo non ci furono personalità di rilievo.
Lenee erano un'altra importante festa dionisiaca invernale (mese Gamelione, gennaio-febbraio), in cui si svolsero a partire dal 440 agoni comici ai quali partecipavano 5 commediografi, ognuno con 1 commedia. Dal 432 furono istituiti anche quelli tragici, ma la commedia aveva maggior rilievo (solo 4 tragedie contro le 9 delle Dionisie). Poche testimonianze dopo il III secolo a.C., ma gli agoni lenaici si svolgevano ancora un secolo dopo, gestiti dall’arconte re.
Dionisie rurali erano feste organizzate dai singoli demi attici in pieno inverno (mese Posideone, dicembre-gennaio), in giorni differenti per consentire alle compagnie di attori di portare il loro repertorio nei teatri dei vari demi che organizzavano gli spettacoli drammatici in occasione della festa. Tipica era la falloforia, la processione per le strade con un fallo di legno, simbolo della fertilità dei campi.
Grazie al demarco e all’impegno economico dei coreghi, c’erano spettacoli teatrali in cui venivano rappresentate le prime repliche di tragedie e commedie. Sull’organizzazione sappiamo poco, di certo solo alcuni demi disponevano di risorse economiche sufficienti (Pireo, Eleusi, Acarne, Mirrinunte, Ramnunte) e non erano in grado di organizzare agoni al pari delle Dionisie Cittadine. Tuttavia, gli spettacoli delle rurali ebbero maggior successo nel IV secolo, periodo di maggior prosperità della campagna attica.
L'evento teatrale
Pochi giorni prima dell’inizio ufficiale degli agoni tragici nell’Odeon (costruito da Pericle nel 442, si tenevano gare musicali) si svolgeva la cerimonia del proagone: a turno i tragediografi in gara accompagnati dagli attori riassumevano al pubblico le trame delle tragedie che sarebbero state messe in scena. (p. 5 episodi)
Il pubblico: alle Dionisie erano presenti gli stranieri, mentre alle Lenee c’erano i cittadini, meteci e schiavi che vivevano stabilmente ad Atene (assenza di stranieri alle Lenee confermata dagli Acarnesi, Vespe, e Pace di Aristofane). Gli spettatori erano circa diecimila e trovavano posto al teatro di Dioniso secondo una posizione che rifletteva gerarchicamente le varie realtà sociali della polis:
- Proedria: autorità civili e religiose + orfani di guerra
- Buleutico: 500 membri della Bulè
- Efebico: i giovani ateniesi che compiuti i 18 anni venivano iscritti alle liste di leva
- Più in alto sedevano i cittadini di pieno diritto, distribuiti nei dieci settori che corrispondevano alle dieci tribù di appartenenza
- E infine nella parte superiore della cavea erano sistemati meteci, stranieri, schiavi e donne
Le donne erano ammesse alla commedia? Tema dibattuto, ma di certo (almeno in numero ridotto) qualche donna c’era (accompagnata da padre, fratello o marito). Sappiamo che la sacerdotessa del tempio di Atena Poliade faceva eccezione: lei poteva presenziare a tutti gli spettacoli e le spettava un posto in proedria.
L’organizzazione cominciava dai sei ai nove mesi prima sia per le Lenee che per le Dionisie. Con l’inizio dell’anno attico (mese di Ecatombeone, giugno-luglio), venivano eletti i due arconti (re ed eponimo) responsabili rispettivamente delle due feste (lenee/dionisie). Uno dei loro primi atti consisteva nel designare tra i cittadini più ricchi i coreghi che si assumevano il compito di mantenere economicamente i coreuti e pagare le spese di allestimento dei cori. Subito dopo venivano scelti tragediografi e commediografi, i quali dovevano far richiesta del coro a uno dei due arconti e candidarsi per la partecipazione ad uno o ad entrambi gli agoni. Il numero era molto elevato e venivano selezionati dagli arconti (talvolta il giudizio era condizionato da raccomandazioni di cittadini autorevoli - Nuvole di Aristofane). Si spiega così anche perché alle volte la scelta dell’arconte veniva contestata (Cratino in un frammento dei Mandriani). Non è da escludere che scelte discutibili fossero dovute all’incompetenza degli arconti.
In particolare per le commedie sappiamo che i commediografi non erano tenuti a consegnare agli arconti il lavoro definitivo, dal momento che nel corso di quei sei-nove mesi si sarebbero potuti verificare eventi rilevanti per la comunità e l’opinione pubblica ateniese: le commedie erano solite far riferimenti e allusioni agli avvenimenti più recenti possibile. Aristofane ne è un esempio per la commedia Pace (421) di cui mutò la trama dopo aver ottenuto il coro e a seguito della morte di Cleone, leader della democrazia radicale ateniese e sostenitore della guerra contro Sparta; ma anche Eupoli inserì lo stesso riferimento; prassi consolidata, lo si evince dalle scuse per possibili errori nelle Tesmoforiazuse seconde di Aristofane.
Aristofane tendeva a modificare fino all’ultimo le sue commedie (come l’invito del corifeo delle Eccleisazuse ai giudici affinché giudichino senza essere influenzati dal fatto che quella commedia veniva rappresentata per prima (si sceglieva per sorteggio e l’ordine di rappresentazione a volte influenzava l’esito della gara). Gli aggiornamenti più estesi all’ultimo minuto venivano però fatti solo quando si verificava un evento di rilievo (come avvenne per le Rane – morte di Sofocle alle Lenee 405; e le Vespe – processo intentato da Cleone nel 423 contro Lachete; modificati circa 150 versi).
Stando così le cose, i drammaturghi presentavano alla richiesta di coro solo le parti del coro: il giudizio dell’arconte verteva sulla musica. I coreuti iniziavano prima le prove perché oltre alla recitazione, avevano canto e danza da preparare (coreuti infatti scelti ancora prima dell’estate).
Gli attori venivano scelti circa due mesi prima degli agoni alla festa delle Antesterie tra l’11 e il 13 del mese di Antesterione (febbraio). I giudici erano scelti poco prima degli agoni per sorteggio. Dopo fasi a noi sconosciute, l’arconte pescava, prima dello spettacolo, da ciascuna delle 10 urne (=10 tribù) un nominativo. La giuria era quindi di 10 componenti, ognuno dei quali al termine della gara stilava su una tavoletta la sua graduatoria; le dieci tavolette venivano poi inserite in un’urna da cui l’arconte ne estraeva cinque a caso, che determinavano la graduatoria finale. Il quorum non lo sappiamo, ma Aristofane in Uccelli sembra dirci che bastava lo scarto di uno. I giudici, pur giurando imparzialità, venivano spesso influenzati, se non corrotti, da simpatizzanti politici. Oppure, dagli stessi commediografi che, per ottenere il primo premio, si rivolgevano alla giuria per mezzo del coro (esemplari Uccelli e Nuvole di Aristofane, in cui prometteva alla giuria grandi benefici in caso di vittoria).
Il verdetto poteva essere influenzato anche dagli spettatori (applausi, fischi, urla) – mette in guardia di tali condizionamenti Platone in Leggi 659 a-b. Non a caso Aristofane, ma anche Menandro, spesso fa appello agli spettatori, consapevole della loro influenza sui giudici. La vittoria del drammaturgo comportava grande prestigio; invece un cattivo piazzamento avrebbe comportato beffe degli avversari e perdita di stima dei concittadini. Inoltre per i commediografi che ottenevano cattivo piazzamento era norma agonistica (testimone il grammatico Eratostene) non poter partecipare agli agoni dionisiaci dell’anno successivo.
L’importanza degli agoni drammatici è testimoniata dall’interesse degli uomini politici ateniesi, che, attraverso gli agoni, speravano di ottenere o aumentare il consenso popolare. Temistocle prese la coregia delle Fenicie di Frinico nel 476; Pericle nel suo programma di edilizia pubblica riservò un posto di rilievo al teatro: portò a termine i lavori di ristrutturazione del teatro di Dioniso e fece costruire l’Odeon. Pericle inoltre, per contrastare l’avversario Cimone, istituì anche il theorikòn, contributo economico affinché i ceti meno abbienti potessero andare a teatro. Nicia (mise fine nel 421 alla prima fase della guerra peloponnesiaca) faceva il corego (dice Plutarco).
Al contrario, i drammaturghi a seguito della popolarità ottenuta durante gli agoni, entravano attivamente nella vita politica ateniese (esemplare il caso di Sofocle, che, a detta di uno scritto di Ione di Chio, non era poi un così bravo stratego). L’intera cittadinanza era coinvolta attivamente in tutti i nove mesi di organizzazione: calzolai, fabbricanti di maschere e di costumi, pittori, falegnami, capomastri, carpentieri, muratori. Totale componenti degli spettacoli erano 370 di cui:
- 75 coreuti tragici (15 per ogni tragediografo alle Dionisie; 15 per ogni tragediografo alle Lenee)
- 240 coreuti comici (24 per ciascuno dei 10 commediografi tra Dionisie e Lenee)
- 15 attori tragici (3 per ogni tragediografo – Lenee e Dionisie)
- 40 attori comici (4 per ciascuno dei 10 commediografi tra Dionisie e Lenee)
Il numero si fa più alto se si considera che:
- In alcuni spettacoli c’era un coro secondario
- Il numero di attori aumentava nelle Dionisie perché solo il protagonista recitava in tutte
- In alcune tragedie c’erano anche 4 attori
- Azione drammatica con i Kophà pròsopa, comparse mute
Che il teatro godesse di grande popolarità e fosse radicato nell’humus culturale ateniese è provato dalla circostanza che esso offriva importanti punti di riferimento per una parte significativa della produzione comica del V secolo, la cui poetica si caratterizza per lo stretto legame con la realtà della società ateniese contemporanea (rappresentazioni teatrali di Cratino, Proagone di Aristofane, Rabduchi di Platone). Sono dette paratragodia ed ebbero grande popolarità in particolare per lo stravolgimento in ridicolo della poesia tragica, caratteristica della commedia. In Aristofane sono presenti molti riferimenti a episodi della vita teatrale contemporanea, ben impressi nella memoria dello spettatore (es. Rane allude alla papera fatta nel 408 dall’attore Egeloco nel recitare Oreste nell’Orestea in cui pronunciò galèn (=donnola) che risultò una gaffe per gli spettatori). I riferimenti ad un determinato episodio sono spesso sottili, soprattutto se questo episodio è molto noto agli spettatori (per questo noi moderni non cogliamo/comprendiamo appieno la “battuta”).
I testi teatrali: dal teatro alla città – Circolazione libraria
Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff (filologo classico del XIX-XX sec.) riteneva che dopo la rappresentazione e dopo aver depositato una copia negli archivi di Stato, i testi tragici (e meno quelli comici) circolassero ad Atene in forma di libro. Teoria che ebbe fortuna: molti ritengono che già a metà V secolo ci fosse in Attica un vero e proprio commercio librario, stimolato da una domanda di testi tragici da parte di coloro che non avevano potuto partecipare alla rappresentazione.
Contro questa teoria ci sono opinioni di dissenso nella seconda metà del XX secolo: sottolineano che nell’antichità classica i libri in circolazione e i lettori fossero pochissimi. O. Taplin sosteneva che l’unico modo per rendere pubbliche le tragedie era rappresentarle; per le commedie la pubblicazione poteva significare immediata perdita di interesse dal momento che si parlava di temi di stretta attualità. Che tra il V e gli inizi del IV secolo non avesse luogo un’ampia circolazione scritta delle opere teatrali ce lo dice anche l’Apologia di Socrate (in cui si afferma che lo spettatore conosce il contenuto di una commedia/tragedia – in questo caso le Nuvole – per averla vista rappresentata, quindi in veste di spettatore e non di lettore). Inoltre il decreto ateniese che stabilisce la riproposizione di opere eschilee in onore del defunto tragediografo, mostra che la fruizione della produzione teatrale non era assicurata dalla circolazione libraria delle tragedie.
È ragionevole ritenere che una circolazione libraria dei testi tragici fosse riservata, negli ultimi tre decenni del V secolo, alla ristretta cerchia degli “addetti ai lavori” (attori e coreuti) e agli appassionati. Di certo i commediografi e i tragediografi avevano i propri testi autografi e si procuravano pezzi di altri autori (Aristofane per parodiare nelle Tesmoforiazuse aveva scene dell’Elena e dell’Andromaca di Euripide).
Eccezione: Euripide (così attesta l’erudito Ateneo) possedeva una sua biblioteca personale e questa notizia trova conferma nelle Rane di Aristofane che definiscono Euripide un “tragediografo libresco”.
Repliche teatrali e simposi
Pratragodia: forma letteraria che presuppone la conoscenza da parte dei suoi destinatari dell’originale tragico parodiato (testo di primo grado). Il gioco paratragico consiste nella ripresa e nello svolgimento a fini comici (detorsio in comicum) del testo di primo grado. È classico della commedia aristofanea e in generale della commedia del V secolo.
Le tragedie e le commedie avevano una sola rappresentazione. Come è possibile che le migliaia di spettatori presenti alle commedie possedessero la memoria dei testi tragici solida? Si è scoperto che nell’Attica V-IV secolo erano attivi 14 edifici teatrali, quindi è probabile che fossero attivi e con regolarità vi fossero rappresentazioni, quindi anche repliche. Le repliche sono confermate sulla base di più elementi:
- Dal fatto che vennero istituite le riproposizioni di opere eschilee
- Come testimonia Eliano, Socrate si recava al teatro di Pireo quando concorreva Euripide con nuove tragedie (significa che in quel teatro c’erano sia prime che repliche).
- Tra le tragedie di Euripide quella più parodiata è il perduto Telefo che, rappresentato per la prima volta nel 438, è oggetto di una corposa parodia (sia negli Acarnesi che Tesmoforiazuse). Per gli studiosi che pensano Aristofane sia nato nel 450, la parodia del Telefo rappresenta una sorta di tributo sentimentale allo spettacolo in quanto fu uno dei primi a cui assistette (12 anni).
Fuori dal teatro a metà V secolo si era affermato il Simposio (un luogo privato), in cui si riproponeva l’esecuzione di parti di tragedie (lo attestano le Nuvole del 423). Il vecchio Strepsiade in occasione del simposio si scontra con il figlio perché questo riteneva fuori moda cantare le composizioni liriche di Simonide e si rifiutava di recitare Eschilo, preferendo Euripide. La recitazione nei simposi di brani tratti dalle tragedie si afferma anche in ambiente non ateniese (esemplare Plutarco in Vita di Lisandro p. 24). Nel IV secolo venivano addirittura ingaggiati attori professionisti, come Teodoro. Dell’uso di imparare a memoria rhesis per il simposio è testimone Teofrasto.
Nei simposi del V secolo venivano recitati anche brani lirici di commedie contemporanee (testimoniato dai Cavalieri di Aristofane, in cui si parlava di...
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