Estratto del documento

La rivoluzione industriale

La storia economica

La storia economica (C. Cipolla) riguarda i fatti e le vicende economiche a livello individuale, collettivo e aziendale. Ha per oggetto:

  • La produzione: combinazione dei fattori della produzione (lavoro, capitale, fattori naturali) a cui si aggiunge la capacità imprenditoriale.
  • La distribuzione: ripartizione di beni e servizi tra coloro che li hanno prodotti.
  • Il consumo: l’utilizzazione dei beni e i prodotti per soddisfare i bisogni individuali o collettivi dell’uomo e per produrre altri beni.

Produzione, distribuzione e consumo sono oggetto d’indagine di almeno altre due discipline:

  • L’economia politica: studia le attività economiche per comprenderne il funzionamento ed eventualmente giungere alla formulazione di leggi.
  • La politica economica: studia i governi che, con le loro azioni e per fini prefissati, modificano la composizione, la distribuzione e il consumo della ricchezza prodotta.
  • La storia economica: studia le modalità con le quali i problemi di produzione, distribuzione e consumo sono stati effettivamente risolti in un determinato territorio e in una determinata epoca.

Gli economisti sono orientati verso il futuro, mentre gli storici verso il passato e devono evitare la tentazione di ipotizzare leggi valide per ogni tempo.

Il sistema feudale

Si basava su una serie di rapporti personali e patrimoniali tra il signore e i suoi vassalli e tra questi e i contadini.

I vassalli promettevano fedeltà al loro sovrano e si obbligavano a fornirgli aiuto (militare e finanziario) e consiglio (partecipazione a consultazioni periodiche). A sua volta, il sovrano garantiva al vassallo protezione e mantenimento (assegnazione di un feudo).

I feudi col tempo diventarono ereditari e, previo assenso del sovrano, anche vendibili, oltre che frazionabili in suffeudi.

Le terre del feudo erano così divise:

  • Riserva dominicana: parte che il signore faceva coltivare ai servi.
  • Masi: poderi, dati in concessione ai contadini liberi affinché la coltivassero per potersi mantenere.
  • Le terre comuni: terre non coltivate, destinate allo sfruttamento comunitario degli abitanti del luogo.

Il feudatario garantiva la protezione contro i nemici, amministrava la giustizia, soccorreva i contadini in caso di bisogno, costruiva e manteneva funzionanti i mulini, i forni, i frantoi e altre strutture.

I contadini, in cambio, erano tenuti ad alcune prestazioni: pagamento di un censo, prestazioni d'opera gratuita (corvées) e mettevano a disposizione uomini armati in casi di necessità.

Dal punto di vista sociale, il sistema feudale era distinto in tre ordini:

  • Coloro che pregavano (clero).
  • Coloro che combattevano (nobiltà).
  • Coloro che lavoravano (contadini e artigiani).

Con il tempo, il sistema feudale, affermato con caratteristiche differenti nelle diverse zone d’Europa, si è andato sfaldando e trasformando, a partire dall’Inghilterra.

La società di ancien régime

Il termine ancien régime è stato applicato alle società e istituzioni preesistenti alla rivoluzione francese nei diversi paesi d’Europa.

Nel '700, le società erano ancora divise in classi:

  • Nobiltà: godeva di un enorme prestigio sociale e di un importante ruolo politico. La natura aristocratica della società settecentesca era rafforzata dall’autorità e dal prestigio della Chiesa che godeva di numerosi privilegi (esentata dal pagamento di numerosi contributi, riscuoteva le decime per il suo mantenimento).
  • I lavoratori (contadini, artigiani, domestici): Contadini rappresentavano la maggioranza della popolazione con condizioni non uniformi che variavano da luogo a luogo.
  • La borghesia: (mercanti, banchieri, notai, medici e burocratici) la classe media nata dalla dissoluzione del sistema feudale.

Si stava man mano consolidando con caratteristiche differenti a seconda del paese in cui si stava sviluppando. Nelle prospere nazioni dell’Europa occidentale (Olanda, Francia, Inghilterra) vi era una borghesia mercantile. Nei paesi dell’Europa orientale e centrale era composta perlopiù da funzionari (Prussia, domini asburgici) e di appaltatori di imposte e da finanzieri.

La prima rivoluzione industriale (1750-1850)

Interessò principalmente l’Inghilterra, poi Francia e Stati Uniti. Fu poco costosa, non richiedendo eccessivi capitali per l’avvio delle attività produttive. I capitali iniziali provenivano principalmente dai grandi proprietari terrieri e dai mercanti arricchiti con il commercio estero, dando un ruolo marginale alle banche. Fu caratterizzata da una serie di “trasformazioni rivoluzionarie” in molti campi:

  • Innovazioni tecnologiche: la caldaia a vapore, l’industria tessile e siderurgica.
  • Crescita demografica: la popolazione crebbe a ritmi costanti, facendo aumentare la domanda di beni di prima necessità e mettendo a disposizione all’industria nascente una grande quantità di forza-lavoro a buon mercato.
  • Agricoltura: aumento della produzione e della produttività, con nuovi metodi di coltivazione e concimazione.
  • Trasporti: costruite le prime linee ferroviarie che ampliarono i mercati.
  • Produzione: si andò accentrando e concentrandosi nelle fabbriche; si fece ricorso a macchine semplici senza particolari competenze; le imprese mantenevano modeste dimensioni sotto la guida del proprietario.
  • Sociali: i lavoratori, sfruttati pesantemente, iniziarono a organizzarsi in associazioni, inizialmente limitate ad operai specializzati.

La seconda rivoluzione industriale (1850-1950)

Si sviluppò intensamente dalla seconda metà dell'800 alla prima guerra mondiale per poi proseguire fino alla metà del XX secolo. L’industrializzazione divenne più costosa rispetto alla prima rivoluzione industriale. La necessità di maggiori capitali per avviare un’attività produttiva fece entrare in gioco il ruolo delle banche e della borsa. Riguardò principalmente Stati Uniti, Russia, Germania, Italia e Giappone. Vi furono ulteriori innovazioni sotto diversi aspetti:

  • Produzione: principali attività produttive chimica, elettricità, meccanica (acciaio, petrolio, motore a scoppio, radio).
  • Vi fu un trionfo della grande impresa grazie all’utilizzo delle catene di montaggio, macchinari più complessi, integrazione dei processi produttivi da parte della ricerca (sviluppatasi nelle università e nei centri specializzati).
  • Crescita demografica: la popolazione mondiale aumentò del 60%, quella europea raddoppiò. Molti si trasferirono in altri paesi (milioni di europei varcarono l’Atlantico e altri in altre città).
  • Agricoltura: il numero di addetti diminuisce, la produzione e produttività aumenta con la messa a coltura di nuove terre (soprattutto in America), concimi chimici, uso di macchine agricole.
  • Trasporti: rivoluzione straordinaria con diffusione di ferrovie, navi a vapore e successivamente aerei e automobili. Il commercio internazionale crebbe notevolmente.

La terza rivoluzione industriale (1945-oggi)

Le trasformazioni furono più profonde rispetto alle rivoluzioni precedenti e interessarono i paesi già industrializzati. Vide il mondo diviso in una competizione fra due sistemi economici: uno rivolto alla libera iniziativa e al mercato (liberismo statunitense) e l’altro a un’economia pianificata (Unione Sovietica e altri stati comunisti), che terminò dopo un lungo scontro con il crollo di quest’ultimo.

Ora i paesi emergenti sono: India, Cina, Messico, Brasile. Vi furono innovazioni in diversi campi:

  • Produzione: settori dell’energia nucleare, chimica avanzata (biochimica, materie plastiche), elettronica, informatica. Sviluppo della robotica e diffusione della motorizzazione.
  • Crescita demografica: popolazione mondiale triplicata in un settantennio.
  • Agricoltura: progresso eccezionale, produttività a livelli altissimi, diminuzione del numero di addetti nei paesi sviluppati (inferiore al 5%).
  • Trasporti: il costo è precipitato grazie all’uso di gigantesche navi e dei container.
  • Trionfo del settore dei servizi: caratteristica principale della terza rivoluzione è la recente Rivoluzione dei Computers e delle Telecomunicazioni che ha portato alla Società ICT (Information and Communication Technologies).
  • Economia: diventa sempre più globale. Le imprese operano a livello internazionale e producono per il mercato mondiale. Sviluppo dell’Economia Finanziaria basata su una massiccia accumulazione di capitale e sul suo continuo spostamento nei mercati mondiali alla ricerca di elevati rendimenti in breve tempo.

Una rivoluzione europea

Elementi che hanno fatto sì che una rivoluzione industriale si sviluppasse in Europa sono: clima, risorse naturali, innovazioni tecnologiche, garantita l’iniziativa privata e il diritto di proprietà, l’assenza di vincoli religiosi, lo sviluppo della ricerca scientifica (che si sottrae alle forze che vedevano nelle novità un attacco al potere costituito).

Lo sviluppo economico

Crescita, sviluppo, progresso

Nel linguaggio comune, crescita, sviluppo e progresso sono considerati sinonimi, ma è opportuno evidenziarne le differenze per comprendere la materia:

  • Crescita economica: aumento del valore di beni e servizi prodotti da una determinata popolazione in un determinato periodo (1 anno).
  • Sviluppo economico: crescita elevata e prolungata accompagnata da trasformazioni sociali, strutturali e culturali.
  • Progresso: l’idea del progresso è legata alla moderna concezione del mondo (affermatasi in Europa fra il 600 e 700) ad opera di scienziati (Cartesio, Bacone, Newton) che ponevano grande fiducia nell’uomo e nella sua capacità di comprendere “oggettivamente” il mondo per poterlo misurare e migliorare.

La misurazione della crescita

Si fa ricorso ad alcuni aggregati, grandezze economiche complesse (espresse in valori) nate dalla somma di grandezze singole:

  • PIL: valore monetario dei beni e servizi prodotti da residenti e stranieri in un determinato periodo (1 anno) all’interno di un paese (tutto il territorio nazionale), a lordo del valore dei beni consumati nel processo produttivo.
  • PNL (prodotto nazionale lordo): valore monetario dei beni e servizi prodotti solo da residenti in un determinato periodo, all’interno di un paese o all’estero, a lordo degli ammortamenti.
  • PIL pro-capite: si ottiene dividendo il PIL per il numero di abitanti. Serve a comprendere il valore dei beni e dei servizi che ciascun cittadino ha mediamente contribuito a produrre.

Vi sono diversi problemi per quanto riguarda il calcolo del PIL:

  • Mancanza di significato di utilizzarlo come strumento di confronto internazionale se non lo si rapporta con la popolazione (PIL pro-capite).
  • Il valore delle monete in cui i diversi PIL sono espressi e il conseguente tasso di cambio da applicare. Problema ovviato con il metodo della Parità del Potere d’Acquisto (si individua un paniere di consumo comune e si determina il suo prezzo nella moneta di ciascun paese).

I modelli di sviluppo

Gli economisti hanno spesso fatto ricorso a schemi o modelli per spiegare lo sviluppo economico. Karl Bucher, uno dei massimi esponenti della scuola storica tedesca (19 sec.), lo sviluppo si realizza in quattro tappe:

  • Economia domestica chiusa: faceva perno sull’attività economica della famiglia (produceva e scambiava in ambito ristretto).
  • Economia cittadina: allargata all’ambito delle città.
  • Economia nazionale: ampliamento del mercato e della produzione a livello nazionale.
  • Economia mondiale: avrebbe coinvolto tutti i paesi.

Walt Rostow (1960): schema sostitutivo a quello di Bucher a cui molti studiosi fanno riferimento. Lo sviluppo si realizza in cinque stadi:

  • Società tradizionale: società preindustriale; agricoltura è l’attività predominante, non riesce a fornire risorse aggiuntive da destinare ad attività extra agricole; produttività bassa; popolazione stenta a crescere.
  • Società di transizione: fase di cambiamento; incremento dell’attività agricola che dà avvio al processo di accumulazione; incremento dell’istruzione; formazione di una classe imprenditoriale dinamica; susseguirsi di innovazioni; intervento dello Stato che provvede alla costruzione di infrastrutture più costose.
  • Società del decollo o take off: stadio più importante che ha dato notorietà al modello di Rostow. La società conosce una forte e irreversibile crescita e riesce a superare le resistenze che si sovrappongono allo sviluppo. Crescono produzione e produttività nell’agricoltura e altri settori; trasformazioni investono anche il piano politico-istituzionale che deve agevolare lo sfruttamento delle nuove opportunità.
  • Società matura: società ormai decollata, aumento della produttività, innovazioni tecnologiche, investimenti. Trasformazioni si allargano ad altri settori; sviluppo inizia ad autoalimentarsi.
  • Società dei consumi di massa: aumento della domanda di beni di consumo durevoli e di servizi grazie all’incremento del reddito pro-capite. Processo di accumulazione ormai concluso e è possibile destinare risorse a migliorare la qualità della vita.

Crisi e cicli economici

Caratteristica principale del mondo industrializzato è la comparsa di crisi economiche che, dall’essere di sottoproduzione, diventano di sovrapproduzione (apparse con il sistema capitalistico industriale) e presentano quasi sempre la stessa successione di eventi.

Prima vi è una fase di congiuntura favorevole: forte aumento della domanda, rialzo dei prezzi, induce ad accrescere la produzione. Le vendite aumentano, ma essendo difficile stabilire fino a che punto spingere la produzione, si corre il rischio di produrre più di quanto si venderà e dunque incorrere in una crisi di sovrapproduzione: merci invendute, imprese non riescono a rimborsare i prestiti alle banche (falliscono), gli operai perdono il lavoro.

L’evoluzione del capitalismo industriale è caratterizzata da una forte instabilità: periodi di espansione della produzione e periodi di depressione e di disoccupazione. Lo studio delle crisi ha portato alla definizione dei cicli economici:

  • Ciclo breve: studiato dall’americano Kitchin nel 1923, osservando statistiche di tassi d’interesse e prezzi all’ingrosso in GB, evidenziò l’esistenza di un ciclo della durata di 3-4 anni nella quale si susseguono una fase di espansione e una di depressione.
  • Ciclo maggiore: studiato da Juglar nel 1860, il primo a capire che le crisi si inseriscono in meccanismi ad andamento ciclico. Identificò la crisi come punto di inversione di tendenza tra espansione e depressione individuando cicli di 8-10 anni.
  • Ciclo lungo: studiato da Kondratieff nel 1926, individuò delle onde lunghe nell’attività economica di circa 50 anni, basandosi prima sull’andamento dei prezzi, poi sulla variazione della produzione. Le due fasi che compongono il ciclo di Kondratieff sono chiamate: fase a (espansione) e fase b (depressione).

Cicli caratterizzati da un trend secolare in crescita (anche in fasi di depressione, l’andamento generale dell’economia era in espansione).

Le premesse della rivoluzione industriale inglese (la popolazione)

Popolazione ed economia

Lo studio della popolazione è molto importante per comprendere i problemi economici in un determinato periodo e in una determinata epoca. L’aumento della popolazione causa:

  • Aumento della domanda di beni: la domanda complessiva è influenzata sia dal numero di popolazione che dalla sua struttura, dunque varia a seconda del gruppo in questione; da fattori socio-culturali (abitudini alimentari, credenze religiose, pregiudizi) ma soprattutto dal reddito dei consumatori (quindi il loro potere d’acquisto).
  • Aumento dell’offerta di prodotti: è influenzata dalla capacità produttiva (terre, capitale), tecniche produttive, fonti di energia, numero di abitanti, composizione per classi d’età.

La dinamica della popolazione nel mondo preindustriale (regime demografico primitivo)

La conoscenza del numero di abitanti risultava molto difficile prima del XVIII e XIX secolo (primi censimenti moderni). Secondo le stime: a metà '700 la popolazione mondiale era di 800 milioni; Asia (continente maggiormente popolato) 500; Europa 140; Africa 100 e Nord America 2.

La popolazione europea aveva conosciuto nei 2000 anni a partire dal 400 a.C momenti di crescita e di decrescita. Aumentò fino al 200 d.C (massima espansione dell’Impero romano) per poi diminuire fino al 700 in seguito alla peste di Giustiniano (VI secolo) per poi riprendersi fino al 1300 e crollare nel XIV secolo a causa della peste nera. Da lì cominciò a crescere con un caratteristico andamento a onde ed arrivare a metà XVIII secolo a livelli mai raggiunti prima.

L’Europa preindustriale era caratterizzata dal vecchio regime demografico (primitivo). La vita media oscillava tra i 20-25 anni. Equilibrio demografico, labile e precario a causa dell’alto tasso di natalità e di mortalità soprattutto infantile (1/4 moriva nel primo anno).

Vi era la completa dipendenza della popolazione dalla disponibilità dei mezzi di sussistenza. In periodi di crescita demografica essa subiva malnutrizione e molte volte per sopravvivere era costretta a spostarsi alla ricerca di cibo. Questo, insieme alle scarse condizioni igieniche e alla scarsa conoscenza medica, furono fattori determinanti del diffondersi della peste.

La popolazione del '700 era in misere condizioni di lavoro e abitazione, la maggior parte analfabeta (cultura appannaggio delle classi superiori).

La rivoluzione demografica (regime demografico moderno)

Il vecchio regime demografico primitivo fu sostituito da un nuovo regime (moderno). Il passaggio fu possibile grazie alla diminuzione del tasso di mortalità (soprattutto infantile) e solo in seguito quello di natalità. La vita media aumentò dai 25 anni.

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 43
Appunti storia dell'economia, prof Di Taranto Pag. 1 Appunti storia dell'economia, prof Di Taranto Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 43.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia dell'economia, prof Di Taranto Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 43.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia dell'economia, prof Di Taranto Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 43.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia dell'economia, prof Di Taranto Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 43.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia dell'economia, prof Di Taranto Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 43.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia dell'economia, prof Di Taranto Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 43.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia dell'economia, prof Di Taranto Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 43.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia dell'economia, prof Di Taranto Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 43.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti storia dell'economia, prof Di Taranto Pag. 41
1 su 43
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher allegrapomanti.14 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Di Taranto Giuseppe.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community