STORIA DELL’EUROPA ORIENTALE
Prof. E. Dundovich
STORIA DELL'EUROPA ORIENTALE - LA RUSSIA DALLE “GRANDI
RIFORME” ALLA RIVOLUZIONE DEL 1917
1. Alessandro II sul trono di Russia (1855-1881)
Alessandro II sale sul trono nel 1855 alla morte del reazionario padre
Nicola I, senza rivelare, almeno inizialmente, nessuna inclinazione
“liberale” nonostante abbia avuto tra i suoi precettori il poeta Zukovskij
e molti membri della famiglia reale, come il fratello Costantino o la zia, la
granduchessa Elena, fossero annoverabili in tali schemi di pensiero.
Tuttavia nella seconda metà dell'Ottocento la Russia viveva quella che
molti storici individuano come una “stagione rivoluzionaria”, che sembra
appurata e confermata dall'impressionante numero di rivolte contadine
1861,
scoppiate dall'inizio dell'Ottocento al anno della prima e principale
delle “Grandi Riforme”, ovvero l'abolizione della servitù della gleba.
1.1 L'abolizione della servitù della gleba
Si deve inevitabilmente considerare inoltre che la manodopera libera
intorno alla metà dell'Ottocento era notevolmente cresciuta in Russia,
ma nonostante il conseguente calo dei lavoratori servili questi
rappresentavano comunque circa il 44% della popolazione. In aggiunta a
ciò si deve considerare un fortissimo e pressante movimento contro la
1
servitù della gleba che si era concretizzato tra decabristi , slavofili e
2
occidentalisti, i petraševcy e persino alcuni sostenitori della “nazionalità
ufficiale” e molti pensatori russi come Turgenev, che nel suo celebre
Memorie di un cacciatore
romanzo per la prima volta umanizza i servi
della gleba.
Con tutte queste pressioni sulle spalle Alessandro II salì al trono mentre
la guerra di Crimea arrivava alla sua non felice fine per la Russia e già
nel manifesto col quale il conflitto veniva chiuso lo zar prometteva
importanti riforme, che iniziarono appunto con l'emancipazione della
servitù della gleba.
Il sistema del legame alla terra si stava rivelando in questi anni sempre
più disastroso per la forte inadeguatezza della produzione soprattutto in
un'ottica di mercato concorrenziale, così, dopo l'abrogazione di alcune
leggi particolarmente restrittive del suo predecessore (come la
limitazione del numero di studenti universitari o la proibizione di viaggi
all'estero), procedette con l'emancipazione totale della servitù della
gleba preferendo iniziare il processo dall'alto anziché attendere che il
moto rivoluzionario partisse dalla base e ottenendo attraverso una serie
di concessioni anche il consenso di quasi tutta la nobiltà dopo
l'istituzione dal 1858 di comitati nobiliari in tutto il paese per discutere la
questione.
Raggiunto l'accordo sull'abolizione il dibattito restava però aperto sulle
modalità: i grandi proprietari delle fertili terre della Russia centro
meridionale miravano a conservare le più vaste estensioni possibili
preferendole a indennizzi, viceversa per la Russia settentrionale, dove
3
l'obrok e il lavoro servile erano il perno dell'economia e si puntava
quindi soprattutto a indennizzi monetari.
Il testo definitivo fu presentato dalla commissione di redazione allo zar e
approvato infine nel marzo 1861 (febbraio per il calendario russo), ma
nonostante ciò la rivoluzionaria riforma non riuscì ad assicurare uno
statuto uguale a quello delle altre classi per i contadini né per i contadini
1 Ufficiali borghesi e nobili fautori di un tentativo di insurrezione tramite società segrete a Pietroburgo
2 Gruppo di intellettuali, tra cui spicca Dostoevskij, processati e condannati per opposizione all'autocrazia
3 Tributo dovuto dai contadini al loro signore nella Russia feudale
delle terre della famiglia reale e i contadini di stato, anch'essi investiti
dalla riforma, essendo tutti questi ancora legati al pagamento di una
tasse pro capite e alla rispettiva comune, nonché sottoposti a giudizio
attraverso la legge consuetudinaria.
I contadini infatti si sarebbero visti assegnare più o meno la metà della
terra, mentre l'altra sarebbe rimasta nelle mani dei proprietari che
dovevano essere indennizzati della terra perduta dagli ex servi che, non
essendo chiaramente in grado di pagare, si indebitavano con lo stato
che anticipava il denaro ai loro ex signori tramite buoni del tesoro, il cui
valore sarebbe stato restituito dal contadino con un pagamento a scalare
nel corso dei successivi 49 anni; l'alternativa era tenersi soltanto un
concessione del povero,
quarto della terra, la cosiddetta senza dover
pagare l'indennizzo.
Tranne che le poche eccezioni soprattutto dell'Ucraina la terra venne
perlopiù concessa non a singoli contadini, ma a una comune che
mir,
amministrava attraverso il l'assemblea dei contadini, il proprio
obščina, come veniva chiamata la terra amministrata collettivamente.
Nonostante le colossali dimensioni della riforma, che interessò quasi
52mln di persone, l'emancipazione dei servi della gleba ebbe effetti
molto complessi e diversificati. Da un lato dette una spinta decisiva al
fiorire in Russia del capitalismo, un tratto molto sottolineato dagli
studiosi sovietici, dall'altro, nonostante il suo carattere di compromesso
tra nobiltà e classe contadina, la riforma assegnò una quantità del tutto
insufficiente di terre ai contadini e ben presto rivelò anche il totale
irrealismo dell'accordo finanziario, al punto che nel 1905 i debiti contratti
dai contadini per gli indennizzi vennero completamente annullati e
nonostante ciò si calcola che i contadini abbiano pagato circa mezzo
miliardo di rubli in più di quello che le terre valevano, lasciando pensare
ad un “indennizzo nascosto” per la perdita della manodopera servile.
Il passaggio delle terre alle comuni fu poi un altro grande errore. Anche
in questo caso, nonostante l'ammirazione di molti slavofili per gli aspetti
etici e la spinta del governo che otteneva così un più agevole pagamento
delle imposte e reclutamento militare, la comune perpetuava di fatto
l'arretratezza e la stagnazione del precedente sistema mantenendo in
eccesso la popolazione delle campagne, al punto che si tornò ben presto
a una serie di disordini agrari.
1.2 La riforma dello zemstvo
Accanto a questa fondamentale riforma se ne affiancarono altre di
importanza non meno rilevante. Prima fra tutte quella riguardante il
4
governo locale che istituiva il sistema dello zemstvo ,
un'amministrazione burocratica che Alessandro II aveva in parte mutuato
dal sistema burocratico promosso da Caterina la Grande. La legge,
1864,
datata prevedeva un sistema di autogoverno a cui si univano i
comitati di zemstvo, istituiti sia a livello distrettuale sia provinciale.
All'interno di questi comitati si trovava un elettorato tripartito in città,
campagne e singoli proprietari con rappresentanza proporzionata
all'estensione territoriale e un sistema elettorale indiretto per cui i
membri delle assemblee distrettuali eleggevano quelle provinciali.
Nonostante queste si riunissero soltanto una volta l'anno per deliberare il
bilancio annuo e le scelte di fondo, questi eleggevano comitati di
zemstvo che restavano in carica quali enti esevutivi del sistema
disponendo anche di personale professionista.
Il sistema, pur proponendo una certa democratizzazione non è stato
esente da forti critiche: innanzitutto per la limitazione iniziale solo alle
4 Il termina designa terra, campagna o popolo come entità separate dal governo centrale
zone strettamente russe dell'impero e per il limitato potere che rendeva
questi comitati di fatto il fratello minore del governo, inoltre la più
piccola unità dello zemstvo, il distretto, si rivelò troppo vasta per
soddisfare prontamente i bisogni popolari e la democrazia stessa del
sistema presentava forti limiti. Malgrado tutte questi limiti tuttavia
questo sistema fece molto per la Russia dalla sua entrata in vigore nel
1864 fino alla sua abolizione nel 1917, dando un fondamentale impulso
all'istruzione e alla sanità pubblica e favorendo la creazione di una
medicina sociale molto prima che in altri paesi.
1.3 Le altre “grandi riforme”
1864
Nel fu avviata di pari passo anche la riforma del sistema legale
che andava finalmente a scardinare l'arcaico ed elefantesco sistema
precedente, sancendo una rottura definitiva con il passato classista della
Russia feudale. La riforma rese il sistema giudiziario un ramo
indipendente del governo e rendeva le procedure in larga misura
pubbliche introducendo anche la possibilità del dibattimento mettendo
ordine nel caos di possibili procedure legali e introducendo la sentenza
ad opera di una giuria. Uniche eccezioni al sistema erano rappresentate
dalle corti militari ed ecclesiastiche, oltre che da quelle speciali dei
contadini che vivevano secondo la legge consuetudinaria. Malgrado i
tentativi di limitarla la riforma sopravvivrà donando al paese uno dei più
avanzati modelli giuridici e non poté mai davvero essere annullata dal
governo imperiale.
1874
Nel fu invece avviata la riorganizzazione del servizio militare
ad opera del ministro della guerra Dmitrij Miljutin, che contribuì
significativamente alla modernizzazione del paese e alla sua
democratizzazione con l'estensione del servizio a tutte le classi sociali e
la riduzione temporale di quest'ultimo; inoltre venne inserito il sorteggio
per la scelta dei coscritti salvo particolari esenzioni dovuti a particolari
condizioni di disagio e avviato un programma di scolarizzazione anche in
ambito militare.
Al di là di tutto questo e di altre innovazioni finanziarie, come la
costituzione di un unico tesoro di stato, la pubblicazione del bilancio o la
creazione di una Banca di Stato, la Russia zarista rimase comunque
un'autocrazia, pur mutando sotto molti aspetti che favorirono i
cambiamenti economici e sociali.
1.4 La svolta reazionaria degli ultimi anni Sessanta
Nella seconda metà del regno di Alessandro II e poi successivamente
sotto quello dei suoi successori fino alla rivoluzione del 1905 furono
numerosi i tentativi di limitare gli effetti delle risorse, soprattutto per far
fronte a particolari eventi successivi o contemporanei alle “grandi
riforme”, che, è da ricordare, non rispecchiavano un'apertura cosciente
in senso liberalista, ma rappresentavano piuttosto la normale
conseguenza della bancarotta del vecchio sistema seguita alla guerra di
Crimea. Già nel 1861-1862 infatti i tentativi autoritari dell'allora ministro
dell'istruzione avevano provocato un'ondata di proteste nelle università
russe, agitazioni seguite dalla sollevazione di un'intera assemblea
provinciale richiedente la convocazione di una costituente.
Infine nel 1863, nonostante le concessioni di autonomia appena entrate
in vigore che avevano accontentato gran parte dei moderati polacchi,
scoppiò fomentata dagli ultra-nazionalisti una rivolta in Polonia che ben
presto si estese in terre lituane e bielorusse in una vera e propria
guerriglia, la cui dura repressione tuttavia non fu ostacolata neppure
dagli interventi diplomatici di Gran Bretagna, Francia e Austria e che
ebbe come unico effetto la perdita dell'autonomia appena concessa.
Inoltre, anche se i contadini polacchi ebbero spesso sistemazioni molto
migliori di quelli russi a discapito dell'aristocrazia, la spinta
centralizzatrice e russificatoria ebbe particolare intensità in questi luoghi
sancendo l'obbligo del russo nelle scuole polacche e la confisca dei beni
della Chiesa cattolica con misure ancor più repressive nelle zone di
confine.
Di pari passo, a seguito delle rivolte studentesche, era avvenuto un
cambio al vertice del ministero dell'istruzione proprio nel 1862 con la
nomina di Golovnin e la composizione di uno statuto assai più liberale.
Tuttavia con il tentato assassinio dell'imperatore del 1866 un nuovo
avvicendamento nell'istruzione pubblica portò il reazionario conte Dmitrij
Tolstoj alla guida del ministero con il ritorno a misure molto più restrittivo
e persino a un temporaneo imbavagliamento della stampa.
1.5Radicalismo e rivoluzione
Il radicalismo russo degli anni dal 1860 al 1880 è stato spesso indicato,
5
sull'esempio di Turgenev , come “nichilisti” e “figli” dei rivoluzionari degli
anni quaranta, nutriti di filosofia tedesca idealistica e di romanticismo. La
nuova tendenza nichilista invece si proponeva una ribellione totale
contro i valori e le misure accettate dalla società e trovavano il loro
6 7
fondamento filosofico piuttosto nelle idee di Herzen , Bakunin e, entro
8
certi limiti, Belinskij . Molti dei nuovi radicali erano esponenti del gruppo
dei “raznočincy”, ovvero il confuso gruppo sociale al di sotto della
nobiltà, con una forte presenza femminile dopo l'emancipazione seguita
al diffondersi di un'ideologia iconoclasta nella seconda metà degli anni
sessanta. Proprio in questo periodo divenne d'uso per indicare gli
intellettuali animati da forte senso critico il termine “inteligencija”.
Il movimento rivoluzionario, che affonda le proprie radici nei moti degli
anni sessanta, acquista un ruolo preponderante nel corso degli anni
settanta quando il credo anarco-individualista e nichilista si sposò col
nuovo movimento populista, in russo “narodničestvo”, che procurò ai
realisti critici il loro programma politico, sociale ed economico,
diffondendo l'idea di un necessario ritorno alle masse a cui ci si doveva
rivolgere per avviare la rivoluzione. Tuttavia nonostante il credo nelle
potenzialità sociali della comune contadine e nella sollevazione popolare,
i populisti raramente ebbero presa al di fuori della classe intellettuale
9
tanto che in più di un'occasione i mugichi consegnarono i rivoluzionari
alle autorità governative.
Significativo momento nella storia del movimento populista fu il 1873-
1874, quando a seguito di altri restringimenti al diritto di studio (e in
particolare al divieto di formazione all'estero) molti populisti decisero che
era giunto il momento di “andare verso il popolo”, talvolta anche con
obiettivi molto diversi. I seguaci di Bakunin, che credevano in una
spontanea e colossale rivolta delle masse, tentarono di sollevare la
10
popolazione, i discepoli di Lavrov , sostenitori di un gradualismo che
avrebbe spinto al rovesciamento del regime attraverso educazione e
propaganda, si fecero spesso maestri rurali o svolsero altre mansioni di
utilità pubblica. Ad ogni modo la “crociata populista” si scontrò con la
sordità delle popolazioni rurali e fallì definitivamente nei processi di
massa del 1877.
5 Romanziere russo autore tra gli altri di Padri e figli, pubblicato nel 1862
6 Intellettuale nobile russo esiliato per la sua forte opposizione al regime zarista in nome della libertà assoluta
7 Rivoluzionario e filosofo russo considerato uno dei padri dell'anarchismo
8 Filosofo individualista e critico letterario realista russo che fece propri alcuni punti del socialismo
9 Termine che indica i contadini russi nella loro condizione sociale pre-1917
10 Filosofo e giornalista russo, partecipò alla Comune e conobbe personalmente Marx ed Engels prima di diventare il
principale esponente del cosiddetto radical-socialismo, sostenendo che nell'istruzione stava la base per la rivoluzione
A questo primo fallimento seguì una svolta ideologica, traghettata in
11 12
particolare da Petr Tkačëv e da Sergej Nečav , che portò ad un
allontanamento dal popolo per condurre una guerra aperta contro le
istituzioni governative a colpi di azioni di terrorismo.
L'eredità di questa tendenza fu raccolta dall'associazione rivoluzionaria
“Zemlja i Volja” (“Terra e libertà”), poi scissasi in due gruppi: la “Čërnyj
peredel” (“Spartizione nera”) e soprattutto nella “Narodnaja voljia”
(“Volontà del popolo”), che lanciò una spregiudicata offensiva terroristica
nell'idea che pochi mirati assassini alle più alte cariche dello Stato
sarebbe bastate da preludio alla rivoluzione.
Alla scatenata “caccia all'imperatore” Alessandro II reagì nominando un
moderato al ministero degli interni, il generale Loris-Melikov, che, se da
un lato condusse duramente la repressione contro la “Narodnaja volja”,
dall'altro propose riforme con la partecipazione di rappresentanti
dell'opinione pubblica eletti o cooptati. Questo tuttavia non impedì ai
superstiti della “Narodnaja volja” di raggiungere il loro obiettivo il 13
marzo 1881, quando Alessandro II venne assassinato.
1.6 La politica estera di Alessandro II
Con il trattato di Parigi che concludeva la guerra di Crimea la Russia
toccava forse il punto più basso della sua potenza europea nel XIX
secolo, cosa che costrinse Alessandro II ad una politica che puntasse a
ristabilire il ruolo da protagonista perduto dal suo impero.
Principalmente le direttive espansionistiche della Russia si orientarono
verso l'Asia Centrale, l'Estremo Oriente e in particolare i Balcani. Dal
punto di vista diplomatico tuttavia non mancarono alcuni gravi errori
come il favore accordato al processo di unificazione tedesco, non
propriamente favorevole alla posizione russa, ma soprattutto si
procedette verso un progressivo allontanamento dall'Austria, i cui
obiettivi nei Balcani colludevano con quelli russi e un avvicinamento
progressivo verso la Francia, che seppur totalmente diversa sul piano
politico offriva molti capitali per lo sviluppo industriale dell'Impero.
Tut
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti del corso Storia dell'Eurasia/Storia dell'Europa orientale
-
Appunti di Storia dell'Europa orientale
-
Appunti completi storia dell'Europa orientale, prof La Mantia
-
Esame di storia dell'Europa orientale (prof. Jacov)- appunti