Storia dell'Europa orientale
La battaglia di Azio
Con la battaglia combattuta nel 27 a.C. tra Ottaviano e Antonio, il quale, avendo scelto Cleopatra e l'oriente, si era posto come antagonista dello stato romano e della sua tradizione, si chiude un periodo di guerre civili. Il vincitore, ovvero Ottaviano, getta le basi per una società profondamente diversa da quella tradizionale. Inoltre, Ottaviano conferisce prestigio e rende omaggio alle antiche istituzioni rispettate di nome e mutate di fatto.
La nascita dell'impero
Ottaviano, restaurando la legalità repubblicana, accettò di farsi chiamare principe del senato, primo fra pari. La massima autorità del senato, vincolata dai limiti temporali ed istituzionali delle magistrature elettive, si identificava in tal modo con la massima autorità dello stato, nasceva dunque l'impero.
Nella seduta del 27 a.C. il senato, rendendo grazie a Ottaviano per la vittoria ottenuta su Antonio, gli decretò una serie di onori di carattere simbolico. In quell'occasione gli fu anche conferito l'appellativo di Augustus, che deriva dalla parola latina "auctus", che significa "accrescimento", un epiteto di derivazione religiosa che attribuiva un'aura di venerazione al nuovo capo, riconosciuto dallo stato romano.
Riforme di Ottaviano
La deposizione del consolato costituisce una nuova tappa, nella quale ad Ottaviano Augusto si conferiscono due strumenti fondamentali per il controllo del potere:
- Tribunicia potestas: conferiva al principe l'inviolabilità sacrale della sua persona, la possibilità di convocare il senato e la plebe, il diritto di far votare i plebisciti e di porre veto sulle leggi.
- Imperium proconsolare: dava ad Augusto il diritto di esercitare su tutte le province dell'impero il supremo comando militare, pur senza rivestire la specifica carica di proconsole. Il suo imperium si qualificava infatti come maius (maggiore) di quello esercitato dal singolo proconsole nella provincia a lui assegnata, e infinitum, ovvero senza limiti di spazio e tempo.
Dopo la battaglia di Azio le forme istituzionali del nuovo stato si delinearono secondo un equilibrio che contemperava il rispetto della tradizione con le esigenze del nuovo corso politico. Ad Ottaviano restava solo da assumere anche la massima carica religiosa dello stato, quello di Pontifex Maximus (pontefice massimo). Tutti i successori di Ottaviano sino a Costantino il Grande portavano questo titolo, però quest'ultimo rinunciò a questa legittimazione facendolo assumere al vescovo di Roma, ovvero il Papa che porta tutt'ora.
L'esercito auguste
L'esercito augusteo era dunque radicalmente diverso dal passato; in effetti esso diventa permanente nel tempo e stabile negli stanziamenti. La gerarchia militare rispettava la rigida distinzione di status, civile ed economico, che caratterizzava la società romana. Attraverso le promozioni di grado e i riconoscimenti dei diritti civili e politici ai veterani, l'esercito si trasformava in veicolo di lenta ma diffusa mobilità sociale in tutto l'ambito dell'impero, questo modo di organizzare l'esercito è stato applicato dai sultani. Nonostante il fatto di non essersi trovato mai in pericolo di attentati, Augusto crea un corpo speciale di truppe scelte, stanziate a Roma, i Pretori.
Il senato e le riforme politiche
Il senato era, non solo la più alta autorità politica del passato reame repubblicano, ma anche il rappresentante della ristretta élite dell'impero che deteneva il massimo potere economico e sociale. Per questo motivo la politica di Ottaviano inizialmente consisteva nel dimostrare al senato il rispetto verso la tradizione, avviando al tempo stesso i passi necessari per una drastica riduzione dei suoi poteri.
Lo stato romano aveva bisogno di un'aristocrazia che era depositaria dell'esperienza necessaria allo svolgimento delle massime funzioni politiche e militari; occorreva però rifondare le basi di quest'aristocrazia perché divenisse uno dei pilastri del ristabilimento dell'ordine sociale. Perciò Augusto avviò un difficile processo di epurazione per riportare all'antico numero di 600 i membri del senato.
Ai senatori, Ottaviano garantì il mantenimento delle più alte magistrature tradizionali dello stato e i grandi più elevati nell'esercito. Se il significato politico di quelle magistrature era diminuito, esse restavano fonte di prestigio sociale e tappa necessaria per l'ottenimento assai ambito del governo delle province.
Aristocrazia e plutocrazia
Consapevole dell'importanza sociale ed economica del ceto dei cavalieri, nato come corpo militare e sviluppatosi come aristocrazia finanziaria, Ottaviano cercò di diminuirne l'influenza politica sottraendo loro gli aspetti per la riscossione delle imposte e riducendone il potere in campo giudiziario. Le decisioni politiche più delicate venivano prese in un vertice ristretto consilium formatosi attorno ad Augusto al di fuori delle istituzioni tradizionali: il principis.
Le province e il ruolo fiscale
Lo stato augusteo fu basato sulla nobiltà/aristocrazia e sulla ricchezza/plutocrazia; gli umili erano esclusi dalla gestione della cosa pubblica e dai privilegi che ne derivavano ad eccezione della gestione della plebe di Roma. Quest'ultima per qualche tempo venne chiamata ad esercitare i propri diritti politici secondo l'antica tradizione repubblicana, ma le assemblee nelle quali il popolo votava le leggi o eleggeva i più alti magistrati dello stato erano oramai ridotte, nel periodo augusteo, a pure formalità prive di contenuto politico.
Le entrate dello stato erano fondamentalmente costituite dalle imposte applicate alle persone e ai beni fondamentali nelle province. L'Italia odierna e le colonie di cittadini romani erano esenti da questi pagamenti. La distinzione di carattere fiscale rifletteva anche una complessa divisione politico-amministrativa voluta da Augusto sin dai primi anni del suo potere. La sopracitata riunione del senato del 27 a.C. aveva portato a definire due gruppi di province:
- Senatorie: affidate, secondo la tradizione, a proconsoli o propretori, massimi esponenti dell'ordine senatorio. Si trattava di territori importanti, ricchi, sostanzialmente pacificati che non richiedevano una presenza massiccia di truppe. Queste erano: la Sicilia, la Sardegna, la Corsica, la Gallia, l'Africa, l'Acaya e l'Asia.
- Imperiali: affidate direttamente ad Augusto che le governava attraverso rappresentanti scelti fra i senatori o i cavalieri. Si trattava di province di recente annessione non completamente sottomesse che richiedevano un controllo militare diretto anche per la loro posizione geografica di confine. Queste erano: la Gallia e la Germania, la Spagna, Taraconese e la Lusitania, la Rezia (Svizzera), Norico (Austria), Dalmazia, la Pannonia e la Siria che era avamposto romano verso il regno dei Parti che confinavano con quest'ultima.
Su tutte queste province Augusto esercitava un potere supremo di controllo. Sull'Egitto prese possesso non in qualità di massimo rappresentante del senato e del popolo romano, ma quale successore legittimo dei faraoni.
La Dalmazia e la sua evoluzione
La provincia della Dalmazia parlava la lingua neolatina, lingua in cui San Girolamo aveva tradotto la Bibbia. Essa rimane anche nell'ambito dell'impero romano Cristiano. Nel 996 viene aggredita dagli slavi e la popolazione autoctona chiama in aiuto la repubblica veneta e dal quel momento fino al 1798 la Dalmazia fa parte integrante della repubblica veneta. L'ultima testimonianza della lingua neolatina era conservata fino alla fine del XIX secolo.
Le frontiere dell'impero e gli sviluppi successivi
Le frontiere dell'impero di Ottaviano Augusto si estendevano dai fiumi Danubio a Reno in Germania per abbracciare più tardi la Bretannia (escludendo la Scozia) fino al fiume Eufrate (odierna Turchia) confinando coi Parti* quest'ultima era situata nel nord-est della Persia, comprendendo anche la Mesopotamia (Iraq).
*Il regno dei Parti è stato fondato nel 247 a.C. ed è caduto nel 224 d.C.
Il confine orientale e la politica matrimoniale
Il confine orientale dell'impero fu garantito dalla provincia romana chiamata Siria, l'Armenia divenne lo stato cuscinetto il cui governo fu affidato ad un Re voluto dai Parti e accettato da Roma. Deciso di ottenere dalle classi più elevate comportamenti pubblici ed elevati per i consoli alla tradizione. Augusto cercò in primo luogo di regolamentare i matrimoni di classi diverse, proibendo ai senatori di sposare liberte*.
*Liberto era uno schiavo reso libero che generalmente continuava a vivere nella casa del Patronus e aveva nei suoi confronti doveri di rispetto e obblighi di natura economica.
Ottaviano ostacolò il divorzio e punì duramente l'adulterio, combatté la tendenza alla limitazione delle nascite, offrì vantaggi alle famiglie numerose e limitò il diritto dei percepire eredità da parte di chi era sposato o non aveva figli.
Censimento e riforme religiose
Augusto fece un censimento nell'anno 8 d.C. dove venne fuori che il numero degli abitanti dell'impero era 4.233.000. Il secondo censimento avvenne nell'anno della nascita di Cristo, come documenta San Luca. Le strutture dell'impero romano definite da Augusto subirono mutamenti rilevanti anche nell'immagine stessa del potere durante il regno di Diocleziano per seguire la continuità.
La diarchia e la tetrarchia
Anno 286 (inizio Diarchia)
- Diocleziano (244-313)
- Massimiano (250-310)
Co-imperatore Co-imperatore Augusto
Augusto abdica 305
Tetrarchia:
- Diocleziano
- Massimiano
- Galerio (250-311) da 293 a 311 cesare da 305 a 311 augusto
- Costanzo Cloro (250 -306) da 293 a 306 cesare da 306 Augusto
Le riforme di Diocleziano
Diocleziano volle resuscitare l'immagine e il prestigio tradizionali dell'impero perseguendo l'obiettivo dell'unificazione culturale. Egli impose l'uso del latino a tutte le province, anche a quelle di lingua greca e cominciò il suo stesso nome greco in quello latinizzato di Diocleziano. Al tempo stesso Diocleziano tolse per la prima volta a Roma l'onore della sede imperiale fissando la propria dimora ufficiale a Nicomedia, situata nel nord dell'Asia Minore (Anatolia).
Il decentramento della capitale acquista dunque un significato politico e del tutto nuovo. La nuova sede dell'impero consentiva il controllo dei confini danubiani e di quelli orientali. La scelta dell'oriente come sede dell'imperatore permetteva di portare i tempi di un programma politico di instaurazione di una monarchia autocratica più consona alle tradizioni culturali di quelle regioni che restavano per sempre le più solide dell'impero dal punto di vista economico. Lo sbilanciamento del centro dell'impero ad oriente fu accompagnato dall'affidamento dell'intero settore occidentale ad un fedele compagno d'armi di Diocleziano, Massimiano, che fu associato all'impero con il titolo di cesare e poi di Augusto. Nasceva così una formula di governo a due che verrà confermata e definita a Milano in un solenne incontro tra i due augusti.
La tetrarchia e il suo impatto
Diocleziano si impegnò sul fronte orientale dove ristabilì il controllo romano sull'Armenia mentre Massimiano restringeva in Gallia le incursioni delle tribù germaniche (Alemanni e Franchi). Nel 293 la diarchia fu tramutata in tetrarchia mediante l'associazione all'impero di due cesari: Galerio al quale fu affidato l'Illirium e che pose la sua residenza a Sirmium Illiricum (territorio Balcanico) e Costanzo Cloro che ebbe la Britannia e la Gallia e pose la sua residenza a Treviri (Germania). Nasceva in tal modo un assetto istituzionale completamente nuovo.
L'accordo tra augusti e cesari prevedeva tra l'altro che dopo 20 anni del regno di Diocleziano e Massimiano si sarebbero ritirati dal governo in favore dei due cesari (si dimisero molto prima nel 305). Risorgeva in tal modo l'antico principio della scelta del migliore però anche in termini dinastici mediante una serie di legami di parentela che vincolavano l'uno all'altro i quattro tetrarchi, il cui potere appariva oramai libero dai condizionamenti sia dell'esercito che del senato.
Diocleziano rafforzò l'immagine divina dell'imperatore fondando un potere assolutistico di carattere teocratico basato su una accurata gestione pubblica della figura del sovrano. Definendosi signore e Dio, l'imperatore accentrò nelle sue mani il suo primo potere politico e religioso. Una tale identificazione dell'imperatore con la divinità si fece palese anche nell'immagine esteriore del sovrano, per esempio nella sua corona.
Riforme amministrative e militari
Il mondo romano conosceva l'uso della corona fin dai tempi più antichi. A conclusione di una guerra vittoriosa il generale trionfante aveva il diritto di porsi in capo una corona di foglie di alloro, albero sacro per i romani. La corona era conferita dal senato che concedeva anche il privilegio di indossarla in occasioni cerimoniali. Sul finire della repubblica fu permesso prima a Pompeo, poi a Giulio Cesare e infine ad Ottaviano Augusto di portare la corona d'oro dei trionfanti anche al teatro o in occasione dei giochi in seguito sempre senza distinzioni di luoghi o di tempi.
Un rigido cerimoniale di corte imperiale fu stabilito con lo scopo di non creare intorno all'imperatore un'orma di sacralità accentuata dalla rarità delle sue apparizioni circondate dal pasto e dal silenzio religioso. Il rispetto sacrale per l'imperatore fu sottolineato dall'adozione dell'adorazione al suo cospetto e all'attribuzione degli appellativi di Giovio. Tutto concorreva a risaltare il concetto della maestà divina del principe, l'origine dal cui potere doveva apparire svincolata dal volere umano.
Le prefetture e la riforma dell'esercito
- Occidente: Gallie, Britannia, Spagna
- Centro: Italia, Africa, Illirio
- Oriente: città orientali
Prefetture -- 15 diocesi -- 100 Province
Le truppe raggiunsero il mezzo milione di effettivi, in particolare si istituzionalizzarono quei corpi scelti destinati ad accompagnare gli imperatori. Erano milizie di particolare qualità facili da spostare e stanziate di solito nei pressi delle sedi imperiali.
La riforma amministrativa
L'apparato amministrativo fu riformato in modo tale da riformare la gerarchia dei funzionari imperiali destinati a divenire una vera e propria casta nell'ordinamento sociale. Diocleziano avviò anche una ristrutturazione globale delle province che furono aumentate di numero e quindi ridotte per estensione ma incorporate in diocesi a loro volta riunite in prefetture. In questo riordinamento l'Italia veniva posta per la prima volta sullo stesso piano di tutte le altre province dell'impero e perdeva definitivamente ogni privilegio sia politico che fiscale. Ad eccezione di Roma, anche le città italiane da quel momento cominciarono ad essere sottoposte al pagamento delle imposte. Sicilia, Sardegna e Corsica per la prima volta vengono amministrativamente unite alla penisola.
Politica religiosa di Diocleziano
Pensando che il cristianesimo fosse una nuova religione, Diocleziano decretò nel 303 una campagna contro il Cristianesimo, le cui strutture ecclesiastiche in alcune regioni erano oramai divenute centri di potere autonomi. L'adesione alla religione cristiana fu considerata causa di esclusioni dagli pubblici uffici e da cariche di ogni ordine e grado. Ai cristiani veniva tolta la possibilità di usare le vie della giustizia in propria difesa nonostante fossero innocenti. Le chiese furono chiuse.
Nel 305 Diocleziano si ritirò abdicando e costrinse anche Massimiano a compiere lo stesso gesto. Diocleziano non tornò a Roma, ma a Spalato (Croazia).
Costantino e la libertà di culto
Quando nel 306 Costanzo Cloro morì, l'esercito proclamò imperatore suo figlio Costantino ma la popolazione di Roma proclama a sua volta Massenzio. Seguirono anni drammatici che videro l'eliminazione di diversi augusti e cesari sino a che per il controllo dell'occidente si ridusse a Massenzio e Costantino. Quest'ultimo sconfisse il suo avversario sul ponte Milvio (312). Costantino si spostò a Milano e da lì emanò nel 313 un editto con il quale legittimò solamente la libertà di culto a tutte le religioni professate nell'impero affermando dunque il principio della “libertà conoscenza e tolleranza religiosa”. I cristiani per la prima volta trovarono piena legittimazione e sostegno politico da parte della massima autorità dello stato. Il testo dell'editto è conservato grazie alla lettera che Costantino scrisse al governatore della Bittinia (Asia minore).
La nuova era di Costantino
Diocleziano ---augusto---> Massimiano
- Galerio +311 --- cesare---> Costanzo Cloro
- Massimino Daia +313 -- augusto ---> Severo +307
- Massenzio (morto nella battaglia di monte Milvio, 306 augusto dal popolo dal senato di Roma, governa in Ita, Africa, a 15 anni sposa figlia di Galerio) +312
- Costantino<--- ----> (+337) morto nel 337, dal 306 proclamato augusto dall'esercito in Britannia, nel 312 è stato riconosciuto augusto dal senato romano dopo la vittoria ottenuta su ponte Milvio
Costantino <----> Licino +324\-----------> Monarchia triarchia
Dopo la morte di Severo la tetrarchia diventa “ ” composta da:
- Massimino Daia, Costantino e Licinio. Nel 312, dopo la morte di Massenzio, la Diarchia Triarchia diventa ed è composta da Costantino e da Licinio che insieme combattono contro Massenzio.
Nel 313 Costantino e Licinio emanarono un editto stabilendo la libertà di culto per tutte le religioni nell'impero, legittimando il Cristianesimo.
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